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Quante volte sentiamo frasi tipo “le multinazionali sono macchine da soldi senza morale” o “le lobby sono le vere detentrici del potere”. Le sentiamo pronunciate nelle università da studenti che sorseggiano il caffè nel bicchiere di plastica della macchinetta. Dai colleghi in ufficio mentre fumano in cortile, e poi buttano la sigaretta a terra. Dagli amici nel bar di fiducia mentre bevono una Coca-Cola da una cannuccia monouso. Dalla signora davanti a noi in fila al supermercato mentre appoggia sulla cassa due confezioni di pane in cassetta e un chilo di carne trita di manzo. Dall’amica mentre fa shopping da Zara. Dallo zio mentre addenta un cheeseburger in un fast food; dagli influencer al ritorno dal loro terzo viaggio intercontinentale in un mese. Da noi stessi mentre ci sentiamo degli eroi buttando nel sacchetto della plastica piatti, posate e bicchieri usa e getta comprati per la festa della sera prima.

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Il monopolio delle multinazionali

Le affermazioni perentorie, le critiche verso la società o le autocelebrazioni lasciamole un attimo da parte. Poi facciamo un passo indietro e poniamoci, invece, qualche domanda. Perché, per esempio, le multinazionali “brutte e cattive” continuano a fare quello che fanno? La risposta è più semplice di quanto si creda: perché noi compriamo i loro prodotti. Certo le aziende talvolta non ci lasciano molta scelta, soprattutto quelle grandi che monopolizzano gli scaffali, adottano prezzi competitivi e packaging studiati per renderci la vita più facile. Le loro pubblicità, poi, sono molto convincenti riguardo alla qualità dei prodotti e del nostro bisogno di averli. Sulla base di ciò è lecito accusare queste aziende di assenza di etica professionale o di morale.

Leggi il nostro articolo “Moda sostenibile: i brand piu’ famosi impegnati per l’ambiente”

Bloccare l’ingranaggio

Qui, però, entriamo in gioco noi che dobbiamo attuare una delle regole base della società e che ci viene insegnata sin da quando eravamo nella culla: se lui si butta dalla finestra allora ti butti anche tu? Un invito, insomma, a non replicare le azioni sbagliate degli altri. In questo caso in particolare non solo possiamo scegliere di non replicare il comportamento amorale delle multinazionali, ma possiamo anche farlo cessare. Se infatti non le finanziamo comprando i loro prodotti, queste non ne produrranno, oppure cercheranno di cambiare, sfruttando la loro potenza per compiere azioni un po’ piu’ virtuose. Abbiamo moltissimo potere tra le mani, ma non ce ne rendiamo conto, perché siamo lobotomizzati sia dalla società e spesso anche da noi stessi.

L’olio di palma

Prendiamo, per esempio, l’annosa questione dell’olio di palma. È bastato pochissimo perché le aziende, anche quelle più grandi e famose, lo togliessero dai loro prodotti, nonostante quest’olio vegetale non sia, nei fatti, così dannoso per la salute come molti credono. Il più grande problema dell’olio di palma risiede infatti nella deforestazione e nella violazione dei diritti umani dei lavoratori, spesso sfruttati e sottopagati. Né la gente comune né tanto meno le multinazionali, però, hanno agito per questi motivi. Se, quindi, una rivoluzione così radicale è avvenuta tanto velocemente per motivi non fondati, immaginiamo cosa possiamo fare per una causa vera e urgente quale è il contrasto al cambiamento climatico e il rispetto dei diritti umani.

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Prodotti sfusi

Pensiamo alla frutta e verdura al supermercato. Se tutti iniziassero a boicottare quella impacchettata che ci toglie la grande, insuperabile incombenza di digitare il numerino sulla bilancia, forse le aziende fornirebbero i supermercati di soli prodotti sfusi. Se questa può sembrare un’utopia, un sogno ad occhi aperti, qualcosa che è inutile fare perché “tanto non cambia niente”, pensiamo ancora una volta all’olio di palma.

La sostenibilità non è un’utopia

Questo ovviamente non vuol dire che non possiamo mai più comprare il pane in cassetta (a una mamma sola con tre figli piccoli che lavora otto ore al giorno forse un po’ di pane in cassetta di scorta fa comodo), ma significa comprarlo soltanto quando non possiamo farne a meno. In questo modo la sostenibilità ambientale può diventare davvero qualcosa di attuabile e non più un’utopia. Un modo efficace per fermare le multinazionali “brutte e cattive”, quindi, è la cara e vecchia rivoluzione dal basso, fatta da tutti, fatta per tutti.

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