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Non capita spesso di vedere Greta Thunberg e Donald Trump nello stesso posto. Ieri, durante la prima giornata del meeting annuale del World Economic Forum, i due volti della crisi climatica hanno parlato di fronte ad una platea colma di personalità eccellenti. Inutile precisare che i due discorsi fatti dai rispettivi leader non avessero proprio lo stesso messaggio.

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Cos’è il World Economic Forum?

“Il Forum impegna i più importanti leader politici, culturali ed economici a dare forma all’agenda globale, regionale e industriale”. Questa è la definizione che dà di sé la fondazione no profit con sede a Ginevra, Svizzera. In altre parole si tratta di un’organizzazione che ha l’ambizione di riunire sotto di sé le personalità più influenti del mondo affinché queste possano stabilire strategie di sviluppo che rispettino i principi di giustizia sociale, economica e ambientale. Fondato nel 1971 il World Economic Forum organizza ogni anno un incontro nella città di Davos (Svizzera) in cui i rappresentanti delle realtà coinvolte possono incontrarsi per parlare, faccia a faccia, dei problemi da risolvere.

Negli ultimi due anni questo “annual meeting” ha avuto come tema centrale quello dei cambiamenti climatici. Si è discusso quindi delle possibili soluzioni che le imprese e i governi possono adottare per implementare la tanto necessaria svolta ecologica dell’economia su scala globale. Se gli esiti dell’evento dello scorso anno hanno lasciato interdetto il mondo ambientalista – il Forum si è infatti concluso con un nulla di fatto – quest’anno siamo di nuovo lì, ad aspettare che arrivi qualche buona notizia dal piccolo borgo situato nelle Alpi Svizzere. Difficile sapere già da ora se arriveranno o meno.

Il ritorno di Greta, un anno dopo la prima volta

Uno dei primi ospiti che ha preso parola durante la prima giornata del Forum è stata proprio Greta Thunberg. Un anno fa, sempre a Davos, Greta ha tenuto uno dei suoi primi discorsi. Da quel leggio ha pronunciato per la prima volta la celebre frase: “Our house is on fire”. Quest’anno, in un discorso di 8 minuti circa, la giovane attivista svedese ha ribadito, di fronte alle più influenti personalità dell’economia mondiale, la stringente necessità di iniziare ad agire ora se si vuole limitare l’innalzamento della temperatura media globale a 1,5/2 °C, come specificato nel Paris Agreement.

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La Thunberg ha poi ricordato come il nostro budget di carbonio, al ritmo di immissione di CO2 in atmosfera odierno e senza una svolta incisiva, verrà esaurito entro 8 anni. Questo dato è semplicemente uno dei tanti specificati nel report dell’IPCC pubblicato nel 2018 che, ad oggi, rappresenta “la migliore scienza disponibile”.

La traduzione del discorso di Greta Thunberg: “Cosa direte ai vostri figli?”

“La transizione non sarà affatto semplice. Se non iniziamo ad affrontarla ora, insieme e con tutte le carte scoperte in tavola, non saremo in grado di risolverla in tempo. Sono giunta qui con un gruppo di attivisti e la nostra richiesta è piuttosto semplice. Vogliamo che voi, i più potenti ed influenti leader economici e politici, iniziate ad attuare le misure necessarie. Chiediamo che i partecipanti del WEF – investitori, banche, aziende e istituzioni – blocchino immediatamente ogni tipo di investimento rivolto al settore dell’estrazione e dello sfruttamento dei combustibili fossili con un parallelo spostamento degli sforzi economici verso settori non inquinanti. Non vi chiediamo di farlo entro il 2050 o entro il 2040. E neanche entro il 2021. Vi chiediamo di farlo ora“.

