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In occasione degli incendi scoppiati in California, che hanno devastato migliaia di acri di terra e ucciso almeno 36 persone, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha negato, ancora volta, l’esistenza dei cambiamenti climatici. Ha incolpato, piuttosto, la mala gestione delle foreste da parte dei democratici.

Le agghiaccianti (e tardive) parole di Trump sugli incendi

In realtà, gli interventi di Donald Trump in merito alla California infuocata sono stati molto pochi e molto tardivi. Il primo commento, infatti, è arrivato soltanto venerdì scorso, dopo settimane di agonia da parte del territorio e degli abitanti della West Coast. Trump ha semplicemente twittato il suo apprezzamento nei confronti dei pompieri per la gestione dell’emergenza.

Le sue parole più tristi, però, sono state pronunciate quando il presidente americano si è confrontato con il Governatore Democratico della California Gavin Newsom e altri funzionari statali e federali. Il segretario dell’Agenzia per le Risorse Naturali Wade Crowfoot ha esortato il presidente a riconoscere il ruolo del clima che cambia per le nostre foreste. Di tutta risposta, Trump ha affermato: “inizierà a rinfrescarsi, aspetta e vedrai“. Al successivo auspicio, da parte di Crawfoot, che il presidente e la scienza siano prima o poi d’accordo, Donald Trump ha risposto: “In realtà non credo che la scienza sappia“.

Il colpevole degli incendi secondo Trump

Verrebbe quindi da chiedersi a chi o cosa Trump attribuirebbe la colpa dei devastanti incendi che stanno colpendo la California. Ebbene il primo cittadino americano si è esposto anche su questo, portando il tutto su una questione di rivalità politica. Ha infatti biasimato i governatori democratici per non aver saputo curare a dovere le proprie foreste e quindi prevenire gli incendi: “Quando per anni le foglie secche si accumulano sul terreno, questo semplicemente aizza il fuoco, – ha detto Trump – sono davvero un carburante. Quindi devono fare loro qualcosa al riguardo.”

Trump non ha però fornito prove a sostegno della sua affermazione. Inoltre, gli esperti e i corpi forestali affermano che rastrellare le foglie non è un’operazione sensata e fattibile, considerando la vastità delle foreste statunitensi. In più, molti degli incendi hanno colpito arbusti costieri e praterie, non foreste.

L’unica “prova” della sua tesi Trump l’ha esposta affermando che altri paesi non hanno affrontato lo stesso livello di incendi. Un dato, anche questo, facilmente smontabile, visti i recenti disastri in Australia e nella foresta pluviale amazzonica, che gli esperti attribuiscono proprio ai cambiamenti climatici.

California, settembre 2020 (Foto di Marta Navales)

Il ruolo dei cambiamenti climatici

Qual è, allora, il ruolo dei cambiamenti climatici negli incendi californiani e perché Trump lo nega? In realtà, a Mr.Trump basterebbe consultare i dati degli anni passati in merito agli incendi, o semplicemente leggere le vecchie news. Si accorgerebbe che, prima di tutto, non è soltanto un problema di arbusti gestiti male dai democratici. In secondo luogo si accorgerebbe che che non si tratta soltanto di dati scientifici, ma anche storici e, quindi, sicuramente fattuali.

I cinque maggiori e più devastanti incendi della storia californiana hanno infatti avuto luogo negli ultimi tre anni, tra i quali anche il più mortale, nel 2018, che ha ucciso ben 85 persone. Coincidenza vuole che nove dei dieci anni più caldi mai registrati al mondo si sono verificati a partire dal 2005. Di questi, cinque sono occorsi dal 2016, ovvero proprio negli ultimi 5 anni. Le temperature dell’Oregon e della California sono aumentate di oltre 1°C dal 1900.

La prolungata siccità che sta colpendo la California negli ultimi dieci anni, con un calo delle piogge autunnali del 30%, ha causato la morte di milioni di alberi, trasformandoli in un potente combustibile per gli incendi. Anche le regioni montuose, che normalmente sono più fresche e umide, si sono prosciugate più rapidamente del solito durante l’estate, aumentando il potenziale carburante per il fuoco.

Cosa sta accadendo

Mentre noi elenchiamo dati storici e scientifici che Trump negherà impunemente, gli incendi proseguono. In Oregon hanno bruciato in una settimana quasi il doppio di quello che di solito viene distrutto mediamente in un anno. I forti venti e la bassa umidità ostacolano gli sforzi per tenere sotto controllo gli incendi. Come riporta la BBC, in California sono morte 25 persone dal 15 agosto, migliaia di case sono state distrutte e altrettante persone sono ora sfollate. Gli edifici e le strade in Oregon, dove sono già morte 10 persone, e nello stato di Washington, dove è stata registrata una vittima, sono ricoperti di cenere. L’aria è irrespirabile.

A fronte di questo, Trump non ha mosso un dito. Le sue azioni (o non azioni) politiche, però, non finiscono nel nulla. L’uscita dagli accordi di Parigi degli Stati Uniti, i finanziamenti alle industrie fossili, così come a quelle delle armi, a discapito delle energie rinnovabili, l’approvazione delle trivellazioni nei parchi naturali, sono tutti provvedimenti che hanno un tornaconto politico ed economico per il presidente e i suoi sostenitori. Come dimostrano gli incendi, però, le conseguenze per il Pianeta e per l’umanità non sono così vantaggiose. La natura non si può comprare.

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