Ecobonus moto e scooter elettrici o ibridi: ecco cosa sapere

Il decreto Rilancio del 19 maggio è legge. Pubblicato in Gazzetta Ufficiale dalla legge 17 luglio 2020, n.77, elenca come usufruire dell’ecobonus per l’acquisto di moto e scooter elettrici o ibridi. I fondi sono aumentati di 100 milioni per il 2020 e di ulteriori 200 milioni per l’anno successivo.

Cosa dice la legge?

Tra le misure di sostegno alle imprese e all’economia c’è l’ecobonus moto e scooter. All’articolo 44bis, si legge: “Nel rispetto delle disposizioni vigenti in materia di aiuti di Stato, a coloro che, nell’anno 2020, acquistano, anche in locazione finanziaria, e immatricolano in Italia un veicolo elettrico o ibrido nuovo di fabbrica delle categorie L1e, L2e, L3e, L4e, L5e, L6e e L7e e’ riconosciuto un contributo pari al 30 per cento del prezzo di acquisto, fino a un massimo di 3.000 euro.

Il contributo di cui al primo periodo è pari al 40 per cento del prezzo di acquisto, fino a un massimo di 4.000 euro, nel caso sia consegnato per la rottamazione un veicolo di categoria euro 0, 1, 2 o 3 ovvero un veicolo che sia stato oggetto di ritargatura obbligatoria ai sensi del decreto del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti 2 febbraio 2011, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 76 del 2 aprile 2011, di cui si e’ proprietari o intestatari da almeno dodici mesi”.

Leggi anche: “Ecotassa ed ecobonus sulle auto, da marzo in vigore”

Come posso avere l’ecobonus?

Ogni soggetto può richiedere l’ecobonus per un massimo di 500 veicoli all’anno. Il contributo è del 30% fino a 3000 euro, senza rottamazione. Arriva al 40% e 4000 euro con rottamazione. La prenotazione avverrà attraverso la piattaforma del Ministero dello Sviluppo Economico. Su ecobonus.mise.gov.it è possibile richiedere lo sconto dal 22 luglio. Il rivenditore si farà carico della gestione della pratica.

Alcune amministrazione locali hanno lanciato ulteriori incentivi per invogliare all’acquisto. Ad esempio, il comune di Milano prevede per i suoi residenti uno sconto aggiuntivo dal 40% al 55%. Tutto dipende dalla rottamazione o meno del mezzo: il valore si aggira fino al 3000 euro.

Leggi anche: “Ecobonus: cos’è e come funziona il Superbonus al 110% del Decreto Rilancio”

Quali veicoli posso comprare con l’ecobonus moto e scooter?

Ecco le categorie di veicoli menzionate nel Decreto Legge, che possono essere comprate con l’ecobonus moto.

  • L1e: veicolo a due ruote con cilindrata non superiore ai 50 cc e che non supera i 45 km/h;
  • L2e: veicolo a tre ruote con cilindrata non superiore ai 50 cc e che non supera i 45 km/h;
  • L3e: veicolo a due ruote con cilindrata non superiore ai 50 cc e che supera i 45 km/h;
  • L4e: veicolo a tre ruote asimmetriche con cilindrata superiore ai 50 cc e che supera i 45 km/h;
  • L5e: veicolo a tre ruote simmetriche con cilindrata superiore ai 50 cc e che supera i 45 km/h;
  • L6e: quadriciclo leggero che non supera i 350 kg (batterie elettriche escluse), con velocità massima di 45 km/h e cilindrata non superiore ai 50 cm cubici;
  • L7e: quadricicli leggeri (diversi dai L6e) con massa a vuoto che non superi i 400 kg. La potenza massima è di 15 kW.

Definizione di “veicolo a due ruote a trazione elettrica o ibrida”

Il Ministero dello Sviluppo economico ha pubblicato le definizioni di veicoli a trazione elettrica e ibrida. Questi mezzi sono agevolabili attraverso l’ecobonus.

Trazione elettrica: veicoli dotati di motorizzazione finalizzata alla sola trazione di tipo elettrico, con energia per la trazione esclusivamente di tipo elettrico e completamente immagazzinata a bordo.

Trazione ibrida:

  • […] dotati di almeno una motorizzazione elettrica finalizzata alla trazione con la presenza a bordo di un motogeneratore termico volto alla sola generazione di energia elettrica, che integra una fonte di energia elettrica disponibile a bordo (funzionamento ibrido).
  • […] dotati di almeno una motorizzazione elettrica finalizzata alla trazione con la presenza a bordo di una motorizzazione di tipo termico volta direttamente alla trazione, con possibilità di garantire il normale esercizio del veicolo anche mediante il funzionamento autonomo di una sola delle motorizzazioni esistenti (funzionamento ibrido bimodale;
  • […] dotati di almeno una motorizzazione elettrica finalizzata alla trazione con la presenza a bordo di una motorizzazione di tipo termico volta sia alla trazione sia alla produzione di energia elettrica, con possibilità di garantire il normale esercizio del veicolo sia mediante il funzionamento contemporaneo delle due motorizzazioni presenti sia mediante il funzionamento autonomo di una sola di queste (funzionamento ibrido multimodale).”

Così potrete confrontare il vostro nuovo acquisto con le direttive del Ministero e richiederlo più facilmente a questo link: “Ecobonus: l’incentivo per la mobilità sostenibile”

Domande e risposte sull’ecobonus moto e scooter

Sempre il Ministero dello Sviluppo Economico ha voluto chiarire alcuni aspetti. In questo modo, le categorie che possono usufruire delle agevolazioni diventano più chiare.

A differenza degli incentivi per le auto (categoria M) che hanno un limite di kW, non sono previste soglie per i veicoli soprariportati appartenenti a L. Il pacco delle batterie è incluso nel prezzo di listino, visto che è parte del mezzo. L’ammontare della spesa deve essere inferiore ai 50 000 euro, compresi oprional, esclusi IVA e messa in strada.

Le agevolazioni sono previste solamente sul nuovo, omologato dal produttore. Impianti installati successivamente non fanno parte del pacchetto. Inoltre, devono essere acquistati e immatricolati in Italia nell’anno 2019 e 2020.

Non sono previsti sconti per le biciclette a pedalata assistita, visto che non sono comprese né in M che in L.

Per un’Italia che torna in sella

Questo decreto ha lo scopo di invogliare a cambiare i propri mezzi e valutare alternative di mobilità individuale e sostenibile. L’ecobonus moto e scooter vuole essere propulsore economico, per ricominciare a spostarsi, mantenendo lo sguardo vigile sull’ambiente.

Lavoro sostenibile: cercasi collaboratori nella borgata Paraloup

paraloup

Articolo di: Federica Bosi

Vivere in montagna, immersi nella natura incontaminata, è il sogno di molti. Spesso però non è facile coniugare questo tipo di vita con il lavoro. La fondazione Revelli è alla ricerca di un coordinatore degli spazi ricettivi e di un cuoco per Paraloup, borgata partigiana in provincia di Cuneo

Come nasce Paraloup

Paraloup è una borgata di montagna, una manciata di baite in legno, pietra e lamiera, incastonate nella valle di Rittana, in provincia di Cuneo. A Paraloup è nata la prima formazione partigiana italiana, la banda “Italia Libera”, guidata da Duccio Galimberti e Livio Bianco. Paraloup è stato un formidabile esempio di “Resistenza di comunità”: lì, 149 giovani provenienti da tutta Italia si sono formati per combattere il nazifascismo, con la protezione e l’aiuto degli abitanti della valle. Uno di questi giovani era Nuto Revelli, poi diventato scrittore e testimone di memoria, che, reduce dalla ritirata di Russia, ha messo le sue conoscenze militari al servizio della Resistenza.

paraloup
Nuto Ravelli durante gli anni del servizio militare

Nel 2006 la Fondazione a lui intitolata ha intrapreso un progetto di riqualificazione e ristrutturazione della borgata. Il risultato del restauro, che si è concluso nel 2012 e che oggi conta, oltre al ristorante e i posti letto, un teatro all’aperto, una cineteca e un museo multimediale, ha vinto numerosi premi di architettura, diventando un esempio d’integrazione tra passato e presente. Il progetto coniuga infatti il recupero e l’utilizzo di materiali tradizionali con nuove tecniche di costruzione, d’isolamento, oltre all’impiego di fonti di energia rinnovabili.

Da rifugio a centro culturale

Dopo otto anni di gestione da parte di una società locale, la fondazione Revelli ha deciso di riprendere in mano la direzione della borgata e ampliarne l’offerta culturale. Oggi Paraloup è infatti punto di riferimento per il turismo e gli sport di montagna. La sfida è sottolineare, attraverso nuove iniziative culturali, l’identità del luogo. “Paraloup si sta trasformando da semplice “rifugio”, con prevalente destinazione turistica, in vero e proprio centro culturale integrato”. Ha spiegato Marco Revelli, presidente della Fondazione e figlio dello scrittore partigiano.

Oltre al teatro esterno in legno, Paraloup offre uno spazio adibito alle mostre. A settembre 2018 è stato selezionato per la mostra Arcipelago Italia della Biennale dell’Architettura di Venezia.

Proprio per questo la Fondazione è alla ricerca di due figure professionali da inserire nel suo gruppo di lavoro: un coordinatore degli spazi ricettivi e un cuoco.“Cerchiamo persone entusiaste e amanti della vita in montagna, aperte al confronto e connesse con il territorio”, aggiunge Beatrice Verri, direttrice della Fondazione, “per fare di Paraloup un luogo di produzione di cultura, di creatività, di sostenibilità e di innovazione sociale”.

Si possono inviare le candidature fino al 22 agosto 2020. L’inserzione, disponibile sia in italiano che in inglese, è scaricabile dal sito www.nutorevelli.org oppure qui sotto:

Come aiutare l’ambiente: 15 consigli per uno stile di vita sostenibile

come aiutare l'ambiente

Una delle domande che invade più spesso le menti di persone che si stanno avvicinando all’ambientalismo è: cosa fare per salvare l’ambiente? Il problema dei cambiamenti climatici viene percepito come qualcosa di molto lontano o, ancora peggio, come un problema insormontabile. Beh, non è così. Ognuno di noi può fare la propria parte. Se tutti adottassero in massa una serie di comportamenti ecosostenibili, come quelli che elencheremo qua sotto, il calo delle emissioni necessario per mantenere l’innalzamento della temperatura planetaria al di sotto degli 1,5/2 °C non sarebbe più un miraggio.

