Nord del mediterraneo: uno scenario altamente infiammabile

I paesi oggetto dell'informativa del WWF

Il WWF Spagna, in collaborazione con i relativi uffici nazionali, ha pubblicato uno speciale sul tema degli incendi nei paesi del nord del Mediterraneo. Gli incendi forestali sono un problema sempre costante e attuale, anche a fronte dei miglioramenti tecnico-tecnologici sui quali possono contare i paesi interessati. Se da un lato il numero di incendi è in calo, dall’altro aumenta la loro pericolosità. Neanche a dirlo, il cambiamento climatico contribuisce a rendere gli incendi sempre più vasti e inarrestabili.

Grafici a torte divisi per paesi
In Italia 1/5 della superficie arsa nei paesi del nord del Mediterraneo. Fonte: WWF/Adena

Megaincendi: il nuovo incontrollabile nemico

Bruciano più di 5.000 ettari. Sconosciuti alle nostre latitudini fino a due anni fa, il 2017, quando per la prima volta divampò in Portogallo. Stiamo parlando dei megaincendi di sesta generazione. Trattasi di una tipologia di incendio strettamente correlata al cambiamento climatico: estrema, letale e incontrollabile. Nello stesso anno della loro comparsa nella fascia nord del Mediterraneo, i megaincendi si sono poi ripetuti diverse volte in Spagna e Portogallo e in Grecia l’anno successivo, registrando tra questi i tre maggiori incendi mai avvenuti in Europa, guarda a caso nella stessa regione. Nella decade 2009-2018 hanno rappresentato solamente lo 0,15% degli incendi, ma sono stati responsabili del 35% della superficie arsa.

Quali sono le cause?

Se il processo tecnologico mette a disposizione tecnologie e conoscenze specifiche per prevenire e affrontare il problema degli incendi forestali, perché allora siamo di fronte a un pericolo crescente? I fattori in gioco sono vari e riguardano principalmente due aspetti: l’abbandono delle aree rurali e delle loro tradizioni e l’aumento dell’uso ricreativo delle zone naturali di montagna. Alle quali va ad aggiungersi l’acuirsi del cambiamento climatico.

Lo spopolamento delle aree rurali ha infatti ridotto il numero di persone che vivono in simbiosi con gli ecosistemi montani. Se questo si è tradotto in una diminuzione dell’utilizzo del fuoco nei pressi dei boschi, ne ha però incrementato l’infiammabilità. La causa è da trovare negli utilizzi meno tradizionali e più incoscienti, spesso a opera di turisti o visitatori occasionali. L’abbondono delle aree si traduce anche in abbandono delle attività agrarie, a cui è legato anche il cambiamento della vegetazione delle aree rurali montane e il conseguente ringiovanimento degli alberi che le popolano, meno capaci di resistere alle fiamme.

Un altro effetto è lo stato di caos territoriale che viene a crearsi da queste dinamiche, con i confini del perimetro urbano e di quello forestale che finiscono per confondersi. Gli alberi e la vegetazione in generale arrivano alle porte dei centri abitati, vicinanza che favorisce l’insorgenza delle fiamme. A questo proposito, il rapporto identifica tutta la zona costiera italiana e la Sicilia come zone altamente a rischio.

Tabella megaincendi
Tabella riassuntiva dei megaincendi. Fonte: WWF/Adena

In generale, il bacino del Mediterraneo attira il maggior numero di visitatori a livello mondiale, destinato probabilmente a incrementare con il susseguirsi degli anni: 420 milioni di turisti previsti per il 2020. Questo mette ancora di più a repentaglio la regione e richiede una pianificazione e una prevenzione ancora più accurata.

Gli effetti del cambiamento climatico

Come è facile prevedere e come gli esperti ripetono ormai da tempo, gli episodi climatici estremi sono destinati a ripetersi con sempre maggiore frequenza e intensità. Le estati saranno caratterizzate dal continuo rintocco delle campane antincendio e dall’incessante mobilitazione di personale, mezzi e risorse. Si allungheranno i periodi di rischio, così come le fasce geografiche interessate (si è già registrato un aumento di incendi anche nel nord d’Europa). Si intensificherà la propagazione delle fiamme, più rapide e violente.

