Lo spreco alle stelle sul volo Milano-New York

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Tanti piccoli amebi senza nome né capacità motorie, numerati e divisi in scompartimenti non meno angusti di un banco di scuola elementare, quando ci torniamo da adulti. Sono loro, i passeggeri del volo Milano-New York. E oltre all’inquinamento dovuto alle emissioni di quell’aereo, che è un altro grande problema della società globalizzata e del quale mi ritengo io stessa complice, ognuno di loro produce in nove ore molti più rifiuti plastici di quelli prodotti nello stesso tempo in un giorno qualunque. Voi direte che quel volo è un’eccezione, nessuno lo fa tutti i giorni. Ma il rapporto Enac (Ente Nazionale per l’Aviazione civile) sul traffico aereo italiano del 2017, dimostra che prendere l’aereo è ormai tutt’altro che raro. I passeggeri dei voli che collegano Malpensa a New York nel 2017 sono stati circa 687mila. Di questi, 300mila utilizzano la compagnia in questione. E l‘esperienza che ognuno di loro vivrà è la seguente.

Comincia l’avventura

Poco dopo il decollo le hostess iniziano il loro frenetico pendolarismo per i corridoi, trasportando il carrello al quale i passeggeri anelano come uccellini denutriti. Ci chiedono se vogliamo qualcosa da bere, io prendo dell’acqua naturale. Non bevevo da prima di entrare in aeroporto e la velocità con cui ho terminato l’acqua contenuta in quell’enorme bicchiere di plastica ne è stata la dimostrazione. Trascorrono pochi minuti, resi ancor meno percepibili dall’inizio di uno dei tanti film del catalogo e le hostess passano ancora, questa volta per distribuire un pacchetto di plastica con all’interno una sorta di tristissimo aperitivo. Ancora pochi minuti e le gentili e velocissime hostess iniziano la loro terza missione: ritirare i bicchieri e i pacchetti vuoti. Li prendono meccanicamente direttamente dal tavolino, spesso senza lasciarci il tempo di farlo noi. Buttano tutto in un sacchetto di un anonimo e preoccupante colore azzurro. Sarà il sacchetto della plastica?

Si mangia!

Finalmente si diffonde in tutto l’aereo odore di cibo. Le hostess ci servono con la solita celerità, che a quel punto mi sembra un po’ inutile viste le 8 ore di volo che ci attendono, ma che comunque apprezzo. Almeno finché non mi arriva il vassoio – l’unica cosa non usa e getta di tutto il kit. La portata principale è servita nella plastica, le posate di plastica sono confezionate nella plastica insieme a un tovagliolo di carta che rimarrà intonso. Sul vassoio è infatti presente anche un tovagliolo sfuso, più spesso e grande di quello minuscolo nelle posate. Troviamo anche un altro contenitore di plastica con dell’insalata scondita (i condimenti si trovano in altre bustine di plastica). Poi un panino freddo e molliccio, confezionato, nemmeno da dire, nella plastica, proprio come il dolce. Per completare il tutto, due alimenti di cui nessuno può fare a meno, entrambi impacchettati in materiale alluminioso: un formaggino molle tipo “Mio” e un panettino di burro, quest’ultimo inutilizzato dal cento percento dei campioni della mia veloce indagine sui vassoi dei vicini. Infine dei cracker in un sacchetto di plastica, giusto per darci un solo valido motivo per mangiare il formaggino. E ovviamente lei, la regina del PET, l’immancabile bottiglietta d’acqua, messa lì con il solo scopo di affollare corridoi e bagni nelle ore successive Ci avevano già dato da bere prima del pasto e nei voli lunghi l’acqua è ad accesso illimitato.

Differenziata no grazie

Finisco il mio piatto dal gusto opinabile, non apro nemmeno il panino, né il dolce, né, appunto, il burro. Continuo a guardare il mio film finché le hostess ripassano per raccogliere i rifiuti. I vassoi ci vengono presi con foga dal tavolino e svuotati con l’intero contenuto in quell’unico sacchetto azzurro di prima. Gli avanzi, ancora impacchettati, declassati nel giro di dieci minuti da pasto a rifiuto, rei soltanto di aver transitato sul vassoio del pranzo. Quando se ne vanno mi rendo conto di aver nascosto la bottiglietta sotto la coperta, perché il mostro azzurro non avrebbe atteso l’espletazione delle mie capacità oratorie e motorie. No, i suoi tentacoli si sarebbero allungati e in meno di un secondo me l’avrebbe sottratta ancora mezza piena.

