Comunicare la sostenibilità in maniera positiva è la chiave

comunicare la sostenibilità

Comunicare la sostenibilità in modo efficace non è affatto facile. Spesso si corre il rischio di essere pesanti e di giudicare le scelte altrui. Altre volte i contenuti vengono trasmessi in maniera troppo semplicistica, o al contrario troppo dettagliata. Così facendo le persone non vengono affatto invogliate ad adottare uno stile di vita sostenibile. Esistono però libri e film che puntano esattamente a colmare questo vuoto per far risaltare l’aspetto intrigante dell’ambientalismo. Inoltre, il mondo dei Green Influencer ci dimostra che comunicare la sostenibilità può rivelarsi un successo se si mettono in primo piano passione, positività e senso pratico. Abbiamo intervistato Martina Casagrande (su Instagram @la_martains), che nel suo profilo offre consigli sostenibili per la vita di tutti i giorni.

Il problema di comunicare il cambiamento climatico

Purtroppo per troppo tempo l’ambientalismo ha cercato di “spaventare” le persone descrivendo il cambiamento climatico come l’avvento imminente della fine del mondo. Con questo articolo non vogliamo certamente minimizzare l’entità della crisi climatica. I nostri lettori trovano infatti ripetuti moniti nel nostro blog su quanto sia seria la situazione e su quanto poco tempo abbiamo a disposizione. Quello che oggi vorremmo però sottolineare è che esistono svariati metodi per approcciarsi al cambiamento climatico e alla sostenibilità. Alcuni di questi risultano più efficaci di altri, proprio perché alla paura e alla giusta informazione (fondamentale in questo campo), affiancano soluzioni e proposte per invertire la rotta. Non ha senso limitarsi a lanciare allarmi catastrofistici, se si desidera stimolare una presa di coscienza collettiva e individuale. Comunicare la sostenibilità in maniera positiva e propositiva è cruciale per ottenere cambiamenti concreti.

Leggi il nostro articolo: “Perché la crisi climatica non sembra un’emergenza”

Comunicare la sostenibilità: libri che danno speranza

Prima di dedicarci al mondo dei social, vorremmo sottolineare che esistono degli interessanti spunti bibliografici e filmografici che puntano in questa direzione. Per quanto riguarda il mondo dei libri, un must dell’ecologia che analizza questo argomento è Ecologia del Desiderio (2018) di Antonio Cianciullo. Già recensito per voi sul nostro blog, nel retro di copertina recita: “Per arginare il collasso degli ecosistemi serve un progetto largamente condiviso, capace di muovere i grandi numeri, ma da mezzo secolo gli ecologisti vincono nella gara della paura e perdono in quella della speranza. (…) È ora di passare alla seduzione della proposta”.

Leggi il nostro articolo: “Ecologica del desiderio: un libro per ripensare l’ambientalismo”

Sempre nella sezione libri, ma con un taglio più politico, troviamo L’utopia sostenibile (2018) di Enrico Giovannini. In questo breve trattato, il presidente dell’Alleanza per lo Sviluppo Sostenibile delinea una panoramica generale dei problemi e una forte visione di come il futuro potrebbe essere, in linea con gli obiettivi dell’Agenda 2030. Per il mondo dell’alimentazione, nei nostri scaffali non può mancare Possiamo salvare il mondo prima di cena (2019) di Jonathan Safran Foer. Questi e altri spunti per comunicare la sostenibilità con positività sono presenti nella nostra sezione Libri sull’ambiente.

Comunicare la sostenibilità: docu-film da non perdere

Tra i film che parlano di ambiente e sostenibilità in maniera ottimistica la migliore proposta è senza dubbio Domani (2018). Questo documentario francese, ancora troppo poco conosciuto in Italia, parte proprio dal presupposto che sottolineare l’aspetto catastrofico della crisi climatica fa solo perdere tempo utile per concentrarsi sul cambiamento già in atto. Il film è diviso in quattro macrocategorie (cibo, energia, economia ed educazione) e mette in luce alcune realtà innovative già presenti e funzionanti nel mondo. Inoltre, il successo di questo docu-film sta nella consapevolezza che ognuna delle tematiche ha delle ripercussioni sulle altre. Ovvero, è inutile puntare sulle rinnovabili se nel frattempo non vengono modificati anche il sistema agroalimentare, l’economia e l’educazione. Ulteriori spunti di riflessione e ottimismo possono essere trovati in Ice on Fire (2019) di Leonardo di Caprio e Minimalism (2016) di Millburn e Nicodemus.

Comunicare la sostenibilità: il potere dei social

La sostenibilità nella sua veste seducente e ottimistica trova uno spazio certamente maggiore nel mondo dei social. Ed è qui che vorremmo fare una grande precisazione, perché comunicare la sostenibilità sui social può costituire un gigantesco boomerang per il bene del pianeta. Sempre più influencer stanno decidendo di convertire le proprie sponsorizzazioni verso prodotti “sostenibili”. Eppure, la maggior parte di questi prodotti fa parte di ampie strategie di greenwashing che, a conti fatti, inducono il pubblico a comprare sempre più prodotti, aumentando di fatto il consumismo e i suoi effetti sulla Terra.

Un discorso diverso va fatto per i Green Influencer. I Green Influencer sono persone che offrono riflessioni ecologiste attraverso i propri post e storie. Il Sole 24 ore ha di recente stilato una lista di Green influencer italiani fra cui risultano, per esempio, l’italoamericana Camilla Mendini (@carotilla), Francesca Boni de Il Vestito Verde e il divulgatore ambientale Alex Bellini. La differenza fra la prima e questa seconda categoria sta nel fatto che i Green Influencer compiono una vera e propria opera di sensibilizzazione dove comprare non è l’obiettivo principale. Sui loro profili si trovano tutorial per l’autoproduzione, valorizzazione dell’artigianato Made in Italy e diffusione di progetti virtuosi.

Intervista a Martina Casagrande, blogger sostenibile

Abbiamo deciso di dar voce a Martina Casagrande (su instagram @la_martains) che cerca di trasmettere ai suoi seguaci consigli pratici e facilmente imitabili per uno stile di vita sostenibile. Senza puntare il dito, senza essere pesanti, è possibile comunicare la sostenibilità con positività e concretezza.

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Martina Casagrande, blogger sostenibile (@la_martains)

Martina, come ti sei avvicinata al mondo della sostenibilità? E perché hai deciso di parlarne nel tuo profilo Instagram?

“Intanto ci tengo a ringraziarti per aver pensato a me per quest’intervista, credo tantissimo in una comunicazione accogliente e nel non mostrare né richiedere la perfezione in questo stile di vita. Pensa che il primo post che pubblicai circa la sostenibilità citava proprio questo: “We don’t need a handful of people doing zero waste perfectly, we need millions of people doing it imperfectly.”

Come scrivevo qualche giorno fa, la verità è che io non lo so come sono arrivata fin qui. È stato un percorso dentro me, ho sempre avuto una certa sensibilità ambientale ma mi ci sono voluti anni per capirlo a fondo e, contestualmente, decidere di approfondire e continuare su questa strada. Le persone care intorno a me, scherzando, mi hanno spinta ad aprirmi su Instagram: se potevo “essere utile” a loro, allora potevo esserlo a molte più persone. Chi mi conosce lo sa, quando mi intestardisco e mi appassiono, do tutta me stessa, senza sosta, senza che per me studiare ancora e ancora sia del benché minimo peso”.

Plastic Free e moda sostenibile

Attraverso il tuo profilo cerchi di dare consigli pratici per adottare uno stile di vita sostenibile nella routine di tutti i giorni. Su quali settori ti concentri principalmente? E perché ritieni importante comunicare la sostenibilità in maniera positiva e stimolante?

“I settori su cui ho più competenza sono sicuramente due. Il “plastic free” nella vita di tutti i giorni, ovvero cercare di usare alternative senza plastica nei gesti quotidiani, con lo scopo di ridurre i nostri rifiuti (ma non dobbiamo parlare soltanto di plastica, attenzione!): in cucina, in bagno, nel tempo libero, nei viaggi… Insomma, da un dentifricio solido a un tappetino in silicone al posto della carta forno usa e getta; dalle posate in bamboo da portare con sé al rasoio di sicurezza in acciaio. Il secondo è la moda etica, un capitolo lunghissimo. Provando a essere sintetica, invito a comprare abiti prodotti in maniera sostenibile, sia dal punto di vista umano che ambientale; comprare abiti di seconda mano e vintage e, in generale, comprare meno e comprare meglio.

Credo che in questo, dobbiamo sempre cercare di porci come i primi alunni di noi stessi, sempre. Puntare il dito non ha senso, mostrare una vita “instagrammabile” neppure, perché poi, spento il telefono, ci sono tante variabili, tante vite diverse, tanti impegni. Perché far vedere questo mondo come elitario, difficile da raggiungere? Facciamo vedere, invece, che è possibile avere uno stile di vita più green, che si possono fare tanti piccoli passi per migliorare se stessi e il nostro mondo, senza renderci la vita impossibile. Che ogni tanto gli errori esistono, le tentazioni anche, in quel giorno orribile la scelta veloce per la cena pure. Quello che cerco sempre di trasmettere è di fare le nostre scelte in maniera CONSAPEVOLE, sempre”.

Comunicare la sostenibilità: l’importanza dei rapporti di fiducia

Un altro aspetto fondamentale che cerchi di mettere in luce è l’artigianato locale. Nella tua esperienza, quanto conta il rapporto fra produttore e consumatore? Pensi che sui social sia comunque possibile stabilire relazioni di fiducia?

“Penso che i social possano essere proprio un grandissimo strumento per il rapporto tra produttore e consumatore, un canale diretto in cui puoi capire e scoprire meglio cosa c’è dietro quel prodotto, quelle scelte, quel negozio. Sostenibilità è anche guardare il nostro vicino, il locale, aiutare le nostre piccole realtà, sia per noi (ad esempio, cibo a km0) che per loro. Sì, credo proprio, per esperienza personale, che si possano trovare bellissime realtà e magnifiche persone con cui si costruiscono relazioni vere e, perché no, amicizie a distanza”.

