Dichiarazioni di emergenza climatica: la lista si allunga

A pochi mesi dalla prima e storica dichiarazione, da parte del Regno Unito, dello stato di emergenza climatica sono tantissimi gli uffici pubblici che hanno seguito l’esempio britannico. L’ultima nazione a farlo, in ordine di tempo, è il Canada del premier Justin Trudeau. Secondo la lista aggiornata del sito  “Climate Emergency Declaration and Mobilisation in Action fino ad oggi sono ben 631 le giurisdizioni ad aver deliberato a favore della mozione in 15 diversi paesi . E la lista è destinata ad allungarsi.

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La situazione in Italia sulle dichiarazioni di emergenza climatica

Sebbene il Senato abbia ben pensato di bocciare la mozione per la dichiarazione di emergenza climatica pochi giorni dopo le elezioni europee, sono ben 9 i comuni del belpaese ad aver deliberato a favore del provvedimento: Acri, Aosta, Lucca, Maglie, Milano, Napoli, Torchiarolo ed anche la regione Toscana. La somma degli abitanti conseguentemente coinvolti da questa decisione arriva a più di 8 milioni di persone, ovvero il 14% della popolazione nazionale.

Altre località di spicco in tutto il mondo ad aver fatto lo stesso sono la Catalogna, San Francisco, Berkeley, Auckland e Praga. Ora non resta che aspettare che queste belle intenzioni si trasformino in fatti anche se, almeno per quanto successo in Canada il giorno dopo la dichiarazione, ci sarà ancora tanta strada da fare.

Ipocrisia al potere

A meno di 24 ore dalla dichiarazione di emergenza climatica il Canada ha approvato l’ampliamento del contestatissimo oleodotto Trans Mountain. L’opera costerà al governo canadese ben 5 miliardi di euro. Soldi che avrebbero potuto essere utilizzati in maniera molto diversa, guardando al futuro invece che al passato. L’oleodotto trasporterà l’equivalente di 300.000 barili di petrolio bituminoso al giorno e sarà lungo più di 1.000 chilometri. Non è raro che in infrastrutture di tale portata possano verificarsi delle perdite che potrebbero essere notate solo dopo anni. Inoltre il tipo di greggio che verrà trasportato è segnalato da Greenpeace come “il più sporco della Terra”.

Non hanno tardato ad arrivare le critiche per questa mossa. Per primi i ragazzi di Fridays For Future che ogni giorno si battono per far sì che gli uffici pubblici dichiarino lo stato di emergenza climatica e che hanno visto un paese intero rendersi protagonista di una decisione tanto ipocrita quanto pericolosa per il benessere delle future generazioni.

Anche Patrick McKully, dirigente del Rainforest Action Network, non ha avuto peli sulla lingua: “É come dichiarare guerra al cancro ed il giorno dopo fare pubblicità alle sigarette”. Una condotta oltremodo irresponsabile e che indebolisce la posizione del Canada nella lotta al cambiamento climatico.

La battaglia continua

Nonostante sia ancora da verificare la coerenza di tutti gli altri comuni e paesi ad aver dichiarato lo stato di emergenza climatica, il dato positivo è che il numero di municipalità coinvolte aumenta di giorno in giorno. Se i ragazzi di Fridays For Future combattono attivamente ormai da mesi per la causa, anche il partito italiano dei Verdi non resta a guardare. Sul loro sito è infatti disponibile un format con il quale è possibile richiedere formalmente al proprio comune di dichiarare lo stato di emergenza climatica.

La speranza, dunque, è che il numero di comuni italiani coinvolti attivamente nella lotta al cambiamento climatico aumenti sempre di più. Sebbene si possa ipotizzare che questo scenario possa effettivamente verificarsi resterà da vedere se a vincere sarà la coerenza e la presa di coscienza del problema di cambiamenti climatici, e con esso della necessità di iniziare ad invertire la rotta in maniera decisa, oppure se a farlo sarà l’ipocrisia già dimostrata dal premier canadese. Il momento di agire è già arrivato. E le parole non bastano più.

