Overtourism: turismo irresponsabile e alternativa sostenibile

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https://anchor.fm/lecopost/episodes/LOvertourism-cos-e-come-si-verifica-ejjk7j

Molti dei nostri lettori avranno visto le foto impressionanti del sovraffollamento turistico di questa estate, soprattutto per quanto riguarda le code nei sentieri delle principali mete alpine. Si tratta del cosiddetto Overtourism, il fenomento che si verifica quando l’impatto dei turisti influisce eccessivamente sui luoghi visitati, alterando in negativo la vita della comunità o dell’ambiente. Abbiamo intervistato Andrea Pasqualotto, operatore turistico di Kailas Trekking Viaggi, che ha cercato di offrire proposte escursionistiche alternative e rispettose dell’ambiente.

Overtourism definizione: il turismo “mordi e fuggi

Il termine Overtourism, anche detto “turismo insostenibile”, è diventato di moda negli ultimi anni. Infatti, a causa dell’avvento dei social network, il turismo ha notevolmente cambiato le sue caratteristiche, diventando sempre più “mordi e fuggi”. Flussi imponenti di visitatori si recano nelle mete più famose, come per esempio il Lago di Braies nelle Dolomiti, per scattare foto mozzafiato e poi dirigersi verso un altro luogo da immortalare e postare sui social. Ciò produce effetti devastanti sull’ambiente e sulle comunità locali: la flora e la fauna sono le prime vittime, a causa dell’inquinamento e dell’accumulo di rifiuti. Ma anche dal punto di vista sociale l’overtourism rappresenta una vera e propria minaccia. Le città diventano invivibili a causa dell’aumento dei prezzi; tutte le attività lavorative vengono finalizzate a favore della soddisfazione del turista e i residenti tendono a fuggire e a trasferirsi altrove.

L’Organizzazione Mondiale del Turismo (UNWTO) definisce la capacità di tenuta del turismo come “il numero massimo di persone che possono visitare una meta turistica nello stesso momento senza causare la distruzione dell’ambiente fisico, economico o socio-culturale e un decremento inaccettabile nella qualità di soddisfazione dei visitatori”. Il turismo può essere quindi definito “sostenibile” solo se nella sua gestione si tiene conto tanto dei visitatori quanto dei residenti del luogo, flora e fauna comprese. Il turismo sostenibile non è un’utopia, può essere realizzato tramite un’attenta gestione dei flussi, la diversificazione delle destinazioni e la valorizzazione di realtà virtuose. In questo senso, abbiamo voluto dare voce a un operatore turistico attivo nelle montagne alpine, le zone più interessate dal fenomeno dell’overtourism.

Leggi il nostro articolo: “Turismo sostenibile: la chiave per l’estate 2020”

Intervista a Andrea Pasqualotto. Il turismo responsabile è possibile

Andrea, com’è nata la tua passione e che cosa ti ha avvicinato alla sostenibilità?

La sostenibilità è un chiodo fisso che ho sempre cercato di mettere al centro delle mie attività, facendo diventare la mia passione – la natura, il camminare e la montagna – la mia professione. Ho studiato scienze ambientali per capire come funziona la nostra casa e come essere utile; poi ho scelto la strada dell’accompagnamento in natura, dell’educazione ambientale, ed in generale del turismo. Organizzo escursioni, trekking e viaggi da circa dieci anni. Partendo dalle Dolomiti, le montagne di casa dove torno appena riesco, ho avuto l’opportunità di lavorare sulle montagne più belle del mondo, dalla Patagonia all’Himalaya, dall’Islanda alle Montagne Rocciose. Vedo situazioni terribili e meravigliose in tutto il pianeta. Non credo esista un turismo sostenibile in assoluto, basta pensare che appena ci spostiamo con un mezzo produciamo un impatto. Credo però che esista una direzione da seguire per rendere il turismo più sostenibile e responsabile, e molti modi semplici e concreti per farlo”.

Escursione sulle Dolomiti guidata da Andrea Pasqualotto con Kailas Trekking Viaggi. Foto: Andrea Pasqualotto

Gli effetti della pandemia sul turismo

Da quello che hai potuto osservare, in che modo la pandemia ha modificato il turismo nelle montagne italiane?

Posso dire quello che ho visto con i miei occhi sulle Dolomiti e quello che mi hanno raccontato gli operatori turistici che ho incontrato. Le Dolomiti sono sempre piuttosto affollate in estate, ma quest’anno molti si sono avvicinati per la prima volta alla montagna, con il desiderio di vivere esperienze nuove, di cercare l’aria pulita e fresca che generalmente attribuiamo alla montagna, e sempre di più di collezionare cartoline. Tutti abbiamo visto le immagini delle code nelle Dolomiti, ma vi assicuro che i luoghi realmente affollati non sono tanti; sono perlopiù i Top 10 della Lonely o delle riviste patinate.

Ognuno è libero di vivere la montagna come meglio crede, non è necessario raggiungere la cima della Marmolada lungo una via ferrata per fare esperienza delle Dolomiti, e stimo tantissimo le persone che sono consapevoli dei propri limiti. Tuttavia, ho notato molta superficialità e fretta di raggiungere i luoghi più famosi e panoramici. Un giorno una persona mi ha chiesto il modo più veloce per raggiungere un determinato luogo panoramico, non il modo più facile o meno faticoso, ma proprio il modo più rapido per spuntare in pochi giorni un elenco di luoghi da vedere. Ecco, credo che questa non sia la direzione giusta, e non sto parlando di fatica e sudore, ma proprio di intensità dell’esperienza”.

Come rendere un’escursione sostenibile

Quali criteri hai adottato per rendere le tue escursioni “sostenibili”?

Di solito in piena estate non frequento le Dolomiti, sono impegnato in altri paesi, ma per ovvi motivi ho dovuto ricalibrare le mie attività in chiave nazionale. La sfida però era quella di organizzare trekking ed escursioni in luoghi meno noti delle Dolomiti e dimostrare che non si va a perdere in bellezza. Anzi, si va a ad arricchire l’esperienza. Così ho scelto le escursioni che piacciono a me, che ancora mi sorprendono, in particolare nelle valli meridionali delle Dolomiti. Abbiamo invitato le persone a raggiungere Belluno in treno, da lì ci siamo mossi con un mezzo unico in un piccolo gruppo. Per i pernottamenti e la ristorazione abbiamo scelto piccole strutture a gestione familiare, in alcuni casi abbiamo dormito in 2-3 posti diversi. Le persone sono rimaste sorprese, in dodici giorni abbiamo visitato luoghi straordinari spesso sconosciuti anche a molti residenti locali; chiaramente abbiamo dovuto fare un po’ di fatica.

Ho fatto il conto, con due gruppi, in totale 14 persone, abbiamo coinvolto direttamente 30 strutture, tra B&b, ristoranti e rifugi, indirettamente almeno altre 20 aziende agricole, quindi circa un centinaio di persone che la montagna la abitano e la vivono. E per rendere l’esperienza ancora più profonda ci mettiamo del nostro: parliamo di geologia, ecologia, storia, mitologia. Non mi interessa tanto che le persone imparino la storia geologica delle Dolomiti, ma che le guardino con uno sguardo nuovo, che intravedano il valore per l’intera umanità di questi luoghi, che vadano oltre la cartolina.

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Escursione sulle Dolomiti guidata da Andrea Pasqualotto con Kailas Trekking Viaggi. Foto: Andrea Pasqualotto

Dolomiti patrimonio dell’UNESCO nonostante l’overtourism

L’UNESCO ha riconosciuto l’unicità delle Dolomiti grazie alla presenza di luoghi ancora integri, nonostante gli impatti derivanti dall’eccesso di turismo. Cosa ci attira della montagna? «Verticalità ed immobilità», diceva lo scrittore Dino Buzzati. Intorno a tanta maestosità c’è tanta gente che vive e lavora, credo che le persone che erano con me lo abbiano capito. Il 15 agosto siamo saliti su una cresta panoramica e per tutto il giorno abbiamo incrociato meno di 10 persone; intorno a noi alcune delle cime più famose delle Dolomiti. La bellezza ed il silenzio della montagna possono andare d’accordo anche sulle Dolomiti, anche il giorno di Ferragosto. Incredibile vero?”.