The Economy of Francesco: online l’evento voluto dal Papa per un’economia sostenibile

the economy of Francesco

È iniziato ieri The Economy of Francesco, l’evento mondiale voluto da papa Francesco per pensare assieme alle nuove generazioni un mondo più equo e sostenibile. Inizialmente previsto per marzo 2020, l’evento è stato posticipato a causa della pandemia ed è attualmente in corso la versione online. Gli incontri, iniziati ieri con la testimonianza di eminenti studiosi quali Jeffrey Sachs, continuerà fino alla giornata di sabato 21. Interverranno fra gli altri Muhammad Yunus, Vandana Shiva, Kate Raworth e i giovani dei 12 villaggi in cui è stato suddiviso l’evento. Tutti possono partecipare agli incontri accedendo ai link presenti nella pagina di The Economy of Francesco.

The Economy of Francesco: l’invito del papa

A maggio 2019 Papa Francesco aveva lanciato un invito “ai giovani economisti, imprenditori e imprenditrici di tutto il mondo” con le seguenti parole:

“Cari amici, vi scrivo per invitarvi ad un’iniziativa che ho tanto desiderato: un evento che mi permetta di incontrare chi oggi si sta formando e sta iniziando a studiare e praticare una economia diversa, quella che fa vivere e non uccide, include e non esclude, umanizza e non disumanizza, si prende cura del creato e non lo depreda. Un evento che ci aiuti a stare insieme e conoscerci, e ci conduca a fare un “patto” per cambiare l’attuale economia e dare un’anima all’economia di domani”.

Negli scorsi mesi i giovani selezionati per The Economy of Francesco sono stati divisi in 12 “villaggi” che rispecchiano 12 tematiche principali: management e dono; finanza e umanità; lavoro e cura; agricoltura e giustizia; profitto e vocazione; energia e povertà; politiche della felicità; CO2 della disuguaglianza; business e pace; vita e stili di vita; imprese in transizione; donne per l’economia. Naturalmente queste macrocategorie si intersecano e ognuna ha un impatto sulle altre. Il principio fondante che le accomuna è la volontà di superare le teorie classiche dell’economia. Quest’ultima ha infatti condotto ad una visione ridotta della natura e dell’essere umano. I Villagers (partecipanti dei villaggi) hanno elaborato nuovi approcci per una gestione sostenibile della natura e dei rapporti economici.

Leggi il nostro articolo: “Tifone Goni: l’evento estremo più potente dell’anno”

In continuità con l’enciclica Laudato Sì

Papa Francesco ha infatti dimostrato fin dal suo insediamento di voler sfidare i classici modelli che l’economia, gli Stati e la stessa Chiesa hanno adottato negli scorsi decenni. La crescita senza limiti, le distorsioni attorno al concetto di “sviluppo sostenibile”, un modello economico dominante che ha come prima conseguenza l’aumento delle disuguaglianze, hanno portato ai disastri ambientali e sociali di cui ogni giorno siamo testimoni. Nell’enciclica Laudato Sì, il papa aveva tracciato una panoramica chiara e laica nei contenuti dove tutti questi problemi paiono chiaramente connessi gli uni agli altri:

“Nella Lettera Enciclica Laudato si’ ho sottolineato come oggi più che mai tutto è intimamente connesso e la salvaguardia dell’ambiente non può essere disgiunta dalla giustizia verso i poveri e dalla soluzione dei problemi strutturali dell’economia mondiale. Occorre pertanto correggere i modelli di crescita incapaci di garantire il rispetto dell’ambiente, l’accoglienza della vita, la cura della famiglia, l’equità sociale, la dignità dei lavoratori, i diritti delle generazioni future. Purtroppo resta ancora inascoltato l’appello a prendere coscienza della gravità dei problemi e soprattutto a mettere in atto un modello economico nuovo, frutto di una cultura della comunione, basato sulla fraternità e sull’equità”.

The Economy of Francesco: i giovani in dialogo per un mondo più sostenibile

Proprio per questi motivi, Bergoglio ha lanciato l’appello alle giovani generazioni, confidando nella loro curiosità e gioia di vivere:  

Di fronte a questa urgenza, tutti, proprio tutti, siamo chiamati a rivedere i nostri schemi mentali e morali, perché siano più conformi ai comandamenti di Dio e alle esigenze del bene comune. Ma ho pensato di invitare in modo speciale voi giovani perché, con il vostro desiderio di un avvenire bello e gioioso, voi siete già profezia di un’economia attenta alla persona e all’ambiente”.

Nella giornata di ieri i giovani ricercatori e imprenditori hanno avuto la possibilità di confrontarsi con Jeffrey Sachs, economista che da anni sostiene il superamento del concetto del PIL come unico indicatore di sviluppo. Oggi saranno ospiti Muhammad Yunus, il premio Nobel per la Pace grazie al concetto di microcredito, e Vandana Shiva, attivista ambientale e autrice di numerosi libri sulla giustizia climatica. Infine, domani The Economy of Francesco concluderà il ciclo di conferenze con la celebre economista Kate Raworth. La Raworth ha ideato la teoria dell’ “economia della ciambella”, un modello che cerca di conciliare i bisogni umani con i limiti planetari già delineati da Johan Rockström.

Kate Raworth, L’economia della ciambella

La speranza del Papa nelle giovani generazioni

Sebbene l’evento sia stato rimandato e convertito in modalità online, The Economy of Francesco ha creato numerose connessioni attraverso i cinque continenti. I giovani coinvolti, oltre ad aver creato nuove relazioni, hanno unito le proprie conoscenze per dar frutto a idee e progetti all’insegna della sostenibilità e della giustizia. Il loro cammino non finisce certamente qui (è infatti previsto un convegno in presenza per novembre 2021), ma intanto potete seguire gli incontri online accedendo al seguente link. Inoltre, segnaliamo ai nostri lettori che l’enciclica Laudato Sì di Papa Francesco è disponibile nella nostra sezione Cultura Sostenibile alla voce “Libri sull’ambiente”.

Leggi anche: “Ecologia e Ambiente: un binomio indissolubile”

“I am Greta”: questa sera in Prima Visione italiana

I am Greta

Ascolta il podcast di introduzione all’articolo! 

Si aggiunge un altro tassello alla lunga lista di documentari che vogliono portare l’attenzione sulla crisi climatica in atto. E questa volta la protagonista è d’eccezione: si tratta di Greta Thunberg, la giovane paladina dell’ambiente svedese che ad oggi è a tutti gli effetti il volto più noto della lotta ambientalista mondiale. Uno status guadagnato grazie alla propria forza e dedizione, che l’hanno spinta a lottare per i suoi ideali anche quando era più facile abbattersi e tirarsi indietro. Ed i risultati sono sotto gli occhi di tutti. Fridays For Future oggi rappresenta il più grande movimento ambientalista del globo, e se oggi è stato fatto qualche progresso nella battaglia contro i cambiamenti climatici, una buona fetta del merito è loro. Questa sera, sabato 14 novembre a partire dalle 20:30, il documentario “I am Greta. Una forza della natura” verrà proiettato per la prima volta in Italia.

https://www.instagram.com/p/CHgQw7lniLi/?igshid=w3umskaeq4rr

Con i cinema chiusi a causa della pandemia, l’evento si svolgerà online ed il lungometraggio sarà trasmesso sul sito dell’iniziativa iorestoinsala, una piattaforma ideata dai cinema durante il lockdown per permettere a chiunque di poter usufruire di una sala virtuale.

Di cosa parla “I am Greta”

Distribuito da Koch Media e frutto della regia del videomaker Nathan Grossman, “I am Greta” è un documentario della durata di 97 minuti. Una vera e propria testimonianza di un anno di battaglie della giovane Thunberg. Grossmann ha infatti seguito la protagonista per esattamente un anno, sin dal suo primo sciopero di fronte al Parlamento svedese.

Chi si aspetta contenuti in grado di approfondire la crisi climatica potrebbe rimanerne deluso. Se infatti alcuni aspetti del climate change vengono inevitabilmente toccati nel lungometraggio, il focus è incentrato proprio su Greta e sulla sua parabola ascendente che l’ha portata, in pochissimo tempo, ad essere un’icona della lotta climatica, a tenere discorsi di fronte alle più importanti personalità politiche del nostro mondo e ad attraversare l’Oceano Pacifico in catamarano per recarsi al summit delle Nazioni Unite a New York.

Un fardello molto pesante da portare, forse troppo, per una ragazzina non ancora maggiorenne e che da anni convive con la Sindrome di Asperger, una condizione che la giovane attivista commenta così: “Non direi che ne soffro, ce l’ho e basta. Quando mi interesso di qualcosa, diventa la mia ossessione”.

Alla scoperta di Greta

Un vero e proprio viaggio all’interno della personalità della giovane attivista, che si è ritrovata a dover convivere con una responsabilità enorme, a volte anche causa di momenti di debolezza fisiologici per chiunque si trovi in una situazione del genere. Siamo abituati a vederla tuonare con discorsi potenti e feroci nelle più importanti sale del mondo. Con questo film invece viene fatta luce sulla sua persona e sulle difficoltà, spesso troppo sottovalutate, di chi si trova a dover fare i conti con eserciti di haters, politici dalla dubbia integrità morale e giganti del panorama economico mondiale che ti remano contro con ogni mezzo a disposizione e, dettaglio da non sottovalutare per una ragazza così giovane, una costante lontananza dalla propria casa, dai propri affetti e, più in generale, da una vita normale. Un lusso che Greta non si può permettere. La questione climatica è troppo importante per lei. Proprio come dovrebbe essere per tutti noi.

