Comunicare la sostenibilità in maniera positiva è la chiave

comunicare la sostenibilità

Comunicare la sostenibilità in modo efficace non è affatto facile. Spesso si corre il rischio di essere pesanti e di giudicare le scelte altrui. Altre volte i contenuti vengono trasmessi in maniera troppo semplicistica, o al contrario troppo dettagliata. Così facendo le persone non vengono affatto invogliate ad adottare uno stile di vita sostenibile. Esistono però libri e film che puntano esattamente a colmare questo vuoto per far risaltare l’aspetto intrigante dell’ambientalismo. Inoltre, il mondo dei Green Influencer ci dimostra che comunicare la sostenibilità può rivelarsi un successo se si mettono in primo piano passione, positività e senso pratico. Abbiamo intervistato Martina Casagrande (su Instagram @la_martains), che nel suo profilo offre consigli sostenibili per la vita di tutti i giorni.

Il problema di comunicare il cambiamento climatico

Purtroppo per troppo tempo l’ambientalismo ha cercato di “spaventare” le persone descrivendo il cambiamento climatico come l’avvento imminente della fine del mondo. Con questo articolo non vogliamo certamente minimizzare l’entità della crisi climatica. I nostri lettori trovano infatti ripetuti moniti nel nostro blog su quanto sia seria la situazione e su quanto poco tempo abbiamo a disposizione. Quello che oggi vorremmo però sottolineare è che esistono svariati metodi per approcciarsi al cambiamento climatico e alla sostenibilità. Alcuni di questi risultano più efficaci di altri, proprio perché alla paura e alla giusta informazione (fondamentale in questo campo), affiancano soluzioni e proposte per invertire la rotta. Non ha senso limitarsi a lanciare allarmi catastrofistici, se si desidera stimolare una presa di coscienza collettiva e individuale. Comunicare la sostenibilità in maniera positiva e propositiva è cruciale per ottenere cambiamenti concreti.

Leggi il nostro articolo: “Perché la crisi climatica non sembra un’emergenza”

Comunicare la sostenibilità: libri che danno speranza

Prima di dedicarci al mondo dei social, vorremmo sottolineare che esistono degli interessanti spunti bibliografici e filmografici che puntano in questa direzione. Per quanto riguarda il mondo dei libri, un must dell’ecologia che analizza questo argomento è Ecologia del Desiderio (2018) di Antonio Cianciullo. Già recensito per voi sul nostro blog, nel retro di copertina recita: “Per arginare il collasso degli ecosistemi serve un progetto largamente condiviso, capace di muovere i grandi numeri, ma da mezzo secolo gli ecologisti vincono nella gara della paura e perdono in quella della speranza. (…) È ora di passare alla seduzione della proposta”.

Leggi il nostro articolo: “Ecologica del desiderio: un libro per ripensare l’ambientalismo”

Sempre nella sezione libri, ma con un taglio più politico, troviamo L’utopia sostenibile (2018) di Enrico Giovannini. In questo breve trattato, il presidente dell’Alleanza per lo Sviluppo Sostenibile delinea una panoramica generale dei problemi e una forte visione di come il futuro potrebbe essere, in linea con gli obiettivi dell’Agenda 2030. Per il mondo dell’alimentazione, nei nostri scaffali non può mancare Possiamo salvare il mondo prima di cena (2019) di Jonathan Safran Foer. Questi e altri spunti per comunicare la sostenibilità con positività sono presenti nella nostra sezione Libri sull’ambiente.

Comunicare la sostenibilità: docu-film da non perdere

Tra i film che parlano di ambiente e sostenibilità in maniera ottimistica la migliore proposta è senza dubbio Domani (2018). Questo documentario francese, ancora troppo poco conosciuto in Italia, parte proprio dal presupposto che sottolineare l’aspetto catastrofico della crisi climatica fa solo perdere tempo utile per concentrarsi sul cambiamento già in atto. Il film è diviso in quattro macrocategorie (cibo, energia, economia ed educazione) e mette in luce alcune realtà innovative già presenti e funzionanti nel mondo. Inoltre, il successo di questo docu-film sta nella consapevolezza che ognuna delle tematiche ha delle ripercussioni sulle altre. Ovvero, è inutile puntare sulle rinnovabili se nel frattempo non vengono modificati anche il sistema agroalimentare, l’economia e l’educazione. Ulteriori spunti di riflessione e ottimismo possono essere trovati in Ice on Fire (2019) di Leonardo di Caprio e Minimalism (2016) di Millburn e Nicodemus.

Comunicare la sostenibilità: il potere dei social

La sostenibilità nella sua veste seducente e ottimistica trova uno spazio certamente maggiore nel mondo dei social. Ed è qui che vorremmo fare una grande precisazione, perché comunicare la sostenibilità sui social può costituire un gigantesco boomerang per il bene del pianeta. Sempre più influencer stanno decidendo di convertire le proprie sponsorizzazioni verso prodotti “sostenibili”. Eppure, la maggior parte di questi prodotti fa parte di ampie strategie di greenwashing che, a conti fatti, inducono il pubblico a comprare sempre più prodotti, aumentando di fatto il consumismo e i suoi effetti sulla Terra.

Un discorso diverso va fatto per i Green Influencer. I Green Influencer sono persone che offrono riflessioni ecologiste attraverso i propri post e storie. Il Sole 24 ore ha di recente stilato una lista di Green influencer italiani fra cui risultano, per esempio, l’italoamericana Camilla Mendini (@carotilla), Francesca Boni de Il Vestito Verde e il divulgatore ambientale Alex Bellini. La differenza fra la prima e questa seconda categoria sta nel fatto che i Green Influencer compiono una vera e propria opera di sensibilizzazione dove comprare non è l’obiettivo principale. Sui loro profili si trovano tutorial per l’autoproduzione, valorizzazione dell’artigianato Made in Italy e diffusione di progetti virtuosi.

Intervista a Martina Casagrande, blogger sostenibile

Abbiamo deciso di dar voce a Martina Casagrande (su instagram @la_martains) che cerca di trasmettere ai suoi seguaci consigli pratici e facilmente imitabili per uno stile di vita sostenibile. Senza puntare il dito, senza essere pesanti, è possibile comunicare la sostenibilità con positività e concretezza.

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Martina Casagrande, blogger sostenibile (@la_martains)

Martina, come ti sei avvicinata al mondo della sostenibilità? E perché hai deciso di parlarne nel tuo profilo Instagram?

“Intanto ci tengo a ringraziarti per aver pensato a me per quest’intervista, credo tantissimo in una comunicazione accogliente e nel non mostrare né richiedere la perfezione in questo stile di vita. Pensa che il primo post che pubblicai circa la sostenibilità citava proprio questo: “We don’t need a handful of people doing zero waste perfectly, we need millions of people doing it imperfectly.”

Come scrivevo qualche giorno fa, la verità è che io non lo so come sono arrivata fin qui. È stato un percorso dentro me, ho sempre avuto una certa sensibilità ambientale ma mi ci sono voluti anni per capirlo a fondo e, contestualmente, decidere di approfondire e continuare su questa strada. Le persone care intorno a me, scherzando, mi hanno spinta ad aprirmi su Instagram: se potevo “essere utile” a loro, allora potevo esserlo a molte più persone. Chi mi conosce lo sa, quando mi intestardisco e mi appassiono, do tutta me stessa, senza sosta, senza che per me studiare ancora e ancora sia del benché minimo peso”.

Plastic Free e moda sostenibile

Attraverso il tuo profilo cerchi di dare consigli pratici per adottare uno stile di vita sostenibile nella routine di tutti i giorni. Su quali settori ti concentri principalmente? E perché ritieni importante comunicare la sostenibilità in maniera positiva e stimolante?

“I settori su cui ho più competenza sono sicuramente due. Il “plastic free” nella vita di tutti i giorni, ovvero cercare di usare alternative senza plastica nei gesti quotidiani, con lo scopo di ridurre i nostri rifiuti (ma non dobbiamo parlare soltanto di plastica, attenzione!): in cucina, in bagno, nel tempo libero, nei viaggi… Insomma, da un dentifricio solido a un tappetino in silicone al posto della carta forno usa e getta; dalle posate in bamboo da portare con sé al rasoio di sicurezza in acciaio. Il secondo è la moda etica, un capitolo lunghissimo. Provando a essere sintetica, invito a comprare abiti prodotti in maniera sostenibile, sia dal punto di vista umano che ambientale; comprare abiti di seconda mano e vintage e, in generale, comprare meno e comprare meglio.

Credo che in questo, dobbiamo sempre cercare di porci come i primi alunni di noi stessi, sempre. Puntare il dito non ha senso, mostrare una vita “instagrammabile” neppure, perché poi, spento il telefono, ci sono tante variabili, tante vite diverse, tanti impegni. Perché far vedere questo mondo come elitario, difficile da raggiungere? Facciamo vedere, invece, che è possibile avere uno stile di vita più green, che si possono fare tanti piccoli passi per migliorare se stessi e il nostro mondo, senza renderci la vita impossibile. Che ogni tanto gli errori esistono, le tentazioni anche, in quel giorno orribile la scelta veloce per la cena pure. Quello che cerco sempre di trasmettere è di fare le nostre scelte in maniera CONSAPEVOLE, sempre”.

Comunicare la sostenibilità: l’importanza dei rapporti di fiducia

Un altro aspetto fondamentale che cerchi di mettere in luce è l’artigianato locale. Nella tua esperienza, quanto conta il rapporto fra produttore e consumatore? Pensi che sui social sia comunque possibile stabilire relazioni di fiducia?

“Penso che i social possano essere proprio un grandissimo strumento per il rapporto tra produttore e consumatore, un canale diretto in cui puoi capire e scoprire meglio cosa c’è dietro quel prodotto, quelle scelte, quel negozio. Sostenibilità è anche guardare il nostro vicino, il locale, aiutare le nostre piccole realtà, sia per noi (ad esempio, cibo a km0) che per loro. Sì, credo proprio, per esperienza personale, che si possano trovare bellissime realtà e magnifiche persone con cui si costruiscono relazioni vere e, perché no, amicizie a distanza”.

Cosmetici fai da te: ricette per l’autoproduzione casalinga

cosmetici fai da te

Nella scorsa settimana abbiamo riflettuto sull’avvento del Natale e sulla possibilità di fare regali alternativi in nome della sostenibilità. In particolare, molti lettori ci hanno segnalato idee per regali autoprodotti in casa. La categoria più gettonata è stata senza dubbio quella dei cosmetici fai da te: scrub corpo, sapone, burro cacao, maschere viso e deodorante. Questi e altri prodotti per il corpo possono essere creati seguendo tutorial o semplici ricette. Con l’aiuto di Chiara Tomasello, fondatrice di Stay Bio, abbiamo stilato una sorta di guida all’autoproduzione per fare prodotti fai da te nel rispetto dell’ambiente.

