Cosa comprare a gennaio: la lista completa degli ingredienti di stagione

Nuovo mese, nuova frutta e verdura di stagione. Per una spesa più sostenibile e naturale. A gennaio si prosegue con frutta e verdura invernale. Cavoli e verdure a foglia, come cicoria e spinaci, dominano le bancarelle dei mercati a km 0. É anche il periodo migliore per le spremute di arance e mandarino. La lista completa.

Verdura di stagione di gennaio e proprietà benefiche

  • Zucca: particolarmente ricca di caroteni e vitamina A, contiene discrete quantità di minerali (soprattutto fosforo, potassio e magnesio), vitamina C e vitamine del gruppo B
  • Topinambur: alto contenuto di inulina, ferro e potassio
  • Sedano: ricco di vitamine antiossidanti (A, C, E), minerali (ferro, magnesio e potassio)
  • Radicchio: ricco di principi attivi, è un alimento diuretico ed ha un effetto depurativo e disintossicante
  • Erba Cipollina: vitamina C e del gruppo B. Alta presenza di calcio, magnesio, ferro e fibre
  • Verza: ricco di minerali, fibre e vitamina C. L’alto contenuto di acido ascorbico favorisce anche l’azione della vitamina E in esso contenuta. Alta anche la presenza di selenio

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  • Carota: ricche in vitamina A e carotene. Buona presenza di Sali minerali, vitamine del gruppo B, PP, D ed E
  • Cavolfiore: ricco di minerali, fibre e vitamina C. L’alto contenuto di acido ascorbico favorisce anche l’azione della vitamina E in esso contenuta. Alta anche la presenza di selenio
  • Broccolo romanesco: ricco di minerali, fibre e vitamina C. L’alto contenuto di acido ascorbico favorisce anche l’azione della vitamina E in esso contenuta. Alta anche la presenza di selenio
  • Cavoletti di Bruxelles: ricco di minerali, fibre e vitamina C. L’alto contenuto di acido ascorbico favorisce anche l’azione della vitamina E in esso contenuta. Alta anche la presenza di selenio
  • Broccolo: ricco di minerali, fibre e vitamina C. L’alto contenuto di acido ascorbico favorisce anche l’azione della vitamina E in esso contenuta. Alta anche la presenza di selenio
  • Sedano rapa: ricco di vitamine antiossidanti (A, C, E), minerali (ferro, magnesio e potassio)
  • Indivia: ricca di principi attivi è un alimento diuretico ed ha un effetto depurativo e disintossicante
  • Cicoria: ricca di principi attivi è un alimento diuretico ed ha un effetto depurativo e disintossicante
  • Bietola: ricca di vitamina A, C e potassio
  • Finocchio: ricco di vitamine e sali minerali
  • Legumi secchi: i legumi secchi (lenticchie, fagioli, ceci ecc.) sono alimenti ad alto contenuto proteico. A seconda della varietà sono considerati alimenti molto validi dal punto di vista nutrizionale e si adattano perfettamente ad ogni tipo di dieta

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  • Spinaci: gli spinaci sono particolarmente ricchi di vitamine (A, C, E, K1, B1, B2, B6 e PP) e sali minerali (rame, fosforo, zinco, calcio, potassio). Contengono anche molto acido folico e ferro
  • Aglio: ha effetti positivi sull’apparato circolatorio. Aiuta a ridurre il colesterolo e a regolare la pressione
  • Porro: della stessa famiglia delle cipolle i porri sono particolarmente indicati in casi di anemia o affezioni urinarie. Buone proprietà diuretiche
  • Sedano: ricco di vitamine antiossidanti (A, C, E), minerali (ferro, magnesio e potassio)
  • Lattuga: la lattuga ha un buon contenuto vitaminico e salinico (vitamine A e C, calcio e ferro). Ottimo il contenuto in fibre. Ricca di principi attivi naturali
  • Cavolo cappuccio: ricco di minerali, fibre e vitamina C. L’alto contenuto di acido ascorbico favorisce anche l’azione della vitamina E in esso contenuta. Alta anche la presenza di selenio
  • Cipolla: ricca di sali minerali (fosforo e magnesio) e vitamine (A, B1, B2, PP, C , E).
  • Patate: ricche di glucidi, vitamine del gruppo B, vitamina C, potassio e oligominerali (rame, ferro, cromo e magnesio)
  • Scalogno: molto ricco di vitamina B6. Alta presenza di calcio, fosforo, potassio e magnesio.

Frutta di stagione di gennaio e proprietà benefiche

  • Arancia: ha un alto contenuto di vitamina C che la rende un ottimo antiossidante. La scorza stimola i succhi gastrici favorendo la digestione. Contiene potassio e quindi è benefica per il cuore e la circolazione. Ha proprietà rinfrescanti e astringenti.
  • Clementina: ricca di vitamine e sali minerali
  • Frutta in guscio: tutta la frutta in guscio è un alimento altamente energetico. A seconda delle varietà essa può contenere svariati tipi di vitamine e sali minerali. I pistacchi sono, ad esempio, molto ricchi di ferro, le noci di antiossidanti, le mandorle di calcio e via dicendo
  • Kiwi: Contiene molta vitamina C, anche più delle arance. E’ ricco di potassio, vitamina E, rame, ferro, che insieme alla vitamina C conferiscono proprietà antisettiche e antianemiche. INfine è rimineralizzante, diuretico e protegge le pareti vascolari.
  • Mandarancio: ricco di vitamine e sali minerali
  • Mandarino: ricco di vitamine e sali minerali

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  • Mela: ha un’alta concentrazione di fibre, il colesterolo è assente. Contiene vitamina C e potassio. La sua fermentazione da parte della flora batterica intestinale può avere un effetto protettivo sullo sviluppo del cancro al colon.
  • Pere: contiene vitamine e sali minerali (potassio) e ha un alto contenuto di fibre, per questo è molto saziante. Modula l’assorbimento intestinale dei lipidi e previene i disturbi dell’intestino crasso.
  • Pompelmo: ricco di fibre, flavonoidi, vitamine A, B, C e pectine

Potrebbero esserci piccole variazioni in base all’esatta regione di provenienza. Per ogni dubbio ci si può sempre rivolgere al contadino di fiducia. Se non ne avete uno, trovatelo. Gli alimenti vegetali consumati in modo sostenibile sono più buoni e, spesso, costano anche meno.