“I am Greta” è la storia della ragazza che può salvarci e di chi si è dimostrato più forte di tutti, ispirando centinaia di milioni di giovani sparsi per tutto il mondo a voler alzare la voce, non tanto per chiedere un “futuro migliore” quanto per pretenderne uno. Un documentario adatto sia a chi è un suo convinto sostenitore, che in questo modo potrà immedesimarsi ancora di più nei suoi ideali, sia a chi, per motivi non ben chiari, abbia deciso di schierarsi contro di lei diffamandola, denigrandola ed accusandola di “essere un burattino in mano ai poteri forti”, quando si batte in prima linea proprio contro di loro.

A questo ultimo gruppo di persone consigliamo ugualmente di vedere il lungometraggio, ma di farlo con una mente aperta. La causa per cui combatte è giusta, in ogni sua sfaccettatura, e la coerenza della persona è tale da avere tanto da insegnare a chiunque. Con questi presupposti cambiare idea su di lei sarà più facile del previsto.

Dove vedere il documentario

“I am Greta. Una forza della natura” verrà trasmesso sabato 14 novembre a partire dalle ore 20:30 al seguente link. Sarà necessario registrarsi sul sito della piattaforma e, successivamente, confermare il proprio indirizzo email. Il costo per accedere alla visione è di 7,99 euro. La proiezione sarà introdotta da un breve dibattito a cui parteciperanno il celebre geologo della RAI Mario Tozzi, il Direttore di Lifegate Tommaso Perrone e Giovanni Mori, giovane attivista di Fridays For Future Brescia.

Qualora non riusciate a vederlo questa sera, il documentario resterà disponibile sulla piattaforma di iorestoinsala. Se siete invece abbonati a Hulu, potrete trovarlo on demand.

Cogliamo l’occasione per segnalare la campagna di crowdfunding lanciata da Fridays For Future Italia per coprire le spese delle multe che alcuni dei propri attivisti hanno ricevuto dopo aver manifestato, in maniera totalmente pacifica e conforme a tutte le normative anti Covid vigenti, di fronte alla sede dell’ENI lo scorso 8 ottobre.

Per contribuire clicca qui!

https://www.facebook.com/fffitalia/posts/819435255522363

David Attenborough: una vita sul nostro pianeta

https://anchor.fm/lecopost/episodes/Una-vita-sul-nostro-pianeta-il-nuovo-documentario-sul-cambiamento-climatico-di-David-Attenborough-el54e1

Con il suo nuovo documentario, David Attenborough ci lascia un vero e proprio testamento, fatto di esperienza e di visioni per il futuro. Ora più che mai, il nostro Pianeta sta accusando i continui soprusi da parte del genere umano, il quale sta raggiungendo il punto di non ritorno. Il documentario è un inno alla vita, al cambiamento ed alla presa di coscienza. La speranza per un futuro di riconnessione con la natura non è del tutto svanita. Basta attuare il cambiamento.

Una vita per il Pianeta

Sono David Attenborough e ho 93 anni. Ho vissuto vita incredibile, e solo ora apprezzo quanto lo sia stata.

David Attenborough nacque l’8 maggio 1926 a Londra, passando la sua giovinezza raccogliendo fossili, rocce ed altri campioni naturalistici. Tutto ciò avrebbe segnato la sua esistenza per sempre. Difatti, è considerato uno dei principali divulgatori naturalistici esistenti. Dal bianco e nero al 4k, i suoi documentari sono carichi di sapere e di speranza per il futuro.

David Attenborough da giovane, durante uno dei suoi programmi incentrati sulle meraviglie del pianeta.

La carriera di Attenborough inizia negli anni ’50; ha poco più di 20 anni e la passione per la natura, che lo porta a viaggiare e ad esplorare i luoghi più selvaggi del globo. Ha conosciuto in prima persona il mondo vivente, in tutte le sue forme e meraviglie, ed ora, ne denuncia con forza la sua rovina.

Cosa stiamo facendo al Pianeta

Negli ultimi 2000 anni sembriamo esserci svincolati dalle restrizioni che governano le attività e la diffusione degli altri animali. Abbiamo eliminato i nostri predatori, saputo tenere le malattie sotto controllo e nulla avrebbe potuto fermare tutto questo; se non noi stessi, continuando a consumare la Terra fino ad esaurirne le risorse.

Stiamo convertendo interi ecosistemi forestali in monocolture di palma da olio, creando degli habitat morti a confronto. Ovviamente c’è un doppio incentivo per abbattere le foreste: si trae vantaggio dal legname e dalla possibilità di coltivare le terre disboscate. Abbiamo abbattuto circa 3 trilioni di alberi in tutto il mondo e metà delle foreste pluviali globali è già stata bonificata.

Attraverso la pesca eccessiva, stiamo esaurendo gli hotspot di biodiversità marina. I problemi sono iniziati intorno agli anni ’50, quando i pescherecci hanno cominciato ad avventurarsi in acque internazionali, per raccogliere ciò che l’oceano offriva su scala globale. Abbiamo rimosso più del 90% dei grandi pesci di mare. Senza i predatori il ciclo dei nutrienti oceanici vacilla, poichè questi mantengono i nutrienti sulla superficie degli oceani e li riciclano, così che il plancton possa utilizzarli nuovamente.

Anche i fondali presentano chiari sintomi di malessere e le barriere coralline mondiali sono l’esempio calzante. Si stanno sbiancando ed il fenomeno prende il nome di “bleaching”, dovuto all’espulsione delle alghe simbionti da parte del corallo, il quale non può più nutrirsi e muore. Gli scienziati cominciarono a notare che presso i punti di sbiancamento l’oceano presentava temperature molto più elevate. Gli oceani stanno iniziando a rallentare il loro processo si sottrazione del calore e la temperatura del Pianeta finora è aumentata di 1°C.

Abbiamo sovrasfuttato il 30% degli stock ittici, portandoli a livelli critici. Abbattuto circa 15 miliardi di alberi all’anno, inquinato ed esaurito i giacimenti di fiumi e laghi; ridotto le popolazioni di acqua dolce dell’80%. Stiamo sostituendo il selvatico con l’addomesticato, il 70% della massa totale di uccelli al mondo è addomesticato. Il genere umano rappresenta più di 1/3 del peso dei mammiferi, il 60% è composto dagli animali che mangiamo, provenienti dagli allevamenti. Solo il 4% è costituito da mammiferi in libertà. Ciò fa riflettere.

Metà delle terre fertili del Pianeta è stato convertito in terreni agricoli. Questo ora è il nostro Pianeta, gestito dall’umanità per l’umanità.

Previsioni per il futuro

La scienza afferma che se non si cambierà la rotta attuale, le generazioni future assisteranno per i prossimi 100 anni a quanto segue.

Nel 2030 la foresta amazzonica, abbattuta fino ad impedirle di produrre abbastanza umidità, si trasformerà in una savana secca, portando ad una catastrofica perdita di specie e all’alterazione globale del ciclo dell’acqua. Nel mentre, l’Artide diventerà libero dai ghiacci in estate e, senza il bianco della calotta polare, verrà riflessa nello spazio una minore energia solare, che accellererà il riscaldamento del pianeta.

Leggi anche il nostro articolo:”Disastro ambientale in Russia: ecosistema marino a rischio”

Nel 2040 in tutto il nord i terreni ghiacciati si scioglieranno, rilasciando enormi quantità di metano, un gas serra molto più potente dell’anidride carbonica. Nell’anno 2050, a causa dell’aumento di temperatura ed acidità, negli oceani moriranno le barriere coralline mondiali e le popolazioni di pesci crolleranno. Nel 2080 la produzione alimentare mondiale entrerà in crisi, a causa del deperimento del suolo, ormai sovrasfruttato. Gli insetti impollinatori scompariranno ed il clima diventerà sempre più imprevedibile.

Nel 2100 la temperatura del nostro Pianeta sarà aumentata di 4°C e ampie porzioni di territori saranno inabitabili e milioni di persone rimarranno senza una casa. Un sesto evento di estinzione di massa è attualmente in corso. Il nostro giardino dell’Eden andrà perduto per sempre.

Non è troppo tardi

Per ridare stabilità al Pianeta è necessario ripristinare la sua biodiversità, ovvero ciò che abbiamo e stiamo continuando a rimuovere per mantenere invariato il nostro stile di vita. Dobbiamo “rinaturalizzare” il mondo e, a detta di David Attenborough, è più semplice di quanto si pensi. Inoltre, i cambiamenti apportati nell’arco di un secolo gioveranno a noi ed alle generazioni future .

  • Riduzione della popolazione umana: quest’ultima è cresciuta esponenzialmente negli ultimi 100 anni e secondo le ultime stime nel 2100 la popolazione mondiale avrà raggiunto gli 11 miliardi. L’abolizione della povertà, accessibilità a cure mediche e il permettere alle donne in tutto il mondo di continuare a studiare il più a lungo possibile, rallenterà la crescita della popolazione globale, fino a farla stabilizzare.
  • Investire e puntare al 100% sulle energie rinnovabili: è necessario che si elimini per gradi l’utilizzo dei combustibili fossili, sostituendoli con le energie eterne della natura. Luce solare, vento, acque e fonti geotermiche. Entro 20 anni, si prevede che le rinnovabili diventeranno la principale fonte di energia.
  • Preservare gli oceani: il mondo vivente, uomo compreso, non può prosperare senza oceani sani. Questi ultimi sono essenziali per l’assorbimento della CO2. Inoltre, sono importanti come fonte di cibo; la pesca rappresenta il maggior raccolto selvatico e, se fatta con criterio, potrà portare vantaggi a tutti. Più gli oceani saranno sani, più pesci saranno disponibili. E’ necessario tutelare le popolazioni ittiche, permettendo loro di incrementare il proprio numero e di raggiungere la maturità sessuale.
  • Ridurre le aree coltivate: tutto sta nel cambiare la nostra alimentazione. Il pianeta non può sostenere miliardi di predatori, quali siamo noi, perchè non c’è abbastanza spazio. Se adottassimo tutti una dieta per lo più a base di piante, ci servirebbe solo la metà della terra che stiamo sfruttando al momento. Possiamo iniziare a produrre cibo in nuovi spazi, al chiuso, nelle città ed utilizzando meno acqua e pesticidi. Migliorando il nostro approccio all’agricoltura possiamo invertire il processo di sottrazione delle terre, che trova origine proprio in quest’ultima.
  • Ripristinare le foreste: queste rivestono un ruolo fondamentale nel recupero del Pianeta; difatti, anch’esse intrappolano enormi quantità di CO2 e sono centri di biodiversità. E’ necessario arrestare la deforestazione. Far si che i governi diano sussidi per riforestare ciò che si è perso. Ciò è essenziale per la nostra sopravvivenza, perchè le piante assorbirebbero circa i ⅔ della CO2 emessa fino ad ora.

