WWF e Jova Beach Party: una collaborazione rivedibile

Jovanotti e WWF

Il WWF è un’icona, se non l’icona per eccellenza, della difesa della natura. Ma questo non la rende infallibile. Spesso anche i migliori intenti possono provocare i risultati più imprevisti e indesiderati. Questo sembrerebbe essere il caso della collaborazione tra Jovanotti e il WWF in occasione del Jova Beach Party.

Il WWF Italia ha infatti deciso di fiancheggiare l’amatissimo artista italiano in questo tour estivo in alcune delle più belle spiagge italiane, con l’idea di sfruttare la popolarità del Jovanotti come strumento di sensibilizzazione e promozione di una cultura amica dell’ambiente. Scontato dunque che siano state prese tutte le precauzioni del caso per assicurare l’assenza di incidenza sull’ambiente costiero interessato, così come lascia intendere il WWF stesso che garantisce di avere chiesto “misure di tutela chiare e puntuali”.

Fratino: emblema di resistenza ostinata

A questo punto entra in gioco un altro protagonista: il fratino. Il fratino è più di un semplice uccello, il fratino è l’emblema di una natura agguerrita e intransigente, che non è disposta a rinunciare alla propria indole. La peculiarità di questo animale è infatti il luogo di nidificazione: le spiagge sabbiose, nelle quali depone, feconda e cova le proprie uova e accudisce i propri piccoli per le prime settimane, fino a quando non sono pronti a spiccare il volo.

Questo piccolo trampoliere non è raro da avvistare in Italia. Però il numero di esemplari svernanti è diminuito di circa la metà negli ultimi decenni. Il fratino è indice di una spiaggia e di un ambiente marino ben conservati e correttamente tutelati. Questo limicolo è anche al centro di campagne del WWF, come testimonia la Rete Fratino del WWF Italia nata lo scorso anno.

Le complicazioni: Ladispoli, Vasto, Lido degli Estensi

Già lo scorso dicembre 2018 è stata annullata una tappa del tour, quella di Ladispoli (Roma), a causa del passo indietro da parte delle associazioni ambientaliste della zona, dopo le criticità emerse. Cosa che non è andata giù a Cherubini, che non ha voluto risparmiarsi sui social media dando dei “leggeri” agli ambientalisti e dicendo che seguono “logiche misteriose”. Non proprio l’atteggiamento di chi è disposto a mettersi in secondo piano pur di rispettare l’ambiente.

Il post di Trident (società che organizza i concerti del cantante) che dichiara l’annullamento della data e a lato il commento di Jovanotti.

Ma quello che fino a pochi giorni fa era un caso isolato, ora non lo è più. Anche le tappe di Vasto (Chieti) e di Lido degli Estensi (Ferrara) hanno rilevato e svelato delle problematiche di carattere ecologico. Infatti i lavori appena iniziati a Vasto mettono a repentaglio l’habitat e quindi la sopravvivenza e la riproduzione dei fratini nelle rispettive località. Lavori che tra l’altro non erano stati accordati con l’organizzazione del Jova Beach Party e che hanno così costretto il WWF ha presentare una diffida al Comune di Vasto.

Similare la situazione in provincia di Ferrara, come ricordato dall’Associazione Naturalisti Ferraresi, che nel recente numero di giugno di Natura e Società della Federazione Nazionale Pro Natura ha elencato i numerosi punti che portano alla necessaria opposizione all’evento.

Ne vale veramente la pena?

Il fatto è che tra tutti gli ecosistemi intaccati dall’uomo, le spiagge sono di gran lunga quello più snaturato e antropizzato. La domanda che ne consegue è quanto sensata sia realmente questa operazione di marketing che altro non fa che adibire zone protette e dal fragile equilibrio a location per eventi di massa (a pagamento) con musica ad altissimo volume per un’intera giornata (più precedenti e successivi lavori).

Quali si prevedono essere i risultati effettivi in termini di consapevolezza ambientale e di cambiamenti di stile di vita nel maggiore rispetto dell’ambiente? Difficile a dirsi, ma è immaginabile che il rischio non valga la candela. Non si può fare marketing sulla pelle di fratini e tartarughe o della natura in generale.

Inoltre, l’obiettivo di sensibilizzazione sembra essere legato più all’evento stesso che non a una campagna di ampia portata e dagli effetti duraturi, basti guardare il video di presentazione del Jova Beach Party estate 2019 (che già dal nome non ha nulla che richiami la salvaguardia dell’ambiente) ad opera di Jovanotti stesso.

Video di presentazione del Jova Beach Party. Quale rilevanza ha l’ambiente in tutto ciò?

Come ricordano gli ambientalisti ferraresi: i premi e i riconoscimenti delle aree protette non sono estemporanei, ma vanno (ri)guadagnati giorno dopo giorno. L’era del compromesso a discapito della natura deve giungere al termine.

Frutta e verdura di stagione: cosa comprare a giugno

Nuovo mese, nuova frutta e verdura di stagione. Per una spesa più sostenibile e naturale.

Verdura di stagione per il mese di giugno

frutta e verdura di stagione

Verdura di stagione di giugno, le novità

  • Cetriolo: ricchi di acqua, vitamine (B6, C, K), sali minerali (magnesio e potassio) e fibre. Hanno proprietà rinfrescanti, diuretiche, depurative e antigottose.
  • Fagiolini: hanno un’elevatissima quantità di acqua (circa il 90%). Sono ricchi di fibre, sali minerali, vitamina A e C. I fagiolini vantano proprietà diuretiche e rinfrescanti dell’apparato gastro-intestinale, oltre che rimineralizzanti. Sono un ottimo alleato in caso di stitichezza.
  • Sedano: vanta un bassissimo contenuto calorico poiché è ricchissimo di acqua. Rappresenta una fonte di sali minerali, quali ferro, manganese e potassio, oltre ad essere ricco di antiossidanti (vitamina A, C ed E).

