Elezioni Europee 2019 – L’ambiente nei programmi elettorali: Lega

Manca meno di un settimana alla chiamata alle urne per eleggere il nuovo Parlamento Europeo per il quinquennio 2019-2024. In un periodo politicamente, socialmente ed economicamente tumultuoso come quello attuale è particolarmente importante fare scelte consapevoli. Soprattutto per quel che riguarda l’ambiente. Per questo noi di L’Ecopost abbiamo deciso di presentarvi un riassunto degli obiettivi in materia d’ambiente dei programmi dei maggiori partiti politici candidati alle elezioni per l’Italia. In questo articolo analizziamo la Lega.

La Lega e il MENL: nessuna parola spesa per l’ambiente

Ad onor del vero, c’è poco da analizzare. La Lega non sembra essere interessata al tema dell’ambiente. Il partito capitanato dall’attuale vicepresidente nonché ministro dell’interno non ha ancora pubblicato nessun vero programma per le imminenti elezioni europee – ed è quindi prevedibile che non lo farà – preferendo adottare piuttosto quello del MENL.

Screenshot sito MENL con logo del movimento
Il logo del movimento con dietro la leader francese Marine Le Pen.

MENL sta per Movimento per un’Europa delle Nazioni e delle Libertà (Movement for a Europe of Nations and Freedom) ed è uno schieramento transnazionale guidato dalla politica francese Marine Le Pen. Navigando sul sito ufficiale non si trova alcun riferimento all’ambiente. I punti su cui fa leva il MENL, e dunque la Lega, sono: democrazia, sovranità, identità, specificità, libertà. Sul sito della partito italiano se ne trova un sesto. Ma anche questo non riguarda l’ambiente.

Salvini e l’ambiente

L’assenza di visione o, per meglio dire, il silenzio del partito in testa ai sondaggi nazionali sulla tematica ambientale dovrebbe essere allarmante. Perché ciò significa che milioni di italiani che voteranno per eleggere i politici leghisti al parlamento europeo, lo fanno senza sapere cosa significhi il loro voto in termini ecologici, per il territorio italiano, europeo e internazionale.

La Lega a guida Salvini non si è certo distinta per la sensibilità ambientale. Ripercorrendo a ritroso le dichiarazioni in materia, il leader del carroccio mistifica spesso il tema, trasformandolo in motivo di ilarità. Più volte si è scagliato contro gli ambientalisti – «da salotto» – o ha invocato l’aumento di temperatura connessa al cambiamento climatico, così da porre rimedio alle rigide temperature che affliggono la penisola italiana – senza peraltro mettere in relazione l’assurdo comportamento atmosferico con la sua causa, ovvero il cambiamento climatico per l’appunto. Un modo trumpiano di affrontare il tema. Inoltre la Lega ha spesso professato la propria vicinanza al mondo dell’edilizia e delle grandi opere (tra l’altro ben due i condoni edilizi dalla nascita dell’attuale governo), e a quello venatorio.

Post su sito Lega a favore della caccia
Un vecchio post sul sito della Lega (Nord) che contestava la validità della proposta dell’ex ministro Brambilla per l’abolizione della caccia.

Il voto contro l’Accordo di Parigi sul clima

Ma a svelare la vera posizione della Lega sull’ambiente è un altro fatto, risalente al 2016. Quando, in occasione del voto del Parlamento Europeo sull’Accordo di Parigi per la lotta al cambiamento climatico, gli allora parlamentari europei Matteo Salvini, oggi ministro dell’interno, e Lorenzo Fontana, oggi ministro per la famiglia e le disabilità, votarono contro. Due dei cinque parlamentari leghisti a farlo, gli unici tra gli italiani.

Il commento

Un voto per la Lega non è certo un voto per l’ambiente. L’agenda politica dell’ex partito secessionista appare non avere spazio né per contemplare, né tantomeno per affrontare la questione ecologica. Quello che dovrebbe essere una delle priorità assolute passa in ultimissimo piano. La motivazione è probabilmente duplice e va trovata nella difesa di interessi di altro tipo e nel fatto che ci sono già altri partiti, in primis il Movimento 5 Stelle, Europa Verde e La Sinistra, a dividersi l’elettorato che si preoccupa per l’ambiente e per il pianeta.

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