Leggi il nostro articolo: “Turismo responsabile. I migliori siti per prenotare la tua vacanza green”

La pandemia ha migliorato o peggiorato l’impatto del turismo?

Le parole di Andrea Pasqualotto sembrano confermare ciò che era stato previsto ad inizio estate. Molti italiani hanno scelto località naturalistiche del belpaese per trascorrere le proprie ferie. Le motivazioni, come già detto, possono essere state diverse: dall’impossibilità di partire per l’estero al desiderio di riavvicinarsi alla natura; dalla ristrettezza economica dovuta alla pandemia alla voglia di valorizzare il proprio paese. Se molti hanno visto in questo fenomeno un fattore positivo di rafforzamento dell’economia locale, altri esperti del settore hanno segnalato le distorsioni che ne sono derivate. Il termine overtourism ben ci descrive il tipo di turismo che sta predominando: turisti frettolosi e incuranti dell’ambiente, con il desiderio primario di scattarsi belle foto.

Come hanno riportato diverse ricerche raccolte dalla CNN Travel, la pandemia ha certamente messo freno alle emissioni legate al turismo. Ciò è avvenuto soprattutto grazie allo stop dei voli intercontinentali, uno dei fattori più incisivi sull’impronta ecologica individuale. Questo guadagno però potrebbe risultare effimero se, a pandemia terminata, tutto tornerà come prima. Inoltre, il risparmio di emissioni di questi mesi a nulla servirà se il turismo insostenibile si riversa sulle comunità locali. È bene che il turismo sia sempre più locale, ma ricordiamo che esistono delle semplici linee guida da poter seguire per effettuare escursioni responsabilmente: raggiungere la località in treno invece che in macchina, scegliere mete poco frequentate; dormire in strutture a gestione familiare e ricercare aziende agricole virtuose del territorio. Così si aiuterà a valorizzare in pieno il nostro paese e tutte le bellezze che contiene.

Lavoro sostenibile: cercasi collaboratori nella borgata Paraloup

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Articolo di: Federica Bosi

Vivere in montagna, immersi nella natura incontaminata, è il sogno di molti. Spesso però non è facile coniugare questo tipo di vita con il lavoro. La fondazione Revelli è alla ricerca di un coordinatore degli spazi ricettivi e di un cuoco per Paraloup, borgata partigiana in provincia di Cuneo

Come nasce Paraloup

Paraloup è una borgata di montagna, una manciata di baite in legno, pietra e lamiera, incastonate nella valle di Rittana, in provincia di Cuneo. A Paraloup è nata la prima formazione partigiana italiana, la banda “Italia Libera”, guidata da Duccio Galimberti e Livio Bianco. Paraloup è stato un formidabile esempio di “Resistenza di comunità”: lì, 149 giovani provenienti da tutta Italia si sono formati per combattere il nazifascismo, con la protezione e l’aiuto degli abitanti della valle. Uno di questi giovani era Nuto Revelli, poi diventato scrittore e testimone di memoria, che, reduce dalla ritirata di Russia, ha messo le sue conoscenze militari al servizio della Resistenza.

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Nuto Ravelli durante gli anni del servizio militare

Nel 2006 la Fondazione a lui intitolata ha intrapreso un progetto di riqualificazione e ristrutturazione della borgata. Il risultato del restauro, che si è concluso nel 2012 e che oggi conta, oltre al ristorante e i posti letto, un teatro all’aperto, una cineteca e un museo multimediale, ha vinto numerosi premi di architettura, diventando un esempio d’integrazione tra passato e presente. Il progetto coniuga infatti il recupero e l’utilizzo di materiali tradizionali con nuove tecniche di costruzione, d’isolamento, oltre all’impiego di fonti di energia rinnovabili.

Da rifugio a centro culturale

Dopo otto anni di gestione da parte di una società locale, la fondazione Revelli ha deciso di riprendere in mano la direzione della borgata e ampliarne l’offerta culturale. Oggi Paraloup è infatti punto di riferimento per il turismo e gli sport di montagna. La sfida è sottolineare, attraverso nuove iniziative culturali, l’identità del luogo. “Paraloup si sta trasformando da semplice “rifugio”, con prevalente destinazione turistica, in vero e proprio centro culturale integrato”. Ha spiegato Marco Revelli, presidente della Fondazione e figlio dello scrittore partigiano.

Oltre al teatro esterno in legno, Paraloup offre uno spazio adibito alle mostre. A settembre 2018 è stato selezionato per la mostra Arcipelago Italia della Biennale dell’Architettura di Venezia.

Proprio per questo la Fondazione è alla ricerca di due figure professionali da inserire nel suo gruppo di lavoro: un coordinatore degli spazi ricettivi e un cuoco.“Cerchiamo persone entusiaste e amanti della vita in montagna, aperte al confronto e connesse con il territorio”, aggiunge Beatrice Verri, direttrice della Fondazione, “per fare di Paraloup un luogo di produzione di cultura, di creatività, di sostenibilità e di innovazione sociale”.

Si possono inviare le candidature fino al 22 agosto 2020. L’inserzione, disponibile sia in italiano che in inglese, è scaricabile dal sito www.nutorevelli.org oppure qui sotto:

Turismo responsabile: i migliori siti per prenotare la tua vacanza green

viaggi sostenibili

Quale migliore occasione di quest’anno per abbinare la propria vacanza italiana a un alloggio ecosostenibile? Quello dei turismo responsabile e sostenibile è un settore in netta crescita nel nostro paese ed alcuni dati ce lo di mostrano. Secondo il rapporto “Sustainable Travel Report 2019” di Booking.com ben il 73% degli italiani vorrebbe provare una di queste strutture. Approfondiamo allora il tema elencando alcuni dei siti che offrono questo tipo di soggiorni.

Leggi anche: “Come ridurre la plastica in viaggio”

turismo responsabile

L’ospitalità green di Ecobnb

Uno dei siti con la più vasta offerta di alloggi ecosostenibili in Italia è Ecobnb. Una piattaforma online dal 2013, inizialmente sotto il nome di ViaggiVerdi, grazie ad un intuizione di Simone Riccardi che, grazie ad un bando della regione Trentino e all’aiuto di Silvia Ombellini, è riuscito a creare una realtà comprendente oltre 3.000 ospitalità ecosostenibili in Europa. Il tutto a portata di click.

Per meglio capire quali siano i requisiti e le idee che stanno alla base del turismo responsabile di Ecobnb, abbiamo intervistato Silvia, Content manager e Ux designer della piattaforma.

Intervista a Silvia, fondatrice di Ecobnb

Secondo voi, oggi, cosa vuol dire fare turismo sostenibile?


“Viaggiare tenendo in considerazione i 3 pilastri della sostenibilità: ambientale, sociale, economica. Dalla scelta della destinazione, al mezzo di trasporto utilizzato, dalla scelta della struttura ricettiva in cui soggiornare, fino agli acquisti durante il viaggio… le nostre scelte possono fare la differenza per ridurre le emissioni di CO2 e proteggere la natura, arricchire i luoghi che visitiamo e le economie locali. In questo articolo abbiamo raccolto 40 suggerimenti per fare turismo sostenibile”.

Cosa significa promuovere un alloggio sostenibile?

Penso che per promuovere una struttura ricettiva eco-sostenibile sia indispensabile:

  • Creare consapevolezza: far conoscere alle persone i problemi legati alle emissioni di carbonio e ai cambiamenti climatici, creare consapevolezza su quanto ogni piccola azione quotidiana, anche in vacanza, possa fare la differenza. 
  • Comunicare in modo trasparente: far conoscere in modo chiaro, semplice e immediato quali sono le scelte di sostenibilità adottate dalla struttura ricettiva e perché sono importanti. Allo stesso tempo essere molto trasparente sull’esperienza proposta dalla struttura ricettiva, su quello che il viaggiatore può aspettarsi.
  • Far conoscere i vantaggi per il pianeta: scegliendo di prenotare una struttura ricettiva eco-sostenibile rispetto ad una struttura tradizionale si risparmia acqua, si riducono le emissioni di CO2, ma soprattutto si promuovono realtà virtuose che hanno investito nella sostenibilità (energia pulita, bioarchitettura, ecc.), che rappresentano il cambiamento che vogliamo vedere nel mondo.

