Le ripetute gaffe di Salvini sul cambiamento climatico

Ebbene sì. Ormai è quasi ufficiale. Il nostro Ministro dell’Interno Matteo Salvini crede non sa cosa sia il cambiamento climatico e crede che meteo e clima siano la stessa cosa. Lo ha ribadito per la terza volta nell’arco di un paio di settimane.

Durante il comizio da lui tenuto durante la manifestazione della Lega a Milano, poco prima delle elezioni europee, il leader del carroccio aveva invocato il riscaldamento globale a causa del freddo che ha colpito la penisola nel mese di maggio. Successivamente, in una delle sue dirette Facebook datata 29 maggio (min. -4:49), ha ribadito lo stesso concetto auspicandosi che, durante la sua presenza ad una manifestazione a Roma, potesse uscire il sole: “ci hanno parlato di riscaldamento globale ma non ricordo un maggio così freddo e piovoso nell’arco della mia vita”. E, dulcis in fundo, durante un suo intervento alla trasmissione “Non è l’arena”, condotta da Massimo Giletti su La7 (min. 37:20), ha dichiarato che “finalmente oggi c’era il sole. Ci hanno spiegato per mesi che c’era il riscaldamento globale e abbiamo passato un maggio con l’ombrello, i passamontagna e i guanti di lana”.

Bene, caro Ministro. Lei ha dato prova di non avere la più pallida idea di cosa sia il cambiamento climatico. E questo è un fatto molto grave. Proviamo ad aiutarla noi.

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La differenza tra meteo e clima

“In climatologia con il termine cambiamenti climatici o mutamenti climatici si indicano le variazioni del clima della Terra, ovvero variazioni a diverse scale spaziali (regionale, continentale, emisferica e globale) e storico-temporali (decennale, secolare, millenaria e ultramillenaria) di uno o più parametri ambientali e climatici nei loro valori medi: temperature (media, massima e minima), precipitazioni, nuvolosità, temperature degli oceani, distribuzione e sviluppo di piante e animali”.

Da questa definizione risulta abbastanza chiaro come il meteo riscontrato in una zona circoscritta del pianeta, in un breve arco temporale, non è in alcun modo associabile al riscaldamento globale. Quello di cui parla Salvini è infatti il meteo, che indica lo stato atmosferico di una zona in un preciso momento. La mancata percezione della differenza tra questi due concetti è alla base dell’enorme disinformazione che c’è sul tema dei cambiamenti climatici in tutto il mondo.

L’Italia è un terreno fertile

Se all’estero, come dimostrato dalle ultime elezioni Europee culminate con il successo dei Verdi, questa trasposizione di meteo e clima è ormai prossima a cadere definitivamente, grazie a media responsabili che parlano in modo corretto del problema affrontandolo con onestà intelletuale, purtroppo non si può dire lo stesso per l’Italia. Se durante il suo comizio e la sua diretta Facebook Salvini è stato artefice di un monologo in cui non era presenta nessuna controparte che potesse smentire quanto detto, il silenzio di Giletti durante “Non è l’Arena” è a dir poco agghiacciante.

Non correggere un errore del genere contribuisce a dare adito a chi prova in tutti i modi a sminuire il problema, promuovendo campagne di disinformazione sul tema per raggiungere i propri interessi, spesso legati al proliferare di un’economia che ha come principio di base del suo sviluppo la distruzione e lo sfruttamento incondizionato del pianeta.

Una delle più azzeccate definizioni di giornalista afferma che “il giornalista è il cane da guardia della democrazia”. A giudicare da quanto visto domenica sera su La7, forse anche Giletti, per adibire correttamente al suo compito, dovrebbe aggiornarsi un pochino su un tema che in tutto il resto del mondo sta diventando più che mai attuale. Lui, durante la sua trasmissione, non ha affatto difeso né la democrazia né la verità. La comunità scientifica è ormai unanime. Il cambiamento climatico esiste ed è colpa nostra. Lasciare che un Ministro ne parli senza cognizione di causa e facendo trasparire una forte ignoranza sul tema non lo farà di certo sparire.

