Spreco alimentare: quanto cibo buttiamo nella spazzatura?

spreco alimentare

Il 5 Febbraio 2014 viene celebrata la prima “Giornata Nazionale di Prevenzione dello Spreco Alimentare”, ideata dall’Università di Bologna in collaborazione con il progetto Spreco Zero e il Ministero dell’Ambiente. Oggi sono passati 6 anni da quel giorno ma il problema dello spreco di cibo continua ad essere un problema dai numeri preoccupanti.

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I dati sullo spreco alimentare

Come sempre, per ben capire la portata di un problema, partiamo dai dati. Il documento che ad oggi risulta essere il più autorevole su questo tema, almeno per quanto riguarda una visione globale, è un report della FAO del 2011. La maggior parte degli studi fatti in seguito sono serviti a dare un quadro più chiaro e specifico dell’origine e delle conseguenze del problema. Tra questi, in particolare, c’è uno studio dell’UNEP che ha convertito i dati, precedentemente calcolati dalla FAO sotto forma di chilogrammi di cibo, in calorie, riuscendo a fornire un punto di vista più concreto. Secondo l’UNEP ogni anno viene sprecato circa il 25% delle calorie prodotte su scala globale. Si tratta di 1,3 miliardi di tonnellate di cibo sprecato in tutto il mondo. Un dato che, con una popolazione mondiale proiettata verso i 10 miliardi al 2050, è sicuramente insostenibile. In Europa, ad esempio, lo spreco alimentare pro capite è di 180 chilogrammi di cibo ogni anno.

https://www.youtube.com/watch?v=IoCVrkcaH6Q&t=73s

Le problematiche ambientali legate allo spreco alimentare

Passiamo ora al tema che più ci interessa, ovvero l’impatto ambientale dello spreco alimentare. La produzione di cibo è responsabile di una fetta di emissioni che varia dal 15% al 25%, a seconda del report che si sceglie di analizzare. Per intendersi, il settore dei trasporti si aggira intorno al 13%. Ridurre dunque il quantitativo di emissioni generate dal settore del cibo è fondamentale e, soprattutto, è inammissibile che una fetta non trascurabile delle emissioni globali vengano generate per poi finire direttamente nella spazzatura.

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Le emissioni di gas serra generate da questo settore devono già portare il fardello dell’eccessiva produzione di alimenti di origine animale che sta caratterizzando la nostra epoca con tutte le relative problematiche di cui vi abbiamo parlato in un altro articolo. Se a questo aggiungiamo l’impatto ambientale dello spreco alimentare si inizia decisamente ad esagerare. Produrre cibo richiede risorse e, quindi, genera emissioni. Sono tantissimi gli step intermedi che ci portano all’acquisto del prodotto finito, soprattutto per quanto riguarda la grande distribuzione. Per ognuna di queste fasi ci sarà un diverso impatto ambientale che può essere costituito dal consumo di suolo, consumo di acqua, trasporto, impacchettamento e via dicendo. Nel momento in cui sprechiamo del cibo tutte queste emissioni saranno state generate a vuoto.

Un paradosso insostenibile

Ogni anno in Italia lo spreco alimentare contribuisce alla produzione di 14,3 milioni di tonnellate di CO2. Per assorbire una tale quantità di emissioni servirebbe raddoppiare la superficie boschiva della Lombardia. Solo per lo spreco alimentare. I dati, come sempre, non sono opinabili. Il problema esiste, è più grande di quanto si pensi e la combinazione di questi due fattori è vergognosa per qualsivoglia società voglia definirsi civile. Correndo il rischio di sembrare buonisti vogliamo darvi un ultimo dato: ancora oggi circa 822 milioni di persone in tutto il mondo soffrono di denutrizione. E noi buttiamo il cibo nella spazzatura.

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Lo spreco alimentare in Italia

É notizia di poche ore fa la presentazione del report sullo status dello spreco alimentare in Italia redatto dall’organizzazione Spreco Zero. E ci sono delle buone notizie. In un solo anno, nel nostro paese, la quantità di cibo sprecato si è ridotta di circa il 25% passando così da un valore economico di 15 miliardi di euro a 10. Una diminuzione netta che, comunque, è ancora lontana dal raggiungere numeri accettabili.

Il dato più preoccupante resta tuttavia lo stesso e riguarda l’origine di questi sprechi. Se infatti è vero che tantissimo cibo viene perso nella filiera di produzione/distribuzione (circa 3 miliardi di euro il costo di questo perdite), la maggior parte dello spreco alimentare avviene in ambito domestico. Stiamo parlando di 6,6 miliardi di euro su 10. Questo significa che due terzi del cibo che finisce nella spazzatura lo fa per causa nostra.  Troppo spesso, ancora, compriamo più del necessario oppure cuciniamo quantitativi troppo grandi che, inevitabilmente, finiranno nel bidone dell’organico.

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I principali colpevoli siamo dunque noi e per risolvere questo problema dobbiamo agire per prima cosa su noi stessi, evitando di comprare prodotti freschi in grandi quantità e cercando di acquistarli, in quantità ridotta, circa una volta a settimana. Diminuendo poco a poco non ci vorrà molto prima di capire quale sia la quantità più adatta al proprio nucleo familiare.

TooGoodToGo: l’app che riduce lo spreco

Per chi invece volesse in prima persona “salvare” del cibo che altrimenti verrebbe sprecato, c’è TooGoodToGo. Già vi abbiamo parlato di questa app in un precedente articolo. Si tratta di un marketplace all’interno del quale qualsiasi attore della filiera agroalimentare, dal supermercato al ristorante, può registrarsi e inserire delle “magic box” all’interno delle quali sarà possibile trovare del cibo venduto a prezzo di sconto che, se non consumato urgentemente, finirebbe poi nella spazzatura. Il servizio è già attivo ed efficiente in tutti i maggiori centri. Per verificare se qualche commerciante abbia aderito nella vostra zona vi basterà registrarvi nell’app con il vostro smartphone. In questo caso particolare, dunque, la soluzione è più semplice rispetto ad altre volte. Non c’è più la scusa delle lobby del fossile. I responsabili di due terzi del cibo che viene buttato siamo noi. E solo noi, tutti, possiamo risolvere il problema.  

Frutta e verdura di stagione per il mese di Febbraio

Nuovo mese, nuova frutta e verdura di stagione. Per una spesa più sostenibile e naturale. A febbraio si prosegue con frutta e verdura invernale. Cavoli e verdure a foglia, come cicoria e spinaci, dominano le bancarelle dei mercati a km 0. É anche il periodo migliore per le spremute di arance e mandarino. La lista completa.

