Cambiamento climatico: cause e soluzioni nella rubrica de L’EcoPost
Stando all’attuale realtà delle cose, il cambiamento climatico, o climate change, sarà con ogni probabilità l’emergenza globale che caratterizzerà in negativo il futuro del nostro pianeta nei decenni a venire. Per questo motivo, con il peggioramento della situazione e con la frequenza e la determinazione con la quale scienziati e comunità di tutto il mondo hanno richiesto un intervento collettivo a livello planetario, i cambiamenti climatici sono entrati a far parte delle agende politiche di vari paesi e non solo. L’EcoPost, in qualità di blog che intende aiutare il lettore a rivedere il proprio comportamento in ottica sostenibilità, non può esimersi dall’affrontare questa complessa tematica, e fornire al proprio pubblico le notizie più salienti sul cambiamento climatico.
Ma che cos’è il cambiamento climatico? Come lo possiamo definire? E quali conseguenze avrà sull’ecosistema terrestre? Il termine cambiamento climatico è quanto mai sconfinato e difficile da racchiudere in una definizione tanto stringente quanto chiara, senza rischiare di incappare in una eccessiva semplificazione.
Cambiamento climatico: definizione
Diversamente da quanto si possa pensare, l’elemento principale del cambiamento climatico è l’uomo. Infatti, in natura esiste già una variabilità climatica derivante da una complessa serie di processi naturali interni ed esterni al pianeta. Tuttavia, quando parliamo di cambiamento climatico facciamo riferimento allo stato di alterazione di questa variabilità climatica per mano dell’uomo. Dunque, quando parliamo di cambiamento climatico stiamo affermando che le attività umane, dette anche antropiche, raggiungono un’intensità tale da influenzare quello che altrimenti sarebbe il naturale corso degli eventi. Per essere considerato tale, il cambiamento o alterazione dell’atmosfera planetaria deve però essere misurabile in un intervallo di tempo solitamente corrispondente a trenta anni. Ma andiamo per gradi e cerchiamo di rispondere alle domande sul perché si parli di cambiamento “climatico”.
Il bilancio energetico e la centralità del clima
Il clima gioca un ruolo fondamentale nella molteplicità di elementi che interagendo tra loro regolano la vita sul pianeta Terra. Il clima o sistema climatico racchiude in sé due aspetti che sono il bilancio energetico del pianeta e gli interscambi di materia che avvengono al suo interno.
Il bilancio radiativo terrestre
Con il bilancio radiativo si intende la quantità di energie della Terra che si ottiene facendo la differenza tra l’energia in uscita e quella in entrata. Per sua conformazione la Terra ha un bilancio energetico stabile e costante, in quanto l’energia in entrata e in uscita più o meno corrispondono. La temperatura del pianeta dunque è in diretta correlazione con il bilancio radiativo terrestre.
La materia nel ciclo chiuso terrestre
Come dicevamo l’altro aspetto che concorre al determinare il clima terrestre sono invece gli interscambi di materia. Diversamente dalle radiazioni che entrano ed escono, la materia rimane grossomodo sempre interna all’atmosfera terrestre, salvo poche e poco rilevanti eccezioni. Se la temperatura rappresenta una buona misura dell’energia terrestre. L’acqua è un ottimo indicatore della materia che viene scambiata all’interno del sistema terrestre. A questo si deve la grande rilevanza del ciclo dell’acqua e quindi delle precipitazioni ai fini della classificazione del cambiamento climatico.
Climatechange e riscaldamento climatico
Ora che abbiamo compreso le nozioni basilari del cambiamento climatico proviamo a capire cosa sta succedendo e perché parliamo di emergenza climatica. Negli ultimi anni soprattutto, ma già da decenni in realtà, gli studiosi hanno cercato di sensibilizzare istituzioni e cittadini del significativo cambiamento delle temperature, quello che chiamiamo riscaldamento climatico o riscaldamento globale [collegamento ipertestuale]. Questa tendenza è talmente delineata che quasi l’unanimità degli scienziati si sono espressi d’accordo [collegamento ipertestuale] nel considerarlo un cambiamento reale e destinato a perdurare se non si interviene in tempo.
Le misurazioni hanno portato gli studiosi ha identificare con assoluta certezza le cause di questo aumento della temperatura terrestre, l’aumento dei gas clima alternati, i cosiddetti gas serra, prodotti dalle attività umane. Seppure la storia climatica terrestre non sia completamente estranea a cambiamenti climatici così decisi, l’elemento davvero preoccupante è la repentinità con la quale questo aumento della temperatura si sta verificando. Un aumento progressivo e incrementale nel relativamente breve periodo corrispondente al progresso della rivoluzione industriale, specialmente con gli ultimi decenni che hanno fatto registrare dei picchi mai raggiunti.
La categoria cambiamento climatico de L’EcoPost
Preso grossomodo atto di che cosa stiamo parlando, noi de L’EcoPost abbiamo deciso di dedicare una delle categorie del nostro blog al cambiamento climatico. Questa categoria, decisamente la principale per quantità di articoli, ha l’obiettivo di portare all’attenzione dei nostri lettori le notizie di carattere generale sulle cause delcambiamento climatico e, allo stesso modo, informarli di tutte quelle che sono le possibili soluzioni al cambiamento climaticoadottate e proposte dagli attori a livello globale.
Raccogliere l’energia della radiazione solare grazie a degli specchi che concentrano il calore dei raggi fino a raggiungere temperature di 1.000 °C. Questa è, in sintesi, l’idea di Heliogen. Una startup, finanziariamente riconducibile a Bill Gates, di Pasadina, California.
Quello dei cementifici è, da solo, responsabile del 7% delle emissioni su scala globale. La tecnologia è tuttavia applicabile anche per la produzione del vetro ed in futuro, grazie ad uno suo ulteriore miglioramento, potrebbe essere utilizzata anche per la produzione di acciao che, però, necessità di temperature che vanno dai 1370 °C ai 1500 °C. Secondo un articolo uscito su Wired, inoltre, questo sistema sarebbe anche in grado di ottenere idrogeno dall’acqua riuscendo così ad immagazzinare ulteriore energia. Il tutto, ovviamente, a zero emissioni.
Una svolta epocale?