Passare ad uno stile di vita sostenibile e capire come aiutare l’ambiente è spesso visto come un obiettivo difficile da raggiungere, anche per via di qualche pregiudizio di troppo. Abbiamo riassunto in 15 punti ciò che ognuno di noi può fare per abbattere drasticamente il proprio impatto ambientale. Alcuni accorgimenti sono più immediati mentre per altri può servire più tempo oltre a un briciolo di organizzazione. Se ti sembra difficile prova a cambiare poco alla volta. Il cambiamento è alla portata di tutti, anche di chi crede di non poterselo permettere. Basta solo fare le scelte giuste. Ecco alcuni consigli per aiutare l’ambiente.

La nostra guida in 15 punti su cosa fare per salvare l’ambiente

Il video della nostra guida ad uno stile di vita sostenibile

1. Adotta un approccio plastic free

Trova un negozio che venda detergenti per corpo e per casa alla spina. Prendi dei contenitori vuoti. Due per tipo di detergente, in modo da averne sempre uno pieno e uno pronto ad essere riempito.

Quando ne hai bisogno vai nei negozi che offrono questo servizio (NaturaSì, Negozio Leggero o altri esercizi locali) invece di comprare l’ennesimo contenitore di cui non hai bisogno. Quando vai a fare acquisti portati sempre
una busta da casa.

2. Individua una lista di alternative sostenibili ai prodotti di uso comune

Ne sono un esempio spazzolini in bamboo, shampi solidi, saponette, borracce in alluminio, cosmetici ecocompatibili, cialde da caffé ricaricabili o compostabili ecc.

3. Trova un contadino di fiducia con prodotti stagionali e a km0

Sono ormai tantissime le aziende agricole che si occupano di vendita diretta e che offrono solamente prodotti stagionali e a km0 nei vari mercati. Altrimenti, per non sbagliare, scarica un’app che contenga la lista degli alimenti stagionali. Ce ne sono a decine. La frutta e la verdura, se di stagione, è molto più saporita, più salutare e spesso costa anche meno.

4. Passa ad un fornitore di energia green

La componente energetica contribuisce al 25% delle emissioni su scala globale. Passando ad un fornitore che utilizza esclusivamente energie rinnovabili sosterrai la conversione ecologica di uno dei settori più inquinanti. Con una vecchia bolletta, il codice fiscale e un IBAN non ci vorranno più di 15 minuti e puoi farlo online o per telefono. I prezzi della materia energetica proveniente da fonti rinnovabili sono ormai più che competitivi rispetto a quella fossile. Se non hai grosse limitazioni economiche valuta l’installazione di una pompa di calore e dei pannelli solari. L’investimento iniziale può spaventare ma nell’arco di qualche anno si ripagherà da solo. Contatta un’azienda che se ne occupa e facci una chiacchierata. Potrebbe essere una svolta.

5. Investi su prodotti ad alta efficienza energetica

Ne sono un esempio le lampadine al LED. Quando dovrai cambiare un elettrodomestico cerca di acquistarne uno che abbia la migliore classe energetica. Valuta l’acquisto di un fornello ad induzione. L’elettricità è molto più facilmente reperibile da fonti rinnovabili. Il gas, come sappiamo, è un combustibile fossile e ne va limitato il più possibile l’uso.

6. Cambia banca

La maggior parte dei grandi gruppi bancari finanzia da anni il settore dei combustibili fossili, ma ci sono alcune eccezioni. Su tutte noi consigliamo “Banca Etica”, ma con una ricerca online puoi trovare anche altre opzioni. Scegliere una banca che sostiene i combustibili fossili significa sostenerli in prima persona.

7. Smetti di abusare dell’automobile e scegli la mobilità sostenibile

Con una buona bicicletta arrivare a fare tragitti anche di 7/8/10 km non è un problema. Fai esercizio fisico, eviti gli imbottigliamenti e, in molti casi, guadagni anche tempo. Anche i mezzi pubblici sono buone scelte in termini di sostenibilità. Se proprio non puoi fare a meno dell’auto, ad esempio per andare a lavoro, organizzati con dei colleghi per fare carpooling. Ridurrete le emissioni per passeggero in maniera significativa.

Valuta l’acquisto di un mezzo elettrico. Ci sono grossi incentivi statali a disposizione. Non si paga il bollo per 5 anni e l’assicurazione costa meno. Ma il vero risparmio sta nella componente energetica. Con meno di 3 euro di elettricità un’auto elettrica ha un’autonomia dichiarata di almeno 250 km. Ma quella effettiva spesso è anche maggiore. Per chi volesse spendere meno sono in commercio
anche scooter e bici elettriche, due mezzi più che adatti agli spostamenti in città.

8. Pensaci due volte prima di acquistare un altro biglietto aereo

L’aereo è di gran lunga il mezzo di trasporto con il maggiore rapporto emissioni per passeggero. Pianifica la prossima vacanza per fare in modo che non ci sia bisogno di prendere un aereo. Rimanendo in Italia oppure andando nei paesi limitrofi si può comunque arrivare in magnifici posti anche via terra e con mezzi sostenibili. Se ogni tanto vuoi rompere questa regola cerca di scegliere compagnie aeree che permettono di aggiungere un piccolo sovrapprezzo per compensare le emissioni. Ma soprattutto fa sì che sia un’eccezione e non farne un’abitudine.

9. Riduci il tuo consumo di alimenti di origine animale

È ormai comprovato che l’impatto ambientale di diete vegetariane o vegane è minore di quelle onnivore. Se non vuoi rinunciare a carne e latticini cerca un produttore locale che utlizzi metodi di allevamento estensivi. Evita il più possibile manzo e maiale. Cerca di privilegiare il pollo. Per quanto riguarda i formaggi quelli di pecora e capra sono i più sostenibili.

10. Smetti di comprare acqua in bottiglie di plastica

Se nel tuo comune l’acqua del rubinetto non è sufficientemente “pulita” trova qualcuno che offra il servizio del vuoto a rendere. In alternativa informati su dove acquistare una caraffa
in grado di filtrare l’acqua. Quest’ultima opzione è anche la più economica. Un filtro costa in media 4 euro e arriva a durare anche più di un mese.

11. Riduci, riusa, ricicla!

Organizzati a puntino per fare la raccolta differenziata. Scarica sul cellulare l’app “Junker”. Quando avrai qualche dubbio su come differenziare qualche rifiuto scannerizza il codice a barre. L’app ti dirà dove buttarlo. Riduci il più possibile la quantità di rifiuti che produci. Privilegia l’acquisto di prodotti sfusi.

12. Smetti di comprare vestiti nuovi solo perchè costano poco

La fast fashion (Zara, H&M & co.) è uno dei settori in assoluto più inquinanti. Le esternalità che ti permettono di pagare un capo così poco gravano sull’ambiente e sui lavoratori sfruttati. Privilegia i marchi che si distinguono per l’impiego di pratiche sostenibii come Patagonia, North Sails, Rapanui e Reformation. Cerca un’attività che si occupi di compravendita di vestiti di seconda mano. Possono regalare parecchie sorprese. Fatti un giro sul sito di Armadio Verde. La loro è una bellissima iniziativa.

13. Resta informato e fai scelte consapevoli

Leggi articoli affidabili e libri, guarda servizi e documentari su questo tema senza abusare dei servizi di streaming. Restare aggiornati ed avere informazioni corrette è fondamentale per orientare il proprio stile di vita in un’ottica di sostenibilità.

14 Sostieni i gruppi ambientalisti e vota in maniera coscienziosa

Partecipa ad incontri, assemblee e manifestazioni Vota partiti che inseriscono il contrasto ai cambiamenti climatici come uno dei punti primari del loro programma. Diffida dei politici e delle aziende che, da un giorno all’altro, si
sono risvegliati ambientalisti. Il greenwashing è una pratica molto diffusa.

15. Pianta alberi o sostieni progetti che se ne occupano

Sono ormai innumerevoli gli enti che lavorano a campagne di riforestazione e rimboschimento. Se hai un giardino pianta qualche albero. Imposta Ecosia come motore di ricerca predefinito. Funziona come Google solo che,
a differenza del colosso americano, reinveste una buona fetta dei propri profitti in progetti di riforestazione. A giugno 2019 aveva già piantato 60 milioni di alberi grazie alle ricerche dei suoi utenti.

Per eventuali suggerimenti, domande o chiarimenti non esitare a contattarci. Siamo sempre pronti ad aiutare qualcuno nel compiere la sua svolta green.

Ora sai cosa puoi fare per salvaguardare l’ambiente

Quello di cambiare le proprie abitudini può sembrare un obiettivo difficile da raggiungere e per alcuni di questi punti, lo riconosciamo, lo è. Ad esempio è vero che ancora i prezzi dell’auto elettrica sono troppo alti, anche se sul lungo termine c’è davvero un risparmio effettivo, e che ci sono ancora troppe poche colonnine per la ricarica nel nostro paese. Discorso simile per i pannelli solari. La convenienza sul lungo termine può infatti non spaventare chi ha delle possibilità economiche medio alte, ma è comprensibile che per altri possa essere un investimento troppo oneroso. Ma non disperate, nel giro di qualche anno i prezzi si abbasseranno. Cercate anche di sfruttare gli incentivi statali che, con il Decreto Rilancio, saranno più che abbondanti per interventi alle proprie abitazioni.

Ci sono però anche parecchi punti che, con un po’ di impegno, si può essere in grado di rispettare abbastanza rapidamente. Ne sono un esempio l’approccio plastic free e, più in generale, tutti quei punti che, di fatto, si riferisocno ad un cambiamento delle abitudini di consumo. Non comprare vestiti prodotto in maniera non sostenibili, cambiare banca e fornitore di energia, mangiare a km0 e ridurre il proprio consumo di alimenti di origine animale. Fondamentale è anche arrivare a comprendere le motivazioni per cui certi comportamenti vadano adottati in modo da capire come aiutare l’ambiente.

Ciò che conta maggiormente sono la tua convinzione e la tua volontà a cambiare abitudini, oltre che aprire la propria mente al cambiamento. Poco alla volta si può fare. E una volta che tutte queste saranno diventate delle abitudini consolidate, il vostro stile di vita antiecologico sarà solamente un brutto e vecchio ricordo.

Questo articolo è stato selezionato da Twinkl tra le migliori risorse per uno stile di vita eco-sostenibile, trovi più informazioni su Twinkl Sustainability Week.