Come si posiziona il mercato del turismo responsabile italiano in Europa e nel mondo?

Ecobnb raccoglie circa 3 mila ospitalità eco-sostenibili in tutto il mondo. Di queste 1.500 sono in Italia.  Nel nostro paese ci sono realtà incredibilmente virtuose e attente al tema della sostenibilità.

Come siete riusciti a realizzare questa cosa?

L’idea è partita da Simone Riccardi più di 7 anni fa, quando il tema dell’ospitalità sostenibile non era ancora così diffusa, ed inizialmente si chiamava “ViaggiVerdi”. Il progetto è nato da un’esigenza concreta: quando viaggiavamo per lavoro o per vacanza volevamo incontrare persone che la pensavano come noi, che fossero attente alla sostenibilità e che fossero impegnate a rendere il mondo un luogo migliore. Ci eravamo accorti che queste realtà esistevano ed erano meravigliose, ma erano difficili da trovare. Così è nata l’idea di sfruttare le enormi potenzialità che internet ci offre per creare un punto di incontro tra viaggiatori responsabili e strutture ricettive che stavano investendo in un futuro migliore.

La realizzazione del progetto è stata un’avventura che è partita nel 2013, quando ci siamo trasferiti per un anno in California con una borsa di studio Fulbright Best, e si è concretizzata in seguito grazie al progetto europeo “EcoDots” e alla creazione di numerose partnership importanti a scala europea, tra cui Perle Alpine, Dalmatia Green, Istria, ecc. Abbiamo ricevuto un importante finanziamento di Trentino Sviluppo con bando Seed Money e ci siamo trasferiti tra i boschi del Trentino dove l’azienda ha sede, anche se chi lavora con noi collabora da remoto, da diverse parti d’Italia e del mondo.

Oltre alla ricerca di un alloggio, avete introdotto o pensato di introdurre anche una parte relativa a esperienze eno-gastronomiche?

Qualche anno fa abbiamo sviluppato una sezione di Esperienze Green, dedicate ad un concorso “Per un mondo più verde“, che hanno avuto molto successo e puoi vedere in questa pagina. Non si tratta solo di esperienze enogastronomiche ma anche itinerari a piedi, in bici o a dorso d’asino, corsi di cucina naturale, sessioni di yoga o meditazione nella natura.. e molto altro. Questo progetto ci ha confermato quanta creatività e innovazione ci sia nelle proposte delle strutture ricettive di Ecobnb.

Pensate che gli ospiti che soggiornano presso le strutture di EcoBnB acquisiscano o migliorino i loro comportamenti pro-sostenibilità? Se sì, come?

Penso che la possibilità di cambiamento sia racchiusa nel confronto con chi ci ospita e nell’esperienza stessa. Quando siamo in viaggio siamo più aperti e ricettivi rispetto a quello che ci sta attorno, disponibili a cambiare le nostre abitudini. Se durante una settimana di vacanza vengo abituato a fare la raccolta differenziata, mangiare vegano o utilizzare prodotti naturali, è probabile che sarò incuriosito e disposto a rifare la stessa esperienza tornato a casa. Chi viaggia con Ecobnb è sensibile al tema della sostenibilità, o semplicemente curioso di scoprire nuovi modi di viaggiare. Quando fa’ un’esperienza di viaggio green quasi sempre rimane piacevolmente colpito e vuole ripetere l’esperienza in futuro.

Sappiamo che chi viaggia con Ecobnb, anche se non è particolarmente sensibile al tema della sostenibilità, è il più delle volte soddisfatto dell’esperienza fatta e disponibile a ripetere l’esperienza in futuro, prenotando nuovamente con noi.
In più, alcuni Ecobnb offrono la possibilità di fare vere e proprie esperienze dedicate alla sostenibilità: da corsi di cucina vegana, ai laboratori per creare saponi naturali, dalle esperienze yoga, fino ai workshop di riciclo creativo.

Per concludere, ci può indicare alcuni degli alloggi ecosostenibili più caratteristici tra quelli presenti sul vostro sito?

Ci sono così tante strutture ricettive insolite e sostenibili su Ecobnb, che è davvero difficile scegliere! Dieci Ecobnb particolari che amiamo e in cui ci piacerebbe andare un giorno in vacanza sono:

I requisiti per entrare a far parte della rete di Ecobnb

Per fare parte della rete di Ecobnb le strutture devono rispettare almeno cinque di queste caratteristiche:

1- cibo biologico o a km0

2- Bioarchitettura

3- Energia da fonti rinnovabili al 100%

4- Pannelli solari per l’acqua calda

5- Prodotti per la pulizia ecologici

6- Raccolta differenziata oltre l’80%

7- Raggiungibilità con mezzi pubblici

8- Lampadine a basso consumo

9- Riduttori di flusso per l’acqua

10- Recupero e riuso delle acque meteoriche

Fairbnb, la piattaforma cooperativa per un turismo responsabile gestito dalla comunità

Un’altra piattaforma nelle quale è possibile trovare una vasta offerta di alloggi ecosostenibili è Fairbnb.coop, nato nel 2016 come movimento con l’obiettivo di creare un’alternativa più equa rispetto alle piattaforme di home sharing esistenti. Partito inizialmente da Venezia, Amsterdam e Bologna, non ci è voluto molto prima che altri gruppi da tutta Europa aderissero al progetto. A fine 2018 è poi stata fondata una cooperativa come entità legale di supporto, cioè un’organizzazione aperta in cui, nel prossimo futuro, si accoglieranno tutti gli attori di questo ecosistema.

Come altre piattaforme, Fairbnb.coop applica una commissione agli ospiti che prenotano un alloggio. Questa è pari al 15%, di cui metà viene trattenuta per mantenere le proprie attività, mentre l’altra metà viene utilizzata per finanziare progetti della comunità locale. Così si offre sia ai proprietari di casa, sia agli ospiti l’opportunità di partecipare a un modello di turismo più equo.

Date le recenti circostanze, Fairbnb.coop ha messo la sua piattaforma al servizio delle comunità e organizzazioni sanitarie delle città in cui opera. Vale a dire che, prenotando ora un soggiorno sulla loro piattaforma, faremo sì che il 50% della commissione venga donata ai fondi per l’emergenza Coronavirus. Un’iniziativa rispettabile e che la dice lunga sullo spirito dei suoi fondatori.

Le altre alternative per un turismo responsabile: bed & breakfast, agriturismi e certificazioni per la sostenibilità

Nel caso in cui nessuna delle località che avete scelto per le vostre vacanze estive abbia delle strutture registrate su questi due siti, non demordete. Potete comunque trovare un alloggio che rispetti alcuni criteri di sostenibilità. Servirà solo una piccola di ricerca. Se si volesse optare per un alloggio più classico, anche Bed-and-breakfast.it tiene conto della sostenibilità ambientale: Il 98,5% dei B&B Italiani fa la raccolta differenziata e utilizza degli accorgimenti ecocompatibili come le lampadine a basso consumo (94,6%), i rubinetti rompigetto (50,8%), prodotti biodegradabili e biologici (39,2% e 33,7%), pannelli solari (31,2%) e poi, in percentuali minori: vernici ecologiche, detersivi alla spina, cancelleria e carta riciclata, auto e bici elettriche.

La stessa famiglia (Studio Scivoletto srl) gestisce anche Agriturismo.farm, in cui possono essere trovati alloggi già di per sé incentrati su vari aspetti ecologici. Qui troviamo agriturismi, masserie, casali e resort di campagna a prezzi vantaggiosi, perché non si applicano commissioni sulle prenotazioni. Attività naturalistiche come escursionismo, trekking, mountain bike, e rafting, ma anche lezioni per imparare a cucinare i piatti tipici e le attività artigianali locali, potenziano la conoscenza in tema di sostenibilità.

Infine, molte delle strutture presenti non solo in questi ultimi siti, posseggono una certificazione ambientale o un “ecolabel”, le quali vengono spesse segnalate sui siti. Alcune delle principali certificazioni sono Ecolabel Fiore Europeo, Aiab Agriturismo Bioecologico, Eco Bio Turismo ICEA, Steinbock Label, La Clef Verte, Eco- certification Malta, Audubon International, Bioshpere, Nordic Ecolabel or Swan e altre.

