Due anni dal primo sciopero di Greta. L’ambientalismo è passato di moda?

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Il 20 agosto 2018, Greta Thunberg, una ragazza allora quindicenne, si sedette per la prima volta davanti al parlamento svedese con un cartello che recitava: “Sciopero per il clima”. È stato l’inizio di un’enorme ondata di mobilitazione ecologista. Per un anno e mezzo i ragazzi di tutto il mondo hanno riempito le piazze con cartelli, canti, flash-mob, costringendo la politica a fare i conti con le nuove istanze delle giovani generazioni. Anche le aziende hanno captato il cambiamento e da qualche tempo non c’è pubblicità che non abbia al suo interno qualche riferimento ambientale. Eppure, la pandemia ha radicalmente rallentato l’onda verde e ha drasticamente rivolto altrove l’attenzione del pubblico. Che cosa rimane dunque delle battaglie di questi due anni? È già ora di relegare questo capitolo di ambientalismo in uno dei cassetti della storia? O ci sono speranze che qualcosa sia davvero cambiato?

Il fenomeno Greta. L’ambientalismo e le giovani generazioni

Ricordo ancora il mio primo sciopero a Torino. Era il 1° febbraio 2019 e avevo sentito che alcuni studenti si ritrovavano per protestare per il clima. La cosa che mi stupì di più arrivando in Piazza Castello fu l’età media dei ragazzi, 16-18 anni, e il loro profondo livello di informazione riguardo la crisi climatica. Eravamo in 15 quel giorno, ma mi raccontarono che cinque di loro facevano la stessa cosa già da dicembre, imitando la ragazza svedese fino ad allora poco conosciuta. Greta Thunberg aveva infatti già rilasciato qualche discorso ma solo gli esperti di ambientalismo le avevano prestato davvero attenzione.

A mio parere, sarebbe certamente riduzionistico credere che i milioni di studenti scesi in piazza nei mesi successivi siano riconducibili in toto al cosiddetto “effetto Greta”. Certamente la giovane attivista svedese ha il merito di aver creato una tattica nuova e vincente. Saltare la scuola è una scelta radicale, che suscita dubbi e costringe dunque a chiedersi le motivazioni di tanta determinazione. Allo stesso tempo però, è bene riconoscere che gli scioperi per il clima hanno avuto successo perché la popolazione giovanile era pronta a esprimere una sensibilità ambientale che non si vedeva dai movimenti ecologisti degli anni ‘70.

Leggi il nostro articolo: “Lo sciopero per il clima? Non è solo una scusa per saltare la scuola”

Due anni di attivismo ambientale e l’arrivo della pandemia

Nei mesi successivi Torino è diventata una delle più attive città italiane in campo ambientale, grazie anche al coinvolgimento di importanti esperti quale Luca Mercalli e ai contatti instaurati fra i giovani attivisti e i loro colleghi europei. Roma, Milano, Napoli, Firenze, fino ad arrivare alle città più piccole, sono state travolte dal passaparola mediatico di Fridays For Future. Il 15 marzo 2019, durante il primo sciopero globale per il clima, un milione di giovani italiani ha invaso le piazze per reclamare il diritto al futuro. Sono seguiti altri tre scioperi globali e gli slogan sono diventati veri e propri sit-in; ogni venerdì è stato dedicato ad un aspetto specifico della crisi climatica, come il ruolo delle multinazionali o della fast fashion, la scarsità idrica o la solidarietà per gli incendi in Amazzonia. L’ambientalismo in Italia non era stato così attivo da decenni.

