Una notizia che si fa fatica a commentare e di cui, francamente, si poteva fare tranquillamente a meno. La compagnia petrolifera canadese X-Site Energy ha distribuito ai propri dipendenti un adesivo da attaccare ai propri caschetti. Il contenuto? Una schiena nuda, delle treccine ed una scritta che raffigurava il nome di Greta.

In pieno stile “fossile”
Non è la prima volta che Greta Thunberg subisce attacchi frontali simili a questo. Ricordiamo tutti con disdegno l’immagine del manichino con le treccine che penzola da un cavalcavia di Roma, con su scritto: “Greta is your god”. Ed ancora i vari attacchi che ha subito da politici e rappresentanti dell’industria fossile. Il tutto completamente in linea con uno stile inconfondibile, quello di chi sta distruggendo il pianeta ed il futuro delle generazioni a venire per riempire il proprio portafogli.
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D’altronde, cos’altro ci si poteva aspettare da persone di questo tipo? Le stesse che conoscono da decenni le conseguenze di ciò che fanno e che non accennano a voler cambiare. Quelle che non hanno timore di commettere reati, di corrompere, di distruggere, di promuovere politiche sociali che lucrano, tra le altre cose, sul sessismo e sull’ineguaglianza. Quelle che hanno così tanti soldi da non sapere cosa farci e che si girano dall’altra parte quando intere aree del Medio Oriente, e non solo, vengono bombardate per accaparrarsi gli ultimi giacimenti petroliferi. Questa ulteriore caduta di stile non è altro che l’ennesima riprova del loro totale disgusto verso qual si voglia forma di umanità.
Greta e l’adesivo: un attacco frontale a chi lotta per giustizia climatica e sociale
Torniamo per un momento ai fatti di cronaca. A segnalare l’accaduto è stato un dipendente della “X-Site Energy Services”, un’azienda canadese che opera nel settore dei combustibili fossili. “L’adesivo con l’immagine di Greta è stato distribuito come materiale promozionale da attaccare sugli elmetti”. Già solo questo basterebbe per suscitare indignazione e sconcerto. Ma non è finita qui. Doug Sparrow, General Manager della X-Site, una volta interpellato, ha così commentato l’accaduto: “a 17 anni, Greta Thunberg non è più una bambina”. Come se il fatto che una ragazza abbia 17 anni possa giustificarne lo stupro. Un tipo di ragionamento che la dice lunga sui valori che governano chi è a capo dei colossi dei combustibili fossili. Un’immagine che non solo manca di rispetto a Greta, ma anche a tutti coloro che stanno lottando per due concetti sempre più interconnessi tra loro: la giustizia climatica e la giustizia sociale.

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Dopo ben 4 giorni dalla messa in circolazione degli adesivi sono arrivate le scuse da parte dell’azienda che ha colto l’occasione per demonizzare l’accaduto affermando che quell’immagine “non riflette i valori di questa azienda e dei suoi dipendenti”. I dirigenti hanno ovviamente colto l’occasione per fare anche un po’ di greenwashing, che non guasta mai: “L’azienda è anche impegnata nel ridurre il proprio impatto ambientale”. Sì, un’azienda che estrae petrolio e gas. Certo, come no.
La reazione di Greta e delle associazioni all’episodio dell’adesivo
Sono diverse, ovviamente, le associazioni che hanno condannato l’accaduto. La prima a farlo è stata Change.org che ha voluto ricordare come, in Canada, la diffusione di immagini esplicite di minori è considerato un reato pedo-pornografico, per il quale si rischiano fino a 14 anni di carcere. Dura, ovviamente, anche la reazione di Fridays For Future Canada che ha così commentato: “Misoginia, pedofilia e violenza usate come arma. Sì, sono disperati. Il silenzio non creerà cambiamento. Chiedete che i responsabili perdano il loro lavoro e che X-Site rimuova tutti gli esemplari dell’adesivo distribuiti e chieda scusa a Greta”.
Ma, come al solito, a darci la lezione più grande è proprio Greta. In una situazione in cui tantissime persone – compresa una lunga lista di individui più che influenti nel nostro paese, e non solo – avrebbero colto al volo l’occasione per fomentare un clima di odio e creare un nuovo nemico contro cui scagliarsi, la giovane Thunberg ha dimostrato ancora una volta la sua maturità e, a nostro modo di vedere, anche una certa superiorità intellettuale. “Stanno iniziando ad essere sempre più disperati. Ciò significa che stiamo vincendo”. Disperati e, aggiungiamo noi, impauriti. Una schiera di potenti, per lo più maschi, che detiene la maggior parte della ricchezza e del potere decisionale a livello mondiale, impaurita da un movimento creato da una ragazzina di 17 anni. Se non è vigliaccheria questa, difficile immaginare cosa possa esserlo.
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È verosimile ipotizzare che quanto accaduto non avrà grosse conseguenze per la X-Site Energy. Sebbene infatti al parlamento canadese sia stata presentata una mozione di condanna, nella migliore delle ipotesi questa scaturirà in una sanzione economica che finirà per farle il solletico.
Un déjà vu?
Ciò che resta è l’immagine di due mondi tra loro contrapposti. Da una parte quello di un settore che, dopo anni di dominio incontrastato del pianeta tanto a livello economico quanto decisionale, ha perso ogni qualsivoglia forma di buon senso e che allo stesso tempo vede il proprio potere minacciato da un esercito di ragazzi meritevoli, a dir loro, delle più spregevoli sorti, stupri inclusi. Dall’altra proprio questa generazione che, in maniera del tutto spontanea e volontaria, si è aggregata in uno dei movimenti più grandi della recente storia dell’umanità, fondando la propria unione su valori come la giustizia sociale ed ecologica.
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Questa è la battaglia che si sta andando a creare, riassumibile nel più classico scontro che siamo abituati a vedere nei maxi schermi cinematografici ma che, di fatto, è più comune di quanto si pensi anche nella realtà, quello tra il bene ed il male. E mentre le aziende del fossile continueranno ad inquinare, a sfruttare lavoratori e a distruggere la natura che ci circonda, Greta, che settimana scorsa era a Bristol alla manifestazione per il clima locale, si sta spostando a Bruxelles dove venerdì prossimo sciopererà con i giovani belgi. Siete proprio sicuri che quelli da demonizzare siamo noi?