Snack time

A metà viaggio, infreddolita e non assonnata vado a prendere un tè caldo, che viene servito in un bicchiere che sembra essere carta, o comunque materiale biodegradabile. La plastica, presumo, si sarebbe fusa. Torno a sedermi un po’ più sollevata, fino all’ennesimo passaggio veloce e inesorabile delle hostess che ci danno del gelato, duro come il marmo ma abbastanza buono e contenuto nel cartone. La plastica, questa volta, solo per il cucchiaino. Ritirano tutto, buttano tutto insieme. Un’ora dopo ci richiedono cosa vogliamo da bere. Questa volta mi trattengo, nonostante la secchezza dell’aria e il freddo che mi ha tappato il naso e prosciugato la bocca. All’arrivo manca poco più di un’ora e le hostess fremono, servono veloci, quasi corrono nei corridoi per soddisfare i bisogni di tutti. Ancora cibo, ancora uno snack in una scatola, ancora di cartone. Io avevo già deciso di non prendere nulla, soprattutto per la bassa qualità dei prodotti, cosa che mi viene confermata da chi, quello snack, lo mangia. Infine, ancora il passaggio dell’onnivoro sacchetto azzurro.

Facciamo i conti

Facendo una veloce stima sono circa dieci gli oggetti di plastica usati da un passeggero in nove ore. L’aereo di quella compagnia ne contiene ottocento. Sono quindi ottomila gli oggetti di plastica usati, buttati, e probabilmente non riciclati soltanto in un volo. In un anno da Malpensa partono 175 mila voli, 22 milioni i passeggeri stimati. Proviamo ad immaginare, in tutto il mondo, quanti rifiuti vengono prodotti inutilmente, solo perché siamo in viaggio e “almeno in viaggio” non abbiamo voglia di badare allo spreco, o alla raccolta differenziata.

Milioni di re e regine

Veramente abbiamo così bisogno di queste comodità, neanche fossimo reali del cinquecento? Veramente non siamo in grado di tenerci il nostro bicchiere (anche di plastica, ve lo concedo) dall’inizio alla fine del viaggio? Se cade, se si rompe, se siamo particolarmente viziati da non volere questo peso immane tra le mani allora ne chiederemo un altro, ma soltanto se lo vogliamo noi. Invece noi, su quell’aereo, non valiamo niente. Non abbiamo facoltà di decidere dove, quando, se buttare i nostri rifiuti. Almeno servissero a qualcosa, questi agi! L’esperienza, anche secondo persone che non disprezzano quanto me l’utilizzo sconsiderato di plastica, è stata comunque pessima.

Veramente abbiamo bisogno del burro? Dei cracker? Dell’ “aperitivo” prima del pranzo? Se si risparmiasse su quello, forse, si potrebbe investire nella qualità dei pasti serviti, senza sentirsi intossicati e/o disgustati ad ogni boccone. Davvero non è possibile produrre carrelli con due sacchetti, almeno per dividere i rifiuti organici dagli altri? Abbiamo mezzi in grado di attraversare un continente e un oceano in otto ore e non riusciamo a creare un carrellino con due spazi per la raccolta differenziata? E anche con il fantasmagorico carrellino, sarebbe davvero necessario buttare quantità esorbitanti di cibo ancora chiuso e impacchettato soltanto perché è già stato servito? Siamo schizzinosi fino a questo punto? Sarà una questione di sicurezza, d’accordo, ma passiamo una vita intera a comprare prodotti che sono alla mercé di tutti, sugli scaffali dei supermercati. O dai panettieri, dai fruttivendoli, alle bancarelle per strada sulle quali si posa più smog e sostanze inquinanti di qualunque altro posto. Per questioni di “sicurezza” non si potrebbe più mangiare niente.

Un passo indietro

Forse dovremmo tutti fare un passo indietro, e attribuire a noi stessi un po’ più di valore. Perché quando qualcosa vale, non si lascia intorpidire, imputridire, morire come i passeggeri dei voli aerei. Scendiamo dal piedistallo, perché i piedistalli vengono costruiti per i morti. Torniamo ad essere vivi, smettiamo di combattere contro la natura che ci ha dato la vita e rientriamo tra le sue file per combattere, invece, l’esercito dei vizi a cui noi stessi ci siamo affiliati.

