Cominciare informati

Rassegna stampa settimana 25 febbraio – 3 marzo 2019

Via a Ecotassa ed Ecobonus

Dal 1 marzo sono in vigore le nuove regole per l’acquisto di automobili. Più incentivi (da 1.500 a 6.000 euro) per chi sceglie un’auto con meno emissioni, e più tasse (da 1.100 a 2.500 euro) per quelle meno “virtuose”.

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Governo ancora in bilico sulla TAV

Ancora nessuna decisione definitiva sulla linea Torino-Lione. Il cambio di rotta del Movimento 5 Stelle, però, fa pensare a un futuro sì del Governo.

M’illumino di Meno

Il primo marzo alcuni angoli delle città aderenti all’iniziativa M’illumino di Meno hanno spento le luci, risparmiando energia elettrica e quindi beneficiando l’ambiente. L’obiettivo è quello di sensibilizzare i cittadini sul risparmio energetico, invitandoli a fare lo stesso nella loro quotidianità.

Il Presidente Mattarella lancia l’allarme per l’ambiente

Ha citato Greta Thumberg il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che ha spostato l’attenzione della politica e della popolazione su uno dei problemi più gravi del nostro secolo, evidenziando la connessione diretta tra economia e ambiente, oltre che tra il nostro presente e il futuro dei nostri figli.

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La camera ha votato sui pesticidi

Hanno votato all’unanimità per la mozione che mira a ridurre l’utilizzo di pesticidi sui prodotti alimentari e aumentare il controllo soprattutto sui prodotti provenienti dall’estero. Il tutto per tutelare l’ambiente, la nostra salute e il Made in Italy.

La bottiglia di plastica 28enne trovata in spiaggia

Una vecchia bottiglia di latte, che riportava la data di scadenza nel luglio del 1991, è stata trovata su una spiaggia toscana. Questo contenitore, per fortuna o per sfortuna, aveva una data e facendoci rendere conto di quanto tempo un oggetto di plastica possa rimanere nell’ambiente.

Frutta e verdura per il mese di marzo: cosa comprare

Nuovo mese, nuova frutta e verdura di stagione. Per una spesa più sostenibile e naturale.

Si rivedono i primi carciofi e gli asparagi. Iniziano invece ad avere i giorni contati cavoli, broccoli, cime di rapa e zucche. Così come gli agrumi. Ecco la lista completa.

Verdura:

  • Ravanello
  • Asparago
  • Zucca
  • Topinambur
  • Sedano
  • Radicchio
  • Patata
  • Lenticchia fresca
  • Erba cipollina
  • Cece
  • Verza
  • Carota
  • Carciofo
  • Cavolfiore
  • Broccolo romanesco
  • Cavoletti di Bruxelles
  • Broccolo
  • Sedano rapa
  • Cima di rapa
  • Indivia
  • Cicoria
  • Bietola
  • Finocchio
  • Spinaci
  • Aglio
  • Porro
  • Sedano
  • Lattuga
  • Cavolo cappuccio
  • Cipolla
  • Patate
  • Scalogno

Frutta:

  • Arancia
  • Cedri
  • Clementina
  • Frutta in guscio
  • Kiwi
  • Limone
  • Mandarino
  • Mele
  • Pere
  • Pompelmo

 

Potrebbero esserci delle variazioni in base alle regioni di coltivazione. Per ogni dubbio si può sempre chiedere al contadino di fiducia.

Ecotassa ed ecobonus sulle auto, da marzo in vigore

Ecotassa ed ecobonus sulle auto sono parte della manovra economica del M5S, definitivamente approvata a dicembre. Sulle auto immatricolate a partire dal 1 marzo 2019 al 31 dicembre 2021 saranno applicate nuove regole che prevedono incentivi o disincentivi a seconda della quantità di emissioni per chilometro quadrato.

Ecotassa

Chiunque acquisti un veicolo M1 nuovo di fabbrica con emissioni superiori ai 160 CO2 g/km (160 grammi di anidride carbonica per chilometro) dovrà pagare una tassa che va dai 1100 fino ai 2500 in base a questi criteri:

CO2 g/kmImposta (euro)
161-1751.100
176-2001.600
201-2502.000
>2502.500

Da sapere

  • La tassa non viene applicata sui veicoli usati, ma se un’ auto è stata acquistata in un Paese estero e viene reimmatricolata in italia dopo il 1 marzo 2019 sarà sottoposta all’ecotassa.
  • L’imposta non si applica a veicoli di uso speciale come camper, veicoli blindati, ambulanze, auto funebri, veicoli con accesso per sedia a rotelle, caravan, gru mobili, carrelli “dolly”, rimorchi per trasporto eccezionale.
  • I veicoli con certificato di rilevanza storica hanno diritto alla riduzione della tassa pari al 50 percento.
  • Per sapere se il veicolo rientra tra quelli tassati si può consultare il libretto di circolazione. Il dato si trova nel secondo riquadro del punto V.7 di ogni libretto.

Ecobonus

Buone notizie, invece, per chi sceglie la via (un po’ più) green. La legge di bilancio, infatti, prevede agevolazioni per chi acquista, sempre a partire dal 1 marzo 2019, automobili ibride o elettriche a basse emissioni di CO2. Per l’incentivo vi sarà anche una grande differenza tra la presenza e l’assenza di rottamazione in concomitanza dell’acquisto. Gli incentivi sono i seguenti:

CO2 g/kmContributo senza rottamazione (euro)Contributo con rottamazione (euro)
0-204.0006.000
21-701.5002.500

Da sapere:

  • Dagli incentivi sono esclusi i modelli che costano più di 50 mila euro IVA esclusa, quindi 61mila euro.
  • Il veicolo da rottamare deve essere intestato da almeno dodici mesi al soggetto intestatario del nuovo veicolo o ad uno dei familiari conviventi alla data dell’acquisto del nuovo veicolo.
  • Nell’atto di acquisto deve essere espressamente dichiarata la volontà di rottamazione del veicolo usato.
  • Entro quindici giorni dalla data di acquisto, il venditore è tenuto ad avviare le pratiche per la rottamazione.

