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Alcuni di voi lo avranno già visto in giro per i social, altri ancora no. Noi, per capirne a pieno il messaggio, abbiamo voluto vederlo diverse volte e, soprattutto, trascriverne le parole. L’autrice del video “Lettera dal Virus”, che conta già quasi 1 milione di visualizzazioni su Youtube e molte altre a mezzo social, è Darinka Montico, una travel blogger che possiamo definire “a impatto zero”. Una clip  con un messaggio profondo che merita sicuramente di essere vista.

Il video ed il testo di “Lettera dal Virus”

Fermatevi. Semplicemente. Alt. Stop. Non muovetevi. Non è più una richiesta, è un obbligo. Sono qui per aiutarvi. Questa montagna russa supersonica ha esaurito le rotaie. Basta. Aerei, treni, scuole, centri commerciali, incontri.  Abbiamo rotto il frenetico vortice di illusioni e obblighi che vi hanno impedito di alzare gli occhi al cielo, guardare le stelle, ascoltare il mare, farvi cullare dai cinguettii degli uccelli, rotolarvi nei prati, cogliere una mela dall’albero, sorridere a un animale nel bosco, respirare la montagna, ascoltare il buon senso.

Lettera dal Virus: un video per fermarsi a riflettere

Abbiamo dovuto romperlo. Non potete mettervi a fare Dio. Il nostro obbligo è reciproco, come è sempre stato. Anche se ve lo siete dimenticati. Interromperemo questa trasmissione: l’infinita trasmissione cacofonica di divisioni e distrazioni per portarvi questa notizia. Non stiamo bene. Nessuno di noi. Tutti noi stiamo soffrendo. L’anno scorso le tempeste di fuoco che hanno bruciato i polmoni della terra non vi hanno fermato. Né i ghiacciai che si disintegrano. Né le vostre città che sprofondano. Né la consapevolezza di essere i soli responsabili della sesta estinzione di massa. Non mi avete ascoltato.

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È difficile ascoltare essendo così impegnati lottando per arrampicarsi sempre più in alto sull’impalcatura delle comodità che vi siete costruiti. Le fondamenta stanno cedendo. Si stanno inarcando sotto il peso dei vostri desideri fittizi. Io vi aiuterò. Porterò le tempeste di fuoco nel vostro corpo. Inonderò i vostri polmoni. Vi isolerò come un orso polare su un iceberg alla deriva. Mi ascoltate adesso? Non stiamo bene. Non sono un nemico. Sono un mero messaggero. Sono un alleato. Sono la forza che riporterà l’equilibrio. Ora mi dovete ascoltare. Sto urlando di fermarvi.

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Fermatevi. Tacete. Ascoltate. Ora, alzate gli occhi al cielo. Come sta? Non ci sono più aerei. Quanto vi serve che stia bene per godere dell’ossigeno che respirate? Guardate l’oceano. Come sta? Guardate i fiumi. Come stanno? Guardate la terra. Come sta? Guardate voi stessi. Come state? Non puoi essere sano in un ecosistema malato. Fermati. Molti hanno paura adesso. Non demonizzate la vostra paura. Non lasciatevi dominare. Lasciate che vi parli. Ascoltate la sua saggezza. Imparate a sorridere con gli occhi. Vi aiuterò. Se mi ascoltate.”

Il virus siamo noi

In queste ultime settimane tutti i redattori del blog si sono soffermati, a turno, su una riflessione in particolare. Perché un virus è stato in grado di scatenare una reazione così unita da parte della società intera mentre la crisi climatica, i cui rischi su scala globale sono ben maggiori rispetto a quelli implicati da qualsiasi virus, non riesce a generare lo stesso sentimento di solidarietà e di disponibilità a cambiare le proprie abitudini? Sono tanti gli esperti che hanno provato a dare risposta a questa domanda e in tal senso siete invitati, per chi non lo avesse già fatto, a leggere il nostro articolo di ieri. Ciò che si vuole sottolineare, commentando questo video, riguarda un possibile ribaltamento della prospettiva.

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Sì, in questi due mesi il nostro paese, e non solo, è stato messo in ginocchio da un virus. Ma, dati alla mano, la vera malattia del mondo che viviamo siamo noi e noi soltanto. Ad oggi le conseguenze di ciò che abbiamo fatto negli ultimi 160 anni sono molto limitate rispetto a ciò che potrebbe accadere nei prossimi anni. Incendi vasti come nazioni, alluvioni che mettono in ginocchio città intere, ghiacciai che continuano a ritirarsi a velocità mai viste prima, siccità, invasioni di insetti ed epidemie che dilagano. Per ognuna di queste voci ci sono state delle vittime e si tratta solo di un piccolo antipasto di ciò che ci aspetta, specialmente nel caso in cui non verranno implementate delle politiche di adattamento e di mitigazione su larga scala in tempi ragionevoli. Tra 20 o 30 anni, se non verrà fatto quanto necessario, il ricordo della sofferenza causata virus sarà poca cosa.

Saremo disposti a darci la colpa?

C’è, tuttavia, una grande differenza nella natura di queste due catastrofi. Da una parte abbiamo un virus, un qualcosa che ci è stato trasmesso da un “nemico” esterno e di cui siamo, fondamentalmente, vittime. Dall’altra abbiamo invece i cambiamenti climatici. Una minaccia molto più grande che però ha un solo ed unico responsabile: la nostra società.

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Ciò che più manca, in questo momento in cui la crisi climatica ha guadagnato un minimo di attenzione da parte dei media, non è tanto la consapevolezza del problema – seppur anche questo costituisca un aspetto ancora ampiamente insufficiente – quanto il coraggio da parte della nostra società di ammettere di aver sbagliato e di essere gli unici responsabili della più grande minaccia che la razza umana abbia mai trovato di fronte a sé.

Prendersela con un virus è facile. Farlo con noi stessi, guardando alle sofferenze che già oggi i nostri stili di vita stanno generando e che sono destinate ad aumentare esponenzialmente, lo è molto meno. Fino a quando non riusciremo a fare questo passo, la lotta alla crisi climatica sarà in salita. E, forse, ciò che faremo non sarà comunque bastato.

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