Il primo supermercato plastic free d’Italia apre in Val di Sole

Si chiamerà “AgriMarket – La Dispensa” ed aprirà i battenti nei primi giorni di luglio. Il primo supermercato plastic free d’Italia è pronto a fare la sua comparsa a Fucine, una frazione del comune di Ossana in provincia di Trento. L’iniziativa parte da un bando pubblicato dal comune che ha deciso di mettere a disposizione un edificio pubblico inutilizzato per la creazione di un punto vendita di prodotti locali che potesse cambiare la percezione del supermercato.

Le regole da rispettare per il vincitore del bando sono infatti molto strette. Divieto di utilizzo di imballaggi inquinanti e obbligo di fornire prodotti che provengano al massimo da 110 chilometri di distanza dal punto vendita. Patrizia Pedergnana, già titolare di un’azienda che si occupa di orticoltura con consegna a domicilio, ha colto la palla al balzo e si è aggiudicata il bando insieme a due altre aziende agricole della zona.

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In foto: Patrizia mentre lavora nella sua azienda agricola in Val di Sole

Un nuovo modello di commercio sostenibile

L’obiettivo dichiarato dalla vincitrice del bando è quello di riuscire a fare rete con tutte le attività della valle per fornire al consumatore una nuova esperienza di acquisto improntata sulla sosteniblità, il rispetto dell’ambiente e la valorizzazione dei prodotti locali. Tutti aspetti che con lo sviluppo della grande distribuzione sono ormai finiti nel dimenticatoio.

Patrizia, con la sua iniziativa, vuole lanciare un messaggio: “La speranza è quella di smuovere le persone. Abbiamo la necessità di salvare il pianeta. L’ho fatto anche per i miei figli. Va trasmessa una cultura che vada contro l’eccessiva creazione di rifiuti cui stiamo assistendo oggi. Le mie zie mi raccontavano sempre di utilizzare il cartone del latte come cestino dell’immondizia. Noi oggi in una sola giornata siamo in grado di produrne una busta intera.”

Un supermercato non solo plastic-free

“Tutto l’arredamento del negozio sarà fatto con materiali di recupero. Metteremo a disposizione dei clienti borse di stoffa e barattoli in vetro che potranno quindi riutilizzare nel momento in cui tornano a fare la spesa”. Delle attività simili sono già state aperte anche all’estero, proprio a sottolineare la necessità di un netto cambio di rotta nel nostro modo di consumare. Il modello di sviluppo odierno ha chiaramente dimostrato di non essere adatto a funzionare sul lungo termine. I terreni si impoveriscono, i prodotti sono standardizzati su larga scala e le discariche si riempiono sempre di più. Patrizia è consapevole di proporre un modello alternativo a quello della GDO: “Questo nuovo modo di concepire il punto vendita potrebbe costituire un’alternativa credibile anche per la grande distribuzione. Anzi, chissà che proprio il mio negozio non possa essere il primo di una catena”.

La ribalta di un nuovo modello di consumo

La richiesta da parte dei consumatori di prodotti genuini e di certa provenienza è sempre più alta. Inoltre i temi della plastica e dei rifiuti sono tra quelli che hanno ottenuto la maggiore risonanza tra l’opinione pubblica, per lo meno per quanto riguarda le problematiche relative ai cambiamenti climatici e all’inquinamento. Oltre all’iniziativa di Patrizia si stanno pian piano espandendo anche piattaforme di adozione degli orti così come i mercati a km 0 della Coldiretti grazie all’iniziativa “Campagna Amica”.

La grande distribuzione ha ormai perso il rapporto con il cliente. Io invece mi ci relaziono tutti i giorni e questo arricchisce entrambi. Mi hanno dato anche tante idee che altrimenti non avrei avuto.” – prosegue Patrizia – “Per andare avanti occorre tornare indietro. Ben venga la tecnologia e lo sviluppo, ma non dimentichiamoci di salvaguardare il futuro”. E come darle torto. All’orizzonte c’è un nuovo modo di fare le cose. Un nuovo modo di consumare, di mangiare e di scegliere. Patrizia ha messo il primo mattone. Non resta che aspettare che tanti altri facciano lo stesso.

Maggio 2019 il piu’ caldo di sempre. E in Groenlandia il ghiaccio sparisce

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L‘acqua di un colore azzurro intenso e il cielo terso fanno pensare a una cartolina inviata da un‘isola tropicale, non certo dalla Groenlandia. Non fosse, ovviamente, per la slitta e gli Husky che corrono inconsapevoli sull’acqua derivata dallo scioglimento del ghiaccio superficiale.

