Greta Thunberg ha parlato ancora di fronte all’Unione Europea

Greta-Thunberg-Discorso

“Voglio che agiate come se la vostra casa stesse andando a fuoco”. Ha esordito così ieri, il 16 aprile, la giovane attivista svedese, che era stata invitata a parlare di fronte all’Unione Europea, anche per via delle imminenti elezioni. Questa tappa è stata inserita nel viaggio che ha portato Greta Thunberg a incontrare oggi il Papa in Vaticano e che la renderà protagonista della manifestazione di venerdì mattina in Piazza del Popolo a Roma. Ecco il video dell’intervento e la traduzione di alcuni pezzi in italiano.

https://www.youtube.com/watch?v=14w8WC1I3S4

Greta all’Unione Europea: “Votate per i vostri figli e per i vostri nipoti”

“Voglio che agiate come se la vostra casa stesse andando a fuoco. Ho già detto queste parole, e molte persone mi hanno spiegato che questa sarebbe una pessima idea. Una grande quantità di politici mi ha detto che avere panico non porta mai a niente di buono. E io sono d’accordo. Avere panico, a meno che tu non abbia altra scelta, è un’idea terribile. Ma quando la tua casa va a fuoco e vuoi salvarla dalle fiamme, allora questo richiede un certo livello di panico.”

“Siamo nel mezzo della sesta estinzione di massa. E il tasso di estinzione è fino a 1.000 volte più alto del normale, con 200 specie che si estinguono ogni giorno. Erosione di terreno fertile, deforestazione delle nostre grandi foreste, inquinamento tossico nell’aria, perdita di insetti e fauna selvatica, acidificazione degli oceani. Questi sono tutti trend disastrosi, accelerati da un modo di vivere che la nostra parte del mondo, quella che così facendo si è arricchita, riconosce come un diritto a mantenere.”

“La nostra casa sta cadendo a pezzi, e i nostri leader devono cominciare a comportarsi di conseguenza, perché al momento non lo stanno facendo. Se la nostra casa stesse svanendo, dei veri leader non si comporterebbero come state facendo voi oggi. Cambiereste quasi ogni aspetto dei vostri comportamenti, come si fa in un’emergenza. Se la nostra casa stesse cadendo a pezzi non avreste tenuto tre summit di emergenza per la Brexit e nessuno per la catastrofe climatica e ambientale.”

“Presto ci saranno le elezioni europee. E molti di coloro che saranno toccati maggiormente da questa crisi – come me – non hanno il diritto di voto. Né tanto meno siamo in una posizione per prendere decisioni sull’economia, le politiche, l’ingegneria, i media, l’educazione o la scienza. E il tempo che ci serve per educarci a farlo, semplicemente non c’è più. Questo è il motivo per cui milioni di ragazzi stanno scendendo in piazza, scioperando dalla scuola, per accrescere l’attenzione verso la crisi climatica.”

“Dovete ascoltare coloro che non possono votare. Dovete votare per noi, per i vostri figli e i vostri nipoti. Quello che stiamo facendo ora non potrà essere cancellato. In queste elezioni voterete per le condizioni di vita del futuro della razza umana. Eppure le politiche necessarie ancora oggi non esistono. Alcune alternative sono sicuramente “meno peggio” delle altre. E io ho letto che alcuni partiti non vogliono nemmeno che io sia qui oggi, perché vogliono disperatamente evitare di parlare della catastrofe climatica.”

“Fare del vostro meglio non è più abbastanza. Dobbiamo fare tutti ciò che sembra impossibile. E va bene se vi rifiutate di ascoltarmi. Dopo tutto sono solo una studentessa svedese di 16 anni. Ma non potete ignorare gli scienziati, o la scienza, o i milioni di ragazzi scioperanti che non stanno andando a scuola per rivendicare il loro diritto al futuro. Io ve ne prego: non fallite su questo.”

Marcia per il clima: il nostro racconto

Si è tenuta sabato a Roma la “Marcia per il clima”, con un’ampia partecipazione di gran parte delle associazioni ambientaliste italiane e non solo. Si parla di almeno 150.000 presenze, un numero sicuramente soddifsfacente che va ad aggiungersi a quello dei cortei del 15 marzo targati Fridays For Future. Un’ ulteriore riprova che la tematica ambientale sta prendendo piede tra i cittadini, stanchi di vedere un governo immobile rispetto a queste tematiche. La manifestazione ha puntato il dito contro la realizzazione delle “grande opere inutili”, colpevoli di avere un enorme impatto ambientale. Qui alcune immagini della manifestazione.

Il nostro Fotoreportage

Marcia per il clima: anche lo sport popolare si schiera

Oggigiorno il problema del surriscaldamento globale interessa vari ambiti della nostra vita quotidiana. Tra questi, purtroppo, rientra anche quello sportivo che, in teoria, dovrebbe portare soprattutto benefici al corpo umano.
Lo sport mainstream, per chi non lo sapesse, è causa di considerevoli quantità di emissioni inquinanti. Esse, per fare qualche esempio, derivano dalla benzina usata per i vari spostamenti delle squadre e dei tifosi durante le trasferte o per i materiali con cui sono costruiti gli impianti da allenamento e da gioco. Per fortuna, però, c’ è anche un’altra branca, quella dello sport popolare, che cerca di immettere la minor quntità di inquinamento possibile nell’atmosfera.