Il quinto sciopero globale per il clima era previsto per il 24 aprile 2020, ma a causa del lockdown è stato modificato in versione online. È innegabile che le piazze piene, così come erano state fino a gennaio, abbiano sortito tutt’altro effetto rispetto a un hashtag condiviso sui social. Così come è innegabile che la pandemia nel suo insieme abbia radicalmente ridotto l’attenzione mediatica rivolta alla crisi ecologica. Ciò è avvenuto nonostante tantissimi studi abbiano nel frattempo confermato che l’espansione di nuovi virus, quale appunto il Covid-19, sia strettamente legata al peggioramento delle condizioni climatiche. A poco sembrano essere servite tutte le riflessioni positive e propositive nate in quarantena, quando gli animali hanno invaso le città silenziose e la natura trionfava di fronte a una società “messa in pausa”.

I risultati ottenuti. Una moda o un cambiamento tangibile?

Il virus, con la sua imprevedibilità e il carico di novità senza precedenti che ha portato con sé, ha conquistato il primo posto di tutti i TG e delle discussioni interpersonali. Di fatto, dalla fine del lockdown l’ambientalismo sembra essere stato relegato in un cassetto, come se fosse finita ormai una moda, una tendenza, spazzata via dalla prioritaria emergenza sanitaria, con buona pace delle multinazionali che ora non dovranno più sforzarsi di attuare strategie di greenwashing per ingannare i clienti. Resta quindi da chiedersi: questi due anni hanno fatto davvero la differenza? O la pandemia ha solamente aiutato a spazzare via tutto? L’ambientalismo è già passato di moda?

Guardando la panoramica generale e i dati delle maggiori statistiche a riguardo, si può affermare che l’onda verde abbia senza dubbio contribuito a modificare l’agenda politica del mondo e le abitudini della popolazione. Un gruppo di ricerca del UK Centre for Ecology and Hydrology ha analizzato le parole chiave delle ricerche online. Ne è emerso che le espressioni “azioni climatica” e “emergenza climatica” sono cresciute di 20 volte nel 2019, soprattutto grazie agli scioperi per il clima e alle proteste di Exctinction Rebellion. Il Dr. Thackeray ha voluto sottolineare che ad un aumento delle ricerche ha corrisposto l’evoluzione del linguaggio: i termini “emergenza” o “crisi climatica” hanno sostituito le espressioni standard come “cambiamento climatico” e “riscaldamento globale”. Più in generale, la copertura dei media nei confronti dell’ambientalismo e delle proteste ad esso correlate sono duplicate dalla metà del 2018.

Leggi il nostro articolo: “Perché la crisi climatica non sembra un’emergenza”

La pandemia potrebbe aver favorito l’ambientalismo

Un altro studio rilasciato dalla BBC ritiene che la pandemia potrebbe nel suo insieme aver aiutato la causa dell’ambientalismo. Infatti, durante il periodo di costrizione in casa, molte persone hanno attuato dei cambiamento radicali nel proprio stile di vita, fra cui per esempio la necessità di rinunciare ai viaggi di lunga distanza e la possibilità di lavorare in smartworking. Questa riduzione globale del movimento ha portato al più grande crash di consumo di combustibili mai registrato nella storia. Ma non solo. La professoressa Elise Amel dell’ Università di St Thomas ha fatto notare che molti atteggiamenti sostenibili intrapresi durante il lockdown, sebbene adottati a causa del virus e non per un diretto amore per l’ambiente, potrebbero perdurare anche in futuro.

Si attuerebbero quindi degli effetti “spillover”, per cui grazie a un’attenzione nata da un obbligo ne deriverebbe un’abitudine permanente e un cambiamento più radicale. Lo smartworking è solo l’esempio più lampante, ma lo studio si riferisce anche al ritorno al turismo locale e al bisogno individuale di riconnettersi con la natura. Lo studio sottolinea però che questi cambiamenti individuali avranno senso solo se la politica e le industrie faranno la loro parte. In questo senso, la ricerca chiarisce che l’opinione pubblica è fortemente schierata per una ripresa economica che sia anche sostenibile dal punto di vista ambientale. Dai dati Ipsos di maggio 2020 si evince che il 75% delle persone analizzate in 16 paesi si aspetta che i propri governi considerino l’ambiente una priorità nei recovery plans post-Coronavirus.