2 miliardi di tonnellate di ghiaccio in meno

Lo scienziato Steffen Malskaer, che ha pubblicato la fotografia, stava partecipando a una missione di recupero delle strumentazioni meteorologiche e oceanografiche posizionate a nord est della Groenlandia da un team di ricercatori dell‘istituto meteorologico danese. Il materiale si trovava su uno strato di ghiaccio e sarebbe servito per accumulare dati riguardo, appunto, il clima e alla condizione dell‘acqua in quelle zone.

Il fatto di non essere riusciti a recuperare nulla di quel materiale in quanto ormai fluttuante nelle profondità marine suggerisce, comunque, un dato importante: il ghiaccio si è sciolto molto prima del previsto. Solitamente infatti una tale temperatura si raggiunge soltanto tra luglio e agosto, ovvero i mesi più caldi dell‘anno. Quest’ anno, però, il ghiaccio ha iniziato a sciogliersi molto prima. Al 13 giugno infatti si sono già perse più di 2 miliardi di tonnellate di ghiaccio tanto che, secondo gli scienziati,  il 2019 si preannuncia come un anno record per le temperature.

Effetti dello scioglimento

Come ha affermato Steffen Olsen, scienziato dell’Istituto meteorologico danese e autore della fotografia, il ghiaccio e‘ fondamentale per la popolazione groenlandese. Questo infatti permette loro di spostarsi, pescare e cacciare. Il suo scioglimento repentino e massiccio renderà difficili se non impossibili queste attività. Un’ altra conseguenza, come ha affermato Thomas Mote, ricercatore dell’Università della Georgia che da anni studia il clima della Groenlandia e‘ quella dell’ innalzamento del livello dei mari.

Infine, lo scioglimento dei ghiacci causerà un ulteriore aumento della temperatura, con un infinito circolo vizioso. Le calotte ghiacciate, infatti, essendo banche riflettono la luce del sole senza assorbirla e impedendo, quindi, che la terra si scaldi. Senza questa attività da parte dei ghiacci il calore riversato sulla superficie terrestre dal sole verrà assorbito, causando quindi un ulteriore aumento della temperatura. (Qui un articolo più approfondito sulle cause del riscaldamento globale).

Un trend globale

E’ inoltre recente la notizia data dall’agenzia Usa per la meteorologia (Noaa) secondo cui questo maggio e’ stato il piu’ caldo mai registrato sulla Terra dal 1880, ovvero da quando sono cominciate le rilevazioni. L’unica eccezione e’ stata l’Europa, con temperature piu’ fredde della media. Cio’ non toglie che in Antardide ci sono +4 gradi e che anche la sua calotta ghiacciata sia notevolmente diminuita rispetto al solito.

Teatro Greco di Siracusa: arte e ambiente si fondono

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Fino a domenica 23 giugno sarà in scena al Teatro Greco di Siracusa la tragedia Le Troiane di Euripide. Questo spettacolo ripercorre la caduta di Troia e la triste sorte che spetta alle donne della città che sono rese schiave dagli ateniesi. Il progetto scenico è curato da Stefano Boeri, ossia l’architetto artefice del Bosco Verticale di Milano. La scenografia è composta da circa 100 tronchi di 4/8 metri di abeti bianchi e rossi distrutti dal vento. Questo evento disastroso, denominato Tempesta Vaia, si è abbattuto nei boschi della Carnia in Friuli-Venezia Giulia nell’ottobre 2018 causando l’abbattimento di oltre 10 milioni di metri cubi d’alberi. Questi fusti, in scena al Teatro Greco di Siracusa, prendono il nome di bosco morto, e come afferma Boeri: “essi rinascono a nuova vita: artistica e di riuso successivo nelle falegnamerie della Sicilia”.