La legge di bilancio prevede anche riduzioni fiscali del 50% sull’acquisto e l’installazione delle colonnine di ricarica per le auto elettriche, su un ammontare complessivo non superiore ai 3000 euro.

Treno Verde è arrivato, e ci porta nel futuro

Treno Verde

Ascolta l’articolo:

Non è mai bello perdere il treno, specialmente se si tratta di quello del futuro. Treno Verde è una campagna promossa da Legambiente che, insieme a Ferrovie dello Stato, vuole incentivare l’utilizzo dei mezzi di trasporto alternativi a fronte delle automobili private.

Quanto sono inquinate le città?

Treno Verde farà tappa in dodici stazioni italiane, nelle quali espleterà due principali funzioni. La prima è quella del monitoraggio della qualità dell’aria e i flussi di traffico in città. I volontari di Legambiente, infatti, effettueranno un controllo itinerante nei punti più “critici” delle città. Le misurazioni hot spot delle polveri sottili dureranno un’ora e i risultati saranno poi esposti sullo stesso Treno Verde. In questo modo sarà possibile riflettere e discutere sulla qualità dell’aria che i cittadini ogni giorno respirano e che provoca ogni anno 60 mila morti premature.

Una mostra per un futuro a emissioni zero

In secondo luogo, a bordo del Treno Verde, sarà allestita una mostra dedicata alla mobilità sostenibile in quanto possibile soluzione al riscaldamento globale. La mostra è interattiva e permette di vedere, toccare e sentire l’enorme quantità di inquinamento acustico e atmosferico al quale siamo sottoposti ogni giorno e del quale spesso non ci accorgiamo.

Nella prima carrozza saranno approfonditi i rischi dello smog sul nostro organismo e sul nostro pianeta. Nella seconda carrozza si potranno conoscere le possibili soluzioni per contrastare le fonti fossili e le buone pratiche già attuate dalle città italiane ed estere. La terza carrozza è invece curata da Ecopneus, un’azienda che si occupa di riciclare i pneumatici, dando loro una seconda vita. Infine, nella quarta carrozza, vi sarà un grande spazio per ospitare conferenze, dibattiti e laboratori che guideranno chiunque vi assista nel cambiare in prima persona la propria città, per un futuro a emissioni zero.

Un cambiamento semplice e vantaggioso

Questa transizione è più semplice e vantaggiosa di quel che si creda. Con il car sharing e il car mobbing, restare imbottigliati nel traffico sarà solo un lontano ricordo. Se vi sembrano parole arrivate da un altro pianeta, vi sbagliate. Iniziate a vedere il car sharing come un taxi sempre a vostra disposizione, ma il cui guidatore siete voi, con un costo decisamente inferiore. In questo modo, infatti, pagate soltanto l’effettivo utilizzo della macchina e non la sua proprietà, togliendo molte fastidiose incombenze quali assicurazione, revisione, bollo ed eventuali danni nel corso degli anni. Il car mobbing consiste semplicemente nella buona pratica di invitare amci, colleghi, parenti o perché no, sconosciuti (tramite apposite App) a condividere il viaggio insieme a voi. Non dimentichiamoci poi del trasporto pubblico come treno, metropolitana e pullman. Più si utilizza, più più sarà efficiente, e più sarà efficiente, più sarà piacevole utilizzarlo. Infine, perché non optare, quando possibile, per i piccoli mezzi di locomozione quali la bicicletta, il monopattino o, se siete giovani (fuori o dentro) lo skateboard.

La rivoluzione è già tra di noi, e il Treno Verde arriva con lo scopo di farci aprire gli occhi.

Tappe e orari

L’ingresso alla mostra del Treno Verde è totalmente gratuito ed essa è aperta al pubblico dal lunedì al sabato dalle 16 alle 19. Le scuole prenotate possono accedere dalle 8,30 alle 14. La domenica l’accesso è possibile dalle 10 alle 13. A Roma Termini la mostra sarà aperta dalle 10 alle 13,45.

Le tappe sono le seguenti:

Palermo – 18, 19, 20 febbraio

Bari– 22, 23, 24 febbraio

Napoli Centrale– 26, 27, 28 febbraio

Roma Termini*– 2, 3, 4 marzo

Pescara– 6, 7, 8 marzo

Arezzo– 10, 11, 12 marzo

Civitanova Marche– 14, 15, 16 marzo

Rimini – 18, 19, 20 marzo

Padova– 22, 23, 24 marzo

Genova Piazza Principe– 26, 27, 28 marzo

Torino–  30, 31 marzo, 1 aprile

Milano Porta Garibaldi– 3, 4, 5 aprile

Per maggiori informazioni, visitare il sito ufficiale.

Ambiente e giovani: la chiamata di Mattarella

Meglio tardi che mai

In un panorama politico italiano in cui le questioni ambientali vengono completamente ignorate da qualsivoglia ordine del giorno, se non per farne saltuariamente oggetto di propaganda, è comparso oggi un primo bagliore di luce. Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, in un discorso tenuto all’inaugurazione dell’anno accademico all’Università della Tuscia (VT), ha infatti parlato ai presenti della centralità dei temi ambientali nello sviluppo del nostro paese.

