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Come spesso accade in pieno inverno, nel nostro Paese, le percentuali di polveri sottili PM 10 e PM 2.5 sono alle stelle. La concentrazione del famigerato biossido di azoto (NO2) è altissima nelle aree più urbanizzate, a causa soprattutto di mezzi di trasporto e impianti di riscaldamento. L’istituto ISPRA (Istituto Superiore per la Ricerca Ambientale) si occupa di inquinamento e, in un recente comunicato ,punta il dito contro il traffico veicolare. Il ruolo delle automobili e dei mezzi di trasporto è diretto ed indiretto, relativamente alle polveri; poiché le sostanze organiche volatili emesse si trasformano in particelle nocive.

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I blocchi del traffico

La cronaca di questi giorni ci informa che sono in corso, o arriveranno presto, blocchi del traffico nelle principali città. Milano, Como, Lodi, Cremona; Torino, Padova e Mantova sono solo alcuni dei nuclei urbani coinvolti. Le misure intraprese in queste città sono mirate naturalmente ad abbassare la liberazione aerea delle microparticelle. Blocchi parziali o totali della circolazione, però, sono davvero la soluzione alla ormai annosa questione dello sprigionamento delle polveri?

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Non ne sembrano troppo convinti all’ISPRA, dove c’è concordia nel dichiarare che occorra far di più per combattere le polveri sottili ed il biossido di azoto nell’atmosfera. Questi due agenti sono responsabili, come a breve vedremo, di danni alla salute, che sovente portano alla morte, per centinaia di migliaia di persone.

Come ridurre l’inquinamento

Giorgio Cattani è un esperto di ISPRA e ha detto la sua su come sarebbe opportuno attrezzarsi per ridurre efficacemente l’inquinamento da polveri sottili. Secondo lui, è necessario mettere in campo azioni integrate su più fronti: occorre partire da “misure strutturali che consistano, innanzitutto, nell’accelerazione della conversione del parco veicolare in modo che sia sempre meno inquinante. Poi bisognerà dare alternative credibili all’uso dell’auto, incentivando l’uso del mezzo pubblico che però, in molti casi, è ancora insufficiente.”

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Il vero obiettivo da raggiungere è quello di ridurre l’impatto delle PM e del biossido sulla salute, e lo si può fare solo diminuendo le concentrazioni. L’Unione Europea si è impegnata a diminuire le emissioni di un tasso tra il 40 e il 50% entro il 2030, obiettivo audace seppure, in realtà, troppo conservativo. Infatti già tenendo fede alla rinuncia allo sfruttamento del carbone, impegno preso da numerosi Stati membri, il vecchio continente dovrebbe riuscire a raggiungere quella percentuale tra 10 anni. Riguardo a ciò, l’Organizzazione Mondiale della Sanità gradirebbe soglie più stringenti, dal momento che, come ormai è sotto gli occhi di tutti, di inquinamento si muore sempre più spesso. L’OMS sta spingendo perché si abbassi il numero dei giorni in cui è consentito sforare il limite. Ora sono 35, vorrebbero portarlo a 3.

Tratto dalla fonte: Qualenergia

Polveri sottili come emergenza sanitaria

“Le PM 10 o le PM 2,5 non hanno una soglia reale al di sotto della quale ci si possa sentire al riparo” prosegue Cattani. L’Agenzia Europea per l’Ambiente (EEA) ci conferma come il particolato fine sia uno spregiudicato assassino. Circa 412mila decessi prematuri avvenuti nel 2016 in territorio europeo si devono alle polveri sottili. Nel corso dell’anno 2017, nel 69% delle stazioni di rilevamento europee si sono attestate concentrazioni di PM troppo elevate. Stando agli ultimi dati disponibili, relativi appunto a 2 anni fa, in ben 7 Paesi europei si sono rilevate concentrazioni di polveri sottili troppo alte.

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Bulgaria, Croazia, Repubblica Ceca, Polonia, Romania, Slovacchia e Italia sono gli Stati troppo inquinanti. Stando alla analisi della EEA, il nostro Paese ha il primato dei decessi legati al biossido d’azoto. Solo questo dato dovrebbe chiarirci bene le idee su quale sia la principale tematica da affrontare in quest’epoca. Di fronte a questo bollettino di guerra, com’è possibile fare polemica riguardo all’opportunità di portare avanti i blocchi del traffico? “Come si può non farlo? L’azione serve sempre, anche a sensibilizzare i cittadini e le comunità” afferma Cattani. Difficile dargli torto. Anche se i blocchi non rappresentino la panacea, la soluzione decisiva al problema delle polveri sottili, sono un doveroso primo passo, un’operazione indispensabile per coinvolgerci in prima persona nella lotta per il clima.

Tratto dalla fonte: Il Salvagente

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