La vera buona notizia non sta nel fatto di riuscire a reperire energia e calore dai raggi solari, cosa che era già stata implementata anche da altre realtà, ma la possibilità di applicarla proprio all’industria pesante. Questo settore è infatti uno dei più inquinanti su scala mondiale e si era ancora ben lontani dall’individuare tecnologie che fossero in grado di abbattere queste emissioni. Senza Heliogen l’obiettivo degli Accordi di Parigi di far raggiungere alle economie mondiali l’impatto zero entro il 2050 sarebbe stato sicuramente molto più utopistico. Ora, invece, ci sono le basi per approfondire il tutto tentando di applicarlo a dei casi specifici.
Bill Gross, fondatore e CEO di Heliogen, in un’intervista rilasciata a CNN Businees ha così espresso il suo compiacimento: “Stiamo implementando una tecnologia in grado di battere il prezzo dei combustibili fossili e anche di non produrre emissioni di CO2. E questo è il Santo Graal”. Come dargli torto. Se la loro idea riuscisse a rispettare quelle che sono le attuali previsioni saremmo di fronte ad una vera e propria svolta che potrebbe dare grande speranza per il futuro. Un esempio lampante di come lo sviluppo tecnologico possa portare grandi benefici ambientali permettendo alla società del ventunesimo secolo di rendere carbone, gas e petrolio solo un brutto e lontano ricordo. Non resta che incrociare le dita e sperare che Heliogen porti a termine la sua missione.
Lo si chiama GND, e non è una stranezza del tempo dei social network, dove abbreviare tutto, rendere qualunque concetto un acronimo rappresenta qualcosa di cool, di trendy ed assolutamente al passo con i tempi. Dietro alle tre lettere c’è un’idea rivoluzionaria, in netta controtendenza con il sistema economico, politico e sociale, dei nostri giorni. Questa sì che è una stranezza.
GND significa Green New Deal ed è una proposta di legge avanzata da due tra le più attente figure politiche americane, ma diciamo pure mondiali, al cambiamento climatico. Ed Markey, democratico del Massachusetts e naturalmente Alexandria Ocasio – Cortez, di New York. Appare evidente il richiamo al rivoluzionario New Deal di Franklin Delano Roosevelt. Tale misura economica pose le basi per rilanciare gli Stati Uniti dopo il pantano della Grande Depressione e, nel giro di qualche anno, li rese la prima potenza mondiale.
Per la cronaca, il Congresso ha bocciato, a marzo, la misura di Markey. Ciò non stupisce, dal momento che parliamo di un Paese che si è ritirato dagli accordi internazionali sul clima firmati alla conferenza di Parigi. Un Paese, poi, governato da un milionario senza scrupoli il quale ammise candidamente, qualche anno fa, che il surriscaldamento globale era una trovata cinese per mettere in difficoltà l’industria tessile statunitense. Ciononostante la proposta incontra sempre maggior seguito, negli USA e nel mondo.
Etimologia
Il termine fu coniato, nel 2007, dal giornalista Thomas Friedman. Egli scrisse sul New York Times che, per parlare di green economy e green society, era necessario cambiare la natura del sistema di approvvigionamento elettrico, rinunciando ad olio e carbone a vantaggio di fonti pulite e rinnovabili. A ciò aggiunse che era fondamentale lanciare l’economia mondiale nel ventunesimo secolo. Per farlo, esisteva solo la strada di creare un nuovo apparato industriale mondiale. Tale progetto era ed è ancora, per ammissione dello stesso Friedman, un piano molto più grande di quello che ognuno di noi possa immaginare.
Tracce storiche
La prima traccia tangibile del New Deal verde risale al 2006. Si tratta di un piano per arrivare ad utilizzare, entro il 2030, il 100% di energie rinnovabili. L’ambizioso obiettivo, ben lontano a 13 anni di distanza, si sarebbe dovuto raggiungere tramite alcuni importanti provvedimenti. Innanzi tutto, l’introduzione di una tassa sull’inquinamento, la carbon tax, l’abolizione delle tasse universitarie e un programma di lavoro garantito per tutti. In più si prevedeva l’assistenza sanitaria gratuita per ogni cittadino e un focus sull’utilizzo di risorse pubbliche. Tale documento è stato a lungo manifesto del partito verde statunitense, fino ad entrare di peso nel dibattito interno al Partito Democratico americano dopo le elezioni mid-term del 2018.
Dagli scranni di partito è ora diventato un argomento caldo in tutto il mondo. Diffusosi grazie all’amplissima cassa di risonanza del profilo Twitter di Alexandria Ocasio – Cortez, che conta circa 6 milioni di follower, e alla sempre maggiore attenzione dell’opinione pubblica sulla questione.
The Green New Deal decarbonizes our economy while ensuring we leave no community behind, incl job transitions for miners, labor rights, healthcare & wages.
Calling the consideration of working people in climate policy a “distraction” is what is truly unsustainable + unrealistic.
Trattandosi di una proposta di strettissima attualità, gli aggiornamenti riguardanti il Green New Deal arrivano a fiume, ogni settimana. Al momento però si tratta di una posizione presa da alcuni candidati statunitensi per incitare il governo affinché si concentri concretamente nel fronteggiare la crisi climatica, coinvolgendo l’intera nazione. Esattamente come fece il presidente Roosevelt per contrastare la Grande Depressione.
Il GND, attualmente, vede il supporto di numerose figure di spicco interne ai dem. Tra essi vale la pena ricordare rappresentanti impegnati in prima persona su vari fronti relativi ai diritti civili, come Rashida Tlain, Ilhan Omar, Antonio Delgado e Josè Serrano. Numerose ONG impegnate a contrastare il cambiamento climatico si sono schierate, fin da subito, a favore del New Deal verde. Tra esse figurano attori di primissimo piano come 350.org, Greenpeace, Sierra Club, Friends of the Earth ed Extinction Rebellion.
La risoluzione del 7 febbraio
Lo scorso 7 febbraio venne rilasciata ufficialmente la risoluzione del Green New Deal. In 14 pagine di documento, si sollecita la transizione degli Stati Uniti in un Paese ad energia 100% rinnovabile. Nel testo si sottolinea la necessità di investire in auto elettriche e reti moderne di treni ad alta velocità. Si richiede inoltre di implementare i controlli sul costo sociale del carbone, una misura approvata dal presidente Barack Obama come parte del suo programma, cestinato da chi lo ha succeduto, che mirava a contrastare di petto il cambiamento climatico, nell’arco di 10 anni.