Una richiesta per i giovani: alzare la voce

Sul finale del suo discorso il Presidente della Repubblica chiama i giovani all’azione. Le sue parole non lasciano altra interpretazione. Il Presidente parla infatti anche di Greta Thunberg, la giovane paladina dell’ambiente fonte di ispirazione per decine di migliaia di ragazzi che ogni venerdì scendono in piazza in tutto il mondo per contestare l’indifferenza della politica verso questo tema “fondamentale”. In particolare il suo discorso mette sotto i riflettori uno dei problemi ambientali che riguarda più da vicino il nostro paese: la cura del territorio, vero patrimonio dello stivale. Un problema che, se verrà ulteriormente ignorato, creerà grossi danni anche dal punto di vista economico, tanto da mettere a rischio lo sviluppo del paese.

L’equità intergenerazionale

Nel suo discorso viene anche ripreso un principio che sta alla base di ogni civiltà e di ogni periodo storico. Lasciare ai posteri un mondo migliore di quello che si è trovato. Se entro i prossimi 11 anni non assisteremo ad una decisiva inversione di rotta, tutte le generazioni che vivranno a cavallo dei prossimi 50 anni saranno le prime a poter lamentare una mancata applicazione di questo principio. Specialmente nel nostro paese. L’area del Mediterraneo è infatti una delle zone più esposte agli effetti negativi dei cambiamenti climatici. Un aumento del livello dei mari, delle alluvioni o dei periodi di siccità avrebbe conseguenze devastanti a livello economico nel belpaese, che al momento, nonostante i primi campanelli di allarme, risulta completamente impreparato ad affrontare gli effetti che i cambiamenti climatici potrebbero scatenare nel medio-lungo termine, complice una totale assenza di politiche di adattamento ad un clima che sicuramente muterà.

Il discorso di Mattarella

“La tematica ambientale è davvero fondamentale. Qualche mese fa ho firmato insieme ad altri capi di Stato, su iniziativa del Presidente della Repubblica austriaca, un documento comune per sottolineare come i mutamenti climatici rappresentino la sfida cruciale di questo periodo, di questo nostro momento storico. Abbiamo molte sfide davanti, ma quello specifico di questo tempo è davvero il mutamento climatico e la difesa dell’ambiente. All’interno di questo ve n’è uno specifico del nostro paese che rientra nel tema ambientale: è quello della cura del territorio. Cura del territorio che riguarda e idealizza un interesse prioritario per l’Italia. Non soltanto perché salvaguarda la bellezza del nostro paese, un patrimonio riconosciuto in ogni parte del mondo, ma anche sul profilo economico la cura del territorio è decisiva per il nostro sviluppo. Nel nostro paese molte delle emergenze e delle calamità naturali son dovute alla scarsa cura del territorio e al suo impoverimento ed è quindi sotto ogni profilo, anche quello economico, un tema centrale e prioritario. Si è già parlato in questa sede della centralità degli studenti, ed anche su questo tema devono avere centralità. É a loro affidata una forte responsabilità di sollecitazione e di spinta, per sospingere anche le istituzioni in questa direzione. In questo periodo una giovane studentessa svedese, di nome Greta, sta sottoponendo le istituzioni europee ad una forte sollecitazione sul tema ambientale. Vi è un’equità intergenerazionale che siamo chiamati a rispettare per non depauperare le successive generazioni di quel che noi abbiamo potuto utilizzare.”

L’impatto ambientale degli allevamenti intensivi

Produrre carne e latticini ai ritmi di oggi non è sostenibile. Questo il risultato di diverse ricerche condotte in ogni parte del mondo e rilanciate da alcune delle testate più autoritarie a livello internazionale. Nell’occhio del ciclone ci sono ovviamente gli allevamenti intensivi. Tuttavia non è scorretto affermare che anche i modelli estensivi presentano delle criticità.

Dalle riviste scientifiche Science e The Lancet, fino a testate più generaliste come il Guardian e l’Economist: sono tutti d’accordo. Se vogliamo preservare la salute del pianeta e al tempo stesso riuscire a nutrire una popolazione mondiale proiettata verso i 10 miliardi di persone nel 2050, dobbiamo ridurre il consumo e la produzione di alimenti di origine animale.

allevamenti intensivi

Le emissioni degli allevamenti intensivi

La quantità di prodotti di origine animale che consumiamo oggi inquina, parecchio. Secondo la FAO il settore alimentare è responsabile almeno del 15/18% delle emissioni di gas serra a livello mondiale, tanto quanto il ben più demonizzato settore dei trasporti

La maggioranza delle emissioni generate da questo settore provengono proprio dall’industria della carne e da quella casearia, nonostante i loro prodotti forniscano solo il 18% delle calorie e il 33% delle proteine di cui si nutre la popolazione mondiale. E le ragioni sono facilmente deducibili, oltre che comprovate.

Leggi anche: “Come abbattere il 25% delle tue emissioni di CO2”

Prendiamo come esempio i più comuni animali da allevamento e calcoliamo il loro Feed Conversion Ratio, ovvero il rapporto tra la quantità di risorse necessarie per nutrire un determinato capo da allevamento per tutta la sua vita e la quantità di cibo che ne viene ricavato per il consumo umano.

Feed Conversion Ratio o Indice di conversione alimentare per specie allevate

La specie meno sostenibile è senza ombra di dubbio il manzo. Il suo Feed Conversion Ratio è di 1 a 8. Ciò significa che ogni 8 kg di mangime, si ricava 1 kg di cibo destinato al consumo umano. Un rapporto parecchio inefficiente. Quello della carne di maiale, come si può vedere dalla tabella sottostante, è lievemente migliore, senza tuttavia strabiliare: 1 a 5. Per i prodotti caseari il rapporto è invece di 1 a 2,5. L’alternativa migliore è il pollo, con un rapporto di 1 a 2.

I dati non lasciano scampo: in termini di sostenibilità la carne è la peggiore delle alternative.

