Frutta e verdura di stagione per il mese di ottobre

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Nuovo mese, nuova frutta e verdura di stagione. Per una spesa più sostenibile e naturale. Ad ottobre torna la regina dell’autunno: la zucca. Ultimi giorni per poter gustare le verdure estive come pomodori, peperoni, melanzane e zucchine. Anche gli alberi da frutto in questa stagione regalano grandi soddisfazioni: dalle melagrane alle prime arance, passando per mele, pere e uva. La lista completa.

Verdura di stagione per il mese di ottobre

  • Aglio
  • Bietola
  • Broccolo e broccolo romanesco
  • Carciofi
  • Carote
  • Cavolfiori
  • Cavoletti di Bruxelles
  • Cavolo cappuccio
  • Cavolo verza
  • Cicoria
  • Cime di rapa
  • Cipolle
  • Fagioli
  • Finocchi
  • Frutta in guscio
  • Funghi
  • Indivia
  • Lattuga
  • Legumi secchi
  • Melanzane
  • Patate
  • Pomodori
  • Porri
  • Rape
  • Ravanelli
  • Rucola
  • Scalogno
  • Sedano
  • Sedano rapa
  • Spinaci
  • Topinambur
  • Valeriana
  • Zucche
  • Zucchine
  • Basilico
  • Dragoncello
  • Salvia
  • Rosmarino
  • Maggiorana
  • Peperoncino
  • Prezzemolo

Leggi il nostro articolo: “Lettera ai negazionisti. Smontiamo le bufale sul clima.”

Frutta di stagione per il mese di Ottobre

  • Arance
  • Cachi
  • Castagne
  • Fichi
  • Fichi d’India
  • Kiwi
  • Limoni
  • Mandarini
  • Melagrana
  • Mele
  • Meloni
  • Pere
  • Uva

Leggi il nostro articolo: Celebrati i funerali per i ghiacciai italiani. Nuovo report IPCC su ghiacci e oceani

Potrebbero esserci piccole variazioni in base all’esatta regione di provenienza. Per ogni dubbio ci si può sempre rivolgere al contadino di fiducia. Se non ne avete uno, trovatelo. Gli alimenti vegetali consumati in modo sostenibile sono più buoni e, spesso, costano anche meno.

Il nostro consiglio

Il modo più sostenibile di consumare prodotti alimentari è quello di conoscerne l’esatta provenienza. La soluzione migliore sarebbe quella di acquistarli direttamente dai produttori, nei mercati a chilometro zero. Per trovarli potete servirvi del sito della Coldiretti, dove sono indicate le città in cui è già presente il mercato di Campagna Amica. Altrimenti non è ormai inusuale che alcuni alimentari o qualche negozio di frutta e verdura fresca fornisca anche un servizio di consegne a domicilio. Segnaliamo inoltre la possibilità di adottare un orto. Valutate anche l’idea di piantare qualche pianta aromatica nel terrazzo o sul davanzale della finestra, possono dare grande soddisfazioni. Così come anche un buon albero da frutto piantato in giardino. Buona spesa!

L’onda verde globale. Oggi milioni di giovani in piazza

L’onda verde non si arresta. Anzi, qualcuno direbbe che è appena cominciata. Milioni di giovani in tutto il mondo stanno riempendo le piazze nel nome della giustizia climatica. Ha iniziato la Nuova Zelanda quando in Italia era ancora notte, seguita da Hong Kong, Korea e via via spostandosi lungo i fusi orari verso sinistra. Un salto di qualità notevole se si pensa che il movimento è partito con una sola ragazzina seduta in piazza un anno e un mese fa. Sempre più giovani, sempre più studenti, sempre più cittadini, decidono di unirsi per lanciare un messaggio chiaro e preciso: il cambiamento climatico è qui ed ora, non possiamo più rimandare.

Leggi il nostro articolo: “Lo sciopero per il clima? Non è solo una scusa per saltare la scuola”

L’onda verde italiana

I numeri italiani sono ancora da stimare con precisione, si parla di più di un milione. Si può intanto notare una notevole crescita del movimento, sia nei grandi capoluoghi che nelle città più piccole. Ho personalmente partecipato allo sciopero di questa mattina a Fano, nelle Marche. Un corteo di cartelli colorati ha sfilato dall’Arco d’Augusto alla piazza principale, intervallati dai cori resi famosi a livello nazionale e internazionale. Numerose voci hanno poi animato il presidio in piazza, a partire dal professor Taffetani dell’Università Politecnica delle Marche. Il professore ha fatto presente ai ragazzi che è giusto richiamare le immagini degli orsi polari morenti o dell’Amazzonia in fiamme, ma che allo stesso tempo bisogna puntare i riflettori sui problemi e le soluzioni intorno a noi.

Problemi e soluzioni a portata di mano

Ad esempio, il professore ha menzionato lo scempio ambientale che sta avvenendo sul Monte Catria, dove migliaia di faggi secolari sono stati tagliati per far posto ad un nuovo impianto sciistico. L’associazione ambientalista Lupus In Fabula ha tentato più di una volta di bloccare i lavori, richiamando la follia di questo progetto: “Estirpare due ettari di bosco maturo, quando l’evidenza dei cambiamenti climatici dovrebbe indurre ogni amministratore pubblico a piantare nuovi alberi, rappresenta un attentato alle future generazioni”.

Taffetani ha allo stesso modo ricordato che non bisogna solamente aspettare che la politica faccia qualcosa dall’alto, perché i cittadini hanno in mano una vasta varietà di scelte con cui migliorare la propria impronta ecologica. Cambiare le proprie abitudine alimentari, ha detto il professore, è un’azione concreta che tutti noi possiamo fare nell’immediato. Soprattutto nelle Marche, culla del cibo biologico grazie alla sfida culturale lanciata da Gino Girolomoni più di quarant’anni fa.

Leggi il nostro articolo: “Greta e 15 giovanni hanno sporto denuncia contro gli inquinatori”

L’onda verde contagia i più piccoli

Il microfono è poi passato in mano ai piccoli della scuola elementare Luigi Rossi, accompagnati dalle loro maestre. Sono solo bambini, cosa ne capiscono? Invece, con grande stupore, le parole più incisive sono state pronunciate proprio da uno di loro: “Sarò forse l’unico a dire questa cosa. La terra non sopravviverà. È vero, siamo molto più bravi di ieri e del giorno prima, ma secondo me, poi posso sbagliare e tutto, siamo troppo abituati a questa realtà. Grazie per avermi fatto esprimere questa opinione”. Parole forti, che ci testimoniano come le nuove generazioni stiano acquisendo una consapevolezza enorme della crisi climatica, con tutta la paura che questo comporta. Sicuramente un grande lavoro di sensibilizzazione è stato svolto dalle maestre e dai professori nelle attività scolastiche di tutti i giorni.

Un professore del Liceo Artistico Apolloni ha infatti voluto ricordare che la lotta al cambiamento climatico deve intersecarsi con tutte le piccole lotte che vivono nel quotidiano fra i banchi. Greta Thunberg, simbolo di questo movimento, non ha mai nascosto che la Sindrome di Asperger è per lei un superpotere, anziché un limite. La diversità, in tutte le forme che esistono – ambientale, sociale, culturale – va difesa e condivisa per arricchire questo mondo oggi così impaurito e bloccato in una guerra identitaria fra Noi e Loro. La crisi climatica ci ricorda invece che siamo tutti sulla stessa barca, e che per fermare il cambiamento climatico serve il contributo di tutti, ognuno con le proprie qualità.