Il nostro consiglio

Il modo più sostenibile di consumare prodotti alimentari è quello di conoscerne l’esatta provenienza. La soluzione migliore sarebbe quella di acquistarli direttamente dai produttori, nei mercati a chilometro zero. Per trovarli potete servirvi del sito della Coldiretti, dove sono indicate le città in cui è già presente il mercato di Campagna Amica. Altrimenti non è ormai inusuale che alcuni alimentari o qualche negozio di frutta e verdura fresca fornisca anche un servizio di consegne a domicilio. Segnaliamo inoltre la possibilità di adottare un orto. Valutate anche l’idea di piantare qualche pianta aromatica nel terrazzo o sul davanzale della finestra, possono dare grande soddisfazioni. Così come anche un buon albero da frutto piantato in giardino. Buona spesa!

Alluvione in Indonesia: almeno 60 morti

Non è la prima volta che accade e, purtroppo, non sarà l’ultima. Jakarta, la capitale dell’Indonesia, è stata colpita dall’ennesima alluvione. Il conteggio dei morti è già salito a 60 ma potrebbe ancora aumentare. Le piogge torrenziali hanno colpito la regione alla vigilia di Capodanno e, solamente in questi giorni, la situazione è tornata parzialmente sotto controllo. Le autorità locali hanno descritto gli eventi come un qualcosa di “una violenza straordinaria”.

Il nostro videoriassunto

L’Indonesia conta i danni dell’alluvione

La situazione della capitale indonesiana è sotto la lente d’ingrandimento già da diverso tempo, tanto da spingere il proprio Presidente Joko Widodo ad annunciare, pochi mesi fa, che a partire dal 2024 costruirà una nuova capitale nella regione del Kalimantan. Jakarta, oltre ad avere una posizione geografica che la rende particolarmente vulnerabile agli effetti dei cambiamenti climatici, sta anche lentamente sprofondando. Con la prospettiva di un innalzamento del livello dei mari, la città ha dunque un destino già in parte segnato. I quartieri colpiti dall’ultimo disastro ambientale sono 182. Il numero di persone sfollate è di circa 400.000. I danni causati ai cittadini sono incalcolabili.

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Sebbene si possa dire che, in generale, la regione in questione sia da sempre soggetta ad alluvioni, soprattutto nel periodo dei monsoni, l’inasprimento della crisi climatica ha contribuito, e continuerà a farlo in maniera sempre più incisiva, a un aumento nell’intensità e nella frequenza di eventi di questo tipo. A tutte queste problematiche vanno aggiunti i problemi legati all’eccessivo sviluppo della città che è ormai diventata una megalopoli da 30 milioni di abitanti.

Gli abitanti dell’Indonesia che combattono l’alluvione

In un articolo pubblicato nei primi giorni del nuovo anno, il Guardian ha raccolto una serie di testimonianze degli abitanti colpiti dalla catastrofe. Gugun Muhammad, un operatore sociale, ha affermato che “quest’alluvione è la peggiore dell’ultimo decennio”. Le persone sono state costrette a spostarsi con le barche. I cittadini che hanno provato a tornare nelle proprie case, rimasti per giorni senza cibo ed acqua, hanno trovato le strade ancora colme di fango e detriti. Le abitazioni distrutte sono circa 2.000. Il tempo necessario affinché la situazione torni alla normalità è difficile da prevedere, complice la continuazione della stagione delle piogge che potrebbe protrarsi fino ad aprile.

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Una causa comune: il dipolo dell’Oceano Indiano

Ciò che sta accadendo in Indonesia altro non è che il frutto di decenni di inazione verso le cause del cambiamento climatico. Proprio come lo sono i roghi australiani, di cui vi abbiamo precedentemente parlato, e le inondazioni che stanno devastando il corno d’Africa, dove almeno 250 persone hanno perso la vita e altre 2,5 milioni hanno visto le proprie case e strade completamente sommerse dall’acqua. La responsabilità di tutto ciò è attribuibile ad uno dei massimi sistemi climatici del pianeta. Il Dipolo dell’Oceano Indiano (IOD) è infatti quest’anno in fase “positiva” ed ha raggiunto livelli che non si verificavano da circa sei decenni.

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Andamento IOD dal 1999 al 2019

Questo evento eccezionale ha portato a livelli estremi la siccità australiana e, allo stesso tempo, ha reso possibile l’accumulo di potentissime piogge record sulla regione del Corno d’Africa. Dopo avere anche influenzato il monsone che ha colpito proprio l’Indonesia, rendendolo particolarmente potente, ora l’IOD è tornato neutrale ma la frequenza con cui questo avvenimento potrà riverificarsi è destinata ad aumentare di pari passo con l’inasprimento della crisi climatica. Il tempo scorre. Gli abitanti delle regioni più vulnerabili del pianeta stanno iniziando a pagare il conto e il loro futuro è, almeno in parte, già segnato.

Che cos’è l’IOD?

The turning point: il nuovo video a tema ambientale di Steve Cutts (VIDEO)

Il celebre illustratore ed animatore britannico ha pubblicato, il primo gennaio 2020, un nuovo lavoro in cui ribalta il rapporto tra uomo e natura. Grazie ad un magistrale capovolgimento di prospettive Steve Cutts aggiunge al suo portfolio un lavoro che rappresenta una critica aspra e diretta verso la società, rea di aver sacrificato il benessere del pianeta all’altare del capitalismo e del denaro, intitolato “The Turning Point”.