Accanto a queste proposte vi sono quelle relative alla creazione di posti di lavoro nel settore pubblico. Per esempio, quelle per fare in modo che le comunità più povere siano le prime a godere dei vantaggi della riconversione. Oppure quelle mirate all’azzeramento dei monopoli commerciali, spesso e volentieri i primi avvelenatori, concentrati solo sulla massimizzazione del proprio profitto, a scapito di qualunque accorgimento ambientale. Diverse pagine della risoluzione riguardano l’assicurazione sanitaria universale, ovvero il diritto, per ogni cittadino, di poter accedere in maniera completamente gratuita all’assistenza sanitaria. Il testo contempla poi una mobilitazione nazionale di 10 anni per sostenere e mettere in pratica il GND.
Il presidente Trump, che durante i primi 100 giorni di mandato sostenne apertamente i minatori di carbone, accogliendoli nello Studio Ovale, ha definito il New Deal verde un inganno.
Trump: “The Green New Deal is a hoax”
Le critiche al GND
Il GND ha subito numerose critiche, anche da parte di sostenitori dei suoi obiettivi. Secondo alcuni scienziati il traguardo del 2030 sarebbe un miraggio e occorrerebbe tarare la deadline al 2045 o 2050, per riuscire ad ottenere quei risultati. Vi è poi chi sostiene come la proposta di raggiungere una quota pari al 100% di energie rinnovabili sia irrealizzabile nei tempi proposti, dal momento che una transizione completa non potrà che essere più lunga. Inoltre vi è il nodo dei fondi; secondo le stime di American Action Forum, associazione politicamente destrorsa, il New Deal verde potrebbe costare circa 600mila dollari a famiglia nel corso della sua messa in pratica, per una spesa complessiva pari a circa 67.000.000.000.000 (sì, gli zeri sono giusti) di dollari nel corso del prossimo decennio.
Anche alcuni commentatori di sinistrahanno sottolineato come il New Deal non faccia nulla per contrastare le cause del cambiamento climatico, limitandosi a proporre delle contromisure; a partire dalla principale causa del surriscaldamento globale: il capitalismo più becero e spietato, che non viene mai messo in dubbio o attaccato nel documento. Per tale motivo, molti sostengono che il GND sia un tentativo di greenwashing dell’attuale sistema economico, destinato dunque a fallire.
Un piano ambizioso
Il New Deal verde è un piano ambiziosissimo, che per certi tratti può apparire davvero irrealizzabile, eppure si pone come un importante segnale di attenzione, di interesse verso un tema che, in questo preciso momento, è forse il principale che l’umanità si trovi a dover affrontare. I continui fallimenti dei governi nel contrasto del fenomeno climatico, da ultimo quello di Cop25, che di fatto ha rappresentato poco più di una vacanza in Spagna per chiunque vi abbia partecipato, suonano come un inquietante campanello d’allarme, una sveglia che non vuole zittirsi, un orologio del destino sul quadrante del quale i secondi ticchettano imperturbabili verso la mezzanotte. Il tempo non è più molto, occorre agire in fretta.
All’ultima conferenza della Cop25 i posti vuoti nella grande sala dell’IFEMA a Madrid erano tanti. Molti dei ministri erano partiti due giorni prima, il 13 dicembre, data nella quale la Conferenza sul clima delle Nazioni Unite avrebbe dovuto ufficialmente concludersi. E’ stato invece necessario prolungarla di due giorni e due notti; un tempo in cui, però, i paesi partecipanti hanno risolto ben poco.
https://www.youtube.com/watch?v=TOR6MG49o_w
La sessione finale della cop25
La più importante lacuna
La più importante questione irrisolta è quella dell’Articolo 6. L’accordo di Parigi del 2015, infatti, aveva previsto una risoluzione globale per controllare le emissioni di Co2 grazie a un sistema di compravendita tra le nazioni. Ogni Stato ha a disposizione, in base alle proprie disponibilità, un tetto massimo di emissioni da non superare. Se uno di essi fosse particolarmente virtuoso da emettere meno anidride carbonica rispetto al limite imposto, questo Stato potrebbe vendere la restante parte a un altro meno diligente. In questo modo le Nazioni potrebbero cooperare pacificamente tra di loro, senza ricorrere a pesanti punizioni economiche che allontanerebbero ulteriormente i governi da qualunque impegno ambientale.
Uno degli obiettivi della Cop25 era però quello di aggiornare il tetto massimo di emissioni, in quanto i dati utilizzati per l’accordo di Parigi, non sono ormai più validi. Gli scienziati sostengono infatti che, anche rispettando i vecchi accordi sulle emissioni, la Terra supererà i 2 gradi, arrivando ai 3,5. Alcuni Paesi però non sono disposti a rinnovare il loro impegno sulla base dei nuovi dati. Per esempio, Cina, India, Brasile e Sudafrica hanno dichiarato di aver già fatto il possibile per quanto riguarda il clima. Il problema è che Cina e India sono responsabili da sole di un terzo delle emissioni mondiali di CO2. Anche l’Australia ha fatto un passo indietro, dichiarando di non voler cedere i suoi “carbon credit” guadagnati negli anni passati.
Uno degli scioperi per il clima di quest’anno. Fotografia di Francesco Cufino
Gli insufficienti obiettivi raggiunti
Sono circa ottanta le Nazioni che si sono impegnate per aggiornarsi e ridurre maggiormente le emissioni. Un buon numero, certo, anche se si tratta di paesi che non ricoprono una grande importanza nel panorama mondiale. Questi paesi insieme infatti producono circa il 10 percento delle emissioni globali. Tra questi è presente anche l’Italia e molti altri Paesi europei. Molti osservatori, però, sottolineano come l’Europa, nonostante il nuovo Green New Deal, non abbia un grande peso rispetto ai colossi economici quali Cina, India o Stati Uniti. Questi ultimi, poi, sono nel bel mezzo del processo per l’uscita dagli accordi di Parigi.
Passi avanti invece per quanto riguarda la questione dei diritti umani. I partecipanti alla Cop25 infatti hanno approvato il Gender Action Plan, che promuove i diritti e la partecipazione delle donne all’interno dell’azione climatica internazionale. Una buona iniziativa è anche quella del meccanismo Loss&Damage, richiesto dai piccoli stati insulari. Si tratta di un sistema per cui i Paesi del nord del mondo si impegnano ad aiutare quelli meno sviluppati ogniqualvolta vengano colpiti da catastrofi climatiche. Anche qui però vi è un rovescio (negativo) della medaglia. Se infatti i buoni propositi ci sono, manca però un fondo apposito.
