Moda sostenibile, i brand più famosi impegnati per l’ambiente

moda

Diciamo spesso che la moda è una delle industrie più inquinanti, soprattutto la cosiddetta “fast fashion”. Tutti però hanno necessità di coprirsi oltre che, perché no, di divertirsi ed esprimere la propria personalità attraverso i vestiti. La miglior soluzione è come sempre quella di comprare capi in minor quantità ma di maggiore qualità e che quindi durino nel tempo. Se pensate di non conoscerne in realtà molti marchi famosi producono capi di vestiario sostenibile e da anni sono dediti alla causa dell’ambientalismo.

Brand sportivi in testa

Uno di questi è Patagonia, che fin dalle sue origini negli anni ’70 ha avuto a cuore l’ambiente. Già nel 1996 i loro capi erano realizzati con solo cotone organico, talvolta mischiato con poliestere riciclato. I capi sono costosi, ma la qualità è molto alta.

Un marchio che invece solo recentemente si sta impegnando per ridurre il proprio impatto ambientale è North Sails. Come si legge sul loro sito, la strada per essere totalmente sostenibili è ancora lunga, ma le collezioni future saranno prodotte più consapevolmente e la loro opera di sensibilizzazione per la lotta alla plastica negli oceani è davvero ammirevole.

Anche Adidas sta migliorando sempre di più i suoi prodotti ed è anche un membro fondatore della Better Cotton Initiative, una organizzazione non governativa che mira a trasformare tutto il cotone coltivato nel mondo in un prodotto sostenibile. Adidas è anche membro della Sustainable Apparel Coalition, un’alleanza che promuove la produzione sostenibile di tessuti.

Un brand meno conosciuto ma sicuramente uno dei migliori dal punto di vista della sostenibilità è Rapanui. L’azienda produce prevalentemente abbigliamento ispirato al mondo del surf, come magliette, felpe e asciugamani. ha vinto molti premi tra i quali il HBA Sustainability Award 2012.

Non solo sport

Non possiamo poi non nominare Stella McCartney. La stilista, vegetariana da sempre e famosa per non usare pelle e pellicce per i suoi prodotti, ha portato l’attenzione dell’alta moda alla sostenibilità ambientale.

Un marchio sempre più conosciuto sopratutto oltreoceano è Reformation, grazie ai suoi capi accuratamente disegnati, femminili e di classe ma nello stesso tempo giovanili.

Frutta e verdura di stagione: cosa comprare a giugno

Nuovo mese, nuova frutta e verdura di stagione. Per una spesa più sostenibile e naturale.

Verdura di stagione per il mese di giugno

frutta e verdura di stagione

Verdura di stagione di giugno, le novità

  • Cetriolo: ricchi di acqua, vitamine (B6, C, K), sali minerali (magnesio e potassio) e fibre. Hanno proprietà rinfrescanti, diuretiche, depurative e antigottose.
  • Fagiolini: hanno un’elevatissima quantità di acqua (circa il 90%). Sono ricchi di fibre, sali minerali, vitamina A e C. I fagiolini vantano proprietà diuretiche e rinfrescanti dell’apparato gastro-intestinale, oltre che rimineralizzanti. Sono un ottimo alleato in caso di stitichezza.
  • Sedano: vanta un bassissimo contenuto calorico poiché è ricchissimo di acqua. Rappresenta una fonte di sali minerali, quali ferro, manganese e potassio, oltre ad essere ricco di antiossidanti (vitamina A, C ed E).

Verdura di stagione di giugno, ma anche di fine maggio

  • Zucchine: hanno un elevato contenuto di acqua e pertanto sono diuretiche e molto digeribili. Il colesterolo è assente. Contiene vitamina C, A e acido folico. Contengono sali minerali, sopratutto potassio e manganese.
  • Ravanello: contiene vitamina C, vitamine del gruppo B e sali minerali. Rilassa il sistema muscolare e aiuta contro le affezioni polmonari. Ha proprietà antisettiche e antibatteriche. Depura i reni, stimola la digestione e ha proprietà lassative.
  • Fave: sono ricche di proteine e fibre vegetali, che abbassano il colesterolo, e sono povere di gassi. Contengono ferro, sali minerali, vitamina B1 e vitamina A, importante per la salute della pelle. Da evitare se si soffre di favismo.
  • Asparagi: hanno proprietà diuretiche e contengono fibre, pertanto sono consigliati in caso di stipsi. I grassi sono quasi nulli. Contengono molti sali minerali come il potassio e sono un’ottima fonte di vitamina C, vitamina A e alcune vitamine del gruppo B.
  • Piselli: legumi contenenti una modesta quantità di proteine. Presentano moltissimo acido folico, vitamina indispensabile per il bene del feto e per prevenire patologie cardiovascolari. I piselli sono ricchi di vitamina C e di sali minerali.
  • Patate: ricche di glucidi, vitamine del gruppo B, vitamina C, potassio e oligominerali (rame, ferro, cromo e magnesio).
  • Lenticchie: legumi ricchi di proteine, fibre, ferro, magnesio e potassio. Sono molto nutrienti ed energetiche, hanno proprietà antiossidanti e aiutano la concentrazione e la memoria.
  • Erba Cipollina: contiene vitamina C e vitamine del gruppo B. Ha un’alta presenza di calcio, magnesio, ferro e fibre.
  • Cece: legume ad alto contenuto proteico e di acidi grassi insaturi come Omega 6. Contengono anche fibre, vitamine del gruppo B e minerali.
  • Carota: ricca in vitamina A e carotene, molto importanti per la salute della pelle. Ha una buona presenza di sali minerali, vitamine del gruppo B, D ed E.
  • Rucola: presenta vitamina C, potassio, fosforo e ferro. Favorisce la digestione ed è benefica per il fegato.
  • Basilico: ricco di vitamina k manganese. È un’ottima fonte di rame e vitamina C, oltre che di calcio, ferro, acido folico e acidi grassi omega 3. Aiuta a proteggere la struttura delle cellule e ha proprietà antibatteriche.
  • Prezzemolo: è ricchissimo di vitamine C, A, K, acido folico e altre vitamine del gruppo B. Presenta anche minerali tra cui potassio, calcio e ferro. Aiuta a depurare l’organismo e a tenere sotto controllo la glicemia.
  • Indivia: ricca di principi attivi è un alimento diuretico e ha un effetto depurativo e disintossicante
  • Cicoria: ricca di principi attivi è un alimento diuretico e ha un effetto depurativo e disintossicante.
  • Bietola: contiene fibre, vitamine e sali minerali come potassio e ferro.
  • Finocchio: è composto principalmente d’acqua, presenta minerali come il potassio e contiene vitamina A, C e alcune del gruppo B. Aiuta nella digestione, riduce il gonfiore e ha proprietà antinfiammatorie.
  • Spinaci: sono ricchissimi di ferro, il cui assorbimento è favorito dalla vitamina C. Presenta anche carotenoidi (pro-vitamina A) e vitamina E. Hanno proprietà antiossidanti e hanno un’azione benefica sulla salute degli occhi.
  • Aglio: ha effetti positivi sull’apparato circolatorio. Aiuta a ridurre il colesterolo e a regolare la pressione.
  • Porro: ha proprietà diuretiche e lassative grazie all’alta presenza di fibre e contiene pochissimi grassi.
  • Lattuga: ha un elevato contenuto di fibre e di vitamine (C, B2 ed E). Contiene potassio, il che rende la lattuga una buona alleata per gli sportivi.
  • Cipolla: l’alta componente di acqua la rende diuretica, la piccola parte di fruttosio la rende un alimento energetico. I solforati e i flavonoidi le conferiscono proprietà antitumorali, specialmente per colon, stomaco e prostata.

