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Abbiamo chiesto all’amico Matthias Canapini se voleva scrivere un articolo per L’EcoPost, lui che viaggiando ha visto angoli di mondo differenti, ognuno con le proprie specificità, ognuno con un rapporto col territorio a suo modo unico. La sua scelta è però ricaduta su luoghi prossimi, sia fisicamente che concettualmente, ai lettori di L’EcoPost, prevalentemente residenti in Italia. Terre e Dissenso è un viaggio, personale ancor prima che letterario, alla ricerca di quelle comunità che non vogliono cedere allo stravolgimento – imposto dall’alto – del territorio in cui vivono. Di Matthias si può dire che sia uno specialista nello stabilire una connessione con chiunque incontri sul proprio cammino.

L’intento da cui è nato Terre e Dissenso

Nel 2016 intrapresi un viaggio dalla Valsusa al Salento per conoscere alcuni dei movimenti popolari (o comitati cittadini) che si oppongono alle cosiddette “grandi opere”. Linee ferroviarie, gasdotti, discariche, basi militari. Impianti dannosi a livello ambientale, imposti dall’alto, spesso inutili.

Per circa cinque anni cercai risposte alle seguenti domande: quali sono i nomi, i volti e le storie di chi anima la resistenza civile? Cosa succede quando si mettono a confronto progresso, quotidianità e tradizione? E soprattutto, qual è il rapporto con la natura e come si sviluppa la salvaguardia del proprio ecosistema? 

La comunità

Si inizia manifestando spontaneamente per evitare la devastazione del territorio. Si finisce per riscoprirsi comunità, riunendosi attorno al fuoco e trovando nel dialogo una forza quasi rivoluzionaria, capace di far condividere incertezze, dissensi e prospettive. Ma a volte la comunità si disgrega, il movimento vacilla, abbattuto da multe, divieti, militarizzazione dell’area. Come raccontò Giuliana, un’attivista del movimento No Muos conosciuta in piazza Università a Catania:

“A volte non si rientrava nemmeno a casa. Con il passare del tempo ci sentivamo degli estranei in paese. Il presidio prendeva forma: tende, tendoni, capanne, recinto, orticello, caffè caldo, pane di ieri, frigorifero rotto, cani in cerca di cibo. C’era sempre tanta gente – ancor di più di sera – e spesso arrivava anche da lontano: si apriva il vino, il fuoco era sempre acceso. Sì ascoltavano storie di vite meravigliose. Le assemblee erano interminabili, esasperate, chiassose. Qualcuno cercava di prendere appunti, qualcuno andava via, qualcun’altro voleva prendersi a pugni. Alla fine erano le reazioni di pancia a decidere per tutti noi e per lungo tempo era la spontaneità a guidarci senza pensare alle conseguenze”.

I volti

I nomi e le storie che caratterizzano il dissenso alle grandi opere sono infinite. Come non ricordare Nicoletta, 71 anni, valsusina. C’era un tempo in cui la donna camminava libera in Val Clarea, raccogliendo funghi, odorando violette e salutando con rispetto i castagni centenari. “Prima che costruissero l’autostrada, il traforo ed il cantiere TAV, la Clarea era vergine e magnifica. Il danno è stato immediato. Parte del torrente ora è inglobato dal cantiere, i narcisi sono scomparsi da anni. I castagni sradicati. Tutto è stato soppiantato da muri, reti metalliche, filo spinato. Una prigione a cielo aperto per il profitto di pochi. La rabbia è così grande che piangere pare poco. Il cantiere sta portando un disequilibrio notevole nel regno animale, ma crediamo che cervi e gufi, marmotte e falchi siano più forti dei loro interessi. Essere No Tav significa essere contro le ingiustizie, battersi per un mondo migliore”.

Matthias Canapini - Terra e Dissenso
Terra e Dissenso: cantiere aperto in Valsusa.