Il nostro consiglio

Scegliere un alloggio ecosostenibile per la propria vacanza è una scelta di cui non vi pentirete. Non solo ridurrete l’impatto ambientale del vostro viaggio, ma investirete i vostri soldi in un settore più etico, alimentandone quindi gli ingranaggi ed aiutandolo a guadagnare quote di mercato. Inoltre le strutture sono spesso immerse in dei contesti meravigliosi dal punto di vista naturalistico e sono in grado di arricchire la vostra conoscenza sul tema della sostenibilità e del rispetto dell’ambiente.

Spesso i proprietari sono dei “nerd” dell’ambientalismo e saranno ben contenti di spiegarvi i motivi delle loro scelte ed anche qualche piccolo trucchetto da poter adottare anche al vostro ritorno a casa. Inoltre sono spesso a conoscenza di attività extra che, a loro volta, verranno svolte nel massimo del rispetto della natura possibile. Una scelta etica che, verosimilmente, finirà anche per arricchirvi di più. E allo stesso prezzo.

Turismo sostenibile: la chiave per l’estate 2020

Il turismo sostenibile è sulla bocca di tutti. Sembrerebbe che la pandemia abbia finalmente messo in luce le problematiche e le opportunità che legano il turismo alla questione ambientale. L’incertezza legata all’estate 2020 ha infatti modificato le preferenze degli italiani, favorendo mete naturalistiche e poco affollate. Sono anche nate numerose iniziative, come quella targata Tourist For Future, per favorire un modello di turismo che valorizzi il territorio, i piccoli operatori turistici e i prodotti locali. Altri progetti invece, come il blog Viaggiatori Ecologici, già da tempo dimostrano che il desiderio di viaggiare può essere del tutto compatibile con l’amore per l’ecologia.

Turismo e clima: un rapporto interdipendente

Il turismo sostenibile è nato dalla crescente consapevolezza che il clima e il turismo hanno un rapporto interdipendente in cui il primo influenza il secondo e viceversa. Questo legame è stato ben descritto nel saggio Tourism and Climate Change: Risks and Opportunities. Il clima è da sempre stato un fattore importante nella scelta della destinazione. Oggi lo è ancor di più poiché la crisi climatica sta modificando nel profondo gli equilibri di molte zone del pianeta. Infatti, gli operatori del settore turistico sono sempre più preoccupati rispetto ai rischi legati alle variazioni climatiche, che portano incertezza e incapacità di programmare sul lungo termine.

Leggi il nostro articolo: “Caldo record in Siberia. 25 gradi a maggio”

D’altra parte, il turismo è un settore che implica numerose attività ad alto tasso di emissioni. Si crea quindi un effetto a catena secondo cui il turismo incide sul cambiamento climatico, che a sua volta mette a rischio il sistema turistico. Questo avviene soprattutto in quelle zone del mondo che vengono definiti “climate-tourism hotspots”. Ovvero, luoghi in cui l’arrivo di turisti apporta un grande contributo all’economia locale, ma che allo stesso tempo sono diventate zone fragili per cambiamenti dovuti al clima. Basti pensare a Venezia e alle perdite avute lo scorso anno a causa dell’acqua alta.

Turismo sostenibile: la scelta degli operatori turistici

Il turismo sostenibile implica quindi una maggiore attenzione alla correlazione fra clima e attività turistiche. Non è un caso che molti amministratori e operatori turistici lo abbiamo scelto come linea guida per l’estate che sta arrivando. La crisi appena passata ha infatti messo in luce la fragilità del sistema in cui viviamo. Una prima indagine sui dati Airbnb di questa estate conferma il trend in ascesa per questo settore: l’82% degli italiani trascorrerà le vacanze in Italia, contro un 55% del 2019. La casa indipendente è l’opzione più ricercata e il periodo di villeggiatura si allunga: per l’estate 2020 il turista medio preferisce allungare i tempi, soggiornando anche per più di una settimana. Negli anni precedenti invece, venivano favoriti i soggiorni corti con prevalenza nel weekend. Vengono favorite specialmente le case isolate immerse nella natura o in piccoli borghi.

Qualitytravel spiega questo fenomeno alla luce delle nuove necessità sorte durante l’emergenza Coronavirus: “oggi con entrambi i genitori che lavorano e molti giorni di ferie utilizzati durante il confinamento, molte famiglie cercano di sfruttare la possibilità di lavorare da remoto per trascorrere l’estate in una casa che riesca a combinare le esigenze lavorative degli adulti con quelle di svago dei più piccoli: piscina e wi-fi sarà l’accoppiata perfetta”. Si nota però anche una forte volontà di valorizzare il territorio, favorendo le piccole realtà. Turismo sostenibile che diventa inevitabilmente anche consumo sostenibile.

2020: l’anno del turismo a km0. Natura, borghi e prodotti del territorio

A questo proposito, vorremmo segnalare il contributo di Valentina Pierucci, autrice del blog “Una marchigiana in viaggio”. Le Marche sono state selezionate come seconda regione al mondo da visitare nel 2020 nella classifica “Top Regions – Best in Travel” della Lonely Planet. Qualche settimana fa, in un’intervista dell’Emporio ae, Valentina ha detto la sua su come l’estate 2020 offra delle opportunità irripetibili per valorizzare il nostro paese tramite il turismo sostenibile: Il 2020 sarà l’anno del turismo a km0. Credo infatti che potrebbero risultare vincenti proprio quelle pratiche di accoglienza che mettono al centro i prodotti del territorio, alimentari ed enogastronomici. Valorizzandoli ed offrendo al turista la possibilità di fare delle vere e proprie esperienze di gusto, anche andando direttamente nei luoghi in cui i prodotti vengono realizzati ed entrando a diretto contatto con il produttore stesso. Questa sicuramente sarà una grande opportunità da sfruttare nel prossimo futuro”.

Leggi anche: “Biodiversità 2020: la strategia UE per salvare la natura”

Tourist For Future: un viaggio per valorizzare il turismo sostenibile

Proprio in nome del turismo sostenibile, stanno nascendo tantissime iniziative interessanti. Fra poche settimane partirà il viaggio di Tourists For Future. L’idea è nata da un gruppo di persone dal diverso profilo professionale – esploratori, guide turistiche, antropologi, naturalisti e filosofi – che sono rimaste momentaneamente disoccupate a causa della pandemia e che vogliono mettere le loro passioni a frutto per “valorizzare il turismo sostenibile in Italia e portare sorrisi e speranza”. Il viaggio durerà tre mesi, partendo dalla Sicilia e approdando a Bergamo con l’uso di diversi mezzi: alcuni tratti verranno percorsi a piedi, mentre altri avverranno tramite bici, barca e treno. Per compensare l’anidride carbonica che verrà emessa durante l’itinerario, Tourist For Future si impegna a piantumare degli alberi nelle Dolomiti, dove c’è stata la Tempesta Vaia, in collaborazione con Trentino Tree Agreement.

Così si raccontano nel loro sito: “Tourists 4 Future è un viaggio che vuole lanciare un messaggio di solidarietà e sostenibilità, che vuole raccontare un’Italia autentica, che esce da un periodo di sofferenza più forte di prima anche grazie al turismo ambientale, sostenibile e responsabile. Nei tre mesi di viaggio il team attraverserà parchi naturali, visiterà borghi, paesini, agriturismi, scoprirà tradizioni, luoghi e persone. L’obiettivo è dare voce ai piccoli operatori del turismo italiano, dalle strutture turistiche alle guide e alle associazioni locali, che hanno vissuto un lungo periodo di crisi”.