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Il video di Steve Cutts

The Turning Point, l’ultimo mini film di Steve Cutts

Non è la prima volta che Cutts pubblica delle animazioni che suscitano una riflessione sull’ormai innaturale rapporto che si è creato tra uomo e natura. Più in generale si può dire che abbini al proprio messaggio ambientalista una più generale critica verso la società tutta. Tra i suoi lavori più conosciuti ricordiamo i celebri MAN (più di 36 milioni di visualizzazioni su Youtube) e Happiness (14 milioni) con il quale ha vinto il Webby Award del 2018 per la categoria animazione. L’illustratore inglese si dedica anche alla creazione delle più classiche vignette da giornale, sempre pungenti e sulla stessa lunghezza d’onda dei suoi mini film, soprattutto per quanto riguarda il messaggio in esse contenuto. Oltre al suo lavoro da “solista”, che ha visto i suoi video essere trasmessi in diverse celebri trasmissioni anglofone, Steve Cutts ha anche collaborato con nomi del calibro di UNESCO e The Gaia Foundation.

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Man: il video da 34 milioni di visualizzazioni

Le illustrazioni sono visibili sul suo blog e alcune di esse sono anche acquistabili tramite il suo account personale su Society6. Un elemento ricorrente all’interno di questi lavori è la presenza di Donald Trump che, come sappiamo, è più che noto per le proprie posizioni negazioniste, fungendo così perfettamente da esempio per indicare tutta quella parte di società che si è piegata alla velenosa logica del consumismo e del capitalismo.

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the turning point
“©” Copyright : Steve Cutts

Heliogen: la startup che può abbattere il 10% delle emissioni

Raccogliere l’energia della radiazione solare grazie a degli specchi che concentrano il calore dei raggi fino a raggiungere temperature di 1.000 °C. Questa è, in sintesi, l’idea di Heliogen. Una startup, finanziariamente riconducibile a Bill Gates, di Pasadina, California.

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heliogen
Copyright: CNN

L’idea di Heliogen

“Rimpiazzare i combustibili fossili con la luce del sole”. Questo è lo slogan di Heliogen che ha perfezionato una tecnologia, già esistente, che permette di raggiungere temperature elevatissime all’interno di uno specifico edificio. Il prototipo, ad esempio, ha come punto di raccoglimento del calore una torretta. Fino ad oggi progetti simili non erano però riusciti a superare la soglia dei 600°C. Il modello della startup californiana permetterebbe, invece, di abbattere totalmente le emissioni di settori altamente inquinanti che necessitano di altissime temperature per la lavorazione dei propri prodotti finiti come, ad esempio, il cemento.

https://www.youtube.com/watch?v=Ts_M4sQ5T20

Quello dei cementifici è, da solo, responsabile del 7% delle emissioni su scala globale. La tecnologia è tuttavia applicabile anche per la produzione del vetro ed in futuro, grazie ad uno suo ulteriore miglioramento, potrebbe essere utilizzata anche per la produzione di acciao che, però, necessità di temperature che vanno dai 1370 °C ai 1500 °C. Secondo un articolo uscito su Wired, inoltre, questo sistema sarebbe anche in grado di ottenere idrogeno dall’acqua riuscendo così ad immagazzinare ulteriore energia. Il tutto, ovviamente, a zero emissioni.

Una svolta epocale?

La vera buona notizia non sta nel fatto di riuscire a reperire energia e calore dai raggi solari, cosa che era già stata implementata anche da altre realtà, ma la possibilità di applicarla proprio all’industria pesante. Questo settore è infatti uno dei più inquinanti su scala mondiale e si era ancora ben lontani dall’individuare tecnologie che fossero in grado di abbattere queste emissioni. Senza Heliogen l’obiettivo degli Accordi di Parigi di far raggiungere alle economie mondiali l’impatto zero entro il 2050 sarebbe stato sicuramente molto più utopistico. Ora, invece, ci sono le basi per approfondire il tutto tentando di applicarlo a dei casi specifici.

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Bill Gross, fondatore e CEO di Heliogen, in un’intervista rilasciata a CNN Businees ha così espresso il suo compiacimento: “Stiamo implementando una tecnologia in grado di battere il prezzo dei combustibili fossili e anche di non produrre emissioni di CO2. E questo è il Santo Graal”. Come dargli torto. Se la loro idea riuscisse a rispettare quelle che sono le attuali previsioni saremmo di fronte ad una vera e propria svolta che potrebbe dare grande speranza per il futuro. Un esempio lampante di come lo sviluppo tecnologico possa portare grandi benefici ambientali permettendo alla società del ventunesimo secolo di rendere carbone, gas e petrolio solo un brutto e lontano ricordo. Non resta che incrociare le dita e sperare che Heliogen porti a termine la sua missione.

Frutta e verdura di stagione per il mese di dicembre

Nuovo mese, nuova frutta e verdura di stagione. Per una spesa più sostenibile e naturale. A dicembre si va di frutta e verdure invernale. Cavoli e broccoli dominano le bancarelle dei mercati a km 0. Le zucche sono saporitissime. É anche il periodo di agrumi, come limoni e arance, cachi e castagne. La lista completa.

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Verdura di stagione per il mese di dicembre

  • Aglio
  • Bietola
  • Broccolo e broccolo romanesco
  • Carciofi
  • Carote
  • Cavolfiori
  • Cavoletti di Bruxelles
  • Cavolo cappuccio
  • Cavolo verza
  • Cicoria
  • Cime di rapa
  • Cipolle
  • Fagioli
  • Finocchi
  • Frutta in guscio
  • Funghi
  • Indivia
  • Lattuga
  • Legumi secchi
  • Patate
  • Porri
  • Ravanelli
  • Scalogno
  • Sedano
  • Spinaci
  • Topinambur
  • Valeriana
  • Zucche
  • Salvia
  • Radicchio
  • Lenticchie
  • Erba cipollina
  • Cardo
  • Carciofo
  • Tartufo
  • Cime di rapa
  • Topinambur

Leggi il nostro articolo: “Lettera ai negazionisti. Smontiamo le bufale sul clima”

Frutta di stagione per il mese di dicembre

  • Arance
  • Cachi
  • Carrube
  • Castagne
  • Cedri
  • Clementine
  • Fichi d’India
  • Kiwi
  • Limoni
  • Mandarini
  • Melagrana
  • Mele
  • Pere
  • Pompelmo
  • Uva

Leggi il nostro articolo: Celebrati i funerali per i ghiacciai italiani. Nuovo report IPCC su ghiacci e oceani

Potrebbero esserci piccole variazioni in base all’esatta regione di provenienza. Per ogni dubbio ci si può sempre rivolgere al contadino di fiducia. Se non ne avete uno, trovatelo. Gli alimenti vegetali consumati in modo sostenibile sono più buoni e, spesso, costano anche meno.

