Europee 2019: il boom dei Verdi alimenta la speranza

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Il grande giorno è arrivato e l’Unione Europea ha votato per decidere come sarà composto il Parlamento per i prossimi 5 anni. L’avanzata dei partiti nazionalisti in Francia e Italia potrebbe sembrare preoccupante per quanto riguarda la lotta ai cambiamenti climatici. Ma c’è un altro dato che fa sorridere chi invece si è schierato per un’Europa verde. I Verdi e altre coalizioni con idee simili hanno ottenuto un risultato storico. Ecco la nostra analisi del voto europeo per quanto riguarda l’ambiente.

Il voto in Europa

I Verdi Europei, il partito che più rispecchia gli ideali di ecologia e sviluppo sostenibile, hanno ottenuto ben 70 seggi in Parlamento migliorando i già buoni risultati dell’ultima tornata elettorale. Questo exploit li ha resi il quarto gruppo più rappresentato a livello di seggi, mettendosi alle spalle anche la coalizione dei sovranisti. Questi, eccezion fatta per Italia e Francia, non avranno gran voce in capitolo per quanto riguarda le decisioni a livello continentale.

Se inoltre il Parlamento Europeo ha già dimostrato di avere un minimo di attenzione per i temi ambientali, risulta plausibile sperare in un’ulteriore spinta ecologista grazie alla sua nuova composizione. Nessuna delle forze con il maggior numero di seggi ha tra le sue fila i negazionisti del cambiamento climatico. Inoltre, l’alto numero di seggi ottenuti potrebbe conferire ai Verdi un ruolo strategico per conferire ad altri gruppi la possibilità di ottenere la maggioranza in Parlamento.

I risultati dei verdi e dei filoambientalisti alle Europee

A livello europeo il risultato delle forze ecologiste è storico. Complessivamente la percentuale di voti ottenuti dagli European Greens è intorno al 10%. I risultati migliori sono stati ottenuti in Germania (20,7% e secondo partito nazionale), Finlandia (16%), Francia (13% e terzo partito nazionale) e Lussemburgo (19%). Ottimi anche i risultati ottenuti nel Regno Unito (11%), Svezia (11%), Portogallo (7%), Olanda (10%), Irlanda (15%), Danimarca (13%), Repubblica Ceca (11%) e Austria (14%). Un trend di crescita che si è verificato in quasi tutti i paesi in cui si è votato.

Inoltre, buona parte dei partiti aderenti alle coalizioni di S&D (150 seggi) e ADLE&R (107 seggi) hanno idee che, anche se non tanto di parte quanto quelle dei Verdi, sono considerabili in buona parte filoambientaliste. Questa tornata elettorale costituisce quindi la rinascita di una speranza per quanto riguarda la lotta ai cambiamenti climatici, con tutti i benefici che il vecchio continente può trarne.

L’Italia è rimasta indietro

Il voto in Italia, invece, stona con quello che è successo in tanti altri paesi europei. La vittoria schiacciante di Matteo Salvini lascia l’amaro in bocca a tutti coloro che hanno ideali filoambientalisti. Il leader del carroccio è ai limiti del negazionismo climatico e sperare di vedere forti azioni atte a contrastare il riscaldamento globale sotto il suo governo sembra un’utopia.

Una fievole speranza viene data dai buoni risultati del PD che, nonostante nei suoi anni di governo non abbia fatto abbastanza in tema di ecologia, negli ultimi mesi ha adottato una retorica più vicina al linguaggio ambientalista. Buoni risultati, anche se non sufficienti per ottenere dei seggi in Parlamento, sono stati raggiunti dagli stessi Verdi (2,4%). Con questo risultato hanno infatti triplicato la propria percentuale rispetto alle scorse elezioni europee. Anche la coalizione tra +Europa ed In Comune, dopo i Verdi quella più filoambientalista, ha raggiunto il 3,2%. Risultati non pienamente soddisfacenti ma che comunque segnano un miglioramento rispetto ai dati che ci si aspettava di vedere.

L’Europa cambia, l’Italia no

Nonostante però la crescita del consenso a partiti che avevano programmi ambiziosi in termini di ambiente – come Verdi, Sinistra Europea, +Europa ed in Comune – i risultati sono nettamente al di sotto della media europea.