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La tragedia

Alla fine della guerra tra Troia ed ateniesi, che vede quest’ultimi vincitori, gli uomini troiani vengono trucidati e le donne sono assegnate come schiave ai greci. Cassandra diventa la schiava di Agamennone, Andromaca è assegnata a Neottolemo ed Ecuba ad Odisseo. Il figlio di Ettore, Astianatte, è giustiziato dagli ateniesi. Ecuba ed Elena si affrontano verbalmente e si incolpano a vicenda per lo scoppio della guerra. Troia, invece, è bruciata e gli ateniesi portano via le donne dalla città avvolta dalle fiamme.

Un’emozionante rappresentazione diretta dal regista francese Muriel Mayette-Holtz, che rivisita in chiave minimalista la tragedia di Euripide. Ricca di effetti speciali e di dialoghi che trasportano lo spettatore nel dolore delle donne che lasciano la propria città. Nel momento in cui la abbandonano attraversano con dignità questo bosco morto che sembra essere l’ultimo luogo dove depositare un seme per la rinascita, come segno di speranza.

Cosa lascia in eredità

La Fondazione Inda, in collaborazione con Boeri, ha realizzato un progetto di piantumazione di 1.000 lecci nell’area alle spalle del Palazzo di Giustizia di Siracusa. Alla fine di ogni replica della tragedia viene consegnato un leccio ad un bambino come segno di rinascita. L’area verde che sorgerà a novembre 2019 prenderà il nome di Bosco delle Troiane. Inoltre, il Comune di Siracusa dopo aver approvato la proposta dei “Boschi in città”, prevede la piantumazione di altri 6.000 alberi nei prossimi anni. Questo porterà un miglioramento nella qualità della vita della comunità e una seria risposta per la lotta ai cambiamenti climatici.

Boeri: “ l’idea di utilizzare gli alberi della Carnia abbattuti dalla Tempesta Vaia nel progetto scenico delle Troiane è nata dalla necessità di creare, attraverso gli strumenti della cultura e del progetto, un ponte tra due tragedie distanti 2000 anni, tra due regioni distanti 1500 chilometri e tra gli esseri umani e il mondo naturale, ponte, quest’ultimo che attualmente si fatica a riconoscere come necessario”.

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India, una montagna di rifiuti alta come le torri del London Bridge

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A Ghazipur in India, in prossimità di Delhi, esiste una vera e propria montagna di rifiuti che secondo quanto affermato dal sovrintendente ingegnere di East Delhi, Arun Kumar, ha raggiunto un’altezza di 65 metri. Per capirci, la stessa altezza delle torri del London Bridge.

Troppo tempo fa

Questa discarica è stata aperta nel 1984 e già nel 2002 aveva raggiunto i 20 metri ovvero la sua capienza massima. Questo perché ogni giorno interi camion di spazzatura riversavano il loro contenuto nella discarica, anche dopo gli inutili avvertimenti della East Delhi Municipal Corporation (EDMC). D’altra parte le 21 mila persone che vivono a Nuova Delhi non hanno molte altre alternative dove gettare i propri rifiuti, oltre ad altre due discariche. Anche queste, però, hanno entrambe raggiunto la loro capienza massima almeno dieci anni fa. “Il monte Everest”, come è stato soprannominato dai locali, continua a crescere di anno in anno. Con circa 2000 tonnellate di rifiuti al giorno il tasso di crescita è di 10 metri ogni anno. Di questo passo, entro un anno diventerà più alto del Taj Malhal, uno dei più iconici monumenti della nazione.

Conseguenze sugli abitanti

Le conseguenze dovute a questa discarica ormai da tempo abusiva sono molte e terribili per gli abitanti della zona. L’anno scorso due uomini sono morti a causa di una frana dovuta alle forti piogge. Anche senza pioggia, comunque, si formano spesso pendii ripidi e instabili, affatto sicuri per chiunque lavori nella discarica e, purtroppo, spesso sono bambini.

Inoltre, poiché i rifiuti su questa pila montuosa non vengono compattati, questo incoraggia la decomposizione e genera moltissimo calore e metano. Ciò significa che, da un lato, nelle giuste condizioni, i fuochi spontanei si scatenano facilmente fuochi spontanei che quindi destabilizzano ulteriormente l’intera struttura oltre ad essere molto pericolosi per i lavoratori della discarica e per i villaggi vicini. Come riporta l’associazione ambientalista Chintan, “la mattina del 1 ° febbraio 2012 i bassifondi
alla discarica di Ghazipur hanno preso fuoco per l’ennesima volta. Oltre 240 famiglie raccoglitrici di rifiuti hanno perso ogni oggetto di loro proprietà”.

