“A chi donerebbe dei soldi, alla Cattedrale di Notre Dame o all’Amazzonia?” “Alla Cattedrale di Notre Dame”. No, non e’ un estratto di un’intervista a un passante casuale, magari disinformato o non particolarmente interessato alle politiche ambientali, o alla politica in generale. Lo ha affermato il sindaco di Madrid in persona, José Luis Martínez-Almeida, durante un programma televisivo locale. E, come se non bastasse, la domanda gli e’ stata posta dai bambini i quali, dopo la sua risposta, son rimasti attoniti. Hanno infatti imemediatamente chiesto il perche’, con facce sorprese, e la risposta di Martínez-Almeida e’ stata: “perche’ e’ uno dei simboli dell’Europa, e noi siamo in Europa”.
L’Amazzonia e’ piu’ importante di una chiesa
A redarguirlo ci ha pensato un rappresentante del Movimento Indiano d’America Mario Agreda. Lo ha infatti approcciato durante la Cop25 del 3 dicembre dicendogli: “l’Amazzonia è più importante di una chiesa. Te lo dico dal profondo del mio cuore”. E ha aggiunto: “i bambini e i giovani dovranno respirare in futuro”.
Sia la Foresta Amazzonica sia la Cattedrale di Notre Dame qust’anno hanno subito gravi danni a causa degli incendi. Gia’ questa frase, pero’, appare un po’ stridente. Non e’ possibile infatti, a causa dell’enorme differenza, mettere questi misfatti sullo stesso piano. La domanda e’ comunque legittima se posta da bambini, che non riconoscono la prospettiva dei due casi. Toccava al sindaco Martínez-Almeida far capire loro che quella domanda non sarebbe nemmeno da prendere in considerazione, essendo le foreste un elemento naturale senza il quale l’intera umanita’ non esisterebbe e, quindi, nemmemo la Cattedrale di Notre Dame. Ma questo non e’ successo. Il sindaco ha dato invece loro la risposta piu’ sbagliata possibile.
Il ruolo della foresta pluviale
La Foresta Amazzonica, e le foreste in generale, sono importanti per molti e diversi motivi. Per esempio, svolge un ruolo fondamentale nella regolazione dei cicli mondiali di ossigeno e carbonio. Produce infatti circa il sei percento dell’ossigeno del mondo assorbe tempestivamente grandi quantità di anidride carbonica dall’atmosfera. Gli animali che le abitano, contribuiscono con gli avanzi di cibo, le feci, e lecarcasse a stimolare la crescita dei microbi nel suolo, che inquesto modo conservano meglio il carbonio invece di rilasciarlo nell’atmosfera. Ma quando gli alberi vengono bruciati, una grandissima quantita’ di carbonio viene rilasciata nell’atmosfera, oltre che impedire agli alberi di svolgere la loro funzione di purificare l’aria. Ricerche recenti hanno fatto notare come le grandi foreste potrebbero nei fatti emettere più anidride carbonica di quanto non stiano assorbendo.
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L’inquinamento atmosferico e’ la causa principale dei cambiamenti climatici. Proprio ieri alla COP 25 si e’ parlato di quanto il riscaldamento globale incida sui problemi di salute. L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha presentato l’indagine globale “Salute e cambiamenti climatici“. L’istituzione stima che, se le misure previste dall’accordo di Parigi fossero state attuate, si potrebbero evitare oltre un milione di decessi all’anno. Inoltre, sempre secondo l’OMS, i rischi ambientali legati ai cambiamenti climatici, causano 12 milioni di morti ogni anno e i dati stanno solo che peggiorando.
I primi dieci mesi del 2019 sono stati in media 1,1 °C più caldi rispetto ai livelli preindustriali e questo decennio e’ stato il più caldo mai registrato. Anche gli oceani del mondo hanno visto il loro picco di temperature nel 2019, almeno da quando sono iniziate le registrazioni negli anni ’50. La quantità di ghiaccio nelle regioni dell’Artico e dell’Antartico è scesa a minimi storici nell’era post-industriale. Il livello minimo di ghiaccio nell’Artico nel settembre di quest’anno e’ stato il secondo più basso mai registrato.
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La Cop25 e le possibili soluzioni
Durante gli incontri di ieri il focus e’ stato sul modo in cui i governi possano ridurre le emissioni. Nel Programma ambientale delle Nazioni Unite si legge che le emissioni devono diminuire del 7,6% ogni anno affinche’ l’aumento della temperatura media della superifcie non superi 1,5°C , ovvero l’obiettivo ambizioso previsto dall’accordo di Parigi . Ma, se emissioni restano le stesse dei livelli attuali, il mondo si riscalderà di 3,2°C entro il 2100 – il che e’ notevolmente superiore alla temperatura con la quale andremo incontro a una catastrofe climatica.
La speranza e’ che la Cop25 sia utile. Intanto, non fosse stato per questo evento, Mario Agreda non avrebbe forse incontrato il sindaco di Madrid e quest’ultimo non avrebbe cambiato opinione. O ameno questo e’ quello che si puo’ dedurre dall’abbraccio che i due si sono scambiati dopo la loro conversazione. La Cop25, quindi, sta gia’ producendo qualche piccolo frutto.