Questa tendenza è confermata anche dai dati sul voto degli italiani all’estero. In questa speciale graduatoria i consensi per la Lega si fermano all’8% mentre l’insieme dei 3 partiti filoecologisti sopra citati ha ottenuto il 14,2%. Molto probabilmente questi vivono in paesi in cui il cambiamento climatico e l’ambientalismo vengono trattati come realtà con cui dover fare i conti, non come temi di nicchia come in Italia. Il motivo per cui ciò accade è riconducibile anche alla mancanza di copertura mediatica dei temi ambientalisti nel nostro Paese.

La speranza si tinge di verde

La percentuale di voto per i partiti filoambientalisti a livello europeo ha quindi il suo zoccolo duro nei giovani che hanno votato in maniera filoeuropeista e filoecologista. Inoltre, l’ondata green ha travolto anche una grande fetta della generazione che ancora non ha potuto votare, come testimoniato dalla portata del movimento FridaysForFuture targato Greta Thunberg. Possiamo quindi pensare, in maniera ottimista, che questo sia solo il primo passo verso una vera e credibile transizione ecologica.

La conclusione generale che possiamo trarre da queste elezioni è quindi abbastanza chiara. In un periodo storico in cui i cambiamenti climatici rappresentano la più grande minaccia al benessere della razza umana sul pianeta, la moltiplicazione di informazioni sui rischi legati al riscaldamento globale hanno smosso la coscienza di molte persone. Solo un folle, nel momento in cui venga a conoscenza dei reali rischi causati dai cambiamenti climatici, si schiererebbe contro di essi. E ora, ancora di più, sappiamo di non essere soli. L’onda verde è appena iniziata e non è intenzionata a fermarsi.

Europee: i Verdi sono il secondo partito della Germania.

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I risultati parlano chiaro e sono anche meglio del previsto: ai verdi tedeschi (Alliance 90/The Green Party) spetteranno 22 seggi nel Parlamento Europeo. Questo fa di loro la seconda maggiore coalizione della Germania dopo quella del Partito Popolare Europeo, che occuperà 29 seggi. Questo trend green non è una novità per la Nazione centroeuropea, tanto che nelle elezioni regionali del 2018 i verdi sono stati il secondo partito più votato in Baviera e in Assia il consenso è passato dall’11,1 al 19,8 per cento. A questo punto la domanda sorge spontanea: perché un partito che in Italia e in molte altre nazioni europee è considerato minoritario se non addirittura oggetto di scherno, (Europa Verde ha avuto il 2,3% dei voti) qui ha avuto questo successo?

Un equilibrio stabile

La parola d’ordine è equilibrio. Secondo il Financial Times, il partito verde tedesco sta cercando di scollarsi l’etichetta di partito di sinistra radicale, idealista e poco concreto, per spostarsi verso il centro e coinvolgere più partiti possibili nella loro battaglia per l’ambiente. Nell’analisi del giornale inglese emerge la strategia dei Verdi di puntare sui problemi sociali legati all’ambientalismo, per coinvolgere e convincere le persone dei problemi reali ai quali loro stessi andranno incontro. “I Verdi sono l’unico partito che combina questioni sociali e ambientali”, dice in un’intervista del Telegraph Isabell Welle, una ragazza di 27 anni che si è recentemente unita ai Verdi in Turingia. Anche per lei, il cambiamento climatico e la questione dei migranti sono intrecciati. “Il cambiamento climatico farà sì che sempre più aree della terra diventino inabitabili”.

Oltre a questo tema nel loro programma politico è presente l’idea di un governo fondato sull’integrazione e sull’ immigrazione controllata e promuove politiche in favore delle donne.  “Questa flessibilità – ha rivelato il presidente del partito Robert Habeck al Financial Times – è una ragione importante per cui il movimento potrebbe prosperare in un’epoca di frammentazione politica.

Tutti ma non l’estrema destra

Vi è un unico partito con il quale però non sono disposti a scendere a compromessi ed è quello di estrema destra Alternative for Germany. “I Verdi sono stati l’unico partito a prendere posizione contro l’AfD – dice Leonard Hissen, un 22 enne candidato come membro del partito – mentre le altre parti come la CDU si sono mosse in loro favore. Penso che questo sia il motivo per cui stiamo assistendo a un’ondata di giovani che decidono di farsi coinvolgere in politica e si uniscono ai Verdi”.

Se quindi i Verdi sono oggi un partito fatto da giovani, ma soprattutto per i giovani, forse è anche per questo che in un Paese dalla mentalità retrograda e poco incline ai cambiamenti come l’Italia, il partito dei verdi ha avuto pochissimi voti.