Secondo uno studio scientifico condotto dall’Universidad de Barcelona, se l’aumento della temperatura sarà ridotto a più 1,5°, l’incremento della superficie arsa nella zona del mediterraneo corrisponderà a un +40% rispetto all’attuale. Se invece si dovessero raggiungere i 3°, allora vedremmo un +80%. Attualmente lo scenario peggiore è anche quello più probabile.

Gli incendi si possono evitare

Come spesso accade, i problemi legati al cambiamento climatico sembrano distanti e inarrivabili. Eppure c’è una dettaglio di non poco conto che deve far riflettere, la sinistrosità. Il cambiamento climatico di per sé non scatena infatti incendi, li favorisce. Le fiamme sono quasi unicamente per mano dell’uomo. Ben nel 99% dei casi in Italia (96% nei paesi del nord del Mediterraneo presi in esame), spesso dovuti a negligenza.

Tabella sinistrosità
Tabella delle cause scatenanti degli incendi, divisa per paese. Fonte: WWF/Adena

Ugualmente preoccupante è altresì l’elevata percentuale di incendi dolosi intenzionali, il 26% (sia in Italia che in media tra i paesi). Spesso motivati da dispute tra vari soggetti, alla base delle quali vi sono interessi personali e privati.

Urge quindi sia maggiore sensibilizzazione sui rischi e le conseguenze degli incendi, che causano devastazione per centinaia di milioni di euro e perdite di vite umane, animali e vegetali, sia un maggiore intervento dello stato nel prevenire e sanzionare questo tipo di infrazioni. Questi due aspetti vanno ad aggiungersi alla lunghissima serie di investimenti necessari a salvaguardia dei nostri ecosistemi e per la lotta al cambiamento climatico. La prossima volta che volete godervi la natura, ponderate sulle possibile cause delle azioni vostre e di chi vi sta attorno, basta una scintilla per scatenare un incendio, così come è sufficiente prestare attenzione per evitarlo.

Da Nord a Sud: le spiagge plastic free d’Italia

In tutta Italia si stanno diffondendo le spiagge plastic free. Sperlonga ha vietato l’uso della plastica dal 1° maggio scorso, mettendo al bando stoviglie, bicchieri, bottiglie e cotton fioc monouso. A poca distanza, l’isola di Capri ha seguito questa iniziativa. Entrambi i comuni prevedono sanzioni tra i 250 e i 500 euro per i trasgressori.

Il comune sparso più meridionale d’Italia, Lampedusa e Linosa, ha aderito a questa battaglia già da un anno. Nelle due isole siciliane si è aggiunto anche il contributo dei maggiori supermercati che hanno eliminato dagli scaffali il materiale plastico in vendita.

Ad Olbia, oltre alla guerra alla plastica si è aggiunta anche quella al fumo. Infatti, l’ordinanza entrata in vigore il 1° giugno prevede aree adibite ai fumatori nelle spiagge. Invece, la zona plastic free è estesa anche ai siti archeologici, aree verdi, parchi pubblici e piazze.

Anche nelle Cinque Terre, nel borgo di Vernazza, il sindaco ha firmato un’ordinanza che mette al bando le sigarette nelle spiagge, scogliere, parchi e sentieri.

In Gallura, il divieto all’uso della plastica si è esteso lungo tutto il litorale, raggiungendo anche San Teodoro ed Arzachena.

Tante altre ancora sono le spiagge divenute plastic free: Tarquinia, Sabaudia, Follonica, Lerici, San Vito Chietino, Napoli, Ischia, Palinuro, Maratea, Vieste, Gallipoli, Trani.

Le previsioni dopo i provvedimenti plastic free

Di certo, l’auspicio è che queste favolose località marittime possano dare il buon esempio con queste politiche plastic free sulle spiagge. Probabilmente, i controlli non potranno fare in modo che le regole vengano rispettate tutte. In questi casi è il primo passo che conta, e la missione principale è sensibilizzare le persone.

