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Coppetta mestruale per le donne e per l’ambiente

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Per ogni ciclo una donna usa dai dieci ai venti assorbenti. In Italia le donne sono circa 30 milioni e gli assorbenti usati e gettati ogni mese sono quindi dai 300 ai 600 milioni in un solo piccolo Paese del mondo. No, non è una stima calcolata nei decenni da una qualche associazione no profit. È una semplice intuizione che tutte le donne possono fare, meglio di qualunque scienziato. Perché allora la coppetta mestruale è arrivata così tardi? Perché è passato così tanto tempo perché le lamentele nostre e dell’ambiente fossero ascoltate?

Risolvibile, ma evitabile

Alcune diranno che non si sono mai lamentate, che a loro gli assorbenti tradizionali vanno più che bene. Ma io non ci credo affatto. Il dover andare in bagno ogni due-tre ore (nei primi giorni anche ogni ora) magari in un luogo pubblico per cambiarsi non è infattibile, ma sicuramente non è comodo. Comprare assorbenti più resistenti e anche più costosi per la notte non fa un’enorme differenza, ma non è il massimo, soprattutto quando l’80% delle volte ci si sporca lo stesso. Sentirsi dire di avere una macchia sui pantaloni e legarsi in vita qualunque indumento possibile per coprirla mentre si fa il conto di quante persone possono potenzialmente averla vista non è la fine del mondo, ma non è una sensazione che augurerei a nessuno. Rinunciare al bagno in mare o in piscina, oppure farlo ma con l’assorbente interno, dovendo poi trovare un luogo dove cambiarsi con quella spiacevolissima sensazione di bagnato mista a un leggero dolore durante il cambio è un problema risolvibile, ma evitabile.

Un tabù molto conveniente

Forse era conveniente per le aziende produttrici di assorbenti il tenerci legate a questi oggetti usa e getta e quindi per forza riacquistabili? Forse le donne hanno imparato a sopportare in silenzio poiché gli uomini non volevano sentire e vedere un problema naturale e che per anni è stato, e in alcuni paesi del mondo lo è ancora, un tabù? O magari è la solita assenza di solidarietà femminile che ci ha impedito di collaborare per creare qualcosa di nuovo, aiutandoci a vicenda?

Se ci avessero ascoltato e se ci fossimo ascoltate un po’ di più, la soluzione era molto semplice: la coppetta mestruale. La coppetta è niente più che un piccolo contenitore in silicone medico, ovvero compatibile con il corpo umano. Il meccanismo consiste nell’inserire la coppetta mestruale nella cavità vaginale la mattina o la sera, dimenticarsene per otto ore e toglierla alla sera o alla mattina

Come si usa? Alcuni consigli

Per quanto riguarda l’introduzione della coppetta mestruale, su YouTube si trovano migliaia di video che illustrano il modo migliore per piegarla, inserirla e poi toglierla. In alternativa, nel libretto delle istruzioni si trovano sempre alcuni disegni esplicativi, molto più utili di qualunque frase scritta. Vi suggerirei soltanto, per inserirla la prima volta, di inumidirla e lubrificarla con un po’ di sapone intimo. Una volta inserita, sempre aiutandovi con del sapone, verificate col dito che la coppetta si sia “aperta” e che quindi possa raccogliere il sangue senza perdite. Mettete comunque un assorbente o un salvaslip per i primissimi utilizzi.

I problemi maggiori si riscontrano durante la rimozione della coppetta mestruale. Innanzi tutto è importante rilassarsi e sedersi, magari in una posizione che aiuti nell’estrazione. Se pensate di “non trovare” la coppetta, non disperate. Non è possibile che si sia dispersa nel corpo in quanto la vagina è una cavità chiusa. Semplicemente dovete spostare le pareti vaginali finché non la trovate.

A questo proposito, non tagliate subito il “codino” all’estremità della coppetta, nonostante le istruzioni consiglino di farlo. Vi servirà per trovarla e capire meglio dove e come prenderla durante l’estrazione, soprattutto le prime volte.

È anche possibile riscontrare qualche difficoltà nell’afferrare la coppetta con le dita, poiché salita troppo in alto durante la giornata. In questo caso, aiutatevi spingendo un pochino verso il basso con i muscoli vaginali (come se steste urinando). La coppetta scenderà, rendendo più facile afferrarla.

Personalmente consiglierei di iniziare con una coppetta mestruale più morbida, così che si apra più facilmente. Inoltre questo sarà utile durante l’estrazione, in quanto sarà più facile schiacciarla, togliere il sottovuoto e afferrarla con le dita per toglierla.

Milioni di donne, una coppetta mestruale, zero assorbenti

Lo so, sembra un processo lungo e complesso, ma fidatevi, dopo qualche giorno di pratica sarà molto semplice. Per non parlare dei benefici per noi e per l’ambiente, riscontrabili subito dopo il primo utilizzo. Niente assorbenti nel cestino, il ciclo durante tutta la giornata sarà solo un lontano ricordo, niente macchie sui pantaloni e sulle lenzuola e anche il portafogli ringrazierà, visto che una sola coppetta mestruale può durare anche molti anni. Rimane soltanto la bellissima consapevolezza di essere donne e in salute, per la quale non dovremmo soffrire né danneggiare la natura, bensì esserne grate.

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di Iris Andreoni
Giu 21, 2019
Nata a Milano nel 1991 ma bergamasca di adozione, è tornata nella sua città natale per conseguire la laurea specialistica in Lettere Moderne, un corso di studi che ha cambiato la sua vita e il suo punto di vista sul mondo. Ha infatti imparato ad approfondire e affrontare criticamente argomenti di varia natura e dare in questo modo priorità a ciò che nella vita è davvero importante. Il rispetto per l’ambiente è una di queste cose e, grazie ad alcuni libri e documentari, ma anche dopo due viaggi in Asia, Iris si interessa in modo particolare a questo ambito. Durante l’università scrive recensioni e interviste sul blog letterario Viaggio nello Scriptorium e, terminati gli studi, si appassiona al mondo del giornalismo, decidendo di sfruttare il grande potere della scrittura per comunicare al mondo i suoi interessi e le notizie più importanti. Collabora come redattrice con il giornale Bergamo Post e ha poi l’onore di frequentare il Corso di Giornalismo Ambientale Laura Conti organizzato da Legambiente. Qui conosce altri aspiranti giornalisti e insieme decidono di dare il loro contributo per informare l’Italia riguardo all’emergenza ambientale cui stiamo assistendo e di cui non molti sembrano essersi accorti. Per l’Ecopost Iris si occupa della redazione di contenuti e comunicazione sui Social Media.

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