Leggi il nostro articolo: I giovani al Summit Onu: “viviamo con la paura del futuro”

Fridays For Future: la voce dei giovani

I ragazzi di Fridays For Future Fano hanno concluso gli interventi. Margherita, una delle coordinatrici, ha rivolto un messaggio chiaro e preciso ai suoi coetanei: “I più grandi problemi della nostra società sono l’ignoranza e la disinformazione e questi problemi fanno parte della mia generazione così come di tutte le altre. Anche di chi con una certa maturità ed esperienza dovrebbe avere imparato ad indagare, informarsi, porsi dei dubbi, mettere in discussione le proprie conoscenze. Eppure è dovuta intervenire una sedicenne per aprirci gli occhi e tutto il movimento che ha creato non è nemmeno bastato.

E intendo la parola ignoranza nel suo significato etimologico di “non sapere, non conoscere, non informarsi”, appunto: non possiamo credere che un problema non sia tale quando effettivamente non lo conosciamo; non possiamo dire che è inutile manifestare per il clima se non si conoscono effettivamente i motivi della manifestazione. (…) Non so voi ma io, comunque, sono stanca: sono stanca di dover ancora spiegare ai miei coetanei i motivi della protesta: dove sono gli insegnanti che ne parlano? Ci sono certamente pratiche avviate e sono sempre di più, ma non basta! E rivolgendomi ai miei coetanei, perché non ascoltate?”.

L’onda verde continuerà a crescere

Perché non ascoltate? Certamente alcuni di questi ragazzi saranno scesi in piazza solo per saltare la scuola. Altri saranno stati trascinati dai loro compagni più convinti. Resta il fatto che il movimento ambientalista si è risvegliato, con parole e gesti nuovi. Migliaia di giovani saranno ancora “ignoranti”, nel senso inteso da Margherita, ma tantissimi altri sono pronti a contagiare, condividere, sensibilizzare, fino a che tutti non potranno fare a meno di parlarne, di sentirsi coinvolti e di scendere in piazza. L’onda verde non si arresta, l’onda verde è appena cominciata.

Leggi il nostro articolo: “Il problema della dialettica attorno al cambiamento climatico”

Perché il cibo biologico è più caro del cibo convenzionale

Il termine “biologico” è uno dei più inflazionati degli ultimi tempi. Gli scaffali dei supermercati si sono riempiti di prodotti “verdi” che rispondono alla crescente domanda e alla maggior attenzione ambientale dei consumatori. Dagli anni Novanta, il cibo biologico ha registrato una crescita costante, stimata fra il 5 e il 10% annuo nell’ultimo decennio. Nello scenario Europeo, la Danimarca rappresenta il primo paese per vendita di prodotti biologici, mentre l’Italia e la Spagna primeggiano in termini di ettari coltivati con metodi biologici.

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Il più grande ostacolo alla diffusione su grande scala rimane però l’elevato prezzo del cibo biologico rispetto al cibo convenzionale. La maggior parte dei prodotti biologici risulta ancora non sostenibile per una famiglia media; perciò, per poter arrivare a fine mese, si finisce per ricadere sui prodotti a basso prezzo offerti dalle grandi catene. Allo stesso modo, i produttori biologici hanno ben poco margine di ribasso del prezzo, poiché devono fare i conti con numerose variabili economiche ed ambientali. Il cibo biologico quindi, nonostante la globale crescita registrata, viene percepito dall’immaginario collettivo come un prodotto d’élite non accessibile a tutti.

Perchè il cibo non biologico costa così poco

Lo scetticismo del consumatore medio deve essere contrastato con un ribaltamento della domanda: invece di chiedersi “perché il cibo biologico costa così tanto?”, le persone dovrebbero iniziare a indagare sul perché il resto del cibo può essere venduto ad un prezzo così basso dalle grandi catene. In questo modo, è possibile dare numerose risposte. La supremazia delle grandi catene non è avvenuta in maniera casuale. Il loro monopolio “from farm to fork” (dal campo alla forchetta) è stato reso possibile grazie alle politiche neoliberali adottate dagli anni ’80 in avanti. L’abolizione delle barriere commerciali e l’allentamento del regolamento statale hanno rafforzato il ruolo dei privati nel mercato del cibo. Di conseguenza, le multinazionali hanno potuto fissare dei prezzi che non tenessero conto delle cosiddette “esternalità”, ovvero tutti i costi sociali ed ambientali nascosti dietro la vendita di cibo.

Leggi il nostro articolo: “Per fermare il cambiamento climatico serve (anche) una rivoluzione popolare”

I costi nascosti dalle multinazionali

Sono considerate “esternalità”, ad esempio, le grandi quantità di prodotti chimici inserite nei campi per ottenere quanto più raccolto nel minor tempo possibile; le tonnellate di anidride carbonica emesse per il trasporto e l’imballaggio di prodotti che si spostano da una parte all’altra del mondo; la riduzione a schiavitù di animali e dipendenti nei campi e nelle fabbriche; gli insostenibili orari di lavoro imposti alle cassiere nei supermercati, da cui derivano pesanti ricadute sulla salute fisica e mentale. Questi ed altri costi “extra” della grande distribuzione organizzata (GDO) non sono presenti nel costo finale visibile nello scontrino. Eppure la società finisce per pagarli in ogni caso, perché vengono “esternalizzati” sull’ambiente e sulla salute. Uno studio di esperti ha calcolato che, per ogni dollaro che viene pagato alla cassa delle grandi catene, la società paga altri due dollari in termini di salute o costi ambientali.

Nello scenario italiano, un esempio concreto proviene dalle aste online promosse da famosi discount come Eurospin. L’agente della GDO apre una gara in cui vince il prezzo peggiore avanzato dai vari fornitori, disposti a tutto pur di rimanere nel mercato. A rimetterci è l’intera filiera: in primo luogo i lavoratori, privati di ogni diritto, costretti a sottostare a orari inumani e a pessime condizioni igienico-sanitarie; in Italia questo problema si è esacerbato nel fenomeno del caporalato, specialmente diffuso al Sud. Conseguenze altrettanto pesanti sono riversate sui consumatori, che rincorrono la cifra più bassa senza rendersi conto del prezzo nascosto da pagare.

Il cibo biologico come scelta etica

Come si inserisce l’espansione del cibo biologico in queste dinamiche? Da una parte, l’aumento delle vendite in questo settore testimonia un parallelo aumento di consapevolezza del consumatore; l’aumento del bio testimonia che sempre più persone si interrogano sulle conseguenze che possono derivare dalla scelta del prodotto. D’altro canto però, l’allineamento delle grandi catene al biologico non può limitarsi a marginali modifiche degli ingredienti o dell’etichetta. Il rischio che si corre nella corrente moda ecologista, è che le multinazionali vedano nel cibo biologico un modo come tanti di trarre profitto. Si creano prodotti più “verdi” o “verso natura” che illudono il consumatore, senza reali trasformazioni lungo la filiera del cibo. Il cittadino medio rimane quindi dentro la grande distribuzione, con la coscienza sollevata e nessun tangibile cambiamento nel proprio modo di fare la spesa.

Biologico e chilometro zero

I grandi risvolti sociali e ambientali che derivano dalla produzione del cibo possono essere affrontati solo se al termine “biologico” viene affiancata la provenienza “locale” del prodotto. Stanno infatti nascendo numerose organizzazioni e negozi bio specializzati, dove è possibile avere un contatto diretto con il produttore della zona. Tramite i Gruppi di Acquisto Solidale (GAS) o le varie reti di produttori biologici, il consumatore ha modo di conoscere di persona la storia dell’azienda: il modo in cui vengono evitati concimi chimici, il numero dei dipendenti, il contesto sociale in cui le medio-piccole imprese si inseriscono.

Leggi il nostro articolo: “Frutta e verdura di stagione per il mese di settembre

Il costo più elevato del cibo biologico viene in questo modo “interiorizzato” in una filiera di corto raggio, detta anche “a chilometro zero”. Produttore e consumatore collaborano insieme per stabilire un prezzo che rispetti lavoratori, ambiente e salute dei cittadini. Le storie di successo di alcuni produttori che operano nel settore biologico da decenni, hanno dimostrato che il cibo non può e non deve essere percepito come una semplice merce da vendere nel mercato. Occuparsi di cibo significa compiere una sfida culturale in cui alimentazione, natura, salute ed educazione si influenzano a vicenda.