Dall’altro lato, i gas tossici emanati dalla discarica causano malattie mortali a persone animali. Shambhavi Shukla, ricercatore Senior presso il Center for Science and Environment di Nuova Delhi, ha affermato che il metano emanato dalla spazzatura può diventare ancora più letale se mescolato con l’atmosfera. I rifiuti, inoltre, rilasciano queste sostanze anche nel terreno, andando quindi a inquinare la falda acquifera e rendendo l’acqua non potabile.

Un medico locale ha detto che vede circa 70 persone al giorno che soffrono principalmente di disturbi respiratori e dello stomaco, molti dei quali sono bambini. Un’indagine governativa indiana ha riportato che tra il 2013 e il 2017 Delhi abbia visto 981 decessi per infezione respiratoria acuta.

Ogni settimana mangiamo 5 grammi di plastica, come una carta di credito

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“La plastica è ovunque, non scompare, diventa soltanto più piccola”. E’ una delle tante verità presenti nel video del canale WWF-Australia. L’associazione ambientale più nota al mondo ha infatti commissionato all’Università di Newcastle a nord di Sydney lo studio ‘No Plastic in Nature: Assessing Plastic Ingestion from Nature to People’. “La plastica – si legge nel video – si trova nel cibo che mangiamo, nell’acqua che beviamo, nell’aria che respiriamo (come detto in un altro articolo del blog). Proprio adesso stai probabilmente consumando della plastica”.

2000 frammenti a settimana

Ma la parte più interessante oltre che più inquietante dello studio emerge appena dopo: “in media una persona può mangiare 100.000 microplastiche all’anno, che è esattamente come mangiare una carta di credito alla settimana. Ingeriamo infatti circa 2000 frammenti alla settimana di microplastiche, ovvero 5 grammi, che è proprio il peso di una carta di credito“.

Le microplastiche sono piccole particelle di plastica con un diametro non più grande di cinque millimetri. Queste vengono facilmente assunte attraverso l’acqua nelle bottigliette oppure dal rubinetto, in quanto non i depuratori non sono in grado di filtrarle Per quanto riguarda gli alimenti, la birra, i frutti di mare e il sale sono quelli con la più alta concentrazione di microplastiche.

Cosa fare?

Marco Lambertini, il direttore internazionale del Wwf, ha dichiarato che “questi risultati segnano un importante passo avanti nel comprendere l’impatto dell’inquinamento da plastica sugli esseri umani. E devono servire da campanello d’allarme per i governi“. Ha infatti aggiunto che per bloccare questo fenomeno è necessario agire alla radice, ovvero fermando la diffusione della plastica nell’ambiente oltre che la sua produzione. Per farlo, è necessaria un’azione dei governi (come ad esempio la direttiva dell’Unione Europea che prevede il bando della plastica monouso), delle imprese e anche dei consumatori.

La plastica è causa di molti altri danni ambientali. La distruzione degli habitat naturali è uno di questi, così come il pericolo che costituisce per la fauna di terre e oceani di tutto il mondo.

A Parigi la tangenziale diventa (quasi) pedonale

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Immaginatevi Parigi, una delle più grandi e importanti città del mondo, senza macchine. Forse non accadrà mai, ma la direzione che si sta prendendo e che si dovrà prendere è proprio quella. La sindaca della capitale francese Anne Hidalgo ha infatti presentato un programma di miglioramento della mobilità e inquinamento sonoro sul cosiddetto boulevard périphérique. Questa strada, paragonabile a una tangenziale, è un anello di otto corsie che circonda Parigi e che ospita 1,2 milioni di veicoli al giorno.

Velocità e veicoli ridotti

Sul nuovo “boulevard urbano”, come è stato descritto nel programma, le auto, le moto e i veicoli per le merci si muoveranno a non più di 50 km/h e non potranno circolare quelli di più di 3,5 tonnellate. Ampi spazi saranno inoltre destinati al concorso per creativi basato sul tema ‘Périph’ sans voitures’, ovvero “Periph senza automobili’. Tutto questo dovrà avvenire entro il 2024.