Sabato 23 marzo 2019 si terrà a Roma una manifestazione nazionale: “ Marcia per il clima e contro le grandi opere ed inutili”, con partenza fissata alle ore 14 presso la centralissima piazza della Repubblica. Per questa occasione alcune realtà dello sport popolare capitolino, ad esempio gli All Reds e l’Atletico San Lorenzo, hanno lanciato un vero e proprio appello per creare uno spezzone legato all’ambito dello sport popolare. Si vorrà fare capire che, oltre all’ambito militante, vi è anche un lato ecologista che rappresenta questo mondo sportivo che cerca di contrastare gli ideali legati al solo profitto e al dio denaro.


Di seguito, riportiamo il comunicato uscito pcohi giorni fa:
“Siamo alcune delle tante realtà che fanno sport popolare, che cercano di promuovere attraverso la pratica sportiva i valori delll’antifascismo, dell’antisessismo e dell’antirazzismo. Proponiamo dei modelli di autogestione in cui gli atleti, non solo praticano la disciplina sportiva, ma attraverso essa cercano di abbattere barriere di classe, di sesso, di razza, barriere culturali e sociali. Spesso ci riappropriamo di spazi abbandonati trasformandoli in spazi occupati, che diventano luoghi dove fare sport, cultura e aggregazione. Rivendichiamo una città con più spazi verdi e luoghi per la cultura. Siamo realtà sportive che tentano ogni giorno dal basso, di rivendicare il diritto allo sport per tutte e tutti, cercando di riempire un vuoto lasciato dalle istituzioni e dallo Stato. Lo sport è sempre più un diritto negato.
Già a scuola è un diritto che non è considerato fruibile a prescindere dalla condizione sociale di provenienza, ma un privilegio ad appannaggio delle classi più abbienti. Così, come in tutti gli altri ambiti della società, anche in quello sportivo il capitale e il profitto privato tentano di gestire le
nostre attività quotidiane: chi non si attiene a precise regole economiche e non produce capitale ha difficoltà ad accedere alle strutture sportive e a partecipare all’assegnazione di queste attraverso i bandi.
Lo sport è ormai speculazione, basti pensare ai grandi eventi sportivi, usati come pretesto per intervenire barbaramente sul territorio, senza un piano urbanistico sostenibile, rivelandosi spreco di soldi pubblici. Corruzione, saccheggio dei territori e speculazione edilizia la fanno da padroni sullo
sport, un diritto del popolo. Scenderemo in piazza a Roma il 23 marzo – insieme ai comitati, alle associazioni e ai movimenti – per fermare le grandi opere inutili e dannose, salvaguardare i territori dai cambiamenti climatici e dal saccheggio dell’uomo.
Diciamo no al sistema delle grandi opere inutili, che come per la questione ambientale, dimostra che il sistema capitalista non è sostenibile.
Non può esserci futuro se il benessere dell’uomo e le necessita collettive non vengono rimesse al centro del dibattito politico e delle rivendicazioni di tutte e tutti”.

Qui il link all’evento

“La causa è il capitalismo”. Gli USA e l’assenza dal Climate Strike

Tutti, durante il tempo libero, ci siamo imbattuti in quelle compilation divertenti in cui decine di cani colpevoli e consapevoli di esserlo si voltano dall’altra parte mentre il padrone li rimprovera. Ieri gli Stati Uniti si sono comportati allo stesso modo pensando che, voltandosi dall’altra parte, la tempesta fosse presto passata senza troppi intoppi.

Solo un grande silenzio

E così è successo. Solo un grande silenzio da parte dei giornali americani online prima e dopo la giornata di ieri, in cui migliaia di città sono insorte per chiedere ai governi un cambiamento di rotta nelle loro economie (quelle sì) contro-natura. Il più grande e importante giornale degli Stati Uniti, il New York Times non ha nemmeno nominato il ClimateStrike. Il secondo giornale degli USA, il Washington Post, ha dedicato all’evento un piccolo paragrafo in fondo, nella sezione “mondo” (simile alla nostra “esteri”) come fosse qualcosa che non li riguarda, che appartiene al resto del pianeta.

Sul Los Angeles Times, edito in uno dei Paesi più progressisti degli Stati Uniti (per fare un esempio, nel 2018 in California un referendum ha legalizzato il possesso di marijuana a scopo ricreativo), l’articolo si trova in fondo, accanto a una galleria fotografica che mostra un trucchetto per tagliare velocemente un ananas. Il San Francisco Chronicle posiziona il Climate Strike nella colonnina di sinistra, sempre in fondo. Come tutti i giornali locali vuole portare acqua al suo mulino e nel titolo si legge che migliaia di studenti hanno protestato a San Francisco contro l’inazione per i cambiamenti climatici.

Meglio rispetto agli altri, ma a lettori poco informati potrebbe sembrare che sia stato solo un piccolo sciopero di una nicchia ambientalista. Nell’articolo non viene nominato lo sciopero mondiale, non Greta Thunberg, non le migliaia di piazze gremite di persone in tutto il mondo. Invece, si legge questo: duemila studenti (duemila! Soltanto a Milano ne sono stati stimati più di 100 mila), con la benedizione di insegnanti e parenti (fondamentale per tenere a bada questi violenti anarchici) hanno marciato da Mission Street fino a Union Square”. Non un commento, non piccolissimo segno di approvazione, solo una notizia che come tante domani uscirà dal suo ultimo posto nella colonnina di sinistra per far spazio ad altre importanti questioni.

Non puntiamo il dito

E questo silenzio non è stato così assordante. Oggi ho rilevato anche l’assenza di una denuncia aperta da parte degli altri media mondiali. Non è questione di un semplice puntare il dito, di riversare le colpe, di vedere lo spillo nell’occhio degli altri e non la trave nel nostro. Perché le travi responsabili della distruzione del pianeta per come noi lo conosciamo sono due e si trovano una nel nostro occhio, una in quello degli Stati Uniti. L’Europa e gli USA da sole, infatti, sono responsabili del 50% percento delle emissioni mondiali e l’altra metà si divide in tutte le altre nazioni.