Le istituzioni stanno compiendo dei progressi, un ulteriore esempio è il disegno di legge Salvamare, già approvato dal Consiglio dei ministri, che presto verrà discusso in Parlamento. Il testo prevede che i pescatori potranno prelevare i rifiuti che finiscono nelle reti usate per la pesca, così evitando di incorrere ad accuse per trasporto illecito di rifiuti. A questo si aggiungerà l’instaurazione di una filiera sul pescato che prevederà dei benefici per i pescatori.

Le stime delle Nazioni Unite parlano di oltre 8 milioni di tonnellate di rifiuti di plastica che invadono i mari e gli oceani ogni anno. Nel mar Tirreno il 95% dei rifiuti galleggianti che superano i 25 centimetri sono di plastica.

Nel mar Mediterraneo quasi nessun essere vivente è escluso dall’ingestione di plastica, ben 134 sono le specie che la ingurgitano. Dai pesci ai mammiferi marini, passando per gli uccelli marini. Nessuna specie di tartarughe marine è esente dall’avere plastica nello stomaco.

Non per ultimi, anche i mozziconi di sigaretta danneggiano la flora e la fauna. Di recente, ha fatto scalpore la foto che ritrae un uccello marino dare da mangiare al proprio piccolo una cicca. Queste immagini non dovrebbero entrare nel nostro quotidiano, anche se ormai se ne vedono sempre più spesso. Tutto ciò deve far riflettere sulla delicata situazione presente sul pianeta e ognuno, nel suo piccolo, dovrebbe contribuire nel rendere questo un posto migliore.

spiagge plastic free

In Germania e Francia registrati nuovi record di temperatura

Screenshot telegiornale tedesco Tagesschau

Mercoledì 26 giugno, in Germania, è stata misurata una temperatura di 38,6°, battendo di un decimale il precedente record di temperatura, che resisteva da oltre 70 anni. Eppure potrebbe essere uno dei record di temperatura più brevi della storia, visto che domenica 30 giugno sono stati raggiunti i 38° a Berlino. Il climatologo Stefan Rahmstorf dell’Instituto di Potsdam per la ricerca climatica è convinto – così come tanti altri – che non si tratti di un evento isolato ma che queste temperature estreme siano diretta conseguenza del cambiamento climatico. Il valore medio del mese di giugno un secolo fa era 20,2 gradi, oggi, con ogni probabilità, lo supereremo di 2 gradi.

Previsione 38 gradi domenica 30 giugno
Screenshot di weather.com della previsione per domenica 30 giugno: attesi 38 gradi.

In Francia addirittura, è stato battuto il record assoluto di temperatura con i 44,3 gradi registrati venerdì 28 giugno. Il timore è quello che si possa ripetere la sciagura del 2003, anno in cui nel solo mese di agosto morirono più di 13.000 persone per il caldo. I primi morti si sono già registrati, almeno due in Spagna (tra cui un ragazzo), che per la seconda volta nella sua storia ha dato l’allerta per il caldo. I malori non sono mancati anche nel nord d’Italia.

Questa ondata di calore che si sta registrando in tutto l’Europa Occidentale è in parte legata all’aria e alla polvere proveniente dal deserto del Sahara. La differenza tra due fasce, una di alta e l’altra di bassa pressione, fa sì che l’aria desertica sia spinta verso nord.

Diapositiva dinamica dell'aria del Sahara sull'Europa Occidentale
Riproduzione dello spostamento dell’aria del Sahara

La legge tedesca sulla gestione della temperatura nei locali di lavoro

Hitzefrei è il termine tedesco utilizzato per indicare la chiusura di scuole, uffici e quant’altro a causa dell’eccessiva temperatura. Che oltre a impossibilitare la concentrazione sullo studio e sul lavoro, mettere a repentaglio il benessere psico-fisico dell’individuo. In Germania, paese per molti sinonimo di buona politica, vi è una legge che riconosce il diritto ai lavoratori di smettere la propria attività quando la temperatura raggiunge una certa soglia nel luogo di lavoro.