Elezione Europee 2019 – l’ambiente nei programmi elettorali: +Europa e Italia in Comune

A poche ore dalla tornata elettorale che deciderà la composizione del prossimo Parlamento Europeo è ormai chiaro quale partito pone al centro del proprio dibattito le tematiche ambientali. Già vi abbiamo parlato dei principali partiti italiani e delle loro idee in tema di ambiente. Ma c’è un outsider che va sicuramente preso in considerazione. Si tratta della lista composta da +Europa e Italia In Comune. Il primo è uscito sconfitto dalle elezioni italiane dello scorso anno ma non ha smesso di portare avanti le proprie battaglie, anche in tema di ambiente. Il secondo, invece, è di recente fondazione e ha tra i suoi punti fondamentali proprio una serie di iniziative legate al rispetto dell’ambiente e ad un’idea di sviluppo sostenibile.

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+Europa e Italia in Comune insieme (anche) per l’ambiente

I due partiti hanno deciso di allearsi in vista delle elezione europee dopo che Italia In Comune aveva inizialmente deciso di allearsi con i Verdi, a confermare il grande interesse del partito di Pizzarotti verso il tema, salvo poi ripensarci e schierarsi con il partito fondato da Emma Bonino. Entrambe le realtà sono di recente fondazione ma ciò non impedisce di trarre delle conclusioni sulla loro affinità con i temi ambientali.

All’interno di entrambi i programmi ci sono diversi punti in riferimento a tanti temi ecologisti. Economia circolare, mobilità sostenibile, metodi di produzione che non vanno a sovrasfruttare le risorse naturali, tutela del Mediterrano e transizione energetica a livello europeo sono tutti problemi identificati all’interno dei loro programmi. Le premesse per sperare nella creazione di una fazione molto attenta all’ambiente, composta da +Europa ed Italia in Comune, sembrano quindi esserci.

Un voto utile per la lotta ai cambiamenti climatici

Sebbene quando si parli di politica occorre sempre fare molta attenzione a non farsi attrarre da programmi che spesso sono eccessivamente ambiziosi, in questo caso la scommessa potrebbe essere meno rischiosa del previsto. Raggiungere gli obiettivi di sostenibilità desiderati dalla coalizione non sarà per niente facile ma entrambi i partiti hanno dimostrato coerenza. +Europa aveva già messo al centro del proprio programma il tema dell’ambiente anche durante le elezioni dello scorso anno.

Per quanto riguarda Italia in Comune, invece, non si può far altro che guardare all’operato del suo fondatore Federico Pizzarotti durante la sua esperienza come Sindaco della città di Parma. Il capoluogo di provincia emiliano vanta una delle più alti percentuali del paese in quanto ad efficienza della raccolta differenziata e il suo sindaco ha sempre avuto un occhio di riguardo per i temi legati alla sostenibilità, sin dai tempi della sua militanza all’interno del Movimento 5 Stelle.

Se ancora foste indecisi e voleste provare ad appoggiare una novità nel panorama elettorale italiano, che abbia tra le proprie priorità proprio la lotta ai cambiamenti climatici, questa scelta potrebbe essere quella che fa per voi.

I volti del Global Strike for Future di Berlino

Striscione verde Fridays for Future

Migliaia riuniti di fronte alla Porta di Brandeburgo per lo sciopero globale

Global Strike for Future chiama e Berlino risponde. La capitale tedesca non salta un appuntamento. Ogni venerdì sono migliaia i giovani che si riuniscono per incalzare i politici e dettare la loro agenda. Oggi 24 maggio 2019, giovani e meno giovani si sono riuniti in Platz 18. März, poco distante dal Bundestag (il parlamento tedesco), per far sentire il proprio dissenso. Il clima non può attendere e la politica deve rispondere in maniera concreta. Qui di seguito una carrellata di foto, con i volti e i pensieri dei partecipanti al Global Strike for Future, indetto da Fridays for Future.

Elezione Europee 2019 – l’ambiente nei programmi elettorali: Forza Italia

A pochi giorni dal 26 maggio, data in cui tutti i cittadini europei voteranno per decidere chi andrà a comporre il Parlamento Europeo per i prossimi anni, occorre avere un’idea chiara sui programmi dei vari partiti. Il nostro pianeta è in grave difficoltà e l’Unione Europea è tra i maggiori responsabili di emissioni di CO2 a livello globale. I prossimi anni saranno fondamentali per far sì che avvenga la svolta tanto auspicata dai climatologi di tutto il mondo. La composizione del nuovo Parlamento Europeo potrebbe dunque essere l’ago che farà pendere la bilancia dall’una o dall’altra parte. Oggi proseguiamo la rassegna dei partiti italiani più avanti nei sondaggi e analizziamo il programma, in tema di ambiente, di Forza Italia.