Viaggiatori Ecologici: due ragazzi in camper per sensibilizzare all’ecologia

Un’altra iniziativa di questo genere che è nata ben prima dell’emergenza Coronavirus riguarda il blogViaggiatori Ecologici”. Valentina e Edoardo sono due giovani sognatori di Torino appassionati all’ambiente. Hanno lasciato la loro vita urbana per intraprendere un viaggio lungo la penisola con il camper. Ogni giorno documentano l’esperienza sui social (potete trovarli su Instagram, Facebook e Youtube). Il loro intento è sensibilizzare le persone sulla questione ecologica, dimostrando che è possibile visitare luoghi senza lasciare segni indelebili del nostro passaggio. Abbiamo chiesto loro che cosa significa essere viaggiatori ecologici. Dalle loro parole si può cogliere una sorta di decalogo del turismo sostenibile:

Come sappiamo il turismo alimenta molto l’inquinamento ambientale e lo fa partendo da abitudini sbagliate che si hanno già nei posti in cui si vive abitualmente. Un esempio è l’abbandono dei mozziconi o l’utilizzo di soluzioni usa e getta, che per giunta a volte non vengono neanche smaltite nel modo giusto ma disperse nell’ambiente. Essere viaggiatori ecologici significa viaggiare rispettando consapevolmente tutto ciò che si ha intorno per non distruggere o danneggiare la natura con la quale interagiamo.

Il decalogo del viaggiatore ecologico

Noi cerchiamo di esserlo innanzitutto evitando le soluzioni usa e getta e prediligendo tutto ciò che è riutilizzabile: utilizziamo bottiglie di vetro o borracce, che tra l’altro mantengono la temperatura dell’acqua fresca e non sprigionano microplastiche entrando in contatto con il calore; contenitori e posate riutilizzabili e sacchi di tela per far la spesa. In questo modo risparmiamo ed evitiamo di produrre rifiuti inutili. Cerchiamo sempre informazioni sul posto che raggiungeremo così da essere informati sui mercati comunali in cui solitamente si riesce a far la spesa alimentando i produttori locali. Il cibo è generalmente più salutare di quello della grande distribuzione e siamo in grado di evitare imballaggi in plastica inutili grazie alla possibilità di comprare prodotti sfusi.

https://www.youtube.com/watch?v=zh0JDDQGxmE

Autoproduciamo tutto quello che possiamo: questa è una cosa che contribuisce tantissimo a ridurre il nostro impatto ambientale. Inoltre è divertente, si risparmia e, potendo scegliere che ingredienti utilizzare, otteniamo dei prodotti per la pulizia della casa o per la cura del corpo molto meno impattanti e spesso biodegradabili. Un’altra bella abitudine è quella di portarsi dietro un sacchetto quando si va a camminare in montagna, nel bosco o in spiaggia così da poter raccogliere i rifiuti che si trovano (purtroppo se ne trovano sempre). Ed infine pur vivendo su di una casa a 4 ruote riduciamo al minimo i nostri spostamenti. Infatti, dopo aver raggiunto il posto in cui scegliamo di vivere, ci spostiamo esclusivamente a piedi o in bici, approfittandone per far bene anche al nostro corpo.

Viaggiare e rispettare l’ambiente è possibile

Quando si viaggia, così come nella vita in generale, è importante orientarsi su quelle realtà che hanno come presupposto la sostenibilità, che si tratti di strutture turistiche, negozi o stabilimenti balneari. Ogni consumatore ha la responsabilità di alimentare l’economia e scegliere chi va verso la direzione giusta, quindi quella dell’ecologia. Così facendo si contribuisce ad un grande cambiamento”.

Leggi il nostro articolo: “Ridurre la plastica in viaggio: ecco come fare”

Non ci resta che seguire e sostenere Valentina ed Edoardo. Allo stesso modo monitoreremo i ragazzi di Tourist For Future, che fra poco partiranno per la loro avventura. Essere cittadini ecologici non significa rinunciare a viaggiare. Significa adottare una serie di accorgimenti che rendano il nostro soggiorno compatibile con gli equilibri del territorio che andremo a visitare. Inoltre, puntare sul turismo sostenibile e responsabile aiuterà tutte quelle piccole realtà che sono appena ripartite dopo un lungo periodo di difficoltà. Scegliamo di spendere le nostre vacanze in Italia e facciamolo nel rispetto dell’ambiente.

Barcolana eco-insostenibile. Un’occasione sprecata

In occasione della cinquantunesima edizione della Barcolana 2019, tenutasi in questo mese, Trieste ha organizzato una grande festa lungo le strade limitrofe a Piazza Unità d’Italia. Un nostro lettore, appassionato di barche a vela, era sul posto per l’occasione e ha voluto segnalarci una serie di incoerenze tra ciò che dovrebbe essere un evento incentrato totalmente sulla sostenibilità e che invece, come troppo spesso accade per iniziative con un così alto numero di visitatori, è rientrato nella triste categoria dei più classici esempi di Greenwashing che poco hanno a che vedere con il rispetto dell’ambiente.

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CHE COS’È LA BARCOLANA?

Fondata nel 1969, si tratta di una storica regata velica internazionale che si tiene ogni anno nel Golfo di Trieste nella seconda domenica di Ottobre. Quella di quest’anno è stata la cinquantunesima edizione dell’evento che, con annessi tutti i suoi festeggiamenti, ha avuto luogo dal 02 ottobre al 13 ottobre. Quest’anno ha visto la partecipazione di più di 2.000 barche.

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Il “plastic party” della Barcolana

Per l’occasione è stata allestita una grande festa il giorno precedente alla grande regata del 13 ottobre. Sono stati collocati, lungo le strade che costeggiano la città dal Golfo, diversi stand con cibo e bevande, negozi specifici per velisti e info point, tra i quali quello della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia dove veniva sottolineata l’importanza di mantenere gli obbiettivi dell’Agenda 2030. La chiamano la Strategia Regionale per lo Sviluppo Sostenibile.

Leggi il nostro articolo: “Ocean Cleanup funziona. Raccolti i primi rifiuti dal Pacifico”

All’interno dello stand venivano proiettati alcuni video fatti dai ragazzi delle superiori della regione; oggetto principale dei corti era il tema della plastica e della scarsa educazione civile riguardo lo smaltimento dei rifiuti. Lo scopo era quello o di sensibilizzare i fruitori dell’evento riguardo il problema, in modo che non venissero gettati rifiuti in strada.

La statua di plastica riciclata a forma di pesce, simbolo di Greenwashing

Nella piazza si ergeva fiera un’enorme scultura a forma di pesce fatta con la plastica raccolta in mare. Ad animare il tutto, c’erano le migliaia di persone in giro per la città e stand di ogni genere che, per loro natura, attirano e invogliano la folla a comprare. Insomma si prospettava una festa ben organizzata e sensibilmente ecologica, eppure, afferma il nostro lettore: “Ho visto una situazione un po’ degradante e del tutto diversa dalle mie aspettative”.

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La statua composta da rifiuti plastici trovati in mare

Durante le ore successive sono venute a galla le pecche organizzative dell’evento. Ovunque si scorgevano bicchieri di plastica a terra o a saturare bidoni dell’indifferenziato: “Camminando si poteva sentire lo scrocchiare dei bicchieri abbandonati a terra – continua il nostro lettore – o la sensazione di scivolamento dovuta alle migliaia di volantini pubblicitari svolazzati ovunque. Il danno è che la festa si è svolta a veramente pochi centimetri dall’acqua. Immaginatevi quanti bicchieri possono essere caduti in mare accidentalmente! Scommetto si sarebbe potuto creare un altro pesce di plastica”.

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Gli stand, la regione e gli organizzatori della Barcolana, se avessero davvero voluto dare uno spirito ambientalista all’iniziativa, avrebbero dovuto impegnarsi a non utilizzare plastica perché, oltre ad essere poco conforme con i movimenti giovanili a favore dell’ambiente – quanti poveri ambientalisti hanno dovuto “sopportare” questo scricchiolare sotto i loro piedi?) – è incoerente con i messaggi ecologici che si è puntato a diffondere.

I problemi organizzativi della Barcolana

“Pochissimi bidoni specifici per differenziare e poca sensibilizzazione al tema ambientale. Sarebbe servita un’organizzazione urbanistica per la locazione di bidoni specifici e la limitazione di accumulo di rifiuti sulle strade. Ma, come al solito, si è puntato solo al guadagno e non alla sostenibilità. Questa enorme svista regionale è proprio l’opposto del grande pesce di plastica simbolo di una sensibilità ecologica mancante.”