Easy Green Hosting rende internet un po’ più green

easy green hosting

Una sensazione di intesa e fiducia, quella che Easy Green Hosting ci ha trasmesso quando ci ha contattato per un’intervista. L’etica su cui è basato il nostro blog infatti ci impone di selezionare con cura le realtà con cui collaborare e questo sito ci ha subito conquistato.

Cos’è Easy Green Hosting

EasyGreenHosting è una una startup di Web Hosting ecologica che è stata fondata da due nomadi digitali: Giorgio Furlani, che si occupa della parte di Web Design e comunicazione e Michele Pittaro, che invece pensa al supporto tecnico. L’obiettivo di Easy Green Hosting è di rendere il web più pulito e diffondere la consapevolezza di quanto esso sia esponenzialmente sempre più inquinante.

Inizialmente, visto che si trovavano in viaggio, il progetto era nato per supportare i travel blogger che volessero creare il loro sito con il minimo impatto ambientale. Dopodiché si sono chiesti: perché solo i travel blogger? Adesso la loro piattaforma offre domini a chiunque voglia rendere il proprio sito un po’ meno impattante.

Oltre ad utilizzare energia prodotta dal vento, reinvestiamo parte degli introiti nella riforestazione, in modo che ad ogni cliente corrisponda un albero che porta il nome del suo dominio. Ci ha detto lo stesso Michele.

L’impronta ecologica della navigazione

Come sappiamo, non si potrebbe quasi mai parlare di prodotti al 100% “ecologici”, poiché è quasi impossibile trovare servizi, sia virtuali che non, con un’impronta carbonica nulla.Persino navigare sull’Ecopost ha una certa impronta carbonica. Questa è data dal consumo di energia elettrica, la quale in Italia deriva principalmente dalle fonti fossili, ma anche dall’impatto ambientale derivato dalla produzione e distribuzione del dispositivo dal quale stiamo leggendo.

Come abbiamo scritto in questo articolo, una ricerca di Save on Energy intitolata Netflix & COVID_19, the environmental impact of your favourite shows, ha calcolato l’inquinamento apportato dai maggiori film e telefilm della piattaforma streaming più utilizzata la mondo. Birdbox, il film più visto su Netflix, ha emesso circa 66 milioni di chili di CO2. Esattamente quanto si inquinerebbe affrontando un viaggio in auto di 147 milioni di miglia (e non km, badiamo bene). In sostanza, tutti questi telespettatori hanno inquinato quanto un automobile che, partendo da Londra, giungesse fino ad Istanbul e poi tornasse senza fermarsi. Per oltre 38mila volte.

Per non parlare degli sponsor di aziende altamente inquinanti. Queste permettono a tanti siti web di sopravvivere e, di fatto, vengono supportati economicamente nelle loro attività da ogni nostro piccolo e apparentemente innocente click.

Il lato positivo della medaglia

Esiste però anche l’altro prezioso lato della medaglia, che sarebbe un peccato perdere. Ovvero il grande potere di Internet di diffondere messaggi positivi, come il benessere ambientale, ma anche i diritti umani (pensiamo a Black Lives Matter e il movimento #metoo) e l’informazione in generale. Possiamo quindi, innanzi tutto, non abusarne, magari scegliendo di trascorrere un po’ del proprio tempo libero leggendo un libro o uscendo all’aria aperta. E, in secondo luogo, possiamo scegliere l’opzione meno impattante.

Easy Green Hosting è una di queste e anche di più perché, come abbiamo detto, oltre ad utilizzare energia rinnovabile, si prodiga per piantare alberi e portare un po’ di respiro al pianeta.

L’intervista di Michele Pittaro all’Ecopost

Riportiamo qui la prima domanda dell’intervista condotta da Michele Pittaro alla sottoscritta. Qui l’articolo integrale.

Il sito L’EcoPost ha una struttura semplice ed un titolo chiaro: una guida alla sostenibilità. Da dove nasce questa passione?

Più che una semplice passione, ritengo che il nostro ormai sia uno stile di vita. Forse, certo, inizialmente era solo una passione, nata in contesti diversi e per diversi motivi. Poi, però, ha portato me e il mio co-fondatore Luigi Cazzola a cambiare il modo di pensare e vivere la nostra vita.

Ci siamo poi resi conto di quanto in Italia la tematica della crisi climatica non sia ancora particolarmente conosciuta. O, se anche lo fosse, veniva vista come qualcosa di marginale e non un motivo per cambiare radicalmente le proprie abitudini.

Per questo abbiamo deciso di creare un sito web che potesse diffondere in Italia le giuste informazioni riguardo a questo argomento, ma soprattutto che potesse dare consigli concreti su come contribuire alla lotta al riscaldamento globale, cambiando il proprio stile di vita e la propria forma mentis.

Visita il sito di Easy Green Hosting per approfondire!

Mangiare insetti è sostenibile. Il primo gelato in Italia

L’entomofagia (mangiare insetti) nel mondo occidentale è una pratica inusuale e spesso scaturisce disgusto, sebbene dal punto di vista ambientale e nutrizionale sia un’alternativa più che valida alla maggior parte dei prodotti di origine animale. Abbiamo intervistato Giorgia Vezzani, studentessa di scienze gastronomiche presso l’Università degli studi di Parma, impegnata nella progettazione di un gelato a base di insetti. Dalla sue parole si evince che, al di là dello scetticismo del consumatore italiano verso questo settore, mangiare insetti potrebbe essere una valida soluzione per la crisi climatica. Tanto che molti esperti lo chiamano “il cibo del futuro”.

Entomofagia: la pratica di mangiare insetti

Giorgia, com’è nato il progetto?

“Una serie di coincidenze mi hanno portata ad affacciarmi al mondo dell’entomofagia. All’università ho scelto di fare un corso sui  prodotti e le cucine nel mondo, e qui ho scoperto con molta sorpresa che in altre zone geografiche vengono considerate come materie prime commestibili e nutrienti alimenti che dalle nostre parti mai ci immagineremmo di mangiare: funghi, piante e animali, tra cui appunto gli insetti. Poco dopo ho visitato la Thailandia, dove gli insetti sono un quotidiano street food, e da qui è nata l’idea. Si parla molto di trovare risorse e tecniche alternative per riuscire a sfamare una popolazione in continuo aumento, ma perché invece non iniziamo a considerare l’idea di rendere commestibile e appetibile ciò che già abbiamo a disposizione?

mangiare insetti Thailandia
Street Food a Chiang Mai, Thailandia. Foto di Giorgia Vezzani

Gli insetti in occidente sono considerati nella maggior parte dei casi degli infestanti e si cerca di combatterne la crescita. Eppure ce ne sono in abbondanza. Con questo progetto di tesi ho voluto inserire un ingrediente (le mosche di Soldato Nero) che inconsciamente ci suscita disgusto, in una preparazione artigianale tipica italiana come il gelato. Il gelato, infatti, non è al “gusto di mosca”, bensì vede sostituite le proteine animali tradizionali (derivate ad esempio da panna, latte e uova) con proteine ricavate da insetti e può diventare una base per qualsiasi gusto come ad esempio la nocciola”.

Leggi anche: “Il biologico italiano prima e dopo la pandemia”

Una valida soluzione dal punto di vista ambientale

Perché mangiare insetti sarebbe una soluzione sostenibile?

“Gli aspetti sostenibili nella filiera degli insetti sono molteplici. Iniziamo pensando: di cosa ha bisogno un animale per crescere? Spazio, cibo ed acqua. Bene, secondo i dati della FAO per produrre un chilo di carne di bovino occupiamo circa 7,9 mq di terreno, utilizziamo 15 500 litri di acqua lungo tutta la sua filiera (quindi per nutrirlo, mantenerlo e trasformarlo) e ci servono 10kg di mangime per sfamarlo. Per un chilo di insetti invece sono sufficienti meno di 2mq di spazio, meno di 1 litro di acqua e meno di un chilo di mangime, considerando anche che gli insetti crescono bene su scarti organici. Un insetto non ha bisogno di molte cure, a differenza di altri animali da allevamento.

Il suo ciclo di vita è molto breve, perciò dalle uova in poco tempo si ottiene una fonte proteica valida. Ora parliamo di cosa ci restituiscono gli animali: un chilo di carne di bovino produce 14,8 kg di CO2 e trasforma 10 kg di mangime in 9kg di reflui e solo 1 di carne, poco meglio i suini, mentre gli insetti trasformano la quasi totalità del mangime in proteine a spese di 1,57 kg di CO2 per 1 kg di insetti“.

https://www.youtube.com/watch?v=euTBQOrpOmM

Leggi anche: “Quanto inquinano le multinazionali del latte”

Benefici nutrizionali

E quali sono invece i benefici dal punto di vista nutrizionale?

“Premesso che ogni insetto ha la propria composizione e ogni stato della crescita e metamorfosi è caratterizzato dall’avere componenti diverse, generalmente si può affermare che tutti gli insetti sono un’ottima fonte proteica. Presentano molti amminoacidi essenziali che dobbiamo integrare con l’alimentazione perché il nostro organismo non riesce a produrli da solo. Hanno un buon bilancio tra acidi grassi saturi e insaturi. Inoltre vantano la presenza di sali minerali come calcio, ferro, sodio e potassio, vitamina A, B12, D, E e molti altri micronutrienti”.

Mangiare insetti in Italia: oltre il disgusto

Quali sono i principali ostacoli in Italia per la diffusione degli insetti in ambito alimentare? Pensi che questo settore possa trovare terreno fertile ora che l’attenzionale ambientale è maggiore?

“Come ho accennato sopra, in Occidente si ha la tendenza a vedere l’insetto come un orribile essere infestante che striscia e si arrampica sulle feci animali e mangia i rifiuti. Questo rende la maggior parte delle persone diffidente. È chiaro che stiamo parlando di un limite mentale che abbiamo costruito negli anni. Ovviamente come tutte le materie prime, anche gli insetti devono essere opportunamente trattati prima del consumo per essere considerati salubri. Ciò rassicura parte della popolazione sul rischio di contrarre malattie dall’ingestione di insetti, ma molti hanno l’ulteriore timore che possano avere una consistenza sgradevole se mangiati tali e quali e non nascosti nella preparazione.

mangiare insetti gelato
Giorgia al lavoro in una gelateria di Luzzara (RE). Gli insetti non sono ancora stati inseriti perché in fase di progettazione presso i laboratori dell’Università di Parma

A mio parere, la chiave per inserire gli insetti commestibili nell’alimentazione è proprio nella lavorazione: se opportunamente trasformati, sfarinati, triturati o comunque nascosti si potrebbe combattere quell’innato disgusto e cominciare a inserire sul mercato una categoria di alimenti validi e approvati sia dalla FAO che da EFSA“.