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Tra il dire e il fare…

L’ondata ambientalista che sta travolgendo l’Europa dalla nascita del movimento “Fridays For Future” non è sfuggita ad un sempre attentissimo ex premier Silvio Berlusconi. Ed ecco che, dopo anni di legislazione in cui Forza Italia ha fatto poco o niente per la tutela dell’ambiente, sul programma di Forza Italia compare un punto, il dodicesimo su dodici, intitolato “sviluppo e rispetto dell’ambiente”.

Nella sua descrizione, tuttavia, non viene fatta menzione di nessun provvedimento pratico per contrastare in maniera decisiva l’avanzamento dei cambiamenti climatici. L’unica eccezione è un piccolo accenno al problema della plastica. La risonanza a livello mediatico del tema è sicuramente maggiore di quella di altre minacce sicuramente più gravi quali innalzamento dei mari, inquinamento dell’aria, perdita di suolo, estrazione ed utilizzo dei combustibili fossili e via dicendo. Una coincidenza? Probabilmente no. Sorprendente e sicuramente azzeccata da un punto di vista mediatico è la pubblicazione di un video in cui Silvio Berlusconi si fa portavoce del messaggio di Greta Thunberg, erigendosi a paladino dell’ambiente. Svolta o strumentalizzazione del problema? A voi la decisione.

Forza Italia e ambiente: un binomio disgiunto solo fino ad oggi?

Non si possono cancellare anni ed anni di governo in cui niente, o quasi, è stato fatto in favore dell’ambiente. Il partito di Silvio Berlusconi ha seguito per anni la logica del profitto sopra ogni cosa. E questo modo di pensare ed agire ci ha portato all’emergenza climatica a cui assistiamo oggi. Agli ambientalisti più attenti questo non sarà sfuggito. Risulta dunque difficile pensare che un voto per Forza Italia corrisponda ad un voto per la salvaguardia dell’ambiente.

La comparsa improvvisa di un punto, confuso e molto poco specifico, alla fine del programma ha più che altro le sembianze di una mossa atta ad accaparrarsi qualche voto in più. Così come il video che il Cavaliere ha pubblicato sui social del partito. A meno di un repentino cambiamento di mentalità all’interno dell’organizzazione, che ci auguriamo possa essere avvenuto ma che andrà dimostrato coi fatti, questa scelta altro non è che un’ulteriore strumentalizzazione del problema dei cambiamenti climatici per cambiare la percezione dell’opinione pubblica rispetto al partito, anche se saremmo lieti di essere smentiti. La lotta ai cambiamenti climatici ha bisogno di tutti.

Tuttavia se desiderate fare una scelta ambientalista, e non siete amanti del rischio, Forza Italia non rappresenta sicuramente la scelta più adeguata, almeno fino a quando non avrà mostrato un serio desiderio di cambiamento.  Il voto di questa domenica sarà fondamentale per garantire la sicurezza delle future generazioni su questo pianeta. Scegliamo bene, scegliamo la salvaguardia del pianeta.

Tutto pronto per il secondo Sciopero Globale per il Clima

L’attesa è finalmente giunta al termine. A poco più di due mesi dal primo storico sciopero globale per il clima, tenutosi il 15 marzo per le strade di tutto il mondo, venerdì 24 maggio i ragazzi di tutto il pianeta scenderanno nuovamente in piazza per protestare contro l’inazione della classe politica in merito ai cambiamenti climatici. Fridays For Future, il movimento ispirato alla giovane attivista Greta Thunberg, vuole mandare nuovamente un messaggio forte in vista delle elezioni europee che si terranno nei giorni successivi alla manifestazione. La scelta dei prossimi membri del Parlamento Europeo sarà infatti fondamentale per decidere le sorti del pianeta.