Macchine elettriche: perché convengono

macchine elettriche

Il 2019 potrebbe essere l’anno del boom delle macchine elettriche. I modelli a disposizione dei potenziali acquirenti stanno aumentando di giorno in giorno ed entro la fine dell’anno tutte le principali case automobilistiche ne avranno immesso almeno uno sul mercato. I prezzi stanno diventando sempre più accessibili. Ed inoltre esistono ottimi incentivi messi a disposizione dei consumatori che decidono di fare questa scelta green. I vantaggi ambientali della mobilità elettrica sono talmente evidenti che non è necessario scendere troppo nel dettaglio. Basti dire che le emissioni generate dal settore dei trasporti sono più del 15% del totale a livello mondiale. Ciò che questo articolo si propone di fare è invece scoprire se esiste anche una convenienza economica.

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Quanto risparmia chi compra una macchina elettrica

Secondo il blog specializzato VaiElettrico, il primo in Italia a raccogliere le opinioni dei consumatori in questo settore, l’utilizzo di un’auto elettrica permette di risparmiare intorno ai 2.000 euro annui. Se si proietta questo risparmio in un arco di temporale di 10 anni, una durata di vita plausibile per una macchina, arriviamo a toccare un risparmio di circa 20.000 euro. Una cifra decisamente maggiore rispetto alla differenza di prezzo che troviamo oggi tra le macchine elettriche e quelle alimentate con carburanti tradizionali. Differenza di prezzo di listino che, va ammesso, ad oggi esiste ma che, sul lungo termine, è più che giustificata e che verrà comunque ridotta col tempo.

Come si genera questo risparmio

Il risultante risparmio di almeno 2.000 euro all’anno è calcolato su una percorrenza di 15.000 km. Ecco come si genera:

  • Incentivo statale di almeno 4.000 euro, estendibile fino a 6.000 in caso di rottamazione di un vecchio veicolo, sul prezzo di listino.
  • Esonero dal pagamento del bollo per i primi 5 anni
  • Riduzione del costo del tagliando che può arrivare fino a 200 euro
  • Riduzione del costo RCA fino al 50%
  • Minor costo del carburante, specialmente se si ricarica l’auto in casa

Gli scooter elettrici: amici degli spostamenti in città

Un altro modo per ridurre il proprio impatto ambientale legato alla mobilità è l’acquisto di uno scooter elettrico. Allo stesso modo sono disponibili sul mercato anche biciclette elettriche, più che adatte a percorrere distanze anche discretamente lunghe. Queste due alternative sono sicuramente più economiche dell’auto e allo stesso modo convenienti da un punto di vista ambientale, oltre che ideali per l’utilizzo in città.

Un Lifan e3 ad esempio parte da un prezzo di 1.990 euro, a cui può essere applicato uno sconto di 600 euro per chi rottama il suo vecchio scooter, arrivando quindi a costare 1.390 euro. L’autonomia è di circa 60 km. Prezzi e durata della batteria sono simili anche per i modelli più economici di bici elettrica. Esistono, per chi se lo può permettere, anche alternative più costose e performanti.

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Quali critiche per le macchine elettriche

La prima domanda che viene fatta quando si parla di macchine elettriche è: “Ma poi come si ricarica?”. Se possiedi un garage o un vialetto in cui parcheggiare la macchina il problema è abbastanza relativo. È possibile, infatti, installare a prezzi contenuti un’apposita cassetta, e, stando alle dichiarazioni del Ministro Toninelli, dovrebbero presto essere disponibili incentivi anche per questo. Inutile dire che scegliere un fornitore di energia green abbassa ulteriormente l’impatto ambientale del veicolo. In alternativa, più diffuse nelle grandi città ma non solo, iniziano già a vedersi le prime colonnine pubbliche.

Altra critica che viene mossa è quella dello smaltimento delle batterie. Inoltre per produrle sono necessari processi e prodotti non propriamente eco-friendly. Considerando che lo stesso discorso, però, può essere fatto anche per i veicoli ad alimentazione “tradizionale” sembra un po’ di essere davanti alla storia del “bue che dice cornuto all’asino”. Inoltre in Italia è operativa “Cobat”, un’azienda specializzata nello smaltimento di rifiuti speciali e quindi anche di batterie.