Il nostro consiglio

Il modo più sostenibile di consumare prodotti alimentari è quello di conoscerne l’esatta provenienza. La soluzione migliore sarebbe quella di acquistarli direttamente dai produttori, nei mercati a chilometro zero. Per trovarli potete servirvi del sito della Coldiretti, dove sono indicate le città in cui è già presente il mercato di Campagna Amica. Altrimenti non è ormai inusuale che alcuni alimentari o qualche negozio di frutta e verdura fresca fornisca anche un servizio di consegne a domicilio. Segnaliamo inoltre la possibilità di adottare un orto. Valutate anche l’idea di piantare qualche pianta aromatica nel terrazzo o sul davanzale della finestra, possono dare grande soddisfazioni. Così come anche un buon albero da frutto piantato in giardino. Buona spesa!

I negazionisti all’attacco della COP25

Prima o poi questo momento doveva arrivare. Durante il quarto giorno della COP25 di Madrid, la lobby dei negazionisti ha iniziato a giocare le sue carte. Nella giornata di ieri sono stati svariati gli attacchi fatti alla scienza del clima da parte di diversi esponenti del settore dei combustibili fossili. La Shell, invece, in un incontro organizzato insieme a BP e Chevron, ha provato a fare quello che le riesce meglio oltre ad inquinare: del greenwashing.

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Heartland: la schiera di negazionisti in prima fila della COP25

Rimane oscuro il motivo per cui personaggi di questo tipo siano stati ammessi all’interno della COP25. Ed invece siamo ancora qua a dover fare i conti con uomini bugiardi e corrotti. L’Heartland Institute è un’associazione che è stata più volte collegata ai fratelli Koch, proprietari della seconda più grande azienda privata degli Stati Uniti. Il fatturato del gruppo è di circa 98 miliardi di dollari. Tutti derivanti dai settori più inquinanti: chimica, raffinazione, fertilizzanti, minerario, trading di materie prime, allevamento di bestiame e, ovviamente, energia fossile. Heartland ha organizzato un evento durato 5 ore e mezza, in cui si sono succeduti una serie di interventi raccapriccianti.

L’intervento di William Happer

Su tutti, lo stesso Istituto, si è detto onorato di poter ospitare il dr. William Happer il cui intervento è durato circa 30 minuti. Il Dr. Happer, braccio destro di Donald Trump, ha più volte paragonato il cambiamento climatico ad una “religione” che ormai si basa sulla fede e non su fatti reali. Addirittura è arrivato anche ad affermare che un aumento di CO2 nell’atmosfera può solamente fare del bene agli ecosistemi. Sebbene siano state tante altre le castronerie pronunciate durante questo incontro, ci sembra sufficiente fermarci qua. Puntualizziamo solo come, la maggior parte dei partecipanti all’incontro, sia tra coloro che hanno firmato una triste lettera negazionista, inviata all’ONU, di cui abbiamo parlato in questo articolo.

Leggi anche: Lettera ai negazionisti. Smontiamo le bufale sul clima

Arabia Saudita e Australia: gli altri negazionisti che complicano la COP25

Come se non bastasse l’esercito di negazionisti schierato da Donald Trump,i lavori della COP25 saranno ulteriormente complicati dalla presenza dei delegati di alcuni stati restii alla conversione ecologica, ovviamente spinti da interessi economici privati neanche troppo ben nascosti. Tra questi troviamo l’Australia, paese ricco di carbone, e l’Arabia Saudita, a sua volta ricca di petrolio.

Leggi anche: L’Unione Europea ha dichiarato lo stato di emergenza climatica

Il primo ministro australiano, durante un suo intervento, si è rifiutato di attribuire la colpa dell’aumento nell’intensità degli incendi che hanno devastato tutto il Nord Est del proprio continente poche settimana fa, al cambiamento climatico. Si è limitato a dire che “è stata una stagione degli incendi particolarmente violenta e stancante”. I delegati dell’Arabia Saudita hanno invece chiesto all’IPCC, autore dei più autorevoli studi sui cambiamenti climatici su scala mondiale, di effettuare nuove rilevazioni atte alla finalizzazione di un nuovo documento sul reale impatto dei cambiamenti climatici. Richieste ed affermazioni quanto meno singolari e che, francamente, lasciano il tempo che trovano.

Shell, BP e Chevron: a scuola di Greenwashing

Per chiudere il cerchio non potevano mancare altri tre grandi attori del settore dei combustibili fossili: Shell, BP e Chevron. I rappresentanti delle 3 compagnie petrolifere hanno organizzato un incontro per inaugurare la loro adesione ad un piano denominato “Nature Climate Solution”. Nell’ambito di questo programma le tre aziende si sarebbero impegnate ad investire, ognuna, circa 300 milioni di dollari in 3 anni per progetti legati alla riforestazione e all’agricoltura sostenibile. Dei tagli alle emissioni legate alla propria attività neanche l’ombra. Con questi investimenti la Shell, per dirne una, compenserebbe circa il 3% delle emissioni derivanti dalla propria attività.

Il video degli attivisti che hanno protestato pacificamente durante l’incontro di Shell, BP e Chevron

Di fronte a questi dati anche un bambino capirebbe come, quella messa in atto dalle suddette compagnie petrolifere, non sia altro che una strategia di greenwashing. Senza una diminuzione delle emissioni, raggiungibile da queste compagnie solo attraverso una totale riconversione delle proprie attività verso una politica aziendale ad impatto zero, queste aziende rimarranno inequivocabilmente nella lista nera dei grandi inquinatori. Ed il fatto che, durante un evento di tale importanza organizzato dall’ONU, gli venga permesso di fare tutto ciò è, francamente, preoccupante.