Verdura di stagione di giugno, ma anche di fine maggio

  • Zucchine: hanno un elevato contenuto di acqua e pertanto sono diuretiche e molto digeribili. Il colesterolo è assente. Contiene vitamina C, A e acido folico. Contengono sali minerali, sopratutto potassio e manganese.
  • Ravanello: contiene vitamina C, vitamine del gruppo B e sali minerali. Rilassa il sistema muscolare e aiuta contro le affezioni polmonari. Ha proprietà antisettiche e antibatteriche. Depura i reni, stimola la digestione e ha proprietà lassative.
  • Fave: sono ricche di proteine e fibre vegetali, che abbassano il colesterolo, e sono povere di gassi. Contengono ferro, sali minerali, vitamina B1 e vitamina A, importante per la salute della pelle. Da evitare se si soffre di favismo.
  • Asparagi: hanno proprietà diuretiche e contengono fibre, pertanto sono consigliati in caso di stipsi. I grassi sono quasi nulli. Contengono molti sali minerali come il potassio e sono un’ottima fonte di vitamina C, vitamina A e alcune vitamine del gruppo B.
  • Piselli: legumi contenenti una modesta quantità di proteine. Presentano moltissimo acido folico, vitamina indispensabile per il bene del feto e per prevenire patologie cardiovascolari. I piselli sono ricchi di vitamina C e di sali minerali.
  • Patate: ricche di glucidi, vitamine del gruppo B, vitamina C, potassio e oligominerali (rame, ferro, cromo e magnesio).
  • Lenticchie: legumi ricchi di proteine, fibre, ferro, magnesio e potassio. Sono molto nutrienti ed energetiche, hanno proprietà antiossidanti e aiutano la concentrazione e la memoria.
  • Erba Cipollina: contiene vitamina C e vitamine del gruppo B. Ha un’alta presenza di calcio, magnesio, ferro e fibre.
  • Cece: legume ad alto contenuto proteico e di acidi grassi insaturi come Omega 6. Contengono anche fibre, vitamine del gruppo B e minerali.
  • Carota: ricca in vitamina A e carotene, molto importanti per la salute della pelle. Ha una buona presenza di sali minerali, vitamine del gruppo B, D ed E.
  • Rucola: presenta vitamina C, potassio, fosforo e ferro. Favorisce la digestione ed è benefica per il fegato.
  • Basilico: ricco di vitamina k manganese. È un’ottima fonte di rame e vitamina C, oltre che di calcio, ferro, acido folico e acidi grassi omega 3. Aiuta a proteggere la struttura delle cellule e ha proprietà antibatteriche.
  • Prezzemolo: è ricchissimo di vitamine C, A, K, acido folico e altre vitamine del gruppo B. Presenta anche minerali tra cui potassio, calcio e ferro. Aiuta a depurare l’organismo e a tenere sotto controllo la glicemia.
  • Indivia: ricca di principi attivi è un alimento diuretico e ha un effetto depurativo e disintossicante
  • Cicoria: ricca di principi attivi è un alimento diuretico e ha un effetto depurativo e disintossicante.
  • Bietola: contiene fibre, vitamine e sali minerali come potassio e ferro.
  • Finocchio: è composto principalmente d’acqua, presenta minerali come il potassio e contiene vitamina A, C e alcune del gruppo B. Aiuta nella digestione, riduce il gonfiore e ha proprietà antinfiammatorie.
  • Spinaci: sono ricchissimi di ferro, il cui assorbimento è favorito dalla vitamina C. Presenta anche carotenoidi (pro-vitamina A) e vitamina E. Hanno proprietà antiossidanti e hanno un’azione benefica sulla salute degli occhi.
  • Aglio: ha effetti positivi sull’apparato circolatorio. Aiuta a ridurre il colesterolo e a regolare la pressione.
  • Porro: ha proprietà diuretiche e lassative grazie all’alta presenza di fibre e contiene pochissimi grassi.
  • Lattuga: ha un elevato contenuto di fibre e di vitamine (C, B2 ed E). Contiene potassio, il che rende la lattuga una buona alleata per gli sportivi.
  • Cipolla: l’alta componente di acqua la rende diuretica, la piccola parte di fruttosio la rende un alimento energetico. I solforati e i flavonoidi le conferiscono proprietà antitumorali, specialmente per colon, stomaco e prostata.

A mese inoltrato sarà possibile gustare anche i primi pomodori, le prime melanzane e i primi peperoni.

Frutta di stagione per il mese di giugno

frutta e verdura di stagione

Frutta di stagione di giugno, le novità

  • Prugne: contengono buone quantità di vitamina C e vitamina K (antiemorragica), ma anche di sali minerali quali potassio, magnesio e manganese. Le prugne sono ricchissime di fibre, per questo sono note per la loro eccellente azione lassativa.
  • Susine: anche queste contengono molta acqua e fibre, utili contro la stipsi. Le susine svolgono anche un’importante funzione antiossidante. Sono anche ricche di sali minerali, sopratutto il potassio.
  • Fichi: contengono una cospicua quantità di carboidrati (11%), circa il 2% di fibre, l’1% di proteine e pochissimi grassi (0,2%). Sono un concentrato di sali minerali, ma anche di vitamine antiossidanti.
  • Frutti di bosco: contengono acqua e fibre in abbondanza, e apportano un quantitativo di zuccheri (fruttosio) di media entità. Contengono vitamine, antiossidanti e sali minerali. Sono utili nella moderazione dell’ipercolesterolemia.

Frutta di stagione di giugno, ma che si trova anche a fine maggio

  • Albicocche: le albicocche fresche sono ricche di acqua, vitamine (A e C), sali minerali (potassio) e fibre.
  • Ciliegie: le ciliegie sono ricche di vitamina C e A che proteggono la vista e rafforzano le difese immunitarie. Contengono acido folico, calcio, potassio, magnesio, sostanze importanti per la lotta ai radicali liberi. Sono depurative, disintossicanti, diuretiche e aiutano a prevenire l’arteriosclerosi e l’invecchiamento cellulare.
  • Fragole: contengono sali minerali come potassio e magnesio, ma anche vitamina C che conferiscono proprietà antiossidanti. Hanno poi proprietà antinfiammatorie e antivirali.
  • Mele: ha un’alta concentrazione di fibre, il colesterolo è assente. Contiene vitamina C e potassio. La sua fermentazione da parte della flora batterica intestinale può avere un effetto protettivo sullo sviluppo del cancro al colon.
  • Pere: contengono vitamine e sali minerali (potassio) e hanno un alto contenuto di fibre, per questo sono molto sazianti. Modulano l’assorbimento intestinale dei lipidi e prevengono i disturbi dell’intestino crasso.
  • Pesche: contengono sali minerali quali potassio, magnesio e fosforo e vitamine (C, E, B3). Presenta anche antiossidanti quali il beta-carotene, ha proprietà antiossidanti, anti-tumorali e riduce la pressione arteriosa.

Il modo più sostenibile di consumare prodotti è quello di conoscerne l’esatta provenienza. Sarebbe ancora meglio acquistarli direttamente dai produttori, nei mercati a chilometro zero, per essere sicuri di acquistare frutta e verdura di stagione.