Cosmetici fai da te: un ottimo hobby che fa risparmiare

La pratica dell’autoproduzione non è certamente un’invenzione dell’ultimo millennio. Prima dell’avvento del consumismo era infatti normale creare prodotti in casa con gli ingredienti che si avevano a disposizione. Dopodiché i flaconcini hanno preso il posto delle saponette solide e il bagno si è riempito di prodotti in contenitori di plastica per l’igiene e le pulizie. Fortunatamente in questi ultimi anni si è diffusa nuovamente la tendenza ad autoprodurre i prodotti necessari per la cura del corpo e della casa. Soprattutto in questo periodo in cui passiamo tanto tempo dentro le mura domestiche, possiamo sperimentare la produzione di saponi e cosmetici fai da te. E perché no, regalarli per natale ai nostri cari.

Oltre alla passione che ne può derivare, tanto che qualcuno ha trasformato questo hobby in un vero e proprio lavoro, l’autoproduzione costituisce senz’altro un risparmio economico. Il costo dei singoli ingredienti è infatti certamente minore rispetto al flacone confezionato che troviamo nel negozio. Più difficile è invece la scelta della ricetta o del tutorial giusto. Sul web circolano informazioni di ogni genere a riguardo, spesso noncuranti dell’impatto che questi prodotti possono avere sull’ambiente. L’autoproduzione deve quindi essere sempre accompagnata da un’attenta ricerca delle materie prime e da metodi di produzione sostenibili. Per orientarci al meglio, abbiamo chiesto aiuto alla beauty blogger Chiara Cosmesi Bio, fondatrice di Stay Bio.

cosmetici fai da te
Chiara Tomasello, fondatrice di Stay Bio

Leggi il nostro articolo: “Natale 2020: scegliamo regali sostenibili e Made in Italy”

Intervista a Chiara di Stay Bio

Chiara, come ti sei avvicinata alla sostenibilità e com’è nata la tua passione per la cosmesi naturale?

Mi sono avvicinata alla cosmesi naturale principalmente per necessità: avendo la pelle mista, il mio problema più grande è sempre stato legato all’acne e le impurità. All’età di 17 anni circa ho iniziato a realizzare le mie prime maschere viso, utilizzando ingredienti molto semplici come le argille, lo yogurt, il miele e così via, fino ad arrivare ad autoprodurre i miei primi cosmetici. I risultati c’erano eccome, i cambiamenti ed i miglioramenti sono arrivati quasi subito. La mia passione è cresciuta negli anni successivi e mi ha portata ad iscrivermi al corso Scienze farmaceutiche applicate (indirizzo Scienze Erboristiche) alla Sapienza di Roma.

Purtroppo per motivi familiari non ho potuto terminare il percorso ma ho continuato a studiare rimedi naturali ed a sperimentare, “spignattando” qua e là. Ho iniziato anche a “condividere” i miei cosmetici con amiche e parenti, riscontrando molto successo ed ho cominciato ad ottenere i miei primi “ordini”. Nel frattempo ho fondato il blog “Stay Bio – Beauty Blogger”, uno spazio dedicato al mondo bio e ed ecobio, collaborando con aziende del settore, cercando di farle conoscere alle persone che mi seguono. Attualmente sto studiando per diventare Naturopata.

Cosmetici fai da te ricette

Quali consigli daresti a chi volesse iniziare a creare cosmetici fai da te? Potresti suggerire qualche ricetta semplice da cui poter partire?

Innanzitutto, il consiglio primario è studiare la chimica per capire in particolar modo i processi. In secondo luogo, consiglio di leggere ed informarsi su come trattare la pelle e “curare” le varie problematiche. Esistono anche corsi di autoproduzione molto validi per chi parte da zero. Le ricette dalle quali partire secondo me potrebbero essere 3: l’autoproduzione di un impacco nutriente pre-shampoo, uno scrub labbra e una candela da massaggio.

IMPACCO CAPELLI PRE-SHAMPOO NUTRIENTE PER CAPELLI SECCHI E DANNEGGIATI

Ingredienti ed occorrente:

  • 1 barattolo di vetro con coperchio
  • 40 gr di burro di karité
  • 35 gr di olio d’oliva
  • 20 gr di olio ai semi di lino
  • 5 gr di olio di cocco

Procedimento: All’interno di un barattolino di vetro, pesate e sciogliete a bagnomaria tutti gli ingredienti. Lasciate raffreddare completamente ed applicate la quantità che vi occorre su tutte le lunghezze, tenendo in posa almeno per un’ora o per tutta la notte. La consistenza sarà simile a quella di un unguento. Potete utilizzare questa maschera anche una volta alla settimana.

Cosmetici fai da te: scrub e candele

SCRUB LABBRA COCCO E ZUCCHERO

Ingredienti ed occorrente:

  • 1 cucchiaino zucchero di canna
  • 1 cucchiaino di olio di cocco
  • 1/2 cucchiaini di cannella (facoltativo)

Procedimento: Unite lo zucchero di canna all’olio di cocco e mescolate il tutto. Aggiungete poi la cannella. Applicate sulle labbra e lasciate in posa qualche minuto. Sciacquate poi con acqua tiepida. L’azione esfoliante dello zucchero di canna unita a quella idratante dell’olio di cocco eliminano le cellule morte e le pellicine. Le vostre labbra saranno morbide e a “prova di bacio”. Realizzare questo scrub è una vera coccola specialmente per chi ama il sapore dolce.

CANDELA DA MASSAGGIO

Ingredienti ed occorrente:

  • 1 stoppino
  • 1 barattolo di vetro con coperchio
  • 45 gr di olio di mandorle dolci
  • 45 gr di burro di karitè
  • 35 gr di cera d’api
  • 25 gr di olio di cocco
  • 20 gtt di olio essenziale di arancio dolce o la profumazione che preferite
cosmetici fai da te

Procedimento: Incollate lo stoppino alla base del barattolo di vetro utilizzando la colla a caldo. Sciogliete a bagnomaria tutti gli ingredienti tranne l’olio essenziale che andrà aggiunto una volta tolto dal fuoco il composto. Versate il tutto all’interno del barattolino di vetro e lasciate raffreddare. Questa candela potete utilizzarla per effettuare un massaggio caldo e rilassante oppure regalarlo ad una vostra amica o al vostro partner.  

Stay Bio: una nuova linea di cosmetici

Nei tuoi canali social hai annunciato che stai per lanciare la tua prima linea di cosmetici bio. Potresti spiegarci meglio questo tuo progetto?

Tutti abbiamo un sogno nel cassetto ed il mio è sempre stato quello di avere una mia linea di cosmesi. Questo cassetto  è stato chiuso troppo a lungo ma ultimamente mi sono detta: “Perché non provare?”. Nel corso degli anni ho ricevuto molte richieste da parte di amiche e colleghe di lavoro, in particolare se potevo produrre per loro creme viso, corpo ed altri cosmetici, riscontrando molto successo. Per questo motivo ho deciso di mettere in pratica questo mio sogno e condividerlo con gli altri, iniziando a formulare dei prodotti artigianali e naturali. Gli ingredienti contenuti all’interno dei prodotti sono naturali e biodegradabili mentre il packaging è composto da plastica riciclabile che si può anche riutilizzare. La linea uscirà ufficialmente a gennaio 2021, iniziando così l’anno con una nuova avventura. Spero un giorno di poter creare nuove formule con affianco un team ed un laboratorio, sperimentando nuove tecniche per migliorare il benessere della nostra pelle.

Selezione di brand naturali

Oltre a proporre semplici ricette per produrre svariati prodotti, Chiara compie un’attenta ricerca di tutti i brand più sostenibili presenti sul mercato. Inoltre, come ha già detto lei stessa nell’intervista, Chiara sta per lanciare la sua linea di cosmesi bio. Questi prodotti saranno tutti pensati all’insegna di ingredienti vegetali e biologici. I suoi consigli sono quindi utili per tutti coloro che non hanno tempo o voglia per cimentarsi nell’arte dell’autoproduzione. Che sia per Natale o per la vita di tutti i giorni, possiamo autoprodurre cosmetici fai da te naturali o affidarci a brand biologici. Mettiamo sempre al primo posto la nostra salute e quella della Terra.

Leggi anche: “Pelle, ecopelle e similpelle. Quale alternativa è più sostenibile?”

Natale 2020: scegliamo regali sostenibili e Made in Italy

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Ascolta il podcast di introduzione all’articolo!

Il Natale è alle porte e quest’anno sarà un Natale certamente diverso da quelli precedenti. Rimangono infatti ancora molte incognite sulle festività in arrivo riguardo il numero di invitati e la possibilità di spostarsi per ricongiungersi ai propri cari. Nonostante ciò, è già partita la corsa ai regali e molti stanno approfittando delle offerte previste per la giornata di oggi, il Black Friday. Ribattezzato da alcuni come “giornata mondiale del consumismo”, permette ai cittadini di tutto il mondo di comprare beni a prezzi stracciati, senza tenere conto che una giornata del genere è tutt’altro che da celebrare, viste le devastanti conseguenze che il consumismo provoca sugli equilibri della Terra. Il Natale però, è e può restare una festa da celebrare, se solo si adottano alcuni accorgimenti che lo rendano sostenibile dal punto di vista ambientale. Regali ecosostenibili, menù biologico, libri sull’ambiente: ecco una lista di cose che tutti noi potremmo fare durante queste vacanze nel rispetto del pianeta che ci ospita.

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1. Regali ecosostenibili: locale e Made in Italy

Iniziamo dalla scelta dei regali. Esistono criteri molto semplici per scegliere in maniera ecosostenibile e far sì che i nostri amici o familiari siano comunque felici del dono ricevuto. La cosa più semplice da fare è rivolgersi ai negozi locali, evitando i grossi marchi gestiti da multinazionali. Quest’anno più che mai, abbiamo delle valide giustificazioni per sostenere l’economia locale, messa a dura prova dalla pandemia. Stanno infatti circolando sui social numerosi appelli dei cittadini italiani per spronare i propri conoscenti ad evitare Amazon. Il 2020 ci offre un’occasione perfetta per valorizzare il Made in Italy, e in particolare tutte quelle aziende italiane che operano per un’attenta ricerca delle materie prime.

Per chi volesse regalare scarpe, vestiti o borse, ricordiamo che il settore della moda è uno dei più inquinanti al mondo: i vestiti di bassa qualità che compriamo per pochi euro hanno una vita molto breve nei nostri armadi, ma diventano un rifiuto a lungo termine per la Terra e per i suoi abitanti futuri. Inoltre, il prezzo troppo basso ci segnala possibili anomalie nella catena produttiva, con il probabile sfruttamento dei lavoratori. Non ci stancheremo mai di ripetere che sostenibilità significa allo stesso tempo rispetto per la natura e per i lavoratori lungo tutta la filiera. Esistono innumerevoli brand italiani che sono nati all’insegna di questi principi. Nella nostra sezione Vivere Green potrete trovare alcuni spunti utili, come la recente intervista all’azienda calzaturiera Ragioniamo con i Piedi. Oppure la bellissima cassa Vaia, nata dal legno degli alberi caduti durante la tempesta del 2018 nelle Dolomiti.