Prevista alle ore 18 la Marcia per il Clima con Greta Thunberg

A fare da contrappeso a questo lato oscuro della COP, oltre alla buona volontà di alcuni dei paesi partecipanti come l’Unione Europea e una lunga sfilza di paesi in via di sviluppo, si terrà oggi nella capitale una grande Marcia per il Clima a cui prenderà parte anche Greta Thunberg, giunta a Madrid questa mattina. Oltre ai ragazzi di Fridays For Future prenderanno parte all’evento anche diversi attivisti di XR provenienti da tutta Europa.

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Sembra di assistere al più classico scontro tra bene e male. E, come accade nelle migliori sceneggiature, i secondi sono ricchi, potenti, bugiardi e particolarmente subdoli. Sarà una battaglia lunga ed estenuante ma vale la pena combatterla. In gioco c’è il futuro di tutti.

Extinction Rebellion a Madrid per la COP25

Prosegue il nostro racconto della Conference of Parties dell’ONU. Oggi, però, vi portiamo fuori dall’ IFEMA exhibition centre di Madrid, ovvero il luogo che sta ospitando la conferenza. Gli attivisti di Extinction Rebellion, in occasione della COP25, si sono dati appuntamento proprio nella capitale spagnola dove stanno portando, come loro solito, delle azioni di protesta non violenta atte ad innalzare l’attenzione dell’opinione pubblica sul problema. A breve arriverà a Madrid anche Greta Thunberg, che intanto ha rilasciato le sue prime dichiarazioni dopo lo sbarco in Portogallo.

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Foto: Extinction Rebellion

Extinction Rebellion occupa Zara durante le proteste della COP25

“Green Words, Toxic Truths”. Con questo slogan gli attivisti di Extinction Rebellion – che non a caso sono a Madrid durante la COP25 – hanno deciso di occupare la sede di Zara sulla Gran Via. La celebre catena di negozi è uno dei marchi di Inditex Group, uno dei colossi del settore della fast fashion. Il target della protesta è stato scelto per una ragione ben precisa, ovvero il palese tentativo di Greenwashing del punto vendita madrileno che ha tentato di approfittare, in maniera piuttosto ipocrita, dell’impegno sociale promosso proprio dalla COP25 e del suo motto “it’s time to act” richiamandolo all’interno del negozio. Tutto ciò ha scatenato le critiche dei ribelli sfociando in un’azione di protesta che ha visto diversi attivisti occupare le vetrine che davano sulla via principale. I “rebels” di XR si sono letteralmente attaccati al vetro applicando della super colla sul palmo delle loro mani.

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Il settore della cosiddetta “fast fashion” è infatti il secondo più inquinante del pianeta, peggiore di quello navale e dell’aviazione messi insieme. É responsabile di circa il 10% delle emissioni a livello globale. Per non parlare delle ingiustizie sociali che porta avanti in paesi del terzo mondo dove hanno sede la maggior parte dei propri stabilimenti produttivi, spesso popolati da lavoratori ampiamente sottopagati e, a volte, anche minori. La protesta, che si è protratta per diverso tempo, si è poi conclusa con l’intervento della polizia che ha provveduto a “staccare”, ovviamente con la forza, i ribelli dalla vetrina.

Le parole di Greta prima di arrivare alla COP25

É atteso con ansia anche l’arrivo di Greta Thunberg in quel di Madrid. La giovane attivista svedese, che è sbarcata ormai un paio di giorni fa dopo una traversata dell’Atlantico durata venti giorni, raggiungerà presto la capitale spagnola dove troverà, ad attenderla, la solita sfilza di politici che le faranno i complimenti per il suo impegno mentre continuano a girare intorno al problema, senza in realtà, almeno per ora, prendere impegni seri e credibili per combattere la crisi climatica. Poco dopo l’attracco del catamarano su cui ha viaggiato, Greta ha rilasciato una breve dichiarazione in cui ha invitato l’opinione pubblica a “non sottovalutare la forza dei ragazzi arrabbiati”.

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https://www.youtube.com/watch?v=GMd0vjVAxyQ

“Siamo arrabbiati e frustrati” – prosegue la Thunberg – “e lo siamo per un buon motivo. Se vogliono che smettiamo di esserlo, dovrebbero smetterla loro di renderci tali. Quello che chiediamo è che, specialmente le persone al potere, ascoltino la scienza. Certo è che dovrebbero ascoltare anche noi ma noi non siamo gli esperti. Gli scienziati sono quelli che devono essere ascoltati. Quello che vorremmo da loro è che si uniscano intorno alla scienza. Non dovrebbe essere un fardello di noi bambini e giovani presentare piani. Siamo di fronte ad un’emergenza climatica e dobbiamo vederla da un punto di vista olistico e fare tutto ciò che possiamo per fermarla. Dobbiamo lavorare insieme per fare in modo di assicurare le future condizioni di vita e combattere non solo per noi stessi ma anche per i nostri figli, i nostri nipoti e qualsiasi essere vivente sulla Terra. Ognuno deve fare il massimo affinché ciò possa accadere per assicurarsi di essere dal lato giusto della storia”. Un discorso conciso ma, come al solito, potente. Ora Greta è attesa nella capitale spagnola dove la aspetta una nuova battaglia.

Parole, parole, parole

Proseguono intanto i lavori a Madrid. La giornata di ieri è stata caratterizzata, oltre che dall’encomiabile lavoro degli scienziati dell’IPCC che proseguono nell’esposizione di report allarmanti sullo stato di salute del pianeta, da una serie di dichiarazioni, totalmente prive di concretezza, da parte di praticamente tutti quelli che hanno preso parola durante la conferenza stampa ufficiale. Il Presidente spagnolo Sanchez ha, a ragion veduta, sottolineato l’ importanza storica delle donne nelle lotte ambientali. Prima di lui ha parlato Patricia Espinosa, Segretaria Esecutiva del Dipartimento sui Cambiamenti Climatici dell’ONU: “Non siamo dove dovremmo per assicurarci che le temperature non continueranno a salire. Ma non possiamo perdere la speranza, non è un compito impossibile”.

