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Tra Oscar, Golden Globe e premi Nobel, quest’anno emerge tra l’opinione pubblica anche un premio ambientale molto prestigioso, il Tyler Prize. Si tratta di un premio assegnato fin dal 1973 dalla University of Southern California a chiunque apporti un valido contributo agli studi sul’ambiente. I vincitori di quest’anno sono  stati Pavan Sukhdev, economista ambientale nonché ambasciatore del programma ambientale delle nazioni unite e l’esperta di scienze ambientali dell’Università di Stanford Gretchen Daily. Insieme hanno apportato un grande contributo con il concetto del “capitale naturale”.

Il capitale naturale

La loro scoperta è il risultato di una ricerca che procede da anni e riguarda il cosiddetto capitale ambientale. Il concetto è quello di misurare in termini di denaro il valore della natura, una connessione apparentemente ossimorica.

L’ambientalismo è infatti una delle scienze, delle idee, dei valori che più di tutte si sono storicamente discostate dalla sfera economica, acquisendo negli anni un’aura un po’ romantica e un po’ hippie che ancora oggi fatica a scollarsi. Come invece hanno dimostrato Daily e Sukhdev, è necessario che l’ambiente diventi un valore diffuso per tutte le sfere della società e, quindi, anche quella economica.  

La quantificazione della natura

Gratchen Daily in particolare sostiene che una crescita economica che ignora l’ambiente non è sostenibile. Questo è un concetto tutt’altro che astratto e da figli dei fiori. Infatti,un ambiente impoverito non produce ricchezza, e non è più in grado di sostenere la vita umana.

Quindi una soluzione per “sfruttare” in modo sostenibile l’ambiente perché mantenga in vita una popolazione così numerosa è quindi la quantificazione del valore, dato a lungo per scontato, dei servizi forniti dall’ambiente.

Secondo Daily, la chiave è “pensare agli ecosistemi al pari di una sorta di capitale fisso: così come esistono asset come il capitale umano o finanziario, esiste anche un “capitale naturale” e la nostra sopravvivenza dipende interamente da questo”. Il capitale naturale è formato dalla disponibilità di suolo, di acqua e biodiversità, aria e quindi le foreste che catturino la CO2 prodotta dall’uomo. Daily ha quindi creato il progetto “NatCap” per permettere a chiunque di quantificare e mappare i guadagni di un investimento in natura.

Le api non erogano fatture

Sukhdev, invece, aveva esordito nell’econimia ambientale con uno studio commissionato dalla Commissione Europea nel 2007 per calcolare il costo economico della deforestazione e della distruzione degli ecosistemi.

Queste le sue parole: “Basta chiedere a un qualsiasi agricoltore costretto ad affittare delle api che impollinino i suoi campi, ora che le popolazioni selvatiche di questi insetti non sono più sufficienti per ottenerlo a costo zero. Il problema è che le api non emettono fattura, e per questo il valore dei servizi che erogano non era mai stato riconosciuto”.

Leggi il nostro articolo: “L’estinzione delle api sarà l’inizio della fine”

Sukhdev ha quindi dimostrato che un’ economia green può essere davvero un importante motore di crescita economica, capace di creare nuovi posti di lavoro e di alleviare gli effetti della povertà.

A questo tema ha anche fatto riferimento il Sole 24 Ore nel suo articolo in cui mette in guardia le banche a fronte dei cambiamenti climatici. Le catastrofi naturali e tutto ciò che di imprevedibile può causare il riscaldamento del globo, possono portare a una grave crisi finanziaria, che sarà quindi una delle cause dei disagi, emigrazioni, morti nel “primo mondo”. Quelle del “terzo mondo”, come stiamo vedendo, sono già iniziate. Il rapporto a quale l’articolo d riferimento, intitolato “Cigno verde. Cambiamenti climatici e stabilità del sistema finanziario: quale ruolo per banche centrali, regolatori e supervisori”, propone alcune soluzioni

Possibili soluzioni

Una di queste sarebbe i riuscire a individuare i rischi connessi al clima utilizzando modelli previsionali basati su metodologie prospettive. Questi rischi «devono essere integrati nella regolazione prudenziali per le banche e sottoposti al monitoraggio sulla stabilità finanziaria», che è una delle prerogative del Financial Stability Board. E ancora: spingere il settore privato a una maggiore comunicazione dei propri rischi legati ai cambiamenti climatici e alle emissioni di carbonio.

Infine, le banche centrali vengono chiamate a includere nella formazione dei loro portafogli i target di sostenibilità dell’Onu, quindi investire in strumenti finanziari green e a introdurre la sostenibilità tra gli obiettivi delle politiche monetarie. La del clima e la stabilità finanziaria iniziano quindi ad esere considerati comeconcetti interconnessi, per cui il capitale umano dipende strettamente e immprescindibilmente da quello naturale.

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