Non solo le emissioni

E le emissioni non sono l’unico problema. Gli Stati Uniti sono il più grande produttore mondiale di rifiuti, con 624.700 tonnellate al giorno, ovvero 2,58 kg a persona (1.71 kg il Giappone, 1.79 kg del Regno Unito e 1.92 kg la Francia). Inoltre gli statunitensi sono i più grandi compratori di vestiti della Terra con 37 kg a testa all’anno, seguiti dagli australiani con 27 chili all’anno. E sappiamo tutti che quei capi vengono dai Paesi in via di sviluppo, dove gli occidentali sfruttano la manodopera e le materie prime a basso costo (Qui l’articolo su The True Cost)

Sarà impossibile sopravvivere

La lista potrebbe continuare, ma i dati da soli non servono a molto se i media non li riportano, se nelle scuole non se ne parla, se i politici non prendono soluzioni. Il problema dell’America è, quindi, culturale. Su uno degli innumerevoli cartelli durante gli scioperi in Italia si leggeva: “Il problema è il capitalismo”. Una frase ormai usata e abusata sin dal novecento e fa paura pensare a quanto ancora sia attuale, a quanto ancora faccia effetto.

La cultura capitalista che ha trovato i suoi natali proprio negli Stati Uniti e di cui poi si sono fatti promotori, è incentrata sulla crescita incessante, che vede i soldi non come un mezzo, ma come un fine, che rende il guadagnare fine a se stesso e possibilmente infinito. Ma questa terra infinita non è. Le risorse sono limitate e già in questo momento noi stiamo utilizzando 1,3 pianeti per soddisfare i nostri bisogni. E siamo 7 miliardi di persone. In pochi anni saremo 10 miliardi e allora sarà davvero impossibile sopravvivere. Perché è di questo che si tratta.

Saremo noi a morire

Troppo spesso in questi giorni ho sentito e letto la frase “salviamo il pianeta”. Ma il pianeta sarà l’unico a restare intatto, saremo noi a morire. Noi e tutte le specie viventi, animali e piante. Il “salvare il pianeta”, quindi, significa salvarlo per come è adesso. E, comunque, bisognerebbe chiedere alla Terra cosa davvero vuole. Continuare ad essere di bell’aspetto, colorata, con prati, oceani, foreste e con la musica, l’arte, la poesia, la danza. Oppure vuota e grigia ma, almeno, libera da noi per poter rinascere in futuro. Prendendosi, insomma, una tregua.

Le foto del ClimateStrike in USA

Ora vogliamo comunque rendere omaggio agli studenti americani che hanno sfidato il boicottaggio nazionale e hanno sfilato per le strade delle cittadine americane. Perché, che i media ne parlino o no, anche loro vogliono un futuro migliore. Anzi, vogliono un futuro e basta.

Un grazie particolare alle studentesse di @school_strike_for_climate_LA.

Energia rinnovabile in Italia: a che punto siamo?

L’energia rinnovabile in Italia è senza dubbio il futuro del settore energetico. Ed in Italia, nonostante qualcosa sia già stato fatto, non siamo ancora neanche lontanamente vicini ad utilizzare a pieno il loro potenziale. Secondo gli ultimi dati forniti dal GSE la percentuale di energia che l’Italia produce da energie rinnovabili si attesta al 17,4%. Appena in linea con le direttive europee, già non particolarmente ambiziose. Ad abbassare questa percentuale sono soprattutto i trasporti. La situazione migliora leggermente sull’energia termica. Grazie al riciclo di biomasse, per lo più rifiuti organici, copriamo infatti il 18,88% del nostro fabbisogno termico. Ma il dato migliore arriva dall’elettricità. Il 40% del fabbisogno elettrico in Itaia è composto da energia rinnovabile, in particolare solare, eolico e idroelettrico. Una situazione non drammatica e con numeri in crescita, ma si può e si deve fare di più.

Elettricità: in Italia serve più energia rinnovabile

L’Italia sfrutta già quasi tutto il suo potenziale idroelettrico e stiamo assistendo un costante aumento dell’installazione di pannelli solari e pale eoliche. Il problema più grande per questo settore è lo stato di avanzamento sulla tecnologia degli accumulatori. L’incostanza e la non programmabilità di alcuni tipi di energie rinnovabili è infatti al centro delle critiche dei loro detrattori. Queste grandi batterie stanno tuttavia diventando sempre più sofisticate e non ci vorrà molto per portarle ai livelli desiderati. Questo problema tuttavia non sussiste per quanto riguarda un sistema di autoproduzione; gli accumulatori per quantità di energia più ridotte sono infatti già disponibili sul mercato. Un altro metodo per la produzione di energia con del potenziale non ancora sfruttato sono i “sistemi a pompaggio”, complementari alle centrali idroelettriche e già attivi in altri paesi come la Spagna. Promettenti sono anche i progressi sull’efficienza energetica, che ha già permesso una diminuzione di 40 TeraWatt del fabbisogno nazionale di energia elettrica. Con un aumento della richiesta di energia pulita da parte dei consumatori, una crescita di sistemi di autoproduzione e l’attuazione di politiche decise in questa direzione la transizione è più che possibile.