Leggi anche: Al via la COP25. Guterres: “La scelta è tra speranza e capitolazione”

Hanno poi preso parola la Presidentessa della COP25 Carolina Schmidtz e la Vice Ministra degli Affari Esteri della Costa Rica, paese che ha ospitato la PreCOP. Non vale neanche la pena riportare le loro parole, tanto sono state banali. Una montagna di bei propositi, ormai alta quasi quanto l’Everest. Ma i fatti? Le proposte? I piani per uscire dai combustibili fossili? Quelli per fermare la deforestazione? E degli allevamenti intensivi, non ne parlate? Del settore della moda, di quello dell’aviazione, della mobilità elettrica, la preservazione degli ecosistemi e della biodiversità, il calo drastico della popolazione degli impollinatori su scala globale. Servono risposte concrete, a fatti che sono reali. Avete ancora 9 giorni per farlo e per dimostrare al mondo che la COP25 non sia solo l’ennesima farsa. É giunto il momento, anche per tutti loro, di scegliere da che parte stare.

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Al via la COP25. Guterres: “La scelta è tra speranza e capitolazione”

La 25esima Conference of Parties sui cambiamenti climatici è iniziata. Gli occhi di tutto il mondo, ambientalista e non solo, sono puntati a Madrid, dove è stata spostata la COP25 che inizialmente avrebbe dovuto tenersi a Santiago del Cile. Tra gli interventi inaugurali non poteva mancare quello del Segretario Generale dell’ONU, Antonio Guterres, che ha colto l’occasione per prendere una posizione decisa e apertamente critica nei confronti dei governi nazionali dei 196 paesi partecipanti.

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Guterres alla COP25: “Cruciale che nei prossimi 12 mesi arrivino impegni nazionali più ambiziosi”

“Vogliamo davvero passare alla storia come la generazione che si è comportata come uno struzzo mentre il mondo bruciava?”. Se a pronunciare questa frase fosse stata la giovane Greta Thunberg, i suoi detrattori avrebbero sicuramente dato il via ad una lunga serie di dissidenze per via vena “troppo catastrofista” della giovane attivista svedese. Ed invece a pronunciarla, durante la prima giornata di lavori della COP25, è stato Antonio Guterres, non proprio l’ultimo arrivato.

Il discorso completo di Antonio Guterres (min. 6:38)

Il Segretario Generale dell’ONU non è nuovo a dichiarazioni di questo tipo. Le Nazioni Unite, che tra i loro enti di spicco hanno proprio quell’IPCC autore dei più autorevoli studi sui cambiamenti climatici a livello mondiale, hanno più volte posto l’attenzione dei politici su un tema fino ad oggi a dir poco sottovalutato, senza tuttavia riuscire ad alimentare in maniera decisiva il tanto atteso cambio di marcia nella lotta ai cambiamenti climatici. Nella 12 giorni di Madrid, che si concluderà il 13 dicembre, ci riprovano per la 25esima volta. Le parole della giornata inaugurale sono forti e decise. Ora, però, bisogna agire.

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Alcuni dati estrapolati dal discorso di Guterres

Durante il suo discorso il Segretario Generale dell’ONU si è aggrappato a tutta una serie di dati che indicano chiaramente l’urgenza con cui va affrontato il problema: “I segnali sono inequivocabili. Gli ultimi cinque anni sono stati i più caldi mai registrati. Le conseguenze si stanno già avvertendo sotto forma di eventi metereologici più estremi e catastrofi associate, dagli uragani alla siccità, dalle inondazioni agli incendi. Le calotte polari si stanno sciogliendo. Nella sola Groenlandia, a luglio si sono sciolti 179 miliardi di tonnellate di ghiaccio”.

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“Il permafrost nell’Artico si sta scongelando 70 anni prima delle proiezioni” – continua Guterres al suo primo discorso in occasione della COP25 – “L’anno scorso dissi che avevamo bisogno di fare progressi sulla tassazione dei ricavi da carbone e assicurarci che non siano più costruite centrali nuove dopo il 2020. Ma dobbiamo anche assicurare che la transizione a una green economy sia giusta ed equa, in termini di impatto per i lavoratori, di nuovi posti di lavoro, di educazione e di reti sociali di sicurezza. Per decenni l’uomo è stato in guerra con il pianeta e il pianeta ci sta rendendo colpo su colpo, dobbiamo porre fine alla nostra guerra contro la natura e la scienza ci dice che possiamo farcela. Ciò che manca ancora è la volontà politica”.

Von Der Leyen annuncia il Green New Deal. E oggi arriva Greta

Tra i vari partecipanti che hanno preso parola durante il primo giorno della Conferenza spicca Ursula Von Der Leyen. La politica tedesca, da poco a capo della nuova Commissione Europea, ha annunciato davanti alla platea che “l’Unione Europea presenterà entro 10 giorni il proprio Green New Deal. L’Europa vuole diventare il primo continente carbon neutral e vuole farlo entro il 2050”. Parole che vengono ripetute ormai spesso e che, si spera, verranno confermate dai fatti.

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L’intervento di Ursula Von der Leyen

Intanto, oggi, è atteso l’arrivo di Greta Thunberg a Madrid. La giovane attivista svedese è da poco sbarcata in Portogallo, dopo una traversata oceanica durata circa una ventina di giorni. Lo spostamento della sede della COP25 non ha dunque fermato Greta che, per la gioia dei giovani di tutto il mondo, riuscirà a partecipare in prima persona all’ evento nonostante la notizia del suo spostamento da Santiago del Chile alla capitale spagnola sia arrivata poco più di un mese fa. Questa Conference of Parties potrebbe sicuramente passare alla storia, tanto in positivo quanto in negativo. Siamo vicini al punto di non ritorno. Come ha detto Guterres è ora di scegliere tra speranza e capitolazione. Inutile specificare quale sia la scelta più giusta.