Verdura di stagione per il mese di febbraio e proprietà benefiche

  • Zucca: particolarmente ricca di caroteni e vitamina A, contiene discrete quantità di minerali (soprattutto fosforo, potassio e magnesio), vitamina C e vitamine del gruppo B
  • Topinambur: alto contenuto di inulina, ferro e potassio
  • Sedano: ricco di vitamine antiossidanti (A, C, E), minerali (ferro, magnesio e potassio)
  • Radicchio: ricco di principi attivi, è un alimento diuretico ed ha un effetto depurativo e disintossicante
  • Erba Cipollina: vitamina C e del gruppo B. Alta presenza di calcio, magnesio, ferro e fibre
  • Verza: ricco di minerali, fibre e vitamina C. L’alto contenuto di acido ascorbico favorisce anche l’azione della vitamina E in esso contenuta. Alta anche la presenza di selenio

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  • Carota: ricche in vitamina A e carotene. Buona presenza di Sali minerali, vitamine del gruppo B, PP, D ed E
  • Cavolfiore: ricco di minerali, fibre e vitamina C. L’alto contenuto di acido ascorbico favorisce anche l’azione della vitamina E in esso contenuta. Alta anche la presenza di selenio
  • Broccolo romanesco: ricco di minerali, fibre e vitamina C. L’alto contenuto di acido ascorbico favorisce anche l’azione della vitamina E in esso contenuta. Alta anche la presenza di selenio
  • Cavoletti di Bruxelles: ricco di minerali, fibre e vitamina C. L’alto contenuto di acido ascorbico favorisce anche l’azione della vitamina E in esso contenuta. Alta anche la presenza di selenio
  • Cardi; Ampiamente utilizzati anche in medicina per curare patologie al fegato grazie alla sua capacità di purificarlo
  • Broccolo: ricco di minerali, fibre e vitamina C. L’alto contenuto di acido ascorbico favorisce anche l’azione della vitamina E in esso contenuta. Alta anche la presenza di selenio
  • Sedano rapa: ricco di vitamine antiossidanti (A, C, E), minerali (ferro, magnesio e potassio)
  • Indivia: ricca di principi attivi è un alimento diuretico ed ha un effetto depurativo e disintossicante
  • Cicoria: ricca di principi attivi è un alimento diuretico ed ha un effetto depurativo e disintossicante
  • Bietola: ricca di vitamina A, C e potassio
  • Finocchio: ricco di vitamine e sali minerali
  • Legumi secchi: i legumi secchi (lenticchie, fagioli, ceci ecc.) sono alimenti ad alto contenuto proteico. A seconda della varietà sono considerati alimenti molto validi dal punto di vista nutrizionale e si adattano perfettamente ad ogni tipo di dieta

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  • Spinaci: gli spinaci sono particolarmente ricchi di vitamine (A, C, E, K1, B1, B2, B6 e PP) e sali minerali (rame, fosforo, zinco, calcio, potassio). Contengono anche molto acido folico e ferro
  • Aglio: ha effetti positivi sull’apparato circolatorio. Aiuta a ridurre il colesterolo e a regolare la pressione
  • Porro: della stessa famiglia delle cipolle i porri sono particolarmente indicati in casi di anemia o affezioni urinarie. Buone proprietà diuretiche
  • Sedano: ricco di vitamine antiossidanti (A, C, E), minerali (ferro, magnesio e potassio)
  • Lattuga: la lattuga ha un buon contenuto vitaminico e salinico (vitamine A e C, calcio e ferro). Ottimo il contenuto in fibre. Ricca di principi attivi naturali
  • Cavolo cappuccio: ricco di minerali, fibre e vitamina C. L’alto contenuto di acido ascorbico favorisce anche l’azione della vitamina E in esso contenuta. Alta anche la presenza di selenio
  • Cipolla: ricca di sali minerali (fosforo e magnesio) e vitamine (A, B1, B2, PP, C , E).
  • Patate: ricche di glucidi, vitamine del gruppo B, vitamina C, potassio e oligominerali (rame, ferro, cromo e magnesio)
  • Scalogno: molto ricco di vitamina B6. Alta presenza di calcio, fosforo, potassio e magnesio.

Frutta di stagione per il mese di febbraio e proprietà benefiche

  • Arancia: alto contenuto di vitamina C. La scorza stimola i succhi gastrici favorendo la digestione
  • Clementina: ricco di vitamine e sali minerali
  • Frutta in guscio: tutta la frutta in guscio è un alimento altamente energetico. A seconda delle varietà essa può contenere svariati tipi di vitamine e sali minerali. I pistacchi sono, ad esempio, molto ricchi di ferro, le noci di antiossidanti, le mandorle di calcio e via dicendo
  • Kiwi: contiene molta vitamina C ed è ricco di potassio, vitamina E, rame, ferro e vitamina C
  • Mandarancio: ricco di vitamine e sali minerali
  • Mandarino: ricco di vitamine e sali minerali
  • Melagrana: ricchissima di antiossidanti e vitamina C. Buona quantità di vitamina K e vitamine del gruppo B. Ricco inoltre di potassio ed altri minerali come ferro, calcio, magnesio e fosforo
  • Mele: buona fonte di vitamine C, PP, B1, B2, A e sali minerali come potassio, zolfo, fosforo, calcio, magnesio, sodio, ferro. Le percentuali variano a seconda della qualità del frutto. Ad oggi in commercio ce ne sono più di 1.000 varietà
  • Pere: buona presenza di sali minerali e di fibre
  • Pompelmo: ricco di fibre, flavonoidi, vitamine A, B, C e pectine
  • Cedro: ricco di Vitamina C e B1

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Potrebbero esserci piccole variazioni in base all’esatta regione di provenienza. Per ogni dubbio ci si può sempre rivolgere al contadino di fiducia. Se non ne avete uno, trovatelo. Gli alimenti vegetali consumati in modo sostenibile sono più buoni e, spesso, costano anche meno.

Il nostro consiglio

Il modo più sostenibile di consumare prodotti alimentari è quello di conoscerne l’esatta provenienza. La soluzione migliore sarebbe quella di acquistarli direttamente dai produttori, nei mercati a chilometro zero. Per trovarli potete servirvi del sito della Coldiretti, dove sono indicate le città in cui è già presente il mercato di Campagna Amica. Altrimenti non è ormai inusuale che alcuni alimentari o qualche negozio di frutta e verdura fresca fornisca anche un servizio di consegne a domicilio. Segnaliamo inoltre la possibilità di adottare un orto. Valutate anche l’idea di piantare qualche pianta aromatica nel terrazzo o sul davanzale della finestra, possono dare grandi soddisfazioni. Così come anche un buon albero da frutto piantato in giardino. Buona spesa!

BlackRock si schiera: la sostenibilità sia lo standard della finanza

BlackRock dichiara di volersi impegnare per una finanza sostenibile

La BlackRock

Il nome per esteso della società è BlackRock Asset Management e, per chi non la conoscesse, si tratta di una società globale di gestione del risparmio. Così perlomeno la BlackRock si autodescrive sul proprio sito, in pagine nelle quali, naturalmente, si descrive in maniera autopromozionale. Parole chiave nel sito sono, com’è prevedibile, l’aiuto nella realizzazione degli obiettivi di ognuno e la possibilità di mettere in mano ad ognuno il proprio futuro benessere finanziario.

In realtà dietro il nome BlackRock si cela, ma neppure troppo, una gigantesca creatura della finanza. Si tratta infatti della maggiore società mondiale di investimento, con sede principale a Manhattan ma operativa in 30 Paesi. Com’è ovvio, a causa delle proprie dimensioni e della amplissima portata delle sue attività finanziarie, BlackRock esercita una gigantesca influenza nel settore. Importanti testate che si occupano di finanza hanno definito la società la più grande banca ombra del mondo, paragonandola al wi-fi, in quanto invisibile eppure presente.

La sede del fondo BlackRock a Manhattan. Foto ANSA.

L’importanza di BlackRock nel mondo della finanza

A partire dal 1988, quando Larry Fink e Robert Kapito, assieme ad altri professionisti della finanza, iniziarono a fornire servizi di gestione patrimoniale con ricorso al rischio, BlackRock (allora Blackstone Financial Management) moltiplica annualmente il proprio valore. Si calcola che nel 2018 la società abbia riportato utili per oltre 4 miliardi di dollari. BlackRock conta partecipazioni in migliaia di aziende in tutto il mondo. Il fondo è stato o è attualmente il principale azionista di brand quali JPMorgan Chase, Bank of America, Citibank, Apple, McDonald’s, Nestlé, Shell ed Exxon Mobil. E’ un azionista di peso di gruppi come Intesa Sanpaolo, Deutsche Bank, BNP e ING.