La politica deve fare la sua parte

Anche la politica svolge un ruolo fondamentale per la promozione di un cambiamento radicale. I sussidi ai produttori biologici rappresenterebbero soltanto la prima fase di un percorso che prevede ulteriori drastiche decisioni: una stretta regolamentazione delle multinazionali e della GDO; una forte spinta all’educazione ambientale nelle scuole e nelle amministrazioni pubbliche; l’interconnessione dei vari dicasteri per affrontare problemi anch’essi interdipendenti. Il fenomeno del caporalato sopra menzionato, per esempio, è nato come problematica agricola, ma ha presto intercettato il bacino di migranti irregolari; migranti che vagano nel nostro paese in mancanza di una legge che permetta loro di trovare un lavoro in modo legale. Agricoltura e sicurezza, ambiente e diritti umani, educazione e buona informazione. Il cibo biologico non dovrebbe essere limitato a qualche nicchia privilegiata, bensì diventare un diritto fondamentale di tutti, per la salute delle persone e del pianeta intero.

Leggi il nostro articolo: “L’orto a portata di tutti grazie a internet”

Per fermare il cambiamento climatico serve (anche) una rivoluzione popolare

Quante volte sentiamo frasi tipo “le multinazionali sono macchine da soldi senza morale” o “le lobby sono le vere detentrici del potere”. Le sentiamo pronunciate nelle università da studenti che sorseggiano il caffè nel bicchiere di plastica della macchinetta. Dai colleghi in ufficio mentre fumano in cortile, e poi buttano la sigaretta a terra. Dagli amici nel bar di fiducia mentre bevono una Coca-Cola da una cannuccia monouso. Dalla signora davanti a noi in fila al supermercato mentre appoggia sulla cassa due confezioni di pane in cassetta e un chilo di carne trita di manzo. Dall’amica mentre fa shopping da Zara. Dallo zio mentre addenta un cheeseburger in un fast food; dagli influencer al ritorno dal loro terzo viaggio intercontinentale in un mese. Da noi stessi mentre ci sentiamo degli eroi buttando nel sacchetto della plastica piatti, posate e bicchieri usa e getta comprati per la festa della sera prima.

Leggi il nostro articolo “Come calcolare la propria impronta ecologica”

Il monopolio delle multinazionali

Le affermazioni perentorie, le critiche verso la società o le autocelebrazioni lasciamole un attimo da parte. Poi facciamo un passo indietro e poniamoci, invece, qualche domanda. Perché, per esempio, le multinazionali “brutte e cattive” continuano a fare quello che fanno? La risposta è più semplice di quanto si creda: perché noi compriamo i loro prodotti. Certo le aziende talvolta non ci lasciano molta scelta, soprattutto quelle grandi che monopolizzano gli scaffali, adottano prezzi competitivi e packaging studiati per renderci la vita più facile. Le loro pubblicità, poi, sono molto convincenti riguardo alla qualità dei prodotti e del nostro bisogno di averli. Sulla base di ciò è lecito accusare queste aziende di assenza di etica professionale o di morale.

Leggi il nostro articolo “Moda sostenibile: i brand piu’ famosi impegnati per l’ambiente”

Bloccare l’ingranaggio

Qui, però, entriamo in gioco noi che dobbiamo attuare una delle regole base della società e che ci viene insegnata sin da quando eravamo nella culla: se lui si butta dalla finestra allora ti butti anche tu? Un invito, insomma, a non replicare le azioni sbagliate degli altri. In questo caso in particolare non solo possiamo scegliere di non replicare il comportamento amorale delle multinazionali, ma possiamo anche farlo cessare. Se infatti non le finanziamo comprando i loro prodotti, queste non ne produrranno, oppure cercheranno di cambiare, sfruttando la loro potenza per compiere azioni un po’ piu’ virtuose. Abbiamo moltissimo potere tra le mani, ma non ce ne rendiamo conto, perché siamo lobotomizzati sia dalla società e spesso anche da noi stessi.

L’olio di palma

Prendiamo, per esempio, l’annosa questione dell’olio di palma. È bastato pochissimo perché le aziende, anche quelle più grandi e famose, lo togliessero dai loro prodotti, nonostante quest’olio vegetale non sia, nei fatti, così dannoso per la salute come molti credono. Il più grande problema dell’olio di palma risiede infatti nella deforestazione e nella violazione dei diritti umani dei lavoratori, spesso sfruttati e sottopagati. Né la gente comune né tanto meno le multinazionali, però, hanno agito per questi motivi. Se, quindi, una rivoluzione così radicale è avvenuta tanto velocemente per motivi non fondati, immaginiamo cosa possiamo fare per una causa vera e urgente quale è il contrasto al cambiamento climatico e il rispetto dei diritti umani.

Leggi il nostro articolo “Olio di palma: dannoso per noi o per l’ambiente?”

Prodotti sfusi

Pensiamo alla frutta e verdura al supermercato. Se tutti iniziassero a boicottare quella impacchettata che ci toglie la grande, insuperabile incombenza di digitare il numerino sulla bilancia, forse le aziende fornirebbero i supermercati di soli prodotti sfusi. Se questa può sembrare un’utopia, un sogno ad occhi aperti, qualcosa che è inutile fare perché “tanto non cambia niente”, pensiamo ancora una volta all’olio di palma.

La sostenibilità non è un’utopia

Questo ovviamente non vuol dire che non possiamo mai più comprare il pane in cassetta (a una mamma sola con tre figli piccoli che lavora otto ore al giorno forse un po’ di pane in cassetta di scorta fa comodo), ma significa comprarlo soltanto quando non possiamo farne a meno. In questo modo la sostenibilità ambientale può diventare davvero qualcosa di attuabile e non più un’utopia. Un modo efficace per fermare le multinazionali “brutte e cattive”, quindi, è la cara e vecchia rivoluzione dal basso, fatta da tutti, fatta per tutti.

Frutta e verdura di stagione per il mese di Settembre: cosa comprare

Nuovo mese, nuova frutta e verdura di stagione. Per una spesa più sostenibile e naturale. A settembre è già tempo di gustare le prime verdure autunnali come zucca e broccoli. Sta per scadere il tempo dei pomodori, meglio fare la scorta di passata fatta in casa per l’inverno. Siamo alle ultime battute conclusive anche per la frutta estiva come angurie e meloni. Ma è anche arrivata l’ora dei fichi. La lista completa.