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Intervista Ispos Mori che chiedeva ai partecipanti se il proprio governo dovesse considerare l’ambiente una priorità nei piani di ripresa post-Covid. Fonte: Ipsos 2020

Il bilancio di Greta: “Il mondo oggi nega ancora”

Nonostante questi dati positivi, Greta Thunberg ha dichiarato di essere parecchio delusa. Il divario fra quello che si sta facendo e ciò che sarebbe necessario è ancora molto ampio. Ecco infatti che cosa ha dichiarato al Guardian, in una lettera scritta con tre colleghe attiviste alla vigilia dell’incontro con la consigliera Angela Merkel:

Guardando indietro, sono successe molte cose. Milioni di persone sono scese in strada per unirsi alla lotta decennale per la giustizia climatica e ambientale. E, il 28 novembre 2019, il Parlamento Europeo ha dichiarato l’emergenza climatica. Ma in questi stessi due anni, il mondo ha anche emesso più di 80 gigatonnellate di CO2. Abbiamo visto continui disastri naturali prendere piede in tutto il mondo: incendi, ondata di caldo estremo, uragani, alluvioni, tempeste, lo scioglimento del permafrost e il collasso di ghiacciai e interi ecosistemi. Molte vite e mezzi di sussistenza sono andati persi. E questo è solo l’inizio.

Oggi, i leader di tutto il mondo parlano di “crisi esistenziale”. L’emergenza climatica è discussa in innumerevoli commissioni e Summit. Sono stati posti obiettivi, sono stati fatti grandi discorsi. Eppure, quando si tratta di agire, siamo ancora in uno stato di negazione. La crisi climatica non è mai stata trattata come una crisi. Il divario fra quello che dobbiamo fare e quello che si sta effettivamente facendo continua ad ampliarsi. Concretamente, abbiamo perso altri due anni cruciali di inazione politica”.

Cultura: la chiave dell’ambientalismo. Le nuove mobilitazioni in programma

Forse è ancora troppo presto per redigere bilanci. Cambiamenti di questo genere necessitano anni per essere metabolizzati. Inoltre, la chiusura delle scuole e di tutti i progetti legati al mondo dell’associazionismo ha sicuramente inciso negativamente in questi mesi. Ricordiamo infatti che è la cultura, in tutti i luoghi in cui essa viene declinata, a fare davvero la differenza. Intanto, possiamo prendere con positività i dati sopra riportati e sperare che siano i semi di un cambiamento che deve ancora del tutto iniziare.

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Vogliamo inoltre segnalare che i ragazzi di Fridays For Future non sono per nulla spariti: per il prossimo weekend c’è in programma una manifestazione in alta montagna per alzare l’attenzione sulla crisi climatica e sullo scioglimento dei ghiacciai. Invitiamo tutti i lettori a riprendere nuovamente la via della mobilitazione e dell’informazione, sottolineando che la pandemia non è stata una parentesi o la fine di un capitolo, bensì la più ampia manifestazione che la crisi climatica è qui e ora.

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L’adesivo con lo stupro di Greta e i valori dell’industria fossile

Una notizia che si fa fatica a commentare e di cui, francamente, si poteva fare tranquillamente a meno. La compagnia petrolifera canadese X-Site Energy ha distribuito ai propri dipendenti un adesivo da attaccare ai propri caschetti. Il contenuto? Una schiena nuda, delle treccine ed una scritta che raffigurava il nome di Greta.

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La reazione di Fridays For Future

In pieno stile “fossile”

Non è la prima volta che Greta Thunberg subisce attacchi frontali simili a questo. Ricordiamo tutti con disdegno l’immagine del manichino con le treccine che penzola da un cavalcavia di Roma, con su scritto: “Greta is your god”. Ed ancora i vari attacchi che ha subito da politici e rappresentanti dell’industria fossile. Il tutto completamente in linea con uno stile inconfondibile, quello di chi sta distruggendo il pianeta ed il futuro delle generazioni a venire per riempire il proprio portafogli.