Solo negli ultimi due anni, a partire dal gennaio 2017, il valore azionario di BlackRock alla borsa di Wall Street è aumentato di circa il 40%. Il sistema di cartolarizzazione prestiti della Banca Centrale Europea è stato creato dagli esperti di BlackRock. La società è stata advisor della BCE nel 2016 per mettere a punto gli stress test di ben 39 banche europee. In Irlanda e Spagna il fondo ha giocato un ruolo di primo piano per assorbire la crisi sistemica che ha coinvolto i Paesi a seguito della crisi globale del 2009. Il sistema di analisi Aladdin, creato da BlackRock Solutions, è tra i più utilizzati dai grandi investitori. I tentacoli societari hanno da tempo svalicato i naturali confini del proprio portafoglio di attività.

La sostenibilità come standard

Una società come BlackRock, che come appena visto vanta quote in numerose multinazionali ben poco interessate al cambiamento climatico, quale posto può occupare all’interno de L’EcoPost? E’ notizia di questi giorni che Fink abbia messo la sostenibilità al centro della propria mission aziendale. Il CEO ha pubblicamente riconosciuto l’urgenza dei temi posti dal cambiamento climatico. A chiunque conosca l’operato recente di BlackRock questa affermazione appare in chiara discontinuità con il passato. All’inizio di gennaio BlackRock ha aderito alla campagna globale Climate Action 100 Plus. Pochi giorni dopo, Fink ha scritto una lettera aperta ai suoi clienti.

Il testo della missiva si può leggere integralmente sul sito di BlackRock, è però importante riproporre alcuni dei suoi passaggi essenziali.

Larry Fink, ceo di Blackrock. Foto ItaliaOggi

Inversione di rotta

Ogni governo, ogni azienda e ogni azionista devono fronteggiare il cambiamento climatico. Non gira molto intorno al problema il CEO di BlackRock, nell’incipit della lettera. Dal momento che “in un futuro più vicino di quanto molti anticipano avrà luogo una significativa riallocazione del capitale”, occorre che la sostenibilità diventi il nuovo standard nel mondo degli investimenti. “Ci si rende sempre più conto di come rischio climatico significhi rischio d’investimento”. “Quale impatto avranno le politiche climatiche sui prezzi, sui costi e sulla domanda economica nel suo complesso?””I mercati dei capitali anticipano sempre il rischio futuro.” Le considerazioni di Fink sono lapidarie, ciniche come cinico è il suo ambito professionale, eppure innegabilmente veritiere.

Come ben sappiamo, comunque, tra il dire e il fare vi è di mezzo il mare, e anche questa volta potrebbe essere così. Alcune ONG, oltre ad un nutrito numeri di investitori di primo piano, non hanno infatti perso tempo a criticare BlackRock. Tali critiche si devono soprattutto al fatto che, nonostante i proclami, la società di Fink non stia votando sempre a favore delle risoluzioni domandanti maggiore trasparenza verso la sostenibilità, all’interno delle aziende dov’è presente.

L’esempio di BlackRock

Naturalmente non siamo ancora in grado di dire se Fink e la sua BlackRock siano in buona fede o meno, nella stesura di questa dichiarazione d’intenti. Indipendentemente da ciò, ad ogni modo, la lettera ora esaminata è importantissima per la nostra epoca. Larry Fink non è uno scienziato. Non è un filosofo. Non è tantomeno un ambientalista, figurarsi. E’ il timoniere di uno tra i più importanti soggetti della finanza mondiale. E’ il simbolo stesso della spaccatura sociale e ambientale che il capitalismo più cieco e sordo sta causando al nostro pianeta.

I decani dell’economia e della finanza, da sempre, sacrificano tutto in nome del profitto: giustizia sociale, equità, ecologia e preservazione della Terra; tutto questo è secondario per gente come Fink, per chi conta solo gli 0 che chiudono il capitale societario. Prerogativa della riflessione ambientale, da Ralph Waldo Emerson a Greta Thunberg, è che sostenibilità e capitalismo sono antitetici. La presa di posizione di BlackRock potrebbe, potenzialmente, ribaltare questo dogma. La mossa di Fink è una rivoluzione finanziaria in potenza, un monito che ci auguriamo tutti i suoi colleghi e competitor prendano in attento esame. Potrebbe porre le basi di una nuova finanza etica, verde, pulita ed attenta al grido lancinante che il Pianeta sta gridando. O potrebbe perdersi nel vento, senza attecchire in alcun consiglio d’amministrazione, in alcun palazzo vetrato e ultramoderno che costella i quartieri finanziari delle capitali mondiali del business.

Non sappiamo se la lettera di Larry Fink troverà seguito, non sappiamo neppure se la BlackRock intraprenderà davvero questa strada. Sappiamo però che c’è stata una presa di coscienza da parte di alcuni soggetti di quel mondo e questo rappresenta un buon punto di partenza, un nuovo inizio. Come ci ha insegnato Biancaneve, c’è sempre speranza nei nuovi inizi.

Cosa comprare a gennaio: la lista completa degli ingredienti di stagione

Nuovo mese, nuova frutta e verdura di stagione. Per una spesa più sostenibile e naturale. A gennaio si prosegue con frutta e verdura invernale. Cavoli e verdure a foglia, come cicoria e spinaci, dominano le bancarelle dei mercati a km 0. É anche il periodo migliore per le spremute di arance e mandarino. La lista completa.

Verdura di stagione di gennaio e proprietà benefiche

  • Zucca: particolarmente ricca di caroteni e vitamina A, contiene discrete quantità di minerali (soprattutto fosforo, potassio e magnesio), vitamina C e vitamine del gruppo B
  • Topinambur: alto contenuto di inulina, ferro e potassio
  • Sedano: ricco di vitamine antiossidanti (A, C, E), minerali (ferro, magnesio e potassio)
  • Radicchio: ricco di principi attivi, è un alimento diuretico ed ha un effetto depurativo e disintossicante
  • Erba Cipollina: vitamina C e del gruppo B. Alta presenza di calcio, magnesio, ferro e fibre
  • Verza: ricco di minerali, fibre e vitamina C. L’alto contenuto di acido ascorbico favorisce anche l’azione della vitamina E in esso contenuta. Alta anche la presenza di selenio

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  • Carota: ricche in vitamina A e carotene. Buona presenza di Sali minerali, vitamine del gruppo B, PP, D ed E
  • Cavolfiore: ricco di minerali, fibre e vitamina C. L’alto contenuto di acido ascorbico favorisce anche l’azione della vitamina E in esso contenuta. Alta anche la presenza di selenio
  • Broccolo romanesco: ricco di minerali, fibre e vitamina C. L’alto contenuto di acido ascorbico favorisce anche l’azione della vitamina E in esso contenuta. Alta anche la presenza di selenio
  • Cavoletti di Bruxelles: ricco di minerali, fibre e vitamina C. L’alto contenuto di acido ascorbico favorisce anche l’azione della vitamina E in esso contenuta. Alta anche la presenza di selenio
  • Broccolo: ricco di minerali, fibre e vitamina C. L’alto contenuto di acido ascorbico favorisce anche l’azione della vitamina E in esso contenuta. Alta anche la presenza di selenio
  • Sedano rapa: ricco di vitamine antiossidanti (A, C, E), minerali (ferro, magnesio e potassio)
  • Indivia: ricca di principi attivi è un alimento diuretico ed ha un effetto depurativo e disintossicante
  • Cicoria: ricca di principi attivi è un alimento diuretico ed ha un effetto depurativo e disintossicante
  • Bietola: ricca di vitamina A, C e potassio
  • Finocchio: ricco di vitamine e sali minerali
  • Legumi secchi: i legumi secchi (lenticchie, fagioli, ceci ecc.) sono alimenti ad alto contenuto proteico. A seconda della varietà sono considerati alimenti molto validi dal punto di vista nutrizionale e si adattano perfettamente ad ogni tipo di dieta