Leggi l’articolo: “Carne e sostenibilità: un matrimonio difficile”

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Verdura di stagione per il mese di Settembre

  • Zucchine: hanno un elevato contenuto di acqua e pertanto sono diuretiche e molto digeribili. Il colesterolo è assente. Contiene vitamina C, A e acido folico. Contengono sali minerali, sopratutto potassio e manganese.
  • Pomodori: sono ricchi d’acqua (oltre il 94%) e i grassi rappresentano solamente lo 0,2%. Contiene sopratutto vitamina E, che assicura proprietà antiossidanti e vitaminizzanti. Cospicua anche la componente minerale come ferro e calcio, per questo i pomodori sono rimineralizzanti ed antiradicalici. Infine, grazie agli acidi organici, favoriscono la digestione.
  • Peperoni: I peperoni sono gli alimenti che, se consumati crudi, contengono le maggiori quantità di vitamina C. Sono anche ricchi di acqua, fibre e sali minerali (soprattutto potassio). I peperoni sono anche un’ottima fonte di betacarotene, dal potere antiossidante
  • Melanzane: Ricche di potassio e fonte di fibre, le melanzane sono utilissime per il riequilibrio della funzionalità epatica. Inoltre presentano proprietà ipocolesterolemizzanti oltre che lassative. Aiuta in caso di anemia, aterosclerosi, oliguria e gotta. Infine ha virtù depurative, diuretiche ed antinfiammatorie.
  • Cetrioli: ricchi di acqua, vitamine (B6, C, K), sali minerali (magnesio e potassio) e fibre. Hanno proprietà rinfrescanti, diuretiche, depurative e antigottose.
  • Fagiolini: hanno un’elevatissima quantità di acqua (circa il 90%). Sono ricchi di fibre, sali minerali, vitamina A e C. I fagiolini vantano proprietà diuretiche e rinfrescanti dell’apparato gastro-intestinale, oltre che rimineralizzanti. Sono un ottimo alleato in caso di stitichezza.
  • Ravanelli: contengono vitamina C, vitamine del gruppo B e sali minerali. Rilassa il sistema muscolare e aiuta contro le affezioni polmonari. Ha proprietà antisettiche e antibatteriche. Depura i reni, stimola la digestione e ha proprietà lassative.
  • Zucca: particolarmente ricca di caroteni e vitamina A, contiene discrete quantità di minerali (soprattutto fosforo, potassio e magnesio), vitamina C e vitamine del gruppo B
  • Sedano: vanta un bassissimo contenuto calorico poiché è ricchissimo di acqua. Rappresenta una fonte di sali minerali, quali ferro, manganese e potassio, oltre ad essere ricco di antiossidanti (vitamina A, C ed E).
  • Lenticchie: legumi ricchi di proteine, fibre, ferro, magnesio e potassio. Sono molto nutrienti ed energetiche, hanno proprietà antiossidanti e aiutano la concentrazione e la memoria.
  • Fagioli: ad alto contenuto proteico. A seconda della varietà sono considerati alimenti molto validi dal punto di vista nutrizionale e si adattano perfettamente ad ogni tipo di dieta.
  • Erba Cipollina: contiene vitamina C e vitamine del gruppo B. Ha un’alta presenza di calcio, magnesio, ferro e fibre.
  • Verza: ricca di minerali, fibre e vitamina C. L’alto contenuto di acido ascorbico favorisce anche l’azione della vitamina E in esso contenuta. Alta anche la presenza di selenio
  • Carote: ricche in vitamina A e carotene, molto importanti per la salute della pelle. Hanno una buona presenza di sali minerali, vitamine del gruppo B, D ed E.
  • Cavolfiore: ricco di minerali, fibre e vitamina C. L’alto contenuto di acido ascorbico favorisce anche l’azione della vitamina E in esso contenuta. Alta anche la presenza di selenio
  • Broccolo: ricco di minerali, fibre e vitamina C. L’alto contenuto di acido ascorbico favorisce anche l’azione della vitamina E in esso contenuta. Alta anche la presenza di selenio
  • Sedano – Rapa: ricco di vitamine antiossidanti (A, C, E), minerali (ferro, magnesio e potassio).
  • Rucola: presenta vitamina C, potassio, fosforo e ferro. Favorisce la digestione ed è benefica per il fegato.
  • Basilico: ricco di vitamina k manganese. È un’ottima fonte di rame e vitamina C, oltre che di calcio, ferro, acido folico e acidi grassi omega 3. Aiuta a proteggere la struttura delle cellule e ha proprietà antibatteriche.
  • Prezzemolo: è ricchissimo di vitamine C, A, K, acido folico e altre vitamine del gruppo B. Presenta anche minerali tra cui potassio, calcio e ferro. Aiuta a depurare l’organismo e a tenere sotto controllo la glicemia.
  • Fungo: abbondante contenuto di fibre.
  • Cicoria: ricca di principi attivi è un alimento diuretico e ha un effetto depurativo e disintossicante.
  • Bietola: contiene fibre, vitamine e sali minerali come potassio e ferro.
  • Legumi Secchi: i legumi secchi (lenticchie, fagioli, ceci ecc.) sono alimenti ad alto contenuto proteico. A seconda della varietà sono considerati alimenti molto validi dal punto di vista nutrizionale e si adattano perfettamente ad ogni tipo di dieta.
  • Finocchi: Ricchi di vitamine e sali minerali. Regolarizzano e migliorano la funzione epatica.
  • Spinaci: sono ricchissimi di ferro, il cui assorbimento è favorito dalla vitamina C. Presenta anche carotenoidi (pro-vitamina A) e vitamina E. Hanno proprietà antiossidanti e hanno un’azione benefica sulla salute degli occhi.
  • Aglio: ha effetti positivi sull’apparato circolatorio. Aiuta a ridurre il colesterolo e a regolare la pressione.
  • Patate: ricche di glucidi, vitamine del gruppo B, vitamina C, potassio e oligominerali (rame, ferro, cromo e magnesio).
  • Cipolle: l’alta componente di acqua la rende diuretica, la piccola parte di fruttosio la rende un alimento energetico. I solforati e i flavonoidi le conferiscono proprietà antitumorali, specialmente per colon, stomaco e prostata.
  • Porro: ha proprietà diuretiche e lassative grazie all’alta presenza di fibre e contiene pochissimi grassi.
  • Scalogno: possiede alcune molecole utili per la regolazione della pressione sanguigna, la diuresi, la riduzione del colesterolo e degli stati infiammatori.

Leggi l’articolo: “Le abitudini degli scienziati per combattere il cambiamento climatico”

Frutta di stagione per il mese di Settembre

  • Anguria: è un frutto ricchissimo di acqua, che rappresenta circa il 95%, e ha un elevato potere saziante. Contiene diversi tipi di vitamine e minerali, quindi è ottima per recuperare le sostanze perse con la sudorazione e in caso di spossatezza dovuta all’afa estiva. Presenta inoltre diversi tipi di antiossidanti come il licopene, a cui deve il suo colore rosso
  • Fichi: I semi, le mucillagini, le sostanze zuccherine esercitano delicate proprietà lassative. Nei fichi freschi sono contenuti enzimi digestivi che facilitano l’assimilazione dei cibi. I fichi svolgono un’azione caustica e proteolitica a difesa della pelle. Oltre che di potassio, ferro e calcio, i fichi sono anche ricchi di vitamina B6.
  • Frutta in guscio: contiene un’alta quantità di grassi buoni (insaturi e polinsaturi) che sono fonte di Omega 6 e Omega 3. Presenta anche un’elevata percentuale di proteine e vitamine del gruppo B (B1, B2, B6). La frutta secca riduce le infiammazioni e fluidifica il sangue, pertanto è indicata contro fenomeni quali trombosi e aterosclerosi.
  • Frutti di bosco: contengono acqua e fibre in abbondanza, e apportano un quantitativo di zuccheri (fruttosio) di media entità. Contengono vitamine, antiossidanti e sali minerali. Sono utili nella moderazione dell’ipercolesterolemia.
  • Lamponi: Ricchi di vitamina C e sali minerali.
  • Limone: Ricco di vitamina C e sali minerali.
  • Mandorle: Abbondano di calcio, sali minerali, lipidi e proteine.
  • Pistacchi: Ricchi di sali minerali e Vitamina A.
  • Mela: ha un’alta concentrazione di fibre, il colesterolo è assente. Contiene vitamina C e potassio. La sua fermentazione da parte della flora batterica intestinale può avere un effetto protettivo sullo sviluppo del cancro al colon.
  • Melograno: ricco di vitamine e sali minerali.
  • Melone: il melone rientra tra i frutti più dolci e nel contempo dissetanti in assoluto. La quantità di acqua in esso contenuta supera spesso il 90%. Il melone è ricchissimo di vitamine e di sali minerali: tra le vitamine si ricorda soprattutto la A. Contiene tracce di vitamina B1 e B2 ed è una buona fonte di potassio.
  • More: ricche di antiossidanti, vitamina A e C.
  • Pere: contengono vitamine e sali minerali (potassio) e hanno un alto contenuto di fibre, per questo sono molto sazianti. Modulano l’assorbimento intestinale dei lipidi e prevengono i disturbi dell’intestino crasso.
  • Pesche: contengono sali minerali quali potassio, magnesio e fosforo e vitamine (C, E, B3). Presenta anche antiossidanti quali il beta-carotene, ha proprietà antiossidanti, anti-tumorali e riduce la pressione arteriosa.
  • Prugne: contengono buone quantità di vitamina C e vitamina K (antiemorragica), ma anche di sali minerali quali potassio, magnesio e manganese. Le prugne sono ricchissime di fibre, per questo sono note per la loro eccellente azione lassativa.
  • Uva da tavola: ricca in potassio e calcio.