A mese inoltrato sarà possibile gustare anche i primi pomodori, le prime melanzane e i primi peperoni.

Frutta di stagione per il mese di giugno

frutta e verdura di stagione

Frutta di stagione di giugno, le novità

  • Prugne: contengono buone quantità di vitamina C e vitamina K (antiemorragica), ma anche di sali minerali quali potassio, magnesio e manganese. Le prugne sono ricchissime di fibre, per questo sono note per la loro eccellente azione lassativa.
  • Susine: anche queste contengono molta acqua e fibre, utili contro la stipsi. Le susine svolgono anche un’importante funzione antiossidante. Sono anche ricche di sali minerali, sopratutto il potassio.
  • Fichi: contengono una cospicua quantità di carboidrati (11%), circa il 2% di fibre, l’1% di proteine e pochissimi grassi (0,2%). Sono un concentrato di sali minerali, ma anche di vitamine antiossidanti.
  • Frutti di bosco: contengono acqua e fibre in abbondanza, e apportano un quantitativo di zuccheri (fruttosio) di media entità. Contengono vitamine, antiossidanti e sali minerali. Sono utili nella moderazione dell’ipercolesterolemia.

Frutta di stagione di giugno, ma che si trova anche a fine maggio

  • Albicocche: le albicocche fresche sono ricche di acqua, vitamine (A e C), sali minerali (potassio) e fibre.
  • Ciliegie: le ciliegie sono ricche di vitamina C e A che proteggono la vista e rafforzano le difese immunitarie. Contengono acido folico, calcio, potassio, magnesio, sostanze importanti per la lotta ai radicali liberi. Sono depurative, disintossicanti, diuretiche e aiutano a prevenire l’arteriosclerosi e l’invecchiamento cellulare.
  • Fragole: contengono sali minerali come potassio e magnesio, ma anche vitamina C che conferiscono proprietà antiossidanti. Hanno poi proprietà antinfiammatorie e antivirali.
  • Mele: ha un’alta concentrazione di fibre, il colesterolo è assente. Contiene vitamina C e potassio. La sua fermentazione da parte della flora batterica intestinale può avere un effetto protettivo sullo sviluppo del cancro al colon.
  • Pere: contengono vitamine e sali minerali (potassio) e hanno un alto contenuto di fibre, per questo sono molto sazianti. Modulano l’assorbimento intestinale dei lipidi e prevengono i disturbi dell’intestino crasso.
  • Pesche: contengono sali minerali quali potassio, magnesio e fosforo e vitamine (C, E, B3). Presenta anche antiossidanti quali il beta-carotene, ha proprietà antiossidanti, anti-tumorali e riduce la pressione arteriosa.

Il modo più sostenibile di consumare prodotti è quello di conoscerne l’esatta provenienza. Sarebbe ancora meglio acquistarli direttamente dai produttori, nei mercati a chilometro zero, per essere sicuri di acquistare frutta e verdura di stagione.

Potrebbero esserci delle variazioni in base alle regioni di coltivazione. Per ogni dubbio sulla frutta e verdura di stagione rivolgersi al contadino di fiducia.

Milano: oggi e domani birra gratis, si paga con la plastica

corona

Chiunque inserisce nella Plastic machine una bottiglia di plastica riceverà un coupon per una Corona gratis. I bar che hanno aderito sono Elita Bar, Mag Cafè, Sugar e Ugo.

Un’onda di plastica riciclata

Con questa iniziativa il noto marchio di birra insieme a Parley ha lanciato una campagna di sensibilizzazione contro il consumo di plastica usa e getta. La macchina si trova a Milano in Ripa di Porta Ticinese 43. L’installazione più importante, però, consiste in un’onda imponente composta da quindici metri cubi di materiale riciclato per un peso di circa 220 chilogrammi, con oltre 12000 bottigliette e bicchieri. Questi sono stati riciclati per evitare che finissero nelle discariche o, peggio, negli oceani.

