In Alaska strage di salmoni: l’acqua è troppo calda

Il 6 di agosto un turista in viaggio in Alaska ha pubblicato un video su Facebook che mostrava moltissimi salmoni morti nella baia di Tutka. In poche ore è diventato virale e, dopo non molto tempo, una spiegazione più o meno accurata delle autorità e degli scienziati della zona, è sembrata placare il tutto. Invece la verità, proprio come quelle centinaia di pesci, è infine venuta a galla.

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Colpa di una rete da pesca?

“Sarebbe insolito se pesci di qualità simile si fossero raggruppati così strettamente andando nella stessa direzione”, aveva affermato Glenn Hollowell, biologo presso il Dipartimento di Pesci e Selvaggina dell’Alaska, specializzato sul salmone. Secondo lui la causa era da attribuirsi a una rete da pesca difettosa, che ha stretto tra loro una grande quantità di salmoni provocandone la morte. Questi sono poi fuoriusciti una volta che la rete è stata allentata.

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Il video girato dal turista Alex Richter in Alaska

Tuttavia, nelle ultime settimane, altri abitanti hanno riportato morti sospette di salmone in zone diverse dello Stato, da Kuskokwim a Norton Sound fino Bristol Bay, che distano centinaia di chilometri le une dalle altre. A questo punto, quindi, la dottoressa Stephanie Quinn-Davidson, che dirige la Commissione per i pesci del fiume Yukon, ha condotto un ulteriore studio sulla morte dei salmoni lungo tutti i 200 chilometri del fiume Koyukuk.

“Abbiamo esaminato i salmoni morti alla ricerca di eventuali indicazioni di malattie, parassiti, infezioni, tumori e non abbiamo trovato nulla. Abbiamo escluso l’inquinamento perché questa zona è incontaminata, né si trova nei pressi di scarichi di acque reflue”.

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E’ stato anche preso in considerazione il fatto che le femmine di salmone muoiono naturalmente circa due mesi dopo la deposizione delle uova, tra giugno e agosto. Tuttavia, attivisti e ricercatori locali hanno constatato che alcuni dei salmoni morti non si erano mai riprodotti né sembravano in procinto di farlo. Inoltre vi erano anche molti salmoni femmina che trasportavano ancora uova sane. Come si legge in un articolo della CNN, probabilmente i pesci non avevano più le energie per deporre le uova e sono quindi morti con uova sane ancora nel corpo.

La vera causa

L’unica spiegazione è quella del caldo. Quinn-Davidson ha anche affermato che in Alaska ci sono stati quattro o cinque giorni di caldo estremo tra il 7 e l’11 luglio con una temperatura di circa 7 gradi al di sopra della media. Gli abitanti hanno affermato di aver visto salmoni morti già il 12 di luglio.

Un altro problema, continua Quinn-Davidson, è che “in molte zone del fiume l’acqua era molto bassa, il che ha reso difficile se non impossibile per i salmoni trovare un rifugio in pozze più fresche e profonde”.

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Sue Mauger è il direttore scientifico del Cook Inletkeeper, un’associazione non governativa che si occupa del mantenimento del fiume Cook Inlet. Egli afferma che le temperature dell’acqua hanno raggiunto record al pari di quelle dell’aria. Nel fiume Cook non sono infatti mai state registrate temperature al di sopra ai 27 gradi centigradi fino ad ora.

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Negli ultimi anni i salmoni stanno subendo molte minacce come la pesca illegale o non controllata, le malattie provenienti dagli allevamenti intensivi, l’acidità degli oceani, le plastiche e le microplastiche negli oceani. Il caldo è quindi un’ulteriore, inutile pericolo da gestire per la sopravvivenza dei salmoni e di chi ne dipende.

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