Qualche problema in più potrebbe essere riscontrato per i viaggi lunghi, in quanto l’autonomia delle macchine elettriche difficilmente supera i 350/400 km. Sono tuttavia disponibili apposite App per il cellulare in cui vengono segnalati i punti di ricarica. Va inoltre precisato che per le tratte ad alto chilometraggio l’alternativa più ecologica sono sicuramente i trasporti pubblici su rotaia. Se inoltre si considera che in Italia circa l’80% degli spostamenti in macchina avvengono su distanze inferiori a 25 km, anche questa critica poggia su basi non proprio solide.

I principali modelli di macchine elettriche sul mercato

Le alternative più economiche sono sicuramente le “city car”. Tra queste la Smart ForTwo con un prezzo di listino di 24.748 euro a cui vanno tolti almeno 4.000 di incentivo, così come per tutti gli altri prezzi sotto elencati. Una ForFour costa appena 700 euro in più. A salire troviamo la Volkswagen E-up, il cui prezzo pieno è di 27.000 euro. Per chi avesse esigenza di avere macchine più spaziose ci sono la Peugeot 208 a a 32.000 euro o la Renault Zoe a 34.000.

Per una Mini elettrica occorre invece spendere 40.000 euro. Sulla stessa fascia di prezzo anche la Golf, la BMW i3 e la Kia Niro. Uno dei modelli elettrici più venduti su scala mondiale è, però, la Nissan Leaf, che parte da 36.700 euro. Più costosa la pioniera Tesla, da 59.600 euro. Un investimento in proporzione più alto rispetto alle sorelle a benzina ma che viene ammortizzato in pochi anni e che sul lungo termine, come già detto, genera addirittura risparmio. Per chi invece ha necessità di trovare prezzi più abbordabili sono già disponibili alcuni modelli usati.

Metano e GPL: quanto sono sostenibili?

Non è necessario soffermarsi troppo sull’insalubrità dell’utilizzo di macchine a Diesel e Benzina, che hanno sicuramente i giorni contati. Vogliamo tuttavia esporre i problemi relativi alle macchine a GPL e Metano, alternative percepite come sostenibili ma che, in realtà, non possono più essere considerati come tali. Se infatti è vero che questi veicoli inquinano meno, lo è altrettanto dire che lo fanno di più di quelli elettrici. Come si evince dal nome il GPL, o Gas Petrolifero Liquefatto, è un derivato del petrolio e, di conseguenza, crea problemi ambientali simili a quelli della benzina o del Diesel.

Il metano invece, spesso percepito come sostenibile, è un gas climalterante 25 volte più potente della CO2. Si dovrebbe aprire una parentesi sul BioMetano, generato dagli scarti delle filiere agricole e dai nostri rifiuti organici, ma la sua produzione difficilmente sarà finalizzata al mercato dei carburanti. O comunque non sarà in grado di coprirne tutta la domanda. Va inoltre fatto notare come anche il costo iniziale delle macchine con questo tipo di alimentazione sia più alto dei modelli a benzina: la differenza di prezzo coi modelli elettrici è quindi minore. Inoltre l’elettricità, in proporzione, costa meno di entrambi questi carburanti, fattore sicuramente da considerare quando si valuta quale sia l’opzione più economica.

Il futuro è fatto di macchine elettriche

Mentre in Italia lo sviluppo di questo mercato sta andando un po’ a rilento, in altri paesi si è già intrapresa la strada giusta. In Cina, ad esempio, si possono contare già più di 200 modelli di auto elettriche sul mercato con conseguente calo dei prezzi. Promettente anche la situazione tedesca, dove la Volkswagen ha dovuto chiudere le prenotazioni per la sua E-up a causa delle troppe richieste.

Risulta inoltre verosimile ipotizzare che il trend di diminuzione del prezzo che le batterie hanno subito negli ultimi anni continuerà a verificarsi, risultando quindi anche in un calo del costo dei veicoli. Sempre in Cina stiamo assistendo anche ad un’invasione di autobus elettrici. Stesso discorso per Santiago del Chile. Questo a conferma che a mancare non sono tanto i soldi, quanto il desiderio da parte delle istituzioni di attuare una transizione ecologica sempre più urgente e, sul lungo termine, inevitabile. Forse è il caso di iniziare sin da subito, per non ritrovarsi, come al solito, a dover rincorrere gli altri.

Treno Verde è arrivato, e ci porta nel futuro

Treno Verde

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Non è mai bello perdere il treno, specialmente se si tratta di quello del futuro. Treno Verde è una campagna promossa da Legambiente che, insieme a Ferrovie dello Stato, vuole incentivare l’utilizzo dei mezzi di trasporto alternativi a fronte delle automobili private.