Questa onda è stata costruita come se stesse per riversarsi sul marciapiede dove centinaia di persone ogni giorno si godono la movida milanese, spesso senza pensare che le loro piccole azioni, come l’acquisto di una bottiglietta di plastica, possono avere gravi conseguenze sull’ambiente circostante. A differenza della “plastic machine”, che cesserà di erogare coupon domani 9 giugno, l’onda rimarrà installata fino al 16 giugno. Continuerà poi il suo percorso in altre località italiane, seguendo le orme del Jova Beach Party, il tour delle spiagge organizzato da Jovanotti previsto per questa estate.

Con la speranza che le persone non approfittino dell’iniziativa per comprare più bottigliette e avere una birra gratuita, la sensibilizzazione ambientale è sempre un buon gesto da parte di grandi aziende multinazionali quali Corona e personaggi famosi e influenti come Jovanotti.

Struccarsi soltanto con acqua. Grazie, FaceHalo

Ebbene sì, ho trovato un prodotto che ha rivoluzionato il modo di struccarmi e che non è ancora molto conosciuto. Forse mi direte che ho scoperto l’acqua calda, ma io non credo. Sto usando FaceHalo da qualche mese ormai e per me che non indosso moltissimo trucco è stata la svolta. Si tratta di un dischetto in microfibra poco più grande di quelli in cotone cui siamo abituati. Le fibre però sono particolari, poiché sono 100 volte più fini di un capello e in quanto tali riescono a intrappolare il trucco sul disco e far sì che non ritorni sulla pelle durante la seconda passata. E dopo una o due passate sulla pelle il trucco sarà svanito nel nulla. Qual è però il beneficio ambientale di questo ennesimo, super tecnologico dischetto struccante?

Prima di tutto, le microfibre si attivano soltanto con un po’ di acqua, calda o fredda. Nulla di più. Nessun prodotto, olio, gel detergente o acqua micellare. Soltanto acqua. In più il disco è riutilizzabile, in quanto si può lavare più di 200 volte senza che perda la propria efficacia. Dopo aver tolto un trucco leggero basta lavare FaceHalo con un po’ d’acqua calda e del sapone di Marsiglia. Per quello più pesante, invece, dopo un passaggio in lavatrice FaceHalo tornerà come nuovo.

Ogni disco costa intorno ai 7 euro e dura circa 3 mesi se utilizzato ogni giorno. L’unica pecca è che in Italia ancora non è arrivato ed è acquistabile solo on-line. Come sappiamo, però, acquistare on-line non è del tutto environment-friendly e anche il costo di spedizione può diventare importante. Personalmente mi sono fatta portare FaceHalo da un amico che vive a Londra, visto che al momento è distribuito solo nel Regno Unito, negli Stati Uniti, in Australia, in Nuova Zelanda, in Corea, nell’Irlanda del Nord, in Qatar e a Hong Kong. Forse anche in qualche grande centro commerciale in Europa (qui la lista dei punti vendita). Esistono dei dischi struccanti simili di marche italiane, come Blueeco e Lamazuna, ma non li ho provati quindi non so con certezza se siano efficaci al pari di FaceHalo oppure no.

Complice l’influenza di Internet come YouTube e social media, ero arrivata ad utilizzare una quantità di prodotti esorbitante per potermi struccare alla perfezione. Il bifasico per gli occhi, il latte detergente per il viso, il gel detergente per il risciacquo e lo scrub per togliere i residui. Quattro prodotti, quindi quattro contenitori diversi e quattro rifiuti plastici in più ogni mese. E anche il portafogli non era felice. Nella speranza di trovare prodotti che fossero il più naturale possibile, con meno ingredienti possibili, stavo cominciando a spendere un patrimonio. Il tutto per un’operazione che ora mi richiede solo dell’acqua calda. Più naturale di così…

Il fondatore di Patagonia, Chouinard, come simbolo di successo “responsabile”

Fondatore Patagonia

È lo stesso Chouinard, fondatore e attuale proprietario del marchio di vestiario per l’outdoor Patagonia, a parlare di modello aziendale “responsabile”, discostandosi dall’etichetta “ecosostenibile”. Infatti, sebbene Patagonia sia un marchio di successo con valori ambientali e sociali ben precisi, non è certo senza pecche. «L’ecosostenibilità non esiste» dice riferendosi al mondo degli affari, «la cosa migliore che possiamo fare è causare il minor danno possibile». La chiave sta nello smettere di trattare la natura come una risorsa da spremere, ma come un’entità dalla quale noi tutti dipendiamo.

Il buon viso a cattivo gioco delle grandi aziende

Il messaggio che esce dall’intervista del The Guardian all’ottuagenario uomo d’affari e (ex?) arrampicatore è per certi versi a tinte fosche. «Ero solito pensare che se fossimo riusciti a dimostrare che fare affari responsabilmente porta profitto, gli altri avrebbero fatto altrettanto. Alcuni sì, lo fanno, ma si tratta di piccole aziende. Le aziende con un nome fanno semplicemente green-washing (buon viso a cattivo gioco con le tematiche ambientali, ndr). Ho smesso di sperare che possano cambiare». Chouinard non risparmia sfiducia neanche ai politici, definendoli “pedine delle grandi società”.

Chouinard fa attivismo da 50 anni. Un cammino pieno di vittorie e di altrettante sconfitte, come quelle sull’inquinamento degli oceani e sul cibo geneticamente modificati. «Evil never stops» afferma. Il male non si arresta, è una lotta infinita, «l’importante è combattere». Per Chouinard politici come Trump e Bolsonaro, sono persone che ignorano, violano e calpestano la natura, il suo valore e i suoi diritti. Tanto che il fondatore e unico proprietario di Patagonia ha recentemente intentato causa al presidente statunitense assieme a una coalizione di tribù indigene nord americane e di movimenti locali, per i continui tentativi di ridimensionale le terre ancestrali nello stato dello Utah.

