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Se l’Amazzonia è il polmone del mondo, la Romania è quello dell’Europa. E sono entrambi minacciati dal disboscamento illegale delle foreste.

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Una pratica che dura da anni

Il taglio illecito di alberi in Romania non è cosa nuova. È infatti da quando questa nazione, che si trova poco al di là del confine italiano, si è unita all’Unione Europea che la domanda per il suo legname da parte degli stati membri è cresciuta esponenzialmente. E la Romania stessa ha visto nel mercato del legno una grande opportunità economica.

Quando si tratta di soldi, si sa, gli uomini ne rimangono accecati, tanto da volerne sempre di più. La quantità massima di alberi da tagliare imposta dall’Unione Europea, quindi, non bastava più. Secondo un report di Romania Insider, ogni anno vengono tagliati illegalmente 20 milioni di metri cubi di bosco, con un profitto illecito di un miliardo di euro.

Morte a chi difende i boschi

Una delle conseguenze più terribili della deforestazione illegale è la minaccia a chiunque cerchi di fermarla. Negli ultimi anni, sei silvicoltori sono stati uccisi, mentre 650 sono stati picchiati, attaccati con asce, coltelli e pistole dopo aver colto sul fatto taglialegna illegali.

Secondo la Forestry Union romena, due rangers sono stati uccisi soltanto a settembre. Raducu Gorcioaia aveva 50 anni e tre figli quando è stato picchiato a morte vicino a una delle foreste che tentava di proteggere. Liviu Pavel Pop era un giovane di soli 30 anni, anch’egli con tre figli. La sua sola colpa è stata quella di criticare pubblicamente il disboscamento.  Per questo gli hanno sparato senza pietà.

Corruzione dilagante

Con questo clima di violenza i magnati del legno sono in grado di corrompere la popolazione e addirittura le guardie forestali. Talvolta non devono nemmeno ricorrere alle maniere forti. Semplicemente promettono ai taglialegna e ai ranger denaro extra.

Come si legge sul Guardian la guardia forestale Gheorghe Oblezniuc, che opera nella contea di Suceava, non ha nascosto la sua passata collaborazione con compagnie di disboscamento illegale della zona. Gli era infatti stato chiesto di tagliare più di quanto mostrato dai documenti ufficiali in cambio di un bonus di circa 30 lei (6.30 euro) per metro cubo. “Durante una spedizione – dice Oblezniuc – avevamo il permesso di tagliare 400 metri cubi, ma ne abbiamo tagliati 2.400”.

La corruzione è un problema dilagante in Romania e, con gli anni, non sembra migliorare. Dopo la caduta del regime comunista di Nicolae Ceausescu nel 1989, la Romania è stata governata da una serie di politici populisti. Anche questi, però, hanno palesemente fallito nel mantenere le loro promesse di standard di vita più elevati. Hanno invece fatto spesso ricorso alla corruzione e alla frode.

Secondo un recente studio, ogni anno in Romania si perdono oltre 38 miliardi di euro a causa della corruzione, che equivale al 15,6% del suo PIL. A questo clima corrotto hanno contribuito anche famose multinazionali come Ikea. Il giornale inglese The Sunday Times ha denunciato l’azienda svedese per aver recentemente acquistato un’intera foresta su territorio rumeno per assicurarsi i rifornimenti di legna per i suoi famosi mobili.

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Addio alla biodiversità

Un’altra conseguenza della deforestazione illegale è la minaccia alla biodiversità. Le foreste della Romania contengono il 30% di tutti i grandi carnivori d’Europa, con grandi popolazioni di orsi, lupi e linci. L’antichissimo pedigree delle foreste romene le rende poi particolarmente preziose.

Inoltre le gli alberi, come sappiamo, sono importanti per la loro attività di trasformazione dell’anidride carbonica in ossigeno. E a chi dice che al posto loro potrebbero anche venire piantati altri alberi da frutto, risponde Mihai Zotta della Conservation Carpathia: “Le foreste naturali hanno più resistenza delle monocolture piantate”.

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Aumentano le proteste

Fortunatamente negli ultimi mesi l’opinione pubblica sta prendendo una posizione sempre più netta contro il disboscamento. Nei mesi scorsi infatti centinaia di migliaia di persone sono scese in piazza, sia in Romani sia in alcune capitali europee. E i politici non hanno più potuto voltare loro le spalle.

Robert Ghement/EPA

Il presidente della Romania Klaus Iohannis, recentemente rieletto, ha espresso i suoi buoni propositi in una conferenza stampa: “Voglio essere personalmente coinvolto nel risolvere questo problema, perché il disboscamento illegale deve essere fermato. Abbiamo bisogno di politiche solide e azioni forti affinché vengano prevenute azioni di disboscamento illegale”.

Buoni propositi. Serviranno?

Per il momento il parlamento romeno ha solo approvato una legge che consente a tutti i ranger di portare armi. Il neo ministro dell’ambiente Costel Alexe ha affermato di stare lavorando per diminuire a quantità di alberi tagliati illegalmente, dopo che per diversi anni il governo ha negato la presenza di attività illecite nella nazione. Ha poi promesso una azione da parte di tutti i ministeri del governo per salvare la foresta.

Ma la strada è ancora lunga. Come ha infatti denunciato Ciprian Galusca di Greenpeace Romania “Le autorità dovrebbero usare satelliti, droni, e ogni altro sistema di sorveglianza smart, intelligente e tecnologico, e non lo fanno”. Le promesse dei politici, ancora una volta, si stanno dimostrando parole lanciate al vento che forse non toccheranno mai terra. Quella terra che presto sarà brulla, libera dalle foreste e dei loro abitanti. Ma le nostre case, almeno, saranno piene di mobili Ikea.

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