Insetti da mangiare: “il cibo del futuro”

A sostegno della tesi di Giorgia, chiediamo ai lettori di compilare il sondaggio da lei preparato per indagare la tipologia di consumatore a cui si potrebbe rivolgere questo tipo di prodotto. Potete accedere al questionario al seguente link.

Inoltre, riportiamo qui lo studio della FAO, Edible insects: Future prospects for food and feed security. In esso vengono riportate le principali ricerche in materia e i benefici ambientali che deriverebbero da un’alimentazione a base di insetti. Segnaliamo anche lo studio dell’European Food Security Authority (EFSA), Insetti come alimenti o mangimi: che rischi si corrono?, citato sopra dalla laureanda. Quest’ultima valutazione è stata richiesta come parere scientifico per i progetti che la Commissione Europea sta avviando per inserire gli insetti in alimenti o mangimi. Tutti gli studi sottolineano il potenziale beneficio “per l’ambiente, l’economia e la sicurezza della disponibilità alimentare”. Iniziamo a rivedere i nostri pregiudizi verso quello che oramai viene chiamato “il cibo del futuro”.

Leggi il nostro articolo: “Locuste invadono Sardegna e India: la piaga climatica si abbatte sugli agricoltori”

Turismo responsabile: i migliori siti per prenotare la tua vacanza green

viaggi sostenibili

Quale migliore occasione di quest’anno per abbinare la propria vacanza italiana a un alloggio ecosostenibile? Quello dei turismo responsabile e sostenibile è un settore in netta crescita nel nostro paese ed alcuni dati ce lo di mostrano. Secondo il rapporto “Sustainable Travel Report 2019” di Booking.com ben il 73% degli italiani vorrebbe provare una di queste strutture. Approfondiamo allora il tema elencando alcuni dei siti che offrono questo tipo di soggiorni.

Leggi anche: “Come ridurre la plastica in viaggio”

turismo responsabile

L’ospitalità green di Ecobnb

Uno dei siti con la più vasta offerta di alloggi ecosostenibili in Italia è Ecobnb. Una piattaforma online dal 2013, inizialmente sotto il nome di ViaggiVerdi, grazie ad un intuizione di Simone Riccardi che, grazie ad un bando della regione Trentino e all’aiuto di Silvia Ombellini, è riuscito a creare una realtà comprendente oltre 3.000 ospitalità ecosostenibili in Europa. Il tutto a portata di click.

Per meglio capire quali siano i requisiti e le idee che stanno alla base del turismo responsabile di Ecobnb, abbiamo intervistato Silvia, Content manager e Ux designer della piattaforma.

Intervista a Silvia, fondatrice di Ecobnb

Secondo voi, oggi, cosa vuol dire fare turismo sostenibile?


“Viaggiare tenendo in considerazione i 3 pilastri della sostenibilità: ambientale, sociale, economica. Dalla scelta della destinazione, al mezzo di trasporto utilizzato, dalla scelta della struttura ricettiva in cui soggiornare, fino agli acquisti durante il viaggio… le nostre scelte possono fare la differenza per ridurre le emissioni di CO2 e proteggere la natura, arricchire i luoghi che visitiamo e le economie locali. In questo articolo abbiamo raccolto 40 suggerimenti per fare turismo sostenibile”.

Cosa significa promuovere un alloggio sostenibile?

Penso che per promuovere una struttura ricettiva eco-sostenibile sia indispensabile:

  • Creare consapevolezza: far conoscere alle persone i problemi legati alle emissioni di carbonio e ai cambiamenti climatici, creare consapevolezza su quanto ogni piccola azione quotidiana, anche in vacanza, possa fare la differenza. 
  • Comunicare in modo trasparente: far conoscere in modo chiaro, semplice e immediato quali sono le scelte di sostenibilità adottate dalla struttura ricettiva e perché sono importanti. Allo stesso tempo essere molto trasparente sull’esperienza proposta dalla struttura ricettiva, su quello che il viaggiatore può aspettarsi.
  • Far conoscere i vantaggi per il pianeta: scegliendo di prenotare una struttura ricettiva eco-sostenibile rispetto ad una struttura tradizionale si risparmia acqua, si riducono le emissioni di CO2, ma soprattutto si promuovono realtà virtuose che hanno investito nella sostenibilità (energia pulita, bioarchitettura, ecc.), che rappresentano il cambiamento che vogliamo vedere nel mondo.

Come si posiziona il mercato del turismo responsabile italiano in Europa e nel mondo?

Ecobnb raccoglie circa 3 mila ospitalità eco-sostenibili in tutto il mondo. Di queste 1.500 sono in Italia.  Nel nostro paese ci sono realtà incredibilmente virtuose e attente al tema della sostenibilità.

Come siete riusciti a realizzare questa cosa?

L’idea è partita da Simone Riccardi più di 7 anni fa, quando il tema dell’ospitalità sostenibile non era ancora così diffusa, ed inizialmente si chiamava “ViaggiVerdi”. Il progetto è nato da un’esigenza concreta: quando viaggiavamo per lavoro o per vacanza volevamo incontrare persone che la pensavano come noi, che fossero attente alla sostenibilità e che fossero impegnate a rendere il mondo un luogo migliore. Ci eravamo accorti che queste realtà esistevano ed erano meravigliose, ma erano difficili da trovare. Così è nata l’idea di sfruttare le enormi potenzialità che internet ci offre per creare un punto di incontro tra viaggiatori responsabili e strutture ricettive che stavano investendo in un futuro migliore.

La realizzazione del progetto è stata un’avventura che è partita nel 2013, quando ci siamo trasferiti per un anno in California con una borsa di studio Fulbright Best, e si è concretizzata in seguito grazie al progetto europeo “EcoDots” e alla creazione di numerose partnership importanti a scala europea, tra cui Perle Alpine, Dalmatia Green, Istria, ecc. Abbiamo ricevuto un importante finanziamento di Trentino Sviluppo con bando Seed Money e ci siamo trasferiti tra i boschi del Trentino dove l’azienda ha sede, anche se chi lavora con noi collabora da remoto, da diverse parti d’Italia e del mondo.

Oltre alla ricerca di un alloggio, avete introdotto o pensato di introdurre anche una parte relativa a esperienze eno-gastronomiche?

Qualche anno fa abbiamo sviluppato una sezione di Esperienze Green, dedicate ad un concorso “Per un mondo più verde“, che hanno avuto molto successo e puoi vedere in questa pagina. Non si tratta solo di esperienze enogastronomiche ma anche itinerari a piedi, in bici o a dorso d’asino, corsi di cucina naturale, sessioni di yoga o meditazione nella natura.. e molto altro. Questo progetto ci ha confermato quanta creatività e innovazione ci sia nelle proposte delle strutture ricettive di Ecobnb.

Pensate che gli ospiti che soggiornano presso le strutture di EcoBnB acquisiscano o migliorino i loro comportamenti pro-sostenibilità? Se sì, come?

Penso che la possibilità di cambiamento sia racchiusa nel confronto con chi ci ospita e nell’esperienza stessa. Quando siamo in viaggio siamo più aperti e ricettivi rispetto a quello che ci sta attorno, disponibili a cambiare le nostre abitudini. Se durante una settimana di vacanza vengo abituato a fare la raccolta differenziata, mangiare vegano o utilizzare prodotti naturali, è probabile che sarò incuriosito e disposto a rifare la stessa esperienza tornato a casa. Chi viaggia con Ecobnb è sensibile al tema della sostenibilità, o semplicemente curioso di scoprire nuovi modi di viaggiare. Quando fa’ un’esperienza di viaggio green quasi sempre rimane piacevolmente colpito e vuole ripetere l’esperienza in futuro.

Sappiamo che chi viaggia con Ecobnb, anche se non è particolarmente sensibile al tema della sostenibilità, è il più delle volte soddisfatto dell’esperienza fatta e disponibile a ripetere l’esperienza in futuro, prenotando nuovamente con noi.
In più, alcuni Ecobnb offrono la possibilità di fare vere e proprie esperienze dedicate alla sostenibilità: da corsi di cucina vegana, ai laboratori per creare saponi naturali, dalle esperienze yoga, fino ai workshop di riciclo creativo.

Per concludere, ci può indicare alcuni degli alloggi ecosostenibili più caratteristici tra quelli presenti sul vostro sito?

Ci sono così tante strutture ricettive insolite e sostenibili su Ecobnb, che è davvero difficile scegliere! Dieci Ecobnb particolari che amiamo e in cui ci piacerebbe andare un giorno in vacanza sono:

I requisiti per entrare a far parte della rete di Ecobnb

Per fare parte della rete di Ecobnb le strutture devono rispettare almeno cinque di queste caratteristiche:

1- cibo biologico o a km0

2- Bioarchitettura

3- Energia da fonti rinnovabili al 100%

4- Pannelli solari per l’acqua calda

5- Prodotti per la pulizia ecologici

6- Raccolta differenziata oltre l’80%

7- Raggiungibilità con mezzi pubblici

8- Lampadine a basso consumo

9- Riduttori di flusso per l’acqua

10- Recupero e riuso delle acque meteoriche

Fairbnb, la piattaforma cooperativa per un turismo responsabile gestito dalla comunità

Un’altra piattaforma nelle quale è possibile trovare una vasta offerta di alloggi ecosostenibili è Fairbnb.coop, nato nel 2016 come movimento con l’obiettivo di creare un’alternativa più equa rispetto alle piattaforme di home sharing esistenti. Partito inizialmente da Venezia, Amsterdam e Bologna, non ci è voluto molto prima che altri gruppi da tutta Europa aderissero al progetto. A fine 2018 è poi stata fondata una cooperativa come entità legale di supporto, cioè un’organizzazione aperta in cui, nel prossimo futuro, si accoglieranno tutti gli attori di questo ecosistema.

Come altre piattaforme, Fairbnb.coop applica una commissione agli ospiti che prenotano un alloggio. Questa è pari al 15%, di cui metà viene trattenuta per mantenere le proprie attività, mentre l’altra metà viene utilizzata per finanziare progetti della comunità locale. Così si offre sia ai proprietari di casa, sia agli ospiti l’opportunità di partecipare a un modello di turismo più equo.

