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Il nuovo libro di Foer “Possiamo salvare il mondo prima di cena. Perché il clima siamo noi” è un libro che tutti noi dovremmo leggere. Chiaro, esaustivo, ma soprattutto emozionante. Questo libro si differenzia da tutti gli altri libri che parlano di clima perché parla direttamente alle nostre coscienze: ci domanda perché non stiamo facendo sostanzialmente niente per una crisi che conosciamo, che è ormai su tutti i giornali, una crisi che parte da noi e a noi ritorna. Privo di giudizi, Jonathan Safran Foer ha riempito il testo di aneddoti personali per raccontarci come sia difficile anche per lui, convinto ambientalista da anni, fare veramente qualcosa per salvare il pianeta. E ci indica qual è l’unica soluzione immediata che tutti noi potremmo compiere sin da oggi: cambiare le nostre abitudini alimentari.

Perchè il clima siamo noi: le nostre abitudini alimentari

Dopo il successo di Ogni cosa è illuminata, diventato addirittura un film, Foer aveva già in precedenza scritto di alimentazione nel best-seller Se niente importa. In un’intervista di settembre 2019 per commentare il nuovo libro, Foer difende così la sua scelta di ritornare su questa tematica: “in realtà, non era mia intenzione scrivere dell’alimentazione, il mio obiettivo era il cambiamento climatico. Ma ho presto scoperto che sono la stessa cosa”. Infatti, l’autore ci ricorda che il sistema agroalimentare ha un enorme peso sulla crisi climatica in atto. In questo senso, il nostro modo di mangiare rappresenta una delle principali cause del cambiamento climatico, ma potrebbe diventare una delle principali soluzioni per combatterlo e salvare il pianeta.

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È un libro che parla quindi di noi, delle nostre abitudini alimentari, ma lo fa partendo dal riconoscere quanto sia difficile affrontare il cambiamento climatico in prima persona: “rispetto alla crisi del pianeta, ci sentiamo quasi tutti persi tra le cause e gli effetti, confusi dalle statistiche che cambiano di continuo, frustrati dalla retorica. Ci sentiamo impotenti, eppure inspiegabilmente calmi. Come ci si può aspettare che noi, persone comuni, facciamo effettivamente qualcosa per una crisi di cui siamo a conoscenza ma senza crederci, di cui abbiamo una comprensione confusa (nella migliore delle ipotesi), e che non abbiamo evidentemente i mezzi per combattere?

Perchè il clima siamo noi: la nostra incapacità di fare qualcosa

Foer arriva dunque al nocciolo del problema: questa crisi è davanti ai nostri occhi, la conosciamo o stiamo imparando a conoscerla, ci riguarda e ci interessa. Cosa facciamo, però, oltre a continuare a dire che dobbiamo fare qualcosa? L’autore usa un tono personale e incalzante, facendo suonare le parole del libro come una narrazione, un flusso di coscienza, senza mai dimenticare di citare le fonti ufficiali ed essere quindi scientificamente credibile. Ci dice, ad esempio, che il peso dell’allevamento sulla crisi climatica è oggetto di forte dibattito. Il rapporto della FAO stima le emissioni legate al bestiame attorno al 14.5% delle emissioni totali, principalmente in termini di deforestazione e cambio del suolo. Secondo il WorldWatch Institute invece, l’allevamento costituisce da solo il 51% delle emissioni totali.

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Il peso della carne sulla crisi climatica

Il libro presenta dettagliatamente il dibattito fra le varie fonti, resta al lettore decidere a quale percentuale credere. Anche solo affidandosi ai dati ottimistici della FAO ci si rende conto del peso incredibile delle nostre scelte in materia di cibo. È un testo che ci spinge a cambiare i toni e i contenuti del dibattito sulla crisi climatica, ormai sempre più all’’ordine del giorno: “più di ottocento milioni di persone al mondo sono denutrite e seicentocinquanta milioni sono obese. Più di centocinquanta milioni di bambini sotto i cinque anni sono rachitici per la malnutrizione. Ecco un’altra cifra su cui vale la pena di riflettere. (…)

La terra che potrebbe nutrire le popolazioni affamate viene invece riservata al bestiame che nutrirà popolazioni ipernutrite. Quando pensiamo allo spreco di cibo, dobbiamo smettere di immaginare pasti mangiati a metà e invece concentrarci sullo spreco creato per mettere il cibo nel piatto. Possono volerci fino a ventisei calorie di mangime perché un animale produca una sola caloria di carne”.

Il clima siamo noi, come società e come individui

Nel libro non manca una critica velata ai colleghi ambientalisti che come lui si battono da anni per informare le persone sul cambiamento climatico. Foer cita esplicitamente Al Gore: a detta dell’autore, nei film Una scomoda Verità e nel suo sequel, Al Gore dimentica totalmente di affrontare il problema degli allevamenti e della nostra alimentazione. Anche altri attivisti, ad esempio Naomi Klein, vengono tirati in ballo in maniera implicita. Infatti, come evidenziato da un nostro recente articolo, la famosa scrittrice canadese fa risalire la crisi climatica all’ideologia capitalista e neoliberale degli ultimi decenni.

Leggi il nostro articolo: “Il mondo in fiamme. Contro il capitalismo per salvare il clima”

Foer non esclude queste cause, ma sottolinea come sia deleterio attribuire l’intera responsabilità ai grandi sistemi, così che i singoli individui possono continuare indisturbati con i loro stili di vita: “sarà anche un mito neoliberista attribuire alle decisioni individuali un potere supremo, ma non attribuire alle decisioni individuali alcun potere è un mito disfattista. Tanto le azioni macro quanto quelle micro hanno un potere, e quando si tratta di contrastare la distruzione del pianeta è immorale liquidare l’una o l’altra e proclamare che siccome non si può ottenere il massimo non si deve tentare di arrivare al minimo”.

Il potere in mano ai consumatori

In conclusione, è un libro che ci spinge ad usare uno dei poteri più forti di cui siamo in possesso, il potere dei consumatori:a meno di comprare il cibo e mangiarlo di nascosto, non mangiamo da soli. Le nostre scelte alimentari sono contagi sociali, influenzano sempre le persone che ci circondano: i supermercati tracciano ogni prodotto venduto, i ristoranti adeguano i loro menu alla domanda, i servizi della ristorazione guardano cosa viene buttato e noi ordiniamo “quello che ha preso lei”. Mangiamo come famiglie, comunità, nazioni e sempre più come pianeta. Le scelte di consumo individuali possono attivare una “complesso dinamica ricorsiva” – un’azione collettiva – che si rivela produttiva, non paralizzante”.

Il clima siamo noi nelle scelte di ogni giorno

Le parole di Jonathan Safran Foer svolgono un duplice compito: consolarci e spingerci all’azione. Consolarci perché le sue riflessioni non calano dall’alto, non ci dicono quanto è bravo a risolvere la crisi mentre noi non facciamo niente. L’autore è umano quanto noi, impotente come noi. Ma ci spinge anche all’azione, ci aiuta a districarci fra le varie nozioni sul cambiamento climatico e ci ricorda che la scelta più concreta che possiamo compiere la compiamo tutti i giorni a colazione, pranzo e cena:tutti entro poche ore mangeremo e potremo contribuire immediatamente a invertire il cambiamento climatico”.

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