Potrebbero esserci delle variazioni in base alle regioni di coltivazione. Per ogni dubbio sulla frutta e verdura di stagione rivolgersi al contadino di fiducia.

Milano: oggi e domani birra gratis, si paga con la plastica

corona

Chiunque inserisce nella Plastic machine una bottiglia di plastica riceverà un coupon per una Corona gratis. I bar che hanno aderito sono Elita Bar, Mag Cafè, Sugar e Ugo.

Un’onda di plastica riciclata

Con questa iniziativa il noto marchio di birra insieme a Parley ha lanciato una campagna di sensibilizzazione contro il consumo di plastica usa e getta. La macchina si trova a Milano in Ripa di Porta Ticinese 43. L’installazione più importante, però, consiste in un’onda imponente composta da quindici metri cubi di materiale riciclato per un peso di circa 220 chilogrammi, con oltre 12000 bottigliette e bicchieri. Questi sono stati riciclati per evitare che finissero nelle discariche o, peggio, negli oceani.

Questa onda è stata costruita come se stesse per riversarsi sul marciapiede dove centinaia di persone ogni giorno si godono la movida milanese, spesso senza pensare che le loro piccole azioni, come l’acquisto di una bottiglietta di plastica, possono avere gravi conseguenze sull’ambiente circostante. A differenza della “plastic machine”, che cesserà di erogare coupon domani 9 giugno, l’onda rimarrà installata fino al 16 giugno. Continuerà poi il suo percorso in altre località italiane, seguendo le orme del Jova Beach Party, il tour delle spiagge organizzato da Jovanotti previsto per questa estate.

Con la speranza che le persone non approfittino dell’iniziativa per comprare più bottigliette e avere una birra gratuita, la sensibilizzazione ambientale è sempre un buon gesto da parte di grandi aziende multinazionali quali Corona e personaggi famosi e influenti come Jovanotti.

Struccarsi soltanto con acqua. Grazie, FaceHalo

Ebbene sì, ho trovato un prodotto che ha rivoluzionato il modo di struccarmi e che non è ancora molto conosciuto. Forse mi direte che ho scoperto l’acqua calda, ma io non credo. Sto usando FaceHalo da qualche mese ormai e per me che non indosso moltissimo trucco è stata la svolta. Si tratta di un dischetto in microfibra poco più grande di quelli in cotone cui siamo abituati. Le fibre però sono particolari, poiché sono 100 volte più fini di un capello e in quanto tali riescono a intrappolare il trucco sul disco e far sì che non ritorni sulla pelle durante la seconda passata. E dopo una o due passate sulla pelle il trucco sarà svanito nel nulla. Qual è però il beneficio ambientale di questo ennesimo, super tecnologico dischetto struccante?

Prima di tutto, le microfibre si attivano soltanto con un po’ di acqua, calda o fredda. Nulla di più. Nessun prodotto, olio, gel detergente o acqua micellare. Soltanto acqua. In più il disco è riutilizzabile, in quanto si può lavare più di 200 volte senza che perda la propria efficacia. Dopo aver tolto un trucco leggero basta lavare FaceHalo con un po’ d’acqua calda e del sapone di Marsiglia. Per quello più pesante, invece, dopo un passaggio in lavatrice FaceHalo tornerà come nuovo.

Ogni disco costa intorno ai 7 euro e dura circa 3 mesi se utilizzato ogni giorno. L’unica pecca è che in Italia ancora non è arrivato ed è acquistabile solo on-line. Come sappiamo, però, acquistare on-line non è del tutto environment-friendly e anche il costo di spedizione può diventare importante. Personalmente mi sono fatta portare FaceHalo da un amico che vive a Londra, visto che al momento è distribuito solo nel Regno Unito, negli Stati Uniti, in Australia, in Nuova Zelanda, in Corea, nell’Irlanda del Nord, in Qatar e a Hong Kong. Forse anche in qualche grande centro commerciale in Europa (qui la lista dei punti vendita). Esistono dei dischi struccanti simili di marche italiane, come Blueeco e Lamazuna, ma non li ho provati quindi non so con certezza se siano efficaci al pari di FaceHalo oppure no.

Complice l’influenza di Internet come YouTube e social media, ero arrivata ad utilizzare una quantità di prodotti esorbitante per potermi struccare alla perfezione. Il bifasico per gli occhi, il latte detergente per il viso, il gel detergente per il risciacquo e lo scrub per togliere i residui. Quattro prodotti, quindi quattro contenitori diversi e quattro rifiuti plastici in più ogni mese. E anche il portafogli non era felice. Nella speranza di trovare prodotti che fossero il più naturale possibile, con meno ingredienti possibili, stavo cominciando a spendere un patrimonio. Il tutto per un’operazione che ora mi richiede solo dell’acqua calda. Più naturale di così…

Tilos, la prima isola verde del Mediterraneo

Tilos, in Grecia, è la prima isola che si affida completamente alle energie rinnovabili. Grazie ai fondi istituiti dal programma europeo Horizon 2020, 13 milioni di euro per l’esattezza, ha realizzato il progetto che comprendeva: l’installazione di una pala eolica e una serie di pannelli fotovoltaici. Questo impianto permette all’isola di produrre il fabbisogno energetico di cui necessita, e anche nel modo più pulito possibile per l’ambiente. Questa perla del Dodecaneso dipendeva, fino al 2018, dalla vicina isola di Kos che la riforniva tramite una rete energetica sottomarina. Durante le intemperie, e non solo, erano frequenti i blackout. Questi duravano diverse ore, perfino 70 ore consecutive. Invece, grazie a questo nuovo sistema che la rende autosufficiente, può anche esportare l’energia in eccedenza.

isola verde

I numeri del progetto

Sull’isola sono stati installati circa 590 pannelli fotovoltaici e una pala eolica, da queste risorse rinnovabili si ricavano 800 kilowatt prodotti dal vento e 160 kw arrivano dai raggi solari. Una batteria ed un sistema di gestione intelligente dell’energia consentono di regolare al meglio i consumi. I picchi massimi del consumo giornaliero si verificano nei mesi estivi, e la cifra si aggira intorno ai 1000 kw, ovvero la quantità di energia totale prodotta dall’impianto. Per i circa 300 abitanti di Tilos quest’opera è sicuramente un vantaggio che ha messo fine ai problemi di carenza energetica del passato, anche i circa 31 mila turisti che visitano l’isola nei mesi estivi potranno godersi un confortevole soggiorno. Infine, si ha un minor impatto ambientale di 500 tonnellate di carburante l’anno, grazie a questi nuovi impianti di energia pulita.

