Un inizio d’estate catastrofico in Spagna. L’impennata delle temperature in tutta l’Europa Occidentale provocata dell’aria proveniente dal Sahara ha messo il Paese di fronte a un’emergenza. Oltre 10.000 ettari inceneriti nel giro di due settimane a cavallo tra giugno e luglio. Una celebre meteorologa spagnola, Silvia Laplana, aveva messo in guardia i conterranei sul proprio profilo Twitter, adattando una celebre citazione «El infierno is coming».

A fuoco il centro e il nord-est
Gli incendi prendono il nome del luogo di comparsa: Ribera d’Ebre (Tarragona), Almorox (Castilla-La Mancha, poi estesosi alla comunità autonoma di Madrid), e Gavilanes (Ávila); ma la diffusione delle fiamme ha interessato molte più comunità.
Toledo-Madrid: el infierno is coming ma non si può intervenire
Assurdo è quanto successo ai margini della Comunità Autonoma di Madrid. L’incendio, il più grande di sempre per la comunità della capitale (circa 4.000 ettari in totale, di cui 2.183 nel madrileno), è stato ampiamente favorito dalla cattiva coordinazione delle forze addette. Le brigate forestali hanno infatti denunciato la tardiva autorizzazione da parte del Centro di Coordinazione operativa di Madrid, che ha tardato un’ora ad arrivare.
«Quando abbiamo visto la colonna di fumo ci trovavamo a due o tre minuti di distanza […] però non ci davano l’ordine di intervenire. Tornammo alla base e quando finalmente ci attivarono, era già passata una ora. È disarmante vedere come cresceva il fumo, trovarsi a due o tre minuti di distanza e non poter fare nulla»
L’incendio è infatti divampato nella regione confinante di Castilla-La Mancha, nella provincia di Toledo, e il via libera non è arrivato fino a quando le fiamme hanno attraversato l’immaginario confine regionale. Tra l’altro i residenti hanno temuto il peggio. Come si vede dalle foto, le fiamme hanno quasi raggiunto i centri abitati, costringendo le autorità all’evacuazioni di alcune delle comunità interessate.
Circa 6.000 ettari in fiamme in Catalogna
Spaventoso è il video delle riprese aeree della zona bruciata nella provincia di Tarragona. Distese sconfinate senza quasi più traccia di vegetazione.
Ad Ávila un chiaro esempio dell’incontrollabilità degli incendi
Sebbene quello di Ávila sia stato il minore dei tre incendi che hanno messo a fuoco il paese iberico, è però forse la più chiara dimostrazione dell’aumento di imprevedibilità degli incendi. Infatti l’incendio, sottovalutato in un primo momento, si è dimostrato più ostico da controllare di quanto si pensasse. Le ottimistiche stime di 500 ettari bruciati sono state presto smentite dalle fiamme, che hanno interessato un totale di circa 1.400 ettari, prima di essere estinto dai pompieri intervenuti, una settimana più tardi.
La Spagna si è offerta di ospitare una base per la lotta agli incendi forestali nell’UE
Lo scorso 9 luglio, in occasione della visita del commissario europeo per gli aiuti umanitari e la gestione delle crisi, Christos Stylianides, si è offerta per ospitare una base regionale per la lotta agli incendi forestali nell’Unione. Si tratta di un sistema di protezione civile a livello dell’intera Unione Europea, con data prevista per il 2025. La Spagna, tra l’altro, presta già due canadair alla flotta europea contro gli incendi, alla quale partecipano Croazia e Francia (con un aereo a testa), Italia (due aerei), e Svizzera (con sei elicotteri). Gli incendi però non attenderanno i tempi della politica unitaria per riniziare ad ardere, l’inferno è già qui.










