Mentre migliaia di persone continuano a morire ogni giorno in ogni angolo del pianeta a causa della pandemia Coronavirus, c’è chi, invece, non ha esitato a sfruttare questa situazione di emergenza per fare i propri interessi. Ma chi saranno mai questi campioni di buon senso e solidarietà? Se doveste dire un nome a caso probabilmente ci azzecchereste. Si tratta di Donald Trump e delle lobby del fossile americane.

L’Enviromental Protection Agency al servizio delle lobby del fossile
Appena insediatosi alla Casa Bianca una delle prime decisioni prese da Trump ha riguardato la United States Environmental Protection Agency, anche nota come EPA, ovvero l’ente che dovrebbe vigilare sul rispetto delle leggi ambientali nello Stato. Il primo amministratore da lui scelto per dirigere l’agenzia è stato Scott Pruitt, celebre avvocato delle lobby del petrolio e, ancora peggio, noto negazionista del clima. Il servizio di Pruitt è durato però poco più di un anno. Dopo di ché, al suo posto, il tycoon americano ha scelto Andrew R. Wheeler, un altro avvocato già conosciuto in quanto difensore degli interessi dell’industria del carbone che, durante l’amministrazione Obama, ha più volte provato ad andare contro le decisioni del governo in merito alle regolamentazioni ambientali.
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Non risulta difficile immaginare la quantità di polvere che, durante l’amministrazione Trump, l’EPA abbia nascosto sotto al tappeto. Ma ora che la situazione lo permette, complice anche il fantasma di una possibile crisi economica che rischierebbe di far perdere le elezioni di Novembre al Partito Repubblicano, Trump ha deciso di non farsi più troppi problemi annullando, fino a data da destinarsi, le restrizioni ambientali in vigore per le aziende americane.
Trump e la sospensione delle leggi sull’inquinamento
La decisione di sospendere le restrizioni sullì’inquinamento per le aziende americane è stata resa pubblica tramite un comunicato dell’EPA in data 26 marzo: “Come tutti stanno facendo la U.S. Environmental Protection Agency si adegua all’evoluzione della pandemia COVID-19. Siamo innanzitutto preoccupati per la salute pubblica […]. L’agenzia deve tenere conto di queste importanti considerazioni nel momento in cui continua il proprio lavoro per proteggere la salute dei cittadini e dell’ambiente”. In altre parole l’agenzia ha giustificato questa scelta in virtù della salvaguardia della salute pubblica. Un ragionamento che sfugge a qualsiasi considerazione scientifica. Permettere alle aziende di inquinare ancora di più mentre circola un virus che attacca il sistema respiratorio è una cosa che non può avere senso. Eppure nell’America di Trump e delle lobby del fossile si può. Senza neanche doversi nascondere.
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Immediate le reazioni, colme di sconcerto, di diversi rappresentanti del movimento ambientalista statunitense. Su tutte quella di Cynthia Giles, ex-amministratrice dell’EPA durante la seconda presidenza di Obama: “L’EPA non dovrebbe mai rinunciare al suo diritto e al suo obbligo di agire immediatamente e con forza quando c’è una minaccia alla salute pubblica, a prescindere dal motivo. Non ho ricordi di altri provvedimenti simili, con il quale, di fatto, l’EPA rinuncia alla sua autorità. Questo comunicato rappresenta un’abdicazione alle responsabilità dell’Agenzia nei confronti del paese”.
L’aria inquinata come vettore del Virus
Già in un articolo della scorsa settimana vi abbiamo parlato di come l’aria inquinata favorisca il virus in maniera incontrollata. Questo è infatti in grado di attaccarsi alle polveri sottili, riuscendo in questo modo a percorrere distanze decisamente maggiori. Per non parlare delle conseguenze che la contrazione del virus ha su chi si ritrova con un sistema respiratorio in parte compromesso dall’aria, sporca, che respira. E chi ci rimetterà maggiormente? Tutti coloro che in queste aziende, che ora possono inquinare come non mai, ci lavorano. Per lo più persone con un reddito basso e afro-americane.
L’esempio delle raffinerie
Il Guardian, in un recente articolo, porta come esempio di aziende che trarranno un enorme vantaggio da questa situazione proprio quelle petrolifere. In questa fase gli sarà infatti permesso di smettere di monitorare le proprie emissioni, tra le quali spicca la presenza di un elemento altamente cancerogeno come il benzene. Dieci raffinerie del Texas hanno ampiamente superato i limiti, già non particolarmente restrittivi, che erano in vigore prima di questa presa di posizione da parte di Trump. Va inoltre sottolineato come il provvedimento, che come già detto è entrato in vigore in data 26 marzo, sia retroattivo e debba quindi considerarsi in vigore dal 13 marzo.
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Un dettaglio quanto meno curioso che, tuttavia, è facilmente spiegabile. Il provvedimento è stato richiesto ufficialmente dall’American Petroleum Institute. E cosa è successo in questo ultimo mese? Le big del settore del petrolio hanno perso circa 500 miliardi di dollari in una settimana. Risulta quanto meno sospettabile, dunque, che, per continuare la propria attività, le aziende americane non abbiano avuto scrupoli nell’abbattere i costi legati al proprio processo di estrazione, immettendo alte quantità di inquinanti in atmosfera. Una tesi che, al momento, non è stata dimostrata e che probabilmente non lo sarà mai proprio perché, grazie alla decisione dell’EPA, i dati legati a queste attività non saranno mai trasparenti.
Trump e lobby del fossile: un legame indissolubile
Questa non è altro che un’ulteriore dimostrazione di come Trump sia poco più di un burattino nelle mani delle lobby del fossile americane. In un periodo in cui tanto il settore Oil&Gas quanto quello del carbone hanno subito perdite importanti – si legga in questo senso un interessante articolo di Re:common – quello di Trump non è altro che un timido tentativo di aiutare i propri amici che rischiano di perdere enormi somme di denaro. Tutto ciò nonostante l’Agenzia Internazionale dell’Energia, un ente non proprio noto per le sue ideologie progressiste, abbia chiesto ai leader mondiali e alle istituzioni finanziarie di non far piovere aiuti, durante e dopo il CoronaVirus, verso i settori che non possono più essere considerati sostenibili.
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Per onor di cronaca va inoltre detto che un provvedimento simile a quello americano è stato chiesto anche in Europa dall’ACEA, ovvero l’Associazione Europea dei produttori di automobili. La Commissione di Ursula Von der Leyen, che sta provando a fare del proprio Green New Deal la bandiera del suo mandato, ha però deciso di respingerla al mittente. Gli sciacalli del clima sono in agguato, soprattutto in un momento in cui l’attenzione sulle questioni ambientali è inevitabilmente surclassata dal CoronaVirus. Ora più che mai occorre continuare ad informarsi. Altrimenti, quando tutto questo sarà finito, potrebbe essere troppo tardi.