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I risultati del primo Sciopero Globale per il Clima

Non è passato molto tempo dal giorno in cui si è tenuto il primo Global Climate Strike ma già si sono iniziati a vedere i primi risultati. Gli scienziati si sono schierati all’unanimità dalla parte dei protestanti. Regno Unito, Irlanda, le città di Milano e di Acri e tante altre realtà comunali in tutto il mondo hanno dichiarato lo stato di emergenza climatica. Greta Thunberg è diventata un’icona della lotta ambientalista e, forse, la più grande speranza della sua storia. Il Segretario Generale dell’ONU Antonio Guterres ha dichiarato che “non c’è più tempo da perdere”. Le uniche persone che non sono ancora state in grado di ammettere che c’è un problema, e anche piuttosto grosso, da affrontare subito ed in massa sono le persone che hanno il potere decisionale per cambiare le cose. La volontà dei cittadini, dei giovani e di chiunque sia a conoscenza dei reali rischi legati al cambiamento climatico è ormai chiara. E non potrebbe essere altrimenti. Il secondo atto della rivolta degli studenti, e non solo, per un mondo più giusto e vivibile è pronto ad andare in scena.

Come partecipare

I numeri dello sciopero dello scorso 15 marzo sono stati questi: 2.083 manifestazioni in 127 paesi. 142 solo in Italia. Un numero di presenze che si aggira intorno ai 2 milioni di protestanti in tutto il mondo. Dati straordinari se si pensa che tutto è iniziato grazie ad una ragazzina svedese di 15 anni. Ed anche questa volta le previsioni ci parlano di cifre simili. La lista delle 120 iniziative che avranno luogo nel nostro paese è disponibile sul sito di Fridays For Future, dove potrete trovare la più vicina a voi per partecipare attivamente. Come ha a più riprese ripetuto Greta Thunberg “chiunque è il benvenuto, chiunque è necessario”. Per cui scendiamo in piazza, documentiamo e protestiamo per il nostro futuro. E ricordiamoci che ormai non siamo più soli.  

Al link il comunicato della divisione italiana di Fridays For Future

Europee 2019 – l’ambiente nei programmi elettorali: M5S

Movimento 5 stelle

Il Movimento 5 Stelle fa parte, a livello europeo, del gruppo Europa della Libertà e della Democrazia Diretta (EFDD). Di ispirazione populista, vuole contrastare il centralismo burocratico del Parlamento Europeo.

I punti a favore dell’ambiente

Il partito di Luigi di Maio ha presentato un programma approvato dagli attivisti della piattaforma Rousseau. I punti principali sono dieci e due dei quali sono esplicitamente a favore della tutela dell’ambiente. Il quarto punto del programma, infatti, è proprio la proposta di incentivare le imprese che inquinano meno, di fermare le trivellazioni, di tagliare i fondi per inceneritori e discariche, l’abbandono delle fonti fossili e la riduzione dei prodotti plastici.

Il punto otto invece riguarda la tutela del made in Italy contro le contraffazioni, con l’obbligo di riportare nell’etichetta l’origine dei prodotti. Inoltre, il M5S propone il divieto assoluto di OGM e di pesticidi nocivi sui prodotti alimentari per proteggere la salute dei cittadini e del pianeta. Sempre a favore del benessere dei cittadini deve essere incentivato l’utilizzo delle energie rinnovabili.

Aumentare la popolazione?

Un punto non contro, ma sicuramente non favorevole all’ambiente è quello degli incentivi alle famiglie per combattere il calo demografico e lo spopolamento. L’aumento demografico è una delle principali cause per cui il nostro pianeta e le sue risorse non ci bastano più. L’idea quindi che sia necessario aumentare la popolazione è, dal punto di vista strettamente ambientale, sbagliata. L’aiuto alle famiglie proposto dal M5S è importante, ma non è da collegare direttamente alla necessità di aumentare la popolazione.

Il programma del M5S

Per completezza, qui elenchiamo gli altri punti del programma:

  • Salario minimo europeo:
    • in Italia come in Europa, vogliamo un salario minimo orario.
    • I diritti di chi lavora sono al primo posto
    • Stop alle delocalizzazioni
    • La manodopera deve avere lo stesso costo in tutta l’Unione Europea
  • Stop all’Austerity
    • Investimenti per la crescita e la piena occupazione
    • Tutti gli organismi europei devono impegnarsi per questo obiettivo e investire miliardi
    • Il lavoro è la vera priorità dell’Italia e dell’Europa
    • Basta con l’austerità che, negli ultimi dieci anni, ha prodotto solo più tasse, disoccupazione e povertà
  • Redistribuzione e rimpatri
    • Politica migratoria europea comune per i rimpatri e la redistribuzione obbligatoria dei migranti
    • I confini dell’Italia sono i confini dell’Europa
  • Lotta alla grande evasione in Europa
    • Meno tasse agli italiani
    • Basta con i paradisi fiscali e la concorrenza sleale delle grandi multinazionali
    • Chi lavora in Italia deve pagare le tasse in Italia
    • Le grandi multinazionali devono pagare il giusto e gli italiani pagheranno meno tasse
  • Rientro dei giovani in Italia
    • Teniamo in Italia i nostri giovani e facciamo tornare chi è scappato
    • Più investimenti dall’Europa su istruzione, ricerca e per le start up innovative
  • Taglio stipendi e privilegi di commissari e parlamentari europei
    • I privilegi nel 2019 non devono più esistere
    • Taglio di tutte le spese inutili come la doppia sede del Parlamento a Strasburgo
  • Investimenti per l’istruzione, la sanità, le infrastrutture e la sicurezza del territorio fuori dai vincoli di bilancio dell’Unione Europea
    • Per continuare a cambiare ci vuole flessibilità e disponibilità negli investimenti per lo sviluppo
    • Togliamo i vincoli di bilancio sull’istruzione, la sanità e le infrastrutture

Leggi anche il programma di PD, Lega, Europa Verde, Sinistra Europea

Elezioni europee – l’ambiente nei programmi elettorali: Sinistra Europea

Tra i partiti più esposti in tema di ambiente, Sinistra Europea è stato costituito nel 2004 con l’intento di presentarsi alle successive elezioni europee. In Italia il Partito della Sinistra Europea è costituito da Rifondazione Comunista che ne è il fondatore e da i membri osservatori che sono L’Altra Europa con Tsipras e Sinistra Italiana. Nel febbraio 2019 tutte le organizzazioni che fanno riferimento alla Sinistra Europea hanno presentato una lista per le elezioni del 26 maggio. L’intento, si legge nel programma, è quello di creare un’alternativa di sinistra, antirazzista, femminista, ecologista in Europa.

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In Europa

I partiti aderenti alla Sinistra Europea insieme a quelli dell’Alleanza della Sinistra Verde Nordica – un’organizzazione politica che riunisce i partiti di sinistra ed ecologisti dei paesi del Nord Europa – costituiscono il gruppo parlamentare Sinistra Unitaria Europea/Sinistra Verde Nordica (GUE/NGL) che a Strasburgo si fa portavoce di un ambientalismo radicale evidenziando la necessità di coniugare la lotta per la giustizia climatica a quella per l’uguaglianza sociale ed alla lotta femminista. La capogruppo a Strasburgo è, dal 2012, Gabriele Zimmer. Una politica tedesca che in questi anni si è impegnata strenuamente per una transizione ecologica dell’economia in Europa.

Sinistra Europea: l’ambiente al centro del programma

Nella presentazione del programma della Sinistra Europea si legge che l’obbiettivo principale è quello di rendere l’Europa: “uno spazio a disposizione di quei movimenti che oggi costituiscono la principale speranza su scala planetaria: il movimento delle donne ed il movimento per il clima e l’ambiente che vede una generazione di ragazze e ragazzi pretendere un futuro per la terra e le specie viventi, quindi un cambiamento radicale del modello di sviluppo”.

Green New Deal

Stando ai punti del programma legati all’ambiente, l’obbiettivo è quello di dare vita ad un Green New Deal. Più in particolare una riduzione delle emissioni di gas serra del 65%, del consumo di energie del 40% e che il 45% dell’energia venga da fonti rinnovabili entro il 2030. La riconversione ecologica dovrà essere garantita attraverso investimenti, pari almeno al 3% del Pil europeo, nel settore industriale, dei trasporti, dell’efficienza energetica e delle fonti rinnovabili.

Sinistra Europea: un voto utile per l’ambiente

Il Green New Deal dovrà intervenire anche nella salvaguardia di quei territori a rischio sismico ed idrogeologico, nella lotta ai processi di privatizzazione delle risorse naturali e nella lotta alle grandi opere come la TAV Torino-Lione. Un altro obbiettivo essenziale del Piano sarà anche la difesa delle biodiversità. Per farlo servirà valorizzare l’agricoltura attraverso una ferma opposizione agli Ogm ed alla cementificazione, e la difesa dei mari attraverso una lotta alla pesca incontrollata ed eccessiva.

Un commercio equo e solidale

Una battaglia che verrà portata avanti dal gruppo parlamentare a Strasburgo sarà quella alla ratifica del CETA ed all’approvazione del TTIP – gli accordi di libero scambio tra Canada ed UE e tra Stati Uniti ed UE- affinché le politiche commerciali europee non siano subordinate alle leggi del mercato ma- come si legge nel programma- al rispetto dei diritti del lavoro e alla salvaguardia della natura, attraverso la definizione di standard retributivi, dei diritti ambientali.