Leggi il nostro articolo: “Vaia: dalla strage di alberi alla cassa che rigenera la foresta”

Fai-da-te, riciclo e…attenti al packaging!

Quando compriamo qualcosa facciamo sempre attenzione al tipo di packaging scelto dell’azienda. Nel settore della cosmetica molti marchi stanno convertendo i propri imballaggi di plastica verso soluzioni più sostenibili. Per esempio, sempre più persone stanno sostituendo i detergenti in bottiglia con shampoo e bagno schiuma solidi. A questo proposito vogliamo ricordare che il regalo non deve essere per forza comprato: sono ormai di moda i regali fatti a mano, a partire dai saponi prodotti in casa. Oppure cornici con elementi naturali, barattoli da confetture, sciarpe e cappelli fatti ai ferri. Seguendo semplici tutorial su Internet, numerosi giovani stanno riscoprendo il gusto di creare regali fai-da-te. Inoltre, ben venga il riciclo: possiamo mettere in circolo dei beni di cui noi non facciamo più uso, se sono ancora in buono stato.

2. Regali ecosostenibili: un libro sull’ambiente

Per quanto riguarda il riciclo, un regalo veramente utile per l’ambiente e per tutti noi potrebbe essere un libro che riguarda il cambiamento climatico e che abbiamo nella nostra libreria. Per chi non riesce a rinunciare al gusto di comprare qualcosa di nuovo nei negozi, un libro rimane comunque un’ottima idea. L’anno scorso “Fridays For Future” aveva invitato le librerie e le biblioteche ad “inserire all’ingresso dei loro locali una bacheca o scaffale dedicato a libri, di generi diversi e per grandi e piccoli, sulla crisi climatica e sull’ambiente, da ora fino a poco prima di natale”. Nel 2020 quest’appello diventa ancora più importante, dato che l’attenzione sulla crisi climatica si è notevolmente abbassata a causa della pandemia. Se siete alla ricerca del titolo perfetto, ricordiamo che nel nostro blog c’è una sezione apposita in cui consigliamo libri sull’ambiente e sulla sostenibilità.

Leggi anche: “20 libri sull’ambiente per bambini e ragazzi”

3. Relazioni: sfruttiamo il Natale per contagiare chi ci circonda

Regalare un libro sul cambiamento climatico persegue il semplice obiettivo di aumentare la sensibilità ecologica di chi ci circonda. Infatti, è ormai noto che i principali ostacoli alla lotta al cambiamento climatico sono l’ignoranza, le fake news e l’indifferenza. Le vacanze natalizie sono un’occasione perfetta per coinvolgere i nostri parenti, i nostri amici e i colleghi. A tal fine, suggeriamo di evitare i moralismi e le prese di posizione troppo rigide. Il trucco migliore per contagiare è raccontare la propria esperienza: perché ci sta così a cuore questo problema e cosa stiamo facendo per contribuire a rendere il pianeta più sostenibile. Cerchiamo di appassionare le persone che amiamo, senza essere troppo pesanti, noiosi e soprattutto senza giudicare.

4. Cibo: scegliamo bene cosa mangiare a Natale

Un’altra scelta importante che possiamo compiere durante le feste riguarda il menù. Non sappiamo ancora se e come ci sarà permesso festeggiare il Natale, ma di certo non mancherà la voglia di ricreare l’atmosfera natalizia, anche solo fra pochi intimi. E allora rivolgiamo un consiglio a tutte le cuoche e i cuochi che stanno pensando alla cena della Vigilia o al pranzo di Natale. Come più volte evidenziato da questo blog, il cibo rappresenta un enorme fetta delle emissioni globali: il sistema agroalimentare inquina in ogni singola fase del processo, dai pesticidi nei campi ai sistemi di stoccaggio e imballaggio, dalla rete dei trasporti che transitano il cibo da ogni parte del mondo, fino agli sprechi alimentari.

Soprattutto, il settore dell’allevamento, e quindi della carne, incide enormemente sul cambiamento climatico. Per questo, la prima scelta che possiamo fare durante le feste riguarda il cibo che compriamo e mettiamo sulle nostre tavole. Possiamo prediligere prodotti biologici, senza farci ingannare dal prezzo lievemente maggiore, perché siamo ormai consapevoli che un prezzo giusto debba considerare il rispetto del pianeta e delle persone che hanno lavorato per far sì che quel prodotto arrivi nelle nostre mani. Possiamo inoltre raffinare la nostra ricerca, scegliendo produttori biologici e locali, con cui magari abbiamo un rapporto di fiducia e che possano garantire la sostenibilità dei propri prodotti.

Leggi il nostro articolo: “Perchè il cibo biologico è più caro del cibo convenzionale”

…alcuni accorgimenti sulla carne

Infine, possiamo fare dei piccoli accorgimenti al menù, evitando che la carne sia la portata principale. E se proprio non possiamo fare a meno della carne per il ripieno dei cappelletti o per i secondi, possiamo comunque verificare che la carne scelta non provenga da allevamenti intensivi. Ricordiamo infatti che negli allevamenti intensivi lo scopo principale è produrre quanto più prodotto nel minor tempo possibile. Questo avviene attraverso l’uso di antibiotici e ormoni, con enormi conseguenze sulla nostra salute (resistenza agli antibiotici tradizionali) e sull’ambiente (inquinamento delle falde acquifere). Una scelta accurata del menù ci aiuterà quindi ad abbassare notevolmente l’impronta ecologica del nostro Natale.

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Leggi il nostro articolo: “Possiamo salvare il mondo prima di cena. Perchè il clima siamo noi”. Il caso letterario dell’anno

5. Viaggi: privilegiamo la natura

Per ultimo, le vacanze offriranno l’occasione di effettuare spostamenti o escursioni, seppur fortemente limitate dalle restrizioni anti-contagio. L’estate 2020 ci ha dimostrato che un altro tipo di turismo – più locale, più etico, più sostenibile – è possibile. L’Italia è piena di musei a cielo aperto, con una vasta scelta di sentieri, borghi, paesaggi. Le vacanze in arrivo saranno dunque un ulteriore occasione per esplorare il territorio che ci circonda, nel massimo rispetto delle norme indicate dal governo. Soprattutto nella situazione particolare che stiamo vivendo, il contatto con la natura rimane il modo più facile e primitivo per avere consapevolezza della ricchezza che abbiamo intorno e che potremmo perdere.

Leggi il nostro articolo: “Ridurre la plastica in viaggio. Ecco come fare”

Un Natale fatto di regali ecosostenibili

In definitiva, esistono numerose scelte che possiamo compiere nelle prossime settimane in nome della sostenibilità. Questo Natale sarà diverso da tutti gli altri, sotto innumerevoli aspetti. Dovremo rinunciare a grandi cenoni e a viaggi di lunga distanza, ma è possibile ricreare l’atmosfera natalizia seguendo principi ecosostenibili. Il Black Friday non è la nostra unica opzione. Al contrario, da qualche anno è partita una bellissima campagna che invita a modificare il nome di questa giornata in “Green Friday”: un’occasione per diffondere consapevolezza sulle conseguenze del consumismo e sulla promozione di valori alternativi. Scegliere regali sostenibili – fatti in casa, riciclati, comprati in aziende virtuose – è il primo passo che possiamo compiere. Da oggi al 25 dicembre, possiamo compiere piccole ma fondamentali scelte che contribuiscano al nostro bene, a quello della nostra comunità e del pianeta.  

Leggi il nostro articolo: “Frutta e verdura di stagione per il mese di dicembre”

Pelle, ecopelle e similpelle. Quale soluzione è più sostenibile?

ecopelle

Ascolta il podcast di introduzione all’articolo! 

Pelle, ecopelle e similpelle: il mercato offre diverse opzioni e capire quale sia la più sostenibile non è poi così facile. Il termine “ecopelle” potrebbe infatti richiamare un’attenzione maggiore nei confronti dell’ambiente, ma è comunque una pelle di derivazione animale. D’altro canto, l’alternativa vegana, chiamata comunemente similpelle, ha spesso al suo interno materiali plastici che rendono il prodotto altrettanto impattante sotto il profilo ambientale. Abbiamo intervistato Gigi Perinello di Ragioniamo con i piedi, che lavora da decenni nel mondo calzaturificio e ci spiega le sue scelte in termini di sostenibilità.

Pelle ed ecopelle significato: il sistema italiano

Iniziamo con il distinguere i due tipi di tessuti. Sebbene infatti nel titolo abbiamo distinto pelle ed ecopelle, in Italia questa differenza è pressoché irrilevante. Per ecopelle non si intende affatto una pelle di derivazione vegetale, ma una pelle di derivazione animale conciata con metodi a basso impatto ambientale. Nel nostro paese la legislazione è molto severa riguardo la concia dei pellami; perciò quasi tutta la pelle prodotta rientra nella definizione di ecopelle o sinonimi (pelle ecologica, ecocuoio, ecoleather). La parte più dannosa per l’ambiente deriva infatti dai sistemi di concia (a causa dell’alto impatto idrico, dell’uso di cromo e di altre sostanze chimiche che le industrie riversano nei fiumi).

Nella maggior parte dei sistemi conciari italiani vengono utilizzati impianti di purificazioni dell’acqua che, con le dovute certificazioni, rendono le pelli conciate in questi stabilimenti classificabili come “ecopelle”. È logico intuire che all’interno della macro-categoria ecopelle esistano differenti sistemi di produzione che rendono il prodotto finale più o meno ecologico. Ad esempio, esistono impianti di concia in cui si utilizzano sostanze di origine vegetale, come i tannini, che abbattono ulteriormente l’impatto ambientale delle pelli prodotte.

Ecopelle: la scelta delle materie prime

Un’altra forte discriminante affinché la pelle sia “sostenibile” deriva dalla scelta delle materie prime: la pelle può derivare da bestiame italiano, europeo o estero, ed essere quindi soggetto a diverse legislazioni per quanto riguarda le condizioni degli animali in allevamento. Può derivare dagli scarti dell’industria alimentare; in questo caso si tratta di un recupero di rifiuti che, se non venissero utilizzati, sarebbero altamente inquinanti e difficili da smaltire. Oppure può provenire da allevamenti di animali da pelliccia dove l’animale viene deliberatamente allevato e ucciso per produrre pellame destinato ai prodotti di moda. In questo secondo caso la sostenibilità è alquanto discutibile. Esistono numerose inchieste che accertano le condizioni penose in cui riversano gli animali in allevamenti da pelliccia (vedi la puntata di Report L’etichetta).

Similpelle: un prodotto sostenibile?