L’Unione Europea ha dichiarato lo stato di emergenza climatica

Venerdì abbiamo assistito al Quarto Sciopero Globale per il Clima e, finalmente, i risultati stanno iniziando ad arrivare. Dopo l’annuncio dello stop agli investimenti nel settore dei combustibili fossili da parte della BEI – Banca degli Investimenti Europea, l’Unione Europea ha dichiarato, in data 28 novembre 2019, lo stato di emergenza climatica. Una presa di posizione che si aggiunge a quelle di diversi Paesi sparsi in tutto il mondo e di altrettanti comuni, italiani e non.

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I punti dell’Unione Europea nel documento per la dichiarazione di emergenza climatica

Il Parlamento Europeo, onde evitare che questa dichiarazione rimanga solo un insieme di belle parole, ha inserito all’interno del documento diversi punti. Questi dovranno orientare le decisioni che verranno prese in futuro dalla Commissione Europea che presto, salvo inaspettati colpi di scena, entrerà in carica sotto la guida di Ursula Von der Leyen. Eccoli:

  • La Commissione deve assicurarsi che tutte le nuove proposte siano in linea con l’obiettivo di limitare l’innalzamento della temperatura globale a 1,5 °C
  • L’Unione Europea deve tagliare le proprie emissioni del 55% entro il 2030
  • Un’attenzione speciale sarà volta al settore dell’aviazione e della nautica

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La principale novità, in termini di obiettivi, riguarda il secondo punto. Nell’Accordo di Parigi l’Unione Europea si era infatti impegnata a tagliare le proprie emissioni del 40% entro il 2030. Quella soglia è stata innalzata al 55%. Un incremento necessario che presuppone un maggiore impegno da parte delle istituzioni europee nella lotta al cambiamento climatico. D’altronde, le scorse elezione europee e le proteste dei giovani di tutto il mondo, hanno mostrato un chiaro desiderio da parte della popolazione di mettere al primo posto delle politiche di tutto il mondo proprio la crisi climatica. Una tendenza che Bruxelles ha recepito come dimostra la volontà da parte della Commissione di approvare un Green New Deal, più volte messo in cima alla lista delle priorità da diversi membri del Parlamento Europeo.

L’emergenza climatica e ambientale al centro delle nuove politiche dell’Unione Europea

Questa dichiarazione di emergenza climatica da parte dell’Unione Europea, qualora si traducesse in azione, sarebbe una svolta epocale a livello planetario. L’Europa ha infatti grande influenza a livello politico anche su altri paesi e una tale presa di posizione potrebbe spingere altre grandi economie mondiali a fare lo stesso. Non a caso questa decisione è stata presa a pochi giorni dalla COP25 che si terrà a Madrid a partire dal 2 Dicembre, dove i paesi di tutto il mondo si incontreranno per individuare soluzioni incisive che possano limitare la crisi climatica in atto.

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Pascal Canfin, politico francese a capo del Comitato per l’Ambiente dell’Unione Europea ha così commentato l’esito del voto: “Il Parlamento Europeo ha appena adottato una posizione ambiziosa in vista dell’imminente COP25 di Madrid. Data l’ emergenza climatica e ambientale, è essenziale ridurre le nostre emissioni di gas ad effetto sera del 55% entro il 2030. Invia anche un messaggio chiaro e puntuale alla Commissione a poche settimane dalla pubblicazione della Comunicazione del nuovo patto verde”. Parole sacrosante, macchiate solamente dai 225 voti contrari che sono pervenuti durante le votazioni, sintomo dello scarso senso di responsabilità che ancora governa le decisioni di alcuni politici miopi e, diciamocelo, verosimilmente corrotti da interessi privati. Si sono invece espressi in modo favorevole ben 429 parlamentari. 19 le astensioni.

Ora servono i fatti

Le belle parole e le belle decisioni sono arrivate. Le aspettavamo da tanto, forse troppo. Ma ancora da più tempo manca concretezza. La lente d’ingrandimento ora è puntata, come confermato anche da Pascal Canfin, sulle decisioni politiche che verranno prese nei prossimi mesi. I principali nodi da sciogliere riguardano la resistenza di Polonia, Ungheria e Repubblica Ceca all’approvazione dell’obbiettivo zero emissioni entro il 2050. Questi paesi hanno infatti grandi interessi nel settore del carbone e non solo. Non sarà facile fargli cambiare idea.

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Se, tuttavia, ci si ferma a riflettere sulla situazione di appena un anno fa niente sembra impossibile. In soli 12 mesi i movimenti ambientalisti hanno ottenuto una serie di risultati che erano inimmaginabili. Il tema dei cambiamenti climatici sta ottenendo sempre più attenzione da parte dell’opinione pubblica e questa presa di posizione ufficiale da parte di diverse istituzioni non lasciano più spazio ad alcun tipo di dubbio riguardo l’esistenza o meno del problema. I negazionisti, che sicuramente non molleranno l’osso e continueranno a giocare sporco come fatto fino ad ora, sono spalle al muro e ben presto avranno perso del tutto la loro credibilità.

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Ancora è presto per dire come finirà, soprattutto data la situazione critica, in termini di emissioni generate, di alcuni paesi in particolare – come USA, Cina, India, Brasile e la stessa UE –  ma questi risultati infondono coraggio a dei movimenti che già prima di essi facevano dell’energia e della fermezza dei propri valori un loro pilastro. Le fondamenta per la vittoria di questa battaglia iniziano ad essere solide. La strada intrapresa è ancora lunga ma, forse, potrebbe essere quella giusta. Guai però a sentirsi appagati. C’è ancora tanto da fare.  