Flora, fauna e diritti umani

L’isola è quasi interamente una riserva naturale che accoglie più di 150 specie di uccelli, molte di queste a rischio estinzione. È una meta turistica molto apprezzata dagli ornitologi, e anche per gli amanti della natura poiché sul territorio sono presenti 650 varietà di piante. In più, dal 1993 è abolita la caccia e nel 2008 si è svolto il primo matrimonio omosessuale della Grecia. L’isola apre le sue porte anche ai rifugiati, grazie alla sua collaborazione con le ONG SolidarityNow e UNHCR, con programmi di integrazione.

Insomma, Tilos è un’isola che si presenta al passo coi tempi e che fa delle sfide odierne della società una solida realtà su cui già poggiarsi, e come afferma la sindaca Maria Kamma: “If we can do it, anyone can.”

Lo spreco alle stelle sul volo Milano-New York

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Tanti piccoli amebi senza nome né capacità motorie, numerati e divisi in scompartimenti non meno angusti di un banco di scuola elementare, quando ci torniamo da adulti. Sono loro, i passeggeri del volo Milano-New York. E oltre all’inquinamento dovuto alle emissioni di quell’aereo, che è un altro grande problema della società globalizzata e del quale mi ritengo io stessa complice, ognuno di loro produce in nove ore molti più rifiuti plastici di quelli prodotti nello stesso tempo in un giorno qualunque. Voi direte che quel volo è un’eccezione, nessuno lo fa tutti i giorni. Ma il rapporto Enac (Ente Nazionale per l’Aviazione civile) sul traffico aereo italiano del 2017, dimostra che prendere l’aereo è ormai tutt’altro che raro. I passeggeri dei voli che collegano Malpensa a New York nel 2017 sono stati circa 687mila. Di questi, 300mila utilizzano la compagnia in questione. E l‘esperienza che ognuno di loro vivrà è la seguente.

Comincia l’avventura

Poco dopo il decollo le hostess iniziano il loro frenetico pendolarismo per i corridoi, trasportando il carrello al quale i passeggeri anelano come uccellini denutriti. Ci chiedono se vogliamo qualcosa da bere, io prendo dell’acqua naturale. Non bevevo da prima di entrare in aeroporto e la velocità con cui ho terminato l’acqua contenuta in quell’enorme bicchiere di plastica ne è stata la dimostrazione. Trascorrono pochi minuti, resi ancor meno percepibili dall’inizio di uno dei tanti film del catalogo e le hostess passano ancora, questa volta per distribuire un pacchetto di plastica con all’interno una sorta di tristissimo aperitivo. Ancora pochi minuti e le gentili e velocissime hostess iniziano la loro terza missione: ritirare i bicchieri e i pacchetti vuoti. Li prendono meccanicamente direttamente dal tavolino, spesso senza lasciarci il tempo di farlo noi. Buttano tutto in un sacchetto di un anonimo e preoccupante colore azzurro. Sarà il sacchetto della plastica?

Si mangia!

Finalmente si diffonde in tutto l’aereo odore di cibo. Le hostess ci servono con la solita celerità, che a quel punto mi sembra un po’ inutile viste le 8 ore di volo che ci attendono, ma che comunque apprezzo. Almeno finché non mi arriva il vassoio – l’unica cosa non usa e getta di tutto il kit. La portata principale è servita nella plastica, le posate di plastica sono confezionate nella plastica insieme a un tovagliolo di carta che rimarrà intonso. Sul vassoio è infatti presente anche un tovagliolo sfuso, più spesso e grande di quello minuscolo nelle posate. Troviamo anche un altro contenitore di plastica con dell’insalata scondita (i condimenti si trovano in altre bustine di plastica). Poi un panino freddo e molliccio, confezionato, nemmeno da dire, nella plastica, proprio come il dolce. Per completare il tutto, due alimenti di cui nessuno può fare a meno, entrambi impacchettati in materiale alluminioso: un formaggino molle tipo “Mio” e un panettino di burro, quest’ultimo inutilizzato dal cento percento dei campioni della mia veloce indagine sui vassoi dei vicini. Infine dei cracker in un sacchetto di plastica, giusto per darci un solo valido motivo per mangiare il formaggino. E ovviamente lei, la regina del PET, l’immancabile bottiglietta d’acqua, messa lì con il solo scopo di affollare corridoi e bagni nelle ore successive Ci avevano già dato da bere prima del pasto e nei voli lunghi l’acqua è ad accesso illimitato.

Differenziata no grazie

Finisco il mio piatto dal gusto opinabile, non apro nemmeno il panino, né il dolce, né, appunto, il burro. Continuo a guardare il mio film finché le hostess ripassano per raccogliere i rifiuti. I vassoi ci vengono presi con foga dal tavolino e svuotati con l’intero contenuto in quell’unico sacchetto azzurro di prima. Gli avanzi, ancora impacchettati, declassati nel giro di dieci minuti da pasto a rifiuto, rei soltanto di aver transitato sul vassoio del pranzo. Quando se ne vanno mi rendo conto di aver nascosto la bottiglietta sotto la coperta, perché il mostro azzurro non avrebbe atteso l’espletazione delle mie capacità oratorie e motorie. No, i suoi tentacoli si sarebbero allungati e in meno di un secondo me l’avrebbe sottratta ancora mezza piena.

Snack time

A metà viaggio, infreddolita e non assonnata vado a prendere un tè caldo, che viene servito in un bicchiere che sembra essere carta, o comunque materiale biodegradabile. La plastica, presumo, si sarebbe fusa. Torno a sedermi un po’ più sollevata, fino all’ennesimo passaggio veloce e inesorabile delle hostess che ci danno del gelato, duro come il marmo ma abbastanza buono e contenuto nel cartone. La plastica, questa volta, solo per il cucchiaino. Ritirano tutto, buttano tutto insieme. Un’ora dopo ci richiedono cosa vogliamo da bere. Questa volta mi trattengo, nonostante la secchezza dell’aria e il freddo che mi ha tappato il naso e prosciugato la bocca. All’arrivo manca poco più di un’ora e le hostess fremono, servono veloci, quasi corrono nei corridoi per soddisfare i bisogni di tutti. Ancora cibo, ancora uno snack in una scatola, ancora di cartone. Io avevo già deciso di non prendere nulla, soprattutto per la bassa qualità dei prodotti, cosa che mi viene confermata da chi, quello snack, lo mangia. Infine, ancora il passaggio dell’onnivoro sacchetto azzurro.