Un miliardario che ha a cuore l’ambiente

Chouinard, attraverso Patagonia, ha donato 105 milioni di dollari totali per cause legate all’ambiente. Ha implementato misure di marketing anti-consumo (un controsenso per chi guarda solo al portafoglio), come invitare i consumatori a non acquistare i propri prodotti durante il Black Friday. Ultimamente, sempre con Patagonia, ha anche realizzato Artifishal. Un film fatto di persone, fiumi e della lotta per il futuro dei pesci selvatici e dell’ambiente attorno a loro, nel quale viene raccontata la preoccupante situazione del salmone selvatico, a rischio estinzione, la continua perdita di fede nella natura, e non solo.

Trailer di Artifishal – La lotta per salvare il salmone selvatico

Oliver Bach, l’autore dell’intervista, lo descrive come un uomo d’affari che preferisce il giardinaggio agli incontri d’affari. Ne esce un ritratto di un uomo realista, consapevole e, appunto, responsabile; che si augura la fine delle grandi aziende quotate in borsa. In quanto il capitalismo moderno sta distruggendo il pianeta.

Chi ha il potere di cambiare le cose

È dunque tutto perduto? Nient’affatto! Per Chouinard la migliore speranza sono i consumatori. Le aziende non possono fare a meno di loro. Dunque, se loro cambiano, cambiano di conseguenza anche le aziende, e così i governi. Secondo Chouinard sbagliamo a pensare in senso opposto, ad affidarci ai governi affinché un cambiamento venga in essere.

I consumatori, in particolare quelli più giovani, devono pretendere che i loro marchi preferiti si facciano carico delle proprie responsabilità, diventando così più apertamente politici. «Non possiamo più permetterci di essere cauti. Lo dobbiamo dire chiaro e tondo: questa amministrazione (Trump, ndr) è malvagia, così come malvagio è chiunque dica che il cambiamento climatico non esiste».

Scarpe di plastica riciclata, l’iniziativa di Adidas per l’ambiente

Si possono spendere 150 euro per della plastica usata? Se è per una buona causa e per delle buone scarpe, noi risponderemmo di sì. Dal 2015 Adidas, uno dei marchi sportivi più famosi del mondo, ha deciso che fosse arrivato il momento di fare la propria parte per la salvaguardia l’ambiente. L’azienda si è infatti unita all’organizzazione ambientalista Parley for the Oceans nel progetto Parley A.I.R. Strategy. Il progetto consiste nel trasformare i rifiuti plastici trovati negli oceani in filamenti, che a loro volta possono essere intessuti e diventare indumenti o, come nel caso di Adidas, delle scarpe.

Tre obiettivi

Gli obiettivi di Parley e Adidas sono principalmente tre. Prima di tutto quello di evitare la produzione di nuova plastica vergine. In secondo luogo, bloccare la plastica prima che arrivi nel mare, intercettandola sulle spiagge e nelle comunità costiere. Infine, guardando al futuro, Adidas e Parley si stanno impegnando per produrre nuovi materiali per nuovi prodotti. Le suole delle scarpe Adidas Parley, per esempio, sono state realizzate con gomma riciclata e rifilata. In più della linea Parley ora si possono trovare anche altri indumenti come costumi da bagno, magliette e pantaloncini sportivi.

Un brand (quasi) sostenibile

Adidas è un brand che, oltre all’impegno per ridurre la produzione di materiali plastici, presta attenzione anche ad altri aspetti della sostenibilità. Per esempio, ha dichiarato pubblicamente di voler ridurre le emissioni di gas serra del 15% entro il 2020. Adidas è anche membro fondatore della Better Cotton Initiative, una organizzazione non governativa che mira a trasformare tutto il cotone coltivato nel mondo in un prodotto sostenibile, sia per l’ambiente sia per le persone che lo lavorano. Adidas è anche membro della Sustainable Apparel Coalition, un’alleanza che promuove la produzione sostenibile nei settori dell’abbigliamento, delle calzature e dell’industria tessile. Per farlo SAC ha sviluppato l’indice di Higg, una misurazione che indica quanto è sostenibile, sia dal punto di vista ambientale sia da quello dei diritti umani, una data filiera. Infine, Adidas è parzialmente certificata da Bluesign, un’azienda che si occupa di certificare i prodotti sostenibili.

Adidas infatti si impegna a informarsi riguardo al luogo dove operano i suoi fornitori e, se sono luoghi in cui vi è scarsità di acqua, implementa iniziative di risparmio idrico in tali strutture. Per quanto riguarda gli animali, Adidas non utilizza pellicce o pelli di animali esotici e protetti. Come si  legge sul sito Good on you, che si occupa di classificare i brand di moda a seconda del loro livello di sostenibilità, tutto questo “è un inizio”, anche se vi è ancora un ampio margine di miglioramento. Per ora, preferire le Adidas Parley a quelle classiche, può essere un modo per incentivare l’azienda a continuare per questa strada.

Qui potete leggere anche l’articolo sulla fast fashion

Le date di scadenza del cibo causano spreco

scadenza cibo

“Da consumarsi preferibilmente entro il…” è una delle frasi che ha contribuito maggiormente allo spreco alimentare domestico. Qualche giorno fa il Guardian ha voluto approfondire il tema della scadenza del cibo, anche in seguito alla “challenge” portata a termine da Scott Nash, fondatore della catena di supermercati “Mom’s Organic Market”. Egli ha deciso di consumare per un anno soltanto prodotti scaduti. Il risultato? Non si è ammalato, né ha riscontrato disturbi di nessun tipo. Ovviamente, può anche essere che la fortuna sia stata dalla sua parte, o semplicemente che il suo sistema immunitario sia molto potente. Ha infatti anche avuto il coraggio di mangiare della carne trita vecchia di 15 giorni.

Scadenza cibo o buon senso?

Non stiamo, che sia chiaro, consigliando a nessuno di mangiare carne scaduta da due settimane. Consigliamo però di fidarci di più del nostro buon senso oltre che di quello della data di scadenza che troviamo sulle confezioni di cibo. “Consumare entro…” oppure “scade il…” sono diciture solitamente stampate sugli alimenti freschi come carne e pesce, e sono assolutamente da rispettare. Per quanto infatti l’alimento in questione abbia ancora un aspetto invitante, al suo interno possono essersi già sviluppati degli agenti patogeni che è bene non introdurre nel nostro corpo. La data di scadenza del cibo, quindi, in questo caso è da rispettare.