Domani in piazza per il Quarto Sciopero Globale per il Clima

15 marzo, 24 maggio, 27 settembre. Queste le date dei primi tre Climate Strike che hanno segnato una svolta nella storia della lotta ambientalista. Domani, a poco più di due mesi dall’ultimo, i giovani sono pronti a scendere nuovamente in piazza per il Quarto Sciopero Globale per il Clima. La ragione è sempre la stessa: protestare contro le istituzioni, ree di non fare abbastanza per la crisi climatica in atto. Le tre precedenti manifestazioni hanno avuto un successo a dir poco inaspettato con un picco di partecipazione di 7,6 milioni di persone di tutto il mondo. L’obiettivo è, ovviamente, superare quel numero, già di per sé mostruoso.

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Le azioni che hanno preceduto il Quarto Sciopero Globale per il Clima

Partiamo dalla scelta della data, assolutamente non casuale per due motivi. Il primo riguarda la concomitanza con il Black Friday, massima espressione della cultura consumista e capitalista che sta distruggendo il pianeta. Inoltre, a partire dal 4 Dicembre, i “potenti” del mondo si riuniranno a Madrid per prendere parte alla COP 25 – la Conferenza tra le Parti organizzata dall’ONU per discutere proprio del cambiamenti climatico. Inoltre questa volta la settimana che ha preceduto il Climate Strike è stata ben più movimentata. Sono state diverse infatti le azioni di protesta portate avanti dagli attivisti di tutto il mondo.

A Roma, diversi ragazzi si sono incatenati di fronte alla sede dell’Eni “per protestare contro i piani di espansione della multinazionale nella ricerca e nello sfruttamento di petrolio e gas. L’azione di protesta pacifica vuole inoltre accendere i riflettori sulle vaste operazioni di greenwashing su cui il Cane a sei zampe punta per dare di sé un’immagine pulita”. Eni è infatti tra le 30 aziende che hanno immesso più combustibili fossili in atmosfera nella storia dell’umanità ed è sicuramente nel podio delle più inquinanti d’Italia. Diverse sono state anche le forme di protesta di portata minore, come i die-in organizzati in svariate città d’Italia.

Il comunicato di Fridays For Future Italia per il Quarto Sciopero Globale per il Clima

 29 Novembre: tutti in piazza per il Futuro! 

I leader mondiali ci hanno tradito di nuovo.
Li avevamo avvisati.
Ci vediamo il 29 Novembre.

“Non c’è più tempo da perdere”

Sono le parole di António Guterres, Segretario Generale dell’ONU. Lo dicono gli scienziati, che, all’unanimità, chiedono un drastico cambio di rotta. Lo ripete l’ultimo rapporto dell’Intergovernmental Panel on Climate Change dell’ONU (il principale organismo internazionale per la valutazione dei cambiamenti climatici), ricordandoci che abbiamo circa 11 anni prima di superare il punto di non ritorno. Lo gridiamo noi attivisti di #FridaysForFuture, invocando il diritto a un futuro dignitoso. Per noi e per le generazioni a venire.

​Eravamo in piazza il 15 marzo in più di 2 milioni. Ci siamo tornati il 24 Maggio, raggiungendo oltre 130 paesi in tutto il mondo. E durante la Climate Action Week, tra il 20 e il 27 Settembre 2019, hanno scioperato più di 7.5 milioni di studenti in tutto il mondo, dall’Islanda all’Antartide. Tutto questo, però, non è bastato: le emissioni di CO2 del 2019 non accennano a diminuire. Ecco perché torneremo in piazza il 29 Novembre!

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​La data del 29 Novembre è stata scelta perché cade esattamente ad una settimana dalla COP25 (United Nations Climate Change Conference), la conferenza ONU sui cambiamenti climatici che si terrà dal 2 al 13 dicembre a Madrid, in Spagna. Il nostro intento a livello globale è quello di mettere pressione ai leader politici che si incontreranno in Spagna affinché prendano misure immediate ed efficaci per contrastare la crisi climatica, dopo il sostanziale fallimento degli accordi di Kyoto e di Parigi.​

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Noi però non vogliamo limitarci a indicare qual è il problema. Ascoltando la voce di migliaia di scienziati che da anni ci avvertono sui rischi che corriamo, abbiamo scritto un manifesto di #FridaysForFuture per il FU.TU.RO. In questo modo risponderemo a chi vuole screditarci dicendo che “siamo solo dei ragazzini che vogliono saltare la scuola” o che “non sappiamo neanche per cosa protestiamo”. In realtà questi sono solo alibi di persone che non vogliono (o non credono) nella possibilità di cambiare le cose, di prendere in mano il nostro destino.
Per questo noi gli risponderemo con un semplice manifesto. Tre richieste chiare, brevi, ma rivoluzionarie. Eccole.

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Le manifestazioni di Fridays For Future

Solamente in Italia gli scioperi saranno 138 in altrettante città diverse. I raggruppamenti più grossi, almeno a giudicare dalle esperienze passate, saranno a Roma, Torino, Milano, Bologna, Firenze e Napoli. A livello mondiali gli eventi saranno invece 3.406 sparsi per 157 paesi e 2432 città. Dall’Alaska alla Nuova Zelanda, passando per Sud America, Asia e l’Europa tutta. Sono previste manifestazioni anche in Antartide, proprio come in occasione del terzo sciopero globale per il clima.

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Greta Thunberg non potrà prendere parte a nessuna delle manifestazioni a causa della concomitanza con il suo viaggio di ritorno dagli Stati Uniti in catamarano. La giovane attivista svedese ha nel mirino la COP25 che si svolgerà a Madrid a partire dal 4 dicembre e, per questa volta, dovrà fare a meno di scioperare con i suoi coetanei. Ma se i presupposti sono questi domani ci sarà da divertirsi. Riempiamo le strade, facciamo sentire la nostra voce. La portata che ha assunto questa movimentazione mondiale ha dell’incredibile e non è questo il momento di fermarsi. Il recente annuncio da parte della BEI di interrompere, a partire dal 2021, ogni finanziamento per progetti legati al fossile dimostra che la strada intrapresa è quella giusta. D’altronde, come ha più volte detto Greta, “il cambiamento sta arrivando, che vi piaccia o meno”.

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