Video della spettacolare regata

Eppure le soluzioni alternative esistono eccome. Dai bicchieri compostabili con appositi bidoni per il corretto smaltimento ai bicchieri di plastica dura acquistabili con una caparra di pochi euro, magari con il bel logo della Barcolana a strizzare l’occhio al merchandising dell’evento; sarebbe stata un’ottima strategia di marketing che però è mancata. E che non si dica che gli stand erano indipendenti e potevano fare ciò che ritenevano migliore per le loro tasche perché altrimenti non sarebbero dovuti essere li a vendere per la festa della Barcolana.

Sarebbe bastato poco e invece..

“Una festa che poteva, potenzialmente, essere bella e di buon impatto ecologico ma che, di fatto, non ha tenuto conto delle vere aspettative delle persone a cui il tema ambientale interessa davvero”. Queste le ultime parole della testimonianza del nostro lettore, gonfie di rammarico per un’iniziativa che avrebbe potuto rappresentare un inno alla sostenibilità ambientale e che, invece, si è rovinata con le proprie mani.

Non sarà l’ultima volta che assisteremo a racconti di questo tipo ma la speranza è che ci siano sempre più persone pronte a denunciarlo. Soprattutto quando ad essere responsabili di queste mancanze sono le istituzioni ovvero coloro che per prime dovrebbero attuare vere e proprie politiche di sensibilizzazione ambientale. Troppo spesso abbiamo visto politici riempirsi la bocca con parole di amore verso l’ambiente. Ora è giunto il momento di trasformarle in fatti. Il cambiamento passa, inevitabilmente, anche da questo.

L’EcoPost al Green Jazz Village per un comportamento rispettoso dell’ambiente

LEcoPost al Green Jazz Village

L’EcoPost, che del Fano Jazz By The Sea condivide in parte i natali (due redattori sono fanesi), su invito dei responsabili del festival, ha deciso di assistere all’installazione del villaggio temporeaneo (18-28 luglio, durata del festival) di fronte alla magnifica Rocca Malatestiana. Da questa improvvisata collaborazione è nato un video, che riassume la filosofia verde del festival attraverso le parole dei protagonisti.

Il video di presentazione del Green Jazz Village.

Dal canto nostro siamo felici di vedere e supportare a nostra volta questi progetti, poiché siamo convinti che contribuiscano sul medio periodo a sensibilizzare l’utente che, per abitudine o ignoranza, continua a essere ignaro del proprio impatto sull’ambiente circostante, locale e globale. Per questo motivo, abbiamo accettato di contribuire alla sensibilizzazione degli astanti con dei promemoria informativi, che vi inviato a scaricare.

L’anima verde del festival

La musica jazz è portatrice di valori universali, come la fratellanza, ma anche l’ecosostenibilità. È questa la convinzione profondamente radicata in Adriano Pedini, organizzatore (ma ufficialmente direttore artistico) dal 1995 del Fano Jazz By The Sea, che ha portato all’ideazione e alla realizzazione del Green Jazz Village.

Green Jazz Village, visuale bar
L’angolo bar del Green Jazz Village di fronte alla Rocca Malatestiana, location principale del festival.

Una specificità di questo festival che va al di là della musica, è la sua anima verde. Sin dalla sua nascita, il festival possiede nel proprio DNA la ricerca di un contesto storico-cittadino abbinato alle stimolazioni sensoriali offerte dalla natura circostante. Nelle varie location che negli anni hanno radunato migliaia di appassionati e curiosi provenienti dall’Italia e dal resto d’Europa, l’elemento naturale ha sempre giocato un ruolo fondamentale nell’amalgamare la musica e i suoi fruitori.

Rocca Malatestiana (attuale sede), Anfiteatro Rastatt, Marina dei Cesari, ma soprattutto la Gola del Furlo. In quest’ultima, ogni anno si riuniscono ordinatamente e pacificamente tra le 2.000 e le 4.000 persone per il concerto di chiusura del festival. Una suggestiva cornice all’interno dell’omonima riserva naturale, patrimonio dell’entroterra nel nord delle Marche.

La nascita del Green Jazz Village

Da qualche anno poi, si è cercato di dare un’ulteriore spinta in termini di sostenibilità ambientale, che si riassume nel Green Jazz Village. Un villaggio aperto a tutti, facile da raggiungere a piedi o in bici, e dove a non essere di casa sono solo la plastica e la discordia. Composto di chioschi in legno, tanto semplici quanto spogli, serviti da corrente elettrica generata da pannelli solari, dove si possono gustare panini, focacce e piadine di produzione strettamente locale.

Green Jazz Village: un inizio piuttosto che un traguardo

Seppure questi festival, per scelta o per esigenza, non possano dirsi a “impatto zero“, incluso il Fano Jazz, assai significative sono però la presa di coscienza e l’assunzione di responsabilità, che vengono poi catalizzate nel messaggio che si prodigano a trasmettere.

L’augurio spassionato del L’EcoPost è quello che il Fano Jazz Festival possa portare avanti con sempre maggior efficienza e convinzione questo connubio tra musica jazz ed ecosostenibilità. Continuando a rinnovare e perfezionare la propria offerta verde, fino ad arrivare a rappresentare un modello per tutti gli eventi culturali e non del territorio.

Tema sensibilizzazione e cultura: leggi i nostri articoli Cosenza, tra Cracking Art e sonstenibilità, o Teatro Greco di Siracusa: arte e ambiente si fondono

Ridurre la plastica in viaggio. Ecco come fare

Il pianeta non va in vacanza

Ridurre la plastica in viaggio non è sempre semplice, soprattutto quando si è in vacanza. La prima regola da seguire è quella di ricordarsi giorno dopo giorno che in vacanza ci siamo noi, non il pianeta. Godiamoci il soggiorno ma senza abbandonare i piccoli accorgimenti ecologici.

La plastica vien mangiando

  • Portarsi una borraccia da riempire di tanto in tanto durante la giornata. Non comprare bottigliette di plastica
  • Se si va in un Paese in cui si mangia molto street food, come l’Asia, portarsi il proprio kit-pranzo. In questo modo ci si può fare riempire la propria bacinella e mangiare con le proprie posate.
  • Sempre nei paesi asiatici è molto comune comprare una noce di cocco per berne l’acqua all’interno. Per farlo è necessaria una cannuccia poiché è poco igienico appoggiare le labbra direttamente sulla noce. Portarsi quindi la propria cannuccia in metallo o in plastica dura riutilizzabile permetterà di rifiutare quella usa e getta. Questa è ovviamente utile anche per tutti gli altri Paesi, come gli USA, dove è molto comune acquistare caffè e bibite da bere con la cannuccia. Se però se ne può fare a meno, meglio non utilizzarla del tutto.
  • In viaggi in cui l’esperienza culinaria non è parte integrante dell’esperienza, cercare di mangiare in casa. In questo modo si ha maggiore controllo sui rifiuti prodotti.
  • Se si mangia fuori, scegliere il più possibile cibo locale. I prodotti importanti arrivano imballati nella plastica, cosa che avviene meno con i prodotti a km0.
  • Quando si sceglie il ristorante evitare quelli che servono il cibo in piatti di plastica.
  • Portarsi i propri snack per l’aereo, ancora meglio il proprio cibo.
  • Non comprare snack confezionati e prediligere la frutta o la frutta secca sfuse. Oltre che essere più sane sono plastic-free.

Igiene plastic-free

  • Portare shampoo e balsamo solidi. Risparmiano peso e spazio, passano tranquillamente i controlli e soprattutto non hanno contenitori di plastica
  • Per gli stessi motivi portare una saponetta al posto del doccia schiuma
  • Portando i propri prodotti per l’igiene da casa è totalmente inutile aprire ed utilizzare i campioncini degli hotel. Sono infatti quasi sempre contenuti nella plastica e una volta aperti vengono buttati dal personale. Quando si portano a casa, poi, è raro che si continui a utilizzarli.

Anche in viaggio, differenziare

  • Non in tutti i paesi è in vigore il bando dei sacchetti di plastica, quindi portarsi il proprio per quando si va al supermercato o a fare shopping
  • Attenzione alla differenziata! Cercare il più possibile di dividere i rifiuti. Negli hotel spesso non c’è divisione e non si può fare molto. Quando si alloggia nelle case altrui, invece, è bene chiedere dove sono i cassonetti o in generale come funziona la divisione dei rifiuti.
  • Portare con sé i rifiuti plastici fino a quando non si trova un cestino adibito alla raccolta plastica.

