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I numeri delle manifestazioni di FridaysForFuture

Tempo di lettura 4 minuti

Si è conclusa venerdì 27 la WeekForFuture, una settimana di manifestazioni in giro per il mondo organizzate dal movimento ambientalista FridaysForFuture. Se c’è una cosa che si può dire con certezza, è che il Terzo Sciopero Globale per il Clima costituisca un successo senza precedenti storici in materia di attivismo ambientale. Sulle orme di Greta Thunberg le strade di tutto il mondo hanno visto sfilare 6 milioni di giovani, e non solo, in tutti i continenti, Antartide inclusa, per un totale di 3287 manifestazioni in 173 paesi. I numeri registrati da FridaysForFuture in questa tornata di scioperi sono a dir poco impressionanti. E questo non è che l’inizio.

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Credits: Fridays For Future Milano

Leggi il nostro articolo: “Onda verde globale. Milioni di giovani in piazza”

I numeri di FridaysForFuture in giro per il mondo

Le manifestazioni si sono concentrare soprattutto in due giornate: venerdì 20 e 27 settembre. In questo modo i ragazzi di Fridays For Future sono riusciti a spalmare le manifestazioni in un arco temporale più ampio, in modo da “circondare” il Climate Action Summit che si è tenuto al palazzo di vetro dell’ONU nelle giornate del 19,20 e 21 settembre. Le immagini degli scioperi hanno invaso i social di tutto il mondo e hanno riempito di gioia chi, finalmente, dopo anni di lotte ambientaliste ignorate vede il mondo intero schierarsi apertamente contro i cambiamenti climatici.

In Nuova Zelanda più del 3,5% della popolazione è scesa in piazza. A Montreal, in Canada, più di 500.000 sono scese per strada a fronte di una popolazione totale di 1,7 milioni di persone. Per chi non fosse bravo in matematica questo significa che, nella città simbolo del Quebec, una persona su tre ha scioperato. Questi sono solo due esempi, lampanti, di quello che è successo. I numeri non mentono mai. I giovani chiedono un futuro diverso.

I numeri di FridaysForFuture in Italia

Se spostiamo la lente d’ingrandimento sul nostro paese possiamo sicuramente gonfiare il petto con orgoglio. La partecipazione, soprattutto nelle grandi città, è stata incredibile. Napoli, 100.000 persone. Milano, 200.000 persone. Torino, 50.000 persone. Bologna, 20.000 persone. Roma, 200.000 persone. Un totale di presenza che sfora il milione. E l’incredulità della stessa Greta Thunberg che via social ha espresso tutta la sua gratitudine verso i giovani del nostro paese.

Una dimostrazione che a mancare, in Italia, non sia tanto la volontà di cambiamento quanto le misure, da parte della politica, atte a renderlo possibile. La buona notizia, in questo senso, è lo schieramento da parte della quasi totalità delle forze politiche in Parlamento in favore dei giovani manifestanti.

Le critiche degli haters

Ovviamente non hanno tardato ad arrivare le più svariate critiche. Su tutte quelle riguardanti il gesto simbolico, da parte degli attivisti di Fridays For Future Milano, di bruciare un mappamondo di cartapesta in Piazza Duomo. “Gli attivisti hanno generato fumo e cenere, emettendo CO2”. Quando chi critica inizia ad attaccarsi a piccoli e, sul piano climatico, irrilevanti dettagli, vuol dire che la strada intrapresa è quella giusta. Reazioni di questo genere sono tuttavia comprensibili. Quando si sbaglia in modo così grave e per così tanto tempo, è difficile per chiunque ammetterlo. Così come lo è vedere un oceano di “ragazzini” mettere tutti di fronte ai propri errori ed alle proprie responsabilità.

Ciò che resterà di questa sterile polemica è l’immagine di un gesto simbolico. Il nostro pianeta è in fiamme. E se c’è ancora chi non ci crede, qualcosa bisognerà pur fare. Anche se, una tantum, viene emessa una quantità di CO2 in atmosfera pari a quella generata dalla produzione di un etto di prosciutto o da 0,01 secondi di volo di un aereo di linea.

Leggi il nostro articolo: “Lo sciopero per il clima? Non è solo una scusa per cambiare la scuola”

Non abbiamo bisogno di docenti di coerenza, abbiamo già Greta a farci da esempio. Abbiamo bisogno di persone che abbiano il coraggio di ammettere di aver sbagliato e che inizino ad ascoltare la scienza invece di puntare il dito contro chi, quanto meno, prova a far qualcosa per cambiare le cose. Oltretutto, con discreta partecipazione.

Un nuovo ’68?

Critiche a parte resta la portata di un movimento che in poco più di un anno ha portato al centro del dibattito politico internazionale il tema dei cambiamenti climatici. Un anno fa, di questi tempi, nessuno, o quasi, conosceva la giovane Greta. Così come nessuno si sarebbe mai sognato di andare in piazza a protestare per il riscaldamento globale. Per non parlare della quantità di persone a cui non importava nulla del problema e che a stento conosceva il significato delle parole “cambiamenti climatici”.

Leggi il nostro articolo: “Il discorso di Greta all’ONU”

Numeri alla mano il successo di questi FridaysForFuture è un avvenimento senza precedenti, quanto meno in tempi recenti, ed il paragone con il movimento del ’68 è d’obbligo. La potenza di queste manifestazioni è ormai riconosciuta a livello globale, così come le sue richieste, più che mai unanimi. La convinzione con cui le proteste vengono portate avanti – siamo già alla terza manifestazione di portata globale in poco più di 6 mesi – la sempre crescente partecipazione, ormai non solo da parte dei giovani, e l’inconfutabile solidità scientifica delle teorie sui cambiamenti climatici sono caratteristiche che pongono le basi per una crescita sempre più verticale del movimento che, a questo punto, sarà difficilmente arrestabile. Al pari di Greta.

Leggi il nostro articolo: “Climate Strike: la nuova alba dell’ambientalismo”

Lei, certamente, non si fermerà. Così come non lo faremo noi. Smettetela di criticare ed unitevi a noi. O, altrimenti, fatevene una ragione. Ma lasciateci lottare, in pace, per il nostro futuro. “Il cambiamento sta arrivando, che vi piaccia o meno”.

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