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  • Spinaci: gli spinaci sono particolarmente ricchi di vitamine (A, C, E, K1, B1, B2, B6 e PP) e sali minerali (rame, fosforo, zinco, calcio, potassio). Contengono anche molto acido folico e ferro
  • Aglio: ha effetti positivi sull’apparato circolatorio. Aiuta a ridurre il colesterolo e a regolare la pressione
  • Porro: della stessa famiglia delle cipolle i porri sono particolarmente indicati in casi di anemia o affezioni urinarie. Buone proprietà diuretiche
  • Sedano: ricco di vitamine antiossidanti (A, C, E), minerali (ferro, magnesio e potassio)
  • Lattuga: la lattuga ha un buon contenuto vitaminico e salinico (vitamine A e C, calcio e ferro). Ottimo il contenuto in fibre. Ricca di principi attivi naturali
  • Cavolo cappuccio: ricco di minerali, fibre e vitamina C. L’alto contenuto di acido ascorbico favorisce anche l’azione della vitamina E in esso contenuta. Alta anche la presenza di selenio
  • Cipolla: ricca di sali minerali (fosforo e magnesio) e vitamine (A, B1, B2, PP, C , E).
  • Patate: ricche di glucidi, vitamine del gruppo B, vitamina C, potassio e oligominerali (rame, ferro, cromo e magnesio)
  • Scalogno: molto ricco di vitamina B6. Alta presenza di calcio, fosforo, potassio e magnesio.

Frutta di stagione di gennaio e proprietà benefiche

  • Arancia: ha un alto contenuto di vitamina C che la rende un ottimo antiossidante. La scorza stimola i succhi gastrici favorendo la digestione. Contiene potassio e quindi è benefica per il cuore e la circolazione. Ha proprietà rinfrescanti e astringenti.
  • Clementina: ricca di vitamine e sali minerali
  • Frutta in guscio: tutta la frutta in guscio è un alimento altamente energetico. A seconda delle varietà essa può contenere svariati tipi di vitamine e sali minerali. I pistacchi sono, ad esempio, molto ricchi di ferro, le noci di antiossidanti, le mandorle di calcio e via dicendo
  • Kiwi: Contiene molta vitamina C, anche più delle arance. E’ ricco di potassio, vitamina E, rame, ferro, che insieme alla vitamina C conferiscono proprietà antisettiche e antianemiche. INfine è rimineralizzante, diuretico e protegge le pareti vascolari.
  • Mandarancio: ricco di vitamine e sali minerali
  • Mandarino: ricco di vitamine e sali minerali

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  • Mela: ha un’alta concentrazione di fibre, il colesterolo è assente. Contiene vitamina C e potassio. La sua fermentazione da parte della flora batterica intestinale può avere un effetto protettivo sullo sviluppo del cancro al colon.
  • Pere: contiene vitamine e sali minerali (potassio) e ha un alto contenuto di fibre, per questo è molto saziante. Modula l’assorbimento intestinale dei lipidi e previene i disturbi dell’intestino crasso.
  • Pompelmo: ricco di fibre, flavonoidi, vitamine A, B, C e pectine

Potrebbero esserci piccole variazioni in base all’esatta regione di provenienza. Per ogni dubbio ci si può sempre rivolgere al contadino di fiducia. Se non ne avete uno, trovatelo. Gli alimenti vegetali consumati in modo sostenibile sono più buoni e, spesso, costano anche meno.

Il nostro consiglio

Il modo più sostenibile di consumare prodotti alimentari è quello di conoscerne l’esatta provenienza. La soluzione migliore sarebbe quella di acquistarli direttamente dai produttori, nei mercati a chilometro zero. Per trovarli potete servirvi del sito della Coldiretti, dove sono indicate le città in cui è già presente il mercato di Campagna Amica. Altrimenti non è ormai inusuale che alcuni alimentari o qualche negozio di frutta e verdura fresca fornisca anche un servizio di consegne a domicilio. Segnaliamo inoltre la possibilità di adottare un orto. Valutate anche l’idea di piantare qualche pianta aromatica nel terrazzo o sul davanzale della finestra, possono dare grande soddisfazioni. Così come anche un buon albero da frutto piantato in giardino. Buona spesa!

Le collane ecosostenibili delle donne ugandesi

collane

Ero solo una bambina quando conobbi Rose. Certo, non è stato un tu per tu seguito da una lunga conversazione. Era venuta nella nostra scuola a spiegarci quello di cui lei si occupava nella sua terra natìa: l’Uganda. Non ricordo ciò che disse, dopotutto erano circa vent’anni fa. Ricordo molto bene, però, il suo viso e il suo sorriso. È lo stesso che si trova sulla confezione delle bellissime collane ecosostenibili prodotte dalle donne ugandesi.

Rose e le sue iniziative

E’ un’altra delle tante iniziative promosse da Rose, infermiera africana, ora direttrice del Meeting Point International, partner di AVSI a Kampala, capitale dell’Uganda.

Il MPI è una ONG ora parte dell fondazione AVSI, che si prende cura di 5 mila persone, soprattutto donne. È infatti dagli anni ‘90 che Rose aiuta le donne ugandesi colpite dalla guerra o dall’HIV e i loro figli i quali, a causa delle condizioni precarie delle loro madri, spesso rimangono orfani.

Aiutare le madri per salvare i figli

Da bambina, negli stessi anni in cui Rose è venuta a parlarci, credevo che il problema maggiore del continente africano fossero i bambini in difficoltà, orfani, denutriti, minacciati dalla guerra e dalle malattie. Non avevo però capito quanto fosse importante, prima di tutto, il benessere delle loro madri, in quanto sono loro a crescerli ed accudirli.

E qui entra in gioco Rose. Oltre infatti alla sua trentennale esperienza come infermiera e come educatrice, insegnando alle donne le basi per la corretta nutrizione dei figli, Rose aiuta le donne ugandesi a riscattarsi. Curando i loro figli, infatti, le madri hanno sentito l’esigenza di migliorare anche loro stesse. Hanno infatti imparato a curarsi con i farmaci antiretrovirali e a prendere in mano la loro vita, convincendosi che non tutto fosse perduto.

Pochi materiali, tanta pazienza

Ora creano queste magnifiche e variopinte collane, che ricordano i colori dell’Africa, e grazie ai loro proventi riescono a sfamare i figli, mandarli a scuola e vivere insieme una vita dignitosa. Queste sono le parole di Rose:

“Sono state vendute circa 48mila collane in Europa per contribuire alla costruzione della scuola superiore Luigi Giussani. Il valore che le donne hanno scoperto in se stesse lo hanno desiderato anche per i loro figli. Che i loro figli potessero essere educati come loro sono state educate. In questo modo la scuola è nata.”

https://www.youtube.com/watch?time_continue=278&v=xRZRkFnrRXI&feature=emb_logo

I materiali per la creazione delle collane sono pochi e facilmente reperibili. Il processo, però, richiede molta pazienza e attenzione ai dettagli. Le donne di Rose utilizzano infatti tanti piccoli pezzetti di carta riciclati, principalmente ricavati dai giornali, e li arrotolano, formando delle palline. Dopodiché li consolidano con una colla particolare e li impermeabilizzano con smalto trasparente e acqua, che conferisce lucentezza. Infine le perle vengono infilate una a una nello spago e la collana è fatta.