Facciamo i conti

Facendo una veloce stima sono circa dieci gli oggetti di plastica usati da un passeggero in nove ore. L’aereo di quella compagnia ne contiene ottocento. Sono quindi ottomila gli oggetti di plastica usati, buttati, e probabilmente non riciclati soltanto in un volo. In un anno da Malpensa partono 175 mila voli, 22 milioni i passeggeri stimati. Proviamo ad immaginare, in tutto il mondo, quanti rifiuti vengono prodotti inutilmente, solo perché siamo in viaggio e “almeno in viaggio” non abbiamo voglia di badare allo spreco, o alla raccolta differenziata.

Milioni di re e regine

Veramente abbiamo così bisogno di queste comodità, neanche fossimo reali del cinquecento? Veramente non siamo in grado di tenerci il nostro bicchiere (anche di plastica, ve lo concedo) dall’inizio alla fine del viaggio? Se cade, se si rompe, se siamo particolarmente viziati da non volere questo peso immane tra le mani allora ne chiederemo un altro, ma soltanto se lo vogliamo noi. Invece noi, su quell’aereo, non valiamo niente. Non abbiamo facoltà di decidere dove, quando, se buttare i nostri rifiuti. Almeno servissero a qualcosa, questi agi! L’esperienza, anche secondo persone che non disprezzano quanto me l’utilizzo sconsiderato di plastica, è stata comunque pessima.

Veramente abbiamo bisogno del burro? Dei cracker? Dell’ “aperitivo” prima del pranzo? Se si risparmiasse su quello, forse, si potrebbe investire nella qualità dei pasti serviti, senza sentirsi intossicati e/o disgustati ad ogni boccone. Davvero non è possibile produrre carrelli con due sacchetti, almeno per dividere i rifiuti organici dagli altri? Abbiamo mezzi in grado di attraversare un continente e un oceano in otto ore e non riusciamo a creare un carrellino con due spazi per la raccolta differenziata? E anche con il fantasmagorico carrellino, sarebbe davvero necessario buttare quantità esorbitanti di cibo ancora chiuso e impacchettato soltanto perché è già stato servito? Siamo schizzinosi fino a questo punto? Sarà una questione di sicurezza, d’accordo, ma passiamo una vita intera a comprare prodotti che sono alla mercé di tutti, sugli scaffali dei supermercati. O dai panettieri, dai fruttivendoli, alle bancarelle per strada sulle quali si posa più smog e sostanze inquinanti di qualunque altro posto. Per questioni di “sicurezza” non si potrebbe più mangiare niente.

Un passo indietro

Forse dovremmo tutti fare un passo indietro, e attribuire a noi stessi un po’ più di valore. Perché quando qualcosa vale, non si lascia intorpidire, imputridire, morire come i passeggeri dei voli aerei. Scendiamo dal piedistallo, perché i piedistalli vengono costruiti per i morti. Torniamo ad essere vivi, smettiamo di combattere contro la natura che ci ha dato la vita e rientriamo tra le sue file per combattere, invece, l’esercito dei vizi a cui noi stessi ci siamo affiliati.

Il fondatore di Patagonia, Chouinard, come simbolo di successo “responsabile”

Fondatore Patagonia

È lo stesso Chouinard, fondatore e attuale proprietario del marchio di vestiario per l’outdoor Patagonia, a parlare di modello aziendale “responsabile”, discostandosi dall’etichetta “ecosostenibile”. Infatti, sebbene Patagonia sia un marchio di successo con valori ambientali e sociali ben precisi, non è certo senza pecche. «L’ecosostenibilità non esiste» dice riferendosi al mondo degli affari, «la cosa migliore che possiamo fare è causare il minor danno possibile». La chiave sta nello smettere di trattare la natura come una risorsa da spremere, ma come un’entità dalla quale noi tutti dipendiamo.

Il buon viso a cattivo gioco delle grandi aziende

Il messaggio che esce dall’intervista del The Guardian all’ottuagenario uomo d’affari e (ex?) arrampicatore è per certi versi a tinte fosche. «Ero solito pensare che se fossimo riusciti a dimostrare che fare affari responsabilmente porta profitto, gli altri avrebbero fatto altrettanto. Alcuni sì, lo fanno, ma si tratta di piccole aziende. Le aziende con un nome fanno semplicemente green-washing (buon viso a cattivo gioco con le tematiche ambientali, ndr). Ho smesso di sperare che possano cambiare». Chouinard non risparmia sfiducia neanche ai politici, definendoli “pedine delle grandi società”.

Chouinard fa attivismo da 50 anni. Un cammino pieno di vittorie e di altrettante sconfitte, come quelle sull’inquinamento degli oceani e sul cibo geneticamente modificati. «Evil never stops» afferma. Il male non si arresta, è una lotta infinita, «l’importante è combattere». Per Chouinard politici come Trump e Bolsonaro, sono persone che ignorano, violano e calpestano la natura, il suo valore e i suoi diritti. Tanto che il fondatore e unico proprietario di Patagonia ha recentemente intentato causa al presidente statunitense assieme a una coalizione di tribù indigene nord americane e di movimenti locali, per i continui tentativi di ridimensionale le terre ancestrali nello stato dello Utah.

Un miliardario che ha a cuore l’ambiente

Chouinard, attraverso Patagonia, ha donato 105 milioni di dollari totali per cause legate all’ambiente. Ha implementato misure di marketing anti-consumo (un controsenso per chi guarda solo al portafoglio), come invitare i consumatori a non acquistare i propri prodotti durante il Black Friday. Ultimamente, sempre con Patagonia, ha anche realizzato Artifishal. Un film fatto di persone, fiumi e della lotta per il futuro dei pesci selvatici e dell’ambiente attorno a loro, nel quale viene raccontata la preoccupante situazione del salmone selvatico, a rischio estinzione, la continua perdita di fede nella natura, e non solo.

Trailer di Artifishal – La lotta per salvare il salmone selvatico

Oliver Bach, l’autore dell’intervista, lo descrive come un uomo d’affari che preferisce il giardinaggio agli incontri d’affari. Ne esce un ritratto di un uomo realista, consapevole e, appunto, responsabile; che si augura la fine delle grandi aziende quotate in borsa. In quanto il capitalismo moderno sta distruggendo il pianeta.

