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«Le persone già colpite dalla povertà sono quelle che pagano il pedaggio maggiore verso gli impatti dei cambiamenti climatici.» Argomenta così Andrea Pinchera, di Greenpeace. E gli avvenimenti di quest’anno confermano come le popolazioni più a rischio siano quelle più vulnerabili.  A inizio novembre, il tifone Goni si è abbattuto sulle coste delle Filippine. Dietro di sé, ha lasciato decine di vittime e più di un milione di sfollati. I venti si sono scagliati a una velocità di 280 km/h, devastando la regione meridionale del Luzon.

Nascita del tifone Goni

Come nascono queste perturbazioni? A cavallo dell’equatore, possono formarsi dei venti di straordinaria intensità, che convergono in un punto. È qui che si formano i tifoni e gli uragani. Questi due tipi di ciclone, infatti, prendono un nome diverso, a seconda della direzione in cui si spostano. Se procedono verso il continente americano, saranno qualificati come uragano. Se, invece, si muovono verso l’Asia e l’Oceania, ecco che si chiameranno tifoni.

In ogni caso, la classificazione è determinata non solo dalla velocità in km/h, ma anche dagli effetti macroscopici conseguenti all’impatto. Il tifone Goni, di cui stiamo cercando di comprendere la forza, è considerato disastroso, secondo la Scala Saffir-Simpson. Quest’ultima è il metodo di analisi degli eventi estremi. In questo caso, le raffiche sono state di livello 5, il massimo raggiungibile. Come sintetizzato dal National Hurricane Centre e dal Central Pacific Hurricane Centre, centri americani all’avanguardia per previsioni e informazioni, i danni sono gravissimi. Non solo la maggior parte delle case è stata distrutta, ma molte aree hanno subito corto circuiti e sono rimaste senza elettricità per settimane.

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La grave situazione dopo il passaggio del tifone Goni

Le conseguenze sul territorio sono state profonde. Non solo i venti, che hanno raggiunto i 300 km/h, hanno devastato alcune aree meridionali dello Stato insulare asiatico, ma intere cittadine sono state spazzate via dall’esondazione di fiumi e dai detriti volanti. L’Unità Umanitaria delle Filippine ha lanciato un piano per rispondere alle esigenze delle 250mila persone più colpite. I fondi, che ammontano a 45,5 milioni di dollari, sono stanziati per le famiglie, già in condizione di povertà prima del disastro, e che ora versano in condizioni disperate.

Le Filippine sono uno dei Paesi che paga più duramente il prezzo dei cambiamenti climatici. Già sette anni fa, il tifone Haiyan aveva messo alla prova la resilienza delle strutture e delle comunità. Ora, l’attuale crisi pandemica ha reso più difficoltose le operazioni di evacuazione preventiva di quasi mezzo milione di persone. Il governo, insieme a molte organizzazioni non governative, ha disposto accordi, per rispondere immediatamente alle esigenze primarie dei cittadini. Innanzitutto, fornendo assistenza umanitaria e sanitaria. In secondo luogo, ripristinando l’accesso ai servizi idrici e agli allacciamenti elettrici. Infine, salvaguardando le fasce più deboli, come donne e bambini.

Secondo l’Ufficio per il Coordinamento degli Affari Umanitari dell’Organizzazione delle Nazioni Unite, «Sono colpite 68,6 milioni di persone, delle quali 24,3 milioni vivono nelle aree più colpite. Dei 2,3 milioni di persone vulnerabili, circa 724.000 sono bambini.»

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Se gli eventi estremi diventano normalità

Negli ultimi decenni, è aumentato il numero degli eventi estremi, come Goni. Prima di lui, dal 1952, sono stati 20 i tifoni con venti superiori a 257 km/h. Queste cifre poco confortanti sono suffragate da studi scientifici. Uno dei più recenti risale al 2018 e si prefiggeva l’obiettivo di utilizzare un modello climatico globale per studiare i cicloni tropicali intensi. Questa tecnologia, chiamata HiFLOR, ha previsto un aumento a dir poco preoccupante degli eventi estremi con venti superiori ai 305 km/h. Tra il 2081 e il 2100, secondo le stime, si verificheranno almeno una volta all’anno.

In un articolo dell’Università di Yale, Jeff Masters sottolinea la difficoltà di predire con certezza scenari differenti. «Seguendo il tracciato “business-as-usual” attualmente in corso, il modello avrebbe potuto prevedere un aumento ancora maggiore di cicloni tropicali ultra-intensi. Il fatto che negli ultimi otto anni abbiamo visto quattro megatempeste di uguale forza o, addirittura, più forti del tifone Goni è un segno preoccupante.»

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Il tifone Goni è il peggior ciclone tropicale all’arrivo sulla terraferma, da quando sono iniziati i rilevamenti.

Disastri climatici: la responsabilità è condivisa

La prospettiva business-as-usual, ossia la continuazione del modello attuale di consumo, di produzione e di inquinamento, non è più sostenibile. Il costo umano e ambientale dei disastri climatici sta aumentando a livelli preoccupanti. Abbiamo già messo in luce come quattro quinti dei dieci Paesi più colpiti dai disastri climatici si trovino in Asia. Bisogna tenere in considerazione anche che azioni apparentemente insignificanti, compiute in un punto del mondo, possono scatenare conseguenze enormi in altre. Continuare a monitorare tempeste tropicali intensissime, come il tifone Goni, è una delle strade da poter percorrere. A noi, rimane la scelta: fermarci sul qui e ora o imparare ad avere una visione sistemica degli eventi e delle loro ripercussioni mondiali.

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