Oggi produciamo già abbastanza cibo per sfamare 10 miliardi di persone, ma ne stiamo dando una grossa fetta agli animali. Tutto ciò per assecondare il nostro eccessivo desiderio di carne e formaggi e mentre in diverse zone del pianeta sono ancora presenti grossi problemi di malnutrizione, soprattutto nelle popolazioni che abitano in paesi a basso reddito.

Con una popolazione mondiale in crescita verticale, risulta evidente come le scelte che faremo a tavola saranno direttamente responsabili della sicurezza alimentare di tantissime persone, oltre che delle conseguenze relative alle emissioni di gas serra generate da questo settore.

Va fatto notare come questo ragionamento riguardante l’ “inefficienza” dell’allevamento di animali per la produzione di cibo destinato al consumo umano, non valga solo per i capi provenienti da allevamenti intensivi.

allevamenti intensivi conseguenze
allevaConsumo di acqua giornaliero e Feed Conversion Ratio per specie. Fonte: Food Choice and Sustainability, Dr. Richard Oppelander. 2013

Perché gli allevamenti intensivi inquinano

I fattori che vanno a incidere sull’impatto ambientale degli animali da allevamento sono diversi:

  • il consumo di acqua e suolo
  • il metano emesso dai loro escrementi ed eruttazioni. Sì, anche il metano è un gas ad effetto serra
  • L’’inquinamento derivato dall’utilizzo dei fertilizzanti necessari per produrre il loro cibo nelle monocolture sparse per il mondo

Un altro dato che può far riflettere riguarda la percentuale di animali che passano la loro vita negli allevamenti intensivi, ovveroil 95% del totale a livello mondiale. In Italia questa percentuale scende all’80%, come riportato nel libro “TritaCarne” di Giulia Innocenzi.  Un rapporto migliore rispetto al resto del mondo che tuttavia non corrisponde affatto al valore percepito dall’opinione pubblica. Chiedete a qualcuno che non conosca questo dato qual’è la percentuale di animali allevati in maniera intensiva. Chiunque affermerà che è molto inferiore.

Altre conseguenze indirette degli allevamenti intensivi

In questo tipo di allevamenti gli animali sono nutriti principalmente con mais e soia. La coltivazione di entrambi questi mangimi risulta essere tra i principali responsabili di una grandissima fetta del fenomeno di deforestazione a cui stiamo assistendo.

Se volete vedere coi vostri occhi quello che sta accadendo in Brasile e U.S.A., dove i campi di mais e soia imbevuti di pesticidi si perdono a vista d’occhio dietro l’orizzonte, vi basterà guardare uno dei tanti documentari che trattano l’argomento (e.g. Soyalism o Cowspiracy).

Leggi anche: “L’ONU propone un divieto per i mercati di animali selvatici”

Inoltre, per garantire la sopravvivenza degli animali nelle indecenti condizioni in cui vengono allevati, è necessario imbottirli di antibiotici, una parte dei quali finirà nei loro escrementi e da lì nelle falde acquifere che li trasporteranno in mare, dove vivono i pesci che mangiamo.

Altro dato significativo: un capo di manzo beve almeno 40 litri di acqua al giorno, una mucca da latte può arrivare fino a 150.

Vanno inoltre aggiunte all’equazione le emissioni generate dai processi di lavorazione del capo dopo la sua uccisione, dal trasporto del prodotto fino al luogo di vendita e dallo smaltimento delle carcasse.

La carne a impatto (quasi) zero

L’alto costo ambientale degli alimenti di origine animale non è sfuggito agli occhi degli imprenditori più lungimiranti. Tra questi c’è anche Bill Gates che, insieme ad altri giganti del panorama imprenditoriale mondiale, ha investito in una soluzione che potrebbe eliminare quasi totalmente il problema dell’insostenibilità della carne.

Stiamo parlando della “carne in provetta” o “lab-grown meat”, prodotta da Memphis Meat. Questo tipo di carne, identica per sapore, consistenza e valori nutrizionali a quella “vera”, ha un impatto ambientale bassissimo rispetto ai metodi di produzione tradizionale ed è “cruelty-free”.

Il giorno in cui questo prodotto comparirà negli scaffali dei supermercati non è troppo lontano e, in termini di sostenibilità, rappresenta senza dubbio una soluzione credibile.

Insetti e proteine vegetali: le alternative sostenibili alla carne degli allevamenti intensivi

Altri esperimenti interessanti riguardano la produzione di hamburger vegetali, uguali, per consistenza e anche per sapore, alla carne tradizionale. Tra questi i burger di Beyond Meat, già gustabili in Italia presso la catena Well Done Burger e davvero sorprendenti per somiglianza a quelli tradizionali e dal maggior apporto proteico.

Un recente studio ha evidenziato come negli Stati Uniti questo mercato sia cresciuto del 300% negli ultimi mesi. Stesso apporto di proteine con l’aggiunta di altri nutrienti derivanti dall’utilizzo di materia prima vegetale, minor impatto ambientale e coscienza pulita per il consumatore sono i punti di forza di questo mercato destinato a decollare nei prossimi anni.

Un’altra alternativa più sostenibile e già soggetta di studi ed investimenti sono gli allevamenti di insetti. Questi infatti risultano avere un ottimo indice di conversione alimentare – di cui vi abbiamo parlato sopra – rispetto agli animali da allevamento tradizionali. Costituiscono quindi un’alternativa molto più sostenibile e in grado di offrire proteine di qualità.

Gli insetti oggi fanno già parte delle diete di più di 150 paesi al mondo e si potrebbero diffondere presto anche in Europa. Le specie più consumate come grilli o vermi non sono mai stati un veicolo delle “zoonosi”, ovvero di quelle malattie che l’uomo ha contratto dagli animali.

Consumare carne in modo sostenibile

La carne e i latticini fanno parte della nostra cultura e di quella di tanti paesi nel mondo. Risulta quindi impossibile ipotizzare una sua totale assenza dalle nostre diete, almeno su vastissima scala.