Quando però ci troviamo a dover aprire un pacchetto di patatine che riporta la scritta “da consumare preferibilmente entro”, allora possiamo stare tranquilli. Quella data non riguarda infatti la scadenza del cibo in sé e quindi la sua non più commestibilità. Riguarda invece la sua qualità originaria e le sue caratteristiche “estetiche”. Per esempio, quelle patatine potranno non essere più così croccanti, o non avere più lo stesso colore brillante di quando sono state prodotte.

Uno specialista del servizio di ispezione e sicurezza alimentare del Dipartimento dell’Agricoltura degli Stati Uniti (FSIS) ha dichiarato che, se una lattina viene tenuta in buone condizioni, cioè non è gonfia, arrugginita, con perdite o fortemente ammaccata, il suo contenuto è sempre mangiabile. Questo può avvenire anche con i prodotti più freschi, come alcuni salumi o formaggi o anche il pane in cassetta. A volte anche per le uova la scadenza è controversa. In questo caso, la prova migliore è quella di inserirle nell’acqua. Se affondano sono ancora buone, se galleggiano no.

Impariamo a conservare

Quello a cui dobbiamo piuttosto prestare più attenzione, più che alla scadenza del cibo, è il modo in cui lo conserviamo.  Anche qui può essere utile leggere le etichette e adattarsi di conseguenza. Un pacchetto di biscotti deve essere conservato chiuso, in un luogo fresco e asciutto. Se noi lo teniamo in un luogo umido o vicino a fonti di calore, i biscotti perderanno più facilmente le loro caratteristiche qualitative diventando, per esempio, un po’ mollicci. Se un pacchetto di prosciutto riporta la scritta “conservare a una temperatura tra 0 e 4 gradi” e il nostro frigorifero è impostato a 5 gradi, è ovvio che la data entro cui è preferibile consumare il prodotto non sarà più quella riportata sulla confezione, ma dovrà essere anticipata, poiché il prodotto avrà subito una qualche alterazione. Fidiamoci quindi piuttosto dei nostri cinque sensi, specialmente per quanto concerne i prodotti freschi. Assaggiamoli e, se sono ancora buoni o comunque accettabili, non facciamoci troppi problemi. Questo perché, lo ripetiamo, saranno sicuramente ancora commestibili. Soltanto il sapore e forse l’aspetto saranno leggermente alterati.

Se vediamo della muffa, è ovvio che dobbiamo buttarli, anche se questo solitamente accade soltanto dopo che un prodotto è stato aperto. Anche per questi casi è bene leggere sulla confezione la scritta: “una volta aperto consumare entro tot giorni”. Anche questa indicazione va tendenzialmente rispettata, soprattutto per i prodotti freschi.

Come evitare gli sprechi

Buttare i prodotti non è soltanto uno spreco del cibo in sé, ma è uno spreco di tutto quello che è stato utilizzato per produrlo, come il consumo del suolo, l’energia dei macchinari, i materiali di imballaggio e il trasporto.
Un recente studio della Fondazione per la Sussidiarietà del Politecnico di Milano ha rilevato che in Italia ogni anno vengono buttati 42 kg a testa di cibo ancora commestibile. Ai nostri occhi è un abominio, ma purtroppo a quelli delle grandi aziende non lo è. Più le persone buttano i prodotti, che siano alimentari, domestici o cosmetici, più dovranno comprane di nuovi, gonfiando così le tasche dei titolari delle grandi catene di distribuzione.

Per bloccare questo circolo vizioso, quindi, è necessario agire alla radice, ed eliminare i malintesi “da etichetta”. Acquistiamo prodotti freschi e mangiamoli il prima possibile, riciclandoli per altri gustosissimi piatti “del giorno dopo”. Affidiamoci quindi al nostro fruttivendolo, caseificio, macellaio, panettiere di fiducia, ma ancora di più a un buon senso che troppo spesso viene annullato o controllato da chi detiene il potere economico della società.

Frutta e verdura di stagione: cosa comprare a maggio

Nuovo mese, nuova frutta e verdura di stagione. Per una spesa più sotenibile e naturale.


È il mese di fave, carciofi, asparagi, erbe spontanee e piselli. Siamo agli sgoccioli per i cavoli. A fine mese potrebbero spuntare le prime verdure estive. Le fragole sono in piena stagione. Il contadino di fiducia potrebbe anche avere le prime ciliegie e le prime albicocche. Di seguito la lista completa della frutta e verdura di stagione di maggio.