Conclusioni

La natura è il nostro più grande alleato. In questo mondo, una specie può prosperare solo quando prospera anche tutto il resto attorno ad essa.

Se ci prendiamo cura della natura, la natura si prenderà cura di noi. E’ giunto il momento per la nostra specie di smettere di crescere a tutti i costi. Che inizi a condurre una vita in equilibrio con la natura. Dobbiamo riscoprire come essere sostenibili, come passare dall’essere estranei alla natura, all’essere di nuovo un tutt’uno con essa.

David Attenborough
Crediti: BBC

Qui non si tratta di salvare il Pianeta, ma noi stessi. Perchè la verità è che, con o senza l’uomo, la natura si rigenererà; lo fa da sempre.

Leggi anche il nostro articolo: “Plastic Free: in migliaia per pulire le spiagge italiane”

Chernobyl apre e chiude questo bellissimo documentario; facendo passare il chiaro messaggio di una natura resiliente, che è comunque in grado di superare gli errori umani, per quanto gravi possano essere. Siamo arrivati fin qui perchè siamo le creature più intelligenti che siano mai esistite e, soprattutto, siamo in grado di immaginare il futuro; ora più che mai abbiamo bisogno di immaginarlo diverso e basato su una profonda riconnessione dell’uomo al Mondo naturale.

Il documentario è disponibile su Netflix!

Il nuovo libro sull’educazione ambientale: “Educare al pensiero ecologico”

Ascolta il podcast introduttivo all’articolo cliccando qui sopra

Esiste un metodo per educare alla sostenibilità? È passato quasi un anno dalla notizia sull’introduzione dell’educazione ambientale nelle scuole italiane. L’allora ministro dell’istruzione Lorenzo Fioramonti era finito sulle pagine dei quotidiani di tutto il mondo per l’avanguardia di tale proposta. Purtroppo però, la pandemia ha costretto la nuova ministra, Lucia Azzolina, ad occuparsi di tutt’altro e l’educazione ambientale è per ora stata rilegata in un angolo. Numerosi quesiti restavano comunque irrisolti: chi l’avrebbe insegnata? Secondo quale metodo? In attesa di nuove risposte dal governo, abbiamo intervistato Rosa Tiziana Bruno, insegnante e sociologa, che ha di recente pubblicato il libro Educare al pensiero ecologico con Topipittori editore. Il metodo da lei elaborato, chiamato “Fiabadiario”, coniuga lettura, scrittura e passeggiate in natura per far scaturire nei ragazzi l’amore per il pianeta.

Intervista a Tiziana Bruno, autrice de “Educare al pensiero ecologico”

Tiziana, da anni fai ricerca nell’ambito educativo, soprattutto per quanto riguarda il contesto scolastico. Che cosa lega la tematica ambientale e il mondo della scuola? Com’è nata l’idea del libro Educare al pensiero ecologico?

“La scuola è il luogo dove si cresce nella conoscenza, imparando a diventare persone socialmente responsabili, capaci di autonomia di pensiero e di scambio democratico con gli altri. Ma è anche teatro di crescita interiore, di acquisizione della consapevolezza di sé e di costruzione della propria identità. La natura ha tanto da insegnarci, su noi stessi e sulla realtà in cui siamo immersi. Eppure ci comportiamo come se il mondo naturale fosse soltanto qualcosa da depredare e sfruttare, avanzando nella nostra folle impresa di distruttori seriali. Pertanto, la domanda da cui sono partita per sviluppare il mio lavoro è stata: come trasformare la nostra vita in modo da non essere distruttivi nei confronti del mondo e di noi stessi? E poi anche: Cosa può fare la scuola per la Natura e per un mondo sostenibile? E cosa la Natura può fare per la scuola?

educazione ambientale
Tiziana Bruno, autrice del libro Educare al pensiero ecologico con Topilettori editore

La formazione di una “ecosaggezza”

E’ così che ha preso avvio un percorso di ricerca, in convenzione con l’Università e sviluppato all’interno di vari luoghi educativi, principalmente scuole, per oltre due anni. L’obiettivo era provare a cambiare lo sguardo verso il mondo, costruire una visione nuova, un nuovo modo di “pensare”. Non soltanto, quindi, la trasmissione di regole di buon comportamento, ma soprattutto la formazione di una ecosaggezza, ovvero la consapevolezza della relazione che ci lega alla Terra e a tutti gli esseri viventi.

Mi interessava puntare allo sviluppo delle coscienze in una dimensione nuova, ovvero la capacità di considerare il noi e non soltanto il me. Perché preservare la vita del pianeta significa prestare attenzione ai cambiamenti climatici, ma ancora di più alle relazioni umane. I risultati della sperimentazione si sono rivelati incoraggianti e dunque ho deciso di pubblicarli in un libro. Mi sembrava importante condividerli con chiunque abbia a cuore l’educazione di bambini e ragazzi”.

Leggi il nostro articolo: “Educazione ambientale a scuola da settembre”

Il “Fiabadiario” come metodo di educazione ambientale

Nel tuo libro identifichi una sorta di metodo, chiamato “Fiabadiario”. In che cosa consiste? E cosa lo rende originale rispetto ai metodi attualmente utilizzati per l’educazione ambientale?

“Il Fiabadiario è una strategia didattica che ho ideato unendo, in maniera armonica, delle tecniche che solitamente si usano in modalità disgiunta: la lettura condivisa di libri illustrati, la scrittura collettiva, la scrittura autobiografica e lo scambio di narrazioni. Tutto parte dalla lettura e si snoda poi lungo un cammino fatto di ascolto reciproco, di scambio di idee e pensieri, di conoscenza dell’altro e riflessioni sul proprio sé e sul mondo. Ma c’è ancora dell’altro. Per la prima volta un percorso educativo abbina la narrazione e la lettura all’incontro con la natura. Una delle fasi del Fiabadiario prevede infatti il contatto con gli elementi naturali, un contatto mediato dalle storie che sono state oggetto di lettura in classe. Lettura, scrittura e movimento all’aperto si fondono in un unicum educativo per costruire in maniera efficace un autentico Sé ecologico”.

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Educazione ambientale come occasione di relazioni sostenibili

Dalle tue parole si evince lo stretto legame che deve esistere fra cultura e natura nell’educazione ecologica impartita ai ragazzi. Che risultati ottieni applicando questa strategia didattica? Cosa ti porti a casa dall’incontro con gli alunni? E cosa speri che loro portino con sé?

“Sono felice di testimoniare l’efficacia di questa strategia educativa, i risultati sono davvero incoraggianti. Siamo riusciti a creare un’autentica comunità dentro la scuola, sperimentando concretamente quel “noi” indispensabile per la costruzione di relazioni sostenibili, ovvero per riuscire a sostituire gli atteggiamenti egoistici e di sopraffazione con una sincera disponibilità all’ascolto e una gioiosa armonia con la natura, di cui siamo parte, anche se tendiamo a dimenticarlo.

Abbiamo sperimentato il Fiabadiario persino durante il lockdown ed è stato davvero emozionante per tutti noi, bambini, insegnati e genitori, renderci conto di come anche nella distanza sia possibile fare comunità, traendone un gran beneficio per il corpo e per la mente. La mia speranza è che questa strategia venga in futuro applicata su larga scala e lungo l’intero percorso formativo di bambini e ragazzi. Per realizzare un vero cambiamento di rotta è necessaria la perseveranza e bisogna regalarsi il tempo lento della riflessione quotidiana e del dialogo profondo”.

Educazione ambientale scuola: una proposta per insegnanti e educatori

Educare al pensiero ecologico è quindi una proposta, una possibile guida per tutti gli insegnanti e gli educatori che sono in cerca di un metodo efficace con cui avvicinare le giovani generazioni all’ecologia. Nelle pagine del libro troverete la personale testimonianza di Tiziana Bruno, che grazie al doppio ruolo di insegnante e sociologa, ha potuto coniugare teoria e pratica. Il libro è frutto di una “ricerca-azione” in un percorso di alfabetizzazione ecologica e la sua realizzazione è stata possibile grazie ad una convenzione con il Dipartimento di Sociologia dell’Università di Salerno. Il testo è disponibile nella nostra sezione Cultura Sostenibile alla sezione “Bambini e ragazzi” o cliccando nell’immagine sottostante. In attesa di nuove delucidazioni sull’educazione ambientale a scuola, riteniamo che il Fiabadiario possa essere una proposta vincente per educare i più giovani a vivere relazioni sostenibili.

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Leggi il nostro articolo: “20 libri sull’ambiente per bambini e ragazzi”

20 libri sull’ambiente per bambini e ragazzi

È finalmente riniziata la scuola e con essa riparte anche l’educazione ambientale per bambini e ragazzi. Per questo, abbiamo pensato di elencare i principali libri sull’ambiente per le giovani generazioni. Un elenco di titolo utili a insegnanti e genitori per preparare al meglio le bambine e i bambini di oggi a conoscere il cambiamento climatico e le principali azioni possibili per arginarlo. Conoscere la crisi climatica e attuare uno stile di vita sostenibile è possibile, a partire dai più piccoli.

I libri sull’ambiente per le giovani generazioni

Riassumiamo qui di seguito i principali titoli di ecologia per ragazzi.