Una data quindi non troppo vicina e che comunque non porterà a drastiche restrizioni. Eric Azière, presidente del gruppo UDI-MoDem al Consiglio di Parigi ha dichiarato: “Dire che sarebbe sufficiente distruggere questo asse stradale sarebbe una menzogna nonché una mancanza di rispetto per tutti gli utenti che non hanno ancora un’alternativa alla macchina. Dobbiamo anche tener conto della legittima suscettibilità di tutti coloro che, non essendo parigini, lavorano o passano per Parigi.”

Il boulevard périphérique di Parigi

La riduzione del traffico porterà inoltre all’abbandono di alcune corsie, le quali saranno trasformate in spazi verdi pedonali a completa disposizione dei cittadini. “L’obiettivo – continua Azière – è di decentrare l’attività parigina per una nuova organizzazione spaziale dei posti di lavoro e degli alloggi, per far emergere nuove centralità all’interno della metropoli.

Parigi sempre più green

La sindaca di Parigi ha avuto a cuore il miglioramento della città dal punto di vista dell’inquinamento sin dall’inizio del suo mandato nel 2014. Per esempio, ha reso pedonali le strade che circondano la Senna e in futuro vorrà sempre più coinvolgere le imprese cittadine per rivoluzionare la mobilità. Vorrebbe infatti favorire il telelavoro e il carpooling tra i dipendenti, oltre che la costruzione di interi eco-quartieri. Come si legge nel rapporto, tutto questo sarà inserito in un tessuto urbano rigenerato, in una ferita guarita.

WWF e Jova Beach Party: una collaborazione rivedibile

Jovanotti e WWF

Il WWF è un’icona, se non l’icona per eccellenza, della difesa della natura. Ma questo non la rende infallibile. Spesso anche i migliori intenti possono provocare i risultati più imprevisti e indesiderati. Questo sembrerebbe essere il caso della collaborazione tra Jovanotti e il WWF in occasione del Jova Beach Party.

Il WWF Italia ha infatti deciso di fiancheggiare l’amatissimo artista italiano in questo tour estivo in alcune delle più belle spiagge italiane, con l’idea di sfruttare la popolarità del Jovanotti come strumento di sensibilizzazione e promozione di una cultura amica dell’ambiente. Scontato dunque che siano state prese tutte le precauzioni del caso per assicurare l’assenza di incidenza sull’ambiente costiero interessato, così come lascia intendere il WWF stesso che garantisce di avere chiesto “misure di tutela chiare e puntuali”.

Fratino: emblema di resistenza ostinata

A questo punto entra in gioco un altro protagonista: il fratino. Il fratino è più di un semplice uccello, il fratino è l’emblema di una natura agguerrita e intransigente, che non è disposta a rinunciare alla propria indole. La peculiarità di questo animale è infatti il luogo di nidificazione: le spiagge sabbiose, nelle quali depone, feconda e cova le proprie uova e accudisce i propri piccoli per le prime settimane, fino a quando non sono pronti a spiccare il volo.

Questo piccolo trampoliere non è raro da avvistare in Italia. Però il numero di esemplari svernanti è diminuito di circa la metà negli ultimi decenni. Il fratino è indice di una spiaggia e di un ambiente marino ben conservati e correttamente tutelati. Questo limicolo è anche al centro di campagne del WWF, come testimonia la Rete Fratino del WWF Italia nata lo scorso anno.

Le complicazioni: Ladispoli, Vasto, Lido degli Estensi

Già lo scorso dicembre 2018 è stata annullata una tappa del tour, quella di Ladispoli (Roma), a causa del passo indietro da parte delle associazioni ambientaliste della zona, dopo le criticità emerse. Cosa che non è andata giù a Cherubini, che non ha voluto risparmiarsi sui social media dando dei “leggeri” agli ambientalisti e dicendo che seguono “logiche misteriose”. Non proprio l’atteggiamento di chi è disposto a mettersi in secondo piano pur di rispettare l’ambiente.

Il post di Trident (società che organizza i concerti del cantante) che dichiara l’annullamento della data e a lato il commento di Jovanotti.