energie-rinnovabili-pannelli

Quali critiche per i pannelli solari

Altra critica mossa contro i pannelli solari è quella del consumo di suolo. Ma fortunatamente i tetti delle nostre case costituiscono 15.000 km2 di superfici, cioè circa 27 m2 a persona. Se occupassimo solo il 10% dei tetti del paese con dei pannelli solari riusciremmo a coprire il 9% del fabbisogno nazionale di energia, e nulla ci vieta di utilizzarne una percentuale maggiore. Altro problema troppo dibattuto rispetto alla sua gravità è lo smaltimento dei pannelli. Ma c’è già chi se ne occupa e risponde al nome di “Cobat”, realtà specializzata nel recupero di rifiuti speciali. Quelli di nuova generazione sono inoltre appositamente costruiti per essere smaltiti più facilmente. Altre critiche sono legate all’estrazione di materie prime necessarie alla loro costruzione e sarebbero le più ragionevoli, se non fosse che l’impatto ambientale legato all’estrazione di combustibili fossili o al reperimento di altre fonti di energia è sicuramente di maggiore portata. L’energia solare è dunque amica dell’ambiente, e su questo non ci piove. A maggior ragione nel paese del sole.

Eolico: a che punto siamo?

Passiamo ora all’eolico. Qui il problema del consumo di suolo non esiste. Ne sussistono tuttavia altri, aggirabili. Il principale è la mancanza di una potenza di vento adeguata a produrre enormi quantità di energia in buona parte delle zone del paese. Nonostante il potenziale dell’eolico su terra non sia completamente sfruttato e si possa fare affidamento su un ulteriore miglioramento del suo contributo, ci sono altre tecnologie che mostrano un ottimo potenziale. In Cina e Gran Bretagna le stanno già testando, ed anche in Italia è stato approvato il primo finanziamento per progetti di questo tipo. Esistono infatti degli impianti eolici “offshore”, installabili in mare. Nonostante qualche problema legato alla profondità delle nostre acque e le conseguenti difficoltà relative ad un loro ancoraggio al fondale, esistono degli impianti galleggianti in grado di generare energia sia grazie al movimento delle pale, sia grazie al movimento oscillatorio causato dall’oscillazione dell’impianto. Una soluzione più che percorribile per sfruttare a pieno il potenziale eolico dei venti in mare aperto.

energie-rinnovabili-eolico

E il riscaldamento?

Il 18,88% del fabbisogno nazionale è già coperto da bio-metano e pompe di calore, ma è altrettanto vero che più dell’80% è coperto da fonti di energia non sostenibile. Le pompe di calore sono sicuramente parte della soluzione ed aiutano infatti a trasferire parte del peso della produzione sull’elettrico, più facilmente reperibile tramite fonti di energie rinnovabili. Anche il bio-metano, per lo più generato dai nostri scarti alimentari, è considerabile fonte di energia rinnovabile in quanto risultato di un processo di economia circolare. Nei prossimi anni assisteremo sicuramente un aumento della sua produzione, grazie alla costruzione di impianti di compostaggio anaerobici. Progetti già pronti e che per partire aspettano solo la risoluzione di un vizio burocratico. Se inoltre si considera che circa 1/3 dei rifiuti urbani prodotti in Italia è di tipo organico, è facile capire come il biometano sia una soluzione sicuramente credibile. Con una buona combinazione di queste due alternative la transizione è quindi possibile.

La sfida più grande: i trasporti

Solo il 9% dei trasporti avvenuti in Italia nel 2016 è avvenuto grazie a fonti di energie rinnovabili. Buona parte di questa percentuale è occupata dai trasporti su rotaia, destinati ad essere alimentati completamente ad energie rinnovabili. Ma la speranza più grande in questo campo è rappresentata dalla mobilità elettrica, pronta a soppiantare quella fossile. I veicoli elettrici oggi in Italia sono circa 16.000, ma ci si aspetta una crescita esponenziale nei prossimi anni. Sia per una convenienza ambientale, sia per una convenienza economica che abbiamo dimostrato in un altro articolo. Anche per questa voce il cambiamento è dunque possibile e, sul lungo termine, inevitabile.

Parola d’ordine: accelerare sull’energia rinnovabile in Italia

La non infinità disponibilità delle fonti fossili pone un problema irrisolvibile se non con una transizione verso l’energia rinnovabile in Italia. Se a questo si aggiunge l’assoluta insostenibilità di questi metodi di produzione di energia ed i danni ambientali che hanno causato, e che causeranno, è semplice capire quale sia la scelta più logica. È inevitabile pensare che quando le future generazioni guarderanno indietro al modo in cui abbiamo prodotto energia per tutto questo tempo, rideranno di noi. O ci odieranno, per le conseguenze che avremo scatenato. Perché non accelerare il passo verso un’economia sostenibile per noi e per il pianeta? Perché non correre verso un’indipendenza energetica del paese? Secondo un report analizzato da Forbes, già nel 2020 l’energia derivante da energie rinnovabili saranno più economiche di quelle fossili. E già oggi la differenza non è così grande da giustificare la situazione attuale. La scusa della convenienza economica non è più sufficiente. Il tempo stringe, ma possiamo ancora contenere il problema. Anche grazie al ruolo dei consumatori, veri decisori delle tendenze di mercato.

 

Ecotassa ed ecobonus sulle auto, da marzo in vigore

Ecotassa ed ecobonus sulle auto sono parte della manovra economica del M5S, definitivamente approvata a dicembre. Sulle auto immatricolate a partire dal 1 marzo 2019 al 31 dicembre 2021 saranno applicate nuove regole che prevedono incentivi o disincentivi a seconda della quantità di emissioni per chilometro quadrato.