Chi ha il potere di cambiare le cose

È dunque tutto perduto? Nient’affatto! Per Chouinard la migliore speranza sono i consumatori. Le aziende non possono fare a meno di loro. Dunque, se loro cambiano, cambiano di conseguenza anche le aziende, e così i governi. Secondo Chouinard sbagliamo a pensare in senso opposto, ad affidarci ai governi affinché un cambiamento venga in essere.

I consumatori, in particolare quelli più giovani, devono pretendere che i loro marchi preferiti si facciano carico delle proprie responsabilità, diventando così più apertamente politici. «Non possiamo più permetterci di essere cauti. Lo dobbiamo dire chiaro e tondo: questa amministrazione (Trump, ndr) è malvagia, così come malvagio è chiunque dica che il cambiamento climatico non esiste».

Scarpe di plastica riciclata, l’iniziativa di Adidas per l’ambiente

Si possono spendere 150 euro per della plastica usata? Se è per una buona causa e per delle buone scarpe, noi risponderemmo di sì. Dal 2015 Adidas, uno dei marchi sportivi più famosi del mondo, ha deciso che fosse arrivato il momento di fare la propria parte per la salvaguardia l’ambiente. L’azienda si è infatti unita all’organizzazione ambientalista Parley for the Oceans nel progetto Parley A.I.R. Strategy. Il progetto consiste nel trasformare i rifiuti plastici trovati negli oceani in filamenti, che a loro volta possono essere intessuti e diventare indumenti o, come nel caso di Adidas, delle scarpe.

Tre obiettivi

Gli obiettivi di Parley e Adidas sono principalmente tre. Prima di tutto quello di evitare la produzione di nuova plastica vergine. In secondo luogo, bloccare la plastica prima che arrivi nel mare, intercettandola sulle spiagge e nelle comunità costiere. Infine, guardando al futuro, Adidas e Parley si stanno impegnando per produrre nuovi materiali per nuovi prodotti. Le suole delle scarpe Adidas Parley, per esempio, sono state realizzate con gomma riciclata e rifilata. In più della linea Parley ora si possono trovare anche altri indumenti come costumi da bagno, magliette e pantaloncini sportivi.

Un brand (quasi) sostenibile

Adidas è un brand che, oltre all’impegno per ridurre la produzione di materiali plastici, presta attenzione anche ad altri aspetti della sostenibilità. Per esempio, ha dichiarato pubblicamente di voler ridurre le emissioni di gas serra del 15% entro il 2020. Adidas è anche membro fondatore della Better Cotton Initiative, una organizzazione non governativa che mira a trasformare tutto il cotone coltivato nel mondo in un prodotto sostenibile, sia per l’ambiente sia per le persone che lo lavorano. Adidas è anche membro della Sustainable Apparel Coalition, un’alleanza che promuove la produzione sostenibile nei settori dell’abbigliamento, delle calzature e dell’industria tessile. Per farlo SAC ha sviluppato l’indice di Higg, una misurazione che indica quanto è sostenibile, sia dal punto di vista ambientale sia da quello dei diritti umani, una data filiera. Infine, Adidas è parzialmente certificata da Bluesign, un’azienda che si occupa di certificare i prodotti sostenibili.

Adidas infatti si impegna a informarsi riguardo al luogo dove operano i suoi fornitori e, se sono luoghi in cui vi è scarsità di acqua, implementa iniziative di risparmio idrico in tali strutture. Per quanto riguarda gli animali, Adidas non utilizza pellicce o pelli di animali esotici e protetti. Come si  legge sul sito Good on you, che si occupa di classificare i brand di moda a seconda del loro livello di sostenibilità, tutto questo “è un inizio”, anche se vi è ancora un ampio margine di miglioramento. Per ora, preferire le Adidas Parley a quelle classiche, può essere un modo per incentivare l’azienda a continuare per questa strada.

Qui potete leggere anche l’articolo sulla fast fashion

Le date di scadenza del cibo causano spreco

scadenza cibo

“Da consumarsi preferibilmente entro il…” è una delle frasi che ha contribuito maggiormente allo spreco alimentare domestico. Qualche giorno fa il Guardian ha voluto approfondire il tema della scadenza del cibo, anche in seguito alla “challenge” portata a termine da Scott Nash, fondatore della catena di supermercati “Mom’s Organic Market”. Egli ha deciso di consumare per un anno soltanto prodotti scaduti. Il risultato? Non si è ammalato, né ha riscontrato disturbi di nessun tipo. Ovviamente, può anche essere che la fortuna sia stata dalla sua parte, o semplicemente che il suo sistema immunitario sia molto potente. Ha infatti anche avuto il coraggio di mangiare della carne trita vecchia di 15 giorni.

Scadenza cibo o buon senso?

Non stiamo, che sia chiaro, consigliando a nessuno di mangiare carne scaduta da due settimane. Consigliamo però di fidarci di più del nostro buon senso oltre che di quello della data di scadenza che troviamo sulle confezioni di cibo. “Consumare entro…” oppure “scade il…” sono diciture solitamente stampate sugli alimenti freschi come carne e pesce, e sono assolutamente da rispettare. Per quanto infatti l’alimento in questione abbia ancora un aspetto invitante, al suo interno possono essersi già sviluppati degli agenti patogeni che è bene non introdurre nel nostro corpo. La data di scadenza del cibo, quindi, in questo caso è da rispettare.

Quando però ci troviamo a dover aprire un pacchetto di patatine che riporta la scritta “da consumare preferibilmente entro”, allora possiamo stare tranquilli. Quella data non riguarda infatti la scadenza del cibo in sé e quindi la sua non più commestibilità. Riguarda invece la sua qualità originaria e le sue caratteristiche “estetiche”. Per esempio, quelle patatine potranno non essere più così croccanti, o non avere più lo stesso colore brillante di quando sono state prodotte.

Uno specialista del servizio di ispezione e sicurezza alimentare del Dipartimento dell’Agricoltura degli Stati Uniti (FSIS) ha dichiarato che, se una lattina viene tenuta in buone condizioni, cioè non è gonfia, arrugginita, con perdite o fortemente ammaccata, il suo contenuto è sempre mangiabile. Questo può avvenire anche con i prodotti più freschi, come alcuni salumi o formaggi o anche il pane in cassetta. A volte anche per le uova la scadenza è controversa. In questo caso, la prova migliore è quella di inserirle nell’acqua. Se affondano sono ancora buone, se galleggiano no.