Tutte le decisioni, dai fondi per i paesi colpiti dalle catastrofi alla decisione per ogni stato del proprio tetto massimo di gas serra, sono state rimandate alla Cop26 che si terrà a Glasgow l’anno prossimo. Il presidente delle nazioni unite Guterres, così come la giovane attivista Greta Thunberg, non sono affatto contenti della notizia. “La scienza è chiara, ma viene ignorata” ha twittato la ragazza nella giornata di sabato. Un anno, infatti, è molto, specialmente in un momento di emergenza climatica quale stiamo vivendo.
L’ha annunciato ieri sui suoi canali social: Greta Thunberg domani sarà in piazza a Torino.“Non vedo l’ora di prendere parte allo sciopero per il clima questo venerdì a Torino in Italia, nel mio viaggio per tornare a casa! Ci vediamo in Piazza Castello (Torino) alle 15!”. Sono parole che hanno riempito di entusiasmo tutti gli attivisti di Fridays For Future Italia, che negli ultimi mesi hanno seguito le orme della giovane svedese ogni venerdì nelle principali piazze italiane.
Greta, una ragazza come le altre
I ragazzi degli scioperi per il clima hanno avuto pochissimo preavviso, ma come loro stessi ricordano nei canali social della pagina, Greta va considerata una semplice ragazza come tutti gli altri: “ci teniamo a sottolineare che si tratterà di un presidio normale, e che Greta è prima di un simbolo e una figura famosa, una persona”. Una ragazza che sciopera assieme ai suoi coetanei italiani, tutto qui.
Del resto, anche Greta ripete spesso che lo scopo della sua battaglia non è tanto vincere premi e finire sulle copertine dei giornali, bensì fare in modo che la scienza venga ascoltata. Quella scienza che da anni pubblica report sempre più allarmanti e con tempi sempre più ristretti. Infatti, anche nel suo recente discorso alla COP25, Greta Thunberg ha ribadito che niente di significativo è stato ancora fatto: “Stiamo scioperando da un anno ma non è successo ancora nulla. Si sta ignorando la crisi climatica e finora non c’è una soluzione sostenibile”.
Ecco un estratto della sua relazione ai leader mondiali: “Vi sto dicendo che ho visto la speranza. Ma non viene né dai governi né dalle grandi aziende. Viene dalle persone, quelle persone che erano ignoranti e che ora si stanno svegliando. E una volta che diventiamo consapevoli, cambiamo. Le persone possono cambiare. Le persone sono pronte al cambiamento. E questa è la speranza perché abbiamo la democrazia. La democrazia sta avendo luogo ogni giorno, non solo nel giorno delle elezioni, ma ogni secondo e ogni ora. È l’opinione pubblica che governa il mondo libero. Infatti, ogni grande cambiamento della storia è venuto dalla mobilitazione delle persone. Non dobbiamo aspettare. Possiamo iniziare il cambiamento proprio ora. Noi, le persone comuni”.
Una settimana ricca di colpi di scena
Greta arriva in Italia in una settimana ricca di novità per quanto riguarda le politiche ambientali. Il parlamento italiano ha finalmente approvato lo stato di emergenza climatica alla Camera. La mozione chiede al governo di impegnarsi a fare lo stesso e ad intraprendere un coraggioso percorso di decarbonizzazione, efficienza energetica e sostenibilità. Nella stessa giornata, la presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen ha presentato il Green Deal europeo. La neo commissaria ha definito la questione ambientale una priorità assoluta e ha promesso che la sostenibilità sarà la Stella Polare di questo quinquennio.
In un articolo del Guardian scritto da lei stessa per presentare il Green Deal europeo, la von der Leyen ha dichiarato: “Il nostro obiettivo è diventare il primo continente ad impatto zero dal punto di vista ambientale, mettendo freno al riscaldamento globale e mitigando i suoi effetti. Questo è un compito per la nostra generazione e la seguente, ma il cambiamento deve iniziare proprio ora – e sappiamo di potercela fare. Questa nuova strategia di crescita permette ad ogni cittadino di fare la propria parte”.
La dichiarazione di Emergenza Climatica, il Green Deal europeo…sarebbero comunque avvenuti senza la mobilitazione di Greta e dei ragazzi di Fridays For Future? Forse sì, non possiamo saperlo. Ma dobbiamo riconoscere che solo un anno fa, l’ambiente era un tema per pochi fanatici. Ed ora è sulla bocca di tutti. I ragazzi del venerdì, pronti ad accogliere Greta a Torino, si prendono così la loro rivincita su chi li ha accusati di perdere tempo:“A chi dice che protestare è inutile: ebbene, nove mesi fa tutto questo non sarebbe stato pensabile. Questo risultato ha richiesto grande impegno e fatica da parte di tutti e tutte, e ancora siamo lontani dall’essere soddisfatti. Ma finalmente abbiamo la prova – non solo l’impressione – che i nostri scioperi stiano davvero cambiando le cose”. Per chi può, per chi vuole, ci vediamo domani in Piazza Castello a Torino. Come recita uno degli slogan gridati nelle piazze: “Con Greta, per il pianeta!”.
Nuovo mese, nuova frutta e verdura di stagione. Per una spesa più sostenibile e naturale. A dicembre si va di frutta e verdure invernale. Cavoli e broccoli dominano le bancarelle dei mercati a km 0. Le zucche sono saporitissime. É anche il periodo di agrumi, come limoni e arance, cachi e castagne. La lista completa.
Potrebbero esserci piccole variazioni in base all’esatta regione di provenienza. Per ogni dubbio ci si può sempre rivolgere al contadino di fiducia. Se non ne avete uno, trovatelo. Gli alimenti vegetali consumati in modo sostenibile sono più buoni e, spesso, costano anche meno.
Il nostro consiglio
Il modo più sostenibile di consumare prodotti alimentari è quello di conoscerne l’esatta provenienza. La soluzione migliore sarebbe quella di acquistarli direttamente dai produttori, nei mercati a chilometro zero. Per trovarli potete servirvi del sito della Coldiretti, dove sono indicate le città in cui è già presente il mercato di Campagna Amica. Altrimenti non è ormai inusuale che alcuni alimentari o qualche negozio di frutta e verdura fresca fornisca anche un servizio di consegne a domicilio. Segnaliamo inoltre la possibilità di adottare un orto. Valutate anche l’idea di piantare qualche pianta aromatica nel terrazzo o sul davanzale della finestra, possono dare grande soddisfazioni. Così come anche un buon albero da frutto piantato in giardino. Buona spesa!