I seguenti libri sono disponibili nella nostra sezione “Cultura disponibile” alla voce “Libri sull’ambiente: la nostra selezione” dove potrete trovare oltre 60 titoli scelti dalla Redazione de L’EcoPost per concedersi una piacevole coscienziosa lettura sul tema ambientale.

1) Giuseppe Civati – Seguendo Greta
2) Jean Giano – L’uomo che piantava gli alberi
3) Luca Mercalli – Uffa che caldo
4) Franco Berrino – Fiabe per i custodi del pianeta
5) Marco Mastrorilli – Sybilla, l’odissea di una bottiglia di plastica
6) Geronimo Stilton – Il piccolo libro della Terra
7) Carola Benedetto e Luciana Cilento – Storie per ragazze e ragazzi che vogliono salvare il mondo
8) Antje Damm – Cosa diventeremo? Riflessioni intorno alla natura
9) Chiara Cannito e Marco Loiodice – Gli ecoviaggi di Gulliver
10) Agnès Vandewiele – Salviamo il mare e gli oceani. Manuale del giovane ecologista

11) Valentina Camerini – La storia di Greta. Non sei troppo piccolo per fare grandi cose
12) Pierdomenico Baccalario e Federico Taddia – Il manuale delle 50 (piccole) rivoluzioni per salvare il mondo
13) Isabel Thomas – Questo libro salva il pianeta. 50 missioni per ecoguerriori
14) Emanuela Busà – Vera la Mongolfiera. Alla scoperta della Foresta Amazzonica
15) Dr. Seuss – Il Lorax
16)Fulvia Degl’Innocenzi – Greta e le altre, un pianeta da salvare
17) Marlies Van der Wel – La voce del mare. Ed. Illustrata
18) Italo Calvino – Il barone rampante
19) Adonella Comazzetto, Marianna Turchi e Marissa Tonelli – Ada e i suoi rifiuti. Ed. Illustrata
20) Elin Kelsey – Buone notizie dal pianeta terra. Non è il solito libro sull’ambiente!

Nuove uscite 2021:
21) Loretta Cavaricci – Tutti su per terra
22) Carla Negrini, Giulia Brosio, Alberto Collareta – L’incredibile viaggio di Flip la coronula
23) Maria Loretta Giraldo – Avrò cura di te

Il filone Greta. Nessuno è troppo piccolo per fare la differenza

Innanzittutto, come si può notare dall’elenco dei titoli, è evidente che nella letteratura ambientale per ragazzi domini la figura di Greta Thunberg. La giovane attivista svedese ha infatti mobilitato milioni di ragazzi come lei, alzando l’interesse per l’ecologia attraverso un semplice messaggio: “you are never to small to make a difference” (non si è mai troppo piccoli per fare la differenza). Nonostante la giovane età, i suoi discorsi sono di una lucidità e di una chiarezza disarmante. Per chi volesse quindi consigliare una lettura di questo genere, Seguendo Greta della casa editrice People fa un ottimo riassunto dei discorsi più celebri fatti dalla ragazza negli ultimi due anni.

Per chi invece volesse ampliare la prospettiva, abbiamo messo in elenco altre letture che mettono in luce tutte le persone famose che hanno messo l’ambiente al centro del loro attivismo. In Storie per ragazze e ragazzi che vogliono salvare il mondo si parla di 16 celebrità, fra cui per esempio Leonardo di Caprio ed Emma Watson, che stanno utilizzando la propria posizione mediatica per lanciare un messaggio ai loro followers: “salvare il mondo” si può ed è compito di tutti noi, grandi e piccini.

Libri ecologia bambini: manuali delle azioni possibili

Un altro filone interessante all’interno della nostra selezione dei libri di ecologia è quello delle azioni possibili. In Il manuale delle 50 (piccole) rivoluzioni per cambiare il mondo eQuesto libro salva il pianeta. 50 missioni per ecoguerriori vengono segnalati tutti i piccoli gesti quotidiani che possono fare la differenza. Il testo Salviamo il mare e gli oceani. Manuale del giovane ecologista dedica particolare attenzione al tema della plastica negli oceani: il libro segnala le principali criticità e soluzioni “per continuare a godere delle ricchezze del mare, andare in spiaggia a nuotare, mangiare il pesce”.

Vai alla sezione: “Libri sull’ambiente: la nostra selezione”

Libri sull’ambiente da leggere prima di dormire

Per chi invece volesse trasmettere il messaggio sotto forma di favola, sempre sul tema della plastica trovate in elenco l’edizione illustrata di Sybilla, l’odissea di una bottiglia di plastica dove una bottiglia di plastica capisce il ruolo pericoloso che riveste e diventa protagonista di un cambiamento meraviglioso. Inoltre, del genere fiabesco segnaliamo i titoli di Franco Berrino – Fiabe per i custodi del pianeta – e di Antje Damm – Cosa diventeremo? Riflessioni intorno alla natura. Se si volesse invece optare per uno stile più ironico, ecco che i nostri giovani lettori potranno avvicinarsi all’ecologia grazie a Geronimo Stilton con Il piccolo libro della Terra oppure attraverso la storia di Lorax. Grazie alla lettura di Ada e i suoi rifiuti scopriranno come i rifiuti possano riprendere vita sotto forma di altri oggetti, solo però… facendo bene la differenziata!

Nelle novità 2020 troviamo Gli ecoviaggi di Gulliver e Vera la Mongolfiera. Nel primo libro i due autori hanno scelto Gulliver, l’amatissimo personaggio della letteratura per ragazzi, convertendo le sue avventure in chiave ambientale. Il protagonista compie un viaggio alla scoperta dell’energia eolica, solare, idroelettrica e ricavata da biomasse, dipingendo un mondo possibile dove fantasia e tecnologia aiutano l’uomo a rispettare il pianeta. Vera la Mongolfiera invece, è un viaggio verso la foresta amazzonica in cui l’amore per la natura trapela in ogni riga. Le tematiche dell’amicizia, della solidarietà e del rispetto per le differenze rendono questo racconto ancora più prezioso. Il volume è stampato dalla casa editrice Glifo nel rispetto dell’ambiente, ovvero tramite la selezione di carte italiane amiche delle foreste e di inchiostri a base vegetale.

Le ultime uscite: libri sull’ambiente 2021

Nel 2021 è uscito Tutti su per terra, un libro divertente ma nello stesso tempo educativo. La storia narra di quando tutti gli animali e gli elementi naturali del mondo hanno deciso di allontanarsi dagli uomini e fuggire su un Pianeta nuovo, per non essere più sfruttati e maltrattati dagli esseri umani. Sarà poi un gruppo di bambini a decidere di partire per un’avvincente e coraggiosa missione per convincerli a tornare a casa. Altre due novità di recente pubblicazione sono L’incredibile viaggio di Flip la coronula di Milenalibri e Avrò cura di te di Camelozampa. Entrambi adatti ai più piccini, il primo racconta il prezioso equilibrio dell’ecosistema marino, messo alla prova da plastica e innalzamento dei ghiacciai. Il secondo descrive con cura i cicli della natura, dove dominano solidarietà e collaborazione.

I classici a servizio dell’ecologia: Il Barone Rampante e L’uomo che piantava gli alberi

Per quanto riguarda i classici della letteratura, si è da tempo segnalata la forte carenza del tema ambientale nei testi più letti dai ragazzi a scuola. L’amore per la natura e il paesaggio è però implicitamente presente nel celebre romanzo di Calvino Il Barone Rampante. Cosimo, il protagonista, passa la sua esistenza fra gli alberi senza scendere mai. Il fratello, che lo ha osservato tutta una vita dalla finestra, conclude il romanzo con queste parole: «Ogni tanto scrivendo m’interrompo e vado alla finestra. Il cielo è vuoto, e a noi vecchi d’Ombrosa, abituati a vivere sotto quelle verdi cupole, fa male agli occhi guardarlo. Si direbbe che gli alberi non hanno retto, dopo che mio fratello se n’è andato, o che gli uomini sono stati presi dalla furia della scure».

Da queste righe emerge la profonda sinergia che l’uomo aveva con l’ambiente prima della rivoluzione industriale e che è stata poi interrotta dalle “scure” degli uomini. Il romanzo è infatti ambientato nel Settecento e non è un caso: Calvino scrisse questo romanzo nel secondo dopoguerra dove la ricostruzione postbellica e la spinta al benessere inducevano l’uomo a fare scelte scellerate. Il parallelismo con il secolo dei Lumi serve quindi al celebre scrittore per segnalare le distorsioni della società contemporanea. Il tema della deforestazione e riforestazione è anche protagonista del classico L’uomo che piantava gli alberi, disponibile in versione illustrata. Una storia di pazienza e perseveranza in cui si dimostra “come gli uomini potrebbero essere altrettanto efficaci di Dio in altri campi oltre la distruzione”.

Uffa che caldo! Il libro di Mercalli diventa un cortometraggio

Nella lista dei libri sull’ambiente per bambini e ragazzi non può mancare Uffa che caldo! di Luca Mercalli. In questo testo, il climatologo spiega ai ragazzi i principali problemi legati alla crisi climatica e indica le principali soluzioni che la società e l’individuo devono adottare per fermare l’aumento della temperatura terrestre. È stato di recente rilasciato anche un cortometraggio (disponibile qui sotto) che sintetizza i punti principali indicati nel libro. Carico di positività è infine il libro Buone notizie dal pianeta terra. Non è il solito libro sull’ambiente! dove viene fatta la precisa scelta di spiegare il cambiamento climatico con un messaggio ottimista e propositivo.

Esistono quindi innumerevoli metodi per trasmettere ai più piccoli l’amore per l’ambiente e l’importanza di salvaguardarlo. Spetta a noi adulti offrire loro i giusti strumenti per comprendere ed amare questa tematica. Le parole di Emanuela Busà, autrice di Vera la Mongolfiera, rendono bene questa missione e le prendiamo in prestito per concludere questa panoramica letteraria: «Se anche un solo bambino, si innamorasse di uno dei personaggi del libro; se anche un solo bambino, grazie a questo libro, si scoprisse curioso di conoscere meglio la foresta amazzonica o si ritrovasse ad ascoltare il sussurro di un albero… be’, penso che sarebbe davvero una grande vittoria. I piccoli di oggi sono la vera speranza per il pianeta: è nostro dovere proteggerli, coltivarli, farli innamorare della loro casa Terra».