Prima di approfondire la sostenibilità della prima categoria, ovvero la pelle derivata dagli scarti delle industrie alimentari, è però opportuno definire l’altro tipo di tessuto presente nel titolo: la similpelle. La similpelle o pelle sintetica non è di origine animale, ma riproduce artificialmente l’aspetto della pelle. Sulla carta la similpelle rappresenta quindi un’alternativa vegana per chi vuole acquistare prodotti cruelty free. Tuttavia, il finto rivestimento di pelle viene prodotto prevalentemente con l’uso di materiale plastico. Si utilizzano sostanze sintetiche, poliammide e poliuretano, che dopo un’operazione di fissazione riproducono l’aspetto della pelle naturale.

Bisogna fare un distinguo per tutti quei nuovi materiali apparsi sul mercato che puntano alla produzione di similpelle grazie a materiali organici. Pelli fatte dalle bucce di arance, come quella proposta da Orange Fibers, o dagli scarti dell’industria vinicola, come ad esempio la WineLeather, aprono certamente una via esplorabile nel mondo della moda sostenibile. Questi esempi rappresentano tuttavia un’eccezione ancora fortemente di nicchia. Inoltre, è necessario verificare se questi tessuti siano adatti per tutti i tipi di oggetti di moda o siano utilizzabili soltanto nei capi o accessori più flessibili (vestiti, borse, cinture). Sostituire la pelle naturale in prodotti quali le scarpe invernali è assai più complicato. Spesso si corre il rischio di utilizzare tessuti ecologici solo in piccola percentuale, per poi ricorrere a materiali plastici o inquinanti per completare il prodotto. Un classico tentativo di greenwashing a cui siamo sempre più spesso abituati.

Intervista a Gigi Perinello di Ragioniamo con i piedi

Ecopelle o similpelle? Il lettore avrà sicuramente capito che è estremamente difficile prendere una decisione netta in termini di sostenibilità. Se da una parte c’è il voler smettere di sfruttare gli animali per soddisfare i vizi degli uomini, dall’altra c’è la reale necessità di procurarsi materiali che siano quanto più sostenibili nel lungo termine. L’ecopelle, se proveniente da scarti delle industrie alimentari che non processano carne da allevamenti intensivi, può comunque essere considerata un’alternativa sostenibile in un’ottica di economia circolare. Per questo abbiamo voluto intervistare Gigi Perinello, fondatore dell’azienda di scarpe Ragioniamo con i Piedi. Egli fa ricerca da molti anni per cercare di offrire un prodotto che sia quanto più vicino all’ambiente, sotto diversi punti di vista.

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Gigi Perinello, fondatore de Ragioniamo con i Piedi

Gigi, quali criteri adotti per far sì che le tue scarpe siano a basso ridotto ambientale? Nel tuo sito spieghi che la sostenibilità della pelle non deve limitarsi al sistema di concia ma riguardare tutte le fasi di produzione. Che cosa distingue quindi le scarpe di Ragioniamo con i Piedi?

“Non c’è solo la concia che è importante per l’ambiente ma anche l’umanità che dobbiamo rispettare nel processo produttivo delle nostre scarpe. Dietro alle lavorazioni vi sono uomini e il bisogno di formare persone nel modo corretto, pagandole equamente e garantendo loro un sistema di solidarietà che caratterizza la comunità in cui il valore del lavoro è elevato ed ha una funzione educativa. Noi siamo una piccola fucina in cui i giovani vengono accolti e formati per entrare a far parte di un sistema che si affiderà a loro per svilupparsi”.

Ecopelle e Made in Italy

Nel tuo sito sottolinei spesso il fatto che i tuoi prodotti sono fatti per durare negli anni, perché deve essere permesso ai clienti di ripararle, oltre all’ottima qualità che cerchi di garantire. Inoltre, tieni molto al fatto che le scarpe di Ragioniamo con i Piedi siano Made in Italy, un concetto da molti abusato al giorno d’oggi. Cosa significa quindi per te “sostenibilità”?

“La nostra sostenibilità è garantire lavorazioni che rendano la scarpa riparabile e duratura. Può essere riparata da tutte le persone che fanno il lavoro dei ciabattini. E che quindi un po’ di conoscenza della scarpa ce l’hanno. Oppure direttamente da noi. Siamo anche in grado di assistere a distanza i ciabattini che ci interpellano. Non possiamo pensare più all’usa e getta ma a fare dei tagliandi di rigenerazione e manutenzione alle scarpe. Il made in Italy serio è fondamentale per garantirci queste opportunità”.

Ecopelle e ricerca di una sostenibilità a lungo termine

L’esperienza di Gigi non è sintetizzabile in queste poche righe. Nei suoi laboratori avviene un’attenta ricerca delle materie prime, facendo sì che provengano quanto più possibile dall’Italia o da paesi europei dove c’è un sicuro tracciamento. Si tratta di scarti di industrie alimentari che trattano carni di alta qualità e che quindi presumibilmente non provengono da allevamenti intensivi. Diciamo presumibilmente perché non esistono certificazioni a questo riguardo. Però, ci è stato spiegato che l’elevatissima qualità richiesta fa sì che la provenienza da allevamenti industriali sia da escludere.

Per fare pelli di alta qualità l’allevamento intensivo non è adatto perché gli animali mangiano mangime e non erba, non vivono all’aperto e quindi non strutturano una fibra della pelle che gli permetta di subire i freddi e i caldi della vita all’aperto (fattore determinante per la consistenza della pelle). Successivamente queste carni vengono conciate in impianti a bassissimo impatto ambientale grazie all’uso dei tannini. Infine, nei laboratori di Ragioniamo con i Piedi gli artigiani cercano di creare un prodotto su misura che rispetti i criteri di resistenza, lunga durata e riparabilità.

Un prestito dalla natura

Come si evince dalla panoramica di questo articolo non è affatto scontato saper scegliere fra le varie opzioni. Sia l’ecopelle che la similpelle hanno delle esternalità positive e delle esternalità negative sull’ambiente e sull’ecosistema nel suo insieme. Ciò che ci ha spinto a dar voce alla realtà locale di Gigi Perinello è la profonda ricerca in cui da anni egli è impegnato per trovare una soluzione realmente sostenibile, non solo come metodo propagandistico. Durante il nostro dialogo, ha definito la sostenibilità con queste parole: “dalla natura devo farmi prestare delle materie prime che una volta utilizzate gli devo restituire, questa è l’economia circolare cui punto”. Condividiamo appieno il suo messaggio e invitiamo tutti i lettori che sono interessati all’argomento a contattarlo direttamente agli indirizzi forniti su Ragioniamo con i Piedi. Ci auguriamo che la ricerca in questo campo prosegui per raggiungere prodotti che siano completamente biodegradabili e restituibili alla natura.

The Economy of Francesco: online l’evento voluto dal Papa per un’economia sostenibile

the economy of Francesco

È iniziato ieri The Economy of Francesco, l’evento mondiale voluto da papa Francesco per pensare assieme alle nuove generazioni un mondo più equo e sostenibile. Inizialmente previsto per marzo 2020, l’evento è stato posticipato a causa della pandemia ed è attualmente in corso la versione online. Gli incontri, iniziati ieri con la testimonianza di eminenti studiosi quali Jeffrey Sachs, continuerà fino alla giornata di sabato 21. Interverranno fra gli altri Muhammad Yunus, Vandana Shiva, Kate Raworth e i giovani dei 12 villaggi in cui è stato suddiviso l’evento. Tutti possono partecipare agli incontri accedendo ai link presenti nella pagina di The Economy of Francesco.

The Economy of Francesco: l’invito del papa

A maggio 2019 Papa Francesco aveva lanciato un invito “ai giovani economisti, imprenditori e imprenditrici di tutto il mondo” con le seguenti parole:

“Cari amici, vi scrivo per invitarvi ad un’iniziativa che ho tanto desiderato: un evento che mi permetta di incontrare chi oggi si sta formando e sta iniziando a studiare e praticare una economia diversa, quella che fa vivere e non uccide, include e non esclude, umanizza e non disumanizza, si prende cura del creato e non lo depreda. Un evento che ci aiuti a stare insieme e conoscerci, e ci conduca a fare un “patto” per cambiare l’attuale economia e dare un’anima all’economia di domani”.

Negli scorsi mesi i giovani selezionati per The Economy of Francesco sono stati divisi in 12 “villaggi” che rispecchiano 12 tematiche principali: management e dono; finanza e umanità; lavoro e cura; agricoltura e giustizia; profitto e vocazione; energia e povertà; politiche della felicità; CO2 della disuguaglianza; business e pace; vita e stili di vita; imprese in transizione; donne per l’economia. Naturalmente queste macrocategorie si intersecano e ognuna ha un impatto sulle altre. Il principio fondante che le accomuna è la volontà di superare le teorie classiche dell’economia. Quest’ultima ha infatti condotto ad una visione ridotta della natura e dell’essere umano. I Villagers (partecipanti dei villaggi) hanno elaborato nuovi approcci per una gestione sostenibile della natura e dei rapporti economici.

Leggi il nostro articolo: “Tifone Goni: l’evento estremo più potente dell’anno”

In continuità con l’enciclica Laudato Sì

Papa Francesco ha infatti dimostrato fin dal suo insediamento di voler sfidare i classici modelli che l’economia, gli Stati e la stessa Chiesa hanno adottato negli scorsi decenni. La crescita senza limiti, le distorsioni attorno al concetto di “sviluppo sostenibile”, un modello economico dominante che ha come prima conseguenza l’aumento delle disuguaglianze, hanno portato ai disastri ambientali e sociali di cui ogni giorno siamo testimoni. Nell’enciclica Laudato Sì, il papa aveva tracciato una panoramica chiara e laica nei contenuti dove tutti questi problemi paiono chiaramente connessi gli uni agli altri:

“Nella Lettera Enciclica Laudato si’ ho sottolineato come oggi più che mai tutto è intimamente connesso e la salvaguardia dell’ambiente non può essere disgiunta dalla giustizia verso i poveri e dalla soluzione dei problemi strutturali dell’economia mondiale. Occorre pertanto correggere i modelli di crescita incapaci di garantire il rispetto dell’ambiente, l’accoglienza della vita, la cura della famiglia, l’equità sociale, la dignità dei lavoratori, i diritti delle generazioni future. Purtroppo resta ancora inascoltato l’appello a prendere coscienza della gravità dei problemi e soprattutto a mettere in atto un modello economico nuovo, frutto di una cultura della comunione, basato sulla fraternità e sull’equità”.

The Economy of Francesco: i giovani in dialogo per un mondo più sostenibile

Proprio per questi motivi, Bergoglio ha lanciato l’appello alle giovani generazioni, confidando nella loro curiosità e gioia di vivere:  

Di fronte a questa urgenza, tutti, proprio tutti, siamo chiamati a rivedere i nostri schemi mentali e morali, perché siano più conformi ai comandamenti di Dio e alle esigenze del bene comune. Ma ho pensato di invitare in modo speciale voi giovani perché, con il vostro desiderio di un avvenire bello e gioioso, voi siete già profezia di un’economia attenta alla persona e all’ambiente”.