Prima o poi questo momento doveva arrivare. Durante il quarto giorno della COP25 di Madrid, la lobby dei negazionisti ha iniziato a giocare le sue carte. Nella giornata di ieri sono stati svariati gli attacchi fatti alla scienza del clima da parte di diversi esponenti del settore dei combustibili fossili. La Shell, invece, in un incontro organizzato insieme a BP e Chevron, ha provato a fare quello che le riesce meglio oltre ad inquinare: del greenwashing.
Heartland: la schiera di negazionisti in prima fila della COP25
Rimane oscuro il motivo per cui personaggi di questo tipo siano stati ammessi all’interno della COP25. Ed invece siamo ancora qua a dover fare i conti con uomini bugiardi e corrotti. L’Heartland Institute è un’associazione che è stata più volte collegata ai fratelli Koch, proprietari della seconda più grande azienda privata degli Stati Uniti. Il fatturato del gruppo è di circa 98 miliardi di dollari. Tutti derivanti dai settori più inquinanti: chimica, raffinazione, fertilizzanti, minerario, trading di materie prime, allevamento di bestiame e, ovviamente, energia fossile. Heartland ha organizzato un evento durato 5 ore e mezza, in cui si sono succeduti una serie di interventi raccapriccianti.
L’intervento di William Happer
Su tutti, lo stesso Istituto, si è detto onorato di poter ospitare il dr. William Happer il cui intervento è durato circa 30 minuti. Il Dr. Happer, braccio destro di Donald Trump, ha più volte paragonato il cambiamento climatico ad una “religione” che ormai si basa sulla fede e non su fatti reali. Addirittura è arrivato anche ad affermare che un aumento di CO2 nell’atmosfera può solamente fare del bene agli ecosistemi. Sebbene siano state tante altre le castronerie pronunciate durante questo incontro, ci sembra sufficiente fermarci qua. Puntualizziamo solo come, la maggior parte dei partecipanti all’incontro, sia tra coloro che hanno firmato una triste lettera negazionista, inviata all’ONU, di cui abbiamo parlato in questo articolo.
Arabia Saudita e Australia: gli altri negazionisti che complicano la COP25
Come se non bastasse l’esercito di negazionisti schierato da Donald Trump,i lavori della COP25 saranno ulteriormente complicati dalla presenza dei delegati di alcuni stati restii alla conversione ecologica, ovviamente spinti da interessi economici privati neanche troppo ben nascosti. Tra questi troviamo l’Australia, paese ricco di carbone, e l’Arabia Saudita, a sua volta ricca di petrolio.
Il primo ministro australiano, durante un suo intervento, si è rifiutato di attribuire la colpa dell’aumento nell’intensità degli incendi che hanno devastato tutto il Nord Est del proprio continente poche settimana fa, al cambiamento climatico. Si è limitato a dire che “è stata una stagione degli incendi particolarmente violenta e stancante”. I delegati dell’Arabia Saudita hanno invece chiesto all’IPCC, autore dei più autorevoli studi sui cambiamenti climatici su scala mondiale, di effettuare nuove rilevazioni atte alla finalizzazione di un nuovo documento sul reale impatto dei cambiamenti climatici. Richieste ed affermazioni quanto meno singolari e che, francamente, lasciano il tempo che trovano.
Shell, BP e Chevron: a scuola di Greenwashing
Per chiudere il cerchio non potevano mancare altri tre grandi attori del settore dei combustibili fossili: Shell, BP e Chevron. I rappresentanti delle 3 compagnie petrolifere hanno organizzato un incontro per inaugurare la loro adesione ad un piano denominato “Nature Climate Solution”. Nell’ambito di questo programma le tre aziende si sarebbero impegnate ad investire, ognuna, circa 300 milioni di dollari in 3 anni per progetti legati alla riforestazione e all’agricoltura sostenibile. Dei tagli alle emissioni legate alla propria attività neanche l’ombra. Con questi investimenti la Shell, per dirne una, compenserebbe circa il 3% delle emissioni derivanti dalla propria attività.
Il video degli attivisti che hanno protestato pacificamente durante l’incontro di Shell, BP e Chevron
Di fronte a questi dati anche un bambino capirebbe come, quella messa in atto dalle suddette compagnie petrolifere, non sia altro che una strategia di greenwashing. Senza una diminuzione delle emissioni, raggiungibile da queste compagnie solo attraverso una totale riconversione delle proprie attività verso una politica aziendale ad impatto zero, queste aziende rimarranno inequivocabilmente nella lista nera dei grandi inquinatori. Ed il fatto che, durante un evento di tale importanza organizzato dall’ONU, gli venga permesso di fare tutto ciò è, francamente, preoccupante.
Prevista alle ore 18 la Marcia per il Clima con Greta Thunberg
A fare da contrappeso a questo lato oscuro della COP, oltre alla buona volontà di alcuni dei paesi partecipanti come l’Unione Europea e una lunga sfilza di paesi in via di sviluppo, si terrà oggi nella capitale una grande Marcia per il Clima a cui prenderà parte anche Greta Thunberg, giunta a Madrid questa mattina. Oltre ai ragazzi di Fridays For Future prenderanno parte all’evento anche diversi attivisti di XR provenienti da tutta Europa.
Sembra di assistere al più classico scontro tra bene e male. E, come accade nelle migliori sceneggiature, i secondi sono ricchi, potenti, bugiardi e particolarmente subdoli. Sarà una battaglia lunga ed estenuante ma vale la pena combatterla. In gioco c’è il futuro di tutti.
Prosegue il nostro racconto della Conference of Parties dell’ONU. Oggi, però, vi portiamo fuori dall’ IFEMA exhibition centre di Madrid, ovvero il luogo che sta ospitando la conferenza. Gli attivisti di Extinction Rebellion, in occasione della COP25, si sono dati appuntamento proprio nella capitale spagnola dove stanno portando, come loro solito, delle azioni di protesta non violenta atte ad innalzare l’attenzione dell’opinione pubblica sul problema. A breve arriverà a Madrid anche Greta Thunberg, che intanto ha rilasciato le sue prime dichiarazioni dopo lo sbarco in Portogallo.
Foto: Extinction Rebellion
Extinction Rebellion occupa Zara durante le proteste della COP25
“Green Words, Toxic Truths”. Con questo slogan gli attivisti di Extinction Rebellion – che non a caso sono a Madrid durante la COP25 – hanno deciso di occupare la sede di Zara sulla Gran Via. La celebre catena di negozi è uno dei marchi di Inditex Group, uno dei colossi del settore della fast fashion. Il target della protesta è stato scelto per una ragione ben precisa, ovvero il palese tentativo di Greenwashing del punto vendita madrileno che ha tentato di approfittare, in maniera piuttosto ipocrita, dell’impegno sociale promosso proprio dalla COP25 e del suo motto “it’s time to act” richiamandolo all’interno del negozio. Tutto ciò ha scatenato le critiche dei ribelli sfociando in un’azione di protesta che ha visto diversi attivisti occupare le vetrine che davano sulla via principale. I “rebels” di XR si sono letteralmente attaccati al vetro applicando della super colla sul palmo delle loro mani.