Sembra invece più plausibile ipotizzare una progressiva diminuzione della sua produzione e del suo consumo, senza che tuttavia si arrivi a toccare lo zero. Complice la necessità di ridurre le emissioni a livello globale salvaguardando allo stesso tempo un importante settore dell’economia.

Leggi anche: “L’inverno più caldo di sempre. Temperature più alte di 3,5°C”

Secondo uno dei più recenti studi sul tema, pubblicato da The Lancet a Gennaio 2019, la quantità ideale di carne rossa da assumere per la propria salute e quella del pianeta è di 7g al giorno. Una bistecca ogni due settimane circa. Viene concessa un po’ più di tolleranza per la carne di pollo, il pesce e i derivati. Precisiamo per pignoleria che comprare carni e latticini locali provenienti da aziende agricole che utilizzano metodi di allevamento estensivi è, in questo senso, largamente preferibile. Stesso discorso anche per il consumo di pesce.

La parola d’ordine in questo è una soltanto: moderazione!  E magari dare una chance alle alternative più sostenibili come gli esempi sopra riportati. Anche i legumi costituiscono un’ottima alternativa. Insomma rispettare l’ambiente a tavola senza privarsi di nulla è possibile. Basta solo farci un po’ di attenzione.


Attiva la ZTL più grande d’Italia. E Milano è sempre più green

Area B

Chi e quando

Attivata oggi a Milano la ZTL più grande d’Italia e la seconda in Euopa dopo Bruxelles. I dati sulle città più inquinate d’Italia non mentono: Milano è la sesta città con più polveri sottili della Nazione e, forse, questa classifica ha fatto traboccare il vaso.

Alle 7:30 di questa mattina, lunedì 25 febbraio 2019, sono scattati i limiti d’accesso nell’Area B. Uno spazio grandissimo, che si estende fino ai limiti della città e nel quale vive quasi tutta la popolazione milanese. Qui non potranno più circolare benzina euro 0 e diesel euro 0, 1, 2 e 3, a doppia alimentazione gasolio-GPL e gasolio-metano Euro 0, 1, 2 e veicoli ingombranti superiori a 12 metri. I divieti sono validi da lunedì a venerdì, dalle 7.30 alle 19.30, esclusi i festivi.

Area B

Un avvio graduale

I divieti non finiscono qui anche se, per dare la possibilità alle persone di comprendere e abituarsi all’iniziativa, il suo avvio sarà graduale. Il prossimo primo ottobre lo stop sarà esteso ai diesel euro 4 (che sono già vietati in Area C dal 2017) e moto e ciclomotori a gasolio euro 0 e 1. Dal 1 ottobre 2020 l’accesso sarà vietato anche agli euro 1 benzina ed entro il 2030 le restrizioni aumenteranno.

Chi può entrare

Di contro, l’accesso è consentito agli autoveicoli euro 5 e 6 benzina, gli autoveicoli GPL, metano, bifuel e auto ibride ed elettriche. Saranno inoltre esenti da sanzioni le autoambulanze, i veicoli della Croce Rossa, i veicoli delle Forze Armate, Polizia, Vigili del Fuoco e Protezione Civile. Possono inoltre circolare liberamente i veicoli che espongono il contrassegno “invalidi” il cui titolare sia a bordo del veicolo e in generale chiunque disponga di un permesso per svolgere mansioni di assistenza sanitaria.

Pochi controlli (per ora)

Sempre per un inizio graduale, al momento solo sedici strade sono dotate di telecamere. Inutile dire che il divieto è comunque valido per tutte le 187 strade di accesso all’Area B, le quali saranno tutte controllate informaticamente entro il 2020. Le telecamere attive da oggi sono in via Anassagora, viale Pirelli, viale Sarca, via Pasta, via Gallarate, via Tofano, via Basilea, via Zurigo, via Garin, via Baroni, via Cassinis, via Toffetti, via Rogoredo, via Feltrinelli, via Mecenate e via Fantoli.

Multe e permessi

La multa prevista per chi non rispecchia il divieto è di 80 euro, anche se tutti i cittadini residenti a Milano in possesso di un auto esclusa dall’Area B, avranno diritto a 50 accessi nell’area per tutto il 2019, che scenderanno a 25 nel 2020. Al primo passaggio di un veicolo non autorizzato, sarà inviato al proprietario l’invito per iscriversi al portale e registrare la propria posizione e il numero di passaggi effettuati.

I permessi e le pratiche di registrazione possono essere ottenute online. Qui è anche possibile verificare se il proprio veicolo ha il permesso di entrare in Area B.

Informazioni importanti:

  • E’ vietata anche la circolazione dinamica all’interno di Area B. Ciò significa che un autoveicolo il cui accesso è vietato in Area B non può circolare all’interno di tale area, anche se è entrato prima delle 7.30. Non potrà quindi uscire dall’Area B prima delle 19.30 ovvero al termine dell’orario del divieto.
  • Attenzione anche ai divieti regionali per il piano anti-inquinamento in vigore fino al 31 marzo. Violare questi divieti potrà portare a una multa di 160 euro, il doppio rispetto a quella per l’Area B. Una volta esauriti i 50 ingressi, si potrà incorrere in due multe: una da 160 euro per il piano regionale e una da 80 euro per Area B.
  • Anche gli orari di Area C hanno subito delle modifiche per coincidere con quelli di Area B. Per esempio, anche il giovedì, che fino ad ora prevedeva il divieto fino alle 18.30, si allungherà fino alle 19.30. Inoltre in Area C non potranno più entrare motoveicoli e ciclomotori a due tempi euro 0 e 1 e veicoli a doppia alimentazione gasolio-gpl e gasolio-metano euro 0, 1 e 2.
  • Alla stazione della metropolitana rossa al Duomo vi è un infopoint dove potrete avere tutte le informazioni. Gli orari di apertura del servizio sono dalle 8.30 alle 15.30, dal lunedì al venerdì

Per saperne di più, visitare il sito del Comune di Milano

Riscaldamento globale: perché aumenta la temperatura?