WWF e Jova Beach Party: una collaborazione rivedibile

Jovanotti e WWF

Il WWF è un’icona, se non l’icona per eccellenza, della difesa della natura. Ma questo non la rende infallibile. Spesso anche i migliori intenti possono provocare i risultati più imprevisti e indesiderati. Questo sembrerebbe essere il caso della collaborazione tra Jovanotti e il WWF in occasione del Jova Beach Party.

Il WWF Italia ha infatti deciso di fiancheggiare l’amatissimo artista italiano in questo tour estivo in alcune delle più belle spiagge italiane, con l’idea di sfruttare la popolarità del Jovanotti come strumento di sensibilizzazione e promozione di una cultura amica dell’ambiente. Scontato dunque che siano state prese tutte le precauzioni del caso per assicurare l’assenza di incidenza sull’ambiente costiero interessato, così come lascia intendere il WWF stesso che garantisce di avere chiesto “misure di tutela chiare e puntuali”.

Fratino: emblema di resistenza ostinata

A questo punto entra in gioco un altro protagonista: il fratino. Il fratino è più di un semplice uccello, il fratino è l’emblema di una natura agguerrita e intransigente, che non è disposta a rinunciare alla propria indole. La peculiarità di questo animale è infatti il luogo di nidificazione: le spiagge sabbiose, nelle quali depone, feconda e cova le proprie uova e accudisce i propri piccoli per le prime settimane, fino a quando non sono pronti a spiccare il volo.

Questo piccolo trampoliere non è raro da avvistare in Italia. Però il numero di esemplari svernanti è diminuito di circa la metà negli ultimi decenni. Il fratino è indice di una spiaggia e di un ambiente marino ben conservati e correttamente tutelati. Questo limicolo è anche al centro di campagne del WWF, come testimonia la Rete Fratino del WWF Italia nata lo scorso anno.

Le complicazioni: Ladispoli, Vasto, Lido degli Estensi

Già lo scorso dicembre 2018 è stata annullata una tappa del tour, quella di Ladispoli (Roma), a causa del passo indietro da parte delle associazioni ambientaliste della zona, dopo le criticità emerse. Cosa che non è andata giù a Cherubini, che non ha voluto risparmiarsi sui social media dando dei “leggeri” agli ambientalisti e dicendo che seguono “logiche misteriose”. Non proprio l’atteggiamento di chi è disposto a mettersi in secondo piano pur di rispettare l’ambiente.

Il post di Trident (società che organizza i concerti del cantante) che dichiara l’annullamento della data e a lato il commento di Jovanotti.

Ma quello che fino a pochi giorni fa era un caso isolato, ora non lo è più. Anche le tappe di Vasto (Chieti) e di Lido degli Estensi (Ferrara) hanno rilevato e svelato delle problematiche di carattere ecologico. Infatti i lavori appena iniziati a Vasto mettono a repentaglio l’habitat e quindi la sopravvivenza e la riproduzione dei fratini nelle rispettive località. Lavori che tra l’altro non erano stati accordati con l’organizzazione del Jova Beach Party e che hanno così costretto il WWF ha presentare una diffida al Comune di Vasto.

Similare la situazione in provincia di Ferrara, come ricordato dall’Associazione Naturalisti Ferraresi, che nel recente numero di giugno di Natura e Società della Federazione Nazionale Pro Natura ha elencato i numerosi punti che portano alla necessaria opposizione all’evento.

Ne vale veramente la pena?

Il fatto è che tra tutti gli ecosistemi intaccati dall’uomo, le spiagge sono di gran lunga quello più snaturato e antropizzato. La domanda che ne consegue è quanto sensata sia realmente questa operazione di marketing che altro non fa che adibire zone protette e dal fragile equilibrio a location per eventi di massa (a pagamento) con musica ad altissimo volume per un’intera giornata (più precedenti e successivi lavori).

Quali si prevedono essere i risultati effettivi in termini di consapevolezza ambientale e di cambiamenti di stile di vita nel maggiore rispetto dell’ambiente? Difficile a dirsi, ma è immaginabile che il rischio non valga la candela. Non si può fare marketing sulla pelle di fratini e tartarughe o della natura in generale.

Inoltre, l’obiettivo di sensibilizzazione sembra essere legato più all’evento stesso che non a una campagna di ampia portata e dagli effetti duraturi, basti guardare il video di presentazione del Jova Beach Party estate 2019 (che già dal nome non ha nulla che richiami la salvaguardia dell’ambiente) ad opera di Jovanotti stesso.

Video di presentazione del Jova Beach Party. Quale rilevanza ha l’ambiente in tutto ciò?

Come ricordano gli ambientalisti ferraresi: i premi e i riconoscimenti delle aree protette non sono estemporanei, ma vanno (ri)guadagnati giorno dopo giorno. L’era del compromesso a discapito della natura deve giungere al termine.

Tilos, la prima isola verde del Mediterraneo

Tilos, in Grecia, è la prima isola che si affida completamente alle energie rinnovabili. Grazie ai fondi istituiti dal programma europeo Horizon 2020, 13 milioni di euro per l’esattezza, ha realizzato il progetto che comprendeva: l’installazione di una pala eolica e una serie di pannelli fotovoltaici. Questo impianto permette all’isola di produrre il fabbisogno energetico di cui necessita, e anche nel modo più pulito possibile per l’ambiente. Questa perla del Dodecaneso dipendeva, fino al 2018, dalla vicina isola di Kos che la riforniva tramite una rete energetica sottomarina. Durante le intemperie, e non solo, erano frequenti i blackout. Questi duravano diverse ore, perfino 70 ore consecutive. Invece, grazie a questo nuovo sistema che la rende autosufficiente, può anche esportare l’energia in eccedenza.

isola verde

I numeri del progetto

Sull’isola sono stati installati circa 590 pannelli fotovoltaici e una pala eolica, da queste risorse rinnovabili si ricavano 800 kilowatt prodotti dal vento e 160 kw arrivano dai raggi solari. Una batteria ed un sistema di gestione intelligente dell’energia consentono di regolare al meglio i consumi. I picchi massimi del consumo giornaliero si verificano nei mesi estivi, e la cifra si aggira intorno ai 1000 kw, ovvero la quantità di energia totale prodotta dall’impianto. Per i circa 300 abitanti di Tilos quest’opera è sicuramente un vantaggio che ha messo fine ai problemi di carenza energetica del passato, anche i circa 31 mila turisti che visitano l’isola nei mesi estivi potranno godersi un confortevole soggiorno. Infine, si ha un minor impatto ambientale di 500 tonnellate di carburante l’anno, grazie a questi nuovi impianti di energia pulita.

Flora, fauna e diritti umani

L’isola è quasi interamente una riserva naturale che accoglie più di 150 specie di uccelli, molte di queste a rischio estinzione. È una meta turistica molto apprezzata dagli ornitologi, e anche per gli amanti della natura poiché sul territorio sono presenti 650 varietà di piante. In più, dal 1993 è abolita la caccia e nel 2008 si è svolto il primo matrimonio omosessuale della Grecia. L’isola apre le sue porte anche ai rifugiati, grazie alla sua collaborazione con le ONG SolidarityNow e UNHCR, con programmi di integrazione.

Insomma, Tilos è un’isola che si presenta al passo coi tempi e che fa delle sfide odierne della società una solida realtà su cui già poggiarsi, e come afferma la sindaca Maria Kamma: “If we can do it, anyone can.”