Un aiuto, qui e ora

Forse era meglio saperlo prima di Natale, direte. Certamente sarebbe stato un regalo più consapevole e apprezzato da molte mamme e nonne italiane. Perché, allora, non comprare qualche collana per i loro compleanni? O addirittura per il Natale del prossimo anno. In questo modo possiamo aiutare, qui e ora, chi il Natale lo ha passato peggio di noi, in guerra, povertà o malattia, ma che comunque ha trovato, in queste semplici, ma bellissime collane, un motivo per camminare ancora a testa alta.

Acquistare queste collane colorate è un gesto di prossimità e solidarietà: significa farsi complici di donne che non si sono arrese né alla violenza né alla malattia. Che desiderano e credono che sia possibile sempre ripartire e divenire protagonisti della propria vita.

Per ordinare le collane scrivi a: collane@avsi.org

Per donare e sostenere le donne di Rose: CREDITO VALTELLINESE, sede Milano Stelline, Corso Magenta 59. IBAN: IT04D0521601614000000005000

Quei vestiti delle feste messi una volta. Come evitare lo spreco

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Li vedi e te ne innamori. Quel vestito blu scuro completamente coperto di paillettes, che forse potresti abbinare a quelle décolleté comprate il mese scorso per sfizio e mai indossate. Oppure quel completo nero pece, che con una cravatta rossa ti farà fare un figurone alla festa dell’ultimo dell’anno.

Una storia lunga una notte

La maggior parte delle persone si ferma qui, all’amore a prima vista, alla bellezza esteriore, e ci si butta a capofitto. Non pensano che quest’acquisto impulsivo e non necessario potrebbe durare il tempo di una notte. Un’avventura legittima, quando si parla di relazioni. Ma qui è in gioco l’ambiente in cui viviamo, il nostro pianeta, la nostra casa.

Nel novembre di quest’anno l’organizzazione benefica Hubbub ha condotto un’indagine sugli acquisti di capi di vestiario durante le feste. Il risultato? Ogni inglese ogni anno spende in media 86 euro per abiti che indosserà al massimo tre volte nella sua vita. E non è tutto. Una persona intervistata su cinque ha dichiarato che solitamente il vestito che acquista per la festa di Natale o di Capodanno lo indossa soltanto una volta.

Un costo ambientale e umano

Questo dovrebbe farci riflettere, sopratutto per il costo ambientale e umano della produzione di quei capi, specialmente quelli a basso costo. Se infatti il prezzo è basso, un motivo ci sarà. Innanzi tutto spesso le grandi catene di fast fashion creano i loro vestiti sfruttando personale sottopagato in zone remote del mondo.

Leggi il nostro articolo: “La fast fashion è il patibolo del pianeta”

Inoltre i materiali sono molto scadenti. Come ha dichiarato Hubbub, solo il 24% degli intervistati sapeva che la maggior parte degli abiti da festa contiene plastica. L’associazione ha infatti analizzato 169 abiti da festa provenienti da 17 diversi negozi online, ma anche di alta moda e di design, e ha scoperto che il 94% è parzialmente o totalmente realizzato con tessuti derivati dalla plastica. Le conseguenze del lavaggio dei capi in plastica con il rilascio di microplastiche negli oceani, ma anche la loro stessa produzione derivante dal mercato del petrolio sono fatti tristi e noti.

Leggi il nostro articolo: “Trovate microplastiche nell’aria. E probabilmente le respiriamo”

Un’altra conseguenza dell’acquisto compulsivo di abiti, sopratutto quando la loro vita è breve è lo smaltimento. Come si apprende dal bellissimo documentario The True Cost, I tessuti infatti non si decompongono se non dopo oltre 200 anni, rilasciando nell’aria gas dannosi per noi e per l’ambiente. Anche la cosiddetta beneficenza è sopravvalutata, in quanto questi stessi vestiti, usati e sgualciti, vengono rimandati alle persone che li hanno creati. Un controsenso che origina da un circolo decisamente non virtuoso.

Leggi il nostro articolo: “The True Cost: quanto costa davvero la moda?”

Quali sono, allora, le soluzioni per essere eleganti e presentabili durante le feste? In primo luogo ci si può divertire a spulciare nei negozi di seconda mano e vintage. Spesso infatti raccolgono vestiti da persone che hanno gettato i capi dopo, appunto, un solo utilizzo e sono ancora come nuovi. Il prezzo, poi, è decisamente conveniente.

Oppure possiamo scambiarci i vestiti con gli amici. In questo modo saremo più sicuri della loro provenienza e non spenderemo nemmeno un euro (se gli amici si possono considerare tali).

Recentemente poi stanno spopolando i negozi e i siti sui quali è possibile affittare i vestiti, anche di alta moda, come Drexcode o DressYouCan a Milano. In questo modo potrai sfoggiare un abito mozzafiato, di qualità, e spendere, anche qui, relativamente poco. Spesso, poi, durante il processo di affitto si viene seguiti da una persona competente, che ti consiglierà anche gli accessori migliori. Molto meglio che vagare da sola per negozi di bassa qualità e con capi tutti uguali accontentandosi del proprio opinabile gusto.

Infine, perché no, potete guardare bene all’interno del vostro guardaroba. Chissà che ritroviate quell’abito comprato due anni fa, messo solo una volta, ma che in fondo aveva molte qualità. Anche quello era stato amore a prima vista. Anche quello, un giorno, vi aveva fatto battere il cuore. E poi si sa, certi amori non finiscono, fanno dei giri di guardaroba immensi e poi, perché no, facciamoli tornare.

Scienziati: “Emergenza clima, ci aspettano sofferenze indicibili”

Allo scoccare del quarantesimo anniversario dalla prima conferenza mondiale sul clima di Ginevra (1979), non vi e’ assolutamente nulla da festeggiare. 11 mila scienziati hanno infatti lanciato l’ennesimo allarme sulla rivista BioScience, rivolgendosi non solo ai politici, ma a tutti noi. La popolazione mondiale dovra’ affrontare “sofferenze indicibili a causa della crisi climatica” a meno che non ci siano importanti trasformazioni nella società. Si legge nello studio, che prende in considerazione 40 anni di dati scientifici ed e’ stato condotto da ricercatori provenienti da 153 paesi, guidati da William J Ripple della Oregon State University.

Leggi anche: La lettera di 250 scienziati al Governo italiano

Non e’ stato abbastanza

Nonostante in questo lasso di tempo si siano registrati alcuni miglioramenti, come la decelerazione della perdita della foresta Amazzonica e una lieve decrerscita della natalita’, questo non e’ stato abbastanza per prevenire il riscaldamento globale. La foresta amazzonica ha infatti ripreso la sua decrescita dopo l’elezione di Bolsonaro e il calo demografico e’ rallentato negli ultimi 20 anni. Inoltre, La temperatura, l’acidita’ degli oceani, il clima estremo, gli incendi, le tempeste, il livello del mare, le inondazioni, la scomoparsa dei ghiacci, sono tutti in aumento – ha affermato Ripple. E conclude: Questi rapidi cambiamenti evidenziano l’urgente necessità di agire.

Cosa fare?