Potrebbero esserci piccole variazioni in base all’esatta regione di provenienza. Per ogni dubbio ci si può sempre rivolgere al contadino di fiducia. Se non ne avete uno, trovatelo. Gli alimenti vegetali consumati in modo sostenibile sono più buoni e, spesso, costano anche meno.

Leggi l’articolo: “Non solo Amazzonia. Migliaia di incendi anche in Africa”

Il nostro consiglio

Il modo più sostenibile di consumare prodotti alimentari è quello di conoscerne l’esatta provenienza. La soluzione migliore sarebbe quella di acquistarli direttamente dai produttori, nei mercati a chilometro zero. Per trovarli potete servirvi del sito della Coldiretti, dove sono indicate le città in cui è già presente il mercato di Campagna Amica. Altrimenti non è ormai inusuale che alcuni alimentari o qualche negozio di frutta e verdura faccia anche le consegne a domicilio. Segnaliamo inoltre la possibilità di adottare orti. Valutate anche l’idea di piantare qualche pianta aromatica nel terrazzo o sul davanzale della finestra, possono dare grande soddisfazioni. Così come anche un buon albero da frutto piantato in giardino. Buona spesa!

L’EcoPost al Green Jazz Village per un comportamento rispettoso dell’ambiente

LEcoPost al Green Jazz Village

L’EcoPost, che del Fano Jazz By The Sea condivide in parte i natali (due redattori sono fanesi), su invito dei responsabili del festival, ha deciso di assistere all’installazione del villaggio temporeaneo (18-28 luglio, durata del festival) di fronte alla magnifica Rocca Malatestiana. Da questa improvvisata collaborazione è nato un video, che riassume la filosofia verde del festival attraverso le parole dei protagonisti.

Il video di presentazione del Green Jazz Village.

Dal canto nostro siamo felici di vedere e supportare a nostra volta questi progetti, poiché siamo convinti che contribuiscano sul medio periodo a sensibilizzare l’utente che, per abitudine o ignoranza, continua a essere ignaro del proprio impatto sull’ambiente circostante, locale e globale. Per questo motivo, abbiamo accettato di contribuire alla sensibilizzazione degli astanti con dei promemoria informativi, che vi inviato a scaricare.

L’anima verde del festival

La musica jazz è portatrice di valori universali, come la fratellanza, ma anche l’ecosostenibilità. È questa la convinzione profondamente radicata in Adriano Pedini, organizzatore (ma ufficialmente direttore artistico) dal 1995 del Fano Jazz By The Sea, che ha portato all’ideazione e alla realizzazione del Green Jazz Village.

Green Jazz Village, visuale bar
L’angolo bar del Green Jazz Village di fronte alla Rocca Malatestiana, location principale del festival.

Una specificità di questo festival che va al di là della musica, è la sua anima verde. Sin dalla sua nascita, il festival possiede nel proprio DNA la ricerca di un contesto storico-cittadino abbinato alle stimolazioni sensoriali offerte dalla natura circostante. Nelle varie location che negli anni hanno radunato migliaia di appassionati e curiosi provenienti dall’Italia e dal resto d’Europa, l’elemento naturale ha sempre giocato un ruolo fondamentale nell’amalgamare la musica e i suoi fruitori.

Rocca Malatestiana (attuale sede), Anfiteatro Rastatt, Marina dei Cesari, ma soprattutto la Gola del Furlo. In quest’ultima, ogni anno si riuniscono ordinatamente e pacificamente tra le 2.000 e le 4.000 persone per il concerto di chiusura del festival. Una suggestiva cornice all’interno dell’omonima riserva naturale, patrimonio dell’entroterra nel nord delle Marche.

La nascita del Green Jazz Village

Da qualche anno poi, si è cercato di dare un’ulteriore spinta in termini di sostenibilità ambientale, che si riassume nel Green Jazz Village. Un villaggio aperto a tutti, facile da raggiungere a piedi o in bici, e dove a non essere di casa sono solo la plastica e la discordia. Composto di chioschi in legno, tanto semplici quanto spogli, serviti da corrente elettrica generata da pannelli solari, dove si possono gustare panini, focacce e piadine di produzione strettamente locale.

Green Jazz Village: un inizio piuttosto che un traguardo

Seppure questi festival, per scelta o per esigenza, non possano dirsi a “impatto zero“, incluso il Fano Jazz, assai significative sono però la presa di coscienza e l’assunzione di responsabilità, che vengono poi catalizzate nel messaggio che si prodigano a trasmettere.

L’augurio spassionato del L’EcoPost è quello che il Fano Jazz Festival possa portare avanti con sempre maggior efficienza e convinzione questo connubio tra musica jazz ed ecosostenibilità. Continuando a rinnovare e perfezionare la propria offerta verde, fino ad arrivare a rappresentare un modello per tutti gli eventi culturali e non del territorio.

Tema sensibilizzazione e cultura: leggi i nostri articoli Cosenza, tra Cracking Art e sonstenibilità, o Teatro Greco di Siracusa: arte e ambiente si fondono

Le abitudini degli scienziati per combattere il cambiamento climatico

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Cosa posso fare, nel mio piccolo, per ridurre le emissioni legate al mio stile di vita?”. É questa una delle domande più frequenti su cui si interroga chi è riuscito a comprendere fino in fondo l’urgenza del cambiamento climatico. E spesso la risposta non è così immediata. Tuttavia il modo migliore per darle una risposta è seguire l’esempio di chi ha dedicato ai cambiamenti climatici un’intera vita professionale. Gli scienziati che studiano il clima, ben consci dell’importanza del tema, hanno infatti a loro volta attuato degli accorgimenti nella loro vita di tutti i giorni per abbassare la propria impronta ecologica e fare la loro parte nella lotta al cambiamento climatico. Quali sono? Scopriamolo insieme.

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Gli scienziati che non volano per mitigare il cambiamento climatico

In un articolo del “The Guardian” il giornalista ambientale Danel Masoliver ha chiesto a 5 scienziati, che da anni studiano il cambiamento climatico, come questi abbiano modificato il proprio stile di vita per essere coerenti con le loro scelte professionali. E le risposte di tutti non lasciano spazio a dubbi. Gli intervistati hanno dichiarato, nella loro totalità, di aver smesso, o quasi, di prendere voli. Gli aerei sono infatti il mezzo di trasporto che ha il più alto impatto ambientale per passeggero.

Leggi il nostro articolo: “KLM: la prima compagnia aerea che invita a non volare”

Tom Bailey, il primo degli intervistati, ha dichiarato di viaggiare solo via terra in Europa e di prendere un volo di lunga tratta solamente una volta ogni 3 anni. Dave Reay, docente dell’Università di Edimbrugo, non vola dal 2004. Il Dr. Kimberly Nicholas, dell’Università di Lund, ha ridotto i suoi viaggi in aereo dell’80%. Diverse soluzioni e diversi approcci per un unico problema. La necessità di diminuire drasticamente la quantità di aerei che circolano sul pianeta Terra. Inutile aggiungere che tutti gli scienziati, interrogati sulla questione automobile, hanno dichiarato di non utilizzarla o di averne acquistato una elettrica.

