fbpx

La vita di una bottiglia di plastica: dal petrolio al cestino

Una bottiglia di plastica, pensate un po’, nasce da risorse naturali come il legno, il carbone, il sale comune, il gas e il petrolio. Sì, anche quest’ultimo si trova naturalmente sul pianeta. Ma, oltre ad essere una risorsa non rinnovabile, il suo trasporto, la sua lavorazione e i suoi utilizzi (per esempio la benzina) sono la principale causa del riscaldamento globale. Purtroppo col tempo per produrre le bottiglie di plastica si è preferito usufruire soprattutto del petrolio, che è più economico.

La nascita

La bottiglia, quindi, inizia il suo ciclo vitale dall’estrazione del petrolio, dalla sua chiusura nei barili e dal trasporto fino alle raffinerie, spesso a migliaia di chilometri di distanza. Il petrolio greggio è formato da lunghe catene di idrocarburi le quali, attraverso il cosiddetto cracking, si rompono. Si ottengono così molecole molto piccole, i monomeri, i quali poi si riuniscono grazie al calore, alla pressione e all’aggiunta di componenti chimici. Queste nuove catene si chiamano polimeri e formano una resina sintetica molto malleabile. Questa, sciolta e poi raffreddata, si inserisce nel “pallinatore”, uno strumento che crea, appunto, delle piccole sfere.

Le sfere di PET vengono nuovamente riscaldate (e quindi sciolte) e poste negli stampi a forma di tubo lungo e sottile. Il tubo di PET viene quindi trasferito in un secondo stampo a forma di bottiglia dove una sottile barra d’acciaio viene fatta scivolare all’interno, riempiendo il tubo con aria pressurizzata e dandogli così la forma perfetta della bottiglia che tutti conosciamo. Lo stampo deve essere raffreddato velocemente, in modo che il composto mantenga la forma appena assunta. Uno dei modi per farlo è quello di far scorrere dell’acqua fredda attraverso dei tubi che circondano lo stampo abbassandone, appunto, la temperatura. Oppure si esala aria fredda direttamente sulla bottiglia.

La (breve) vita

A questo punto la bottiglia è pronta per etichette, tappi e imballaggio, fatti ovviamente con altra plastica. A questo punto viene trasportata verso bar e supermercati, dove entreremo noi, baldanzosi, a comprarla. Le bottiglie grandi le portiamo a casa e le beviamo nel giro di una giornata, al massimo due. Quelle piccole, invece, durano soltanto qualche ora prima di essere buttate via. E i numeri lo dimostrano: il consumo medio solo in Italia di acqua in bottiglia è di quasi 200 litri all’anno per persona, il che significa 12 miliardi di bottiglie all’anno. Senza contare gli altri tipi di bibite e bevande che, soprattutto in America, raggiungono numeri elevatissimi.

La morte

Terminata la bottiglia (e talvolta anche quando non lo è) la gettiamo, se va bene, nel contenitore della plastica dove finiscono anche bottiglie di altri colori, flaconi di detersivo, vaschette, sacchetti e altri imballaggi. Nonostante siano tutti materiali plastici richiedono sistemi di trattamento diversi e non possono essere riciclati tutti insieme. Oggi fortunatamente esistono macchinari che riconoscono i materiali e li dividono gli uni dagli altri, sempre supervisionati da alcuni operatori. Le bottiglie, quindi, vengono selezionate e raccolte insieme.

La rinascita

Queste subiscono un’ulteriore selezione per colore e una compressione per poter essere mandate nei centri di riciclaggio. Qui tagliano i fili metallici che legano le balle di PET, dividono nuovamente le bottiglie una per una e le fanno passare su un separatore di metalli che eliminerà le etichette contenenti alluminio. Dopodiché le bottiglie entrano in una macina che le sminuzza in piccoli pezzi. I cosiddetti “fiocchi” vanno poi nel separatore, dove i resti delle etichette sono aspirati verso l’alto grazie a dell’aria calda. I fiocchi di PET sono poi miscelati e riscaldati a temperature elevate così da sciogliersi e purificarsi. La miscela viene poi lavata con acqua potabile e asciugata.

Infine un laser misura la struttura del PET per espellere eventuali residui estranei. A questo punto il nuovo PET è pronto per il riciclo e diventare, per esempio, un’altra bottiglia. E’ anche importante aggiungere che la plastica non può essere riciclata all’infinito e che dopo qualche passaggio si degrada inesorabilmente.

Se finisce nell’indifferenziata

Questo lungo processo, che ho semplificato moltissimo e a cui dovremmo pensare ogni volta che compriamo una bottiglietta, può non avvenire se quella bottiglia si getta nel contenitore dell’indifferenziata. il più comune nelle nostre città. Certo, vi sarà un controllo dei rifiuti per recuperare i materiali riciclabili. Ma è molto facile che qui la bottiglietta si contamini con altri materiali o rifiuti organici per cui il riciclo diventa impossibile. In questo caso finirà nell’inceneritore con altri rifiuti.

Se quella bottiglia, infine, si getta a terra o, peggio, negli oceani e nessuno la raccoglie, questa può rimanere intatta dai cento ai mille anni (di solito circa 450) provocando gravi danni alla flora e alla fauna del luogo. Ma questa è un’altra lunghissima triste storia.

Add a Comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *