Extinction Rebellion: al via le manifestazioni in tutto il mondo

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“I fratelli arrabbiati di Fridays For Future”. Così sono stati definiti da alcuni gli attivisti di Extinction Rebellion, un movimento ambientalista nato a Londra ormai quasi un anno fa. Dal 7 ottobre, ad oltranza per 2 settimane, gli attivisti di XR hanno iniziato delle azioni di protesta pacifica in tutte le più grandi città europee, e non solo. Marchio di fabbrica dell’organizzazione, oltre alla ormai celebre clessidra che sta ad indicare il poco tempo che abbiamo a disposizione per fermare la crisi climatica, è la natura non-violenta del movimento che, vista la portata delle azioni di disturbo da loro ideate, sfocia spesso in una serie di fermi ed arresti da parte delle polizie locali.

Leggi il nostro articolo: “Lettera ai negazionisti. Smontiamo le bufale sul clima”

I ribelli che sono disposti a farsi arrestare

Già nei mesi scorsi gli attivisti di Extinction Rebellion si erano fatti riconoscere per una serie di azioni di disturbo. Ad Aprile abbiamo infatti potuto assistete alla prima International Rebellion Week, da cui sono scaturiti gli arresti di più di 1.000 attivisti nella capitale inglese. Durante quei giorni a Londra i “ribelli” avevano immobilizzato diverse aree della città, tra cui diversi ponti del centro, generando non pochi intoppi alla viabilità cittadina. Le proteste che sono iniziate ieri, invece, hanno visto un numero decisamente più alto di partecipanti, soprattutto in altre capitali di tutto il mondo.

Berlino, Londra, Roma, Parigi e non solo

Una delle città che ha visto il più alto numero di manifestanti è Berlino. Sono infatti ben 5.000 i protestanti che hanno allestito un “climate camp” di fronte al Bundestag. Questo campeggio fungerà da base strategica per organizzare le iniziative. Nella giornata del 7 ottobre i manifestanti hanno bloccato per diverse ore Postdamer Platz, una delle piazze più centrali della capitale tedesca. Così come l’area della statua della Vittoria, da cui parte la strada principale che va fino alla porta di Brandeburgo e al Bundestag. Durante questo blocco ha preso parola al microfono anche Carola Rackete. Nel suo discorso l’ex-capitana della SeaWatch ha sottolineato l’elevato grado di connessione esistente tra la crisi climatica e quelle umanitarie.

Video del Guardian sulle proteste di ieri

A Londra, dove è attivo il gruppo XR più numeroso, il centro città è stato letteralmente bloccato per diverse ore. A Roma oggi inizierà uno sciopero della fame in Piazza della Madonna di Loreto, che da domani si sposterà a Montecitorio. Altre testimonianze di azioni pacifiche provengono da tutto il mondo: da New York a Melbourne, passando per il Messico, l’Argentina, il Canada e la Spagna. Extinction Rebellion si sta spargendo a macchia d’olio, proprio come Fridays For Future. La buona notizia, in questo senso, è che i due movimenti possono contare sul pieno supporto dell’altro. D’altronde, quando si parla di giustizia climatica, non esiste la parola rivalità ma solo un nemico comune da combattere.

Cosa vuole Extinction Rebellion

Le richieste di Extinction Rebellion sono poche e di una chiarezza cristallina. Ogni manifestazione che prende piede ha come scopo quello di far approvare dalle istituzioni un documento che dichiari l’emergenza climatica ed ecologica, al grido di “Tell the truth!”. Il testo del manifesto si articola in altri due punti principali: la riduzione a zero delle emissioni di gas serra entro il 2025 e la creazione di assemblee cittadine con potere deliberativo.

“Siamo tutti fatti di fuoco” – il video promo della ribellione

Leggi il nostro articolo: “I numeri delle manifestazioni di Fridays For Future”

Uno dei primi comuni ad aver approvato in toto il documento di Extinction Rebellion è stato il Comune di Bologna ma, solo in Italia, sono altre 54 le municipalità che hanno dichiarato lo stato di emergenza climatica, grazie anche alle pressioni delle delegazioni di Fridays For Future. La stessa cosa è accaduta anche in altre parti del mondo. Per raggiungere i propri scopi l’organizzazione si avvale di poche regole. Su tutte quella della disobbedienza civile non violenta, che si basa proprio sulla volontà di portare avanti azioni disturbanti che però non rechino danno a nessuno. Non è affatto raro che queste scaturiscano in una serie di arresti da parte della polizia locale.

I portavoce di Extinction Rebellion UK: “Vogliamo bloccare il parlamento”

Sebbene anche durante le passate azioni collettive XR abbia sempre ottenuto buoni risultati in termini di partecipazione, la portata che le proteste avranno durante questa tornata di manifestazioni potrebbe essere storica per il movimento. I coordinatori di XR UK hanno infatti dichiarato di avere arruolato 5 volte più attivisti rispetto alla Internation Rebellion Week di Aprile.

Leggi il nostro articolo: “Il discorso di Greta all’ONU”

Questa maggiore partecipazione permette ad Extinction Rebellion di intraprendere azioni di disturbo molto più ambiziose, come confermato dai suoi portavoce che hanno dichiarato il loro desiderio di bloccare l’intero centro città di Londra: Trafalgar Square, Horse Guards Parade, Mall, Victoria Street e i ponti di Westminister e Vauxhall sono obiettivi già dichiarati. Sebbene la durata delle proteste dovrebbe essere di 2 settimane, molti attivisti hanno dichiarato che non si fermeranno fino a quando le loro richieste non saranno soddisfatte.

La crescita di Extinction Rebellion

In meno di un anno la clessidra di Extinction Rebellion ha già fatto il giro del mondo e, insieme a Fridays For Future, sta mettendo le istituzioni di fronte alla proprie responsabilità. Se si pensa a quello che era il dibattito ambientalista e l’importanza che questo aveva in termini di rilevanza mediatica solo un anno fa e si paragona a ciò che è stato raggiunto oggi sembra di essere in una fiaba. Ed il merito va proprio a tutti gli attivisti che in questi ultimi tempi hanno manifestato nelle piazze di tutto il mondo.

Leggi il nostro articolo: “Il mondo in fiamme. Contro il capitalismo per salvare il clima”

La strada è ancora lunga ma il trend positivo di questi ultimi tempi alimenta le speranze. Se da una parte la politica ancora fatica a dare risposte concrete e credibili, dall’altra il moltiplicarsi di organizzazioni e manifestazioni a sfondo ambientalista possono contribuire in maniera decisiva a darci un futuro diverso. La strada intrapresa è quella giusta. Non resta che vedere fino a che punto dovremmo spingerci.

Frutta e verdura di stagione per il mese di ottobre

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Nuovo mese, nuova frutta e verdura di stagione. Per una spesa più sostenibile e naturale. Ad ottobre torna la regina dell’autunno: la zucca. Ultimi giorni per poter gustare le verdure estive come pomodori, peperoni, melanzane e zucchine. Anche gli alberi da frutto in questa stagione regalano grandi soddisfazioni: dalle melagrane alle prime arance, passando per mele, pere e uva. La lista completa.

Verdura di stagione per il mese di ottobre

  • Aglio
  • Bietola
  • Broccolo e broccolo romanesco
  • Carciofi
  • Carote
  • Cavolfiori
  • Cavoletti di Bruxelles
  • Cavolo cappuccio
  • Cavolo verza
  • Cicoria
  • Cime di rapa
  • Cipolle
  • Fagioli
  • Finocchi
  • Frutta in guscio
  • Funghi
  • Indivia
  • Lattuga
  • Legumi secchi
  • Melanzane
  • Patate
  • Pomodori
  • Porri
  • Rape
  • Ravanelli
  • Rucola
  • Scalogno
  • Sedano
  • Sedano rapa
  • Spinaci
  • Topinambur
  • Valeriana
  • Zucche
  • Zucchine
  • Basilico
  • Dragoncello
  • Salvia
  • Rosmarino
  • Maggiorana
  • Peperoncino
  • Prezzemolo

Leggi il nostro articolo: “Lettera ai negazionisti. Smontiamo le bufale sul clima.”

Frutta di stagione per il mese di Ottobre

  • Arance
  • Cachi
  • Castagne
  • Fichi
  • Fichi d’India
  • Kiwi
  • Limoni
  • Mandarini
  • Melagrana
  • Mele
  • Meloni
  • Pere
  • Uva

Leggi il nostro articolo: Celebrati i funerali per i ghiacciai italiani. Nuovo report IPCC su ghiacci e oceani

Potrebbero esserci piccole variazioni in base all’esatta regione di provenienza. Per ogni dubbio ci si può sempre rivolgere al contadino di fiducia. Se non ne avete uno, trovatelo. Gli alimenti vegetali consumati in modo sostenibile sono più buoni e, spesso, costano anche meno.

Il nostro consiglio

Il modo più sostenibile di consumare prodotti alimentari è quello di conoscerne l’esatta provenienza. La soluzione migliore sarebbe quella di acquistarli direttamente dai produttori, nei mercati a chilometro zero. Per trovarli potete servirvi del sito della Coldiretti, dove sono indicate le città in cui è già presente il mercato di Campagna Amica. Altrimenti non è ormai inusuale che alcuni alimentari o qualche negozio di frutta e verdura fresca fornisca anche un servizio di consegne a domicilio. Segnaliamo inoltre la possibilità di adottare un orto. Valutate anche l’idea di piantare qualche pianta aromatica nel terrazzo o sul davanzale della finestra, possono dare grande soddisfazioni. Così come anche un buon albero da frutto piantato in giardino. Buona spesa!

Lettera ai negazionisti. Smontiamo le bufale sul clima

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Neanche il tempo di gioire per il successo delle manifestazioni di FridaysForFuture che la lobby del negazionismo ha tirato fuori gli artigli per difendersi, anche se in maniera piuttosto goffa. Sin dal giorno successivo al discorso di Greta all’ONU, e in concomitanza con il Terzo Sciopero Globale per il Clima, sono state svariate le testate, se così si possono definire, che hanno riportato diverse notizie atte a smontare la teoria dell’origine antropica dei cambiamenti climatici. Data la loro infondatezza scientifica non ci è difficile smentire queste bufale sul clima, una per una.

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La petizione di “500 scienziati” inviata all’ONU

Una delle notizie più condivise e che ha creato il panico tra chi, sul tema dei cambiamenti climatici, sa poco o niente, è quella di una petizione inviata da 500 scienziati all’ONU dal titolo “There is no climate emergency” che, tradotto, significa “non esiste un’emergenza climatica”. Il promotore di questa lettera è il Professore Guus Berkhout, un personaggio già arcinoto per avere enormi interessi privati nell’industria dei combustibili fossili.

Leggi il nostro articolo: “La lettera di 250 scienziati al governo italiano”

Questa lettera, che ha la velleitaria ambizione di smentire una teoria scientifica supportata dalla maggior parte della letteratura scientifica in ambito climatico, è lunga ben 2 pagine. Due pagine, senza tra l’altro alcun riferimento a delle fonti scientifiche, per smentire 30 anni di scienza climatica. Il primo report dell’IPCC risale infatti a 29 anni fa, 13 anni prima che Greta nascesse.

Chi sono i 500 firmatari dell’ultima tra le bufale sul clima

La prima cosa da chiedersi è: “Chi saranno mai questi luminari della scienza climatica?”. Neanche a dirlo, in calce alla lettera, dei nomi dei 500 scienziati neanche l’ombra. Alla fine del testo è riportata solamente una breve lista di 14 personaggi firmatari. Di questi ben 13 non hanno alcuna pubblicazione scientifica in ambito climatico. Oltre al già citato lobbista Berkhout troviamo un imprenditore vinicolo, un geologo già associato in passato all’industria del carbone, due filosofi, un blogger, due ingegneri, un politico tedesco con molti amici che lavorano in Shell e un matematico. L’unico firmatario che ha credibilità in ambito climatico è Richard Lindzen, un fisico atmosferico notoriamente scettico riguardo l’origine antropica dei cambiamenti climatici. I suoi colleghi del MIT, dopo alcune sue dichiarazioni, hanno pubblicamente scritto una lettera per discostarsi da esse.  

Leggi il nostro articolo: “Il tempo dei dubbi è finito. I cambiamenti climatici sono qui, ora.”

Che la lobby dei combustibili fossili dispensi ingenti somme di denaro a ricercatori per smontare le teoria sul clima non è cosa nuova ed è comprensibile che, di fronte ad una sconfitta così imminente e a delle prove così schiaccianti, le provino tutte per ripulire la propria immagine. Ma la cosa peggiore è che, nonostante la lettera non sia supportata da alcuna fonte scientifica e tra i firmatari ci sia una sola persona su 14 che abbia un minimo di autorità in ambito climatico, un esercito di persone disinformate abbia condiviso la notizia con tanto di insulti verso Greta ed i suoi seguaci.

Il fact-checking della teoria della lettera

Le affermazioni contenute all’interno della lettera sono le solite teorie tanto care ai negazionisti climatici. Su tutte quella secondo cui il pianeta Terra ha già vissuto ampie variazioni di temperatura in passato e che, quindi, quello cui stiamo assistendo oggi sia un fenomeno naturale e che nulla ha a che vedere con le attività umane. Bene. Fa un po’ sorridere dover ancora rispondere a tali affermazioni nel 2019, ma cerchiamo di farlo una volta per tutte.

Leggi il nostro articolo: “Il nuovo report IPCC su ghiacciai e oceani”

La letteratura scientifica in ambito climatico nella sua quasi totalità – si parla del 99% dei climatologi che hanno pubblicazioni sul tema dei cambiamenti climatici – attribuisce al riscaldamento globale un’origine antropica. Qualora non bastassero i report IPCC, a cui hanno partecipato le più illuminate menti del pianeta, si possono elencare tutta una serie di altri studi sul tema. 30 anni di letteratura scientifica, 99% di consensi. Questi sono i dati delle ricerche compiute sull’origine antropica dei cambiamenti climatici.

Gli studi che smontano le bufale sul clima

Ultimo in ordine temporale uno studio pubblicato su Nature, rivista scientifica tra le 2 più autorevoli a livello mondiale, che smonta proprio questa idea. La velocità e la vastità, su scala territoriale, dei cambiamenti di clima cui stiamo assistendo oggi non hanno precedenti storici. Vero è che la terra ha già vissuto periodi “estremi” di surriscaldamento o raffreddamento, come nella tanto citata – per lo più dai negazionisti – piccola età glaciale (1300-1800 d.C) o nel periodo caldo medievale (700-1.300 d.C). Così come è altrettanto vero che questi episodi, che si sono verificati in centinaia di anni e non in 50 come oggi, hanno colpito delle aree geografiche circoscritte in altrettanti periodi differenti.

Leggi il nostro articolo: “I numeri delle manifestazioni di Fridays For Future”

Secondo i dati NOAA, e quindi NASA, un cambiamento così repentino su scala globale della temperatura si è verificato per l’ultima volta ai tempi dei dinosauri. Mai, e sottolineiamo mai, da quando la razza umana vive su questa terra si è mai verificato un cambiamento climatico con un così alto sbalzo di temperatura che ha simultaneamente coperto il Pianeta intero nell’arco di 50 anni. Mai. Chiunque affermi il contrario è disinformato o, peggio, corrotto.

Zichichi, Rubbia & co. contro la scienza

Ha deciso di voler partecipare al party dei negazionisti anche Antonio Zichichi, noto docente di Fisica dell’Università di Bologna. In una sua intervista pubblicata su “Il Giornale” ormai più di 3 mesi fa Zichichi ha nuovamente sostenuto la sua teoria secondo cui non esistono modelli matematici in grado di analizzare quanto sostenuto dagli scienziati del clima: “Il clima rimane quello che è. Una cosa della quale si parla tanto, senza usare il rigore logico di un modello matematico e senza essere riusciti a ottenere la prova sperimentale che ne stabilisce il legame con la realtà».

https://www.youtube.com/watch?v=MN6Y7Q-u3Vw
Mercalli smentisce Rubbia

Se analizziamo i fatti non è difficile scoprire che ad oggi abbiamo già 61 modelli climatici basati su equazioni matematiche, anche piuttosto complesse. Gli scienziati dell’IPCC – vale la pena ricordare che siano proprio loro la voce più autorevole al mondo sul tema – hanno più volte dichiarato che “continua a esserci un’altissima sicurezza sul fatto che che i modelli riproducono il comportamento delle temperature medie superficiali su larga scala, con una correlazione del 99%”. Il legame tra riscaldamento globale ed attività umane c’è, è dimostrato e reale. Anche se può infastidire.

La lista di fonti ufficiali che smontano le bufale sul clima

Se mai un negazionista avrà l’umiltà di leggere questo articolo e confrontarsi con quello che dicono il 99% delle pubblicazioni in ambito climatico che si sono succedute nella storia, ecco solo alcune delle fonti più autorevoli in materia. Iniziamo dal report IPCC (link), che già da solo basterebbe per smentire tutta questa serie di bufale sul clima. Abbiamo poi i dati NOAA (link), i report sullo storico della concentrazione di CO2 nell’atmosfera (link), un report della NASA sulle evidenze del cambiamento climatico (link), il report di Nature sopra citato (link) più una sfilza di articoli di smentita delle bufale sul clima pubblicati da diverse testate. Tra questi citiamo quelli di Open, Valigablu – sì, anche il celebre discorso di Rubbia è pieno di bufale sul clima- Climalternati e Repubblica.

Breve riassunto del contenuto delle fonti elencate. Credits: Chi ha paura del buio?

Questo solo per citare un’infinitesima parte della letteratura a supporto della teoria dell’origine antropica dei cambiamenti climatici. Qualora fosse necessario, non esiteremo a riportare altre fonti.

Lasciamo parlare chi può farlo

Ed eccoci arrivare al nocciolo del problema. Oggi, con l’attenzione che il tema dei cambiamenti climatici sta ottenendo, chiunque si sente legittimato a parlare di riscaldamento globale. Riportiamo uno spezzone di un bellissimo articolo recentemente uscito sull’Huffington Post ad opera di Federico Battiston, fisico e Presidente dell’Agenzia Spaziale Italiana: “Vi sono ormai più esperti in clima in Italia che allenatori di calcio. Ed il che è tutto dire”.

Leggi il nostro articolo: “Il discorso di Greta all’ONU”

Ora, se questo venisse fatto in maniera coerente con quelle che sono le migliori rilevazioni scientifiche disponibili, non ci sarebbe problema. Tutti noi sapremmo perché il pianeta si sta scaldando, quali siano le cause, cosa andrebbe fatto e tutto il resto. Se invece la scienza, come fatto troppo spesso anche da chi sul tema ne sa poco o niente, viene travisata,allora sì che c’è da preoccuparsi.

Video di satira sugli adulti che se la prendono con Greta Thunberg. Sottotitoli disponibili su Youtube

Noi lo ribadiamo, la scienza non è un’opinione. “Va bene, la pensiamo diversamente ma ognuno rimane della propria idea”. Beh, non è così. Ci sono fonti autorevoli ed altre che non lo sono. Ci sono dati raccolti in maniera affidabile e modelli che li riproducono in maniera altrettanto affidabile. E poi ci sono gli altri. Quelli che nel momento in cui sono stati messi a nudo da una ragazzina di 16 anni hanno deciso di vomitargli odio addosso. Smettetela di prendervela con Greta. Iniziate a giudicare i contenuti di quello che dice, iniziati ad ascoltare quello che dice la scienza e l’IPCC. É la stessa Greta la prima a specificarlo: “Non ascoltate me, ascoltate la scienza”. Iniziate a fare qualcosa che sia utile per il futuro vostro e di tutti, invece di alimentare sterili polemiche. Rischiate di fare davvero una brutta figura. Questa battaglia, la perderete.

I numeri delle manifestazioni di FridaysForFuture

Si è conclusa venerdì 27 la WeekForFuture, una settimana di manifestazioni in giro per il mondo organizzate dal movimento ambientalista FridaysForFuture. Se c’è una cosa che si può dire con certezza, è che il Terzo Sciopero Globale per il Clima costituisca un successo senza precedenti storici in materia di attivismo ambientale. Sulle orme di Greta Thunberg le strade di tutto il mondo hanno visto sfilare 6 milioni di giovani, e non solo, in tutti i continenti, Antartide inclusa, per un totale di 3287 manifestazioni in 173 paesi. I numeri registrati da FridaysForFuture in questa tornata di scioperi sono a dir poco impressionanti. E questo non è che l’inizio.

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Credits: Fridays For Future Milano

Leggi il nostro articolo: “Onda verde globale. Milioni di giovani in piazza”

I numeri di FridaysForFuture in giro per il mondo

Le manifestazioni si sono concentrare soprattutto in due giornate: venerdì 20 e 27 settembre. In questo modo i ragazzi di Fridays For Future sono riusciti a spalmare le manifestazioni in un arco temporale più ampio, in modo da “circondare” il Climate Action Summit che si è tenuto al palazzo di vetro dell’ONU nelle giornate del 19,20 e 21 settembre. Le immagini degli scioperi hanno invaso i social di tutto il mondo e hanno riempito di gioia chi, finalmente, dopo anni di lotte ambientaliste ignorate vede il mondo intero schierarsi apertamente contro i cambiamenti climatici.

In Nuova Zelanda più del 3,5% della popolazione è scesa in piazza. A Montreal, in Canada, più di 500.000 sono scese per strada a fronte di una popolazione totale di 1,7 milioni di persone. Per chi non fosse bravo in matematica questo significa che, nella città simbolo del Quebec, una persona su tre ha scioperato. Questi sono solo due esempi, lampanti, di quello che è successo. I numeri non mentono mai. I giovani chiedono un futuro diverso.

I numeri di FridaysForFuture in Italia

Se spostiamo la lente d’ingrandimento sul nostro paese possiamo sicuramente gonfiare il petto con orgoglio. La partecipazione, soprattutto nelle grandi città, è stata incredibile. Napoli, 100.000 persone. Milano, 200.000 persone. Torino, 50.000 persone. Bologna, 20.000 persone. Roma, 200.000 persone. Un totale di presenza che sfora il milione. E l’incredulità della stessa Greta Thunberg che via social ha espresso tutta la sua gratitudine verso i giovani del nostro paese.

Una dimostrazione che a mancare, in Italia, non sia tanto la volontà di cambiamento quanto le misure, da parte della politica, atte a renderlo possibile. La buona notizia, in questo senso, è lo schieramento da parte della quasi totalità delle forze politiche in Parlamento in favore dei giovani manifestanti.

Le critiche degli haters

Ovviamente non hanno tardato ad arrivare le più svariate critiche. Su tutte quelle riguardanti il gesto simbolico, da parte degli attivisti di Fridays For Future Milano, di bruciare un mappamondo di cartapesta in Piazza Duomo. “Gli attivisti hanno generato fumo e cenere, emettendo CO2”. Quando chi critica inizia ad attaccarsi a piccoli e, sul piano climatico, irrilevanti dettagli, vuol dire che la strada intrapresa è quella giusta. Reazioni di questo genere sono tuttavia comprensibili. Quando si sbaglia in modo così grave e per così tanto tempo, è difficile per chiunque ammetterlo. Così come lo è vedere un oceano di “ragazzini” mettere tutti di fronte ai propri errori ed alle proprie responsabilità.

Ciò che resterà di questa sterile polemica è l’immagine di un gesto simbolico. Il nostro pianeta è in fiamme. E se c’è ancora chi non ci crede, qualcosa bisognerà pur fare. Anche se, una tantum, viene emessa una quantità di CO2 in atmosfera pari a quella generata dalla produzione di un etto di prosciutto o da 0,01 secondi di volo di un aereo di linea.

Leggi il nostro articolo: “Lo sciopero per il clima? Non è solo una scusa per cambiare la scuola”

Non abbiamo bisogno di docenti di coerenza, abbiamo già Greta a farci da esempio. Abbiamo bisogno di persone che abbiano il coraggio di ammettere di aver sbagliato e che inizino ad ascoltare la scienza invece di puntare il dito contro chi, quanto meno, prova a far qualcosa per cambiare le cose. Oltretutto, con discreta partecipazione.

Un nuovo ’68?

Critiche a parte resta la portata di un movimento che in poco più di un anno ha portato al centro del dibattito politico internazionale il tema dei cambiamenti climatici. Un anno fa, di questi tempi, nessuno, o quasi, conosceva la giovane Greta. Così come nessuno si sarebbe mai sognato di andare in piazza a protestare per il riscaldamento globale. Per non parlare della quantità di persone a cui non importava nulla del problema e che a stento conosceva il significato delle parole “cambiamenti climatici”.

Leggi il nostro articolo: “Il discorso di Greta all’ONU”

Numeri alla mano il successo di questi FridaysForFuture è un avvenimento senza precedenti, quanto meno in tempi recenti, ed il paragone con il movimento del ’68 è d’obbligo. La potenza di queste manifestazioni è ormai riconosciuta a livello globale, così come le sue richieste, più che mai unanimi. La convinzione con cui le proteste vengono portate avanti – siamo già alla terza manifestazione di portata globale in poco più di 6 mesi – la sempre crescente partecipazione, ormai non solo da parte dei giovani, e l’inconfutabile solidità scientifica delle teorie sui cambiamenti climatici sono caratteristiche che pongono le basi per una crescita sempre più verticale del movimento che, a questo punto, sarà difficilmente arrestabile. Al pari di Greta.

Leggi il nostro articolo: “Climate Strike: la nuova alba dell’ambientalismo”

Lei, certamente, non si fermerà. Così come non lo faremo noi. Smettetela di criticare ed unitevi a noi. O, altrimenti, fatevene una ragione. Ma lasciateci lottare, in pace, per il nostro futuro. “Il cambiamento sta arrivando, che vi piaccia o meno”.

Terzo Sciopero Globale per il Clima: domani tutti in piazza

Manca solo un giorno e le strade italiane, e non solo, si riempiranno nuovamente di milioni di giovani riuniti in un unico coro, quello della giustizia climatica. Il terzo sciopero globale per il clima ha già visto più di 4 milioni di ragazzi sfilare per le vie di mezzo mondo e, domani, vuole chiudere in bellezza. Insieme ai giovani italiani sciopereranno anche quelli di altri 27 paesi, che si aggiungono ai 123 della settimana scorsa.

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Lo strscione affisso da Fridays For Future Roma al Colosseo

La lista completa delle manifestazioni è disponibile sul sito di Fridays For Future. Solo in Italia ce ne saranno 166 e, come al solito, è prevista una grande partecipazione.

Leggi il nostro articolo: “Il discorso di Greta all’Onu e i numeri della politica”

Lo striscione al Colosseo

La Climate Action Week è iniziata già la scorsa settimana ed i giovani ragazzi di Fridays For Future Italia sono in grande fermento. A Roma gli attivisti hanno affisso uno striscione di fronte al Colosseo con lo slogan: “Our planet is burning. Future before profits”. Una richiesta più che lecita per un diritto al futuro che non può in alcun modo essere sacrificato per meri scopi economici. Senza considerare che questi saranno difficilmente perseguibili in un pianeta al collasso.

Fridays For Future Milano ha organizzato una conferenza per discutere dei cambiamenti climatici, dove hanno preso parola i più illustri personaggi del panorama scientifico italiano. Un’iniziativa avvallata anche dall’Università degli Studi di Milano che, insieme a tante altre istituzioni, si è apertamente schierata a favore degli scioperanti.

“Le scuole giustifichino chi prende parte al Terzo Sciopero Globale per il Clima”

Una delle più belle notizie di questa tornata di manifestazioni riguarda la decisa presa di posizione del nuovo Ministro dell’Istruzione Fioramonti. “In accordo con quanto richiesto da molte parti sociali e realtà associative impegnate nelle tematiche ambientali, ho dato mandato di redigere una circolare che invitasse le scuole, pur nella loro autonomia, a considerare giustificate le assenze degli studenti occorse per la mobilitazione mondiale contro il cambiamento climatico”.

Leggi il nostro articolo: “Tasse su voli e merendine. La prima mossa del neoministro Fioramonti?”

Una mossa tanto sorprendente quanto azzeccata da parte del neoministro, che dà seguito alla sua proposta di iniziare a tassare i voli aerei per poterne impiegare i ricavi in misure atte a fronteggiare il cambiamento climatico. Gli stessi Luigi di Maio, Giuseppe Conte e Nicola Zingaretti, oltre al Ministro dell’Ambiente Sergio Costa, hanno speso parole di elogio per gli scioperanti durante il Climate Action Summit di New York. Anche nel nostro Paese almeno a parole, è iniziata una nuova stagione politica che pone come prioritaria la lotta ai cambiamenti climatici.