Ecotassa

Chiunque acquisti un veicolo M1 nuovo di fabbrica con emissioni superiori ai 160 CO2 g/km (160 grammi di anidride carbonica per chilometro) dovrà pagare una tassa che va dai 1100 fino ai 2500 in base a questi criteri:

CO2 g/kmImposta (euro)
161-1751.100
176-2001.600
201-2502.000
>2502.500

Da sapere

  • La tassa non viene applicata sui veicoli usati, ma se un’ auto è stata acquistata in un Paese estero e viene reimmatricolata in italia dopo il 1 marzo 2019 sarà sottoposta all’ecotassa.
  • L’imposta non si applica a veicoli di uso speciale come camper, veicoli blindati, ambulanze, auto funebri, veicoli con accesso per sedia a rotelle, caravan, gru mobili, carrelli “dolly”, rimorchi per trasporto eccezionale.
  • I veicoli con certificato di rilevanza storica hanno diritto alla riduzione della tassa pari al 50 percento.
  • Per sapere se il veicolo rientra tra quelli tassati si può consultare il libretto di circolazione. Il dato si trova nel secondo riquadro del punto V.7 di ogni libretto.

Ecobonus

Buone notizie, invece, per chi sceglie la via (un po’ più) green. La legge di bilancio, infatti, prevede agevolazioni per chi acquista, sempre a partire dal 1 marzo 2019, automobili ibride o elettriche a basse emissioni di CO2. Per l’incentivo vi sarà anche una grande differenza tra la presenza e l’assenza di rottamazione in concomitanza dell’acquisto. Gli incentivi sono i seguenti:

CO2 g/kmContributo senza rottamazione (euro)Contributo con rottamazione (euro)
0-204.0006.000
21-701.5002.500

Da sapere:

  • Dagli incentivi sono esclusi i modelli che costano più di 50 mila euro IVA esclusa, quindi 61mila euro.
  • Il veicolo da rottamare deve essere intestato da almeno dodici mesi al soggetto intestatario del nuovo veicolo o ad uno dei familiari conviventi alla data dell’acquisto del nuovo veicolo.
  • Nell’atto di acquisto deve essere espressamente dichiarata la volontà di rottamazione del veicolo usato.
  • Entro quindici giorni dalla data di acquisto, il venditore è tenuto ad avviare le pratiche per la rottamazione.

La legge di bilancio prevede anche riduzioni fiscali del 50% sull’acquisto e l’installazione delle colonnine di ricarica per le auto elettriche, su un ammontare complessivo non superiore ai 3000 euro.

Treno Verde è arrivato, e ci porta nel futuro

Treno Verde

Ascolta l’articolo:

Non è mai bello perdere il treno, specialmente se si tratta di quello del futuro. Treno Verde è una campagna promossa da Legambiente che, insieme a Ferrovie dello Stato, vuole incentivare l’utilizzo dei mezzi di trasporto alternativi a fronte delle automobili private.

Quanto sono inquinate le città?

Treno Verde farà tappa in dodici stazioni italiane, nelle quali espleterà due principali funzioni. La prima è quella del monitoraggio della qualità dell’aria e i flussi di traffico in città. I volontari di Legambiente, infatti, effettueranno un controllo itinerante nei punti più “critici” delle città. Le misurazioni hot spot delle polveri sottili dureranno un’ora e i risultati saranno poi esposti sullo stesso Treno Verde. In questo modo sarà possibile riflettere e discutere sulla qualità dell’aria che i cittadini ogni giorno respirano e che provoca ogni anno 60 mila morti premature.

Una mostra per un futuro a emissioni zero

In secondo luogo, a bordo del Treno Verde, sarà allestita una mostra dedicata alla mobilità sostenibile in quanto possibile soluzione al riscaldamento globale. La mostra è interattiva e permette di vedere, toccare e sentire l’enorme quantità di inquinamento acustico e atmosferico al quale siamo sottoposti ogni giorno e del quale spesso non ci accorgiamo.

Nella prima carrozza saranno approfonditi i rischi dello smog sul nostro organismo e sul nostro pianeta. Nella seconda carrozza si potranno conoscere le possibili soluzioni per contrastare le fonti fossili e le buone pratiche già attuate dalle città italiane ed estere. La terza carrozza è invece curata da Ecopneus, un’azienda che si occupa di riciclare i pneumatici, dando loro una seconda vita. Infine, nella quarta carrozza, vi sarà un grande spazio per ospitare conferenze, dibattiti e laboratori che guideranno chiunque vi assista nel cambiare in prima persona la propria città, per un futuro a emissioni zero.

Un cambiamento semplice e vantaggioso

Questa transizione è più semplice e vantaggiosa di quel che si creda. Con il car sharing e il car mobbing, restare imbottigliati nel traffico sarà solo un lontano ricordo. Se vi sembrano parole arrivate da un altro pianeta, vi sbagliate. Iniziate a vedere il car sharing come un taxi sempre a vostra disposizione, ma il cui guidatore siete voi, con un costo decisamente inferiore. In questo modo, infatti, pagate soltanto l’effettivo utilizzo della macchina e non la sua proprietà, togliendo molte fastidiose incombenze quali assicurazione, revisione, bollo ed eventuali danni nel corso degli anni. Il car mobbing consiste semplicemente nella buona pratica di invitare amci, colleghi, parenti o perché no, sconosciuti (tramite apposite App) a condividere il viaggio insieme a voi. Non dimentichiamoci poi del trasporto pubblico come treno, metropolitana e pullman. Più si utilizza, più più sarà efficiente, e più sarà efficiente, più sarà piacevole utilizzarlo. Infine, perché non optare, quando possibile, per i piccoli mezzi di locomozione quali la bicicletta, il monopattino o, se siete giovani (fuori o dentro) lo skateboard.

La rivoluzione è già tra di noi, e il Treno Verde arriva con lo scopo di farci aprire gli occhi.