Impariamo a conservare

Quello a cui dobbiamo piuttosto prestare più attenzione, più che alla scadenza del cibo, è il modo in cui lo conserviamo.  Anche qui può essere utile leggere le etichette e adattarsi di conseguenza. Un pacchetto di biscotti deve essere conservato chiuso, in un luogo fresco e asciutto. Se noi lo teniamo in un luogo umido o vicino a fonti di calore, i biscotti perderanno più facilmente le loro caratteristiche qualitative diventando, per esempio, un po’ mollicci. Se un pacchetto di prosciutto riporta la scritta “conservare a una temperatura tra 0 e 4 gradi” e il nostro frigorifero è impostato a 5 gradi, è ovvio che la data entro cui è preferibile consumare il prodotto non sarà più quella riportata sulla confezione, ma dovrà essere anticipata, poiché il prodotto avrà subito una qualche alterazione. Fidiamoci quindi piuttosto dei nostri cinque sensi, specialmente per quanto concerne i prodotti freschi. Assaggiamoli e, se sono ancora buoni o comunque accettabili, non facciamoci troppi problemi. Questo perché, lo ripetiamo, saranno sicuramente ancora commestibili. Soltanto il sapore e forse l’aspetto saranno leggermente alterati.

Se vediamo della muffa, è ovvio che dobbiamo buttarli, anche se questo solitamente accade soltanto dopo che un prodotto è stato aperto. Anche per questi casi è bene leggere sulla confezione la scritta: “una volta aperto consumare entro tot giorni”. Anche questa indicazione va tendenzialmente rispettata, soprattutto per i prodotti freschi.

Come evitare gli sprechi

Buttare i prodotti non è soltanto uno spreco del cibo in sé, ma è uno spreco di tutto quello che è stato utilizzato per produrlo, come il consumo del suolo, l’energia dei macchinari, i materiali di imballaggio e il trasporto.
Un recente studio della Fondazione per la Sussidiarietà del Politecnico di Milano ha rilevato che in Italia ogni anno vengono buttati 42 kg a testa di cibo ancora commestibile. Ai nostri occhi è un abominio, ma purtroppo a quelli delle grandi aziende non lo è. Più le persone buttano i prodotti, che siano alimentari, domestici o cosmetici, più dovranno comprane di nuovi, gonfiando così le tasche dei titolari delle grandi catene di distribuzione.

Per bloccare questo circolo vizioso, quindi, è necessario agire alla radice, ed eliminare i malintesi “da etichetta”. Acquistiamo prodotti freschi e mangiamoli il prima possibile, riciclandoli per altri gustosissimi piatti “del giorno dopo”. Affidiamoci quindi al nostro fruttivendolo, caseificio, macellaio, panettiere di fiducia, ma ancora di più a un buon senso che troppo spesso viene annullato o controllato da chi detiene il potere economico della società.

Frutta e verdura di stagione: cosa comprare a maggio

Nuovo mese, nuova frutta e verdura di stagione. Per una spesa più sotenibile e naturale.


È il mese di fave, carciofi, asparagi, erbe spontanee e piselli. Siamo agli sgoccioli per i cavoli. A fine mese potrebbero spuntare le prime verdure estive. Le fragole sono in piena stagione. Il contadino di fiducia potrebbe anche avere le prime ciliegie e le prime albicocche. Di seguito la lista completa della frutta e verdura di stagione di maggio.