“Ciò che stiamo chiedendo è solamente una minima parte dello sforzo necessario affinché questa battaglia possa essere vinta. Se non lo farete dovrete spiegare ai vostri figli perché vi siete arresi di fronte agli obiettivi degli Accordi di Parigi. Oltretutto senza neanche provare a raggiungerli. Sono qua per dirvi che, a differenza della vostra generazione, la mia non è disposta ad arrendersi senza lottare. Voi cercate di schivare il problema, pensando che le persone si stancheranno di parlarne perché è troppo deprimente. Ma non lo faranno. Siete voi che vi state arrendendo”.

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Mi chiedo quale sarà la giustificazione che darete ai vostri figli per il vostro fallimento che li avrà lasciati soli nell’affrontare il caos climatico che avrete consapevolmente portato sopra di loro. Gli direte che sembrava essere una cosa troppo negativa per l’economia? E che è questo il motivo per cui avete abbandonato l’idea di assicurare condizioni vivibili sulla terra alle future generazioni? Oltretutto senza neanche provarci? La nostra casa è ancora in fiamme e la vostra inazione le sta alimentando di ora in ora. Ciò che vi chiediamo è semplicemente di agire come se amaste i vostri figli sopra ogni cosa”.

La risposta di Trump

Poche ore dopo il discorso di Greta Thunberg ha preso parola, di fronte al Forum, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump. Il volto più celebre su scala mondiale del negazionismo climatico ha subito puntato il dito contro il pessimismo dei giovani attivisti aggiungendo che “vogliono vederci fare brutte figure ma non glielo permetteremo”. Dopo queste prime corrotte parole Trump ha lasciato spazio ad una serie di affermazioni palesemente ipocrite: “Io sono un grande sostenitore dell’ambiente. É molto importante per me. Quello che desidero sono aria e acqua pulita”. Delle dichiarazioni che sono decisamente in controtendenza rispetto alle politiche attuate dal tycoon americano.

L’ attuale inquilino della Casa Bianca ha poi portato all’attenzione dei presenti i dati sullo sviluppo dell’economia americana, affermando che l’American Dream, sotto la sua amministrazione, sta rinascendo “più forte e più grande di prima”. Peccato che, poco dopo, abbia preso la parola Joseph Stiglitz, professore di economia alla Columbia University, che ha di fatto smentito quanto sostenuto da Trump: “Una ricerca dimostra che il Presidente Trump dice in media 5/6 bugie al giorno. Ma oggi ha decisamente sforato. I dati ci dicono che la crescita economica degli Stati Uniti è stata ben maggiore sotto l’amministrazione Obama ed allo stesso tempo l’aspettativa di vita media dei cittadini americani è calata”.

Il programma “1 Trillion trees” del World Economic Forum

Una delle novità del meeting di quest’anno riguarda l’iniziativa “1 Trillion Trees”. Con questo programma il World Economic Forum ed i suoi sostenitori puntano a piantare 1.000 miliardi di alberi in tutto il mondo. E ben vengano iniziative di questo tipo. Peccato che permettano a chiunque ne faccia parte di portare avanti azioni comunicative di greenwashing, come fatto proprio da Trump che ha annunciato la volontà da parte della sua amministrazione di piantare 1 miliardo di alberi su suolo statunitense, come se bastasse questo a fermare la crisi climatica. I progetti di riforestazione sono volti a compensare le emissioni di anidride carbonica e in tal senso vanno sicuramente sostenuti.

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Greta Thunberg ha però voluto precisare come questi progetti, da soli, siano molto lontani dal risolvere il problema senza una parallela drastica riduzione delle emissioni di gas serra in atmosfera. Se inoltre si considera come contrappeso la quantità di alberi che ancora oggi vengono abbattuti ogni anno, si nota subito come questa misura sia totalmente insufficiente. Piantare alberi, insomma, aiuta ma non sarà mai abbastanza. Così come non lo sarà il meeting annuale del World Economic Forum se, a far da padrone, saranno gli ennesimi slogan pieni di buone intenzioni senza che questi si tramutino poi in fatti. Mancano ancora 3 giorni alla conclusione dell’incontro di Davos. Chissà se, questa volta, sarà servito a qualcosa.

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