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L’onda verde globale. Oggi milioni di giovani in piazza

Tempo di lettura 7 minuti

L’onda verde non si arresta. Anzi, qualcuno direbbe che è appena cominciata. Milioni di giovani in tutto il mondo stanno riempendo le piazze nel nome della giustizia climatica. Ha iniziato la Nuova Zelanda quando in Italia era ancora notte, seguita da Hong Kong, Korea e via via spostandosi lungo i fusi orari verso sinistra. Un salto di qualità notevole se si pensa che il movimento è partito con una sola ragazzina seduta in piazza un anno e un mese fa. Sempre più giovani, sempre più studenti, sempre più cittadini, decidono di unirsi per lanciare un messaggio chiaro e preciso: il cambiamento climatico è qui ed ora, non possiamo più rimandare.

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L’onda verde italiana

I numeri italiani sono ancora da stimare con precisione, si parla di più di un milione. Si può intanto notare una notevole crescita del movimento, sia nei grandi capoluoghi che nelle città più piccole. Ho personalmente partecipato allo sciopero di questa mattina a Fano, nelle Marche. Un corteo di cartelli colorati ha sfilato dall’Arco d’Augusto alla piazza principale, intervallati dai cori resi famosi a livello nazionale e internazionale. Numerose voci hanno poi animato il presidio in piazza, a partire dal professor Taffetani dell’Università Politecnica delle Marche. Il professore ha fatto presente ai ragazzi che è giusto richiamare le immagini degli orsi polari morenti o dell’Amazzonia in fiamme, ma che allo stesso tempo bisogna puntare i riflettori sui problemi e le soluzioni intorno a noi.

Problemi e soluzioni a portata di mano

Ad esempio, il professore ha menzionato lo scempio ambientale che sta avvenendo sul Monte Catria, dove migliaia di faggi secolari sono stati tagliati per far posto ad un nuovo impianto sciistico. L’associazione ambientalista Lupus In Fabula ha tentato più di una volta di bloccare i lavori, richiamando la follia di questo progetto: “Estirpare due ettari di bosco maturo, quando l’evidenza dei cambiamenti climatici dovrebbe indurre ogni amministratore pubblico a piantare nuovi alberi, rappresenta un attentato alle future generazioni”.

Taffetani ha allo stesso modo ricordato che non bisogna solamente aspettare che la politica faccia qualcosa dall’alto, perché i cittadini hanno in mano una vasta varietà di scelte con cui migliorare la propria impronta ecologica. Cambiare le proprie abitudine alimentari, ha detto il professore, è un’azione concreta che tutti noi possiamo fare nell’immediato. Soprattutto nelle Marche, culla del cibo biologico grazie alla sfida culturale lanciata da Gino Girolomoni più di quarant’anni fa.

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L’onda verde contagia i più piccoli

Il microfono è poi passato in mano ai piccoli della scuola elementare Luigi Rossi, accompagnati dalle loro maestre. Sono solo bambini, cosa ne capiscono? Invece, con grande stupore, le parole più incisive sono state pronunciate proprio da uno di loro: “Sarò forse l’unico a dire questa cosa. La terra non sopravviverà. È vero, siamo molto più bravi di ieri e del giorno prima, ma secondo me, poi posso sbagliare e tutto, siamo troppo abituati a questa realtà. Grazie per avermi fatto esprimere questa opinione”. Parole forti, che ci testimoniano come le nuove generazioni stiano acquisendo una consapevolezza enorme della crisi climatica, con tutta la paura che questo comporta. Sicuramente un grande lavoro di sensibilizzazione è stato svolto dalle maestre e dai professori nelle attività scolastiche di tutti i giorni.

Un professore del Liceo Artistico Apolloni ha infatti voluto ricordare che la lotta al cambiamento climatico deve intersecarsi con tutte le piccole lotte che vivono nel quotidiano fra i banchi. Greta Thunberg, simbolo di questo movimento, non ha mai nascosto che la Sindrome di Asperger è per lei un superpotere, anziché un limite. La diversità, in tutte le forme che esistono – ambientale, sociale, culturale – va difesa e condivisa per arricchire questo mondo oggi così impaurito e bloccato in una guerra identitaria fra Noi e Loro. La crisi climatica ci ricorda invece che siamo tutti sulla stessa barca, e che per fermare il cambiamento climatico serve il contributo di tutti, ognuno con le proprie qualità.

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Fridays For Future: la voce dei giovani

I ragazzi di Fridays For Future Fano hanno concluso gli interventi. Margherita, una delle coordinatrici, ha rivolto un messaggio chiaro e preciso ai suoi coetanei: “I più grandi problemi della nostra società sono l’ignoranza e la disinformazione e questi problemi fanno parte della mia generazione così come di tutte le altre. Anche di chi con una certa maturità ed esperienza dovrebbe avere imparato ad indagare, informarsi, porsi dei dubbi, mettere in discussione le proprie conoscenze. Eppure è dovuta intervenire una sedicenne per aprirci gli occhi e tutto il movimento che ha creato non è nemmeno bastato.

E intendo la parola ignoranza nel suo significato etimologico di “non sapere, non conoscere, non informarsi”, appunto: non possiamo credere che un problema non sia tale quando effettivamente non lo conosciamo; non possiamo dire che è inutile manifestare per il clima se non si conoscono effettivamente i motivi della manifestazione. (…) Non so voi ma io, comunque, sono stanca: sono stanca di dover ancora spiegare ai miei coetanei i motivi della protesta: dove sono gli insegnanti che ne parlano? Ci sono certamente pratiche avviate e sono sempre di più, ma non basta! E rivolgendomi ai miei coetanei, perché non ascoltate?”.

L’onda verde continuerà a crescere

Perché non ascoltate? Certamente alcuni di questi ragazzi saranno scesi in piazza solo per saltare la scuola. Altri saranno stati trascinati dai loro compagni più convinti. Resta il fatto che il movimento ambientalista si è risvegliato, con parole e gesti nuovi. Migliaia di giovani saranno ancora “ignoranti”, nel senso inteso da Margherita, ma tantissimi altri sono pronti a contagiare, condividere, sensibilizzare, fino a che tutti non potranno fare a meno di parlarne, di sentirsi coinvolti e di scendere in piazza. L’onda verde non si arresta, l’onda verde è appena cominciata.

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