frutta e verdura di stagione

Verdura di stagione per il mese di maggio e proprietà nutrizionali

  • Ravanello: Contiene vitamina C, vitamine del gruppo B e sali minerali. Rilassa il sistema muscolare e aiuta contro le affezioni polmonari. Ha proprietà antisettiche e antibatteriche. Depura i reni, stimola la digestione e ha proprietà lassative.
  • Asparagi: Hanno proprietà diuretiche e contiene fibre, pertanto sono consigliati in caso di stipsi. I grassi sono quasi nulli. Contengono molti sali minerali come il potassio e sono un’ottima fonte di vitamina C, vitamina A e alcune vitamine del gruppo B.
  • Fave: sono ricche di proteine e fibre vegetali, che abbassano il colesterolo, e sono povere di gassi. Contengono ferro, sali minerali, vitamina B1 e vitamina A, importante per la salute della pelle. Da evitare se si soffre di favismo.
  • Carciofi: contengono vitamina C, vitamine del gruppo B e vitamina K, utile nella prevenzione dell’osteoporosi. I carciofi sono fonte di ferro e di rame, importanti per la produzione delle cellule del sangue.
  • Piselli: legumi contenenti una modesta quantità di proteine. Presentano moltissimo acido folico, vitamina indispensabile per il bene del feto e per prevenire patologie cardiovascolari. I piselli sono ricchi di vitamina C e di sali minerali.
  • Lenticchie: Sono ricche di proteine, fibre, ferro, magnesio e potassio. Sono molto nutrienti ed energetiche, hanno proprietà antiossidanti e aiutano la concentrazione e la memoria.
  • Erba Cipollina: contiene vitamina C e vitamine del gruppo B. Ha un’alta presenza di calcio, magnesio, ferro e fibre.
  • Cece: fonte di proteine e acidi grassi insaturi come Omega 6. Contengono anche fibre, vitamine del gruppo B e minerali.
  • Verza: ricca di minerali, fibre e vitamina C. L’alto contenuto di acido ascorbico favorisce anche l’azione della vitamina E in esso contenuta. Alta anche la presenza di selenio.
  • Carota: ricca in vitamina A e carotene, molto importanti per la salute della pelle. Ha una buona presenza di sali minerali, vitamine del gruppo B, D ed E.
  • Cavolfiore: ricco di minerali, fibre e vitamina C. L’alto contenuto di acido ascorbico favorisce anche l’azione della vitamina E in esso contenuta. Alta anche la presenza di selenio.
  • Broccolo romanesco: ricco sia di carotenoidi sia di vitamina C. È anche una buona fonte di acqua, fibre alimentari, antiossidanti e minerali come potassio e magnesio.
  • Broccolo: contiene un’alta quantità di vitamina C e ha pertanto proprietà antiossidanti. Ha un alto contenuto di sostanze fenoliche ed è quindi un alimento con caratteristiche anti-tumorali.
  • Sedano rapa: ricco di vitamine antiossidanti (A, C, E) e minerali (ferro, magnesio e potassio).
  • Fagioli piattoni (o taccole): sono ricchi di fibre e hanno un bassissimo indice glicemico. Contengono anche sali minerali come il potassio.
  • Patate: ricche di glucidi, vitamine del gruppo B, vitamina C, potassio e oligominerali (rame, ferro, cromo e magnesio).
  • Cima di rapa: ricche di ferro, sali minerali e vitamina A.
  • Rucola: presenta vitamina C, potassio, fosforo e ferro. Favorisce la digestione ed è benefica per il fegato.
  • Basilico: ricco di vitamina k manganese. È un’ottima fonte di rame e vitamina C, oltre che di calcio, ferro, acido folico e acidi grassi omega 3. Aiuta a proteggere la struttura delle cellule e ha proprietà antibatteriche.
  • Prezzemolo: è ricchissimo di vitamine C, A, K, acido folico e altre vitamine del gruppo B. Presenta anche minerali tra cui potassio, calcio e ferro. Aiuta a depurare l’organismo e a tenere sotto controllo la glicemia
  • Indivia: ricca di principi attivi è un alimento diuretico e ha un effetto depurativo e disintossicante.
  • Cicoria: ricca di principi attivi è un alimento diuretico e ha un effetto depurativo e disintossicante.
  • Bietola: contiene fibre, vitamine e sali minerali come potassio e ferro.
  • Finocchio: è composto principalmente d’acqua, presenta minerali come il potassio e contiene vitamina A, C e alcune del gruppo B. Aiuta nella digestione, riduce il gonfiore e ha proprietà antinfiammatorie.
  • Spinaci: sono ricchissimi di ferro, il cui assorbimento è favorito dalla vitamina C. Presenta anche carotenoidi (pro-vitamina A) e vitamina E. Hanno proprietà antiossidanti e hanno un’azione benefica sulla salute degli occhi.
  • Aglio bianco e rosso: ha effetti positivi sull’apparato circolatorio. Aiuta a ridurre il colesterolo e a regolare la pressione.
  • Porro: ha proprietà diuretiche e lassative grazie all’alta presenza di fibre e contiene pochissimi grassi.
  • Lattuga: ha un elevato contenuto di fibre e di vitamine (C, B2 ed E). Contiene potassio, il che rende la lattuga una buona alleata per gli sportivi.
  • Cavolo cappuccio: presenta vitamine (C, B-carotene, pro-vitamina A) e per questo ha proprietà antiossidanti e anti-tumorali. L’elevato contenuto di fibre contribuisce al corretto funzionamento intestinale
  • Cipolla: l’alta componente di acqua la rende diuretica, la piccola parte di fruttosio la rende un alimento energetico. I solforati e i flavonoidi le conferiscono proprietà antitumorali, specialmente per colon, stomaco e prostata.
  • Scalogno: contiene alcune molecole utili per la regolazione della pressione sanguigna, la diuresi, la riduzione del colesterolo e degli stati infiammatori.
  • Pomodoro: I pomodori sono fonte di preziosi nutrienti, soprattutto di potassio, fosforo, vitamina C, vitamina K e folati. Il colore rosso dei pomodori è dovuto ad un antiossidante, il licopene, ce ha proprietà antitumorali. Riducono la pressione arteriosa, sono diuretici e aiutano a proteggere la salute delle ossa.
  • Cetrioli: ricchi di acqua, vitamine (B6, C, K), sali minerali (magnesio e potassio) e fibre. Hanno proprietà rinfrescanti, diuretiche, depurative e antigottose.
  • Zucchine: hanno un elevato contenuto di acqua e eprtanto sono diuretiche e molto digeribili. Il colesterolo è assente. Contiene vitamina C, A e acido folico. Contengono sali minerali, sopratutto potassio e manganese.

Frutta di stagione per il mese di maggio

  • Albicocche: Le albicocche fresche sono ricche di acqua, vitamine (A e C), sali minerali (potassio) e fibre.
  • Ciliegie: le ciliegie sono ricche di vitamina C e A che proteggono la vista e rafforzano le difese immunitarie. Contengono acido folico, calcio, potassio, magnesio, sostanze importanti per la lotta ai radicali liberi. Sono depurative, disintossicanti, diuretiche e aiutano a prevenire l’arteriosclerosi e l’invecchiamento cellulare.
  • Fragole: contengono sali minerali come potassio e magnesio, ma anche vitamina C che conferiscono proprietà antiossidanti. Hanno poi proprietà antinfiammatorie e antivirali.
  • Frutta in guscio: contiene un’alta quantità di grassi buoni (insaturi e polinsaturi) che sono fonte di Omega 6 e Omega 3. Presenta anche un’elevata percentuale di proteine e vitamine del gruppo B (B1, B2, B6). La frutta secca riduce le infiammazioni e fluidifica il sangue, pertanto è indicata contro fenomeni quali trombosi e aterosclerosi.
  • Mela: ha un’alta concentrazione di fibre, il colesterolo è assente. Contiene vitamina C e potassio. La sua fermentazione da parte della flora batterica intestinale può avere un effetto protettivo sullo sviluppo del cancro al colon.
  • Nespola: contiene potassio e magnesio ed è fonte di vitamina A. Ha proprietà astringenti, diuretiche e antinfiammatorie.
  • Pera: contiene vitamine e sali minerali (potassio) e ha un alto contenuto di fibre, per questo è molto saziante. Modula l’assorbimento intestinale dei lipidi e previene i disturbi dell’intestino crasso.
  • Pesca: contengono sali minerali quali potassio, magnesio e fosforo e vitamine (C, E, B3). Presenta anche antiossidanti quali il beta-carotene, ha proprietà antiossidanti, anti-tumorali e riduce la pressione arteriosa.

Potrebbero esserci piccole variazioni in base all’esatta regione di provenienza. Per ogni dubbio ci si può sempre rivolgere al contadino di fiducia. Se non ne avete uno, trovatelo. Gli alimenti vegetali consumati in modo sostenibile sono più buoni e, spesso, costano anche meno.

Il nostro consiglio

Il modo più sostenibile di consumare prodotti alimentari è quello di conoscerne l’esatta provenienza. La soluzione migliore sarebbe quella di acquistarli direttamente dai produttori, nei mercati a chilometro zero. Per trovarli potete servirvi del sito della Coldiretti, dove sono indicate le città in cui è già presente il mercato di Campagna Amica. Altrimenti non è ormai inusuale che alcuni alimentari o qualche negozio di frutta e verdura faccia anche le consegne a domicilio. Segnaliamo inoltre la possibilità di adottare orti. Valutate anche l’idea di piantare qualche pianta aromatica nel terrazzo o sul davanzale della finestra, possono dare grande soddisfazioni. Così come anche un buon albero da frutto piantato in giardino. Buona spesa!