Lo studio pero’ non solo denuncia l’emergenza climatica, ma suggerisce anche soluzioni concrete per uscirne. Innanzi tutto e’ necessario cambiare il sistema di produzione di energia, prediligendo le fonti rinnovabili ai combustibili fossili e tassando questi ultimi il piu possibile. E’ poi importante proteggere gli ecosistemi quali foreste, praterie e torbiere per favorire il massimo svolgimento della loro funzione ecologica e l’assorbimento dell’ anidride carbionica. E’ inoltre necessario ridurre le emissioni di metano, idrofluorocarburi e altri inquinanti. Cosi’ facendo, sarebbe possibile ridurre il riscaldamento del pianeta del 50 percento nei prossimi decenni.

Leggi anche: “Le abitudini degli scienziati per combattere il cambiamento climatico”

Una delle maggiori fonti di metano sono gli allevamenti animali. Per questo e’ fondamentale che tutti riducano il consumo di carne e prodotti animali, prediligendo frutta, verdura e legumi. In questo modo, oltre a ridurre le emissioni, si ottimizzerebbe la distribuzione delle risorse alimentari, ricavando piu’ cibo in meno tempo e con meno spazio. Questo sarebbe positivo su molti fronti, visto che ad oggi nel mondo un terzo del cibo ancora commestibile viene sprecato. Gli scienziati inoltre ci ricordano che la popolazione mondiale cresce di 200 mila unita’ al giorno. Un fenomeno non sostenibile, sopratutto se tutti loro conducono, o aspirano a condurre, uno stile di vita agiato e pieno di lussi come quello occidentale.

Inquinamento a Shanghai, Cina

Educazione e giustizia sociale

Un’altra importante iniziativa che tutte le Nazioni dovrebbero implementare e’ quella dell’educazione, ambientale e non, sopratutto femminile. Infine, dobbiamo allontanarci dalla mentalita’ della crescita incessante del Prodottio Interno Lordo e della ricerca constante della ricchezza. La buona e paradossale notizia, infatti e’ che un tale cambiamento che prevede giustizia sociale ed economica per tutti, promette un benessere generale molto maggiore rispetto al continuare con business as usual, hanno detto gli scienziati.

La loro vera speranza pero’ risiede nei giovani e nei movimenti nati di recente in tutto il mondo, primo fra tutti i Fridays for Future di Greta Thunberg. Se infatti i giovani di oggi sono gli adulti di domani, forse siamo in buone mani.

Frutta e verdura di stagione: cosa comprare a novembre

Nuovo mese, nuova frutta e verdura di stagione. Per una spesa più sostenibile e naturale. A novembre giunge il tempo delle spremute d’arancia. Tornano di moda anche le vellutate di cavoli. É anche il periodo di cachi, castagne e mandarini. La lista completa.

Verdura di novembre: le novità

  • Carciofi: contengono vitamina C, vitamine del gruppo B e vitamina K, utile nella prevenzione dell’osteoporosi. Sono fonte di ferro e di rame, importanti per la produzione delle cellule del sangue.
  • Cardo: noto per le sue virtù depurative e tonificanti per il fegato grazie alla silibina, che aiuta a smaltire le tossine. Ha anche proprietà lassative, essendo ricco di fibre. Contiene vitamine e sali minerali e ha proprietà antiossidanti che contribuiscono a mantenere giovane l’organismo.
  • Radicchio: il radicchio rosso contiene soprattutto potassio, ma anche magnesio, fosforo, calcio, zinco, sodio, ferro rame e manganese; contiene, inoltre, vitamine del gruppo B, vitamina C, vitamina E, vitamina K. Contiene una grande quantità di acqua e per questo è depurativo, oltre ad essere di grande aiuto per chi soffre di stitichezza e difficoltà nella digestione.

Verdura di novembre, di fine ottobre e di tutto l’anno

  • Aglio: ha effetti positivi sull’apparato circolatorio. Aiuta a ridurre il colesterolo e a regolare la pressione.
  • Bietola:
  • Broccolo e broccolo romanesco: ricco di sali minerali come calcio, ferro, fosforo e potassio. Contiene vitamina C, B1 e B2. Indicato in caso di stitichezza per la presenza di fibre. Ha proprietà antitumorali grazie al sulforafano, una sostanza che previene la crescita di cellule cancerogene.
  • Carota: ricca in vitamina A e carotene, molto importanti per la salute della pelle. Ha una buona presenza di sali minerali, vitamine del gruppo B, D ed E.
  • Cavolfiore: ricco di minerali, fibre e vitamina C. L’alto contenuto di acido ascorbico favorisce anche l’azione della vitamina E in esso contenuta. Alta anche la presenza di selenio.
  • Cavoletti di Bruxelles
  • Cavolo cappuccio: presenta vitamine (C, B-carotene, pro-vitamina A) e per questo ha proprietà antiossidanti e anti-tumorali. L’elevato contenuto di fibre contribuisce al corretto funzionamento intestinale.
  • Cavolo verza: ricco di minerali, fibre e vitamina C. L’alto contenuto di acido ascorbico favorisce anche l’azione della vitamina E in esso contenuta. Alta anche la presenza di selenio.
  • Cicoria: ricca di principi attivi è un alimento diuretico e ha un effetto depurativo e disintossicante.
  • Cime di rapa: ricche di ferro, sali minerali e vitamina A.
  • Cipolla: l’alta componente di acqua la rende diuretica, la piccola parte di fruttosio la rende un alimento energetico. I solforati e i flavonoidi le conferiscono proprietà antitumorali, specialmente per colon, stomaco e prostata.
  • Finocchio: ha proprietà digestive ed è benefico per l’apparato intestinale grazie all’anetolo. Ha proprietà depurative e antinfiammatorie. Contiene vitamina A, C e alcune del gruppo B
  • Indivia: ricca di principi attivi è un alimento diuretico e ha un effetto depurativo e disintossicante.
  • Lattuga: ha un elevato contenuto di fibre e di vitamine (C, B2 ed E). Contiene potassio, il che rende la lattuga una buona alleata per gli sportivi.
  • Patate: ricche di glucidi, vitamine del gruppo B, vitamina C, potassio e oligominerali (rame, ferro, cromo e magnesio).
  • Porro: ha proprietà diuretiche e lassative grazie all’alta presenza di fibre e contiene pochissimi grassi.
  • Ravanelli: Contengono potassio, ottimo per l’equilibrio della pressione sanguigna. Hanno proprietà disintossicanti grazie alle fibre, che aiutano in caso di stipsi, ma anche alla grande quantità di acqua. Lo zolfo in essi presente equilibra il PH della pelle.
  • Scalogno: possiede alcune molecole utili per la regolazione della pressione sanguigna, la diuresi, la riduzione del colesterolo e degli stati infiammatori.
  • Sedano: ricco di vitamine antiossidanti (A, C, E) e minerali (ferro, magnesio e potassio).
  • Spinaci: sono ricchissimi di ferro il cui assorbimento è favorito dalla vitamina C. Presenta anche carotenoidi (pro-vitamina A) e vitamina E. Ha proprietà antiossidanti e ha un’azione benefica sulla salute degli occhi.
  • Topinambur: Grazie al suo contenuto di glucidi e quindi per il minore carico glicemico rispetto ad altri tuberi, nei regimi ipocalorici degli obesi e dei diabetici. L’inulina rafforza le difese immunitarie e ha un’azione lassativa. Riduce il colesterolo e favorisce l’attività intestinale.
  • Valeriana: Ricca di minerali come il potassio, il ferro e fosforo, clorofilla e vitamine A, B, C, ha un apporto calorico basso. Inoltre è diuretica e rinfrescante e depura il fegato e l’intestino.
  • Zucca: Ricca di caroteni, sostanze importanti per la produzione di vitamina A, che ha proprietà antiossidanti. Ricca di minerali come calcio, potassio e sodio. I semi proteggono l’apparato urinario e sono ricchi di vitamine.
  • Tartufo: aiuta la digestione e grazie al contenuto di olii aromatici ha effetti antiossidanti ed elasticizzanti dei tessuti. E’ un’ottima fonte di calcio e magnesio, con un basso contenuto grassi e uno altissimo di proteine.