Tappe e orari

L’ingresso alla mostra del Treno Verde è totalmente gratuito ed essa è aperta al pubblico dal lunedì al sabato dalle 16 alle 19. Le scuole prenotate possono accedere dalle 8,30 alle 14. La domenica l’accesso è possibile dalle 10 alle 13. A Roma Termini la mostra sarà aperta dalle 10 alle 13,45.

Le tappe sono le seguenti:

Palermo – 18, 19, 20 febbraio

Bari– 22, 23, 24 febbraio

Napoli Centrale– 26, 27, 28 febbraio

Roma Termini*– 2, 3, 4 marzo

Pescara– 6, 7, 8 marzo

Arezzo– 10, 11, 12 marzo

Civitanova Marche– 14, 15, 16 marzo

Rimini – 18, 19, 20 marzo

Padova– 22, 23, 24 marzo

Genova Piazza Principe– 26, 27, 28 marzo

Torino–  30, 31 marzo, 1 aprile

Milano Porta Garibaldi– 3, 4, 5 aprile

Per maggiori informazioni, visitare il sito ufficiale.

Ambiente e giovani: la chiamata di Mattarella

Meglio tardi che mai

In un panorama politico italiano in cui le questioni ambientali vengono completamente ignorate da qualsivoglia ordine del giorno, se non per farne saltuariamente oggetto di propaganda, è comparso oggi un primo bagliore di luce. Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, in un discorso tenuto all’inaugurazione dell’anno accademico all’Università della Tuscia (VT), ha infatti parlato ai presenti della centralità dei temi ambientali nello sviluppo del nostro paese.

Una richiesta per i giovani: alzare la voce

Sul finale del suo discorso il Presidente della Repubblica chiama i giovani all’azione. Le sue parole non lasciano altra interpretazione. Il Presidente parla infatti anche di Greta Thunberg, la giovane paladina dell’ambiente fonte di ispirazione per decine di migliaia di ragazzi che ogni venerdì scendono in piazza in tutto il mondo per contestare l’indifferenza della politica verso questo tema “fondamentale”. In particolare il suo discorso mette sotto i riflettori uno dei problemi ambientali che riguarda più da vicino il nostro paese: la cura del territorio, vero patrimonio dello stivale. Un problema che, se verrà ulteriormente ignorato, creerà grossi danni anche dal punto di vista economico, tanto da mettere a rischio lo sviluppo del paese.

L’equità intergenerazionale

Nel suo discorso viene anche ripreso un principio che sta alla base di ogni civiltà e di ogni periodo storico. Lasciare ai posteri un mondo migliore di quello che si è trovato. Se entro i prossimi 11 anni non assisteremo ad una decisiva inversione di rotta, tutte le generazioni che vivranno a cavallo dei prossimi 50 anni saranno le prime a poter lamentare una mancata applicazione di questo principio. Specialmente nel nostro paese. L’area del Mediterraneo è infatti una delle zone più esposte agli effetti negativi dei cambiamenti climatici. Un aumento del livello dei mari, delle alluvioni o dei periodi di siccità avrebbe conseguenze devastanti a livello economico nel belpaese, che al momento, nonostante i primi campanelli di allarme, risulta completamente impreparato ad affrontare gli effetti che i cambiamenti climatici potrebbero scatenare nel medio-lungo termine, complice una totale assenza di politiche di adattamento ad un clima che sicuramente muterà.

Il discorso di Mattarella

“La tematica ambientale è davvero fondamentale. Qualche mese fa ho firmato insieme ad altri capi di Stato, su iniziativa del Presidente della Repubblica austriaca, un documento comune per sottolineare come i mutamenti climatici rappresentino la sfida cruciale di questo periodo, di questo nostro momento storico. Abbiamo molte sfide davanti, ma quello specifico di questo tempo è davvero il mutamento climatico e la difesa dell’ambiente. All’interno di questo ve n’è uno specifico del nostro paese che rientra nel tema ambientale: è quello della cura del territorio. Cura del territorio che riguarda e idealizza un interesse prioritario per l’Italia. Non soltanto perché salvaguarda la bellezza del nostro paese, un patrimonio riconosciuto in ogni parte del mondo, ma anche sul profilo economico la cura del territorio è decisiva per il nostro sviluppo. Nel nostro paese molte delle emergenze e delle calamità naturali son dovute alla scarsa cura del territorio e al suo impoverimento ed è quindi sotto ogni profilo, anche quello economico, un tema centrale e prioritario. Si è già parlato in questa sede della centralità degli studenti, ed anche su questo tema devono avere centralità. É a loro affidata una forte responsabilità di sollecitazione e di spinta, per sospingere anche le istituzioni in questa direzione. In questo periodo una giovane studentessa svedese, di nome Greta, sta sottoponendo le istituzioni europee ad una forte sollecitazione sul tema ambientale. Vi è un’equità intergenerazionale che siamo chiamati a rispettare per non depauperare le successive generazioni di quel che noi abbiamo potuto utilizzare.”

Attiva la ZTL più grande d’Italia. E Milano è sempre più green

Area B

Chi e quando

Attivata oggi a Milano la ZTL più grande d’Italia e la seconda in Euopa dopo Bruxelles. I dati sulle città più inquinate d’Italia non mentono: Milano è la sesta città con più polveri sottili della Nazione e, forse, questa classifica ha fatto traboccare il vaso.