Leggi il nostro articolo: “Mobilità elettrica: perchè conviene”

La dieta come mezzo per ridurre la propria impronta ecologica

Un altro fattore che ha messo d’accordo tutti gli scienziati interpellati per spiegare come ognuno possa ridurre il proprio impatto sul cambiamento climatico è quello della dieta. Tutti gli intervistati hanno deciso di abbandonare la carne e, molti, anche i latticini. Secondo il Dr. Kimberly adottare una dieta vegana per un anno può far risparmiare 150 volte più emissioni rispetto all’utilizzo di una borsa da shopping riulitizzabile nello stesso arco di tempo. Un dato molto significativo e che mostra chiaramente come questo aspetto delle nostre vite sia assolutamente prioritario nella lotta al cambiamento climatico.

Leggi il nostro articolo: “Dieta e sostenibilità: una guida pratica”.

Un cambiamento delle proprie abitudini alimentari deve andare di pari passi con un cambio delle proprie abitudini di consumo. Tom Bailey, nell’intervista, ci dice infatti che in Europa ogni persona consuma in media circa 3.500 calorie al giorno con tutte le problematiche relative alla necessità del pianeta di fornire queste risorse che, semplicemente, non sono necessarie. Allo stesso modo l’Europeo medio compra, mediamente, 24 nuovi capi d’abbigliamento ogni anno. Bailey ne compra 3 e, quando possibile, di seconda mano.

Siobhan Pereira, invece, parla del modo in cui è riuscito a diventare plastic-free grazie all’utilizzo di detergenti solidi, sia per la casa sia per l’igiene personale, all’acquisto di uno spazzolino in bambù e di diversi contenitori in vetro ricaricabili.

Leggi il nostro articolo: “Ridurre la plastica nell’igiene personale”

Tutti possiamo fare la nostra parte

Spesso ci si sente piccoli di fronte ad un problema di portata apocalittica come il riscaldamento globale. Ma i dati ci dicono che il cambiamento può, e deve, partire dalle nostre scelte. Il Dr. Kimberly afferma infatti che il 72% delle emissioni a livello globale sono generate dalle decisioni che ognuno prende in ambito privato. Queste includono le scelte sulla mobilità, in particolare l’utilizzo di aerei e automobili, quelle sulla dieta e quelle relative ai metodi di fornitura energetica delle nostre case. Viene da sé che, già agendo solamente su questi tre fattori, ognuno di noi è in grado di fare, eccome, la sua parte.

Leggi il nostro articolo: “Casa a impatto zero: quali soluzioni”

Una sfida che, anche grazie ai consigli degli esperti, non è impossibile da vincere. Soprattutto per chi decide di affrontarla con convinzione e con la consapevolezza che dare l’esempio è l’unico vero modo per poter fare la differenza. Tutti quanti possiamo dire la nostra e per farlo serve solo ascoltare quello che la scienza ci dice da anni. Per fermare i cambiamenti climatici e le conseguenze devastanti che avranno sulle nostre vita occorre cambiare. E non c’è più molto per farlo.

Frutta e verdura di stagione per il mese di Luglio: cosa comprare

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Nuovo mese, nuova frutta e verdura di stagione. Per una spesa più sostenibile e naturale. A luglio è finalmente ora di pomodori, peperoni e melanzane. Ma anche gli alberi da frutto non scherzano: angurie, albicocche, pesche e mirtilli in questo periodo sono speciali.

Verdura di stagione di luglio, le novità

  • Peperoni: I peperoni sono gli alimenti che, se consumati crudi, contengono le maggiori quantità di vitamina C. Sono anche ricchi di acqua, fibre e sali minerali (soprattutto potassio). I peperoni sono anche un’ottima fonte di betacarotene, dal potere antiossidante
  • Melanzane: Ricche di potassio e fonte di fibre, le melanzane sono utilissime per il riequilibrio della funzionalità epatica. Inoltre presentano proprietà ipocolesterolemizzanti oltre che lassative. Aiuta in caso di anemia, aterosclerosi, oliguria e gotta. Infine ha virtù depurative, diuretiche ed antinfiammatorie.
  • Pomodori: sono ricchi d’acqua (oltre il 94%) e i grassi rappresentano solamente lo 0,2%. Contiene sopratutto vitamina E, che assicura proprietà antiossidanti e vitaminizzanti. Cospicua anche la componente minerale come ferro e calcio, per questo i pomodori sono rimineralizzanti ed antiradicalici. Infine, grazie agli acidi organici, favoriscono la digestione.

Verdura di stagione di luglio, ma anche di fine giugno

  • Zucchine: hanno un elevato contenuto di acqua e pertanto sono diuretiche e molto digeribili. Il colesterolo è assente. Contiene vitamina C, A e acido folico. Contengono sali minerali, sopratutto potassio e manganese.
  • Cetrioli: ricchi di acqua, vitamine (B6, C, K), sali minerali (magnesio e potassio) e fibre. Hanno proprietà rinfrescanti, diuretiche, depurative e antigottose.
  • Fagiolini: hanno un’elevatissima quantità di acqua (circa il 90%). Sono ricchi di fibre, sali minerali, vitamina A e C. I fagiolini vantano proprietà diuretiche e rinfrescanti dell’apparato gastro-intestinale, oltre che rimineralizzanti. Sono un ottimo alleato in caso di stitichezza.
  • Ravanello: contiene vitamina C, vitamine del gruppo B e sali minerali. Rilassa il sistema muscolare e aiuta contro le affezioni polmonari. Ha proprietà antisettiche e antibatteriche. Depura i reni, stimola la digestione e ha proprietà lassative.
  • Fave: sono ricche di proteine e fibre vegetali, che abbassano il colesterolo, e sono povere di gassi. Contengono ferro, sali minerali, vitamina B1 e vitamina A, importante per la salute della pelle. Da evitare se si soffre di favismo.
  • Sedano: vanta un bassissimo contenuto calorico poiché è ricchissimo di acqua. Rappresenta una fonte di sali minerali, quali ferro, manganese e potassio, oltre ad essere ricco di antiossidanti (vitamina A, C ed E).
  • Piselli: legumi contenenti una modesta quantità di proteine. Presentano moltissimo acido folico, vitamina indispensabile per il bene del feto e per prevenire patologie cardiovascolari. I piselli sono ricchi di vitamina C e di sali minerali.
  • Patate: ricche di glucidi, vitamine del gruppo B, vitamina C, potassio e oligominerali (rame, ferro, cromo e magnesio).
  • Lenticchie: legumi ricchi di proteine, fibre, ferro, magnesio e potassio. Sono molto nutrienti ed energetiche, hanno proprietà antiossidanti e aiutano la concentrazione e la memoria.
  • Erba Cipollina: contiene vitamina C e vitamine del gruppo B. Ha un’alta presenza di calcio, magnesio, ferro e fibre.
  • Cece: legume ad alto contenuto proteico e di acidi grassi insaturi come Omega 6. Contengono anche fibre, vitamine del gruppo B e minerali.
  • Carota: ricca in vitamina A e carotene, molto importanti per la salute della pelle. Ha una buona presenza di sali minerali, vitamine del gruppo B, D ed E.
  • Rucola: presenta vitamina C, potassio, fosforo e ferro. Favorisce la digestione ed è benefica per il fegato.
  • Basilico: ricco di vitamina k manganese. È un’ottima fonte di rame e vitamina C, oltre che di calcio, ferro, acido folico e acidi grassi omega 3. Aiuta a proteggere la struttura delle cellule e ha proprietà antibatteriche.
  • Prezzemolo: è ricchissimo di vitamine C, A, K, acido folico e altre vitamine del gruppo B. Presenta anche minerali tra cui potassio, calcio e ferro. Aiuta a depurare l’organismo e a tenere sotto controllo la glicemia.
  • Indivia: ricca di principi attivi è un alimento diuretico e ha un effetto depurativo e disintossicante
  • Cicoria: ricca di principi attivi è un alimento diuretico e ha un effetto depurativo e disintossicante.
  • Bietola: contiene fibre, vitamine e sali minerali come potassio e ferro.
  • Finocchio: è composto principalmente d’acqua, presenta minerali come il potassio e contiene vitamina A, C e alcune del gruppo B. Aiuta nella digestione, riduce il gonfiore e ha proprietà antinfiammatorie.
  • Spinaci: sono ricchissimi di ferro, il cui assorbimento è favorito dalla vitamina C. Presenta anche carotenoidi (pro-vitamina A) e vitamina E. Hanno proprietà antiossidanti e hanno un’azione benefica sulla salute degli occhi.
  • Aglio bianco e rosso: ha effetti positivi sull’apparato circolatorio. Aiuta a ridurre il colesterolo e a regolare la pressione.
  • Porro: ha proprietà diuretiche e lassative grazie all’alta presenza di fibre e contiene pochissimi grassi.
  • Lattuga: ha un elevato contenuto di fibre e di vitamine (C, B2 ed E). Contiene potassio, il che rende la lattuga una buona alleata per gli sportivi.
  • Cipolla: l’alta componente di acqua la rende diuretica, la piccola parte di fruttosio la rende un alimento energetico. I solforati e i flavonoidi le conferiscono proprietà antitumorali, specialmente per colon, stomaco e prostata.
  • Scalogno: Lo scalogno, come l’aglio e la cipolla, si avvale di numerosi “pregi metabolici”. Possiede alcune molecole utili per la regolazione della pressione sanguigna, la diuresi, la riduzione del colesterolo e delle infiammazioni, pertanto costituisce un alimento adatto alla dieta contro il rischio cardio-vascolare.