Il regolamento relativo ai locali di lavoro stabilisce che in ufficio di norma non dovrebbero essere superati i 26 gradi. Chiaramente è necessario fare una distinzione tra temperatura reale e percepita; a contare è la prima. A partire dai 30° il datore di lavoro è tenuto ad attuare delle misure a protezione del benessere dei propri dipendenti. Come ad esempio mettere a disposizione bibite fresche, ventilatori, garantire flessibilità dell’orario di lavoro, permettere un codice d’abbigliamento più rilassato (pantaloncini corti, t-shirt, calzature estive, ecc.). Se l’attuazione di queste misure non è sufficiente a contrastare il caldo asfissiante, a partire da 35° i lavoratori hanno il diritto di lasciare l’ufficio. Nel caso in cui, il datore di lavoro non si adoperi, già dal raggiungimento dei 30°.

I nuovi record di temperatura e l’umorismo (cinico) del cambiamento climatico

L’Hitzefrei (grossomodo traducibile con “chiusura per il caldo”) a 30/35° può far sorridere. Quante volte i lavoratori e gli studenti italiani sono costretti a “performare” con una temperatura al di sopra di questa soglia? Tra i tanti aggettivi che vengono affibbiati all’Italia c’è n’è uno molto forte nei paesi del centro e nord Europa: “fannulloni”. I più indulgenti motivano questa tendenza alla scarsa produttività con le condizioni climatiche particolarmente favorevoli (alla bella vita) che contraddistinguono il paese, come il sole e il caldo. Lo dimostra anche un video del telegiornale tedesco Tagesschau pubblicato sul proprio account Instagram, secondo il quale gli italiani quando fa caldo, non lavorano, vanno in vacanza.

Screenshot del video del Tagesschau
Screenshot del video del Tagesschau: “Italia – Andare in vancanza”

La domanda che viene da chiedersi è cosa ne sarà di questi stereotipi, più o meno giustificati, quando il pianeta sarà più caldo e il mondo diverso da come lo conosciamo. Una sorta di umorismo cinico del cambiamento climatico, che porterà le popolazioni ad assomigliare a quelle che ora deridono e mal considerano, anche e sopratutto per ragione legate al clima. Lo stravolgimento del clima e il possibile e già parzialmente inevitabile slittamento delle fasce climatiche stravolgerà le nostre convinzioni più inamovibili.

Dopo il 2030 sarà troppo tardi

Se infatti si dovesse realizzare la previsione degli scienziati Yangyang Xu e Veerabhadran Ramanthan, in meno di 30 anni il mondo che conosciamo non esisterà più, e anche i cliché saranno solo un lontano ricordo. I 3 gradi di aumento medio della temperatura comporterebbero il collasso di vastissimi ecosistemi come Amazonia e barriera corallina. Facendo del a noi tanto caro Mediterraneo – così come Medio Oriente, Australia e Asia Occidentale – un luogo inabitabile.

I paradossali scambi di ruoli del mondo che (non) sarà

Le conseguenze geopolitiche e sociali sono inimmaginabili, ma certo tutt’altro che positive. Ma prima che tutto ciò si avveri e il baratro inizi a mostrare il suo buio fondo, le abitudini e i costumi cambieranno, e così gli sfottò.

La Germania potrebbe diventare il nuovo Sud d’Europa ad esempio. Riconosciuta per l’incredibile qualità dei suoi vini (che però non avrebbero tempo di invecchiare) e della sua frutta e verdura. Sbeffeggiata però dai paesi più a nord per la scarsa voglia di lavorare della sua popolazione, che, tormentata dal caldo afoso, perderà quella spinta stakanovista in favore di una ben più gradevole e salutare siesta. L’Italia sarà probabilmente un paese di emigranti, dalla pelle di colore scuro bruciata dal sole. Che cercheranno di superare frontiere chiuse appellandosi all’umanità dei più privilegiati. Prima che il livello del mare salga fino a sommergere tante città, e molti di noi con loro.