Alle 7:30 di questa mattina, lunedì 25 febbraio 2019, sono scattati i limiti d’accesso nell’Area B. Uno spazio grandissimo, che si estende fino ai limiti della città e nel quale vive quasi tutta la popolazione milanese. Qui non potranno più circolare benzina euro 0 e diesel euro 0, 1, 2 e 3, a doppia alimentazione gasolio-GPL e gasolio-metano Euro 0, 1, 2 e veicoli ingombranti superiori a 12 metri. I divieti sono validi da lunedì a venerdì, dalle 7.30 alle 19.30, esclusi i festivi.

Area B

Un avvio graduale

I divieti non finiscono qui anche se, per dare la possibilità alle persone di comprendere e abituarsi all’iniziativa, il suo avvio sarà graduale. Il prossimo primo ottobre lo stop sarà esteso ai diesel euro 4 (che sono già vietati in Area C dal 2017) e moto e ciclomotori a gasolio euro 0 e 1. Dal 1 ottobre 2020 l’accesso sarà vietato anche agli euro 1 benzina ed entro il 2030 le restrizioni aumenteranno.

Chi può entrare

Di contro, l’accesso è consentito agli autoveicoli euro 5 e 6 benzina, gli autoveicoli GPL, metano, bifuel e auto ibride ed elettriche. Saranno inoltre esenti da sanzioni le autoambulanze, i veicoli della Croce Rossa, i veicoli delle Forze Armate, Polizia, Vigili del Fuoco e Protezione Civile. Possono inoltre circolare liberamente i veicoli che espongono il contrassegno “invalidi” il cui titolare sia a bordo del veicolo e in generale chiunque disponga di un permesso per svolgere mansioni di assistenza sanitaria.

Pochi controlli (per ora)

Sempre per un inizio graduale, al momento solo sedici strade sono dotate di telecamere. Inutile dire che il divieto è comunque valido per tutte le 187 strade di accesso all’Area B, le quali saranno tutte controllate informaticamente entro il 2020. Le telecamere attive da oggi sono in via Anassagora, viale Pirelli, viale Sarca, via Pasta, via Gallarate, via Tofano, via Basilea, via Zurigo, via Garin, via Baroni, via Cassinis, via Toffetti, via Rogoredo, via Feltrinelli, via Mecenate e via Fantoli.

Multe e permessi

La multa prevista per chi non rispecchia il divieto è di 80 euro, anche se tutti i cittadini residenti a Milano in possesso di un auto esclusa dall’Area B, avranno diritto a 50 accessi nell’area per tutto il 2019, che scenderanno a 25 nel 2020. Al primo passaggio di un veicolo non autorizzato, sarà inviato al proprietario l’invito per iscriversi al portale e registrare la propria posizione e il numero di passaggi effettuati.

I permessi e le pratiche di registrazione possono essere ottenute online. Qui è anche possibile verificare se il proprio veicolo ha il permesso di entrare in Area B.

Informazioni importanti:

  • E’ vietata anche la circolazione dinamica all’interno di Area B. Ciò significa che un autoveicolo il cui accesso è vietato in Area B non può circolare all’interno di tale area, anche se è entrato prima delle 7.30. Non potrà quindi uscire dall’Area B prima delle 19.30 ovvero al termine dell’orario del divieto.
  • Attenzione anche ai divieti regionali per il piano anti-inquinamento in vigore fino al 31 marzo. Violare questi divieti potrà portare a una multa di 160 euro, il doppio rispetto a quella per l’Area B. Una volta esauriti i 50 ingressi, si potrà incorrere in due multe: una da 160 euro per il piano regionale e una da 80 euro per Area B.
  • Anche gli orari di Area C hanno subito delle modifiche per coincidere con quelli di Area B. Per esempio, anche il giovedì, che fino ad ora prevedeva il divieto fino alle 18.30, si allungherà fino alle 19.30. Inoltre in Area C non potranno più entrare motoveicoli e ciclomotori a due tempi euro 0 e 1 e veicoli a doppia alimentazione gasolio-gpl e gasolio-metano euro 0, 1 e 2.
  • Alla stazione della metropolitana rossa al Duomo vi è un infopoint dove potrete avere tutte le informazioni. Gli orari di apertura del servizio sono dalle 8.30 alle 15.30, dal lunedì al venerdì

Per saperne di più, visitare il sito del Comune di Milano

Sostenibilità ambientale: è boom di movimenti dal basso

Le associazioni ambientaliste sono sempre meno sole

La crisi climatica è iniziata e il tema della sostenibilità ambientale guadagna sempre più consensi. I campanelli di allarme arrivano da ogni dove e i governi faticano a dare una risposta immediata e credibile. La più grande delusione viene dall’ultima conferenza sui cambiamenti climatici dell’ONU, tenutasi a Katowice lo scorso dicembre.

Gli stati partecipanti, anche a causa di un grande ostruzionismo di paesi come gli Stati Uniti, la Russia, il Kuwait e l’Arabia Saudita non sono riusciti a definire un piano per tradurre in azioni concrete quanto sottoscritto nell’Accordo di Parigi.

Troppi gli interessi economici in ballo per queste nazioni, che hanno deciso di continuare sulla linea del profitto economico e dell’inquinamento, in barba al benessere delle future generazioni e alla sostenibilità ambientale.

Fortunatamente sono già nati diversi movimenti di protesta verso i rispettivi governi per velocizzare una transizione che, data la non infinita disponibilità dei combustibili fossili, è inevitabile.  

Leggi anche: “Per fermare il cambiamento climatico serve (anche) una rivoluzione popolare”

sostenibilità

Greta Thunberg: la giovane paladina della sostenibilità ambientale

Durante la conferenza dell’ONU uno degli interventi a maggior impatto è stato quello di Greta Thunberg. Una giovane svedese di 16 anni che da settembre porta avanti uno “sciopero per il clima”.