Frutta di stagione di luglio: le novità

  • Anguria: è un frutto ricchissimo di acqua, che rappresenta circa il 95%, e ha un elevato potere saziante. Contiene diversi tipi di vitamine e minerali, quindi è ottima per recuperare le sostanze perse con la sudorazione e in caso di spossatezza dovuta all’afa estiva. Presenta inoltre diversi tipi di antiossidanti come il licopene, a cui deve il suo colore rosso.
  • Fichi: I semi, le mucillagini, le sostanze zuccherine esercitano delicate proprietà lassative. Nei fichi freschi sono contenuti enzimi digestivi che facilitano l’assimilazione dei cibi. I fichi svolgono un’azione caustica e proteolitica a difesa della pelle. Oltre che di potassio, ferro e calcio, i fichi sono anche ricchi di vitamina B6.
  • Melone: il melone rientra tra i frutti più dolci e nel contempo dissetanti in assoluto. La quantità di acqua in esso contenuta supera spesso il 90%. Il melone è ricchissimo di vitamine e di sali minerali: tra le vitamine si ricorda soprattutto la A. Contiene tracce di vitamina B1 e B2 ed è una buona fonte di potassio.

Frutta di stagione di luglio, ma anche di fine giugno

  • Albicocca: le albicocche fresche sono ricche di acqua, vitamine (A e C), sali minerali (potassio) e fibre.
  • Ciliegie: le ciliegie sono ricche di vitamina C e A che proteggono la vista e rafforzano le difese immunitarie. Contengono acido folico, calcio, potassio, magnesio, sostanze importanti per la lotta ai radicali liberi. Sono depurative, disintossicanti, diuretiche e aiutano a prevenire l’arteriosclerosi e l’invecchiamento cellulare.
  • Frutti di bosco: contengono acqua e fibre in abbondanza, e apportano un quantitativo di zuccheri (fruttosio) di media entità. Contengono vitamine, antiossidanti e sali minerali. Sono utili nella moderazione dell’ipercolesterolemia.
  • Mele: ha un’alta concentrazione di fibre, il colesterolo è assente. Contiene vitamina C e potassio. La sua fermentazione da parte della flora batterica intestinale può avere un effetto protettivo sullo sviluppo del cancro al colon.
  • Pere: contengono vitamine e sali minerali (potassio) e hanno un alto contenuto di fibre, per questo sono molto sazianti. Modulano l’assorbimento intestinale dei lipidi e prevengono i disturbi dell’intestino crasso.
  • Pesche: contengono sali minerali quali potassio, magnesio e fosforo e vitamine (C, E, B3). Presenta anche antiossidanti quali il beta-carotene, ha proprietà antiossidanti, anti-tumorali e riduce la pressione arteriosa.
  • Prugne: contengono buone quantità di vitamina C e vitamina K (antiemorragica), ma anche di sali minerali quali potassio, magnesio e manganese. Le prugne sono ricchissime di fibre, per questo sono note per la loro eccellente azione lassativa.
  • Susine: anche queste contengono molta acqua e fibre, utili contro la stipsi. Le susine svolgono anche un’importante.

Potrebbero esserci piccole variazioni in base all’esatta regione di provenienza. Per ogni dubbio ci si può sempre rivolgere al contadino di fiducia. Se non ne avete uno, trovatelo. Gli alimenti vegetali consumati in modo sostenibile sono più buoni e, spesso, costano anche meno.

Il nostro consiglio

Il modo più sostenibile di consumare prodotti alimentari è quello di conoscerne l’esatta provenienza. La soluzione migliore sarebbe quella di acquistarli direttamente dai produttori, nei mercati a chilometro zero. Per trovarli potete servirvi del sito della Coldiretti, dove sono indicate le città in cui è già presente il mercato di Campagna Amica. Altrimenti non è ormai inusuale che alcuni alimentari o qualche negozio di frutta e verdura faccia anche le consegne a domicilio. Segnaliamo inoltre la possibilità di adottare orti. Valutate anche l’idea di piantare qualche pianta aromatica nel terrazzo o sul davanzale della finestra, possono dare grande soddisfazioni. Così come anche un buon albero da frutto piantato in giardino. Buona spesa!

Il primo supermercato plastic free d’Italia apre in Val di Sole

Si chiamerà “AgriMarket – La Dispensa” ed aprirà i battenti nei primi giorni di luglio. Il primo supermercato plastic free d’Italia è pronto a fare la sua comparsa a Fucine, una frazione del comune di Ossana in provincia di Trento. L’iniziativa parte da un bando pubblicato dal comune che ha deciso di mettere a disposizione un edificio pubblico inutilizzato per la creazione di un punto vendita di prodotti locali che potesse cambiare la percezione del supermercato.

Le regole da rispettare per il vincitore del bando sono infatti molto strette. Divieto di utilizzo di imballaggi inquinanti e obbligo di fornire prodotti che provengano al massimo da 110 chilometri di distanza dal punto vendita. Patrizia Pedergnana, già titolare di un’azienda che si occupa di orticoltura con consegna a domicilio, ha colto la palla al balzo e si è aggiudicata il bando insieme a due altre aziende agricole della zona.

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In foto: Patrizia mentre lavora nella sua azienda agricola in Val di Sole

Un nuovo modello di commercio sostenibile

L’obiettivo dichiarato dalla vincitrice del bando è quello di riuscire a fare rete con tutte le attività della valle per fornire al consumatore una nuova esperienza di acquisto improntata sulla sosteniblità, il rispetto dell’ambiente e la valorizzazione dei prodotti locali. Tutti aspetti che con lo sviluppo della grande distribuzione sono ormai finiti nel dimenticatoio.