Riscaldamento globale

Il riscaldamento globale è un fenomeno naturale, cui la Terra è andata incontro numerose volte nel corso della sua storia. Solitamente il passaggio da periodi più caldi alle ere glaciali avviene molto lentamente. Quello da un’era glaciale a un periodo caldo, invece, avviene con un aumento medio di circa un grado ogni cinquecento o mille anni, un tempo molto veloce in relazione all’età della terra. È lo stesso fenomeno cui stiamo assistendo oggi, ma non senza una evidente anomalia: una velocità nel riscaldamento mai registrata prima. La temperatura media globale del pianeta è cresciuta di un grado tra la seconda parte dell’Ottocento e oggi, quindi in meno di duecento anni.

 

Leggi anche: “L’inverno più caldo di sempre: temperature più alte di 3,5 gradi”

 

Un equilibrio prezioso

 

La temperatura di un corpo è data dall’energia in esso contenuta. Se aumenta l’energia la temperatura si alza, se di diminuisce si abbassa. L’energia della Terra arriva al pianeta dalla sua fonte primaria, il Sole. Se però la Terra assorbisse tutta l’energia solare che colpisce la sua superficie, abbrustolirebbe.

 

Fortunatamente questo non avviene perché, anche se tutti i raggi solari superano l’atmosfera, non tutti vengono assorbiti da terra e oceani. Una buona parte infatti viene riflessa dalle superfici chiare, massimamente dai ghiacci, che permettono a una grande quantità di energia di uscire dal pianeta. Inoltre la Terra emette naturalmente una radiazione infrarossa, quindi energia, che non è paragonabile a quella solare ma che contribuisce alla creazione di un equilibrio tra energia in entrata ed energia in uscita.

 

L’effetto serra causa il riscaldamento globale

 

Qual è, quindi, la causa del grande e veloce aumento della temperatura e quindi la perdita dell’equilibrio originario riscontrato negli ultimi decenni? Sappiamo per certo che l’energia derivante dal Sole non è aumentata, perciò la causa può risiedere soltanto nella radiazione infrarossa terrestre. Alcuni gas contenuti nell’atmosfera come il vapore acqueo, l’anidride carbonica e il metano sono infatti in grado di assorbire una parte di questa radiazione, trattenendone quindi il calore. Questo fenomeno è chiamato effetto serra, che si intensifica con l’aumentare di questi gas presenti nell’aria.

 

Combustioni &co.

 

Questa quantità di gas, che è sempre stata più o meno fissa nel corso dei decenni, nell’ultimo secolo è aumentata enormemente. La concentrazione di CO2 è infatti sempre oscillata tra i 180 e 280 parti per milione (ppm), con il picco più basso durante le ere glaciali e quello più alto nei periodi più caldi. Oggi abbiamo superato in modo stabile i 400 ppm. Questi gas vengono prodotti in conseguenza a una combustione, soprattutto di certi combustibili fossili, il peggiore dei quali è il carbone. Ma i gas serra di origine umana provengono anche da altre attività come l’agricoltura o la deforestazione, che elimina i vegetali in grado di assorbire l’anidride carbonica.

 

riscaldamento globale

 

Un circolo vizioso che aumenta il riscaldamento globale

 

Le conseguenze più pericolose del riscaldamento globale sono in primo luogo lo scioglimento dei ghiacci, i quali giocavano un ruolo fondamentale nel riequilibrare l’energia terrestre. In più al di sotto del permafrost, ovvero le parti di terra rimaste congelate dall’ultima glaciazione, sono intrappolate enormi quantità di metano, un gas con potere riscaldante pari a venti volte quello dell’anidride carbonica. Se i ghiacci si sciolgono, questo gas potrebbe uscire dalla sua cella di sicurezza ed essere così rilasciato nell’atmosfera. Senza le superfici chiare che riflettono i raggi solari e senza il permafrost che intrappola il metano, la temperatura aumenta ancora di più, creando il cosiddetto feedback positivo, cioè un circolo vizioso per il quale la conseguenza dell’aumento della temperatura diventa a sua volta la causa di un suo aumento ancora maggiore.

 

Leggi anche: “Chasing ice, il documentario che insegue i ghiacciai”.

 

In poche parole, il riscaldamento globale degli ultimi decenni sta avvenendo a causa dell’uomo, in particolare per il rilascio sconsiderato di gas serra e per l’abuso delle risorse naturali.

 

 

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Cibo sostenibile: una guida per riconoscerlo

cibo sostenibile

Sostenibilità e rispetto dell’ambiente significano anche mangiare cibo sostenibile. Le nostre scelte alimentari devono considerare anche il luogo in cui facciamo la spesa e l’impatto che i prodotti che acquistiamo hanno sull’ambiente. Spesso non se ne è consapevoli, oppure non vi si presta abbastanza attenzione. Ogni azione che compiamo ha un impatto ambientale ed è giunto il momento di essere consci delle conseguenze delle nostre scelte, almeno per poterle prendere con consapevolezza. Oggi lo stile di vita occidentale non è sostenibile e, per preservare il benessere delle future generazioni, occorre cambiare. E il cambiamento passa anche dalla tavola. Mangiamo almeno tre volte al giorno, tutti i giorni. Tutti quanti. Motivo per cui le scelte alimentari sono determinanti nel calcolo dell’impatto ambientale di ognuno di noi.