Il settore della cosiddetta “fast fashion” è infatti il secondo più inquinante del pianeta, peggiore di quello navale e dell’aviazione messi insieme. É responsabile di circa il 10% delle emissioni a livello globale. Per non parlare delle ingiustizie sociali che porta avanti in paesi del terzo mondo dove hanno sede la maggior parte dei propri stabilimenti produttivi, spesso popolati da lavoratori ampiamente sottopagati e, a volte, anche minori. La protesta, che si è protratta per diverso tempo, si è poi conclusa con l’intervento della polizia che ha provveduto a “staccare”, ovviamente con la forza, i ribelli dalla vetrina.
Le parole di Greta prima di arrivare alla COP25
É atteso con ansia anche l’arrivo di Greta Thunberg in quel di Madrid. La giovane attivista svedese, che è sbarcata ormai un paio di giorni fa dopo una traversata dell’Atlantico durata venti giorni, raggiungerà presto la capitale spagnola dove troverà, ad attenderla, la solita sfilza di politici che le faranno i complimenti per il suo impegno mentre continuano a girare intorno al problema, senza in realtà, almeno per ora, prendere impegni seri e credibili per combattere la crisi climatica. Poco dopo l’attracco del catamarano su cui ha viaggiato, Greta ha rilasciato una breve dichiarazione in cui ha invitato l’opinione pubblica a “non sottovalutare la forza dei ragazzi arrabbiati”.
“Siamo arrabbiati e frustrati” – prosegue la Thunberg – “e lo siamo per un buon motivo. Se vogliono che smettiamo di esserlo, dovrebbero smetterla loro di renderci tali. Quello che chiediamo è che, specialmente le persone al potere, ascoltino la scienza. Certo è che dovrebbero ascoltare anche noi ma noi non siamo gli esperti. Gli scienziati sono quelli che devono essere ascoltati. Quello che vorremmo da loro è che si uniscano intorno alla scienza. Non dovrebbe essere un fardello di noi bambini e giovani presentare piani. Siamo di fronte ad un’emergenza climatica e dobbiamo vederla da un punto di vista olistico e fare tutto ciò che possiamo per fermarla. Dobbiamo lavorare insieme per fare in modo di assicurare le future condizioni di vita e combattere non solo per noi stessi ma anche per i nostri figli, i nostri nipoti e qualsiasi essere vivente sulla Terra. Ognuno deve fare il massimo affinché ciò possa accadere per assicurarsi di essere dal lato giusto della storia”. Un discorso conciso ma, come al solito, potente. Ora Greta è attesa nella capitale spagnola dove la aspetta una nuova battaglia.
Parole, parole, parole
Proseguono intanto i lavori a Madrid. La giornata di ieri è stata caratterizzata, oltre che dall’encomiabile lavoro degli scienziati dell’IPCC che proseguono nell’esposizione di report allarmanti sullo stato di salute del pianeta, da una serie di dichiarazioni, totalmente prive di concretezza, da parte di praticamente tutti quelli che hanno preso parola durante la conferenza stampa ufficiale. Il Presidente spagnolo Sanchez ha, a ragion veduta, sottolineato l’ importanza storica delle donne nelle lotte ambientali. Prima di lui ha parlato Patricia Espinosa, Segretaria Esecutiva del Dipartimento sui Cambiamenti Climatici dell’ONU: “Non siamo dove dovremmo per assicurarci che le temperature non continueranno a salire. Ma non possiamo perdere la speranza, non è un compito impossibile”.
Hanno poi preso parola la Presidentessa della COP25 Carolina Schmidtz e la Vice Ministra degli Affari Esteri della Costa Rica, paese che ha ospitato la PreCOP. Non vale neanche la pena riportare le loro parole, tanto sono state banali. Una montagna di bei propositi, ormai alta quasi quanto l’Everest. Ma i fatti? Le proposte? I piani per uscire dai combustibili fossili? Quelli per fermare la deforestazione? E degli allevamenti intensivi, non ne parlate? Del settore della moda, di quello dell’aviazione, della mobilità elettrica, la preservazione degli ecosistemi e della biodiversità, il calo drastico della popolazione degli impollinatori su scala globale. Servono risposte concrete, a fatti che sono reali. Avete ancora 9 giorni per farlo e per dimostrare al mondo che la COP25 non sia solo l’ennesima farsa. É giunto il momento, anche per tutti loro, di scegliere da che parte stare.
“A chi donerebbe dei soldi, alla Cattedrale di Notre Dame o all’Amazzonia?” “Alla Cattedrale di Notre Dame”. No, non e’ un estratto di un’intervista a un passante casuale, magari disinformato o non particolarmente interessato alle politiche ambientali, o alla politica in generale. Lo ha affermato il sindaco di Madrid in persona, José Luis Martínez-Almeida, durante un programma televisivo locale. E, come se non bastasse, la domanda gli e’ stata posta dai bambini i quali, dopo la sua risposta, son rimasti attoniti. Hanno infatti imemediatamente chiesto il perche’, con facce sorprese, e la risposta di Martínez-Almeida e’ stata: “perche’ e’ uno dei simboli dell’Europa, e noi siamo in Europa”.
A redarguirlo ci ha pensato un rappresentante del Movimento Indiano d’America Mario Agreda. Lo ha infatti approcciato durante la Cop25 del 3 dicembre dicendogli: “l’Amazzonia è più importante di una chiesa. Te lo dico dal profondo del mio cuore”. E ha aggiunto: “i bambini e i giovani dovranno respirare in futuro”.
Sia la Foresta Amazzonica sia la Cattedrale di Notre Dame qust’anno hanno subito gravi danni a causa degli incendi. Gia’ questa frase, pero’, appare un po’ stridente. Non e’ possibile infatti, a causa dell’enorme differenza, mettere questi misfatti sullo stesso piano. La domanda e’ comunque legittima se posta da bambini, che non riconoscono la prospettiva dei due casi. Toccava al sindaco Martínez-Almeida far capire loro che quella domanda non sarebbe nemmeno da prendere in considerazione, essendo le foreste un elemento naturale senza il quale l’intera umanita’ non esisterebbe e, quindi, nemmemo la Cattedrale di Notre Dame. Ma questo non e’ successo. Il sindaco ha dato invece loro la risposta piu’ sbagliata possibile.
