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Disastro ambientale in Brasile. 2.100 km di coste invase dal petrolio

Brasile, costa nordorientale. Nella giornata del 2 settembre 535 tonnellate di petrolio hanno invaso le spiagge di 9 stati. Si tratta del peggiore disastro ambientale mai accaduto nell’area. Le spiagge coinvolte sono più di 200 per un totale di 2.000 chilometri di costa.

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La nave “fantasma” che ha ricoperto il Brasile di petrolio

Dopo alcuni rilevamenti non è ancora chiaro chi sia il responsabile dell’accaduto. Da una parta abbiamo Petrobras, l’azienda petrolifera statale che gestisce il petrolio in Brasile, che ha colpevolizzato una “nave fantasma” venezuelana che stava trasportando del greggio clandestinamente per via delle sanzioni che gli Stati Uniti hanno imposto proprio sul petrolio del Venezuela. Dall’altra abbiamo il governo di Maduro che nega un suo coinvolgimento. Non è stato tuttavia possibile risalire all’origine vera e propria, ragion per cui questo crimine ambientale rimarrà verosimilmente impunito con buona pace degli ambientalisti e di chi in quelle zone ci vive.

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Il problema più grande di questa fuoriuscita di petrolio, stando a quanto dichiarato da Reuters Bim, giace proprio nelle caratteristiche del greggio. Il petrolio disperso in mare è solito venire a galla, rendendo relativamente facile una sua individuazione e, conseguentemente, la sua asportazione dalle zone interessate. In questo caso invece la particolare densità del liquido ne compromette il galleggiamento, rendendolo dunque visibile solo una volta che si deposita sulla riva.

Il disastro ambientale più grave della storia del Brasile

A fare i conti con questo disastro ambientale, vista la già citata assenza delle istituzioni, sono stati volontari ed indigeni che per giorni si sono ritrovati a ripulire le coste dal catrame depositatosi. Tra le aree interessate troviamo anche diverse spiagge, fiore all’occhiello del turismo brasiliano come Ilheus, Pedro do Sal e Praia Do Futuro ma il numero di lidi colpiti sarebbe di almeno 201.

Diversi gli animali trovati morti a causa della fuoriuscita: tartarughe, gabbiani e una quantità indefinibile di pesci. Non quantificabile il danno ambientale. Lo Stato più colpito è quello di Alagoas dove alcuni volontari, intervistati da Al Jazeera, hanno dichiarato di “non sapere quanto ci vorrà per ripulire il tutto”. Potrebbero volerci mesi, forse anni. L’Agenzia di Protezione Ambientale del Brasile, IBAMI, ha inoltre aggiunto che “non esiste una soluzione rapida per risolvere il problema”.

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Il timore più grande è quello di non riuscire ad identificare la fonte da cui fuoriesce il greggio. Se questo mistero non verrà risolto è verosimile ipotizzare che il petrolio continuerà ad invadere le spiagge del Brasile senza sapere quando e come si fermerà. Se questa situazione si verificasse risulta difficile immaginare come tutto ciò possa essere contenuto semplicemente grazie all’impegno dei volontari. Sono già partiti diversi appelli che invitano Bolsonaro a prendere contromisure adeguate, senza tuttavia che questi abbia ancora fornito risposte congrue all’emergenza in atto.

Non solo Brasile. Le altre vittime del petrolio

Quello che vi stiamo raccontando è il quarto incidente di questo tipo degli ultimi 2 mesi. Alle Bahamas, dopo il passaggio dell’uragano Dorian, sono state scoperchiate 6 cisterne di petrolio appartenenti ad una compagnia norvegese con successiva fuoriuscita del greggio. In Louisiana, verso la fine di Agosto, hanno preso fuoco decine di pozzi di gas naturale. Le fiamme sono durate per più di un mese. A Sannazzaro de’ Burgondi, in provincia di Pavia, il 17 settembre scorso si è alzata un’enorme colonna di fuoco da una raffineria Eni. Questo solo per citare i disastri ambientali legati ai combustibili fossili di cui si ha notizia negli ultimi 60 giorni. È giunto il momento di dire basta. Il nostro modello di società basato sui combustibili fossili sta fallendo. Abbiamo commesso un errore, tutti quanti. C’è però il tempo di redimersi. Lasciamoli dove sono e non ci recheranno più danno.

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