Meno carne è meglio

Partiamo dalla verità più impopolare di tutte. I livelli attuali di produzione e consumo di alimenti di origine animale, specialmente di carne rossa, non possono essere considerati sostenibili. L’evidenza scientifica e la quantità di studi che giungono a questa conclusione aumenta di mese in mese, come approfondito in un altro articolo del blog.  Ultimo in ordine temporale, uno studio pubblicato da “The Lancet” e ripreso da diverse testate di tutto il mondo, in cui si dimostra come sia necessaria una netta riduzione del consumo di prodotti di origine animale e zuccheri per salvaguardare l’ambiente e la sicurezza alimentare della crescente popolazione mondiale. Allo stesso tempo occorre aumentare il consumo di frutta, verdura, frutta secca e semi. Una diminuzione, significativa ma non necessariamente totale, del consumo di prodotti di origine animale è quindi il primo step necessario per ridurre la propria impronta ecologica. Ma non è l’unico fattore su cui si può lavorare, ci sono altri accorgimenti che ci possono aiutare.

Un cibo è sostenibile se ha la filiera corta

Prima cosa da tenere sempre in considerazione per mangiare cibo sostenibile: meno soggetti sono presenti nella filiera che va dal produttore al consumatore, più la scelta è sostenibile. Comprare quindi carne non proveniente da allevamenti intensivi e direttamente da chi la produce, ad esempio nei mercati a km 0 che si stanno espandendo a macchia d’olio in Italia, è sicuramente più sostenibile oltre che di supporto ai piccoli produttori. Da tenere a mente anche la stagionalità e il tipo di coltivazione da cui provengono frutta e verdura. Ragionando secondo una logica di spesa sostenibile vanno privilegiati prodotti di stagione, provenienti se possibile da colture organiche/biologiche, e possibilmente con pochi chilometri sulle spalle. Così come in generale si può dire che meno un prodotto sarà lavorato, minore sarà il suo impatto ambientale.

Cibo sostenibile e salute: si può

“Ma le proteine dove le prendo?” La risposta è: ovunque! I legumi ed i cereali in generale ne sono più ricchi, in percentuale, anche della carne, ma le possiamo trovare anche in tutti gli altri cibi di origine vegetale. Secondo un recente report pubblicato dalla RISE Foundation, un istituto indipendente finanziato dall’Unione Europea, in Europa assumiamo 104 g di proteine al giorno quando la quantità consigliata è di 50. Più del doppio. E assumerne in eccesso non ha particolari vantaggi sulla salute, al contrario di fibre e vitamine che sono particolarmente presenti in grani integrali, frutta e verdura. Stesso discorso per ferro, calcio e tutto il resto, facilmente assumibili anche in diete vegetariane o vegane equilibrate. L’unico elemento che non si trova negli alimenti di origine vegetale è la vitamina B12, facilmente integrabile all’interno di diete latto-ovo-vegetariane e “flexitariane”.

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Porzioni raccomandate per avere una dieta salutare e sostenibile. Fonte: The Lancet

Dieta Sostenibile o “Flexitariana”: le regole da seguire

Per chi non vede di buon occhio l’adozione di una scelta vegetariana o vegana, in generale considerabili più sostenibili, l’alternativa migliore è sicuramente quella dell’adozione di una dieta flexitariana”. Il termine è di recente invenzione, ma la teoria che sta alla sua base è stata già individuata dalla riviste scientifiche “Nature” e “The Lancet” come una misura che, se adottata in massa, potrebbe ridurre in poco tempo una discreta fetta delle emissioni di gas serra. Grazie ad una riduzione della quantità dei pasti a base di prodotti di origine animale e delle loro porzioni, si può infatti ridurre la propria impronta ecologica a tavola, senza eliminarli completamente dalla propria dieta. Tra le carni la più sostenibile è sicuramente quella di pollo, quella meno sostenibile il manzo. Tra i latticini i formaggi di capra e pecora hanno un impatto ambientale sicuramente minore di quelli di vacca. In generale, il cibo sostenibile è a km 0 e stagionale. Va anche precisato che, se si parla di sostenibilità, i vari imballaggi che troviamo sui prodotti al supermercato diventano un nemico da combattere. La spesa dal contadino è più buona, più salutare e più green. E spesso anche più economica!

Un consumo consapevole

Cambiare la propria dieta secondo un criterio basato sulla sostenibilità è possibile. Senza la necessità di privarsi di niente, né il bisogno di compiere scelte drastiche. Grazie ad un consumo che nasce da una consapevolezza di ciò che compro, delle risorse necessarie per produrlo e dei km che hanno sulle spalle. A tavola, il binomio salute – ecologia può esistere e senza rinunce.


Sostenibilità ambientale: è boom di movimenti dal basso

Le associazioni ambientaliste sono sempre meno sole

La crisi climatica è iniziata e il tema della sostenibilità ambientale guadagna sempre più consensi. I campanelli di allarme arrivano da ogni dove e i governi faticano a dare una risposta immediata e credibile. La più grande delusione viene dall’ultima conferenza sui cambiamenti climatici dell’ONU, tenutasi a Katowice lo scorso dicembre.

Gli stati partecipanti, anche a causa di un grande ostruzionismo di paesi come gli Stati Uniti, la Russia, il Kuwait e l’Arabia Saudita non sono riusciti a definire un piano per tradurre in azioni concrete quanto sottoscritto nell’Accordo di Parigi.

Troppi gli interessi economici in ballo per queste nazioni, che hanno deciso di continuare sulla linea del profitto economico e dell’inquinamento, in barba al benessere delle future generazioni e alla sostenibilità ambientale.

Fortunatamente sono già nati diversi movimenti di protesta verso i rispettivi governi per velocizzare una transizione che, data la non infinita disponibilità dei combustibili fossili, è inevitabile.  

Leggi anche: “Per fermare il cambiamento climatico serve (anche) una rivoluzione popolare”

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Greta Thunberg: la giovane paladina della sostenibilità ambientale

Durante la conferenza dell’ONU uno degli interventi a maggior impatto è stato quello di Greta Thunberg. Una giovane svedese di 16 anni che da settembre porta avanti uno “sciopero per il clima”.