Leggi il nostro articolo: 10 video sulla natura per bambini e ragazzi

10 video sulla natura che parlano di ambiente e cambiamenti climatici

La crisi climatica avanza inesorabile e sono ormai tantissimi gli artisti che hanno usato il proprio talento per sostenere una causa tanto giusta quanto urgente. Così come sono ormai facilmente reperibili timelapse e testimonianze sugli effetti del riscaldamento globale. La potenza delle immagini, messe sapientemente in sequenza da videomaker di primo livello, è uno strumento che sta dando un enorme contributo nell’affermazione della questione climatica all’interno dell’opinione pubblica. Eccovi la nostra selezione di video sulla natura e sull’ambiente.

video sulla natura

10 video sulla natura e sull’ambiente

Ecco una selezione di video sulla natura e sull’ambiente, in italiano e in inglese (potete vedere la Playlist completa nel nostro canale Youtube al seguente link)

1. Steve Cutts – MAN (2020)
2. Steve Cutts – The turning point (2020)
3. Listen – Darinka Montico (2020)
4. Timelapse scioglimento dei ghiacciai – NASA (2016)
5. Ritorno al futuro – Fridays For Future (2020)
6. Greta Thunberg alla COP25 di Madrid – Fridays For Future (2019)
7. Timelapse del prosciugamento del Lago Ciad – Google Earth (2009)
8. Timelapse deforestazione dell’Amazzonia – The Daily Conversation (2012)
9. Kiribati: lo stato sommerso dall’innalzamento dei mari – United Nations Development Program (2016)
10. L’isola di plastica dell’Oceano Pacifico – Seeker (2019)

Un filo conduttore

Sebbene alcuni dei video che vi abbiamo indicato sopra siano delle chiare prove degli effetti che i cambiamenti climatici stanno avendo già oggi sul mondo così come lo conosciamo, altri hanno invece un significato più profondo. I capolavori di Steve Cutts, così come i video di Fridays For Future e #Ascolta di Darinka Montico, ci portano a riflettere su tante cose. Ciò che accomuna tutti questi contenuti è un’aspra critica del modello consumistico e antropocentrico moderno, figlia del proliferare del capitalismo più sfrenato. La scarsa lungimiranza delle aziende e delle istituzioni, al pari dell’indifferenza degli individui, sono alla base della crisi ecologica ed ambientale cui stiamo assistendo.

I video di Steve Cutts

Steve Cutts è un animatore di fama mondiale. E a giudicare dai contenuti che propone, il suo successo è più che giustificato. Sebbene tutti i suoi video contengano un messaggio sociale e di critica verso il mondo di oggi, ne abbiamo scelti due che criticano aspramente lo sfruttamento ambientale di cui noi tutti siamo artefici che, senza un’inversione di marcia netta, ci porterà inevitabilmente al collasso.

MAN fu pubblicato per la prima volta diversi anni fa ed ebbe un successo clamoroso. L’artista ha recentemente deciso di apportargli qualche piccola modifica che, a distanza di qualche anno, potesse renderlo ancora più attuale. Le immagini chiare ed inequivocabili di un essere umano che, passeggiando, stermina tutto ciò che trova sulla sua strada lasciando dietro di sè terreni aridi e cadaveri che non possono non invitare a riflettere sulle proprie abitudini e, più in generale, sull’ingiustizia del sistema economico che abbiamo costruito.

The Turning Point è invece uno dei suoi ultimi lavori. Pubblicato ad inizio del 2020, il video rovescia lo status quo e raffigura un mondo in cui gli animali sono le creature “evolute” che hanno creato la civiltà, mentre gli uomini sono creature inermi che pagano le conseguenze dell’inquinamento ambientale. Un ribaltamento di prospettive che ti smuove qualcosa dentro. Impossibile non provare un sentimento di empatia con il mondo naturale che stiamo distruggendo giorno dopo giorno, durante la visione.

#Ascolta di Darinka Montico

Che lo scoppio della pandemia targata Coronavirus sia stata favorita dal deterioramento del mondo naturale è ormai cosa confermata. Proprio durante il lockdown la eco-travel blogger Darinka Montico ha pubblicato questo video dalla forte carica emotiva. Ciò che ne esce è un cortometraggio sulla necessità di rimettersi in sintonia con la natura, di rispettarla e di fondersi con essa creando un tutt’uno che possa proliferare per i millenni a venire. In fondo basterebbe fermarsi un secondo ad ascoltarla e recepire il suo messaggio, traducibile in maniera piuttosto semplice: se continuiamo così, romperemo l’equilibrio che ha permesso agli ecosistemi da cui deriviamo e da cui dipendiamo di proliferare. Le conseguenze sarebbero terribili. Il cambiamento climatico non conosce ricchezza e povertà. Colpisce tutti, indistintamente.

I video sulla natura e sull’ambiente di Fridays For Future

Quello che è nato dalla ribellione di una ragazzina di 17 anni è un movimento genuino, spontaneo e, soprattutto, molto creativo. I contenuti proposti dal movimento nato con Greta Thunberg sono sempre molto ben fatti. La qualità delle informazioni in esso contenuti è garantita dalla lunga schiera di climatologi e scienziati che collaborano con i giovani ambientalisti in maniera gratuita, con il solo scopo di dar voce alla più grande minaccia che la razza umana si sia mai trovata di fronte: i cambiamenti climatici. La solidità delle informazioni, abbinata alla creatività dei giovani che costituiscono la spina dorsale del movimento, porta a degli ottimi risultati, come si può vedere dal video “Ritorno al Futuro”.

Immancabile, nella nostra playlist, anche il video di uno dei tanti discorsi di Greta Thunberg, sempre ad alto impatto emotivo grazie al suo stile diretto ed incisivo.

I timelapse sulla natura, sull’ambiente e sulle conseguenze del nostro scarso impegno

Abbiamo scelto solo alcuni dei timelapse che, ormai, si possono facilmente trovare su internet. Le testimonianze provenienti dai satelliti di tutto il mondo sul galoppante deterioramento degli ecosistemi naturali non necessitano di nessun commento. Dunque, senza aggiungere altro, vi invitiamo alla loro visione. Così come non servono parole per descrivere lo scempio rappresentato dall’isola di plastica dell’Oceano Pacifico, ormai più grande della Francia per estensione. Anche ciò che sta accadendo nello stato di Kiribati merita di rientrare in questa lista di video. Una nazione che si compone di tante piccole isole, dove l’innalzamento dei mari ha costretto il loro Presidente a chiedere che venga assegnato un nuovo territorio ai propri abitanti, data l’invivibilità attuale e futura della collocazione originaria del paese. Sicuri che vogliamo essere ricordati per questo?

http://www.youtube.com/watch?v=6HBtl4sHTqU

10 video sulla natura per bambini e ragazzi

La tematica ambientale sta finalmente arrivando anche nelle scuole. Sono numerosi i progetti e le iniziative promosse dagli istituti o direttamente da maestri e professori per sensibilizzare i propri studenti riguardo al cambiamento climatico. Spesso però si fa difficoltà a trovare il video sulla natura e l’ambiente più adatto alla fascia d’età interessata. Abbiamo quindi deciso di raccogliere i video sull’ambiente più efficaci per trasmettere l’amore per l’ecologia alle giovani generazioni.

Lista natura video e corti per bambini e ragazzi

Ecco la nostra lista di video sulla natura per bambini e ragazzi. Puoi trovare tutta la playlist sul nostro canale Youtube al seguente link:

  1. Whoopi Goldberg – Gigantic Change. Il drammatico appello per l’azione climatica (2020)
  2. #Ambienteascuola: noi e il clima (2019)
  3. Cuore di plastica: i bambini ti mostrano come le tue azioni distruggeranno il futuro (2019)
  4. Clean Sea Life – Cosa finisce nella rete dei pescatori (2019)
  5. L’appello di Malala Yousafzai per gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibili (2018)
  6. Un’altra via d’uscita – Caffè equo e solidale (2007)
  7. 10 domande che hai sempre voluto fare a… Luca Mercalli (2019)
  8. Climate Change 101 with Bill Nye | National Geographic (2015)
  9. Il discorso di Greta Thunberg per il clima – COP24 di Katowice, Polonia (2018)
  10. Greta Thunberg and George Monbiot make short film on the climate crisis (2019)

Whoopi Goldberg presta la voce in un corto emozionante

Il primo video sulla natura che vogliamo condividere è uscito di recente ma ha già riscosso notevole successo. La famosa attrice Whoopi Goldberg presta la voce ad una nonna che dialoga con la nipote e le racconta la storia drammatica del pianeta devastato dall’attività umana. Il corto, realizzato da Extinction Rebellion in collaborazione con Passion Picture, è infatti ambientato nel 2050. Presenta gli scenari catastrofici che vengono oggigiorno presentati dagli scienziati: 1 miliardo di sfollati nel mondo, la perdita altissima di biodiversità e la stessa specie umana a rischio estinzione. La calda voce della Goldberg permette però alla nipote di scegliere il finale della storia ed è così che vengono elencate tutte le scelte coraggiose intraprese per evitare la catastrofe.

Il cambiamento climatico spiegato ai bambini

Ma facciamo un passo indietro. La domanda di partenza a cui dobbiamo tentare di rispondere è: che cos’è il cambiamento climatico? Per spiegarlo ai ragazzi vogliamo suggerire il video di a2a Energia, in cui viene spiegata la differenza fra meteo e clima, fra l’effetto serra naturale e artificiale e le principali conseguenze del cambiamento climatico: scioglimenti dei ghiacci, innalzamento dei mari, propagazione delle malattie, aumento degli eventi estremi. Il video evidenza come il cambiamento climatico porti a dei rischi sociali ed economici rilevanti e indica le principali soluzioni che i governi e gli individui possono adottare: uso dei trasporti pubblici, sistemi di risparmio energetico nelle abitazioni, riduzione dello spreco di cibo, eccetera.