Elezioni Europee 2019 – L’ambiente nei programmi elettorali: Lega

Locandina elettorale Lega

Manca meno di un settimana alla chiamata alle urne per eleggere il nuovo Parlamento Europeo per il quinquennio 2019-2024. In un periodo politicamente, socialmente ed economicamente tumultuoso come quello attuale è particolarmente importante fare scelte consapevoli. Soprattutto per quel che riguarda l’ambiente. Per questo noi di L’Ecopost abbiamo deciso di presentarvi un riassunto degli obiettivi in materia d’ambiente dei programmi dei maggiori partiti politici candidati alle elezioni per l’Italia. In questo articolo analizziamo la Lega.

La Lega e il MENL: nessuna parola spesa per l’ambiente

Ad onor del vero, c’è poco da analizzare. La Lega non sembra essere interessata al tema dell’ambiente. Il partito capitanato dall’attuale vicepresidente nonché ministro dell’interno non ha ancora pubblicato nessun vero programma per le imminenti elezioni europee – ed è quindi prevedibile che non lo farà – preferendo adottare piuttosto quello del MENL.

Screenshot sito MENL con logo del movimento
Il logo del movimento con dietro la leader francese Marine Le Pen.

MENL sta per Movimento per un’Europa delle Nazioni e delle Libertà (Movement for a Europe of Nations and Freedom) ed è uno schieramento transnazionale guidato dalla politica francese Marine Le Pen. Navigando sul sito ufficiale non si trova alcun riferimento all’ambiente. I punti su cui fa leva il MENL, e dunque la Lega, sono: democrazia, sovranità, identità, specificità, libertà. Sul sito della partito italiano se ne trova un sesto. Ma anche questo non riguarda l’ambiente.

Salvini e l’ambiente

L’assenza di visione o, per meglio dire, il silenzio del partito in testa ai sondaggi nazionali sulla tematica ambientale dovrebbe essere allarmante. Perché ciò significa che milioni di italiani che voteranno per eleggere i politici leghisti al parlamento europeo, lo fanno senza sapere cosa significhi il loro voto in termini ecologici, per il territorio italiano, europeo e internazionale.

La Lega a guida Salvini non si è certo distinta per la sensibilità ambientale. Ripercorrendo a ritroso le dichiarazioni in materia, il leader del carroccio mistifica spesso il tema, trasformandolo in motivo di ilarità. Più volte si è scagliato contro gli ambientalisti – «da salotto» – o ha invocato l’aumento di temperatura connessa al cambiamento climatico, così da porre rimedio alle rigide temperature che affliggono la penisola italiana – senza peraltro mettere in relazione l’assurdo comportamento atmosferico con la sua causa, ovvero il cambiamento climatico per l’appunto. Un modo trumpiano di affrontare il tema. Inoltre la Lega ha spesso professato la propria vicinanza al mondo dell’edilizia e delle grandi opere (tra l’altro ben due i condoni edilizi dalla nascita dell’attuale governo), e a quello venatorio.

Post su sito Lega a favore della caccia
Un vecchio post sul sito della Lega (Nord) che contestava la validità della proposta dell’ex ministro Brambilla per l’abolizione della caccia.

Il voto contro l’Accordo di Parigi sul clima

Ma a svelare la vera posizione della Lega sull’ambiente è un altro fatto, risalente al 2016. Quando, in occasione del voto del Parlamento Europeo sull’Accordo di Parigi per la lotta al cambiamento climatico, gli allora parlamentari europei Matteo Salvini, oggi ministro dell’interno, e Lorenzo Fontana, oggi ministro per la famiglia e le disabilità, votarono contro. Due dei cinque parlamentari leghisti a farlo, gli unici tra gli italiani.

Il commento

Un voto per la Lega non è certo un voto per l’ambiente. L’agenda politica dell’ex partito secessionista appare non avere spazio né per contemplare, né tantomeno per affrontare la questione ecologica. Quello che dovrebbe essere una delle priorità assolute passa in ultimissimo piano. La motivazione è probabilmente duplice e va trovata nella difesa di interessi di altro tipo e nel fatto che ci sono già altri partiti, in primis il Movimento 5 Stelle, Europa Verde e La Sinistra, a dividersi l’elettorato che si preoccupa per l’ambiente e per il pianeta.