frutta e verdura di stagione

Verdura di stagione per il mese di maggio e proprietà nutrizionali

  • Ravanello: Contiene vitamina C, vitamine del gruppo B e sali minerali. Rilassa il sistema muscolare e aiuta contro le affezioni polmonari. Ha proprietà antisettiche e antibatteriche. Depura i reni, stimola la digestione e ha proprietà lassative.
  • Asparagi: Hanno proprietà diuretiche e contiene fibre, pertanto sono consigliati in caso di stipsi. I grassi sono quasi nulli. Contengono molti sali minerali come il potassio e sono un’ottima fonte di vitamina C, vitamina A e alcune vitamine del gruppo B.
  • Fave: sono ricche di proteine e fibre vegetali, che abbassano il colesterolo, e sono povere di gassi. Contengono ferro, sali minerali, vitamina B1 e vitamina A, importante per la salute della pelle. Da evitare se si soffre di favismo.
  • Carciofi: contengono vitamina C, vitamine del gruppo B e vitamina K, utile nella prevenzione dell’osteoporosi. I carciofi sono fonte di ferro e di rame, importanti per la produzione delle cellule del sangue.
  • Piselli: legumi contenenti una modesta quantità di proteine. Presentano moltissimo acido folico, vitamina indispensabile per il bene del feto e per prevenire patologie cardiovascolari. I piselli sono ricchi di vitamina C e di sali minerali.
  • Lenticchie: Sono ricche di proteine, fibre, ferro, magnesio e potassio. Sono molto nutrienti ed energetiche, hanno proprietà antiossidanti e aiutano la concentrazione e la memoria.
  • Erba Cipollina: contiene vitamina C e vitamine del gruppo B. Ha un’alta presenza di calcio, magnesio, ferro e fibre.
  • Cece: fonte di proteine e acidi grassi insaturi come Omega 6. Contengono anche fibre, vitamine del gruppo B e minerali.
  • Verza: ricca di minerali, fibre e vitamina C. L’alto contenuto di acido ascorbico favorisce anche l’azione della vitamina E in esso contenuta. Alta anche la presenza di selenio.
  • Carota: ricca in vitamina A e carotene, molto importanti per la salute della pelle. Ha una buona presenza di sali minerali, vitamine del gruppo B, D ed E.
  • Cavolfiore: ricco di minerali, fibre e vitamina C. L’alto contenuto di acido ascorbico favorisce anche l’azione della vitamina E in esso contenuta. Alta anche la presenza di selenio.
  • Broccolo romanesco: ricco sia di carotenoidi sia di vitamina C. È anche una buona fonte di acqua, fibre alimentari, antiossidanti e minerali come potassio e magnesio.
  • Broccolo: contiene un’alta quantità di vitamina C e ha pertanto proprietà antiossidanti. Ha un alto contenuto di sostanze fenoliche ed è quindi un alimento con caratteristiche anti-tumorali.
  • Sedano rapa: ricco di vitamine antiossidanti (A, C, E) e minerali (ferro, magnesio e potassio).
  • Fagioli piattoni (o taccole): sono ricchi di fibre e hanno un bassissimo indice glicemico. Contengono anche sali minerali come il potassio.
  • Patate: ricche di glucidi, vitamine del gruppo B, vitamina C, potassio e oligominerali (rame, ferro, cromo e magnesio).
  • Cima di rapa: ricche di ferro, sali minerali e vitamina A.
  • Rucola: presenta vitamina C, potassio, fosforo e ferro. Favorisce la digestione ed è benefica per il fegato.
  • Basilico: ricco di vitamina k manganese. È un’ottima fonte di rame e vitamina C, oltre che di calcio, ferro, acido folico e acidi grassi omega 3. Aiuta a proteggere la struttura delle cellule e ha proprietà antibatteriche.
  • Prezzemolo: è ricchissimo di vitamine C, A, K, acido folico e altre vitamine del gruppo B. Presenta anche minerali tra cui potassio, calcio e ferro. Aiuta a depurare l’organismo e a tenere sotto controllo la glicemia
  • Indivia: ricca di principi attivi è un alimento diuretico e ha un effetto depurativo e disintossicante.
  • Cicoria: ricca di principi attivi è un alimento diuretico e ha un effetto depurativo e disintossicante.
  • Bietola: contiene fibre, vitamine e sali minerali come potassio e ferro.
  • Finocchio: è composto principalmente d’acqua, presenta minerali come il potassio e contiene vitamina A, C e alcune del gruppo B. Aiuta nella digestione, riduce il gonfiore e ha proprietà antinfiammatorie.
  • Spinaci: sono ricchissimi di ferro, il cui assorbimento è favorito dalla vitamina C. Presenta anche carotenoidi (pro-vitamina A) e vitamina E. Hanno proprietà antiossidanti e hanno un’azione benefica sulla salute degli occhi.
  • Aglio bianco e rosso: ha effetti positivi sull’apparato circolatorio. Aiuta a ridurre il colesterolo e a regolare la pressione.
  • Porro: ha proprietà diuretiche e lassative grazie all’alta presenza di fibre e contiene pochissimi grassi.
  • Lattuga: ha un elevato contenuto di fibre e di vitamine (C, B2 ed E). Contiene potassio, il che rende la lattuga una buona alleata per gli sportivi.
  • Cavolo cappuccio: presenta vitamine (C, B-carotene, pro-vitamina A) e per questo ha proprietà antiossidanti e anti-tumorali. L’elevato contenuto di fibre contribuisce al corretto funzionamento intestinale
  • Cipolla: l’alta componente di acqua la rende diuretica, la piccola parte di fruttosio la rende un alimento energetico. I solforati e i flavonoidi le conferiscono proprietà antitumorali, specialmente per colon, stomaco e prostata.
  • Scalogno: contiene alcune molecole utili per la regolazione della pressione sanguigna, la diuresi, la riduzione del colesterolo e degli stati infiammatori.
  • Pomodoro: I pomodori sono fonte di preziosi nutrienti, soprattutto di potassio, fosforo, vitamina C, vitamina K e folati. Il colore rosso dei pomodori è dovuto ad un antiossidante, il licopene, ce ha proprietà antitumorali. Riducono la pressione arteriosa, sono diuretici e aiutano a proteggere la salute delle ossa.
  • Cetrioli: ricchi di acqua, vitamine (B6, C, K), sali minerali (magnesio e potassio) e fibre. Hanno proprietà rinfrescanti, diuretiche, depurative e antigottose.
  • Zucchine: hanno un elevato contenuto di acqua e eprtanto sono diuretiche e molto digeribili. Il colesterolo è assente. Contiene vitamina C, A e acido folico. Contengono sali minerali, sopratutto potassio e manganese.