Date le recenti circostanze, Fairbnb.coop ha messo la sua piattaforma al servizio delle comunità e organizzazioni sanitarie delle città in cui opera. Vale a dire che, prenotando ora un soggiorno sulla loro piattaforma, faremo sì che il 50% della commissione venga donata ai fondi per l’emergenza Coronavirus. Un’iniziativa rispettabile e che la dice lunga sullo spirito dei suoi fondatori.

Le altre alternative per un turismo responsabile: bed & breakfast, agriturismi e certificazioni per la sostenibilità

Nel caso in cui nessuna delle località che avete scelto per le vostre vacanze estive abbia delle strutture registrate su questi due siti, non demordete. Potete comunque trovare un alloggio che rispetti alcuni criteri di sostenibilità. Servirà solo una piccola di ricerca. Se si volesse optare per un alloggio più classico, anche Bed-and-breakfast.it tiene conto della sostenibilità ambientale: Il 98,5% dei B&B Italiani fa la raccolta differenziata e utilizza degli accorgimenti ecocompatibili come le lampadine a basso consumo (94,6%), i rubinetti rompigetto (50,8%), prodotti biodegradabili e biologici (39,2% e 33,7%), pannelli solari (31,2%) e poi, in percentuali minori: vernici ecologiche, detersivi alla spina, cancelleria e carta riciclata, auto e bici elettriche.

La stessa famiglia (Studio Scivoletto srl) gestisce anche Agriturismo.farm, in cui possono essere trovati alloggi già di per sé incentrati su vari aspetti ecologici. Qui troviamo agriturismi, masserie, casali e resort di campagna a prezzi vantaggiosi, perché non si applicano commissioni sulle prenotazioni. Attività naturalistiche come escursionismo, trekking, mountain bike, e rafting, ma anche lezioni per imparare a cucinare i piatti tipici e le attività artigianali locali, potenziano la conoscenza in tema di sostenibilità.

Infine, molte delle strutture presenti non solo in questi ultimi siti, posseggono una certificazione ambientale o un “ecolabel”, le quali vengono spesse segnalate sui siti. Alcune delle principali certificazioni sono Ecolabel Fiore Europeo, Aiab Agriturismo Bioecologico, Eco Bio Turismo ICEA, Steinbock Label, La Clef Verte, Eco- certification Malta, Audubon International, Bioshpere, Nordic Ecolabel or Swan e altre.

Il nostro consiglio

Scegliere un alloggio ecosostenibile per la propria vacanza è una scelta di cui non vi pentirete. Non solo ridurrete l’impatto ambientale del vostro viaggio, ma investirete i vostri soldi in un settore più etico, alimentandone quindi gli ingranaggi ed aiutandolo a guadagnare quote di mercato. Inoltre le strutture sono spesso immerse in dei contesti meravigliosi dal punto di vista naturalistico e sono in grado di arricchire la vostra conoscenza sul tema della sostenibilità e del rispetto dell’ambiente.

Spesso i proprietari sono dei “nerd” dell’ambientalismo e saranno ben contenti di spiegarvi i motivi delle loro scelte ed anche qualche piccolo trucchetto da poter adottare anche al vostro ritorno a casa. Inoltre sono spesso a conoscenza di attività extra che, a loro volta, verranno svolte nel massimo del rispetto della natura possibile. Una scelta etica che, verosimilmente, finirà anche per arricchirvi di più. E allo stesso prezzo.

Vaia: dalla strage di alberi alla cassa che rigenera la foresta

strage di alberi

Vaia è una start-up nata dall’idea di tre ragazzi a seguito della strage di alberi che ha colpito le Dolomiti nella notte fra il 28 e il 29 ottobre del 2018. Gli esperti la rinominarono “Tempesta Vaia” e proprio dal nome di quella catastrofe naturale è nato il progetto di Federico, Paolo e Giuseppe: costruire oggetti di design con le materie prime provenienti dai luoghi della foresta abbattuta nel Nordest Italia. Il loro pezzo di lancio si chiama Vaia Cube ed è una cassa per musica in legno di larice e abete. Il progetto ha una doppia valenza, di recupero e di rigenerazione, perché per ogni prodotto venduto verrà piantato un albero per ridare vita alla foresta.

Il team di Vaia: i tre fondatori Federico, Paolo e Giuseppe con i loro collaboratori

La peggior strage di alberi degli ultimi 50 anni

“Dalla distruzione, ricreare bellezza”. È questo il motto di Vaia. Tutto nasce nella notte fra il 28 e il 29 ottobre 2018, quando è avvenuta la peggiore strage di alberi degli ultimi 50 anni in Italia. Il cambiamento climatico ha fatto sentire con prepotenza la sua presenza, portando raffiche di vento fino a 200 km/h. La tempesta Vaia, così come è stata rinominata, ha colpito 494 Comuni del Triveneto, provocando danni consistenti e la completa distruzione di circa 42.525 ettari di foresta. Le stime parlano di 42 milioni di alberi abbattuti e 8.5 milioni di m3 di legname a terra.

Le conseguenze sono state di vario genere. Innanzitutto, è aumentato a dismisura il rischio idrogeologico delle zone colpite. Una seconda conseguenza di natura economica è stato il collasso del prezzo del legno, a causa della saturazione del mercato. In un articolo di qualche mese fa avevamo già documentato il pericolo che quel legno centennale e di buona qualità venisse a lungo termine “sprecato”. Infatti, a distanza di mesi il legno perde fortemente di valore. Da qui è nata l’idea di Vaia, una start-up che punta a riutilizzare il legno caduto per costruire oggetti di design ecosostenibile e di forte valorizzazione del territorio.

Leggi il nostro articolo: “Cosa è rimasto della strage di alberi nel Nord Italia. Un anno dopo”

Vaia: la sostenibilità al cuore del progetto

Infatti, Vaia ha fatto della sostenibilità il suo punto di forza, dal punto di vista ambientale, economico e sociale: “recuperare quel legno caduto diventa fondamentale per sostenere le comunità locali e ripristinare l’equilibrio dell’ecosistema”. Scrivono loro stessi nel sito: “La vision di Vaia è di realizzare oggetti utili sia all’uomo che alla natura, implementando un modello di business attento non solo ai bisogni delle persone, ma che metta al centro la natura e il territorio. La sostenibilità economica per Vaia esiste nella misura in cui la sostenibilità ambientale è il risultato diretto della nostra attività d’impresa”.

L’oggetto che hanno scelto per questo coraggioso progetto di rigenerazione è un amplificatore naturale per la musica. Il Vaia Cube, così come è stato chiamato per la sua forma cubica, è un elemento unico di design, costruito a mano da esperti falegnami della zona. Ogni cassa costituisce un pezzo unico: non esiste un pezzo uguale all’altro proprio perché ogni pezzo di legno è unico nelle sue venature. Inoltre, ogni Vaia Cube viene inciso con una spaccatura nella parte superiore per ricordare la strage di alberi che ha spezzato il territorio e le comunità della zona. La cassa viene definita un amplificatore naturale perché non necessita di corrente e il cubo funge da cassa di risonanza.

Leggi anche: “Deforestazione Amazzonia. Quando la natura non ha voce”

Vaia Cube: dalla strage di alberi alla cassa per la musica

Il legno che compone il Vaia Cube proviene da alberi di Abete, Larice e Pino Silvestre. Nei loro social network, i creatori hanno offerto dei dati per rendere tutti i cosiddetti “Vaier” partecipi e consapevoli dell’origine del prodotto acquistato. A partire dalla descrizione del legno, come l’abete, che ha costituito il 65% degli alberi colpiti durante la tempesta Vaia: “di tutti gli alberi che abitano i nostri preziosi territori alpini, l’Abete Rosso, è diventato l’emblema della conifera, sicuramente anche grazie al lavoro del Maestro liutaio Antonio Stradivari, che trovò per i suoi celeberrimi violini e strumenti nelle maestose peccete alle pendici delle Dolomiti, nel nodoso legno del peccio, la capacità di risonanza esatta per riprodurre una perfetta vibrazione”.

La start-up Vaia ha già ricevuto notevole attenzione da parte della stampa nazionale. La prestigiosa rivista Forbes ha nominato i tre fondatori, Federico Stefano, Paolo Milan e Giuseppe Addamo, tra i “100 giovani leader del futuro” nel settore Impresa Sociale. Ciò che rende speciale questo progetto è la volontà di rigenerare quel che la Tempesta Vaia ha abbattuto. Per ogni Vaia Cube venduto si intende ripiantare un albero nelle zone colpite. Lo scorso 22 maggio è avvenuta la prima piantumazione di 500 piante in Val di Fiemme, in collaborazione con Etifor, uno spin-off dell’Università di Padova che garantisce il rispetto degli standard FSC. Inoltre, Il VAIA Cube è costruito interamente in legno naturale non trattato, così da risultare un oggetto eternamente riciclabile, capace di tornare in natura senza lasciare traccia nell’ambiente.

Nasce anche il Vaia Cube imperfetto

Ma la storia del Vaia Cube non finisce qui. Recentemente i ragazzi che stanno riprovando a dare vita alla Foresta dei Violini hanno anche rilasciato un nuovo prodotto che sottolinea ancora di più il loro desiderio di rigenerazione del legno. Durante la strage infatti non tutti i tronchi sono rimasti in perfette condizioni, ed alcuni di essi hanno quindi subito delle imperfezioni che, secondo gli standard produttivi di oggi, avrebbero dovuto diventare degli scarti.

Proprio da questi tronchi è nato il “Vaia Cube imperfetto”:

La serie limitata VAIA Cube imperfetto nasce dagli alberi caduti nei luoghi più impervi ed esposti per molto tempo all’umidità e alle intemperie. Noi abbiamo voluto ridare dignità anche a questi alberi.
È così che prende vita il VAIA Cube imperfetto: un amplificatore macchiato da imperfezioni naturali.
In più, per ogni VAIA Cube imperfetto pianteremo un albero per ricreare la Foresta dei Violini sostenendo il progetto di Trentino Tree Agreement.

Per saperne di più, per acquistarlo o, se preferisci, per fare un regalo speciale, puoi visitare il loro sito web!