Nella giornata di ieri i giovani ricercatori e imprenditori hanno avuto la possibilità di confrontarsi con Jeffrey Sachs, economista che da anni sostiene il superamento del concetto del PIL come unico indicatore di sviluppo. Oggi saranno ospiti Muhammad Yunus, il premio Nobel per la Pace grazie al concetto di microcredito, e Vandana Shiva, attivista ambientale e autrice di numerosi libri sulla giustizia climatica. Infine, domani The Economy of Francesco concluderà il ciclo di conferenze con la celebre economista Kate Raworth. La Raworth ha ideato la teoria dell’ “economia della ciambella”, un modello che cerca di conciliare i bisogni umani con i limiti planetari già delineati da Johan Rockström.

Kate Raworth, L’economia della ciambella

La speranza del Papa nelle giovani generazioni

Sebbene l’evento sia stato rimandato e convertito in modalità online, The Economy of Francesco ha creato numerose connessioni attraverso i cinque continenti. I giovani coinvolti, oltre ad aver creato nuove relazioni, hanno unito le proprie conoscenze per dar frutto a idee e progetti all’insegna della sostenibilità e della giustizia. Il loro cammino non finisce certamente qui (è infatti previsto un convegno in presenza per novembre 2021), ma intanto potete seguire gli incontri online accedendo al seguente link. Inoltre, segnaliamo ai nostri lettori che l’enciclica Laudato Sì di Papa Francesco è disponibile nella nostra sezione Cultura Sostenibile alla voce “Libri sull’ambiente”.

Leggi anche: “Ecologia e Ambiente: un binomio indissolubile”

Staiy: il marketplace europeo di moda sostenibile

moda sostenibile
https://anchor.fm/lecopost/episodes/Moda-sostenibile-cos-Staiy–le-commerce-della-sustainable-fashion-em249f

Il settore della moda è uno dei settori più inquinanti al mondo. Per questo ultimamente il pubblico sta rivolgendo sempre più attenzione alla moda sostenibile. Ovvero a tutti quei brand che cercano di adottare valori etici ed ambientali nella produzione di vestiti e accessori. I consumatori italiani lamentano però una carenza di offerta in questo settore; è ancora infatti troppo difficile trovare brand sostenibili e nelle principali catene si rischia di cadere nelle strategie di greenwashing. Per questo vogliamo dare spazio alle nuove realtà virtuose che puntano a colmare questo vuoto. Abbiamo intervistato Ludovico Durante, co-founder di Staiy, il fashion marketplace sostenibile con il più alto tasso di crescita in Europa. Staiy utilizza cinque criteri chiave per offrire prodotti sostenibili che siano di qualità e garantiscano trasparenza ai consumatori.

Intervista a Staiy, il marketplace di moda sostenibile

1) Ludovico, com’è nato il progetto? Quali sono gli obiettivi principali che perseguite attraverso Staiy?

Staiy è nato nel cuore di Berlino da quattro ragazzi italiani, per dare uno spazio digitale a tutta quella moda che rispetti i valori di etica, estetica ed innovazione. Vivendo in una città come Berlino è facile adottare uno stile di vita a minore impatto, grazie alle varie possibilità offerte dai business: dal riciclo delle bottiglie col pfand system ad una sharing economy molto vivace, fino alle molte opzioni di dieta vegetariana o vegana e varie startup innovative. Entrando a stretto contatto con una vibrante community di designer e brand sostenibili, ci siamo accorti del forte potenziale e di come mancasse un marketplace che mettesse in risalto tutti quei marchi che producono con valori autentici. Garantire la stessa accessibilità digitale alla moda sostenibile voleva dire fornire una alternativa al pubblico e ridurre l’impatto del settore moda, ad oggi il secondo più inquinante al mondo.

Questo è stato il punto di partenza di Staiy, che si prefigge obiettivi ambiziosi: tramite la moda vogliamo accelerare la transizione verso un lifestyle sostenibile, ridefinendo i valori del consumo e conferendo una nuova faccia alla sostenibilità. Un’immagine che parla di innovazione, ispirazione e rispetto delle risorse. Per questo Staiy rappresenta uno stile di vita che è abbracciato non solo dai nostri oltre 120 brand e designer, ma da una fitta rete di artisti, personalità e business che fanno capo agli stessi valori”.

Leggi anche: “Armani contro la fast fashion: è immorale”

I criteri di scelta dei brand su Staiy

2) Con quali criteri selezionate i vostri brand?

Estetica e sostenibilità sono i due punti fermi di Staiy, ed è proprio su questa base che i brand vengono selezionati per accedere alla piattaforma. Il primo passaggio della selezione riguarda l’identità digitale e visiva del marchio, la filosofia, la missione e l’allineamento con l’identità di Staiy. Se avviene l’approvazione di questi aspetti, si passa alla valutazione delle pratiche del marchio in produzione e come azienda. Questa valutazione della sostenibilità avviene tramite un processo standard, che rende comparabili tutti i marchi sulla piattaforma: 63 domande su 5 pilastri – acqua, aria, materiali, condizione del lavoratore e impegno del brand – ognuna collegata a due Sustainable Development Goals.

Su queste tematiche andiamo ad individuare le pratiche dei nostri partner lungo la filiera, con particolare attenzione alle certificazioni ottenute (tra cui i più rinomati GOTS e FWF). È molto importante il tema della misurabilità: il primo passo verso il progresso è la consapevolezza del proprio impatto attuale. L’accesso alla piattaforma è garantito solo a quei marchi che superano il punteggio minimo, e il risultato visibile agli utenti in ogni pagina prodotto”.

I cinque pilastri con cui vengono scelti i brand di Staiy

Moda sostenibile: consumatori sempre più attenti

3) Siete soddisfatti dei risultati fin’ora ottenuti? Pensi che sia in atto un cambio di prospettiva da parte dei consumatori nei confronti del mondo della moda?

La crescita di Staiy in meno di un anno è stata rapida, e siamo molto soddisfatti dell’appoggio ricevuto sia dai brand, in continua crescita, che dal pubblico. Sicuramente questo dimostra come il mondo della moda stia subendo una trasformazione, ma c’è bisogno di tempo perché anche i grandi marchi si adattino al passo. I consumatori sono invece molto attivi e curiosi, e qualcosa è cambiato forse a causa della pandemia. C’è più attenzione su cosa e come si acquista, le conseguenze del consumo e i processi di produzione, e c’è voglia di fare meglio.

Nel mio recente intervento ai Digital Innovation Days abbiamo proprio parlato di questo, e dei punti chiave che saranno fondamentali per riscoprire il valore intrinseco della moda. Si parla di storytelling, autenticità e trasparenza, ma anche di tracciabilità e nuove tecnologie – tutti elementi necessari per reinstaurare un rapporto genuino tra marchio e consumatore. È bello vedere come già oggi siamo riusciti a fare questo tramite Staiy ed il suo ecosistema, e ci auguriamo che questo stile di vita venga adottato sempre di più – con stile”.

Leggi il nostro articolo: “La fast fashion è il patibolo del pianeta”

Un’altra azione per ridurre la propria impronta ecologica

Ludovico ha fatto emergere gli elementi chiave per far sì che la moda sia sostenibile sotto tutti i punti di vista. Infatti, sostenibilità significa non solo rispetto per l’ambiente, ma anche tutela dei lavoratori e relazioni trasparenti fra produttori e consumatori. Staiy rappresenta un esempio di network in cui si offre risposta alla domanda di indumenti e accessori sostenibili, in costante crescita negli ultimi anni. Come abbiamo ripetuto più volte nel nostro blog, sarebbe ideale avere pochi capi di cui conosciamo la provenienza e i metodi di produzione piuttosto che un armadio pieno di indumenti a basso prezzo e ad alto impatto ambientale come quelli prodotti dalla fast fashion. Scegliere la moda sostenibile è una delle tante azioni quotidiane che possiamo compiere per abbassare la nostra impronta ecologica. Un capo alla volta, anche in questo modo possiamo fare del nostro meglio nel rispetto della Terra.

Leggi anche: “5 pratici consigli per una Natale davvero sostenibile”

Assorbenti lavabili. Come rendere il proprio ciclo sostenibile

prodotti sostenibili
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Negli ultimi anni sono state create numerose opzioni per una gestione sostenibile del ciclo mestruale. Quest’ultimo infatti ha un impatto ambientale non irrilevante, soprattutto per colpa degli assorbenti monouso che sono di difficile smaltimento. La principale alternativa usata dalle persone con mestruazioni è la coppetta mestruale, ma esiste anche un’altra soluzione: gli assorbenti lavabili. Morbidi, impermeabili e creati con materiali sostenibili, rappresentano la perfetta soluzione per chi volesse ridurre l’impronta ecologica del proprio ciclo mestruale.

L’impatto del ciclo sull’ambiente

Per capire l’impatto degli assorbenti sull’ambiente è necessario conoscere le abitudini di consumo di questi prodotti. Ciò non è così facile poiché il ciclo mestruale varia da persona a persona per quanto riguarda la durata e l’intensità del flusso. Alcune ricerche hanno però provato a fare una stima complessiva. Le mestruazioni durano in media fra i tre e i cinque giorni, e ogni giorno si utilizzano quattro assorbenti. Si ipotizzano quindi 13 cicli all’anno per una media di 40 anni di fertilità, arrivando a un consumo di 11.000 assorbenti pro-capite nel ciclo di una vita.

Il Royal Institute of Technology di Stoccolma ha calcolato l’impronta ecologica degli assorbenti, rilevando come la parte più inquinante sia costituita dalla produzione della plastica degli assorbenti interni e dalla striscia adesiva che fa aderire l’assorbente classico alle mutande. Entrambi sono fatti di polietilene (LDPE) e la sua produzione richiede un’enorme quantità di combustibili fossili. L’altro materiale principale presente negli assorbenti, il cotone, viene definito “coltura assetata” per l’enorme quantità idrica richiesta ed ha quindi un alto impatto ambientale. Inoltre, la produzione di assorbenti può prevedere altri agenti chimici, come la dioxina, il cloro e il rayon. Questi, una volta arrivati in discarica, vengono succhiati dal terreno per poi essere rilasciati come inquinanti sottoterra o nell’aria.

Leggi il nostro articolo: “Perché il cambiamento climatico colpisce di più le donne?”

Il difficile smaltimento. Perché passare agli assorbenti lavabili o alla coppetta

Uno degli aspetti più rilevanti dell’impatto ecologico degli assorbenti è infatti lo smaltimento. Ad oggi, esistono solamente pochi esempi virtuosi al mondo di impianti che riescono a separare i vari materiali contenuti in assorbenti e pannolini. A Treviso esiste il primo impianto italiano che scompone questi prodotti nelle tre componenti principali – plastica, cellulosa, e prodotto assorbente – che vengono poi rimessi in mercato. Lo stabilimento è gestito da Contarina S.p.A e costituisce un vero esempio di economia circolare. Quest’ultima però rappresenta purtroppo un’eccezione, poiché la norma vede invece la classificazione di pannolini e assorbenti come prodotti non riciclabili.