Il ruolo della foresta pluviale
La Foresta Amazzonica, e le foreste in generale, sono importanti per molti e diversi motivi. Per esempio, svolge un ruolo fondamentale nella regolazione dei cicli mondiali di ossigeno e carbonio. Produce infatti circa il sei percento dell’ossigeno del mondo assorbe tempestivamente grandi quantità di anidride carbonica dall’atmosfera. Gli animali che le abitano, contribuiscono con gli avanzi di cibo, le feci, e lecarcasse a stimolare la crescita dei microbi nel suolo, che inquesto modo conservano meglio il carbonio invece di rilasciarlo nell’atmosfera. Ma quando gli alberi vengono bruciati, una grandissima quantita’ di carbonio viene rilasciata nell’atmosfera, oltre che impedire agli alberi di svolgere la loro funzione di purificare l’aria. Ricerche recenti hanno fatto notare come le grandi foreste potrebbero nei fatti emettere più anidride carbonica di quanto non stiano assorbendo.
L’inquinamento atmosferico e’ la causa principale dei cambiamenti climatici. Proprio ieri alla COP 25 si e’ parlato di quanto il riscaldamento globale incida sui problemi di salute. L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha presentato l’indagine globale “Salute e cambiamenti climatici“. L’istituzione stima che, se le misure previste dall’accordo di Parigi fossero state attuate, si potrebbero evitare oltre un milione di decessi all’anno. Inoltre, sempre secondo l’OMS, i rischi ambientali legati ai cambiamenti climatici, causano 12 milioni di morti ogni anno e i dati stanno solo che peggiorando.
I primi dieci mesi del 2019 sono stati in media 1,1 °C più caldi rispetto ai livelli preindustriali e questo decennio e’ stato il più caldo mai registrato. Anche gli oceani del mondo hanno visto il loro picco di temperature nel 2019, almeno da quando sono iniziate le registrazioni negli anni ’50. La quantità di ghiaccio nelle regioni dell’Artico e dell’Antartico è scesa a minimi storici nell’era post-industriale. Il livello minimo di ghiaccio nell’Artico nel settembre di quest’anno e’ stato il secondo più basso mai registrato.
Durante gli incontri di ieri il focus e’ stato sul modo in cui i governi possano ridurre le emissioni. Nel Programma ambientale delle Nazioni Unite si legge che le emissioni devono diminuire del 7,6% ogni anno affinche’ l’aumento della temperatura media della superifcie non superi 1,5°C , ovvero l’obiettivo ambizioso previsto dall’accordo di Parigi . Ma, se emissioni restano le stesse dei livelli attuali, il mondo si riscalderà di 3,2°C entro il 2100 – il che e’ notevolmente superiore alla temperatura con la quale andremo incontro a una catastrofe climatica.
La speranza e’ che la Cop25 sia utile. Intanto, non fosse stato per questo evento, Mario Agreda non avrebbe forse incontrato il sindaco di Madrid e quest’ultimo non avrebbe cambiato opinione. O ameno questo e’ quello che si puo’ dedurre dall’abbraccio che i due si sono scambiati dopo la loro conversazione. La Cop25, quindi, sta gia’ producendo qualche piccolo frutto.
La 25esima Conference of Parties sui cambiamenti climatici è iniziata. Gli occhi di tutto il mondo, ambientalista e non solo, sono puntati a Madrid, dove è stata spostata la COP25 che inizialmente avrebbe dovuto tenersi a Santiago del Cile. Tra gli interventi inaugurali non poteva mancare quello del Segretario Generale dell’ONU, Antonio Guterres, che ha colto l’occasione per prendere una posizione decisa e apertamente critica nei confronti dei governi nazionali dei 196 paesi partecipanti.
Guterres alla COP25: “Cruciale che nei prossimi 12 mesi arrivino impegni nazionali più ambiziosi”
“Vogliamo davvero passare alla storia come la generazione che si è comportata come uno struzzo mentre il mondo bruciava?”. Se a pronunciare questa frase fosse stata la giovane Greta Thunberg, i suoi detrattori avrebbero sicuramente dato il via ad una lunga serie di dissidenze per via vena “troppo catastrofista” della giovane attivista svedese. Ed invece a pronunciarla, durante la prima giornata di lavori della COP25, è stato Antonio Guterres, non proprio l’ultimo arrivato.
Il discorso completo di Antonio Guterres (min. 6:38)
Il Segretario Generale dell’ONU non è nuovo a dichiarazioni di questo tipo. Le Nazioni Unite, che tra i loro enti di spicco hanno proprio quell’IPCC autore dei più autorevoli studi sui cambiamenti climatici a livello mondiale, hanno più volte posto l’attenzione dei politici su un tema fino ad oggi a dir poco sottovalutato, senza tuttavia riuscire ad alimentare in maniera decisiva il tanto atteso cambio di marcia nella lotta ai cambiamenti climatici. Nella 12 giorni di Madrid, che si concluderà il 13 dicembre, ci riprovano per la 25esima volta. Le parole della giornata inaugurale sono forti e decise. Ora, però, bisogna agire.
Durante il suo discorso il Segretario Generale dell’ONU si è aggrappato a tutta una serie di dati che indicano chiaramente l’urgenza con cui va affrontato il problema: “I segnali sono inequivocabili. Gli ultimi cinque anni sono stati i più caldi mai registrati. Le conseguenze si stanno già avvertendo sotto forma di eventi metereologici più estremi e catastrofi associate, dagli uragani alla siccità, dalle inondazioni agli incendi. Le calotte polari si stanno sciogliendo. Nella sola Groenlandia, a luglio si sono sciolti 179 miliardi di tonnellate di ghiaccio”.
“Il permafrost nell’Artico si sta scongelando 70 anni prima delle proiezioni” – continua Guterres al suo primo discorso in occasione della COP25 – “L’anno scorso dissi che avevamo bisogno di fare progressi sulla tassazione dei ricavi da carbone e assicurarci che non siano più costruite centrali nuove dopo il 2020. Ma dobbiamo anche assicurare che la transizione a una green economy sia giusta ed equa, in termini di impatto per i lavoratori, di nuovi posti di lavoro, di educazione e di reti sociali di sicurezza. Per decenni l’uomo è stato in guerra con il pianeta e il pianeta ci sta rendendo colpo su colpo, dobbiamo porre fine alla nostra guerra contro la natura e la scienza ci dice che possiamo farcela. Ciò che manca ancora è la volontà politica”.
