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Dichiarazioni di emergenza climatica: la lista si allunga

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A pochi mesi dalla prima e storica dichiarazione, da parte del Regno Unito, dello stato di emergenza climatica sono tantissimi gli uffici pubblici che hanno seguito l’esempio britannico. L’ultima nazione a farlo, in ordine di tempo, è il Canada del premier Justin Trudeau. Secondo la lista aggiornata del sito  “Climate Emergency Declaration and Mobilisation in Action fino ad oggi sono ben 631 le giurisdizioni ad aver deliberato a favore della mozione in 15 diversi paesi . E la lista è destinata ad allungarsi.

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La situazione in Italia sulle dichiarazioni di emergenza climatica

Sebbene il Senato abbia ben pensato di bocciare la mozione per la dichiarazione di emergenza climatica pochi giorni dopo le elezioni europee, sono ben 9 i comuni del belpaese ad aver deliberato a favore del provvedimento: Acri, Aosta, Lucca, Maglie, Milano, Napoli, Torchiarolo ed anche la regione Toscana. La somma degli abitanti conseguentemente coinvolti da questa decisione arriva a più di 8 milioni di persone, ovvero il 14% della popolazione nazionale.

Altre località di spicco in tutto il mondo ad aver fatto lo stesso sono la Catalogna, San Francisco, Berkeley, Auckland e Praga. Ora non resta che aspettare che queste belle intenzioni si trasformino in fatti anche se, almeno per quanto successo in Canada il giorno dopo la dichiarazione, ci sarà ancora tanta strada da fare.

Ipocrisia al potere

A meno di 24 ore dalla dichiarazione di emergenza climatica il Canada ha approvato l’ampliamento del contestatissimo oleodotto Trans Mountain. L’opera costerà al governo canadese ben 5 miliardi di euro. Soldi che avrebbero potuto essere utilizzati in maniera molto diversa, guardando al futuro invece che al passato. L’oleodotto trasporterà l’equivalente di 300.000 barili di petrolio bituminoso al giorno e sarà lungo più di 1.000 chilometri. Non è raro che in infrastrutture di tale portata possano verificarsi delle perdite che potrebbero essere notate solo dopo anni. Inoltre il tipo di greggio che verrà trasportato è segnalato da Greenpeace come “il più sporco della Terra”.

Non hanno tardato ad arrivare le critiche per questa mossa. Per primi i ragazzi di Fridays For Future che ogni giorno si battono per far sì che gli uffici pubblici dichiarino lo stato di emergenza climatica e che hanno visto un paese intero rendersi protagonista di una decisione tanto ipocrita quanto pericolosa per il benessere delle future generazioni.

Anche Patrick McKully, dirigente del Rainforest Action Network, non ha avuto peli sulla lingua: “É come dichiarare guerra al cancro ed il giorno dopo fare pubblicità alle sigarette”. Una condotta oltremodo irresponsabile e che indebolisce la posizione del Canada nella lotta al cambiamento climatico.

La battaglia continua

Nonostante sia ancora da verificare la coerenza di tutti gli altri comuni e paesi ad aver dichiarato lo stato di emergenza climatica, il dato positivo è che il numero di municipalità coinvolte aumenta di giorno in giorno. Se i ragazzi di Fridays For Future combattono attivamente ormai da mesi per la causa, anche il partito italiano dei Verdi non resta a guardare. Sul loro sito è infatti disponibile un format con il quale è possibile richiedere formalmente al proprio comune di dichiarare lo stato di emergenza climatica.

La speranza, dunque, è che il numero di comuni italiani coinvolti attivamente nella lotta al cambiamento climatico aumenti sempre di più. Sebbene si possa ipotizzare che questo scenario possa effettivamente verificarsi resterà da vedere se a vincere sarà la coerenza e la presa di coscienza del problema di cambiamenti climatici, e con esso della necessità di iniziare ad invertire la rotta in maniera decisa, oppure se a farlo sarà l’ipocrisia già dimostrata dal premier canadese. Il momento di agire è già arrivato. E le parole non bastano più.

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di Luigi Cazzola
Giu 25, 2019
Nato nel 1991 a Fano, laureato in Lingue e Comunicazione. Marketer di professione e diverse esperienze all’estero alle spalle. Da ormai qualche anno ambientalista convinto, a Settembre 2018 arriva la svolta che stava aspettando. Viene selezionato per il “Corso di Giornalismo Ambientale Laura Conti”, dove può finalmente approfondire tematiche relative tanto al giornalismo quanto all’ambiente. Fermamente convinto che la lotta al cambiamento climatico sia la più importante battaglia della sua generazione, decide di mettere le competenze acquisite al servizio di tutti per accrescere la consapevolezza legata a questo tema e fornire consigli pratici per orientare le scelte dei singoli verso un approccio più green grazie ad un consumo più critico e consapevole. Per L’Ecopost si occupa di redazione di contenuti, sviluppo Front-End e comunicazione sui Social Media.

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