Amplificare il grido di aiuto della natura

Noi de L’Ecopost ci siamo dati come missione quella di sostenere realtà virtuose come Vaia, che puntano alla lotta del cambiamento climatico e che allo stesso tempo portano delle esternalità positive sul territorio e sulla comunità locale, seguendo i principi dell’economia circolare. Per questo vogliamo concludere con le parole che Federico, Paolo e Giuseppe hanno usato per descrivere il loro bellissimo progetto: “Per noi si tratta di una metafora forte e concreta, una cassa attraverso la quale amplificare ulteriormente il grido di aiuto della natura e mantenere alta l’attenzione sul cambiamento climatico creando allo stesso tempo un progetto sostenibile”.

Leggi il nostro articolo: TG1: “Piantare alberi può far male al pianeta”. Facciamo chiarezza (VIDEO)

Il biologico italiano prima e dopo la pandemia

biologico

ll settore del biologico potrebbe essere stato favorito dalla pandemia. La causa principale indicata dalle prime analisi è una maggior attenzione al legame fra alimentazione e salute da parte dei consumatori. Questi dati devono però essere calati nei contesti nazionali. Un’inchiesta sulle aziende bio italiane ha infatti lanciato l’allarme sulla instabilità economica di molte imprese bio in seguito all’emergenza Covid. Inoltre, negli ultimi anni il biologico è cresciuto molto grazie alle crescite registrate nella GDO, a discapito dei negozi specializzati. Abbiamo intervistato l’Emporio ae, un negozio di cibi biologici a km0 che mira a promuovere la conoscenza diretta fra produttori e consumatori. È necessario andare oltre l’etichetta per comprendere che il biologico non è tutto uguale.

Pandemia: crescita del biologico a livello globale

Da qualche settimana sta girando la notizia che riporta una crescita senza precedenti nel settore biologico in concomitanza con la pandemia. Molti articoli si rifanno allo studio pubblicato da Ecovia Intelligence nel mese di aprile, con un’analisi dei dati a livello globale: “l’emergenza Coronavirus sta portando ad una crescita della domanda dei prodotti biologici e sostenibili – dice il Report – soprattutto per quanto riguarda il biologico online”. Whole Foods Market, la più grande rete di distribuzione di prodotti bio al mondo, ha addirittura limitato gli accessi dei suoi consumatori allo shop online perché non riesce a far fronte alla domanda. In Inghilterra, Abel & Cole ha registrato una crescita del 25% mentre Nourish Organic in India ha aumentato di un terzo le proprie vendite.

Anche i negozi locali specializzati hanno beneficiato del fatto di non dover chiudere nel periodo di lockdown. Per esempio, Ecovia Intelligence riporta che in Francia i negozi bio hanno visto aumenti cospicui fino al 40% in più del normale fatturato. Il Report si dice fiducioso sul fatto che questa crescita potrebbe rimanere stabile nel tempo, perché le persone sono ora più consapevoli del legame fra ambiente, salute ed alimentazione. A sostegno di ciò vengono prese ad esempio le precedenti pandemie: sia dopo la SARS in Asia nel 2004 che dopo lo scandalo della melamina in Cina nel 2018, era avvenuta una generale crescita della domanda dei cibi biologici.

Gli operatori italiani in crisi

Leggendo questi dati si potrebbe quindi sostenere che la pandemia abbia realmente portato a dei cambiamenti positivi. Il quadro risulta però meno roseo se si tiene conto di altri studi riferiti al quadro italiano. Per quanto riguarda le imprese bio, la Fondazione Firab ha raccolto le istanze di quasi 400 operatori biologici italiani. È emersa una situazione critica a seguito dell’emergenza, dove il 73% delle aziende coinvolte dalla ricerca si è detto fortemente colpito dalla pandemia: “in termini di liquidità, per oltre due aziende su tre, il 65%, la tenuta economica è al massimo di tre mesi”.

Gli operatori biologici hanno segnalato come principale problema la difficoltà di utilizzare i normali canali di distribuzione. Per queste aziende infatti i canali principali erano la vendita diretta, i mercatini, le fiere e i GAS (Gruppi di Acquisto Solidale). Anche nel contesto italiano quindi, le aziende che possedevano o che hanno attivato il commercio online e la vendita a domicilio sono riuscite a resistere meglio, mentre chi ne era sprovvisto ha subito le perdite più importanti. Dal sondaggio è derivato un appello della categoria verso i governanti per ottenere maggiori garanzie “se si vuole salvare un comparto fondamentale per una fase 2 ‘green’“.

Leggi anche: “Ripresa. Che ne è stato delle proposte green?”

Biologico report 2019: crescita nella GDO, calo nei negozi specializzati

Al di là della situazione emergenziale dovuta alla pandemia, resta da capire come si posiziona il settore del biologico in Italia. I dati più affidabili sull’andamento del bio nel nostro paese provengono dal Rapporto Sinab, pubblicato annualmente alla fiera del Sana di Bologna. In linea generale, il Rapporto sul biologico 2019 conferma una sostanziale crescita del settore biologico nel nostro paese. I dati devono però essere analizzati con attenzione per individuare alcune rilevanti problematicità che stanno emergendo negli ultimi anni. Ad esempio, l’andamento positivo appena citato si è verificato soprattutto nei canali della Grande Distribuzione Organizzata (GDO) con un +5,5% rispetto al 2018; invece, i negozi specializzati confermano il trend negativo degli anni precedenti, con un calo del fatturato del -7,2% rispetto al 2018.

biologico
Rapporto Sinab 2019: differenza di fatturato per canali di vendita biologici

Luci e ombre sul mondo bio

Infatti, quando si parla di biologico si entra in un mondo complesso e molto differenziato al suo interno. Aveva creato grosso scandalo la puntata di Report dell’ottobre 2016 intitolata “Bio illogico”, in cui veniva denunciato la fallacia del sistema di etichettatura e controllo del marchio bio in Italia. Il mondo del biologico italiano era uscito profondamente scosso da quel servizio, ma non erano mancate le repliche, come quella della rivista Terra Nuova:

“la maggior parte degli scandali rilevati nel bio negli ultimi anni hanno a che fare con l’importazione di derrate alimentari di provenienza estera, dove i controlli sono più blandi, con una doppia offesa ai nostri produttori nazionali. (…) Per chi non si sveglia solo nel momento dello scandalo, consigliamo di andare a visitare le aziende agricole biologiche, vedere come lavorano rispetto alle aziende convenzionali. (…) È bene documentarsi, leggere i test di confronto sui prodotti, e considerare tutti i valori ambientali, etici, salutistici, che il biologico porta da sempre con sé”.

 

Biologico e km0. Intervista a L’Emporio ae

Il biologico non è quindi tutto uguale. L’Ecopost da tempo suggerisce di scegliere il biologico a km0, proveniente da una filiera corta che sia tracciabile e trasparente. La possibilità di conoscere direttamente i produttori e le aziende agricole dove il cibo biologico viene prodotto è molto rilevante. A questo proposito abbiamo intervistato una realtà locale, l’Emporio ae, per avere una visione interna e per commentare i dati riportati sopra. L’Emporio ae è infatti un negozio di cibi biologici che punta a promuovere relazioni dirette fra piccoli produttori e consumatori, filiere corte e chilometro zero. È una “filiera trasparente” che punta ad incentivare l’economia locale, il consumo sostenibile e la valorizzazione del territorio. La loro realtà si inserisce nel cuore delle Marche, la regione che decenni fa ha aperto la strada al biologico italiano.

I motivi della crescita durante la pandemia

Avete registrato una crescita durante il periodo della pandemia? Se sì, quali possono essere state le cause legate all’emergenza Covid?

“Sì, abbiamo registrato una crescita in entrambi i negozi che gestiamo, per 4 tendenze principali. La prima è che i consumatori costretti in casa hanno ricominciato a prepararsi i propri pasti; mangiando meno in ristoranti e mense il “carrello” della spesa nei negozi alimentari è cresciuto. Allo stesso tempo c’è stata una “fuga” dall’assembramento delle grandi strutture commerciali per rivalutare i negozi più piccoli. Così sono arrivati molti clienti nuovi, e allo stesso tempo, diversi clienti che venivano da noi a fare una parte della spesa hanno iniziato ad acquistare anche prodotti che abitualmente compravano in altri negozi, per limitare gli spostamenti e i rischi di contagio.

La terza tendenza riguarda più nello specifico il tipo di prodotti bio: di fronte ad emergenze sanitarie cresce l’attenzione alla qualità e alla salubrità degli alimenti, ed è avvenuto anche durante questa pandemia. Si torna a dare valore alle cose importanti e le scelte quotidiane sono sottratte alla frenesia del consumismo per tornare ad essere oggetto di riflessioni più profonde e razionali. La quarta tendenza, nel nostro caso specifico, è legata al fatto che siamo collegati a due e-commerce etici di livello nazionale, che hanno beneficiato della forte crescita di acquisti on-line in questi mesi: Marketplace etico e BD Marketplace”.

Perché i prezzi sono più alti nei negozi specializzati

Una delle maggiori lamentele del consumatore bio è che i prezzi dei negozi specializzati siano ancora troppo alti. Il rischio che si corre è quindi che, nonostante la volontà del consumatore di comprare biologico, la scelta ricada sui prodotti offerti dalla GDO perché più competitivi a livello di prezzo. Come rispondete a chi vi muove questa critica? Perché i prezzi dei negozi specializzati sono più alti?

“In realtà non sono i nostri prezzi ad essere alti, sono i prezzi del bio della grande distribuzione ad essere bassi. O meglio, i prezzi riflettono le caratteristiche del prodotto. C’è una fascia di consumatori che nel prodotto bio cerca sostanzialmente l’assenza di prodotti chimici, ossia la salubrità. Per questo bisogno può essere sufficiente l’etichetta bio, un’etichetta che può essere apposta indistintamente su prodotti con storie e caratteristiche molto diverse tra loro; salvo poi, di tanto in tanto, assistere allo scoppio di scandali e truffe di cui avete parlato sopra.

Il biologico non è tutto uguale, l’etichetta non basta

A prescindere dalle truffe, i consumatori più attenti sanno ormai molto bene che la sola etichetta non basta, perché quando acquistano mettono in gioco altri valori. Non solo la salute per sé, ma anche l’attenzione per l’ambiente e i problemi del clima, per cui entra in ballo la preferenza del kilometro zero, l’attenzione per i produttori. La scelta ricade allora sulla filiera corta. Si preferisce comprare da aziende di cui si conoscono storia ed etica, oppure privilegiare il criterio del commercio equo e solidale per quanto riguarda i prodotti del sud del mondo. Entra in gioco la relazione, anche con chi gestisce un negozio e con i valori che questo rappresenta; come nel nostro caso, che siamo una cooperativa sociale e creiamo lavoro per persone svantaggiate. Tutto questo rappresenta un costo maggiore.