Le critiche verso il terzo sciopero globale per il clima

Come al solito non hanno tardato ad arrivare critiche da ogni dove, per lo più da parte di chi questa crisi climatica ha contribuito a crearla. “Saltare la scuola è un gesto irresponsabile”. “É solo una scusa per saltare un giorno di scuola”.

Queste sono alcune delle affermazioni più frequenti da parte di chi, evidentemente, non ha ben capito quale sia il significato di uno sciopero. La Treccani lo definisce così: “Astensione organizzata dal lavoro di un gruppo più o meno esteso di lavoratori dipendenti, appartenenti al settore pubblico o privato, per la tutela di comuni interessi e diritti di carattere politico o sindacale. Il diritto di sciopero è sancito dall’articolo 40 della Costituzione”.

Leggi il nostro articolo: “Lo sciopero per il clima? Non è solo una scusa per saltare la scuola”

Ora, avere la presunzione di poter decidere soggettivamente la ragione per cui uno sciopero possa essere giustificato o meno è una mossa quanto meno azzardata. Soprattutto nel momento in cui questa posizione è pienamente condivisa non solo da milioni di giovani di tutto il mondo, ma anche dalla comunità scientifica e non solo. Antonio Guterres, segretario generale dell’ONU, ha più volte espresso la sua preoccupazione verso quella che potrebbe essere “la più grande crisi che l’umanità dovrà mai affrontare”. La lista di altri personaggi illustri che si sono schierati a favore degli scioperi sarebbe lunga chilometri e non è questo il momento di ricordarla. Basti dire che al suo interno ci sono personalità molto più autorevoli di chi, invece, preferisce fomentare odio pur di non ammettere di essersi sbagliato.

Domani si sciopera

Riassumendo si può tranquillamente affermare che le critiche mosse verso un movimento accusato di “voler solo saltare la scuola” sono un po’ campate per aria. Se chi critica si informasse a dovere ci penserebbe due volte prima di parlare. E magari riuscirebbe ad ammettere, con onestà intellettuale, che i ragazzi, troppo spesso etichettati come pigri od immaturi, hanno ragione. La scienza non è un’opinione, così come non lo sono i cambiamenti climatici. I giovani hanno tutto il diritto di difendere il proprio futuro. E continueranno a farlo. Noi, domani, “ci vediamo per strada”.

Greta e 15 giovani hanno sporto denuncia contro gli inquinatori

In questi giorni si è tenuto il Climate Action Summit, un incontro tra tutti i Paesi facenti parte dell’ONU, dove ogni Stato ha presentato le contromisure che verranno adottate per far fronte ai cambiamenti climatici. Un’occasione come poche per innalzare il livello di attenzione verso il problema. La giovane Greta Thunberg, ospite d’eccezione dell’evento, ha subito colto l’opportunità per dirne quattro ai rappresentanti dei vari stati, grazie ad un discorso che è diventato virale in pochissime ore. Ma la giovane attivista svedese non si è limitata solo a questo. Insieme ad altri 15 giovani Greta ha infatti presentato al cospetto delle Nazioni Unite un reclamo per difendere il proprio diritto al futuro.

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La Convenzione dei diritti sull’infanzia

La base giuridica su cui si basa la mozione è un documento redatto dalle Nazioni Unite circa 30 anni fa che è anche uno di quelli firmati dal maggior numero di paesi membri. La Convenzione dei Diritti sull’Infanzia impegna gli stati firmatari ad impegnarsi per garantire un futuro che possa essere il più florido possibile per le future generazioni. I 15 ragazzi che hanno presentato il ricorso provengono da 12 nazioni diverse. I 5 paesi verso cui la denuncia è indirizzata sono quelli che più hanno contribuito storicamente ad emettere CO2 nell’atmosfera tra i sottoscrittori dell’accordo.

Leggi il nostro articolo: “Il discorso virale di Greta all’ONU e i numeri della politica”

Si tratta di Germania, Francia, Brasile, Argentina e Turchia. Stati Uniti e Cina non risultano infatti tra i Paesi che hanno ratificato l’accordo. L’accusa è quella di non essere stati in grado di mantenere fede ai propri doveri verso le future generazioni.

Il contenuto della denuncia di Greta e dei 15 giovani

All’interno del documento presentato alle Nazioni Unite le richieste dei 15 giovani sono più che ragionevoli. Così come il movente dell’accusa: “Questi Paesi non hanno utilizzato le proprie risorse per prevenire le conseguenze dell’attuale crisi climatica, ampiamente previste dalla scienza. Né tanto meno hanno cooperato in maniera efficiente con altre nazioni per mettere provare a risolvere il problema”. Ma non finisce qui. Il documento porta infatti alla luce l’inadeguatezza delle misure che verranno attuate per ridurre le emissioni di CO2. I tagli previsti, infatti, non impediranno alla temperatura di alzarsi di almeno 2 gradi.

Leggi il nostro articolo: “I giovani al summit ONU: “Viviamo con la paura del futuro”

Questa soglia, che è stata inserita nel Paris Agreement come obiettivo minimo, non è infatti rassicurante. La scienza ha previsto come con un tale aumento della temperatura non fermerebbe alcuni degli effetti più immediati e devastanti del cambiamento climatico come l’aumento in intensità e frequenza delle ondate di calore, l’aumento del livello dei mari, il declino della redditività dei campi coltivabili in giro per il mondo e via dicendo. La richiesta è dunque quella di aumentare le ambizioni dei piani per il clima in sintonia con le nazioni di tutto il mondo.

Uno scenario già visto

Non è la prima volta che dei cittadini denunciano le istituzioni, ree di non prendere contromisure adeguate alla crisi climatica in atto. A Marzo, in Francia, alcuni gruppi ambientalisti, inclusi Greenpeace e Oxfam, hanno presentato una mozione contro il governo francese. Il motivo dell’accusa l’inadeguatezza delle politiche messe in atto da Macron per mitigare i cambiamenti climatici. In Olanda, circa un anno fa, un tribunale ha emesso una sentenza in cui ordinava al governo di accelerare la riduzione delle emissioni, attribuendo ai cambiamenti climatici un alto grado di pericolosità ed urgenza. Scenari simili si sono verificati anche in altri paesi, tra cui anche gli Stati Uniti.

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Nella maggior parte dei casi chi ha presentato la mozione ha poi vinto la causa. Questo è stato reso possibile proprio dall’affidabilità delle teorie scientifiche che trattano il problema della crisi climatica. Anche in Italia un gruppo di cittadini e associazioni si sono riuniti sotto il nome di “Giudizio Universale” e sono già all’opera per denunciare il nostro Governo. D’altronde l’urgenza del problema ed il ritardo con il quale si è iniziato ad affrontarlo richiedono anche azioni di questo tipo.

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Ad essere franchi, non resta altro da fare che provarle tutte. Dagli scioperi, alle denunce, fino alle più radicali azioni messe in atto da Extinction Rebellion. Greta non è sola in questa battaglia. Al contrario, ha alle sue spalle un esercito di cittadini che si sono stancati di guardare inermi mentre il proprio futuro va in fumo e che faranno di tutto per vincere questa battaglia. Insomma, per dirla da “gretini”: “Il cambiamento sta arrivando, che vi piaccia o meno”.