Leggi il nostro articolo: “Lettera ai negazionisti. Smontiamo le bufale sul clima”

Frutta di novembre: le novità

  • Clementine: Contengono moltissime vitamine, specialmente quelle del gruppo C, ma anche sali minerali come ferro, magnesio e potassio. Favoriscono l’attività intestinale, aiutano a contrastare l’anemia e hanno proprietà antinfiammatorie.
  • Carrube: frutto molto saziante grazie all’elevata quantità di fibre e zuccheri. Sono ricchi di minerali come potassio, calcio, sodio, fosforo, magnesio, zinco, selenio e ferro. Sono presenti, inoltre, le vitamine del gruppo B e la vitamina C. Ha proprietà antiemorragiche e astringenti.
  • Pompelmo: Ha proprietà antiossidanti ed ipocolesterolemiche. Contiene elevate quantità di Vitamina C e di potassio.

Frutta di novembre, ma anche di fine ottobre e di tutto l’anno

  • Arance: fonte di vitamine, in particolare C, A e quelle del gruppo B. Sono ricche di bioflavonoidi, importanti per ricostruire il tessuto connettivo. Migliorano anche il flusso sanguigno e contengono un’elevata quantità di fibre. Contrastano i radicali liberi e svolgono quindi un’azione preventiva per lo sviluppo di tumori.
  • Cachi: Apportano molti zuccheri, pertanto sono consigliati per chi pratica sport. Il potassio li rende diuretici e depurativi. Hanno virtù astringenti ed emostatiche, oltre che aiutare l’equilibrio della flora intestinale.
  • Castagne: Hanno un altissimo valore nutrizionale (paragonabile a quello del pane integrale) con un forte potere saziante ed energetico. Contengono sali minerali come fosforo e potassio, vitamine B2 e PP fondamentali per la salute dei tessuti. I principi attivi contenuti nelle foglie e nella corteccia di castagno alleviano i sintomi delle malattie collegate alle vie respiratorie.
  • Fichi: Sono ricchissimi di fibre e quindi indicati per problemi intestinali. Sono una buona fonte di energia per l’alto contenuto di zuccheri naturali. Il calcio in essi contenuto li rende un buon alleato per il benessere di ossa e denti. Gli antiossidanti rafforzano il sistema immunitario, prevengono i tumori e favoriscono il benessere della pelle.
  • Kiwi: apporta acqua e fibre ed è un’ottima fonte di Vitamina C. Aiuta le funzioni intestinali prevenendo la stipsi.
  • Melagrana
  • Mela: ha un’alta concentrazione di fibre, il colesterolo è assente. Contiene vitamina C e potassio. La sua fermentazione da parte della flora batterica intestinale può avere un effetto protettivo sullo sviluppo del cancro al colon.
  • Pera: contiene vitamine e sali minerali (potassio) e ha un alto contenuto di fibre, per questo è molto saziante. Modula l’assorbimento intestinale dei lipidi e previene i disturbi dell’intestino crasso.
  • Uva: la presenza di potassio la rende diuretica e depurativa. La presenza di ferro e rame aiuta a migliorare il disturbo dell’anemia. e aiutano ad assorbire la Vitamina C. Ha moltissime fibre e quindi ha un effetto stimolante delle funzioni intestinali. Ha potere antivirale grazie all’azione dell’acido tannico e del fenolo

Leggi il nostro articolo: Celebrati i funerali per i ghiacciai italiani. Nuovo report IPCC su ghiacci e oceani

Potrebbero esserci piccole variazioni in base all’esatta regione di provenienza. Per ogni dubbio ci si può sempre rivolgere al contadino di fiducia. Se non ne avete uno, trovatelo. Gli alimenti vegetali consumati in modo sostenibile sono più buoni e, spesso, costano anche meno.

Il nostro consiglio

Il modo più sostenibile di consumare prodotti alimentari è quello di conoscerne l’esatta provenienza. La soluzione migliore sarebbe quella di acquistarli direttamente dai produttori, nei mercati a chilometro zero. Per trovarli potete servirvi del sito della Coldiretti, dove sono indicate le città in cui è già presente il mercato di Campagna Amica. Altrimenti non è ormai inusuale che alcuni alimentari o qualche negozio di frutta e verdura fresca fornisca anche un servizio di consegne a domicilio. Segnaliamo inoltre la possibilità di adottare un orto. Valutate anche l’idea di piantare qualche pianta aromatica nel terrazzo o sul davanzale della finestra, possono dare grande soddisfazioni. Così come anche un buon albero da frutto piantato in giardino. Buona spesa!

La fast-fashion è il patibolo del pianeta

Cambio di stagione significa cambio degli armadi. Una miniera d’oro per i negozi di fast-fashion. Significa infatti che ci libereremo di più della metà di tutti quelle magliette e vestitini estivi pagati meno di 10 euro e ormai già sgualciti o sformati. Vuol dire che ci lanceremo nuovamente nei negozi attratti dalle vetrine inamidate e spinti dalle temperature più basse. Significa acquistare dieci, forse venti nuovi capi che al termine dell’inverno saranno nuovamente sgualciti e sformati. Ma, dopo tutto, potremo darli in beneficenza, e ci sentiremo bene. 

Leggi il nostro articolo: “The true cost, quanto costa davvero la moda?”

Emissioni: un dato scioccante

Lunedì mattina il giornale di finanza americano Businessinsider ha pubblicato un articolo nel quale l’autore elenca gli impatti ambientali della cosiddetta fast-fashion. La scelta di pubblicarlo a ottobre durante, appunto, il cambio di stagione, è molto significativa e si spera possa sensibilizzare il maggior numero di persone possibili.

Il dato sicuramente più scioccante che emerge dall’articolo, poiché meno percepibile nella vita di tutti i giorni è quello relativo alle emissioni: l’industria della moda è responsabile del 10 percento di tutta l’anidride carbonica emessa dalla razza umana. Questa quantità corrisponde a più di tutti i voli internazionali e tutte le spedizioni via mare messi insieme. Una delle cause è il fatto che i capi della fast-fashion sono spesso in poliestere, un materiale economico, facile da reperire e da lavorare. Queste fibre si stima siano presenti nel 60% degli indumenti in commercio. La produzione di poliestere rilascia da due a tre volte più emissioni rispetto al cotone.

Il lato oscuro del cotone

Tuttavia, anche la produzione del cotone, sopratutto quella industriale, non è priva di lati oscuri. Per produrre una maglietta di cotone sono infatti necessari circa 700 litri d’acqua. Quantità più che sufficiente perché una persona possa bere almeno otto tazze al giorno per tre anni e mezzo. Per produrre un paio di jeans, invece, sono necessari 7000 litri di acqua, che permetterebbe a un uomo adulto di dissetarsi per almeno dieci anni.

La spiegazione è molto semplice: il cotone è una pianta che richiede una grande quantità di acqua per crescere, tanto che l’impronta idrica media globale per 1 kg di cotone è di 10.000 litri. Nei paesi dove si produce il cotone a basso prezzo e che viene poi venduto alla grande distribuzione, questa impronta è ancora maggiore, a causa dell’ulteriore costo idrico dell’esportazione.