Video natura: l’importanza di coinvolgere i più piccoli

Un altro video di notevole successo su queste tematiche parla del problema della plastica. Si intitola “Cuore di plastica” ed è stato promosso dal web magazine Ohga con il seguente slogan: “La tua pigrizia di oggi diventerà un problema per tuo figlio domani”. Nel video infatti si evidenziano tutte le abitudini scorrette legate all’uso e getta. I bambini denunciano l’uso di cannucce, bottigliette di plastica e altri materiali che necessitano decenni o secoli per degradarsi. Il successo di questo corto sta sicuramente nell’ironia dei piccoli protagonisti e nella scelta di fondo di far parlare direttamente la generazione che subirà maggiormente le conseguenze del cambiamento climatico.

Leggi il nostro articolo: “Giornata mondiale degli Oceani. Facciamo il punto”

Sempre sul tema della plastica un video molto efficace proviene dal canale Clean Sea Life. Nel video alcuni pescatori di varie città italiane (Porto Torres, Rimini, San Benedetto del Tronto, Manfredonia) raccontano che cosa trovano abitualmente nelle reti. Immagini reali, girate in occasione della giornata “A pesca di rifiuti” per il progetto europeo Clean Sea LIFE 2018. La tematica della plastica è facilmente comprensibile per un pubblico giovane; parlare della plastica può essere infatti un buon punto di partenza per far comprendere l’equilibrio dell’ecosistema terrestre e mostrare nella pratica le conseguenze devastanti delle scelte scellerate dell’uomo.

Video sviluppo sostenibile: che cos’è e perché è importante

Malala Yousafzai è un’attivista pakistana che si batte per i diritti civili, in particolare il diritto all’istruzione. È la più giovane vincitrice del Premio Nobel per la Pace e in questo video presenta gli Obiettivi per lo Sviluppo Sostenibile (SDG) promossi dall’ONU. Questa animazione risulta dunque utile per tutti gli insegnanti e gli educatori coinvolti nei progetti dell’Agenda 2030. Far capire che cosa sia lo sviluppo sostenibile ai più piccoli non è cosa semplice, ma Malala descrive in modo chiaro ed esaustivo qual è il problema e quali sono le principali soluzioni offerte dagli SDG.

La natura e il cibo: la canzone del commercio equo e solidale

La sfida più grande quando si vuole trasmettere l’amore per l’ecologia ai più piccoli rimane sempre quella di trovare esempi concreti così che i bambini e i ragazzi possano toccare con mano le problematiche e le soluzioni legate alla tematica ambientale. Per questo consigliamo un video diverso dai precedenti, dal titolo “Un’altra via d’uscita”. Si tratta di una canzone che parla solo indirettamente della natura, poiché la tematica principale è lo sfruttamento dei lavoratori del Sud del mondo nelle piantagioni di caffè. Questo divertente ritornello offre però la possibilità di partire da qualcosa di estremamente concreto, il consumo giornaliero di caffè, e allo stesso tempo permette di allargare l’orizzonte per mettere in relazione tematiche quali l’ambiente, il cibo, il commercio e i diritti delle persone.

Leggi il nostro articolo: “Il biologico italiano prima e dopo la pandemia”

Video sulla natura per ragazzi: parola agli scienziati

Passando invece ad una fascia d’età leggermente più alta (scuole medie o superiori), proponiamo un video estremamente efficace in cui Luca Mercalli, uno dei più famosi climatologici italiani, risponde alle più frequenti domande sul cambiamento climatico. Perché il cambiamento climatico è un problema? È vero che non ci resta più tempo? Cosa risponderesti a qualcuno che nega il cambiamento climatico? La soluzione è compito dei governi o dei singoli? Luca Mercalli offre risposte schiette, che probabilmente molti conoscono già, ma proprio per questo risulta un video che punta dritto al cuore di chiunque abbia ancora il minimo dubbio che il cambiamento climatico esista e sia di origine antropica.

Per tutti gli educatori che sono invece impegnati con la didattica in lingua inglese, proponiamo questo video sul riscaldamento globale spiegato dal divulgatore scientifico Bill Nye. Cause e conseguenze vengono messe in relazione con straordinaria lucidità d’analisi. Nye si focalizza soprattutto sul ruolo chiave degli oceani, con immagini e grafici che riguardano le barriere coralline, l’innalzamento del mare, gli uragani e la desertificazione. Come spiegato più volte nel nostro blog, una delle difficoltà maggiori sulla tematica ambientale è quella di spiegare in modo semplice tematiche estremamente complesse e interconnesse. Alcuni esperti come Mercalli e Nye riescono però ad abbattere questo muro, mandando messaggi comprensibili anche ai meno esperti.

Greta Thunberg: ascoltiamo la scienza

Infine, nella nostra lista non può mancare un omaggio a Greta Thunberg, la ragazza svedese che ha contribuito a risvegliare il movimento ambientalista in tutto il mondo. Nonostante le critiche, vogliamo ribadire che il messaggio di Greta è molto chiaro: dobbiamo ascoltare la scienza. Nei suoi discorsi Greta ribadisce costantemente che il suo obiettivo è far in modo che la gente ascolti ciò che gli scienziati dicono da anni. In questo articolo proponiamo il primo discorso ufficiale tenuto alla COP 24 di Katowice in cui ha detto la famosa frase: “Non siamo venuti qui per pregare i leader mondiali di preoccuparsi per il nostro futuro. Ci hanno ignorato nel passato e continueranno ancora ad ignorarci. Siamo venuti qui per far loro sapere che il cambiamento sta arrivando, che a loro piaccia o no”.

Vogliamo dunque concludere con un altro video, già diffuso sui nostri canali, in cui Greta e George Monbiot propongono la soluzione più facile e naturale per risolvere il cambiamento climatico: piantare degli alberi. Negli ultimi anni sono state tantissime le associazioni o gli istituti scolastici che hanno aderito a piani di rimboschimento tramite la piantumazione di alberi nei cortili scolastici e negli spazi disponibili dei propri comuni. Invitiamo chi non l’ha fatto a unirsi al grande movimento TeachersForFuture per portare avanti l’opera di sensibilizzazione degli studenti fuori e dentro le classi. La scuola deve essere in prima linea nella lotta al cambiamento climatico, proponendo e attivando progetti concreti in cui i bambini e i ragazzi possano acquisire l’amore per l’ecologia.

Leggi il nostro articolo: Tgi: “Piantare alberi può far male al pianeta”. Facciamo chiarezza (VIDEO)

Michael Moore e il film contro le rinnovabili

Michael Moore film

Michael Moore film

Con il suo nuovo film Planet of the Humans Michael Moore l’ha fatta grossa, ancora una volta. Il documentario è infatti una manna dal cielo per chi cerca di ostacolare il passaggio dall’economia tradizionale basata sull’estrazione di carbone a quella fatta di energia pulita. Ed è un peccato, perché la teoria che sta alla base del documentario non è del tutto errata. Vediamo perché.

L’occasione sprecata del film di Michael Moore

In anni recenti si è finalmente dato un nome a quel fenomeno per cui le compagnie, grandi o piccole che siano, sfruttano la causa ambientale per ingraziarsi i clienti ed attrarne di nuovi. Il fenomeno in questione si chiama green washing e talvolta può essere quasi più deleterio delel compagnie che non si fingono amanti dell’ambiente.

Un esempio piccolo e forse banale è quello delle bottigliette di plastica. Molte volte capita di leggere sull’etichetta “100% riciclabile”, magari su sfondo verde e decorato con qualche fogliolina. Il problema è che, potenzialmente, tutte le bottigliette di plastica sono riciclabili, se la persona le ricicla. In più, una amministratore delegato che avesse davvero a cuore l’ambiente, rinuncerebbe totalmente alla produzione di bottigliette di plastica usa e getta. Oppure, un caso ancora più grave in quanto frode a tutti gli effetti è quello che ha interessato la compagnia petrolifera Eni. L’azienda è stata infatti denunciata da Legambiente per aver definito il loro Diesel “green”, ingannando di fatto i consumatori e incentivandoli, una volta messa loro a posto la coscienza, a farne un uso spropositato. Ne abbiamo parlato in questo articolo.

E così via fino ad arrivare ai piani altissimi della piramide aziendale mondiale. Le cosiddette “Big Green” sono compagnie di dimensioni e fatturato enormi che, se in teoria utilizzano i loro soldi per progetti “green”, come le energie rinnovabili, quei soldi vengono di fatto dalle aziende dei combustibili fossili che le finanziano e con le quali mantengono un rapporto fiduciario e pacifico.

Una critica non scientifica alla scienza

Quindi, la mentalità per cui il consumismo estremo e il profitto infinito siano giustificati se questi provengono da progetti virtuosi è molto pericolosa. Ma da lì a screditare totalmente le energie rinnovabili passa molta acqua sotto i ponti. Ed è quello che Michael Moore ha fatto col suo documentario: accusare di “green washing” le nuove tecnologie per l’energia rinnovabile, alimentando lo scetticismo già dilagante riguardo a una transizione energetica che, se vogliamo ridurre le emissioni, deve necessariamente essere attuata..

Moore, per esempio, critica le energie rinnovabili per la quantità di materiali ed energia necessari a produrle. Non guarda, però, al guadagno futuro in termini di energia. Mark Diesendorf, un esperto di sistemi energetici e sostenibilità, ha affermato che i pannelli solari recuperano l’energia utilizzata in soli due anni e il loro ciclo di vita è di circa 20 anni. I pannelli solari, quindi, ci forniscono energia pulita per ben 18 anni, senza doverla costantemente estrarre e bruciare tramite le industrie del fossile.

