L’umanità si trova a un bivio: deve scegliere se continuare a vivere sfruttando le risorse della Terra come se fossero infinite, oppure destarsi, finalmente, dal torpore degli annunci e iniziare a cambiare concretamente. Il quinto report Onu sulla biodiversità – Global Biodiversity Outlook 5 – riassume lo stato in cui versa la natura, condividendo le azioni che hanno impattato in modo positivo sull’ambiente. Le soluzioni devono essere trovate e messe in pratica. Non rimane più tempo!
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Biodiversità a rischio: come proteggerla, come proteggerci
Sono ormai trascorsi dieci anni dal Protocollo di Nagoya. Il documento aveva l’obiettivo di rendere più democratici i benefici genetici derivanti dal progresso in ambito scientifico e tecnologico. Così, gli Stati avrebbero contribuito anche alla conservazione della diversità biologica, rimanendo vigili sulla sostenibilità e sui diritti. Questo accordo andava a rafforzare il Protocollo di Cartagena sulla biosicurezza, adottato nel gennaio del 2000 ed entrato in vigore nel 2003. Era necessaria una revisione, visto il lancio imminente della Strategia 2011-2020.
Ora, si tirano le somme degli sforzi che i governi e gli attori politici hanno messo in atto per contrastare la perdita di varietà a rischio. Nonostante alcuni slanci positivi, i risultati non sono confortanti. «Ma devo essere brutalmente onesta: il mondo non ha raggiunto gli obiettivi prefissati e non siamo nemmeno sulla strada giusta» ha aggiunto Elizabeth Maruma Mrema, Segretario Esecutivo della Convenzione sulla Diversità Biologica, alla presentazione del report.
Le minacce ambientali da scongiurare sono molteplici. Il declino è visibile e si sta intensificando: gli ecosistemi si stanno degradando o, addirittura, scompaiono.
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I risultati del documento
Il report Onu sulla biodiversità è lo strumento per capire quanto è stato fatto e delineare il percorso da seguire nei prossimi anni. I dati sono stati forniti da 167 Paesi e il testo è stato integrato con 675 ricerche scientifiche.
L’introduzione si concentra sulla biodiversità per lo Sviluppo Sostenibile, collegando questo aspetto agli SDGs (Obiettivi di Sviluppo Sostenibile) dell’Onu. Essendo profondamente legati, il raggiungimento di alcuni rafforza il miglioramento di tutto l’ecosistema.
Il focus, poi, si sposta sugli Obiettivi di Aichi, ossia i 20 target adottati durante la Conferenza di Nagoya. Si mettono in relazione la letteratura scientifica degli ultimi vent’anni e gli indicatori, per visualizzare i cambiamenti avvenuti: nessuno è stato raggiunto pienamente; sei, solamente parzialmente. In altri casi, siamo ancora fuori rotta. Si pensi, infatti, che si spendono ancora 500 miliardi di dollari in sussidi ambientalmente dannosi.
Ma ci sono anche buone notizie: le politiche di prevenzione hanno anche permesso la sopravvivenza di alcuni specie animali a rischio estinzione. Il loro numero arriva sino a cinquanta. Questo è stato possibile dal 1993, attraverso la messa in atto di restrizioni, controlli sulla specie aliene e invasive, conservazione ex situ e la reintroduzione in aree protette.
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Tre azioni dal report Onu sulla biodiversità
Tre sono le azioni evidenziate dagli esperti. La prima è affidata ai governi nazionali: devono aumentare le loro ambizioni a livello statale, per poi aiutare la media mondiale e formare nuove prospettive di protezione ambientale efficaci. Anche la seconda è affidata alla politica, visto che non si può tralasciare un tema così importante. La diversità biologica deve divenire il cuore della visione a medio-lungo termine, punto centrale del processo decisionale. La terza, infine è rivolta a tutti: le nostre azioni concorrono al miglioramento o al peggioramento del pianeta. Per questo, rallentare il cambiamento climatico deve divenire una priorità.
La prospettiva, quest’anno, è ulteriormente cambiata, a fronte della pandemia da Covid-19. Ha dimostrato come l’equilibrio tra l’essere umano e la natura è in continuo mutamento. Il virus, trasmesso dagli animali, ha messo in luce tutta la pericolosità di ritenerci superiori e sovraordinati rispetto alla fauna e alla flora terrestri.
Sono tre le parole chiave che bisogna tenere a mente: conservare, ripristinare, utilizzare in modo oculato. La connessione deve essere ribadita, sempre: più pensiamo di poter essere autosufficienti, più paghiamo le conseguenze della nostra tracotanza. A soffrirne saranno la nostra salute, le nostre economie e la società.

La strada verso il 2050
Il cambiamento climatico non è, al momento, la causa principale di perdita di biodiversità, ma lo diventerà se non saremo capaci di mantenere l’aumento di temperatura globale sotto 1,5°C. A questo proposito, sono otto le transizioni da compiere per poter vivere in armonia con la natura. Esse spaziano dall’agricoltura alla pesca, dalla filiera alimentare alle città, passando per la sanità e la protezione delle foreste.
La posta in gioco è alta: si rischia la sesta estinzione di massa. Solamente prendendo atto di questo, si può pensare di agire immediatamente, riducendo i rischi futuri. La responsabilità è di tutti: abbiamo gli strumenti, la tecnologia, la possibilità di cambiare veramente.
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I prossimi passi da compiere per la biodiversità
Abbiamo fallito? «La domanda è giusta, perchè non siamo arrivati dove avremmo voluto» risponde Inge Andersen, direttore esecutivo del Programma Ambiente dell’Onu durante la presentazione. «Non è sufficiente essere d’accordo sull’approvazione di nuovi target […], bisogna essere in grado di disaggregarli a livello nazionale in modo che possano essere raggiunti.»
Bisogna imparare dagli errori del passato. Ripensare ai nuovi obiettivi in modo più semplice deve prima farci interrogare sul fallimento di quelli che si erano posti dieci anni fa. Ma non è più sufficiente. I governi devono prendersi la responsabilità di coinvolgere la popolazione in un cambiamento reale e profondo. Ci sono gruppi vulnerabili e minoranze che ancora soffrono le conseguenze in modo marcato, ma che, allo stesso tempo, sono in prima linea per la conservazione e il ripristino del pianeta.
Un uso sostenibile delle risorse può permettere il nostro benessere: il momento è ora.