L’incoerenza della retorica di Salvini sul cambiamento climatico (e non solo)

Il Ministro dell’Interno, uscito indubbiamente vincitore dalla tornata elettorale di pochi giorni fa, utilizza come messaggio principale di ogni suo intervento il motto “Prima l’Italia, prima gli Italiani”. Forse qualcuno dovrebbe ricordargli che l’Italia, a causa della sua collocazione geografica e al pari di tutti i paesi che si affacciano sul Mediterraneo, è una delle nazioni che più verrà colpita dalle conseguenze del cambiamento climatico.

L’innalzamento dei mari colpirà tantissime località costiere della penisola. L’intero paese rischia di vedere, da qua al 2050, un calo della produttività dei propri terreni che potrà arrivare fino al 30% a causa della desertificazione che potrà colpire il Mezzogiorno, e non solo. Aumenteranno i fenomeni atmosferici estremi, come alluvioni e siccità. Aumenteranno gli incendi. Calerà la disponibilità di pesce. Aumenterà l’inquinamento dell’aria.

E qual è l’unico modo per evitare tutto questo? Iniziare da subito a promuovere serie politiche di mitigazione, resilienza ed adattamento atte a contrastare il cambiamento climatico. Se, dunque, Matteo Salvini avesse veramente a cuore il futuro degli italiani e dei loro figli forse dovrebbe iniziare ad informarsi sul tema iniziando a mettere mano al problema prima che sia troppo tardi.

L’utilizzo del rosario e la strumentalizzazione della retorica cattolica

Una delle mosse più recenti del Ministro degli Interni è stata quella di aggiungere alla sua comunicazione una non velata retorica cattolica. Da un giorno all’altro ha iniziato a strumentalizzare l’utilizzo di rosari e crocifissi adottando un modo di parlare che potesse intercettare il voto dei credenti italiani. Ed anche in questo caso è facile individuare una certa incoerenza di fondo.

In una delle sue prime encicliche Papa Francesco, che rappresenta proprio il pensiero cattolico che Salvini strumentalizza nei suoi discorsi, si è schierato piuttosto chiaramente dalla parte dell’ambiente. Nel suo “Laudato sì, sulla cura della casa comune”, pubblicato nel giugno del 2015, il Papa ha espresso in maniera esplicita la necessità di un cambiamento del nostro sistema economico che possa, appunto, proteggere l’ambiente. Nel documento si legge infatti che “l’umanità deve prendere coscienza della necessità di cambiamento degli stili di vita, della produzione e del consumo[…]Perciò è diventato urgente e impellente lo sviluppo di politiche affinchè nei prossimi anni l’emissione di anidride carbonica e di altri gas altamente inquinanti si riduca drasticamente.”

Salvini e il cambiamento climatico: un altro negazionista?

Alla luce di questa analisi è possibile trarre un’unica conclusione. Matteo Salvini potrebbe aggiungersi alla lista nera dei negazionisti climatici. Già nel momento in cui si era trovato a dover votare in merito all’adesione da parte dell’Unione Europea al Paris Agreement, il leader della Lega era stato uno dei pochissimi membri del Parlamento Europeo a votare contro il provvedimento. E queste sue ultime infelici affermazioni non fanno altro che confermare la sua tendenza a non riconoscere il problema.

Peccato per lui che l’evidenza scientifica, ormai, non lasci scampo. Non prendere seriamente la questione significa inequivocabilmente mettere i bastoni tra le ruote alle future generazioni. Se a Salvini importasse veramente del futuro dei cittadini italiani e dei loro figli affronterebbe il problema del cambiamento climatico in modo radicalmente diverso. Invece, così facendo, non fa altro che sfruttare a suo vantaggio l’ignoranza dilagante che regna sul tema del riscaldamento globale all’interno di un paese in cui un giornalista del calibro di Massimo Giletti non interviene quando, durante la sua trasmissione, viene pronunciata una fesseria di dimensioni apocalittiche.

Per fortuna la coalizione di Matteo Salvini non avrà grande voce in un Parlamento Europeo in cui il tema dei cambiamenti climatici potrebbe diventare centrale, grazie all’exploit dei Verdi e alla presenza di politiche ambientali ambiziose nei programmi della maggior parte dei partiti che verosimilmente governeranno l’Unione. Il riscaldamento globale diventerà un tema centrale nella politica internazionale e, prima o poi, dovrà iniziare a farci i conti anche lui. Anche se a maggio abbiamo avuto freddo.

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