La sfida dei negozi bio specializzati

Possiamo mettere l’etichetta bio anche su pomodori raccolti da lavoratori sfruttati e sottopagati in nero, sulle zucchine che hanno fatto il giro del mondo oppure su prodotti provenienti da monocolture. Coltivare come fanno i nostri produttori ha un costo diverso, e ovviamente è diversa la qualità, sia organolettica che sociale e ambientale. Ultimamente notiamo che il consumatore è sempre più attento e consapevole e sa valutare il giusto prezzo di un prodotto. È vero che la crescita del consumo dei prodotti bio in questi ultimi anni è andata totalmente a vantaggio della grande distribuzione, ma noi che ci occupiamo di piccoli negozi specializzati dobbiamo accettare la sfida e pensare che i consumatori stanno facendo un primo passo di consapevolezza, dal convenzionale al bio generico. Ora sono pronti per dialogare insieme a noi sulla differenza tra bio e Bio”.

Leggi il nostro articolo: “Perchè il cibo biologico è più caro del cibo convenzionale”

L’Emporio ae però non è solo un negozio di cibi biologici. Molta attenzione viene data alla provenienza, favorendo i produttori locali e a km0. Qual è, quindi, il valore aggiunto dei vostri prodotti rispetto a quelli che si trovano negli scaffali dei grandi supermercati?

“In parte lo abbiamo detto, ma in effetti c’è dell’altro. I nostri prodotti non solo vengono da produttori vicini, ma il nostro impegno è stato da sempre quello di creare una relazione diretta tra i consumatori e i produttori. Ad esempio, con la presenza ricorrente dei produttori nei nostri negozi a presentare e fare assaggiare i propri prodotti. Oppure attraverso cene ed eventi aperte ai nostri clienti, in cui i produttori si presentano e si raccontano. Nelle prossime settimane organizzeremo gite ed escursioni per andarli a visitare nelle loro aziende. Questa relazione cambia completamente il rapporto commerciale a cui siamo abituati. Si torna alla relazione di fiducia con la quale i nostri nonni andavano ad acquistare le uova dal contadino, ma con la comodità e semplicità di un negozio.

Salvaguardia e promozione dell’economia locale

A questo si aggiunge una funzione di salvaguardia e promozione dell’economia locale, che è fondamentale per il benessere di una comunità. Questo non significa ispirarsi a modelli di autarchia e protezionismo che alcuni stanno proponendo, perché il commercio da sempre nella storia dell’uomo ha avuto una funzione di incontro tra i popoli e di scambio culturale, ed è giusto che la mantenga. Il fatto è che l’incontro con l’altro e le relazioni “lunghe” non sono in contrapposizione alla comunità. Anzi, sono sempre state le comunità solide e forti ad essere maggiormente capaci di proiettarsi verso il mondo ed aprirsi al diverso.

I legami sociali deboli favoriscono la paura, l’individualismo e la chiusura. Ecco perché crediamo nell’economia locale e nella tutela delle specificità dei luoghi in alternativa ad una globalizzazione che appiattisce e persegue solo la competizione. È su questa idea di fondo che pensiamo che ogni comunità dovrebbe tutelare e sostenere le produzioni del proprio territorio e sviluppare l’economia locale, a partire dal settore agricolo”.

Leggi il nostro articolo: “Possiamo salvare il mondo prima di cena. Il caso letterario dell’anno”

Benessere animale in allevamento: un’etichetta per certificarlo

Benessere animale: un'etichetta per certificarlo

Le firme riportate sono quelle di Legambiente, CIWF Italia – la divisione italiana dell’associazione Compassion in World Farming – e di Rossella Muroni, deputata di Liberi e Uguali. La proposta di legge è la numero 2403 ed è stata depositata lo scorso 25 maggio. La richiesta è quella di una etichettatura nazionale ed univoca sul metodo di allevamento dei capi di bestiame, la quale specifichi quale tasso di benessere animale si raggiunga nel centro di produzione da cui proviene la carne che consumiamo.

Un’iniziativa per il benessere animale

Questa proposta di legge è figlia di una battaglia che Legambiente e CIWF portano avanti da tempo. Più volte infatti, le due associazioni, hanno rimarcato l’esigenza di mettere ordine nelle informazioni trovate sulle etichette della carne. Diciture e scritte riportate sulla banda adesiva della confezione di carne, latte oppure formaggio che troviamo al supermercato possono essere fuorvianti per il consumatore. Chiunque si rechi a fare la spesa, di contro, è sempre più attento all’etichetta del prodotto in vendita. La tematica, attualissima, ha acquisito sempre maggiore importanza nel corso degli ultimi anni. Rispetto a qualche tempo, fa, sulle etichette, troviamo oggi più informazioni, le quali però sono spesso disorganizzate e grossolane. Le generiche diciture sul benessere animale, attualmente presenti sulle bande adesive, non danno infatti alcuna garanzia sulle condizione nelle quali gli esemplari siano tenuti all’interno degli allevamenti.

La proposta di legge ha anche un secondo scopo. Oltre a voler fornire informazioni corrette al consumatore, essa vuole premiare e valorizzare gli allevamenti virtuosi. Sono infatti presenti, sul territorio nazionale, centri di produzione che applicano standard di benessere animale superiori, rispetto anche a quelli che sono i minimi di legge. Il secondo intento di questa iniziativa è consentire a questi allevamenti di distinguersi, acquistando una maggiore visibilità. Naturalmente, se si riuscisse in questo, si stimolerebbero anche i centri di produzione meno attenti a migliorare nel loro operato, in modo da non perdere quote di mercato.

L’etichetta

Qualora dovesse essere approvata questa proposta di legge, ecco come sarà composta la nuova banda adesiva da apporre sulle confezioni. L’etichetta testimoniante il benessere animale sarà su base volontaria. Essa indicherà risposte a quattro principi cardine: indicazione del metodo di allevamento; utilizzo o meno di gabbie; presenza di almeno tre livelli di benessere animale per singola specie; chiarezza e comprensibilità.

Per quanto concerne gli allevamenti suini, CIWF e Legambiente hanno elaborato una serie di criteri per l’etichetta. Essi sono stati messi assieme in base ai diversi livelli potenziali di benessere animale offerti dall’allevamento; semplificando, esprimono quali comportamenti naturali il centro di produzione garantisca agli esemplari che ospita, se così possiamo dire.

Leggi anche: “Wuhan vieta la vendita di fauna selvatica (e non solo) per 5 anni”

La proposta

Nello specifico, le due associazioni distinguono i metodi di allevamento per i suini su 5 livelli. Questi differenti livelli sono in ordine crescente, dallo 0 fino al 4.

Il livello 0 è il più virtuoso. Si tratta di allevamenti biologici che garantiscono il costante accesso all’aria aperta. Le scrofe restano libere durante la gestazione, il parto e l’allattamento; lo svezzamento dura oltre 40 giorni.

Il livello 1 è all’aperto. Si ritrova anche in questo caso un costante accesso all’aria aperta. Anche qui le scrofe sono in libertà durante gestazione, parto e allattamento. Lo svezzamento è comodo, oltre i 40 giorni. E’ presente una lettiera vegetale e non si ricorre mai a castrazione chirurgica.

Il livello 2 è definito al coperto. Garantisce almeno un 30% di spazio in più rispetto ai minimi requisiti di legge. Le scrofe sono libere durante la gestazione, il parto e l’allattamento. Troviamo una lettiera vegetale e non si ricorre a castrazione chirurgica.

Il livello 3 è al coperto e presenta maggiori restrizioni al benessere animale. In virtù di uno spazio maggiore rispetto al minimo di legge (sempre almeno un 30% di cubatura in più), le scrofe sono tenute in gabbia per un massimo di 6 giorni settimanali. La lettiera è in paglia, si fa uso di castrazione chirurgica, rigorosamente con l’animale in anestesia e non vi è alcun accesso all’aria aperta.

Il livello 4 è il peggiore. Si tratta di allevamenti intensivi, i quali si limitano a rispettare le generose norme di legge. Le scrofe vivono in gabbia e sono private di accesso all’aperto.

Etichettatura secondo il metodo di allevamento, elaborazione: CIWF Italia

Da queste direttive definite dall’associazione Legambiente e da CIWF, organizzazione che si occupa principalmente di benessere animale all’interno degli allevamenti, è possibile estrapolare una catalogazione completa e piuttosto ben rimarcata di quali dovrebbero essere le prerogative per potersi definire un centro di produzione virtuoso.

L’importanza di un’etichettatura attenta al benessere animale

Come ci ricorda CIWF Italia, un’etichettatura corretta e precisa è fondamentale per guidare il cittadino. Anche il consumatore di carne, infatti, negli ultimi tempi ha cominciato ad interessarsi in misura sempre maggiore di quali siano le condizioni nel quale il suo cibo viene prodotto. Quando il benessere animale è elevato, anche la qualità del prodotto cui dà origine lo è. Esemplari in salute generano carne salutare. La maggiore attenzione alle condizioni dei capi di bestiame è un valido antidoto ai numerosi problemi che gli allevamenti intensivi causano all’ambiente.

Il sistema intensivo è in grado di garantire molto più cibo, in quanto gestisce molti più animali. Naturalmente, però, ciò comporta anche un maggior consumo di suolo, più emissioni organiche generate dal bestiame e una più alta quantità di vegetali da fornire agli esemplari finché sono in vita. In un pianeta sempre più popolato e sempre più goloso di carne, diventa importante, diciamo pure fondamentale, fare in modo che essa sia prodotta nel rispetto del nostro ecosistema.

Leggi anche: “BackBO: l’associazione per una Bologna zero waste”

Turismo sostenibile: la chiave per l’estate 2020

Il turismo sostenibile è sulla bocca di tutti. Sembrerebbe che la pandemia abbia finalmente messo in luce le problematiche e le opportunità che legano il turismo alla questione ambientale. L’incertezza legata all’estate 2020 ha infatti modificato le preferenze degli italiani, favorendo mete naturalistiche e poco affollate. Sono anche nate numerose iniziative, come quella targata Tourist For Future, per favorire un modello di turismo che valorizzi il territorio, i piccoli operatori turistici e i prodotti locali. Altri progetti invece, come il blog Viaggiatori Ecologici, già da tempo dimostrano che il desiderio di viaggiare può essere del tutto compatibile con l’amore per l’ecologia.

