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La mascherina e il suo impatto sull’ambiente

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La corsa alle mascherine

Sono viste come il più leale alleato in questi tempi di infezione da coronavirus. Le mascherine respiratorie sono diventate il principale accessorio indossato in strada, in questo periodo, da chiunque esca di casa, rigorosamente per recarsi all’alimentari, in farmacia o in posta. O a portare a spasso il cane. L’utilizzo della mascherina è indicato solo a chi risulta positivo, per evitare che le goccioline di saliva, i famigerati droplet, possano contagiare altri. Il positivo, come ben sappiamo, ha l’obbligo di restare a casa in quarantena, anche qualora sia asintomatico. La maggior parte di chi ne fa uso, nelle nostre città, non è positivo al COVID – 19.

A causa soprattutto della paura generata dal patogeno, l’accessorio chirurgico viene utilizzato durante ogni spostamento. Se a ciò associamo l’utilizzo professionale che ne fanno medici e operatori sanitari impegnati nella lotta al COVID – 19, ci ritroviamo con una enorme quantità di mascherine da smaltire. Questa protezione, infatti, è monouso; ogni 4 o 5 ore bisogna gettarla via e sostituirla.

Una mascherina FFP2

Da una sbagliata informazione, l’utilizzo errato della mascherina

Come ci ha ricordato la WHO, l’Organizzazione Mondiale della Sanità, l’unico modo per evitare sprechi è l‘utilizzo razionale del prodotto. In questi giorni di spreco correlato all’utilizzo della mascherina ne stiamo vedendo davvero tanto.

Possiamo verificarlo da tre micidiali effetti, naturalmente correlati l’uno all’altro, che stiamo riscontrando. Il primo, sotto gli occhi di tutti, è la speculazione selvaggia che sta coinvolgendo il prodotto. I prezzi di una mascherina sono schizzati alle stelle data l’impennata della richiesta, in maniera spesso incontrollata ed irragionevole. Ciononostante tantissime persone, la maggioranza potremmo dire, fanno uso di questa protezione, anche se ha poco senso che lo facciano; tale comportamento potrebbe essere controproducente. La mascherina (diversamente dal respiratore facciale), infatti, non serve tanto a proteggere se stessi, quanto a tutelare gli altri. In terzo luogo, naturalmente, l’abuso dello strumento mascherina da parte di chi non è tenuto ad indossarla, può comportarne l’assenza per i contagiati, ai quali sarebbe veramente necessario.

Dobbiamo avere cura di fare uso di questa protezione solo qualora ci occorra veramente farlo. E’ comprensibile volersi difendere al massimo; è però meno comprensibile minare l’ecosistema del nostro pianeta a causa di una protezione blanda e prevalentemente psicologica, se si è negativi al virus.

Chi deve utilizzare la mascherina?

Per chiarire al lettore che, letti i precedenti paragrafi, si stia legittimamente domandando se debba indossare la mascherina, riportiamo le indicazioni base dell’OMS, rilanciate dal Ministero della Sanità. E’ necessario che indossi la protezione chiunque soffra di malattie respiratorie, o riporti sintomi riconducibili ad esse. Nello specifico, va da sé, deve indossarla chiunque riporti sintomi riconducibili al COVID – 19: tosse, starnuti o febbre prolungata. La mascherina è alleato prezioso per chiunque sia a stretto contatto con contagiati – o persone fortemente sospettate di esserlo. Lo strumento è più utile alle persone che circondano chi la indossa che all’indossatore stesso.

Un simpatico contributo animato per aiutarci a capire se dobbiamo davvero fare utilizzo della mascherina, Video: Cartoni Morti

Numerosi esperti che appaiono in tv o su altri media, in questi giorni, consigliano a tutti di indossarla, dal momento che il contagio è galoppante. Seppur si sia appena visto come ciò non sia necessario. Lascio dunque alla sensibilità di ognuno la decisione se indossare la mascherina o meno, anche alla luce di ciò che andremo a scrivere nelle prossime righe.

Tipologie e sigle

Se abbiamo deciso di utilizzarla, dobbiamo avere l’accortezza di selezionarne modello e tipologia adeguati. La mascherina non è un accessorio trendy, come gli occhiali da sole o una sciarpa, bensì una protezione medica. Cominciamo dicendo che le tipologie utilizzate in camera operatoria, così come quelle comunemente note come antismog, non hanno alcuna utilità antivirale. Per proteggere e proteggersi dal coronavirus occorre una mascherina specifica, ideata e realizzata appositamente per la protezione respiratoria. Il protocollo corretto è quello dei modelli siglati con le diciture seguenti: FFP1, FFP2 oppure FFP3. Particolarmente efficaci sono gli ultimi due: il loro filtraggio oscilla tra il 92 ed il 98%, a seconda degli studi. Il prezzo di questi prodotti non dovrebbe allontanarsi molto dai 5 euro.

Una mascherina semifacciale FFP3

Naturalmente, nell’utilizzare la mascherina, vanno tenute presenti alcune indispensabili precauzioni. Prima di indossarla, occorre lavarsi sempre accuratamente le mani, con sapone o disinfettante, come abbiamo (re)imparato bene a fare, in questi giorni così difficili. In secondo luogo, va verificata la perfetta aderenza tra strumento e viso, bocca e naso devono essere ben protetti. Infine, dovrebbe essere scontato ma quotidianamente vediamo come non lo sia, non tocchiamo mai la mascherina durante l’uso. E’ una cosa da ricordare soprattutto a coloro i quali si levano la protezione per grattarsi il naso, o per rispondere al telefono, per poi reindossarla subito dopo.

L’impatto ambientale della mascherina

La mascherina protettiva, prodotto alla cui produzione si stanno dedicando, in questi giorni, sempre più aziende, anche italiane, è composta di polipropilene. A causa di questo materiale, l’accumulo delle mascherine corre il rischio di creare seri problemi all’ambiente. Il polipropilene è un materiale plastico, difficilmente biodegradabile, pericoloso soprattutto per i mari. Non sono poche le associazioni ambientali che hanno già avvertito di questa incombente minaccia, la quale corre il rischio di farsi sempre più grave, con il prosieguo della pandemia.

La serietà della situazione è stata ben evidenziata da Oceans Asia, organizzazione impegnata nella salvaguardia marina, tramite il suo fondatore Gary Stokes. Egli ha affermato: “Abbiamo visto la diffusione delle mascherine per sole 6/8 settimane. Eppure stiamo già riscontrando i loro effetti sull’ambiente.” Il riferimento è alla triste scoperta su una spiaggia delle Isole Soko, vicine ad Hong Kong. A quelle latitudini sono state rinvenute 100 maschere, nell’arco di due settimane, giunte dall’Oceano. Il costante utilizzo di plastiche monouso, insieme nel quale naturalmente rientrano le mascherine, rappresenta uno dei principali problemi per l’inquinamento mondiale. Vittima favorita di questi prodotti è l’ecosistema marino.

L’impietosa pesca delle mascherine in mare, su una spiaggia delle Isole Soko, Foto: Taipei Times

Siamo naturalmente tutti impegnati nella lotta al virus e ogni guerra ha le sue vittime. I numeri sono impietosi, lo sappiamo bene in Italia. Impegniamoci però a tener fuori l’ambiente dal bollettino dei caduti di guerra, altrimenti non faremo in modo a riprenderci da questa crisi che dovremmo affrontarne subito un’altra. Quella che stavamo affrontando già prima, se qualcuno ancora lo ricorda. E il bilancio di quella battaglia, non potrà che essere più impietoso.

Sfruttamento ambientale e virus sono profondamente legati, basta seguire qualche approfondimento televisivo o radiofonico, in questi giorni, perché qualcuno analizzi questo aspetto. Anche noi lo abbiamo fatto, sulle pagine dell’EcoPost.

Come smaltire mascherina e guanti?

Non più di qualche giorno fa, era il 18 marzo, si è svolta la giornata del riciclo. Inevitabilmente, dato il periodo che stiamo attraversando, si è dedicata particolare attenzione allo smaltimento di guanti e mascherine protettive. In che modo trattiamo questi accessori al termine della loro breve vita?

I guanti monouso si dividono principalmente in due tipi. Quelli più diffusi, in lattice, non sono riciclabili e vanno gettati nella raccolta indifferenziata. Lo stesso vale per quelli composti di nitrile, una gomma sintetica. I guanti in vinile, o PVC, invece, fanno storia a parte, essendo derivati di materiale plastico, vanno gettati nella raccolta differenziata della plastica. Naturalmente, parliamo di protezioni utilizzate da persone non positive al COVID – 19. I malati devono sospendere la raccolta differenziata e gettare i loro rifiuti, indistintamente, all’interno dell’indifferenziata, curandosi di chiudere in doppi sacchetti la loro spazzatura e raccoglierla in un ambiente inaccessibile agli animali domestici. Questi rifiuti, inevitabilmente, risulteranno contaminati e non sarà dunque possibile riutilizzarli.

L’infografica dell’Istituto Superiore della Sanità per lo smaltimento di rifiuti durante la pandemia

Per quanto riguarda, invece, le mascherine, esse non sono mai riciclabili. Gettiamo tale prodotto, sempre e comunque, nella raccolta indifferenziata. La disposizione vale anche per l’utilizzatore non positivo al nuovo coronavirus. Teniamo dunque presente che ogni singola mascherina usata costituisce un rifiuto che non potremmo riciclare.

Per agevolare il lettore, ricordo che l’Istituto Superiore della Sanità ha dato indicazioni precise sullo smaltimento dei rifiuti urbani in questo periodo.

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di Mattia Mezzetti
Mar 23, 2020
Fanese, classe ’91, inquinatore. Dal momento che ammettere di avere un problema è il primo passo per risolverlo, non si fa certo problemi ad ammettere che la propria impronta di carbonio sia, come quella della gran parte degli esseri umani su questo pianeta, troppo elevata. Mentre nel suo piccolo cerca di prestare sempre maggior attenzione alla questione delle questioni, quella ambientale, ritiene fondamentale sensibilizzare trattando il più possibile questa tematica.

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