“Antropocene – L’Epoca Umana” arriva nelle sale italiane

L’arroganza della razza umana nei confronti della natura. É con queste parole che si può riassumere il messaggio di “Antropocene – l’epoca umana”, che dal 19 settembre ha fatto il suo esordio in 26 cinema sparsi per tutto il paese. Immagini forti che ci mettono di fronte alle nostre responsabilità. Un pianeta distrutto, sovrasfruttato e sacrificato in nome del nostro comfort. Riprese che mettono a tacere chiunque sia ancora in grado di difendere l’operato della razza umana degli ultimi 75 anni. La mano dell’uomo è ormai visibile ad ogni latitudine del globo. Il suo delirio di onnipotenza sta mettendo in ginocchio l’intero equilibrio del pianeta. Il costo del progresso riassunto in 87 minuti di film che fanno riflettere.

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antropocene

Il contesto del documentario

Il documentario è l’atto finale di una trilogia di Jennifer Baichwal, Edward Burtynsky e Nicholas De Pencier in cui i tre registi denunciano l’impatto che l’uomo ha avuto sulla natura. Dopo Manufactured Landscapes (2006) e Watermark (2013) un ultimo provocante e ultracritico messaggio per gli spettatori. L’Hollywood Reporter l’ha definito “un viaggio visivo senza precedenti”. Distribuito in Italia dalla Fondazione Stensen e Valmyn, il documentario ha partecipato a diversi festival di cinema indipendente internazionali tra cui il Toronto International Film Festival, la Berlinale, il Sundance Film Festival ed ha vinto l’Audience Award di CineAmbiente 2019.

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Cos’è l’Antropocene

Con il termine Antropocene si intende una nuova era geologica, quella in cui l’uomo e le sue attività sul pianeta hanno modificato i territori ed il clima. Questa nuova epoca, che segue cronologicamente l’Olocene, è caratterizzato da cambiamenti ambientali molto più rapidi rispetto a quelli avvenuti nelle ere precedenti. L’inizio dell’Antropocene viene identificato a partire dal 1945, anche se una parte di studiosi lo associa all’ inizio alla prima rivoluzione industriale. L’Antropocene è, tra le altre cose, caratterizzato da un notevole aumento della popolazione e dei consumi.

Trailer italiano di Antropocene

L’uomo ha da sempre modificato l’ambiente in cui vive, ma ciò che ha portato ad individuare una nuova era è la portata di questi cambiamenti capaci di creare, appunto, una nuova memoria geologica. Plastica, alluminio e cemento hanno già da tempo iniziato a lasciare le proprie tracce nei sedimenti. Per non parlare dei cambiamenti a cui è stata sottoposta l’atmosfera per via delle emissioni di gas serra. Da test nucleari di ogni tipo, capaci di rilasciare radionuclidi nell’aria, fino, ovviamente all’anidride carbonica e al metano che stanno scaldando il pianeta ad un ritmo mai visto prima. A questo va aggiunto l’aumento dei livelli di azoto e fosforo, altamente presenti nei pesticidi, oltre ad un visibile cambiamento nell’equilibrio dei più svariati ecosistemi del mondo.

Il viaggio di Antropocene

Le immagini del documentario sono state girate in tutto il mondo e portano all’attenzione dello spettatore tutta una serie di esempi su come l’uomo stia letteralmente saccheggiando il pianeta. Il primo viaggio ci porta in Africa, dai bracconieri di elefanti. Da qui ci si sposta a Norilsk, in Artide, dove è attiva la più grande miniera di metalli colorati, con relativo smaltimento tossico, del mondo. Le miniere di litio nel deserto dell’Atacama in Cile, quelle di fosfato in Florida, quelle di lignite e carbone di Immerath fino alle raffinerie chilometriche del Texas. Si prosegue passando per le foreste canadesi rase al suolo, le barriere erette in Cina contro l’innalzamento dei mari e la lenta ed inesorabile condanna a morte di Venezia.

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Tutta una serie di preoccupanti testimonianze che ci mostrano come luoghi una volta incontaminati stiano scomparendo per causa nostra, rovinando un equilibrio preesistente e rendendo intere aree del pianeta deboli e vulnerabili all’avanzamento dei cambiamenti climatici.

Dove vedere Antropocene

Il documentario è stato distribuito il 19 settembre nelle sale di tutto il paese. La lista completa:

  • Cinema Farnese – Roma
  • Cinema Madison – Roma
  • Cinema Nuovo Aquila – Roma
  • Cinema Anteo – Milano
  • Cinema Beltrade – Milano
  • Cinemino – Milano
  • Cinema Nuovo – Varese
  • Cinema Massimo – Torino
  • Cinema Vittoria – Bra (22 e 23/09)
  • Cinema Metropolis – Bassano del Grappa
  • Cinema MPX – Padova (20 e 22/09)
  • Cinema Astra – Trento
  • Cinema Garibaldi – Carrara
  • Cinema Stensen – Firenze
  • Cinema Gran Guardia – Livorno
  • Cinema Garibaldi – Poggibonsi
  • Cinema Garibaldi – Scarperia (19 e 26/09)
  • Cinema Azzurro – Ancona (23/09)
  • Cinema Eliseo – Cesena (23/09)
  • Cinema Astra – Parma (27 e 30/09)
  • Cinema Postmodernissimo – Perugia (23-24-25/09)
  • Cinema Arsenale – Pisa (dal 23/09)
  • Cinema Terminale – Prato (dal 26/09)
  • Cinema Ariston – Trieste (27/09)
  • Cinema Centrale Udine (27/09)
  • Cinema Arlecchino – Voghera (27/09)

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Qui la pagina Facebook del documentario, con relativi orari per ogni cinema.

A Roma la Metro è gratis. Grazie alla plastica

Il servizio si chiama +Ricicli +Viaggi ed è attivo nella capitale italiana dal 23 luglio con numeri più che soddisfacenti. In poco più di un mese, fino al 28 agosto, sono state riciclate più di 100.000 bottiglie in plastica. Un’iniziativa che, quanto meno nelle intenzioni, ha di che rallegrare e che ha superato con esito positivo una fase sperimentale. Coripet ha infatti installato le postazioni solamente in 3 fermate della Metro di Roma, ma potrebbe presto aggiungerne altre.

Leggi il nostro articolo: “Ogni settimana mangiamo 5 grammi di plastica. Come una carta di credito”

Come funziona +Ricicli +Viaggi

Il meccanismo è piuttosto semplice. Ogni 30 bottiglie di plastica si ottiene un titolo di viaggio gratuito per viaggiare sui mezzi pubblici. Il viaggiatore può ricevere il “premio” tramite le applicazioni mobile dei trasporti della capitale, ovvero MyCicero e TabNet. Le macchinette, installate in collaborazione con Atac, accettano solo bottiglie marchiate PET integre, non schiacciate, munite di etichetta e devono ovviamente essere completamente vuote. I primi 3 “esemplari” sono attivi nelle stazioni Piramide (Metro B), San Giovanni (Metro C) e Cipro (Metro A).