E Maria Teresa, conosciuta migliaia di chilometri più a sud, nel profondo Salento? Pianse quel giorno che gli operai capitozzarono gli ulivi secolari per far spazio al gasdotto TAP proveniente da oltre mare. “Mio padre Cosimo, rimasto cieco per lo scoppio di una mina nel 1944, vagava per le campagne in solitaria, orientandosi con gli ulivi oggi scomparsi. Come posso non difendere questa terra quando ogni pietra parla della mia famiglia?” raccontò tra la polvere alzata dalle ruspe.

Ulivi Salento
Terra e Dissenso: la protesta in difesa degli ulivi in Salento.

Nel 2013, a Niscemi, dopo l’occupazione storica delle antenne Muos, Elvira stette male per via delle radiazioni “ingerite”. Vomito e mal di testa la tormentarono per circa due settimane. “Prima era tutto un bosco! Ora è un bosco di antenne. Tante querce secolari le hanno fatte sparire con la dinamite, per far spazio a ciò che vedi: parabole, inferriate, luci al neon. Tutto questa distesa di terra deturpata è all’interno della contrada Ulmo, in origine protetta e salvaguardata” mi disse, un giorno estivo come tanti.

Infine Lucia, intercettata durante la commemorazione per le vittime del Vajont. “La Storia di questa diga – disse indicando il blocco curvo di cemento – potrebbe insegnare tanto, se tutti imparassero ad ascoltare. Il senso di questo presidio è fare memoria ed educare le nuove generazioni alla consapevolezza che non si deve credere che il male non esista. È un grande successo ogni volta che qualcuno in più sa. Quando qualcuno non si gira dall’altra parte e preferisce credere che certe cose non possano succedere. E che i morti del Vajont li ha fatti la natura”.

Matthias Canapini - Vajont
Terra e Dissenso: in memoria dei morti del Vajont.

L’invito

Decisi di tornare nei luoghi elencati più volte. Chiomonte, Lecce, Venezia, Erto, Niscemi. Evitai volutamente grandi manifestazioni o scontri, e tentai comunque di stringere amicizia con montanari taciturni e pescatori estroversi. I locali, additati come facinorosi, violenti e sovversivi non diventarono altro che legittimi difensori delle proprie montagne, dei propri mari. Riportare a galla le quotidianità stravolte da opere simili, riaccese con la fiamma del dissenso popolare, fu il collante per lande tanto differenti.

Rimane l’invito di farsi una scampagnata sulle pendici del Roccia Melone per visitare poi il presidio-roccaforte di Venaus. O farsi un bagno nelle acque azzurre di San Foca e mangiare una focaccia presso il presidio di San Basilio. Troverete Marco, studente liceale. Bruno, pensionato. Gianmarco, operaio edile. Daniele, apicoltore. Sabrina, disoccupata. Il popolo. 

Siamo inglobati in un sistema che ci intontisce, lasciandoci in uno stato di subbuglio mentale col preciso scopo di non farci notare che una marmaglia di “potenti” sta divorando il mondo. Dietro conflitti armati, bandiere e orde di profughi c’è spesso quel raccapricciante accaparramento delle ultime risorse planetarie. Ultimamente siamo così anestetizzati e lontani dalla natura, asfissiati dalla tecnologia, da non fiutare più il pericolo. Guerre e cemento, veleni e povertà. Siamo pieni di speranze e paure ma ancora incapaci di sentire l’urlo boccheggiante della natura ridotta a colabrodo dal denaro.

Questo articolo è dedicato a tutti e tutte coloro che siederanno ancora attorno al fuoco.

Leggi il nostro articolo di recensione del libro Realismo Capitalista in riferimento al sistema nel quale viviamo e al suo rapporto con la natura

Matthias, intervistato a Fano (PU), dalla Radiotelevisione Svizzera

Leggi il nostro articolo sul Fondo Forestale Italiano per scoprire di più su questa onlus che ha come scopo il rimboschimento del territorio italiano

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Copertina del libro “Terra e dissenso. Voci in movimento” di Matthias Canapini, disponibile sul nostro store IBS

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