Von Der Leyen annuncia il Green New Deal. E oggi arriva Greta
Tra i vari partecipanti che hanno preso parola durante il primo giorno della Conferenza spicca Ursula Von Der Leyen. La politica tedesca, da poco a capo della nuova Commissione Europea, ha annunciato davanti alla platea che “l’Unione Europea presenterà entro 10 giorni il proprio Green New Deal. L’Europa vuole diventare il primo continente carbon neutral e vuole farlo entro il 2050”. Parole che vengono ripetute ormai spesso e che, si spera, verranno confermate dai fatti.
Intanto, oggi, è atteso l’arrivo di Greta Thunberg a Madrid. La giovane attivista svedese è da poco sbarcata in Portogallo, dopo una traversata oceanica durata circa una ventina di giorni. Lo spostamento della sede della COP25 non ha dunque fermato Greta che, per la gioia dei giovani di tutto il mondo, riuscirà a partecipare in prima persona all’ evento nonostante la notizia del suo spostamento da Santiago del Chile alla capitale spagnola sia arrivata poco più di un mese fa. Questa Conference of Parties potrebbe sicuramente passare alla storia, tanto in positivo quanto in negativo. Siamo vicini al punto di non ritorno. Come ha detto Guterres è ora di scegliere tra speranza e capitolazione. Inutile specificare quale sia la scelta più giusta.
Venerdì abbiamo assistito al Quarto Sciopero Globale per il Clima e, finalmente, i risultati stanno iniziando ad arrivare. Dopo l’annuncio dello stop agli investimenti nel settore dei combustibili fossili da parte della BEI – Banca degli Investimenti Europea, l’Unione Europea ha dichiarato, in data 28 novembre 2019, lo stato di emergenza climatica. Una presa di posizione che si aggiunge a quelle di diversi Paesi sparsi in tutto il mondo e di altrettanti comuni, italiani e non.
La Commissione deve assicurarsi che tutte le nuove proposte siano in linea con l’obiettivo di limitare l’innalzamento della temperatura globale a 1,5 °C
L’Unione Europea deve tagliare le proprie emissioni del 55% entro il 2030
Un’attenzione speciale sarà volta al settore dell’aviazione e della nautica
La principale novità, in termini di obiettivi, riguarda il secondo punto. Nell’Accordo di Parigi l’Unione Europea si era infatti impegnata a tagliare le proprie emissioni del 40% entro il 2030. Quella soglia è stata innalzata al 55%. Un incremento necessario che presuppone un maggiore impegno da parte delle istituzioni europee nella lotta al cambiamento climatico. D’altronde, le scorse elezione europee e le proteste dei giovani di tutto il mondo, hanno mostrato un chiaro desiderio da parte della popolazione di mettere al primo posto delle politiche di tutto il mondo proprio la crisi climatica. Una tendenza che Bruxelles ha recepito come dimostra la volontà da parte della Commissione di approvare un Green New Deal, più volte messo in cima alla lista delle priorità da diversi membri del Parlamento Europeo.
L’emergenza climatica e ambientale al centro delle nuove politiche dell’Unione Europea
Questa dichiarazione di emergenza climatica da parte dell’Unione Europea, qualora si traducesse in azione, sarebbe una svolta epocale a livello planetario. L’Europa ha infatti grande influenza a livello politico anche su altri paesi e una tale presa di posizione potrebbe spingere altre grandi economie mondiali a fare lo stesso. Non a caso questa decisione è stata presa a pochi giorni dalla COP25 che si terrà a Madrid a partire dal 2 Dicembre, dove i paesi di tutto il mondo si incontreranno per individuare soluzioni incisive che possano limitare la crisi climatica in atto.
Pascal Canfin, politico francese a capo del Comitato per l’Ambiente dell’Unione Europea ha così commentato l’esito del voto: “Il Parlamento Europeo ha appena adottato una posizione ambiziosa in vista dell’imminente COP25 di Madrid. Data l’ emergenza climatica e ambientale, è essenziale ridurre le nostre emissioni di gas ad effetto sera del 55% entro il 2030. Invia anche un messaggio chiaro e puntuale alla Commissione a poche settimane dalla pubblicazione della Comunicazione del nuovo patto verde”. Parole sacrosante, macchiate solamente dai 225 voti contrari che sono pervenuti durante le votazioni, sintomo dello scarso senso di responsabilità che ancora governa le decisioni di alcuni politici miopi e, diciamocelo, verosimilmente corrotti da interessi privati. Si sono invece espressi in modo favorevole ben 429 parlamentari. 19 le astensioni.
Ora servono i fatti
Le belle parole e le belle decisioni sono arrivate. Le aspettavamo da tanto, forse troppo. Ma ancora da più tempo manca concretezza. La lente d’ingrandimento ora è puntata, come confermato anche da Pascal Canfin, sulle decisioni politiche che verranno prese nei prossimi mesi. I principali nodi da sciogliere riguardano la resistenza di Polonia, Ungheria e Repubblica Ceca all’approvazione dell’obbiettivo zero emissioni entro il 2050. Questi paesi hanno infatti grandi interessi nel settore del carbone e non solo. Non sarà facile fargli cambiare idea.
Se, tuttavia, ci si ferma a riflettere sulla situazione di appena un anno fa niente sembra impossibile. In soli 12 mesi i movimenti ambientalisti hanno ottenuto una serie di risultati che erano inimmaginabili. Il tema dei cambiamenti climatici sta ottenendo sempre più attenzione da parte dell’opinione pubblica e questa presa di posizione ufficiale da parte di diverse istituzioni non lasciano più spazio ad alcun tipo di dubbio riguardo l’esistenza o meno del problema. I negazionisti, che sicuramente non molleranno l’osso e continueranno a giocare sporco come fatto fino ad ora, sono spalle al muro e ben presto avranno perso del tutto la loro credibilità.
Ancora è presto per dire come finirà, soprattutto data la situazione critica, in termini di emissioni generate, di alcuni paesi in particolare – come USA, Cina, India, Brasile e la stessa UE – ma questi risultati infondono coraggio a dei movimenti che già prima di essi facevano dell’energia e della fermezza dei propri valori un loro pilastro. Le fondamenta per la vittoria di questa battaglia iniziano ad essere solide. La strada intrapresa è ancora lunga ma, forse, potrebbe essere quella giusta. Guai però a sentirsi appagati. C’è ancora tanto da fare.
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