Ogni venerdì Greta si reca di fronte al Parlamento svedese, saltando la scuola, per protestare contro l’inazione del proprio governo contro i cambiamenti climatici e sono in tanti ad aver deciso di aderire al suo movimento “FridaysForFuture”.

Si sono creati gruppi di giovani studenti, e non solo, in ogni parte del mondo. Se infatti non ci sarà, nei prossimi anni, una netta inversione di rotta in termini di sostenibilità ambientale, coloro che pagheranno dazio maggiormente saranno sicuramente i giovani che, oltre a non essere in alcun modo colpevoli della cecità mostrata dalla classe politica, passata e attuale, dovranno pagare un conto che, se si continua a non trattare il problema con l’urgenza che merita, si prospetta molto salato.

Il discorso di Greta alle Nazioni Unite

Durante il suo discorso di fronte ai delegati delle Nazioni Unite la giovane svedese non ha avuto peli sulla lingua: “Sostenete di amare i vostri figli sopra ogni cosa, eppure gli state rubando il futuro da sotto gli occhi. Voi parlate solo di andare avanti e proponete le solite idee inutili che ci hanno fatto finire in questo casino, anche se l’unica cosa da fare è tirare il freno di emergenza. Non siete abbastanza maturi per dire come stanno le cose, e state lasciando questo fardello a noi bambini. Stiamo sacrificando la nostra civiltà e la nostra biosfera, per dare la possibilità a un piccolo numero di persone di continuare a fare un sacco di soldi. Sono le sofferenze di molti che pagano il lusso di pochi. Nel 2078 festeggerò 75 anni. Se avrò dei figli probabilmente passeranno quel giorno con me. Forse mi chiederanno di voi. Forse mi chiederanno perché non avete fatto niente, quando c’era ancora tempo per agire. Dobbiamo lasciare i combustibili fossili sotto terra e concentrarci sulla giustizia. E se il nostro sistema non ci permette di trovare soluzioni, allora forse dovremmo cambiare il sistema stesso. Non siamo venuti qui a implorare i leader mondiali di prendersi cura di noi. Ci avete ignorato in passato e ci ignorerete ancora. Il tempo delle scuse è finito, così come sta finendo il tempo per agire. Siamo venuti qui per farvi sapere che il cambiamento sta arrivando, che vi piaccia o meno. Il vero potere appartiene al popolo.”

Il giovane esercito di Greta che lotta per la sostenibilità ambientale

Dopo la Cop24 Greta non si è più fermata. In poco tempo è stata invitata al World Economic Forum di Davos e alla Commissione Europea, solo per citare alcune delle sue apparizioni in pubblico, dove non le ha mandate a dire. l discorsi di Greta sono diventati virali in pochissimo tempo, così come le foto dei suoi sit-in di fronte al Parlamento svedese. E i ragazzi di tutta Europa non l’hanno lasciata sola.

Il movimento “Fridays For Future” è così cresciuto giorno dopo giorno, e come tutti i venerdì anche oggi decine di migliaia di giovani in tutta Europa stanno protestando di fronte ai palazzi delle istituzioni per la loro inazione contro i cambiamenti climatici. Il movimento sta acquisendo sempre più adepti e le proteste continueranno ogni settimana “finchè non avremo finito”, afferma Greta di fronte alla Commissione Europea.

I giovani attivisti hanno indetto lo sciopero globale per il 15 marzo. Si sono tenuti cortei in tutte le principali capitale europee, con tante altre associazioni, esperti e scienziati che hanno aderito al “climate strike”.

Leggi il resoconto della giornata nell’articolo: “Climate strike, la nuova alba dell’ambientalismo”

La sostenibilità ambientale al centro delle proteste in Europa

Non solo Fridays For Future. Diversi sono i movimenti ecologisti che si stanno diffondendo nel mondo. In Europa uno dei più interessanti è “Extinction Rebellion”. Nato in Gran Bretagna da appena qualche mese, conta già diversi eventi sparsi per tutto il paese, ogni weekend.

Proteste pacifiche che inneggiano alla giustizia climatica e ad un’immediata inversione di rotta secondo criteri dettati dalla sostenibilità ambientale. Il movimento è in grande espansione ed è già presente in altri 35 paesi, tra cui anche l’Italia. Lanciata il 31 ottobre 2018, la loro pagina Facebook conta già più di 50.000 followers e la quantità di proteste organizzate sta aumentando di settimana in settimana in vista dell’International Rebellion Week di Aprile, in cui verranno portati avanti movimenti di protesta da tutti i gruppi

Trump e i cambiamenti climatici: chi vincerà?

Anche i cittadini americani non stanno a guardare. La lista di movimenti ambientalisti oltreoceano è lunghissima. Noi vogliamo segnalare “The Sunrise Movement” e 350.org, entrambi già presenti su tutto il territorio. Specialmente dopo le politiche oscurantiste di Trump.

Ma ora che stiamo iniziando a fare i conti con le conseguenze delle nostre azioni passate non sarà più molto facile per il “tycoon” continuare su questa linea. Soprattutto ora che un “Green New Deal” è chiamato a gran voce dai suoi avversari alle prossime elezioni, che pensano di poterne fare un’arma vincente.

Le persone si stanno organizzando per combattere quella che molti personaggi illustri hanno già individuato come la sfida più importante dei prossimi anni: la lotta al cambiamento climatico. La speranza viene dal basso.

Leggi anche: “La causa è il capitalismo. Gli USA e l’assenza dal Climate Strike”

I video dei discorsi di Greta

Il discorso al World Economic Forum

Il discorso alla Commissione Europea

Il discorso alla Cop24

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