Frutta di stagione per il mese di maggio

  • Albicocche: Le albicocche fresche sono ricche di acqua, vitamine (A e C), sali minerali (potassio) e fibre.
  • Ciliegie: le ciliegie sono ricche di vitamina C e A che proteggono la vista e rafforzano le difese immunitarie. Contengono acido folico, calcio, potassio, magnesio, sostanze importanti per la lotta ai radicali liberi. Sono depurative, disintossicanti, diuretiche e aiutano a prevenire l’arteriosclerosi e l’invecchiamento cellulare.
  • Fragole: contengono sali minerali come potassio e magnesio, ma anche vitamina C che conferiscono proprietà antiossidanti. Hanno poi proprietà antinfiammatorie e antivirali.
  • Frutta in guscio: contiene un’alta quantità di grassi buoni (insaturi e polinsaturi) che sono fonte di Omega 6 e Omega 3. Presenta anche un’elevata percentuale di proteine e vitamine del gruppo B (B1, B2, B6). La frutta secca riduce le infiammazioni e fluidifica il sangue, pertanto è indicata contro fenomeni quali trombosi e aterosclerosi.
  • Mela: ha un’alta concentrazione di fibre, il colesterolo è assente. Contiene vitamina C e potassio. La sua fermentazione da parte della flora batterica intestinale può avere un effetto protettivo sullo sviluppo del cancro al colon.
  • Nespola: contiene potassio e magnesio ed è fonte di vitamina A. Ha proprietà astringenti, diuretiche e antinfiammatorie.
  • Pera: contiene vitamine e sali minerali (potassio) e ha un alto contenuto di fibre, per questo è molto saziante. Modula l’assorbimento intestinale dei lipidi e previene i disturbi dell’intestino crasso.
  • Pesca: contengono sali minerali quali potassio, magnesio e fosforo e vitamine (C, E, B3). Presenta anche antiossidanti quali il beta-carotene, ha proprietà antiossidanti, anti-tumorali e riduce la pressione arteriosa.

Potrebbero esserci piccole variazioni in base all’esatta regione di provenienza. Per ogni dubbio ci si può sempre rivolgere al contadino di fiducia. Se non ne avete uno, trovatelo. Gli alimenti vegetali consumati in modo sostenibile sono più buoni e, spesso, costano anche meno.

Il nostro consiglio

Il modo più sostenibile di consumare prodotti alimentari è quello di conoscerne l’esatta provenienza. La soluzione migliore sarebbe quella di acquistarli direttamente dai produttori, nei mercati a chilometro zero. Per trovarli potete servirvi del sito della Coldiretti, dove sono indicate le città in cui è già presente il mercato di Campagna Amica. Altrimenti non è ormai inusuale che alcuni alimentari o qualche negozio di frutta e verdura faccia anche le consegne a domicilio. Segnaliamo inoltre la possibilità di adottare orti. Valutate anche l’idea di piantare qualche pianta aromatica nel terrazzo o sul davanzale della finestra, possono dare grande soddisfazioni. Così come anche un buon albero da frutto piantato in giardino. Buona spesa!

Impronta ecologica: cos’è e come calcolarla

Avete mai sentito parlare di “impronta ecologica”? Si tratta di un valore che calcola di quante risorse naturali l’uomo ha bisogno e le confronta con la capacità della Terra di rigenerare quelle risorse. Spesso siamo convinti di vivere in modo sostenibile solo perché riduciamo l’utilizzo di plastica, e la poca che usiamo viene riciclata, oppure perché installiamo delle lampadine al Led. O, ancora, perché compriamo carne non proveniente da allevamenti intensivi. E ben vengano le buone abitudini.

Tuttavia in un discorso complicato come quello della sostenibilità meglio fare affidamento sulla scienza per scoprire quale sia veramente l’impatto ambientale di ognuno di noi. Ecco che ci viene in aiuto, come spesso accade, il web. Esistono infatti diversi siti in cui sarà possibile compilare un questionario per scoprire quanto davvero si viva in modo sostenibile. Attenzione! I risultati potrebbero non essere quelli sperati e le brutte sorprese sono dietro l’angolo.

Per dare un’idea della portata del problema basti dire che ogni anno, a livello globale, vengono consumati 1,9 pianeti. Questo vuol dire che consumiamo quasi il doppio delle risorse rispetto a quelle che la Terra può mettere a disposizione in un anno. E questo, solamente per colpa dei paesi sviluppati. I paesi più poveri, infatti, sono ben al di sotto della soglia di sostenibilità, Questo significa, in parole povere, che il nostro stile di vita, o almeno quello della maggior parte di noi, non è affatto sostenibile e a pagarne le conseguenze saranno le generazioni future, che saranno costrette a “pagare il debito” che stiamo contraendo con la Terra. Tuttavia, prendendo consapevolezza delle nostre pecche grazie agli strumenti online disponibili su vari siti, e di cui vi parliamo più in basso, è possibile aggiustare il tiro. Serve solo un po’ di buona volontà!

Definizione di impronta ecologica

La Treccani da questa definizione:

Strumento che permette di stimare l’impatto, in termini di consumo di risorse e accumulazione di rifiuti, delle attività economiche di produzione o di consumo di un individuo o di una collettività. Può quindi essere visto come un possibile contributo verso il superamento del prodotto interno lordo quale unica misura di sviluppo economico.

I fattori che vengono presi in considerazione nel calcolo

Sono davvero tanti gli elementi che vanno a determinare il proprio impatto ambientale. Qualche aereo preso di troppo o l’inefficienza energetica del condominio in cui vivi, per fare un esempio, sono sufficienti ad annullare quanto di bene fatto sotto altri punti di vista. Da prendere in considerazione sarà ovviamente anche il mezzo con cui ci spostiamo tutti i giorni, il tipo di energia che utilizziamo, se proveniente da un fornitore green oppure no, il modo in cui mangiamo e facciamo la spesa, la quantità di vestiti che compriamo, la percentuale di rifiuti che ricicliamo e tanto altro.

La sostenibilità è composta da tantissimi tasselli e per riuscire a completare il puzzle è necessario impegnarsi a dovere. Ecco qualche sito che viene in nostro aiuto per aiutarci a correggere il tiro. Non vi serviranno più di 5 minuti.