Secondo il Water Footprint Network, in India si consumano 22.500 litri di acqua ogni kg di cotone. L’acqua consumata per far crescere le esportazioni di cotone dell’India nel 2013 sarebbe stata sufficiente per fornire all’85% della popolazione 100 litri di acqua ogni giorno per un anno. Nel frattempo, oltre 100 milioni di persone in India non hanno accesso all’acqua potabile.

Un altro esempio è quello dell’Uzbekistan, dove l’agricoltura del cotone ha consumato così tanta acqua che il Mar d’Aral, un tempo uno dei quattro laghi più grandi al mondo, si è quasi totalmente prosciugato. Questo causa a sua volta siccità e carestie, che graveranno poi sulle popolazioni limitrofe.

Il lago di Aral dal 1986 al 2016. Fonte: www.earthtime.org

Spesso a risentirne sono le stesse popolazioni che producono i nostri vestiti senza però usufruirne, e alle quali spediamo i nostri capi dismessi pensando di fare un’ opera di bene. La vera opera di bene sarebbe invece quella di boicottare l’ industria della fast-fashion, di utilizzare il più possibile i vestiti che compriamo, di acquistarne altri principalmente nei negozi dell’usato o vintage, oppure di scegliere i marchi che producono i loro abiti responsabilmente, rispettando l’ambiente e i diritti dei lavoratori.

Leggi il nostro articolo: “Moda sostenibile, i brand più famosi impegnati per l’ambiente”

Acqua contaminata

Ma la lista degli effetti negativi sull’ambiente che l’industria della moda produce non finisce qui. L’industria della moda è il secondo più grande fattore di inquinamento di acqua al mondo, responsabile del 20% della contaminazione idrica mondiale. Innanzi tutto questo deriva dal processo di tintura dei tessuti, che richiede la quantità di acqua necessaria per riempire due milioni di piscine olimpiche ogni anno. Inoltre, l’acqua tinta e ormai contaminata dai colori chimici viene spesso scaricata in fossi, corsi d’acqua o fiumi.

Inoltre lavare i capi contenenti poliestere rilascia nell’oceano 500.000 tonnellate di microfibre ogni anno, l’equivalente di 50 miliardi di bottiglie di plastica. Un rapporto del 2017 dell’International Union for Conservation of Nature (IUCN) ha stimato che il 35% di tutte le microplastiche – pezzi di plastica molto piccoli e non biodegradabili – nell’oceano proviene dal lavaggio di tessuti sintetici. Si stima inoltre che le microplastiche compongano 31% della plastica presente nell’oceano

Leggi il nostro articolo: “Trovate microplastiche nell’aria. Probabilmente le respiriamo”

Cosa accade dopo?

Vi e‘ infine il problema dello smaltimento di tutti questi capi. Alcuni li doniamo appunto in beneficenza, anche se in ogni caso non possono essere utilizzati a lungo vista la scarsa qualità della maggior parte dei capi di fast-fashion. Gli altri vengono bruciati, generando ancora più inquinamento. Oppure vengono gettati in discarica e questa è la fine riservata all’85% dei vestiti. Soltanto il 20% di questi viene riciclato, il resto rimane lì, a decomporsi lentamente per più di 200 anni, rilasciando nell’aria metano, un gas più potente del carbonio.

Ecco la fine che farà quella nuova, caldissima felpa che stai per comprare per la nuova stagione, facente parte di una delle 30 collezioni autunnali di Zara. “Una per ogni occasione”. Le occasioni per il pianeta però sono ormai terminate.

Birra dagli scarti del pane: l’idea di ToastAle

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Si chiama ToastAle ed è stata fondata nel 2016 da Rob Wilson, a Londra. Un esempio lampante di come, quando ci sia la volontà di abbinare sensibilità ambientale e imprenditoria, si possa facilmente raggiungere un equilibrio che porta benefici tanto all’azienda quanto al mondo in cui viviamo. L’idea di partenza è piuttosto semplice. Reperire da fornai e panifici il pane che, alla fine della giornata, verrebbe buttato nella spazzatura per riutilizzarlo in una particolare ricetta che darà come prodotto finito della birra.

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ToastAle e la lotta allo spreco alimentare

Il problema dello spreco alimentare è uno di quelli che ha il maggiore impatto ambientale su scala globale. Il settore agroalimentare contribuisce a circa il 20% delle emissioni di gas serra antropogenici per tutta una serie di motivi: deforestazione, colture intensive, sovrasfruttamento dei mari, utilizzo di antibiotici e fertilizzanti e via dicendo. Con una popolazione mondiale in crescita verticale ed il parallelo peggioramento dello stato di salute del pianeta risulta piuttosto difficile da comprendere come una così alta quantità di cibo possa essere sprecato. Solo nel Regno Unito il 44% del pane prodotto non viene consumato.

Leggi il nostro articolo: “Le date di scadenza causano spreco di cibo. Meglio il buonsenso”

I dati FAO ci dicono che globalmente un terzo del cibo prodotto finisce nella spazzatura. Se lo spreco alimentare fosse una nazione sarebbe la terza in graduatoria per emissioni di gas serra, dopo Stati Uniti e Cina. Stiamo parlando di 1,3 miliardi di tonnellate di alimenti commestibili che vengono gettati ogni anno, per i motivi più svariati. Sebbene buona parte di questi vengano scartati durante le varie fasi del loro ciclo produttivo, dalla produzione alla vendita, è altrettanto vero che circa il 40% dello spreco alimentare avviene tra le mura domestiche.

Il procedimento di produzione della ToastAle

Il procedimento è piuttosto semplice. Una volta ritirato il pane dai vari panifici convenzionati, questo viene inserito nella miscela di grani che vengono utilizzati per fare la birra. La proporzione all’interno del composto è di circa 1/3 del totale. Le varietà di birra prodotte da ToastAle sono 4 ed il prezzo si aggira intorno alle 2 sterline a bottiglia. L’ammontare di fette di pane riciclate dalla sua nascita si aggira invece intorno al milione.

Leggi il nostro articolo: “Perchè il cibo biologico è più caro di quello convenzionale”

L’azienda ha anche effettuato un conteggio sull’ammontare di emissioni di CO2 non immesse in atmosfera grazie alla loro attività; una cifra che raggiunge le 32 tonnellate di CO2. Utilizza solo vetro e alluminio riciclato per il proprio packaging e devolve il 100% dei propri profitti in beneficienza, principalmente per finanziare progetti che combattono proprio lo spreco alimentare. L’azienda ha inoltre una lunga lista di certificazioni sia per meriti ambientali ma anche sociali come la certificazione B Corp. L’ “impact report” di ToastAle è consultabile sul loro sito web.

Imprenditoria ed ambiente possono convivere

Come se tutto ciò non bastasse ToastAle ha in serbo per i suoi fan un’ultima chicca. Iscrivendosi alla loro newsletter si riceverà via mail la ricetta di una delle loro birre con una scheda in cui vengono illustrati tutti i passaggi necessari per il confezionamento. ToastAle ha infatti già condiviso i propri segreti con altri 43 birrifici con lo scopo di espandere la lotta allo spreco del pane. La loro birra è acquistabile online o, ancora meglio, gustabile in una miriade di pub del Regno Unito. La lista dei pub in cui viene servita è consultabile sul loro sito web.

Leggi il nostro articolo: “Frutta e verdura di stagione per il mese di ottobre”

Un esempio virtuoso di imprenditoria green che dimostra ulteriormente, e come se ce ne fosse ulteriormente bisogno, che profitto e sostenibilità ambientale sono due lati della stessa medaglia. É ancora presto per dire se ToastAle rivoluzionerà o meno il mondo della produzione della birra. Ciò che possiamo fare è brindare alla loro idea ed augurargli di riuscirci.