Quanto sono inquinate le città?

Treno Verde farà tappa in dodici stazioni italiane, nelle quali espleterà due principali funzioni. La prima è quella del monitoraggio della qualità dell’aria e i flussi di traffico in città. I volontari di Legambiente, infatti, effettueranno un controllo itinerante nei punti più “critici” delle città. Le misurazioni hot spot delle polveri sottili dureranno un’ora e i risultati saranno poi esposti sullo stesso Treno Verde. In questo modo sarà possibile riflettere e discutere sulla qualità dell’aria che i cittadini ogni giorno respirano e che provoca ogni anno 60 mila morti premature.

Una mostra per un futuro a emissioni zero

In secondo luogo, a bordo del Treno Verde, sarà allestita una mostra dedicata alla mobilità sostenibile in quanto possibile soluzione al riscaldamento globale. La mostra è interattiva e permette di vedere, toccare e sentire l’enorme quantità di inquinamento acustico e atmosferico al quale siamo sottoposti ogni giorno e del quale spesso non ci accorgiamo.

Nella prima carrozza saranno approfonditi i rischi dello smog sul nostro organismo e sul nostro pianeta. Nella seconda carrozza si potranno conoscere le possibili soluzioni per contrastare le fonti fossili e le buone pratiche già attuate dalle città italiane ed estere. La terza carrozza è invece curata da Ecopneus, un’azienda che si occupa di riciclare i pneumatici, dando loro una seconda vita. Infine, nella quarta carrozza, vi sarà un grande spazio per ospitare conferenze, dibattiti e laboratori che guideranno chiunque vi assista nel cambiare in prima persona la propria città, per un futuro a emissioni zero.

Un cambiamento semplice e vantaggioso

Questa transizione è più semplice e vantaggiosa di quel che si creda. Con il car sharing e il car mobbing, restare imbottigliati nel traffico sarà solo un lontano ricordo. Se vi sembrano parole arrivate da un altro pianeta, vi sbagliate. Iniziate a vedere il car sharing come un taxi sempre a vostra disposizione, ma il cui guidatore siete voi, con un costo decisamente inferiore. In questo modo, infatti, pagate soltanto l’effettivo utilizzo della macchina e non la sua proprietà, togliendo molte fastidiose incombenze quali assicurazione, revisione, bollo ed eventuali danni nel corso degli anni. Il car mobbing consiste semplicemente nella buona pratica di invitare amci, colleghi, parenti o perché no, sconosciuti (tramite apposite App) a condividere il viaggio insieme a voi. Non dimentichiamoci poi del trasporto pubblico come treno, metropolitana e pullman. Più si utilizza, più più sarà efficiente, e più sarà efficiente, più sarà piacevole utilizzarlo. Infine, perché non optare, quando possibile, per i piccoli mezzi di locomozione quali la bicicletta, il monopattino o, se siete giovani (fuori o dentro) lo skateboard.

La rivoluzione è già tra di noi, e il Treno Verde arriva con lo scopo di farci aprire gli occhi.

Tappe e orari

L’ingresso alla mostra del Treno Verde è totalmente gratuito ed essa è aperta al pubblico dal lunedì al sabato dalle 16 alle 19. Le scuole prenotate possono accedere dalle 8,30 alle 14. La domenica l’accesso è possibile dalle 10 alle 13. A Roma Termini la mostra sarà aperta dalle 10 alle 13,45.

Le tappe sono le seguenti:

Palermo – 18, 19, 20 febbraio

Bari– 22, 23, 24 febbraio

Napoli Centrale– 26, 27, 28 febbraio

Roma Termini*– 2, 3, 4 marzo

Pescara– 6, 7, 8 marzo

Arezzo– 10, 11, 12 marzo

Civitanova Marche– 14, 15, 16 marzo

Rimini – 18, 19, 20 marzo

Padova– 22, 23, 24 marzo

Genova Piazza Principe– 26, 27, 28 marzo

Torino–  30, 31 marzo, 1 aprile

Milano Porta Garibaldi– 3, 4, 5 aprile

Per maggiori informazioni, visitare il sito ufficiale.

Attiva la ZTL più grande d’Italia. E Milano è sempre più green

Area B

Chi e quando

Attivata oggi a Milano la ZTL più grande d’Italia e la seconda in Euopa dopo Bruxelles. I dati sulle città più inquinate d’Italia non mentono: Milano è la sesta città con più polveri sottili della Nazione e, forse, questa classifica ha fatto traboccare il vaso.