Turismo e clima: un rapporto interdipendente

Il turismo sostenibile è nato dalla crescente consapevolezza che il clima e il turismo hanno un rapporto interdipendente in cui il primo influenza il secondo e viceversa. Questo legame è stato ben descritto nel saggio Tourism and Climate Change: Risks and Opportunities. Il clima è da sempre stato un fattore importante nella scelta della destinazione. Oggi lo è ancor di più poiché la crisi climatica sta modificando nel profondo gli equilibri di molte zone del pianeta. Infatti, gli operatori del settore turistico sono sempre più preoccupati rispetto ai rischi legati alle variazioni climatiche, che portano incertezza e incapacità di programmare sul lungo termine.

Leggi il nostro articolo: “Caldo record in Siberia. 25 gradi a maggio”

D’altra parte, il turismo è un settore che implica numerose attività ad alto tasso di emissioni. Si crea quindi un effetto a catena secondo cui il turismo incide sul cambiamento climatico, che a sua volta mette a rischio il sistema turistico. Questo avviene soprattutto in quelle zone del mondo che vengono definiti “climate-tourism hotspots”. Ovvero, luoghi in cui l’arrivo di turisti apporta un grande contributo all’economia locale, ma che allo stesso tempo sono diventate zone fragili per cambiamenti dovuti al clima. Basti pensare a Venezia e alle perdite avute lo scorso anno a causa dell’acqua alta.

Turismo sostenibile: la scelta degli operatori turistici

Il turismo sostenibile implica quindi una maggiore attenzione alla correlazione fra clima e attività turistiche. Non è un caso che molti amministratori e operatori turistici lo abbiamo scelto come linea guida per l’estate che sta arrivando. La crisi appena passata ha infatti messo in luce la fragilità del sistema in cui viviamo. Una prima indagine sui dati Airbnb di questa estate conferma il trend in ascesa per questo settore: l’82% degli italiani trascorrerà le vacanze in Italia, contro un 55% del 2019. La casa indipendente è l’opzione più ricercata e il periodo di villeggiatura si allunga: per l’estate 2020 il turista medio preferisce allungare i tempi, soggiornando anche per più di una settimana. Negli anni precedenti invece, venivano favoriti i soggiorni corti con prevalenza nel weekend. Vengono favorite specialmente le case isolate immerse nella natura o in piccoli borghi.

Qualitytravel spiega questo fenomeno alla luce delle nuove necessità sorte durante l’emergenza Coronavirus: “oggi con entrambi i genitori che lavorano e molti giorni di ferie utilizzati durante il confinamento, molte famiglie cercano di sfruttare la possibilità di lavorare da remoto per trascorrere l’estate in una casa che riesca a combinare le esigenze lavorative degli adulti con quelle di svago dei più piccoli: piscina e wi-fi sarà l’accoppiata perfetta”. Si nota però anche una forte volontà di valorizzare il territorio, favorendo le piccole realtà. Turismo sostenibile che diventa inevitabilmente anche consumo sostenibile.

2020: l’anno del turismo a km0. Natura, borghi e prodotti del territorio

A questo proposito, vorremmo segnalare il contributo di Valentina Pierucci, autrice del blog “Una marchigiana in viaggio”. Le Marche sono state selezionate come seconda regione al mondo da visitare nel 2020 nella classifica “Top Regions – Best in Travel” della Lonely Planet. Qualche settimana fa, in un’intervista dell’Emporio ae, Valentina ha detto la sua su come l’estate 2020 offra delle opportunità irripetibili per valorizzare il nostro paese tramite il turismo sostenibile: Il 2020 sarà l’anno del turismo a km0. Credo infatti che potrebbero risultare vincenti proprio quelle pratiche di accoglienza che mettono al centro i prodotti del territorio, alimentari ed enogastronomici. Valorizzandoli ed offrendo al turista la possibilità di fare delle vere e proprie esperienze di gusto, anche andando direttamente nei luoghi in cui i prodotti vengono realizzati ed entrando a diretto contatto con il produttore stesso. Questa sicuramente sarà una grande opportunità da sfruttare nel prossimo futuro”.

Leggi anche: “Biodiversità 2020: la strategia UE per salvare la natura”

Tourist For Future: un viaggio per valorizzare il turismo sostenibile

Proprio in nome del turismo sostenibile, stanno nascendo tantissime iniziative interessanti. Fra poche settimane partirà il viaggio di Tourists For Future. L’idea è nata da un gruppo di persone dal diverso profilo professionale – esploratori, guide turistiche, antropologi, naturalisti e filosofi – che sono rimaste momentaneamente disoccupate a causa della pandemia e che vogliono mettere le loro passioni a frutto per “valorizzare il turismo sostenibile in Italia e portare sorrisi e speranza”. Il viaggio durerà tre mesi, partendo dalla Sicilia e approdando a Bergamo con l’uso di diversi mezzi: alcuni tratti verranno percorsi a piedi, mentre altri avverranno tramite bici, barca e treno. Per compensare l’anidride carbonica che verrà emessa durante l’itinerario, Tourist For Future si impegna a piantumare degli alberi nelle Dolomiti, dove c’è stata la Tempesta Vaia, in collaborazione con Trentino Tree Agreement.

Così si raccontano nel loro sito: “Tourists 4 Future è un viaggio che vuole lanciare un messaggio di solidarietà e sostenibilità, che vuole raccontare un’Italia autentica, che esce da un periodo di sofferenza più forte di prima anche grazie al turismo ambientale, sostenibile e responsabile. Nei tre mesi di viaggio il team attraverserà parchi naturali, visiterà borghi, paesini, agriturismi, scoprirà tradizioni, luoghi e persone. L’obiettivo è dare voce ai piccoli operatori del turismo italiano, dalle strutture turistiche alle guide e alle associazioni locali, che hanno vissuto un lungo periodo di crisi”.

Viaggiatori Ecologici: due ragazzi in camper per sensibilizzare all’ecologia

Un’altra iniziativa di questo genere che è nata ben prima dell’emergenza Coronavirus riguarda il blogViaggiatori Ecologici”. Valentina e Edoardo sono due giovani sognatori di Torino appassionati all’ambiente. Hanno lasciato la loro vita urbana per intraprendere un viaggio lungo la penisola con il camper. Ogni giorno documentano l’esperienza sui social (potete trovarli su Instagram, Facebook e Youtube). Il loro intento è sensibilizzare le persone sulla questione ecologica, dimostrando che è possibile visitare luoghi senza lasciare segni indelebili del nostro passaggio. Abbiamo chiesto loro che cosa significa essere viaggiatori ecologici. Dalle loro parole si può cogliere una sorta di decalogo del turismo sostenibile:

Come sappiamo il turismo alimenta molto l’inquinamento ambientale e lo fa partendo da abitudini sbagliate che si hanno già nei posti in cui si vive abitualmente. Un esempio è l’abbandono dei mozziconi o l’utilizzo di soluzioni usa e getta, che per giunta a volte non vengono neanche smaltite nel modo giusto ma disperse nell’ambiente. Essere viaggiatori ecologici significa viaggiare rispettando consapevolmente tutto ciò che si ha intorno per non distruggere o danneggiare la natura con la quale interagiamo.

Il decalogo del viaggiatore ecologico

Noi cerchiamo di esserlo innanzitutto evitando le soluzioni usa e getta e prediligendo tutto ciò che è riutilizzabile: utilizziamo bottiglie di vetro o borracce, che tra l’altro mantengono la temperatura dell’acqua fresca e non sprigionano microplastiche entrando in contatto con il calore; contenitori e posate riutilizzabili e sacchi di tela per far la spesa. In questo modo risparmiamo ed evitiamo di produrre rifiuti inutili. Cerchiamo sempre informazioni sul posto che raggiungeremo così da essere informati sui mercati comunali in cui solitamente si riesce a far la spesa alimentando i produttori locali. Il cibo è generalmente più salutare di quello della grande distribuzione e siamo in grado di evitare imballaggi in plastica inutili grazie alla possibilità di comprare prodotti sfusi.

https://www.youtube.com/watch?v=zh0JDDQGxmE

Autoproduciamo tutto quello che possiamo: questa è una cosa che contribuisce tantissimo a ridurre il nostro impatto ambientale. Inoltre è divertente, si risparmia e, potendo scegliere che ingredienti utilizzare, otteniamo dei prodotti per la pulizia della casa o per la cura del corpo molto meno impattanti e spesso biodegradabili. Un’altra bella abitudine è quella di portarsi dietro un sacchetto quando si va a camminare in montagna, nel bosco o in spiaggia così da poter raccogliere i rifiuti che si trovano (purtroppo se ne trovano sempre). Ed infine pur vivendo su di una casa a 4 ruote riduciamo al minimo i nostri spostamenti. Infatti, dopo aver raggiunto il posto in cui scegliamo di vivere, ci spostiamo esclusivamente a piedi o in bici, approfittandone per far bene anche al nostro corpo.

Viaggiare e rispettare l’ambiente è possibile

Quando si viaggia, così come nella vita in generale, è importante orientarsi su quelle realtà che hanno come presupposto la sostenibilità, che si tratti di strutture turistiche, negozi o stabilimenti balneari. Ogni consumatore ha la responsabilità di alimentare l’economia e scegliere chi va verso la direzione giusta, quindi quella dell’ecologia. Così facendo si contribuisce ad un grande cambiamento”.

Leggi il nostro articolo: “Ridurre la plastica in viaggio: ecco come fare”

Non ci resta che seguire e sostenere Valentina ed Edoardo. Allo stesso modo monitoreremo i ragazzi di Tourist For Future, che fra poco partiranno per la loro avventura. Essere cittadini ecologici non significa rinunciare a viaggiare. Significa adottare una serie di accorgimenti che rendano il nostro soggiorno compatibile con gli equilibri del territorio che andremo a visitare. Inoltre, puntare sul turismo sostenibile e responsabile aiuterà tutte quelle piccole realtà che sono appena ripartite dopo un lungo periodo di difficoltà. Scegliamo di spendere le nostre vacanze in Italia e facciamolo nel rispetto dell’ambiente.