Ma quello che fino a pochi giorni fa era un caso isolato, ora non lo è più. Anche le tappe di Vasto (Chieti) e di Lido degli Estensi (Ferrara) hanno rilevato e svelato delle problematiche di carattere ecologico. Infatti i lavori appena iniziati a Vasto mettono a repentaglio l’habitat e quindi la sopravvivenza e la riproduzione dei fratini nelle rispettive località. Lavori che tra l’altro non erano stati accordati con l’organizzazione del Jova Beach Party e che hanno così costretto il WWF ha presentare una diffida al Comune di Vasto.

Similare la situazione in provincia di Ferrara, come ricordato dall’Associazione Naturalisti Ferraresi, che nel recente numero di giugno di Natura e Società della Federazione Nazionale Pro Natura ha elencato i numerosi punti che portano alla necessaria opposizione all’evento.

Ne vale veramente la pena?

Il fatto è che tra tutti gli ecosistemi intaccati dall’uomo, le spiagge sono di gran lunga quello più snaturato e antropizzato. La domanda che ne consegue è quanto sensata sia realmente questa operazione di marketing che altro non fa che adibire zone protette e dal fragile equilibrio a location per eventi di massa (a pagamento) con musica ad altissimo volume per un’intera giornata (più precedenti e successivi lavori).

Quali si prevedono essere i risultati effettivi in termini di consapevolezza ambientale e di cambiamenti di stile di vita nel maggiore rispetto dell’ambiente? Difficile a dirsi, ma è immaginabile che il rischio non valga la candela. Non si può fare marketing sulla pelle di fratini e tartarughe o della natura in generale.

Inoltre, l’obiettivo di sensibilizzazione sembra essere legato più all’evento stesso che non a una campagna di ampia portata e dagli effetti duraturi, basti guardare il video di presentazione del Jova Beach Party estate 2019 (che già dal nome non ha nulla che richiami la salvaguardia dell’ambiente) ad opera di Jovanotti stesso.

Video di presentazione del Jova Beach Party. Quale rilevanza ha l’ambiente in tutto ciò?

Come ricordano gli ambientalisti ferraresi: i premi e i riconoscimenti delle aree protette non sono estemporanei, ma vanno (ri)guadagnati giorno dopo giorno. L’era del compromesso a discapito della natura deve giungere al termine.

Da Pisa un robot che raccoglie le microplastiche negli oceani

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L’8 giugno è stata giornata mondiale degli oceani. Il giorno perfetto per testare nel mare livornese il nuovo robot acquatico e mangia plastica progettato e realizzato dall’Istituto di Biorobotica della Scuola Universitaria Superiore Sant’Anna di Pisa. Quello che dall’alto può sembrare una grosso granchio grigio scuro, dalla foto scattata dal basso risulta essere una macchina molto sofisticata. Ha infatti sei “zampe” sulle quali appoggiarsi e che permettono al robot di muoversi sul fondale dell’oceano. (Qui le foto del robot)

Come funziona il robot

Il lavoro di Silver2 è quello di “netturbino degli oceani” in quanto raccoglie le microplastiche che rileva nell’acqua. Il robot “è in grado di camminare e di correre, sempre guidato a distanza grazie a una boa superficiale che riceve i dati e li trasmette wireless al computer dell’operatore”. Dice il responsabile del progetto Marcello Calisti, ricercatore dell’Istituto di Biorobotica. “Oltre ad avere due telecamere ad alta definizione come occhi – aggiunge l’esperto – Silver 2 può alloggiare nella pancia vari strumenti. Un esempio sono i carotatori per raccogliere campioni del fondale da analizzare in cerca delle microplastiche”.

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Per crearlo ci sono voluti due anni interi di studi: “Abbiamo pensato – continua calisti – di ispirarci ai granchi che vedevamo fuori dal nostro laboratorio sullo Scoglio della Regina e abbiamo iniziato a studiare i loro movimenti grazie a telecamere ad alta definizione spaziale e temporale”. La presenza del robot inoltre non è invadente e non rischia di danneggiare né se stesso né l’ambiente circostante. ”Silver-2 pesa 20 chili, può scendere fino a 200 metri di profondità. E’ dotato di sei zampe articolate e molleggiate che gli permettono di saltellare sul terreno senza danneggiarlo e di aggirare gli ostacoli. L’obiettivo del robot-granchio non è soltanto quello di ripulire i mari, ma anche di “contribuire all’esplorazione dei fondali, che oggi conosciamo soltanto per il 5%”.