Alle 7:30 di questa mattina, lunedì 25 febbraio 2019, sono scattati i limiti d’accesso nell’Area B. Uno spazio grandissimo, che si estende fino ai limiti della città e nel quale vive quasi tutta la popolazione milanese. Qui non potranno più circolare benzina euro 0 e diesel euro 0, 1, 2 e 3, a doppia alimentazione gasolio-GPL e gasolio-metano Euro 0, 1, 2 e veicoli ingombranti superiori a 12 metri. I divieti sono validi da lunedì a venerdì, dalle 7.30 alle 19.30, esclusi i festivi.

Area B

Un avvio graduale

I divieti non finiscono qui anche se, per dare la possibilità alle persone di comprendere e abituarsi all’iniziativa, il suo avvio sarà graduale. Il prossimo primo ottobre lo stop sarà esteso ai diesel euro 4 (che sono già vietati in Area C dal 2017) e moto e ciclomotori a gasolio euro 0 e 1. Dal 1 ottobre 2020 l’accesso sarà vietato anche agli euro 1 benzina ed entro il 2030 le restrizioni aumenteranno.

Chi può entrare

Di contro, l’accesso è consentito agli autoveicoli euro 5 e 6 benzina, gli autoveicoli GPL, metano, bifuel e auto ibride ed elettriche. Saranno inoltre esenti da sanzioni le autoambulanze, i veicoli della Croce Rossa, i veicoli delle Forze Armate, Polizia, Vigili del Fuoco e Protezione Civile. Possono inoltre circolare liberamente i veicoli che espongono il contrassegno “invalidi” il cui titolare sia a bordo del veicolo e in generale chiunque disponga di un permesso per svolgere mansioni di assistenza sanitaria.

Pochi controlli (per ora)

Sempre per un inizio graduale, al momento solo sedici strade sono dotate di telecamere. Inutile dire che il divieto è comunque valido per tutte le 187 strade di accesso all’Area B, le quali saranno tutte controllate informaticamente entro il 2020. Le telecamere attive da oggi sono in via Anassagora, viale Pirelli, viale Sarca, via Pasta, via Gallarate, via Tofano, via Basilea, via Zurigo, via Garin, via Baroni, via Cassinis, via Toffetti, via Rogoredo, via Feltrinelli, via Mecenate e via Fantoli.

Multe e permessi

La multa prevista per chi non rispecchia il divieto è di 80 euro, anche se tutti i cittadini residenti a Milano in possesso di un auto esclusa dall’Area B, avranno diritto a 50 accessi nell’area per tutto il 2019, che scenderanno a 25 nel 2020. Al primo passaggio di un veicolo non autorizzato, sarà inviato al proprietario l’invito per iscriversi al portale e registrare la propria posizione e il numero di passaggi effettuati.

I permessi e le pratiche di registrazione possono essere ottenute online. Qui è anche possibile verificare se il proprio veicolo ha il permesso di entrare in Area B.

Informazioni importanti:

  • E’ vietata anche la circolazione dinamica all’interno di Area B. Ciò significa che un autoveicolo il cui accesso è vietato in Area B non può circolare all’interno di tale area, anche se è entrato prima delle 7.30. Non potrà quindi uscire dall’Area B prima delle 19.30 ovvero al termine dell’orario del divieto.
  • Attenzione anche ai divieti regionali per il piano anti-inquinamento in vigore fino al 31 marzo. Violare questi divieti potrà portare a una multa di 160 euro, il doppio rispetto a quella per l’Area B. Una volta esauriti i 50 ingressi, si potrà incorrere in due multe: una da 160 euro per il piano regionale e una da 80 euro per Area B.
  • Anche gli orari di Area C hanno subito delle modifiche per coincidere con quelli di Area B. Per esempio, anche il giovedì, che fino ad ora prevedeva il divieto fino alle 18.30, si allungherà fino alle 19.30. Inoltre in Area C non potranno più entrare motoveicoli e ciclomotori a due tempi euro 0 e 1 e veicoli a doppia alimentazione gasolio-gpl e gasolio-metano euro 0, 1 e 2.
  • Alla stazione della metropolitana rossa al Duomo vi è un infopoint dove potrete avere tutte le informazioni. Gli orari di apertura del servizio sono dalle 8.30 alle 15.30, dal lunedì al venerdì

Per saperne di più, visitare il sito del Comune di Milano