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Europee 2019: il boom dei Verdi alimenta la speranza

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Il grande giorno è arrivato e l’Unione Europea ha votato per decidere come sarà composto il Parlamento per i prossimi 5 anni. L’avanzata dei partiti nazionalisti in Francia e Italia potrebbe sembrare preoccupante per quanto riguarda la lotta ai cambiamenti climatici. Ma c’è un altro dato che fa sorridere chi invece si è schierato per un’Europa verde. I Verdi e altre coalizioni con idee simili hanno ottenuto un risultato storico. Ecco la nostra analisi del voto europeo per quanto riguarda l’ambiente.

Il voto in Europa

I Verdi Europei, il partito che più rispecchia gli ideali di ecologia e sviluppo sostenibile, hanno ottenuto ben 70 seggi in Parlamento migliorando i già buoni risultati dell’ultima tornata elettorale. Questo exploit li ha resi il quarto gruppo più rappresentato a livello di seggi, mettendosi alle spalle anche la coalizione dei sovranisti. Questi, eccezion fatta per Italia e Francia, non avranno gran voce in capitolo per quanto riguarda le decisioni a livello continentale.

Se inoltre il Parlamento Europeo ha già dimostrato di avere un minimo di attenzione per i temi ambientali, risulta plausibile sperare in un’ulteriore spinta ecologista grazie alla sua nuova composizione. Nessuna delle forze con il maggior numero di seggi ha tra le sue fila i negazionisti del cambiamento climatico. Inoltre, l’alto numero di seggi ottenuti potrebbe conferire ai Verdi un ruolo strategico per conferire ad altri gruppi la possibilità di ottenere la maggioranza in Parlamento.

I risultati dei verdi e dei filoambientalisti alle Europee

A livello europeo il risultato delle forze ecologiste è storico. Complessivamente la percentuale di voti ottenuti dagli European Greens è intorno al 10%. I risultati migliori sono stati ottenuti in Germania (20,7% e secondo partito nazionale), Finlandia (16%), Francia (13% e terzo partito nazionale) e Lussemburgo (19%). Ottimi anche i risultati ottenuti nel Regno Unito (11%), Svezia (11%), Portogallo (7%), Olanda (10%), Irlanda (15%), Danimarca (13%), Repubblica Ceca (11%) e Austria (14%). Un trend di crescita che si è verificato in quasi tutti i paesi in cui si è votato.

Inoltre, buona parte dei partiti aderenti alle coalizioni di S&D (150 seggi) e ADLE&R (107 seggi) hanno idee che, anche se non tanto di parte quanto quelle dei Verdi, sono considerabili in buona parte filoambientaliste. Questa tornata elettorale costituisce quindi la rinascita di una speranza per quanto riguarda la lotta ai cambiamenti climatici, con tutti i benefici che il vecchio continente può trarne.

L’Italia è rimasta indietro

Il voto in Italia, invece, stona con quello che è successo in tanti altri paesi europei. La vittoria schiacciante di Matteo Salvini lascia l’amaro in bocca a tutti coloro che hanno ideali filoambientalisti. Il leader del carroccio è ai limiti del negazionismo climatico e sperare di vedere forti azioni atte a contrastare il riscaldamento globale sotto il suo governo sembra un’utopia.

Una fievole speranza viene data dai buoni risultati del PD che, nonostante nei suoi anni di governo non abbia fatto abbastanza in tema di ecologia, negli ultimi mesi ha adottato una retorica più vicina al linguaggio ambientalista. Buoni risultati, anche se non sufficienti per ottenere dei seggi in Parlamento, sono stati raggiunti dagli stessi Verdi (2,4%). Con questo risultato hanno infatti triplicato la propria percentuale rispetto alle scorse elezioni europee. Anche la coalizione tra +Europa ed In Comune, dopo i Verdi quella più filoambientalista, ha raggiunto il 3,2%. Risultati non pienamente soddisfacenti ma che comunque segnano un miglioramento rispetto ai dati che ci si aspettava di vedere.

L’Europa cambia, l’Italia no

Nonostante però la crescita del consenso a partiti che avevano programmi ambiziosi in termini di ambiente – come Verdi, Sinistra Europea, +Europa ed in Comune – i risultati sono nettamente al di sotto della media europea.

Questa tendenza è confermata anche dai dati sul voto degli italiani all’estero. In questa speciale graduatoria i consensi per la Lega si fermano all’8% mentre l’insieme dei 3 partiti filoecologisti sopra citati ha ottenuto il 14,2%. Molto probabilmente questi vivono in paesi in cui il cambiamento climatico e l’ambientalismo vengono trattati come realtà con cui dover fare i conti, non come temi di nicchia come in Italia. Il motivo per cui ciò accade è riconducibile anche alla mancanza di copertura mediatica dei temi ambientalisti nel nostro Paese.

La speranza si tinge di verde

La percentuale di voto per i partiti filoambientalisti a livello europeo ha quindi il suo zoccolo duro nei giovani che hanno votato in maniera filoeuropeista e filoecologista. Inoltre, l’ondata green ha travolto anche una grande fetta della generazione che ancora non ha potuto votare, come testimoniato dalla portata del movimento FridaysForFuture targato Greta Thunberg. Possiamo quindi pensare, in maniera ottimista, che questo sia solo il primo passo verso una vera e credibile transizione ecologica.

La conclusione generale che possiamo trarre da queste elezioni è quindi abbastanza chiara. In un periodo storico in cui i cambiamenti climatici rappresentano la più grande minaccia al benessere della razza umana sul pianeta, la moltiplicazione di informazioni sui rischi legati al riscaldamento globale hanno smosso la coscienza di molte persone. Solo un folle, nel momento in cui venga a conoscenza dei reali rischi causati dai cambiamenti climatici, si schiererebbe contro di essi. E ora, ancora di più, sappiamo di non essere soli. L’onda verde è appena iniziata e non è intenzionata a fermarsi.

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di Luigi Cazzola
Mag 27, 2019
Nato nel 1991 a Fano, laureato in Lingue e Comunicazione. Marketer di professione e diverse esperienze all’estero alle spalle. Da ormai qualche anno ambientalista convinto, a Settembre 2018 arriva la svolta che stava aspettando. Viene selezionato per il “Corso di Giornalismo Ambientale Laura Conti”, dove può finalmente approfondire tematiche relative tanto al giornalismo quanto all’ambiente. Fermamente convinto che la lotta al cambiamento climatico sia la più importante battaglia della sua generazione, decide di mettere le competenze acquisite al servizio di tutti per accrescere la consapevolezza legata a questo tema e fornire consigli pratici per orientare le scelte dei singoli verso un approccio più green grazie ad un consumo più critico e consapevole. Per L’Ecopost si occupa di redazione di contenuti, sviluppo Front-End e comunicazione sui Social Media.

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