Gli assorbenti lavabili bio di Laboratorio Sostenibile

Per questo, da ormai parecchio tempo sono apparse sul mercato delle alternative più che valide per abbassare l’impatto del ciclo mestruale sull’ambiente. La prima e forse più utilizzata è la coppetta mestruale, di cui avevamo già parlato lo scorso anno. Ha una capienza di tre volte maggiore rispetto agli assorbenti classici e un ciclo di vita di 4-5 anni. Non esistono particolari controindicazioni ma è sconsigliato l’uso per le persone che sono soggette a frequenti infezioni vaginali, come per esempio la candida, e nella fase post-parto. In generale, per chi non si sente a suo agio con l’utilizzo di un prodotto interno, rimane l’opzione degli assorbenti lavabili.

Leggi il nostro articolo: “Coppetta mestruale per le donne e per l’ambiente”

Abbiamo voluto prendere ad esempio gli assorbenti lavabili prodotti da Laboratorio Sostenibile. La fondatrice del progetto, Camilla, ha scelto il PUL come materiale traspirante e impermeabile per lo strato esterno, mentre lo strato interno è creato con canapa e cotone biologico italiano. E’ possibile scegliere tra kit giorno e kit notte, a seconda del flusso, e fra diverse fantasie e colori. Inoltre, nel sito sono presenti le istruzioni per un corretto utilizzo e lavaggio. Laboratorio Sostenibile produce anche pannolini lavabili per i bambini. Camilla aveva infatti ben sottolineato in un’intervista a Greeda come i pannolini usati nella fase infantile rappresentino un problema ambientale tanto quanto gli assorbenti: “I pannolini usa e getta rappresentano il terzo rifiuto più comune nelle discariche di tutto il mondo ed ognuno di essi impiega dai 250 ai 500 anni per decomporsi, senza mai degradarsi completamente vista la loro composizione in materiali sintetici”.

assorbenti lavabili
Gli assorbenti lavabili di Laboratorio Sostenibile

L’impatto economico: il risparmio di coppetta e assorbenti lavabili

Infine, una ragione più che valida per cambiare abitudini mestruali oltre alla motivazione ambientale è l’aspetto economico. Un pacchetto di assorbenti classici può costare fra i 3 e i 5 euro a scatola, creando quindi un impatto non irrilevante sul portafoglio con una media di 126€ all’anno. A questo riguardo, nel 2019 in Italia è scoppiata una grande polemica a causa delle dichiarazione di Francesco D’Uva, Capogruppo alla Camera per il Movimento Cinque Stelle. Egli aveva giustificato la volontà del governo di non abbassare l’IVA sugli assorbenti (oggi ancora al 22%) con il fatto che questi prodotti sono altamente inquinanti. D’Uva aveva dunque consigliato di utilizzare coppette e assorbenti lavabili per inquinare meno, creando forte disappunto perché le persone con mestruazioni dovrebbero essere lasciate libere di scegliere come gestire il proprio ciclo. La coppetta e gli assorbenti lavabili hanno sicuramente un costo iniziale più alto, variabile fra i 20 e gli 80 euro a seconda del brand e del numero di ricambi. Questo viene però ammortizzato nel lungo termine grazie alla durata pluriennale dei prodotti sopraelencati. Consigliamo dunque di indagare le varie alternative sostenibili per contribuire con un altro gesto quotidiano alla salvaguardia del nostro pianeta.

Leggi anche: “Ridurre la plastica nell’igiene personale. Ecco come fare”

Il nuovo libro sull’educazione ambientale: “Educare al pensiero ecologico”

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Esiste un metodo per educare alla sostenibilità? È passato quasi un anno dalla notizia sull’introduzione dell’educazione ambientale nelle scuole italiane. L’allora ministro dell’istruzione Lorenzo Fioramonti era finito sulle pagine dei quotidiani di tutto il mondo per l’avanguardia di tale proposta. Purtroppo però, la pandemia ha costretto la nuova ministra, Lucia Azzolina, ad occuparsi di tutt’altro e l’educazione ambientale è per ora stata rilegata in un angolo. Numerosi quesiti restavano comunque irrisolti: chi l’avrebbe insegnata? Secondo quale metodo? In attesa di nuove risposte dal governo, abbiamo intervistato Rosa Tiziana Bruno, insegnante e sociologa, che ha di recente pubblicato il libro Educare al pensiero ecologico con Topipittori editore. Il metodo da lei elaborato, chiamato “Fiabadiario”, coniuga lettura, scrittura e passeggiate in natura per far scaturire nei ragazzi l’amore per il pianeta.

Intervista a Tiziana Bruno, autrice de “Educare al pensiero ecologico”

Tiziana, da anni fai ricerca nell’ambito educativo, soprattutto per quanto riguarda il contesto scolastico. Che cosa lega la tematica ambientale e il mondo della scuola? Com’è nata l’idea del libro Educare al pensiero ecologico?

“La scuola è il luogo dove si cresce nella conoscenza, imparando a diventare persone socialmente responsabili, capaci di autonomia di pensiero e di scambio democratico con gli altri. Ma è anche teatro di crescita interiore, di acquisizione della consapevolezza di sé e di costruzione della propria identità. La natura ha tanto da insegnarci, su noi stessi e sulla realtà in cui siamo immersi. Eppure ci comportiamo come se il mondo naturale fosse soltanto qualcosa da depredare e sfruttare, avanzando nella nostra folle impresa di distruttori seriali. Pertanto, la domanda da cui sono partita per sviluppare il mio lavoro è stata: come trasformare la nostra vita in modo da non essere distruttivi nei confronti del mondo e di noi stessi? E poi anche: Cosa può fare la scuola per la Natura e per un mondo sostenibile? E cosa la Natura può fare per la scuola?

educazione ambientale
Tiziana Bruno, autrice del libro Educare al pensiero ecologico con Topilettori editore

La formazione di una “ecosaggezza”

E’ così che ha preso avvio un percorso di ricerca, in convenzione con l’Università e sviluppato all’interno di vari luoghi educativi, principalmente scuole, per oltre due anni. L’obiettivo era provare a cambiare lo sguardo verso il mondo, costruire una visione nuova, un nuovo modo di “pensare”. Non soltanto, quindi, la trasmissione di regole di buon comportamento, ma soprattutto la formazione di una ecosaggezza, ovvero la consapevolezza della relazione che ci lega alla Terra e a tutti gli esseri viventi.

Mi interessava puntare allo sviluppo delle coscienze in una dimensione nuova, ovvero la capacità di considerare il noi e non soltanto il me. Perché preservare la vita del pianeta significa prestare attenzione ai cambiamenti climatici, ma ancora di più alle relazioni umane. I risultati della sperimentazione si sono rivelati incoraggianti e dunque ho deciso di pubblicarli in un libro. Mi sembrava importante condividerli con chiunque abbia a cuore l’educazione di bambini e ragazzi”.

Leggi il nostro articolo: “Educazione ambientale a scuola da settembre”

Il “Fiabadiario” come metodo di educazione ambientale

Nel tuo libro identifichi una sorta di metodo, chiamato “Fiabadiario”. In che cosa consiste? E cosa lo rende originale rispetto ai metodi attualmente utilizzati per l’educazione ambientale?

“Il Fiabadiario è una strategia didattica che ho ideato unendo, in maniera armonica, delle tecniche che solitamente si usano in modalità disgiunta: la lettura condivisa di libri illustrati, la scrittura collettiva, la scrittura autobiografica e lo scambio di narrazioni. Tutto parte dalla lettura e si snoda poi lungo un cammino fatto di ascolto reciproco, di scambio di idee e pensieri, di conoscenza dell’altro e riflessioni sul proprio sé e sul mondo. Ma c’è ancora dell’altro. Per la prima volta un percorso educativo abbina la narrazione e la lettura all’incontro con la natura. Una delle fasi del Fiabadiario prevede infatti il contatto con gli elementi naturali, un contatto mediato dalle storie che sono state oggetto di lettura in classe. Lettura, scrittura e movimento all’aperto si fondono in un unicum educativo per costruire in maniera efficace un autentico Sé ecologico”.

educazione ambientale

Educazione ambientale come occasione di relazioni sostenibili

Dalle tue parole si evince lo stretto legame che deve esistere fra cultura e natura nell’educazione ecologica impartita ai ragazzi. Che risultati ottieni applicando questa strategia didattica? Cosa ti porti a casa dall’incontro con gli alunni? E cosa speri che loro portino con sé?

“Sono felice di testimoniare l’efficacia di questa strategia educativa, i risultati sono davvero incoraggianti. Siamo riusciti a creare un’autentica comunità dentro la scuola, sperimentando concretamente quel “noi” indispensabile per la costruzione di relazioni sostenibili, ovvero per riuscire a sostituire gli atteggiamenti egoistici e di sopraffazione con una sincera disponibilità all’ascolto e una gioiosa armonia con la natura, di cui siamo parte, anche se tendiamo a dimenticarlo.

Abbiamo sperimentato il Fiabadiario persino durante il lockdown ed è stato davvero emozionante per tutti noi, bambini, insegnati e genitori, renderci conto di come anche nella distanza sia possibile fare comunità, traendone un gran beneficio per il corpo e per la mente. La mia speranza è che questa strategia venga in futuro applicata su larga scala e lungo l’intero percorso formativo di bambini e ragazzi. Per realizzare un vero cambiamento di rotta è necessaria la perseveranza e bisogna regalarsi il tempo lento della riflessione quotidiana e del dialogo profondo”.

Educazione ambientale scuola: una proposta per insegnanti e educatori

Educare al pensiero ecologico è quindi una proposta, una possibile guida per tutti gli insegnanti e gli educatori che sono in cerca di un metodo efficace con cui avvicinare le giovani generazioni all’ecologia. Nelle pagine del libro troverete la personale testimonianza di Tiziana Bruno, che grazie al doppio ruolo di insegnante e sociologa, ha potuto coniugare teoria e pratica. Il libro è frutto di una “ricerca-azione” in un percorso di alfabetizzazione ecologica e la sua realizzazione è stata possibile grazie ad una convenzione con il Dipartimento di Sociologia dell’Università di Salerno. Il testo è disponibile nella nostra sezione Cultura Sostenibile alla sezione “Bambini e ragazzi” o cliccando nell’immagine sottostante. In attesa di nuove delucidazioni sull’educazione ambientale a scuola, riteniamo che il Fiabadiario possa essere una proposta vincente per educare i più giovani a vivere relazioni sostenibili.

educazione ambientale

Leggi il nostro articolo: “20 libri sull’ambiente per bambini e ragazzi”

Plastic Free: in migliaia per pulire le spiagge italiane

Plastic Free
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Domenica 27 settembre l’associazione Plastic Free Onlus ha organizzato una raccolta di rifiuti nazionale a cui hanno aderito più di 50 città italiane. In totale sono stati raccolti 30 mila kg di spazzatura. L’attivismo di Plastic Free si concentra soprattutto nelle spiagge, dove l’accumulo di plastica e altri materiali minaccia spaventosamente gli ecosistemi marini. Abbiamo voluto intervistare Laura Angeletti, referente locale per la città di Fano, nelle Marche. Dalle sue parole risulta chiaro che la partecipazione a questi eventi può rappresentare un metodo efficace e divertente per appassionarsi alla tematica ambientale ed assumere consapevolezza riguardo l’emergenza climatica.