Un’arma a doppio taglio?

Basta poco per trasformare quella che, almeno apparentemente, sembrerebbe una bella notizia in una cattiva. Il rischio che si corre è infatti quello di incentivare l’acquisto di bevande in plastica. Il consumatore potrebbe essere spinto a privilegiare bibite confezionare in PET proprio per ottenere, in cambio di un loro riciclo, un titolo di viaggio gratuito.

Leggi il nostro articolo: “La vita di una bottiglia di plastica. Dal petrolio al cestino”

Un’eventualità che andrebbe scongiurata a tutti i costi. Soprattutto se si considera che la plastica non inquina soltanto nel momento in cui viene dispersa nell’ambiente o smaltita in modo scorretto. I materiali plastici sono infatti il risultato della lavorazione degli scarti del petrolio. Ciò comporta una loro connessione diretta con l’industria dei combustibili fossili, e di conseguenza, con le emissioni generate dal settore in questione. Un fattore da considera positivamente è tuttavia il tentativo di incentivare l’utilizzo dei trasporti pubblici rispetto ai mezzi privati.

Roma contro la plastica

L’iniziativa presa dal Comune di Roma sta ottenendo risultati al di sopra delle aspettative, come confermato proprio dalle parole della Sindaca Virginia Raggi che, a mezzo Social, ha così espresso la sua soddisfazione: “I numeri ci raccontano di una formula vincente e di un’attenzione crescente nei confronti della sostenibilità ambientale”. Una soddisfazione giustificata dal successo del programma ma che, come già detto, potrebbe avere un effetto boomerang da non sottovalutare. Starà dunque al buon senso dei consumatori sancire se l’iniziatica avrà successo o meno.

Leggi il nostro articolo: “Atenei plastic free. Roma e Catania in pole.”

Se infatti ad un aumento della percentuale di plastica riciclata nel Comune di Roma corrispondesse allo stesso tempo un aumento di quella acquistata i vantaggi ambientali dell’iniziativa potrebbe essere ridotti al minimo. Vantaggi che potrebbero essere più ingenti nel momento in cui il progetto scaturisse in un maggior utilizzo dei mezzi pubblici nella capitale. Insomma, è ancora presto per trarre delle conclusioni ma, quanto meno nelle intenzioni, è stato mosso un passo nella giusta direzione. Non resta che sperare di vederne altri.  

Leggi il nostro articolo: “Roma plastic free entro il 2020. Ma non è abbastanza”

Sulle orme di Greta. Tutto pronto per la #WeekForFuture

A 4 mesi dal secondo sciopero globale per il clima tutto è pronto, o quasi, per il terzo Global Climate Strike che avrà luogo il 27 settembre. Saranno almeno 1588 le marcie organizzate in tutto il mondo, un numero destinato a crescere considerando che manca ancora più di una settimana all’evento. Ma la data da segnare sul calendario non è solo questa. Venerdì 20 settembre Greta, che si è resa protagonista di un viaggio di circa due settimane per raggiungere gli Stati Uniti in barca a vela, prenderà parte alla manifestazione che si terrà a New York per inaugurare la #WeekForFuture.

Cos’è la #WeekForFuture

Una delle novità del terzo sciopero globale per il clima riguarda proprio la creazione di una serie di eventi che si succederanno per tutta la settimana precedente alla mobilitazione globale. La giornata inaugurale della #WeekForFuture di venerdì 20 settembre vedrà la giovane attivista svedese scendere in piazza insieme agli attivisti di Fridays For Future New York. Successivamente sono state pensate tutta una serie di iniziative che si terranno nei giorni precedenti al Climate Strike.

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Sabato 21 ci sarà il WorldCleanupDay durante il quale i volontari ripuliranno alcuni luoghi degradati, chiedendo simbolicamente ai governi 10 euro all’ora per il lavoro svolto e a cui non avrebbero dovuto pensare loro. Domenica 22 si terrà invece il #CarFreeDay che, gioco forza, vedrà in contemporanea lo svolgimento dei #BikeStrikes. Tra le nazioni più coinvolte da questa serie di iniziative troviamo gli Stati Uniti (145 città) e l’India (72 città). La lista completa degli eventi che si terranno durante tutta la #WeekForFuture è disponibile sul sito di FridaysForFuture.

Gli impegni americani di Greta: spicca il Climate Action Summit dell’ONU

La giovane Greta Thunberg non ha attraversato l’Oceano Atlantico solamente per prendere parte ad una manifestazione. La ragione principale della sua traversata è infatti la sua partecipazione al Climate Action Summit organizzato dall’ONU, una conferenza tra le parti in cui verrà sottoposto a tutti i rappresentanti dei paesi membri il problema del cambiamento climatico con lo scopo di creare un dialogo costruttivo che possa permettere di individuare soluzioni sostenibili sul lungo termine a livello globale. Greta sarà ospite di eccezione e, come suo solito, terrà uno dei suoi discorsi. Proprio come già fatto martedì 17 settembre, data in cui è stata invitata a cospetto del Congresso americano.

Leggi il nostro articolo: “Il tempo dei dubbi è finito. I cambiamenti climatici sono qui, ora”

L’intervista di Greta per la trasmissione americana “The Daily Show”

Neanche a dirlo, Greta, ha tirato fuori gli artigli e non ha esitato a puntare il dito contro i parlamentari americani, rei di non fare abbastanza: “Risparmiatevi i vostri elogi. Non li vogliamo. É inutile che ci invitiate qui a dirci quanto siamo di ispirazione senza che facciate niente per combattere il cambiamento climatico. Questo non porterà a nulla. Se volete consigli su ciò che andrebbe fatto, invitate gli scienziati e chiedete aiuto a loro. Non vogliamo che ascoltiate noi. Vogliamo che ascoltiate la scienza. Lo so che qualcuno di voi ci sta provando, ma non lo state facendo con abbastanza tenacia. Mi dispiace”.

Leggi il nostro articolo: “Per fermare i cambiamenti climatici serve (anche) una rivoluzione popolare”

#WeekForFuture e Global Climate Strike: siamo tutti benvenuti

A pochi giorni dall’inizio della #WeekforFuture che si chiuderà con l’evento che mobiliterà milioni di giovani, e non solo, in giro per il mondo vale la pena ricordare quale sia la natura di FridaysForFuture, facilmente riassumibile con le parole di Greta: “Everyone is welcome, everyone is needed”. Il cambiamento climatico non farà distinzioni e tanto meno lo faremo noi.

La crisi climatica è in atto e l’estate appena passata lo dimostra ulteriormente, come se ce ne fosse stato bisogno. I mesi estivi, tutti ed indistintamente, hanno registrato le medie di temperatura più alte di sempre. Solo Agosto, infatti, è arrivato secondo in questa triste graduatoria. Ora serve azione. Serve alzare la voce e scendere in piazza. A farlo ci saranno milioni di persone, in 1588 città diverse sparse per tutti i continenti. Antartide inclusa. La battaglia continua. “E non avremo pace finché non avremo finito”.

Leggi il nostro articolo: “Governo Conte-bis. Arriva la promessa del Green New Deal”

Governo Conte-bis: arriva la promessa del Green New Deal

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Inizia una nuova stagione politica in Italia con il voto di fiducia al governo Conte-bis. Tra le novità che questa nuova legislatura si è promessa di portare avanti spicca l’annuncio di un Green New Deal.