Patrizia, con la sua iniziativa, vuole lanciare un messaggio: “La speranza è quella di smuovere le persone. Abbiamo la necessità di salvare il pianeta. L’ho fatto anche per i miei figli. Va trasmessa una cultura che vada contro l’eccessiva creazione di rifiuti cui stiamo assistendo oggi. Le mie zie mi raccontavano sempre di utilizzare il cartone del latte come cestino dell’immondizia. Noi oggi in una sola giornata siamo in grado di produrne una busta intera.”

Un supermercato non solo plastic-free

“Tutto l’arredamento del negozio sarà fatto con materiali di recupero. Metteremo a disposizione dei clienti borse di stoffa e barattoli in vetro che potranno quindi riutilizzare nel momento in cui tornano a fare la spesa”. Delle attività simili sono già state aperte anche all’estero, proprio a sottolineare la necessità di un netto cambio di rotta nel nostro modo di consumare. Il modello di sviluppo odierno ha chiaramente dimostrato di non essere adatto a funzionare sul lungo termine. I terreni si impoveriscono, i prodotti sono standardizzati su larga scala e le discariche si riempiono sempre di più. Patrizia è consapevole di proporre un modello alternativo a quello della GDO: “Questo nuovo modo di concepire il punto vendita potrebbe costituire un’alternativa credibile anche per la grande distribuzione. Anzi, chissà che proprio il mio negozio non possa essere il primo di una catena”.

La ribalta di un nuovo modello di consumo

La richiesta da parte dei consumatori di prodotti genuini e di certa provenienza è sempre più alta. Inoltre i temi della plastica e dei rifiuti sono tra quelli che hanno ottenuto la maggiore risonanza tra l’opinione pubblica, per lo meno per quanto riguarda le problematiche relative ai cambiamenti climatici e all’inquinamento. Oltre all’iniziativa di Patrizia si stanno pian piano espandendo anche piattaforme di adozione degli orti così come i mercati a km 0 della Coldiretti grazie all’iniziativa “Campagna Amica”.

La grande distribuzione ha ormai perso il rapporto con il cliente. Io invece mi ci relaziono tutti i giorni e questo arricchisce entrambi. Mi hanno dato anche tante idee che altrimenti non avrei avuto.” – prosegue Patrizia – “Per andare avanti occorre tornare indietro. Ben venga la tecnologia e lo sviluppo, ma non dimentichiamoci di salvaguardare il futuro”. E come darle torto. All’orizzonte c’è un nuovo modo di fare le cose. Un nuovo modo di consumare, di mangiare e di scegliere. Patrizia ha messo il primo mattone. Non resta che aspettare che tanti altri facciano lo stesso.

Coppetta mestruale per le donne e per l’ambiente

coppetta mestruale

Per ogni ciclo una donna usa dai dieci ai venti assorbenti. In Italia le donne sono circa 30 milioni e gli assorbenti usati e gettati ogni mese sono quindi dai 300 ai 600 milioni in un solo piccolo Paese del mondo. No, non è una stima calcolata nei decenni da una qualche associazione no profit. È una semplice intuizione che tutte le donne possono fare, meglio di qualunque scienziato. Perché allora la coppetta mestruale è arrivata così tardi? Perché è passato così tanto tempo perché le lamentele nostre e dell’ambiente fossero ascoltate?

Risolvibile, ma evitabile

Alcune diranno che non si sono mai lamentate, che a loro gli assorbenti tradizionali vanno più che bene. Ma io non ci credo affatto. Il dover andare in bagno ogni due-tre ore (nei primi giorni anche ogni ora) magari in un luogo pubblico per cambiarsi non è infattibile, ma sicuramente non è comodo. Comprare assorbenti più resistenti e anche più costosi per la notte non fa un’enorme differenza, ma non è il massimo, soprattutto quando l’80% delle volte ci si sporca lo stesso. Sentirsi dire di avere una macchia sui pantaloni e legarsi in vita qualunque indumento possibile per coprirla mentre si fa il conto di quante persone possono potenzialmente averla vista non è la fine del mondo, ma non è una sensazione che augurerei a nessuno. Rinunciare al bagno in mare o in piscina, oppure farlo ma con l’assorbente interno, dovendo poi trovare un luogo dove cambiarsi con quella spiacevolissima sensazione di bagnato mista a un leggero dolore durante il cambio è un problema risolvibile, ma evitabile.

Un tabù molto conveniente

Forse era conveniente per le aziende produttrici di assorbenti il tenerci legate a questi oggetti usa e getta e quindi per forza riacquistabili? Forse le donne hanno imparato a sopportare in silenzio poiché gli uomini non volevano sentire e vedere un problema naturale e che per anni è stato, e in alcuni paesi del mondo lo è ancora, un tabù? O magari è la solita assenza di solidarietà femminile che ci ha impedito di collaborare per creare qualcosa di nuovo, aiutandoci a vicenda?

Se ci avessero ascoltato e se ci fossimo ascoltate un po’ di più, la soluzione era molto semplice: la coppetta mestruale. La coppetta è niente più che un piccolo contenitore in silicone medico, ovvero compatibile con il corpo umano. Il meccanismo consiste nell’inserire la coppetta mestruale nella cavità vaginale la mattina o la sera, dimenticarsene per otto ore e toglierla alla sera o alla mattina

Come si usa? Alcuni consigli

Per quanto riguarda l’introduzione della coppetta mestruale, su YouTube si trovano migliaia di video che illustrano il modo migliore per piegarla, inserirla e poi toglierla. In alternativa, nel libretto delle istruzioni si trovano sempre alcuni disegni esplicativi, molto più utili di qualunque frase scritta. Vi suggerirei soltanto, per inserirla la prima volta, di inumidirla e lubrificarla con un po’ di sapone intimo. Una volta inserita, sempre aiutandovi con del sapone, verificate col dito che la coppetta si sia “aperta” e che quindi possa raccogliere il sangue senza perdite. Mettete comunque un assorbente o un salvaslip per i primissimi utilizzi.

I problemi maggiori si riscontrano durante la rimozione della coppetta mestruale. Innanzi tutto è importante rilassarsi e sedersi, magari in una posizione che aiuti nell’estrazione. Se pensate di “non trovare” la coppetta, non disperate. Non è possibile che si sia dispersa nel corpo in quanto la vagina è una cavità chiusa. Semplicemente dovete spostare le pareti vaginali finché non la trovate.

A questo proposito, non tagliate subito il “codino” all’estremità della coppetta, nonostante le istruzioni consiglino di farlo. Vi servirà per trovarla e capire meglio dove e come prenderla durante l’estrazione, soprattutto le prime volte.

È anche possibile riscontrare qualche difficoltà nell’afferrare la coppetta con le dita, poiché salita troppo in alto durante la giornata. In questo caso, aiutatevi spingendo un pochino verso il basso con i muscoli vaginali (come se steste urinando). La coppetta scenderà, rendendo più facile afferrarla.

Personalmente consiglierei di iniziare con una coppetta mestruale più morbida, così che si apra più facilmente. Inoltre questo sarà utile durante l’estrazione, in quanto sarà più facile schiacciarla, togliere il sottovuoto e afferrarla con le dita per toglierla.

Milioni di donne, una coppetta mestruale, zero assorbenti

Lo so, sembra un processo lungo e complesso, ma fidatevi, dopo qualche giorno di pratica sarà molto semplice. Per non parlare dei benefici per noi e per l’ambiente, riscontrabili subito dopo il primo utilizzo. Niente assorbenti nel cestino, il ciclo durante tutta la giornata sarà solo un lontano ricordo, niente macchie sui pantaloni e sulle lenzuola e anche il portafogli ringrazierà, visto che una sola coppetta mestruale può durare anche molti anni. Rimane soltanto la bellissima consapevolezza di essere donne e in salute, per la quale non dovremmo soffrire né danneggiare la natura, bensì esserne grate.

Leggi qui come ridurre la plastica nell’igiene personale