Intervista a Laura Angeletti, referente locale per Plastic Free Onlus

Ciao Laura, come ti sei avvicinata alla tematica ambientale? Perché, fra tutte le associazioni ambientaliste, hai scelto proprio Plastic Free?

“E’ stata mia madre ad insegnarmi ad avere rispetto per l’ambiente. Fin da piccola mi ha insegnato a fare la raccolta differenziata, mi ricordava di chiudere l’acqua mentre spazzolavo i denti, di preferire le verdure locali e di stagione. Mi sgridava facendomi raccogliere il mozzicone di sigaretta perché “anche un solo mozzicone conta”.  Ho iniziato con lei a raccogliere la plastica dalle spiagge che frequentavo; d’estate, non raccoglievamo conchiglie, ma plastica. Mi ha insegnato ad avere attenzione verso certi comportamenti, per cui sono sempre stata abituata ad avere rispetto per l’ambiente. 

Ma il cambiamento radicale e l’avvicinamento a PlasticFree è successo durante il lockdown. Una sera ero nel mio terrazzo, fumavo una sigaretta e per sbaglio ho alzato gli occhi al cielo: era il cielo più luminoso che avessi mai visto da quel terrazzo. Fissavo le stelle che brillavano e sentivo entrare nei polmoni un’aria fresca e pulita. Pensai: “ci siamo fermati. La terra respira e le stelle brillano di più! ” Da quella frase, da quel pensiero, è nata in me la necessità di dover fare altro, qualcosa di più, almeno per la mia città. Sentivo il bisogno di dover smuovere qualcosa, di provare a “far aprire gli occhi”, almeno alle persone che erano intorno a me.

La scelta di Plastic Free: “mi fanno sentire parte attiva”

Dopo il lockdown ho iniziato a coinvolgere qualche amica nelle mie camminate mattutine di “clean-walking” lungo la spiaggia, ma ogni volta era come se ci fossero sempre più rifiuti da raccogliere. Un pomeriggio mi sono dedicata a delle ricerche online, volevo avere informazioni sull’atteggiamento del nostro paese rispetto alla problematica della plastica e fu così che scoprii l’associazione Plastic Free Onlus. È un’associazione nata da poco, un’associazione giovane e di giovani. All’inizio ero un po’ scettica, nella mail al presidente Luca de Gaetano avevo specificato:“ sono già sostenitrice di altre associazioni, ho a cuore l’ambiente ma sono stanca di poter/dover contribuire solo con delle donazioni, vorrei fare qualcosa di tangibile”.

La risposta della Onlus non è tardata ad arrivare, con parole precise e dirette:“possiamo fare una chiacchierata, potresti diventare nostro referente di zona e saremo noi a sostenere te!”. Ecco perché ho scelto PlasticFree, perché sono pratici, veloci, concreti, sono vicini a te e ti danno tutto il supporto necessario. Ti fanno sentire parte attiva e credo che questo sia un sentimento non solamente comune a noi referenti, ma a tutti gli associati e ai volontari che partecipano ai nostri appuntamenti”.

Plastic Free
Laurea Angeletti, referente di Plastic Free Onlus, durante una delle raccolte nella città di Fano (PU)

Leggi il nostro articolo: “Isola di Plastica: cos’è, dov’è e come si forma?

L’evento nazionale di Plastic Free e i risultati ottenuti

Lo scorso 27 settembre avete organizzato un evento di raccolta in contemporanea su tutto il territorio italiano. Siete soddisfatti dei risultati? Qual è la reazione dei passanti quando vi vedono?

“Sì, siamo soddisfatti. Nonostante siamo stati costretti a rinviare 20 appuntamenti su 60 per le avverse condizioni meteo, siamo riusciti a raccogliere 30 mila kg in un solo giorno. Siamo soddisfatti per la grande partecipazione riscontrata. Siamo contenti anche solo per aver iniziato a “smuovere” qualche emozione, sensazione, consapevolezza, e di aver già ricevuto una risposta enorme dalle persone. A me piace chiamarla “rivoluzione ambientale”.

Durante le raccolte mi è capitato di incontrare varie tipologie di persone, a partire da chi fa finta di nulla o mostra un sorriso sfuggente mentre ti osserva un pò schivo; credo che siano coloro che nascondono una sensazione di senso di colpa. Poi ci sono quelli che ti urlano “bravi ragazzi” ma poi se ne vanno veloci; credo che questa seconda categoria di persone pensi: “bravi che ci pensate voi, tanto qui ormai cambia poco!”. Poi ci sono quelli che si fermano a chiedere informazioni e infine ci sono i numeri uno, quelli che dicono: “bravi ragazzi! Posso unirmi? Solo che non ho i guanti!””.

Le raccolte come inizio di un cambiamento più profondo

Noi de L’Ecopost spesso sottolineiamo come quello della plastica sia uno dei tanti problemi che compongono la crisi climatica. Proprio per questo può succedere che le persone, una volta eliminata la plastica dalle spiagge, o da alcuni aspetti della propria vita (per esempio sostituendo le bottigliette con le borracce), pensino che la crisi sia risolta. Il cambiamento, invece, deriva da un insieme di altre scelte altrettanto radicali. Durante la vostra opera di attivismo cercate di rendere le persone consapevoli degli altri problemi e soluzioni riguardo al cambiamento climatico? Pensi che partecipare ai vostri eventi spinga le persone ad attuare ulteriori scelte significative per l’ambiente?

“Sappiamo che la problematica ambientale riguarda varie tematiche, che vanno dalla deforestazione alla plastica, dallo scioglimenti dei ghiacciai agli incendi, dall’alimentazione all’ industrializzazione, fino per esempio all’industria tessile. Siamo entrati in un vortice che sembra essere infinito. Nonostante sappiamo che tutto è concatenato, cerchiamo di non divagare troppo durante i nostri appuntamenti, cerchiamo di dare informazioni chiare e precise sulla problematica della plastica con consigli e suggerimenti pratici e veloci per limitarne l’uso. Credo sia un pò come in medicina: noi ambientalisti siamo tutti medici e insieme cerchiamo di curare il nostro pianeta, ognuno attraverso la sua specializzazione.

Leggi anche: “Ridurre la plastica in viaggio, ecco come fare”

Un cambiamento “duraturo nel tempo e sostenibile”

Il cambiamento, è vero, deriva da scelte radicali. Io stessa però non ho cambiato radicalmente la mia vita. Per esempio, oltre a raccogliere plastica e a limitarne il consumo (attraverso la borraccia, l’uso di prodotti cosmetici naturali, limitando l’acquisto di packaging in plastica o simili) sto eliminando il consumo della carne proveniente dagli allevamenti intensivi. Cerco di utilizzare prodotti naturali per la pulizia della casa, consumo frutta e verdura di stagione proveniente dalle aziende agricole locali, ma non sono ancora riuscita a vestirmi con tessuti provenienti da fibre completamente naturali e non trattate.

Ho citato questi esempi perchè credo che il cambiamento, per essere realmente tale, debba essere duraturo nel tempo e quindi sostenibile. Questo significa fare piccoli cambiamenti, poco alla volta, ma tutti in maniera consapevole. Devo dire che purtroppo la consapevolezza, a volte, viene sostituita o confusa con la “moda”. Ricordiamo quindi che il cambiamento climatico non è una moda, ma un’emergenza, e per questo bisogna essere bravi a rendere efficaci e irreversibili i cambiamenti che si attuano per prenderci cura, al meglio, della nostra Terra.

Un’occasione per divertirsi, conoscersi e conoscere

Credo che uno dei modi migliori per diventare consapevoli sia “toccare con mano”, vedere ed essere immersi nel problema, qualunque esso sia. Durante le nostre raccolte per esempio, la frase che spesso risuona nei nuovi volontari è: “non credevo ci fosse così tanta spazzatura da raccogliere!”. Spesso poi sono proprio quelle persone che iniziano ad attuare piccoli, forse quasi impercettibili cambiamenti nelle loro abitudini, come per esempio chiedere un drink senza cannuccia! Per rispondere all’ultima domanda direi quindi che Sì, partecipare ad una raccolta porti le persone a rivalutare i loro comportamenti e scelte nel rispetto dell’ambiente. Da ogni nuova abitudine poi ne nascono altre, quasi come un “contagio”.

Plastic Free

Io personalmente amo il progetto raccolta perché è davvero un’ occasione per divertirsi, conoscersi e rendersi conto della reale problematica che stiamo affrontando. Ci tengo a sottolineare che le raccolte che organizzo si svolgono a Fano o comunque in città limitrofe, tutte realtà piccole e abbastanza “pulite”, ma ripeto, non c’è bisogno di andare su un’isola di plastica, basta unirsi a noi e fare una passeggiata!  In poco più di un anno, con 160 referenti PlasticFree in tutto il paese, abbiamo raccolto quasi 150 mila kg di rifiuti. L’obiettivo del progetto raccolta non è però solo quello di ripulire il nostro territorio, o il nostro paese.

I progetti futuri di Plastic Free

Quello che abbiamo fatto è solo una goccia nel mare, ma non ci fermeremo. Stiamo sempre di più raggiungendo la sensibilità delle persone verso un cambio di direzione, di pensiero, di comportamenti. Inoltre stiamo avviando anche altri progetti, come il “Progetto Scuola” e il “Progetto Comuni” oltre all’ormai già noto “Progetto Raccolta” e “Progetto Tartaruga”. Non ci fermeremo perché  siamo profondamente convinti che ognuno di noi sia un semplice ospite di questo meraviglioso pianeta e quello che possiamo fare non è altro che prendercene cura, in tutti i modi che riteniamo possibili e attraverso tutte le risorse in nostro possesso”.

Dalle parole di Laura traspare con evidenza come la raccolta sulle spiagge sia un momento, un’occasione di incontro, per approcciarsi alla tematica ambientale con concretezza e, perché no, divertimento. La sua testimonianza ci conferma che esistono tante altre azioni da intraprendere nella vita di tutti i giorni, ma che partecipare a degli eventi, come quelli organizzati da Plastic Free, è un buon metodo per iniziare e sentirsi parte attiva del cambiamento di cui abbiamo bisogno. Per aderire o richiedere informazioni, puoi visitare il sito di Plastic Free Onlus alla voce “Aderisci!” oppure contattare direttamente Laura e gli altri referenti locali.