Ogni venerdì Greta si reca di fronte al Parlamento svedese, saltando la scuola, per protestare contro l’inazione del proprio governo contro i cambiamenti climatici e sono in tanti ad aver deciso di aderire al suo movimento “FridaysForFuture”.

Si sono creati gruppi di giovani studenti, e non solo, in ogni parte del mondo. Se infatti non ci sarà, nei prossimi anni, una netta inversione di rotta in termini di sostenibilità ambientale, coloro che pagheranno dazio maggiormente saranno sicuramente i giovani che, oltre a non essere in alcun modo colpevoli della cecità mostrata dalla classe politica, passata e attuale, dovranno pagare un conto che, se si continua a non trattare il problema con l’urgenza che merita, si prospetta molto salato.

Il discorso di Greta alle Nazioni Unite

Durante il suo discorso di fronte ai delegati delle Nazioni Unite la giovane svedese non ha avuto peli sulla lingua: “Sostenete di amare i vostri figli sopra ogni cosa, eppure gli state rubando il futuro da sotto gli occhi. Voi parlate solo di andare avanti e proponete le solite idee inutili che ci hanno fatto finire in questo casino, anche se l’unica cosa da fare è tirare il freno di emergenza. Non siete abbastanza maturi per dire come stanno le cose, e state lasciando questo fardello a noi bambini. Stiamo sacrificando la nostra civiltà e la nostra biosfera, per dare la possibilità a un piccolo numero di persone di continuare a fare un sacco di soldi. Sono le sofferenze di molti che pagano il lusso di pochi. Nel 2078 festeggerò 75 anni. Se avrò dei figli probabilmente passeranno quel giorno con me. Forse mi chiederanno di voi. Forse mi chiederanno perché non avete fatto niente, quando c’era ancora tempo per agire. Dobbiamo lasciare i combustibili fossili sotto terra e concentrarci sulla giustizia. E se il nostro sistema non ci permette di trovare soluzioni, allora forse dovremmo cambiare il sistema stesso. Non siamo venuti qui a implorare i leader mondiali di prendersi cura di noi. Ci avete ignorato in passato e ci ignorerete ancora. Il tempo delle scuse è finito, così come sta finendo il tempo per agire. Siamo venuti qui per farvi sapere che il cambiamento sta arrivando, che vi piaccia o meno. Il vero potere appartiene al popolo.”

Il giovane esercito di Greta che lotta per la sostenibilità ambientale

Dopo la Cop24 Greta non si è più fermata. In poco tempo è stata invitata al World Economic Forum di Davos e alla Commissione Europea, solo per citare alcune delle sue apparizioni in pubblico, dove non le ha mandate a dire. l discorsi di Greta sono diventati virali in pochissimo tempo, così come le foto dei suoi sit-in di fronte al Parlamento svedese. E i ragazzi di tutta Europa non l’hanno lasciata sola.

Il movimento “Fridays For Future” è così cresciuto giorno dopo giorno, e come tutti i venerdì anche oggi decine di migliaia di giovani in tutta Europa stanno protestando di fronte ai palazzi delle istituzioni per la loro inazione contro i cambiamenti climatici. Il movimento sta acquisendo sempre più adepti e le proteste continueranno ogni settimana “finchè non avremo finito”, afferma Greta di fronte alla Commissione Europea.

I giovani attivisti hanno indetto lo sciopero globale per il 15 marzo. Si sono tenuti cortei in tutte le principali capitale europee, con tante altre associazioni, esperti e scienziati che hanno aderito al “climate strike”.

Leggi il resoconto della giornata nell’articolo: “Climate strike, la nuova alba dell’ambientalismo”

La sostenibilità ambientale al centro delle proteste in Europa

Non solo Fridays For Future. Diversi sono i movimenti ecologisti che si stanno diffondendo nel mondo. In Europa uno dei più interessanti è “Extinction Rebellion”. Nato in Gran Bretagna da appena qualche mese, conta già diversi eventi sparsi per tutto il paese, ogni weekend.

Proteste pacifiche che inneggiano alla giustizia climatica e ad un’immediata inversione di rotta secondo criteri dettati dalla sostenibilità ambientale. Il movimento è in grande espansione ed è già presente in altri 35 paesi, tra cui anche l’Italia. Lanciata il 31 ottobre 2018, la loro pagina Facebook conta già più di 50.000 followers e la quantità di proteste organizzate sta aumentando di settimana in settimana in vista dell’International Rebellion Week di Aprile, in cui verranno portati avanti movimenti di protesta da tutti i gruppi

Trump e i cambiamenti climatici: chi vincerà?

Anche i cittadini americani non stanno a guardare. La lista di movimenti ambientalisti oltreoceano è lunghissima. Noi vogliamo segnalare “The Sunrise Movement” e 350.org, entrambi già presenti su tutto il territorio. Specialmente dopo le politiche oscurantiste di Trump.

Ma ora che stiamo iniziando a fare i conti con le conseguenze delle nostre azioni passate non sarà più molto facile per il “tycoon” continuare su questa linea. Soprattutto ora che un “Green New Deal” è chiamato a gran voce dai suoi avversari alle prossime elezioni, che pensano di poterne fare un’arma vincente.

Le persone si stanno organizzando per combattere quella che molti personaggi illustri hanno già individuato come la sfida più importante dei prossimi anni: la lotta al cambiamento climatico. La speranza viene dal basso.

Leggi anche: “La causa è il capitalismo. Gli USA e l’assenza dal Climate Strike”

I video dei discorsi di Greta

Il discorso al World Economic Forum

Il discorso alla Commissione Europea

Il discorso alla Cop24

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