Un lungo percorso

Il progetto è stato reso possibile anche grazie alla collaborazione con l’azienda Arbi Dario Spa per il suo progetto Blu Resolution. L’azienda aveva probabilmente già visto del potenziale nel progetto precedente “Silver”, un prototipo dell’attuale robot sponsorizzato dalla National Geographic Society. Per il futuro si sta pensando a come sviluppare il robot aggiungendo dei bracci in grado di afferrare le macroplastiche e, quindi, pulire gli oceani anche dalla sporcizia più visibile.

Direttiva Ue: dal 2021 stop alla plastica monouso

Il 21 maggio scorso è stata approvata dal Consiglio europeo la direttiva per l’abolizione della plastica monouso a partire dal 2021. La normativa prevede la messa al bando piatti, posate, cannucce, cotton-fioc e aste per palloncini monouso. Inoltre, gli stati membri si sono impegnati a raggiungere una raccolta differenziata pari al 90% per le bottiglie di plastica entro il 2029. La direttiva prevede anche l’obbligo, dal 2024, del tappo fissato alla bottiglia che eviterebbe un facile smarrimento di esso.

Sulla base dei dati dell’Eurobarometro, la Coldiretti ha effettuato un’analisi riscontrando che già il 27% degli italiani ha smesso di utilizzare plastica monouso. Infine, uno studio condotto dall’Università di Parma e l’Università di Milano-Bicocca ha concluso che un aumento del 10% della raccolta differenziata comporterebbe un calo di rifiuti pari a mezzo milione di tonnellate ogni anno. Va anche aggiunto che in Italia la raccolta differenziata è cresciuta dal 5% nel 1995 al 55,5% nel 2017. Un risultato estremamente positivo ma ampiamente migliorabile.

I bicchieri monouso sono i grandi esclusi dalla direttiva europea, e questi rappresentano circa il 20% dei rifiuti marini. L’Associazione Marevivo ha lanciato la campagna #StopSingleUsePlastic, questa iniziativa sostiene la messa al bando anche dei bicchieri. Andy Bianchedi, Cavaliere del mare dell’Associazione, ha affermato a proposito dei bicchieri che: “solo in Italia ne consumiamo tra i 6 e i 7 miliardi all’anno, è assurdo pensare di continuare così. Occorre vietare anche i bicchieri, la Direttiva europea è ancora migliorabile”.

direttiva plastica

Via la plastica dalle Università

Gli Atenei, di pari passo con la direttiva Ue, si stanno mobilitando per la lotta alla plastica attuando delle politiche plastic free. Infatti, già diverse Università hanno cominciato, o cominceranno, una campagna di distribuzione gratuita di borracce in alluminio. L’obiettivo è quello di bandire le bottigliette di plastica attraverso la diffusione dell’uso di borracce e l’installazione di erogatori di acqua potabile.

Pioniera di questa iniziativa è stata l’Università di Roma Tre, con il progetto “The message is the bottle”, la quale ha iniziato una distribuzione gratuita di 36.000 borracce a partire da aprile 2019. L’Alma Mater di Bologna, invece, sta attuando politiche di sostenibilità ambientale grazie al programma Plastop. Anche gli Atenei di Catania, Teramo e Parma hanno optato per una politica eco-friendly ed a breve prenderà via la distribuzione di borracce. La Ca’ Foscari di Venezia, invece, si unirà al treno a partire dall’anno accademico 2019-2020.

La CRUI, ossia la Conferenza dei Rettori delle Università italiane, ha promosso un’iniziativa volta a coadiuvare le azioni degli Atenei. Si tratta della Rete delle Università per lo Sviluppo Sostenibile (RUS) a cui hanno già aderito 68 Atenei pubblici e privati. I temi del RUS sono quelli della sostenibilità ambientale e della responsabilità sociale, e come ha dichiarato Enrico Giovannini in una recente intervista: ” Nessuno può più far finta di non sapere che lo sviluppo sostenibile è quello sviluppo che consente alla generazione attuale di soddisfare i propri bisogni senza pregiudicare il fatto che la generazione successiva possa fare altrettanto”.