Michael Moore film

In più, un film che si prodiga di criticare le tecnologie moderne dovrebbe essere il più moderno e aggiornato possibile. Invece, molti esperti hanno fatto notare come le riprese e i dati a disposizione di Moore fossero molto datati. Parlando di macchine elettriche, per esempio, Moore mostra un modello di 10 anni fa. Oppure critica un “campo” di pannelli solari costruito nel 2008. Come dice lo scrittore energetico ketan Joshi, 10-12 anni sono un’eternità nello sviluppo del solare, così come nell’elettrico

Michael Moore critica la biomassa

Moore critica anche la biomassa come fonte di energia, prodigandosi per la difesa degli alberi. Ricavare energia dalla biomassa, però, è molto differente che ricavarla dai combustibili fossili. Questi infatti liberano carbonio che è stato rimosso dal ciclo terrestre milioni di anni fa, che si aggiunge quindi a quella già abbondantemente presente in atmosfera. Gli alberi, invece, riportano la CO2 nella biosfera che è stata rilasciata solo negli ultimi decenni.

In ogni caso, la combustione non è mai la soluzione migliore. E di questo ne è consapevole anche Bill McKibben, un attivista che nel 2009 aveva difeso la combustione della biomassa a fini energetici. Moore, però, mostra soltanto questo lato della medaglia, mostrando un McKibben ipocrita ed ingenuo. Peccato che nel 2016 lo stesso McKibben abbia rettificato la sua posizione, denunciando la combustione di alberi e scusandosi per le sue idee passate. Di tutto questo, ovviamente, nel documentario non vi è traccia.

Il film di Michael Moore delega le soluzioni

Michael Moore, quindi, invece che sostenere chi sta cercando di trovare soluzioni che davvero conterrebbero la crisi climatica, non fa altro che contrastarli, fomentando i negazionisti e coloro che ostacolano le rinnovabili.

Jeff Gibbs, produttore del film, ha apertamente dichiarato il loro intento: “innescare una discussione e sollevare molte domande. Ma noi non abbiamo tutte le risposte“. Direi che questa frase è sufficiente per accostarsi a una visione critica del film il quale è stato reso pubblico e gratuito su YouTube.

Terra e dissenso: i volti che riflettono il territorio

Ulivi Salento

Abbiamo chiesto all’amico Matthias Canapini se voleva scrivere un articolo per L’EcoPost, lui che viaggiando ha visto angoli di mondo differenti, ognuno con le proprie specificità, ognuno con un rapporto col territorio a suo modo unico. La sua scelta è però ricaduta su luoghi prossimi, sia fisicamente che concettualmente, ai lettori di L’EcoPost, prevalentemente residenti in Italia. Terre e Dissenso è un viaggio, personale ancor prima che letterario, alla ricerca di quelle comunità che non vogliono cedere allo stravolgimento – imposto dall’alto – del territorio in cui vivono. Di Matthias si può dire che sia uno specialista nello stabilire una connessione con chiunque incontri sul proprio cammino.

L’intento da cui è nato Terre e Dissenso

Nel 2016 intrapresi un viaggio dalla Valsusa al Salento per conoscere alcuni dei movimenti popolari (o comitati cittadini) che si oppongono alle cosiddette “grandi opere”. Linee ferroviarie, gasdotti, discariche, basi militari. Impianti dannosi a livello ambientale, imposti dall’alto, spesso inutili.

Per circa cinque anni cercai risposte alle seguenti domande: quali sono i nomi, i volti e le storie di chi anima la resistenza civile? Cosa succede quando si mettono a confronto progresso, quotidianità e tradizione? E soprattutto, qual è il rapporto con la natura e come si sviluppa la salvaguardia del proprio ecosistema? 

La comunità

Si inizia manifestando spontaneamente per evitare la devastazione del territorio. Si finisce per riscoprirsi comunità, riunendosi attorno al fuoco e trovando nel dialogo una forza quasi rivoluzionaria, capace di far condividere incertezze, dissensi e prospettive. Ma a volte la comunità si disgrega, il movimento vacilla, abbattuto da multe, divieti, militarizzazione dell’area. Come raccontò Giuliana, un’attivista del movimento No Muos conosciuta in piazza Università a Catania:

“A volte non si rientrava nemmeno a casa. Con il passare del tempo ci sentivamo degli estranei in paese. Il presidio prendeva forma: tende, tendoni, capanne, recinto, orticello, caffè caldo, pane di ieri, frigorifero rotto, cani in cerca di cibo. C’era sempre tanta gente – ancor di più di sera – e spesso arrivava anche da lontano: si apriva il vino, il fuoco era sempre acceso. Sì ascoltavano storie di vite meravigliose. Le assemblee erano interminabili, esasperate, chiassose. Qualcuno cercava di prendere appunti, qualcuno andava via, qualcun’altro voleva prendersi a pugni. Alla fine erano le reazioni di pancia a decidere per tutti noi e per lungo tempo era la spontaneità a guidarci senza pensare alle conseguenze”.

I volti

I nomi e le storie che caratterizzano il dissenso alle grandi opere sono infinite. Come non ricordare Nicoletta, 71 anni, valsusina. C’era un tempo in cui la donna camminava libera in Val Clarea, raccogliendo funghi, odorando violette e salutando con rispetto i castagni centenari. “Prima che costruissero l’autostrada, il traforo ed il cantiere TAV, la Clarea era vergine e magnifica. Il danno è stato immediato. Parte del torrente ora è inglobato dal cantiere, i narcisi sono scomparsi da anni. I castagni sradicati. Tutto è stato soppiantato da muri, reti metalliche, filo spinato. Una prigione a cielo aperto per il profitto di pochi. La rabbia è così grande che piangere pare poco. Il cantiere sta portando un disequilibrio notevole nel regno animale, ma crediamo che cervi e gufi, marmotte e falchi siano più forti dei loro interessi. Essere No Tav significa essere contro le ingiustizie, battersi per un mondo migliore”.

Matthias Canapini - Terra e Dissenso
Terra e Dissenso: cantiere aperto in Valsusa.

E Maria Teresa, conosciuta migliaia di chilometri più a sud, nel profondo Salento? Pianse quel giorno che gli operai capitozzarono gli ulivi secolari per far spazio al gasdotto TAP proveniente da oltre mare. “Mio padre Cosimo, rimasto cieco per lo scoppio di una mina nel 1944, vagava per le campagne in solitaria, orientandosi con gli ulivi oggi scomparsi. Come posso non difendere questa terra quando ogni pietra parla della mia famiglia?” raccontò tra la polvere alzata dalle ruspe.

Ulivi Salento
Terra e Dissenso: la protesta in difesa degli ulivi in Salento.

Nel 2013, a Niscemi, dopo l’occupazione storica delle antenne Muos, Elvira stette male per via delle radiazioni “ingerite”. Vomito e mal di testa la tormentarono per circa due settimane. “Prima era tutto un bosco! Ora è un bosco di antenne. Tante querce secolari le hanno fatte sparire con la dinamite, per far spazio a ciò che vedi: parabole, inferriate, luci al neon. Tutto questa distesa di terra deturpata è all’interno della contrada Ulmo, in origine protetta e salvaguardata” mi disse, un giorno estivo come tanti.

Infine Lucia, intercettata durante la commemorazione per le vittime del Vajont. “La Storia di questa diga – disse indicando il blocco curvo di cemento – potrebbe insegnare tanto, se tutti imparassero ad ascoltare. Il senso di questo presidio è fare memoria ed educare le nuove generazioni alla consapevolezza che non si deve credere che il male non esista. È un grande successo ogni volta che qualcuno in più sa. Quando qualcuno non si gira dall’altra parte e preferisce credere che certe cose non possano succedere. E che i morti del Vajont li ha fatti la natura”.

Matthias Canapini - Vajont
Terra e Dissenso: in memoria dei morti del Vajont.

L’invito

Decisi di tornare nei luoghi elencati più volte. Chiomonte, Lecce, Venezia, Erto, Niscemi. Evitai volutamente grandi manifestazioni o scontri, e tentai comunque di stringere amicizia con montanari taciturni e pescatori estroversi. I locali, additati come facinorosi, violenti e sovversivi non diventarono altro che legittimi difensori delle proprie montagne, dei propri mari. Riportare a galla le quotidianità stravolte da opere simili, riaccese con la fiamma del dissenso popolare, fu il collante per lande tanto differenti.

Rimane l’invito di farsi una scampagnata sulle pendici del Roccia Melone per visitare poi il presidio-roccaforte di Venaus. O farsi un bagno nelle acque azzurre di San Foca e mangiare una focaccia presso il presidio di San Basilio. Troverete Marco, studente liceale. Bruno, pensionato. Gianmarco, operaio edile. Daniele, apicoltore. Sabrina, disoccupata. Il popolo. 

Siamo inglobati in un sistema che ci intontisce, lasciandoci in uno stato di subbuglio mentale col preciso scopo di non farci notare che una marmaglia di “potenti” sta divorando il mondo. Dietro conflitti armati, bandiere e orde di profughi c’è spesso quel raccapricciante accaparramento delle ultime risorse planetarie. Ultimamente siamo così anestetizzati e lontani dalla natura, asfissiati dalla tecnologia, da non fiutare più il pericolo. Guerre e cemento, veleni e povertà. Siamo pieni di speranze e paure ma ancora incapaci di sentire l’urlo boccheggiante della natura ridotta a colabrodo dal denaro.

Questo articolo è dedicato a tutti e tutte coloro che siederanno ancora attorno al fuoco.

Leggi il nostro articolo di recensione del libro Realismo Capitalista in riferimento al sistema nel quale viviamo e al suo rapporto con la natura

Matthias, intervistato a Fano (PU), dalla Radiotelevisione Svizzera

Leggi il nostro articolo sul Fondo Forestale Italiano per scoprire di più su questa onlus che ha come scopo il rimboschimento del territorio italiano

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Copertina del libro “Terra e dissenso. Voci in movimento” di Matthias Canapini, disponibile sul nostro store IBS