Europee 2019 – l’ambiente nei programmi elettorali: PD

Il Partito Democratico di Nicola Zingaretti è candidato alle elezioni europee insieme al partito di Carlo Calenda Siamo Europei. La loro coalizione si inserisce nel gruppo parlamentare europeo dell’Alleanza progressista dei socialisti e democratici (S&D). Di stampo fortemente europeista, S&D crede nell’unione tra i Paesi come strumento fondamentale per lo sviluppo del nostro continente. Il PD apre il suo programma proprio con questa idea:

Solo con un’Unione forte, democratica e solidale i Paesi europei potranno affrontare con successo le sfide del mondo contemporaneo: l’economia e il lavoro che cambiano, l’ambiente da proteggere e valorizzare, un pianeta da governare.

L’ambiente un punto importante

Un’ Unione Europea riformata e democratica è lo strumento essenziale per superare le disuguaglianze, perseguire la giustizia fiscale, affrontare le minacce poste dai cambiamenti climatici, sfruttare il potenziale dell’economia digitale, assicurare una trasformazione sostenibile ed equa dell’agricoltura, gestire i flussi migratori e garantire la sicurezza per tutti i cittadini europei.

Nel programma del PD l’ambiente è un punto importante, anche se non centrale. La lotta ai cambiamenti climatici è infatti integrata con quella alle disuguaglianze sociali e di genere, oltre che alla povertà. L’ambiente è quindi solo un ramo dell’albero, il cui tronco consiste in un unico concetto: innovazione sostenibile. Un esempio è la volontà di accrescere l’occupazione nel rispetto dell’ambiente e delle persone. Un altro è l’investimento nei giovani che in quanto tali sarebbero parte integrante di potenziali progetti innovativi.

Per rilanciare la crescita, l’occupazione e affrontare le sfide della sostenibilità sociale e ambientale occorre un piano straordinario di investimenti in capitale umano, ricerca, infrastrutture materiali, immateriali e sociali, energie rinnovabili, welfare.

Nicola Zingaretti, Segretario Nazionale del Partito Democratico.

Concretamente

Concretamente, il PD propone di avviare il processo di decarbonizzazione del sistema energetico, favorendo invece le energie rinnovabili, l’economia circolare, la riduzione delle emissioni. Vorrebbe infatti dimezzare le emissioni entro il 2030 e azzerarle entro il 2050. Un altro esempio è la proposta del PD di anticipare al 2025 la data in cui la plastica in commercio potrà essere soltanto riciclata oppure compostabile.

Con la definizione di un Piano straordinario, l’Ue dovrà essere capace di mobilitare i 290 miliardi l’anno di investimenti necessari per la completa decarbonizzazione del sistema energetico europeo. […] I più alti obiettivi di riciclaggio che abbiamo introdotto si devono accompagnare con misure concrete di prevenzione della generazione di rifiuti a partire dalla progettazione eco-compatibile.

Made in Italy e integrazione

Importante dal punto di vista ambientale è anche la proposta di tutelare e valorizzare, sempre all’interno del mercato unico, il made in Italy, specialmente contro il sottocosto cinese. Come si legge nel programma, per farlo serve una rivoluzione digitale nel settore manifatturiero e agricolo, per renderlo più efficiente e competitivo.

La prossima Politica agricola comune dovrà essere adeguatamente finanziata con un bilancio almeno pari ai livelli attuali, per essere in grado di continuare a sostenere il nostro modello agricolo familiare, incoraggiando i nostri agricoltori alla transizione verso modelli produttivi sempre più sostenibili. Vogliamo stimolare un modello produttivo basato sulla qualità e sulla valorizzazione della biodiversità, promuovendo una intensificazione sostenibile, il miglioramento varietale non OGM e la diversificazione produttiva.

Il PD inoltre vorrebbe che l‘Europa sia più unita e accogliente nei confronti delle persone che arrivano dal Mediterraneo in cerca di asilo. Come sappiamo, molti di questi scappano da situazioni di invivibilità causate dai cambiamenti climatici, come siccità o disastri naturali. Per questo l’integrazione può essere considerata come una strategia di adattamento ai cambiamenti climatici.

Serve un sistema europeo imperniato sui principi di solidarietà e di equa ripartizione, che tuteli i diritti e le libertà fondamentali e sanzioni i paesi che non fanno la loro parte. Bisogna arrivare a una gestione comune delle frontiere europee e alla definizione di vie legali della migrazione che consentano la gestione dei flussi e la realizzazione di politiche di integrazione a partire del rafforzamento del Fondo Asilo Migrazione e Integrazione.