Alcuni siti dove puoi calcolare la tua impronta ecologica

  • Il primo che segnaliamo è FootPrintCalculator, ideato dal Global Footprint Network. La pagina è in inglese ed è necessario inserire la propria mail nell’apposito form. Alla fine del test scoprirete quanti pianeti servirebbero a sostenere l’umanità se tutti avessero le vostre stesse abitudini e quale sia invece il vostro Overshoot Day personale, ovvero il giorno che segna l’esaurimento delle risorse rinnovabili che la Terra è in grado di rigenerare in un anno. Alla fine del test ti sarà possibile consultare i tuoi risultati per capire quale siano i fattori a maggior impatto in rapporto al tuo stile di vita.
  • A seguire ecco quello di WWF Svizzera. Al momento il test non è disponibile sul sito di WWF Italia per problemi di mantenimento, per cui dovremo accontentarci di quello elvetico.  I procedimenti sono simili, con la differenza che alla fine di questo test i tuoi risultati verranno comparati con gli obiettivi Europei di sostenibilità al 2020. Alla fine del test vi basterà inserire “Altro” alla voce “regione di appartenenza” ed il gioco è fatto.
  • Il terzo sito che segnaliamo si differenzia lievemente dagli altri in quanto riesce a calcolare l’impronta ecologica per ogni personale “settore di emissione”: si chiama CarbonFootPrint. Per farlo occorre armarsi di dati abbastanza specifici sull’efficienza della rete elettrica e della fornitura di gas della propria casa. In aggiunta basterà compilare campi relativi ai soliti sospetti: trasporto e abitudini di consumo generali.
  • MioEcoMenù è un altro sito interessante. Il suo scopo è quello di calcolare l’impatto ambientale di un pasto. Basterà inserire le quantità degli ingredienti che abbiamo utilizzato per prepararci il pranzo e sapremo subito se quel piatto può essere considerato sostenibile o meno. Vi diciamo già che se inserirete carne o latticini il valore aumenterà sensibilmente.

Dal calcolo dell’impronta ecologica ad un cambio di abitudini

Ora non vi resta che collegarvi a uno di questi siti per scoprire quanto siate veramente green. Una volta scoperto quali siano le vostre personali cattive abitudini sarà più facile abbassare la propria impronta ecologica. Se vogliamo che il mondo cambi e diventi più ecologico siamo noi a dover fare il primo passo. Primo passo che consiste in una reale ed oggettiva presa di coscienza delle azioni da compiere nella vita di tutti i giorni per diminuire il proprio impatto ambientale. Una correzione delle proprie abitudini passa necessariamente da un processo di comprensione del problema. E spesso può essere molto più facile di quanto sembri.

Spreco alimentare: arriva l’app che salva il cibo dalla spazzatura

Si chiama TooGoodToGo ed è stata fondata nel 2015 a Copenaghen. Ad oggi può contare su più di 8 milioni di utenti che aiutano l’azienda a combattere uno dei problemi più trascurati della società di oggi: lo spreco alimentare. Solo in Italia ogni anno più di 10 milioni di tonnellate di cibo finiscono nel cestino dell’immondizia senza essere consumate. Sono circa 317 kg al secondo. Tradotto in Euro significa gettare 17 miliardi l’anno nella spazzatura. A livello mondiale circa 1/3 del cibo prodotto viene sprecato.

Nonostante non finiamo per consumarli, questi alimenti necessitano comunque di risorse per essere prodotti e, di conseguenza, contribuiscono alle emissioni di gas serra con un peso dell’8% sul totale dei gas ad effetto serra antropogenici immessi ogni anno in atmosfera. Insomma, non solo utilizziamo in maniera poco efficiente le risorse già eccessivamente stressate del pianeta producendo enormi quantità di carne e latticini, ma finiamo anche per buttarli nella spazzatura.

I numeri della piattaforma

L’app, da qualche settimana disponibile negli store italiani, è già stata lanciata in diversi paesi dell’Unione Europea prevenendo l’immissione in atmosfera di 25.541 grammi di CO2 che si sarebbero invece generati con lo smaltimento dei rifiuti. L’idea nasce quando, dopo aver partecipato ad una cena a buffet, i fondatori hanno visto enormi quantità di cibo ancora buono finire nella spazzatura.

In quel momento è scattato qualcosa in loro, che hanno quindi deciso di mettere mano al problema. L’ambizione, si legge su loro sito, è quella di arrivare ad “un mondo senza sprechi scommettendo sul potere delle persone”. I risultati sono più che soddisfacenti. La startup sta crescendo “alla velocità della luce” e ad oggi rappresenta la più importante realtà di riduzione del surplus alimentare al mondo.

Combattere lo spreco alimentare: come funziona TooGoodToGo

Combattere lo spreco alimentare non è mai stato così facile. Basterà scaricare l’app o registrarsi sul loro sito web, geolocalizzarsi e controllare quali siano le attività che aderiscono all’iniziativa nella tua zona. Allo stesso tempo i commercianti immettono nella piattaforma degli annunci per delle “Magic Box” che avranno un prezzo variabile dai 2 a 6 euro. L’utente può prenotarne una, e pagarla, tramite un click e recarsi al punto vendita per il ritiro. Già dal momento del lancio la soluzione è stata adottata da Carrefour Italia, dai ristoranti biologici EXKi e da Eataly, presso il punto vendita di Milano Smeraldo. Ed è proprio nel capoluogo lombardo che TooGoodToGo ha iniziato a concentrare la sua attività, con l’obiettivo di espandersi in tempi brevi in tutta la penisola.

https://www.youtube.com/watch?v=MLiArpuQV74

Il consiglio, per chi non risiede nell’area milanese, è di giocare d’anticipo e controllare l’app già da ora, caso mai volesse sorprenderci. Se invece foste a conoscenza di qualche commerciante a cui potrebbe fare comodo ridurre lo spreco alimentare del proprio negozio, gli basterà contattare l’azienda tramite l’apposito form presente nel sito web ed il gioco è fatto. Vince il consumatore, che acquista cibo a prezzo ridotto, il commerciante, che non è più costretto a gettare le eccedenze nella spazzatura, e, soprattutto, il nostro caro ambiente.