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Sperare in una transizione ecologica nel governo precedente sarebbe stato quanto meno velleitario, soprattutto per via della presenza del pseudonegazionista leader della Lega Matteo Salvini. Tuttavia ora la coalizione tra M5S, PD e LeU potrebbe portare una ventata di novità su diverse questioni ambientali. La necessità di una conversione ecologica era già stata palesata da Giuseppe Conte durante il suo precedente discorso del 20 agosto. Ora che un Green New Deal è stato inserito nel nuovo programma di governo è lecito alzare le aspettative.

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Primo atto del Green New Deal. Conte: “Stop alle trivellazioni”

La prima tematica ambientale su cui si è soffermato Conte riguarda proprio le trivellazioni. Le sue parole in merito sono state a dir poco perentorie e avevano un destinatario ben preciso. Quel Matteo Salvini dichiaratamente a favore dell’estrazione di combustibili fossili: “Attueremo una normativa per evitare il rilascio di permessi per l’estrazione di idrocarburi. Chi verrà dopo di noi dovrà modificare questa legge e prendersi le responsabilità delle proprie azioni”.

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Parole che alimentano la fiducia verso il governo Conte-bis che potrebbe finalmente aver deciso di iniziare a combattere seriamente e con urgenza il cambiamento climatico anche attraverso la stipulazione di un Green New Deal. Sia chiaro, non basterà fermare le trivellazioni per raggiungere un adeguato livello di credibilità sulle questioni ambientali ma da qualche parte bisognava pur cominciare. E questo governo pare intenzionato a farlo, almeno secondo le prime dichiarazioni.

M5S, PD e LeU: ci possiamo fidare?

La nuova composizione del governo Conte-bis è quanto meno variegata. Tuttavia l’inserimento del Green New Deal tra i 28 punti di cui vorrà occuparsi il neo-governo giallorosso alimenta la speranza. Il Movimento 5 Stelle deve una parte del suo consenso proprio alle tematiche ambientali su cui, fino ad ora più a parole che a fatti almeno da quando è al governo, si è sempre schierato in prima linea. Un’attitudine sottolineata anche dall’intervento di Di Maio durante la puntata di DiMartedì del 10 Settembre.

https://www.youtube.com/watch?v=NFGPZsp8swA
L’intervento di Luigi Di Maio a Di Martedì, 10/09/2019. Il Ministro degli Esteri annuncia la necessità di una transizione ecologica.

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Il PD invece, che proprio come il M5S nel momento in cui era al governo ha certamente fallito su diversi temi ambientali, sotto il nuovo segretariato di Nicola Zingaretti si è più volte schierato dalla parte dei ragazzi di Fridays For Future. Potrebbe certamente essere stata una mossa per aumentare i consensi, ma ciò che conta è che abbiano deciso di stare dalla parte giusta. Liberi e Uguali sin dal momento della sua fondazione ha posto al centro del proprio programma diversi punti che riguardano proprio l’ambiente. È dunque ipotizzabile che farà la sua parte in questo senso. Le basi per far qualcosa di buono ci sono, soprattutto ora che la Lega, è momentaneamente fuori dai giochi.

Cosa inserirà il Conte-bis nel Green New Deal

Sebbene sia prematuro ipotizzare quali misure verranno concretamente attuate dal governo sulle tematiche ambientali, è già possibile individuare alcuni punti critici che sono stati inseriti all’interno del Programma di Governo.

Il settimo punto del documento infatti recita: “Il Governo intende realizzare un Green New Deal, che comporti un radicale cambio di paradigma culturale e porti a inserire la protezione dell’ambiente e della biodiversità tra i principi fondamentali del nostro sistema costituzionale. Tutti i piani di investimento pubblico dovranno avere al centro la protezione dell’ambiente, il progressivo e sempre più diffuso ricorso alle fonti rinnovabili, la protezione della biodiversità e dei mari, il contrasto ai cambiamenti climatici. Occorre adottare misure che incentivino prassi socialmente responsabili da parte delle imprese; perseguire la piena attuazione della eco-innovazione; introdurre un apposito fondo che valga a orientare, anche su base pluriennale, le iniziative imprenditoriali in questa direzione. È necessario promuovere lo sviluppo tecnologico e le ricerche più innovative in modo da rendere quanto più efficace la “transizione ecologica” e indirizzare l’intero sistema produttivo verso un’economia circolare, che favorisca la cultura del riciclo e dismetta definitivamente la cultura del rifiuto.”

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Il punto 9 del programma di governo

Il Green New Deal voluto dal Conte-bis non si vuole tutta via fermare qui. A rinforzare la volontà di una transizione ecologica ecco anche il punto 9 del programma di governo, il cui testo recita: “Massima priorità dovranno assumere gli interventi volti a potenziare le politiche per la messa in sicurezza del territorio e per il contrasto al dissesto idrogeologico, per la riconversione delle imprese, per l’efficientamento energetico, per la rigenerazione delle città e delle aree interne, per la mobilità sostenibile e per le bonifiche. È necessario accelerare la ricostruzione delle aree terremotate, anche attraverso l’adozione di una normativa organica che consenta di rendere più spedite le procedure.”

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“Occorre intervenire sul consumo del suolo, sul contrasto alle agro-mafie, sulle sofisticazioni alimentari e sui rifiuti zero. Bisogna introdurre una normativa che non consenta, per il futuro, il rilascio di nuove concessioni di trivellazione per estrazione di idrocarburi. In proposito, il Governo si impegna a promuovere accordi internazionali che vincolino anche i Paesi che si affacciano sul Mediterraneo a evitare quanto più possibile concessioni per trivellazione. Il Governo si impegna altresì a promuovere politiche volte a favorire la realizzazione di impianti di riciclaggio e, conseguentemente, a ridurre il fabbisogno degli impianti di incenerimento, rendendo non più necessarie nuove autorizzazioni per la loro costruzione.”

Meglio tardi che mai

Ebbene sì, è proprio il caso di dirlo. La crisi climatica è iniziata. Ci siamo dentro con entrambe le scarpe. Fino ad oggi poco o niente è stato fatto da parte delle istituzioni per iniziare a portare avanti delle contromisure adeguate al problema. Ora, forse, siamo giunti ad un momento di possibile svolta. Una presa di coscienza arrivata sicuramente tardi, ma forse non troppo. L’Italia ha enormi potenzialità per quanto riguarda lo sviluppo delle rinnovabili, la conversione ad un sistema agricolo sostenibile, lo sviluppo di una rete adeguata per l’economia circolare o, per dirla più in generale, per effettuare una transizione ecologica in tempi relativamente brevi e contenendo i costi.

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Le cose da fare sono tantissime e non basterà quello che resta di questa legislatura per risolvere tutti i problemi relativi alle tematiche ambientali. Tuttavia, ciò che si può fare, è prendere una direzione decisa effettuando scelte coraggiose e utilizzando una parte dei soldi pubblici per contrastare uno dei pochi problemi che colpirà indifferentemente tutti, ovvero il cambiamento climatico. Il governo Conte-bis sembra intenzionato a fare tutto ciò. Non resta che attendere e verificare se passerà dalle parole ai fatti.