Lo spreco alle stelle sul volo Milano-New York

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Tanti piccoli amebi senza nome né capacità motorie, numerati e divisi in scompartimenti non meno angusti di un banco di scuola elementare, quando ci torniamo da adulti. Sono loro, i passeggeri del volo Milano-New York. E oltre all’inquinamento dovuto alle emissioni di quell’aereo, che è un altro grande problema della società globalizzata e del quale mi ritengo io stessa complice, ognuno di loro produce in nove ore molti più rifiuti plastici di quelli prodotti nello stesso tempo in un giorno qualunque. Voi direte che quel volo è un’eccezione, nessuno lo fa tutti i giorni. Ma il rapporto Enac (Ente Nazionale per l’Aviazione civile) sul traffico aereo italiano del 2017, dimostra che prendere l’aereo è ormai tutt’altro che raro. I passeggeri dei voli che collegano Malpensa a New York nel 2017 sono stati circa 687mila. Di questi, 300mila utilizzano la compagnia in questione. E l‘esperienza che ognuno di loro vivrà è la seguente.

Comincia l’avventura

Poco dopo il decollo le hostess iniziano il loro frenetico pendolarismo per i corridoi, trasportando il carrello al quale i passeggeri anelano come uccellini denutriti. Ci chiedono se vogliamo qualcosa da bere, io prendo dell’acqua naturale. Non bevevo da prima di entrare in aeroporto e la velocità con cui ho terminato l’acqua contenuta in quell’enorme bicchiere di plastica ne è stata la dimostrazione. Trascorrono pochi minuti, resi ancor meno percepibili dall’inizio di uno dei tanti film del catalogo e le hostess passano ancora, questa volta per distribuire un pacchetto di plastica con all’interno una sorta di tristissimo aperitivo. Ancora pochi minuti e le gentili e velocissime hostess iniziano la loro terza missione: ritirare i bicchieri e i pacchetti vuoti. Li prendono meccanicamente direttamente dal tavolino, spesso senza lasciarci il tempo di farlo noi. Buttano tutto in un sacchetto di un anonimo e preoccupante colore azzurro. Sarà il sacchetto della plastica?

Si mangia!

Finalmente si diffonde in tutto l’aereo odore di cibo. Le hostess ci servono con la solita celerità, che a quel punto mi sembra un po’ inutile viste le 8 ore di volo che ci attendono, ma che comunque apprezzo. Almeno finché non mi arriva il vassoio – l’unica cosa non usa e getta di tutto il kit. La portata principale è servita nella plastica, le posate di plastica sono confezionate nella plastica insieme a un tovagliolo di carta che rimarrà intonso. Sul vassoio è infatti presente anche un tovagliolo sfuso, più spesso e grande di quello minuscolo nelle posate. Troviamo anche un altro contenitore di plastica con dell’insalata scondita (i condimenti si trovano in altre bustine di plastica). Poi un panino freddo e molliccio, confezionato, nemmeno da dire, nella plastica, proprio come il dolce. Per completare il tutto, due alimenti di cui nessuno può fare a meno, entrambi impacchettati in materiale alluminioso: un formaggino molle tipo “Mio” e un panettino di burro, quest’ultimo inutilizzato dal cento percento dei campioni della mia veloce indagine sui vassoi dei vicini. Infine dei cracker in un sacchetto di plastica, giusto per darci un solo valido motivo per mangiare il formaggino. E ovviamente lei, la regina del PET, l’immancabile bottiglietta d’acqua, messa lì con il solo scopo di affollare corridoi e bagni nelle ore successive Ci avevano già dato da bere prima del pasto e nei voli lunghi l’acqua è ad accesso illimitato.

Differenziata no grazie

Finisco il mio piatto dal gusto opinabile, non apro nemmeno il panino, né il dolce, né, appunto, il burro. Continuo a guardare il mio film finché le hostess ripassano per raccogliere i rifiuti. I vassoi ci vengono presi con foga dal tavolino e svuotati con l’intero contenuto in quell’unico sacchetto azzurro di prima. Gli avanzi, ancora impacchettati, declassati nel giro di dieci minuti da pasto a rifiuto, rei soltanto di aver transitato sul vassoio del pranzo. Quando se ne vanno mi rendo conto di aver nascosto la bottiglietta sotto la coperta, perché il mostro azzurro non avrebbe atteso l’espletazione delle mie capacità oratorie e motorie. No, i suoi tentacoli si sarebbero allungati e in meno di un secondo me l’avrebbe sottratta ancora mezza piena.

Snack time

A metà viaggio, infreddolita e non assonnata vado a prendere un tè caldo, che viene servito in un bicchiere che sembra essere carta, o comunque materiale biodegradabile. La plastica, presumo, si sarebbe fusa. Torno a sedermi un po’ più sollevata, fino all’ennesimo passaggio veloce e inesorabile delle hostess che ci danno del gelato, duro come il marmo ma abbastanza buono e contenuto nel cartone. La plastica, questa volta, solo per il cucchiaino. Ritirano tutto, buttano tutto insieme. Un’ora dopo ci richiedono cosa vogliamo da bere. Questa volta mi trattengo, nonostante la secchezza dell’aria e il freddo che mi ha tappato il naso e prosciugato la bocca. All’arrivo manca poco più di un’ora e le hostess fremono, servono veloci, quasi corrono nei corridoi per soddisfare i bisogni di tutti. Ancora cibo, ancora uno snack in una scatola, ancora di cartone. Io avevo già deciso di non prendere nulla, soprattutto per la bassa qualità dei prodotti, cosa che mi viene confermata da chi, quello snack, lo mangia. Infine, ancora il passaggio dell’onnivoro sacchetto azzurro.

Facciamo i conti

Facendo una veloce stima sono circa dieci gli oggetti di plastica usati da un passeggero in nove ore. L’aereo di quella compagnia ne contiene ottocento. Sono quindi ottomila gli oggetti di plastica usati, buttati, e probabilmente non riciclati soltanto in un volo. In un anno da Malpensa partono 175 mila voli, 22 milioni i passeggeri stimati. Proviamo ad immaginare, in tutto il mondo, quanti rifiuti vengono prodotti inutilmente, solo perché siamo in viaggio e “almeno in viaggio” non abbiamo voglia di badare allo spreco, o alla raccolta differenziata.

Milioni di re e regine

Veramente abbiamo così bisogno di queste comodità, neanche fossimo reali del cinquecento? Veramente non siamo in grado di tenerci il nostro bicchiere (anche di plastica, ve lo concedo) dall’inizio alla fine del viaggio? Se cade, se si rompe, se siamo particolarmente viziati da non volere questo peso immane tra le mani allora ne chiederemo un altro, ma soltanto se lo vogliamo noi. Invece noi, su quell’aereo, non valiamo niente. Non abbiamo facoltà di decidere dove, quando, se buttare i nostri rifiuti. Almeno servissero a qualcosa, questi agi! L’esperienza, anche secondo persone che non disprezzano quanto me l’utilizzo sconsiderato di plastica, è stata comunque pessima.

Veramente abbiamo bisogno del burro? Dei cracker? Dell’ “aperitivo” prima del pranzo? Se si risparmiasse su quello, forse, si potrebbe investire nella qualità dei pasti serviti, senza sentirsi intossicati e/o disgustati ad ogni boccone. Davvero non è possibile produrre carrelli con due sacchetti, almeno per dividere i rifiuti organici dagli altri? Abbiamo mezzi in grado di attraversare un continente e un oceano in otto ore e non riusciamo a creare un carrellino con due spazi per la raccolta differenziata? E anche con il fantasmagorico carrellino, sarebbe davvero necessario buttare quantità esorbitanti di cibo ancora chiuso e impacchettato soltanto perché è già stato servito? Siamo schizzinosi fino a questo punto? Sarà una questione di sicurezza, d’accordo, ma passiamo una vita intera a comprare prodotti che sono alla mercé di tutti, sugli scaffali dei supermercati. O dai panettieri, dai fruttivendoli, alle bancarelle per strada sulle quali si posa più smog e sostanze inquinanti di qualunque altro posto. Per questioni di “sicurezza” non si potrebbe più mangiare niente.

Un passo indietro

Forse dovremmo tutti fare un passo indietro, e attribuire a noi stessi un po’ più di valore. Perché quando qualcosa vale, non si lascia intorpidire, imputridire, morire come i passeggeri dei voli aerei. Scendiamo dal piedistallo, perché i piedistalli vengono costruiti per i morti. Torniamo ad essere vivi, smettiamo di combattere contro la natura che ci ha dato la vita e rientriamo tra le sue file per combattere, invece, l’esercito dei vizi a cui noi stessi ci siamo affiliati.