Leggi il nostro articolo: “Ogni settimana mangiamo 5 grammi di plastica, come una carta di credito”

20 libri sull’ambiente per bambini e ragazzi

È finalmente riniziata la scuola e con essa riparte anche l’educazione ambientale per bambini e ragazzi. Per questo, abbiamo pensato di elencare i principali libri sull’ambiente per le giovani generazioni. Un elenco di titolo utili a insegnanti e genitori per preparare al meglio le bambine e i bambini di oggi a conoscere il cambiamento climatico e le principali azioni possibili per arginarlo. Conoscere la crisi climatica e attuare uno stile di vita sostenibile è possibile, a partire dai più piccoli.

I libri sull’ambiente per le giovani generazioni

Riassumiamo qui di seguito i principali titoli di ecologia per ragazzi.

I seguenti libri sono disponibili nella nostra sezione “Cultura disponibile” alla voce “Libri sull’ambiente: la nostra selezione” dove potrete trovare oltre 60 titoli scelti dalla Redazione de L’EcoPost per concedersi una piacevole coscienziosa lettura sul tema ambientale.

1) Giuseppe Civati – Seguendo Greta
2) Jean Giano – L’uomo che piantava gli alberi
3) Luca Mercalli – Uffa che caldo
4) Franco Berrino – Fiabe per i custodi del pianeta
5) Marco Mastrorilli – Sybilla, l’odissea di una bottiglia di plastica
6) Geronimo Stilton – Il piccolo libro della Terra
7) Carola Benedetto e Luciana Cilento – Storie per ragazze e ragazzi che vogliono salvare il mondo
8) Antje Damm – Cosa diventeremo? Riflessioni intorno alla natura
9) Chiara Cannito e Marco Loiodice – Gli ecoviaggi di Gulliver
10) Agnès Vandewiele – Salviamo il mare e gli oceani. Manuale del giovane ecologista

11) Valentina Camerini – La storia di Greta. Non sei troppo piccolo per fare grandi cose
12) Pierdomenico Baccalario e Federico Taddia – Il manuale delle 50 (piccole) rivoluzioni per salvare il mondo
13) Isabel Thomas – Questo libro salva il pianeta. 50 missioni per ecoguerriori
14) Emanuela Busà – Vera la Mongolfiera. Alla scoperta della Foresta Amazzonica
15) Dr. Seuss – Il Lorax
16)Fulvia Degl’Innocenzi – Greta e le altre, un pianeta da salvare
17) Marlies Van der Wel – La voce del mare. Ed. Illustrata
18) Italo Calvino – Il barone rampante
19) Adonella Comazzetto, Marianna Turchi e Marissa Tonelli – Ada e i suoi rifiuti. Ed. Illustrata
20) Elin Kelsey – Buone notizie dal pianeta terra. Non è il solito libro sull’ambiente!

Nuove uscite 2021:
21) Loretta Cavaricci – Tutti su per terra
22) Carla Negrini, Giulia Brosio, Alberto Collareta – L’incredibile viaggio di Flip la coronula
23) Maria Loretta Giraldo – Avrò cura di te

Il filone Greta. Nessuno è troppo piccolo per fare la differenza

Innanzittutto, come si può notare dall’elenco dei titoli, è evidente che nella letteratura ambientale per ragazzi domini la figura di Greta Thunberg. La giovane attivista svedese ha infatti mobilitato milioni di ragazzi come lei, alzando l’interesse per l’ecologia attraverso un semplice messaggio: “you are never to small to make a difference” (non si è mai troppo piccoli per fare la differenza). Nonostante la giovane età, i suoi discorsi sono di una lucidità e di una chiarezza disarmante. Per chi volesse quindi consigliare una lettura di questo genere, Seguendo Greta della casa editrice People fa un ottimo riassunto dei discorsi più celebri fatti dalla ragazza negli ultimi due anni.

Per chi invece volesse ampliare la prospettiva, abbiamo messo in elenco altre letture che mettono in luce tutte le persone famose che hanno messo l’ambiente al centro del loro attivismo. In Storie per ragazze e ragazzi che vogliono salvare il mondo si parla di 16 celebrità, fra cui per esempio Leonardo di Caprio ed Emma Watson, che stanno utilizzando la propria posizione mediatica per lanciare un messaggio ai loro followers: “salvare il mondo” si può ed è compito di tutti noi, grandi e piccini.

Libri ecologia bambini: manuali delle azioni possibili

Un altro filone interessante all’interno della nostra selezione dei libri di ecologia è quello delle azioni possibili. In Il manuale delle 50 (piccole) rivoluzioni per cambiare il mondo eQuesto libro salva il pianeta. 50 missioni per ecoguerriori vengono segnalati tutti i piccoli gesti quotidiani che possono fare la differenza. Il testo Salviamo il mare e gli oceani. Manuale del giovane ecologista dedica particolare attenzione al tema della plastica negli oceani: il libro segnala le principali criticità e soluzioni “per continuare a godere delle ricchezze del mare, andare in spiaggia a nuotare, mangiare il pesce”.

Vai alla sezione: “Libri sull’ambiente: la nostra selezione”

Libri sull’ambiente da leggere prima di dormire

Per chi invece volesse trasmettere il messaggio sotto forma di favola, sempre sul tema della plastica trovate in elenco l’edizione illustrata di Sybilla, l’odissea di una bottiglia di plastica dove una bottiglia di plastica capisce il ruolo pericoloso che riveste e diventa protagonista di un cambiamento meraviglioso. Inoltre, del genere fiabesco segnaliamo i titoli di Franco Berrino – Fiabe per i custodi del pianeta – e di Antje Damm – Cosa diventeremo? Riflessioni intorno alla natura. Se si volesse invece optare per uno stile più ironico, ecco che i nostri giovani lettori potranno avvicinarsi all’ecologia grazie a Geronimo Stilton con Il piccolo libro della Terra oppure attraverso la storia di Lorax. Grazie alla lettura di Ada e i suoi rifiuti scopriranno come i rifiuti possano riprendere vita sotto forma di altri oggetti, solo però… facendo bene la differenziata!

Nelle novità 2020 troviamo Gli ecoviaggi di Gulliver e Vera la Mongolfiera. Nel primo libro i due autori hanno scelto Gulliver, l’amatissimo personaggio della letteratura per ragazzi, convertendo le sue avventure in chiave ambientale. Il protagonista compie un viaggio alla scoperta dell’energia eolica, solare, idroelettrica e ricavata da biomasse, dipingendo un mondo possibile dove fantasia e tecnologia aiutano l’uomo a rispettare il pianeta. Vera la Mongolfiera invece, è un viaggio verso la foresta amazzonica in cui l’amore per la natura trapela in ogni riga. Le tematiche dell’amicizia, della solidarietà e del rispetto per le differenze rendono questo racconto ancora più prezioso. Il volume è stampato dalla casa editrice Glifo nel rispetto dell’ambiente, ovvero tramite la selezione di carte italiane amiche delle foreste e di inchiostri a base vegetale.

Le ultime uscite: libri sull’ambiente 2021

Nel 2021 è uscito Tutti su per terra, un libro divertente ma nello stesso tempo educativo. La storia narra di quando tutti gli animali e gli elementi naturali del mondo hanno deciso di allontanarsi dagli uomini e fuggire su un Pianeta nuovo, per non essere più sfruttati e maltrattati dagli esseri umani. Sarà poi un gruppo di bambini a decidere di partire per un’avvincente e coraggiosa missione per convincerli a tornare a casa. Altre due novità di recente pubblicazione sono L’incredibile viaggio di Flip la coronula di Milenalibri e Avrò cura di te di Camelozampa. Entrambi adatti ai più piccini, il primo racconta il prezioso equilibrio dell’ecosistema marino, messo alla prova da plastica e innalzamento dei ghiacciai. Il secondo descrive con cura i cicli della natura, dove dominano solidarietà e collaborazione.

I classici a servizio dell’ecologia: Il Barone Rampante e L’uomo che piantava gli alberi

Per quanto riguarda i classici della letteratura, si è da tempo segnalata la forte carenza del tema ambientale nei testi più letti dai ragazzi a scuola. L’amore per la natura e il paesaggio è però implicitamente presente nel celebre romanzo di Calvino Il Barone Rampante. Cosimo, il protagonista, passa la sua esistenza fra gli alberi senza scendere mai. Il fratello, che lo ha osservato tutta una vita dalla finestra, conclude il romanzo con queste parole: «Ogni tanto scrivendo m’interrompo e vado alla finestra. Il cielo è vuoto, e a noi vecchi d’Ombrosa, abituati a vivere sotto quelle verdi cupole, fa male agli occhi guardarlo. Si direbbe che gli alberi non hanno retto, dopo che mio fratello se n’è andato, o che gli uomini sono stati presi dalla furia della scure».

Da queste righe emerge la profonda sinergia che l’uomo aveva con l’ambiente prima della rivoluzione industriale e che è stata poi interrotta dalle “scure” degli uomini. Il romanzo è infatti ambientato nel Settecento e non è un caso: Calvino scrisse questo romanzo nel secondo dopoguerra dove la ricostruzione postbellica e la spinta al benessere inducevano l’uomo a fare scelte scellerate. Il parallelismo con il secolo dei Lumi serve quindi al celebre scrittore per segnalare le distorsioni della società contemporanea. Il tema della deforestazione e riforestazione è anche protagonista del classico L’uomo che piantava gli alberi, disponibile in versione illustrata. Una storia di pazienza e perseveranza in cui si dimostra “come gli uomini potrebbero essere altrettanto efficaci di Dio in altri campi oltre la distruzione”.

Uffa che caldo! Il libro di Mercalli diventa un cortometraggio

Nella lista dei libri sull’ambiente per bambini e ragazzi non può mancare Uffa che caldo! di Luca Mercalli. In questo testo, il climatologo spiega ai ragazzi i principali problemi legati alla crisi climatica e indica le principali soluzioni che la società e l’individuo devono adottare per fermare l’aumento della temperatura terrestre. È stato di recente rilasciato anche un cortometraggio (disponibile qui sotto) che sintetizza i punti principali indicati nel libro. Carico di positività è infine il libro Buone notizie dal pianeta terra. Non è il solito libro sull’ambiente! dove viene fatta la precisa scelta di spiegare il cambiamento climatico con un messaggio ottimista e propositivo.

Esistono quindi innumerevoli metodi per trasmettere ai più piccoli l’amore per l’ambiente e l’importanza di salvaguardarlo. Spetta a noi adulti offrire loro i giusti strumenti per comprendere ed amare questa tematica. Le parole di Emanuela Busà, autrice di Vera la Mongolfiera, rendono bene questa missione e le prendiamo in prestito per concludere questa panoramica letteraria: «Se anche un solo bambino, si innamorasse di uno dei personaggi del libro; se anche un solo bambino, grazie a questo libro, si scoprisse curioso di conoscere meglio la foresta amazzonica o si ritrovasse ad ascoltare il sussurro di un albero… be’, penso che sarebbe davvero una grande vittoria. I piccoli di oggi sono la vera speranza per il pianeta: è nostro dovere proteggerli, coltivarli, farli innamorare della loro casa Terra».

Leggi il nostro articolo: 10 video sulla natura per bambini e ragazzi