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D’altronde, cos’altro ci si poteva aspettare da persone di questo tipo? Le stesse che conoscono da decenni le conseguenze di ciò che fanno e che non accennano a voler cambiare. Quelle che non hanno timore di commettere reati, di corrompere, di distruggere, di promuovere politiche sociali che lucrano, tra le altre cose, sul sessismo e sull’ineguaglianza. Quelle che hanno così tanti soldi da non sapere cosa farci e che si girano dall’altra parte quando intere aree del Medio Oriente, e non solo, vengono bombardate per accaparrarsi gli ultimi giacimenti petroliferi. Questa ulteriore caduta di stile non è altro che l’ennesima riprova del loro totale disgusto verso qual si voglia forma di umanità.

Greta e l’adesivo: un attacco frontale a chi lotta per giustizia climatica e sociale

Torniamo per un momento ai fatti di cronaca. A segnalare l’accaduto è stato un dipendente della “X-Site Energy Services”, un’azienda canadese che opera nel settore dei combustibili fossili. “L’adesivo con l’immagine di Greta è stato distribuito come materiale promozionale da attaccare sugli elmetti”. Già solo questo basterebbe per suscitare indignazione e sconcerto. Ma non è finita qui. Doug Sparrow, General Manager della X-Site, una volta interpellato, ha così commentato l’accaduto: “a 17 anni, Greta Thunberg non è più una bambina”. Come se il fatto che una ragazza abbia 17 anni possa giustificarne lo stupro. Un tipo di ragionamento che la dice lunga sui valori che governano chi è a capo dei colossi dei combustibili fossili. Un’immagine che non solo manca di rispetto a Greta, ma anche a tutti coloro che stanno lottando per due concetti sempre più interconnessi tra loro: la giustizia climatica e la giustizia sociale.

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L’immagine incensurata dell’adesivo

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Dopo ben 4 giorni dalla messa in circolazione degli adesivi sono arrivate le scuse da parte dell’azienda che ha colto l’occasione per demonizzare l’accaduto affermando che quell’immagine “non riflette i valori di questa azienda e dei suoi dipendenti”. I dirigenti hanno ovviamente colto l’occasione per fare anche un po’ di greenwashing, che non guasta mai: “L’azienda è anche impegnata nel ridurre il proprio impatto ambientale”. Sì, un’azienda che estrae petrolio e gas. Certo, come no.

La reazione di Greta e delle associazioni all’episodio dell’adesivo

Sono diverse, ovviamente, le associazioni che hanno condannato l’accaduto. La prima a farlo è stata Change.org che ha voluto ricordare come, in Canada, la diffusione di immagini esplicite di minori è considerato un reato pedo-pornografico, per il quale si rischiano fino a 14 anni di carcere. Dura, ovviamente, anche la reazione di Fridays For Future Canada che ha così commentato: “Misoginia, pedofilia e violenza usate come arma. Sì, sono disperati. Il silenzio non creerà cambiamento. Chiedete che i responsabili perdano il loro lavoro e che X-Site rimuova tutti gli esemplari dell’adesivo distribuiti e chieda scusa a Greta”.

Ma, come al solito, a darci la lezione più grande è proprio Greta. In una situazione in cui tantissime persone – compresa una lunga lista di individui più che influenti nel nostro paese, e non solo – avrebbero colto al volo l’occasione per fomentare un clima di odio e creare un nuovo nemico contro cui scagliarsi, la giovane Thunberg ha dimostrato ancora una volta la sua maturità e, a nostro modo di vedere, anche una certa superiorità intellettuale. “Stanno iniziando ad essere sempre più disperati. Ciò significa che stiamo vincendo”. Disperati e, aggiungiamo noi, impauriti. Una schiera di potenti, per lo più maschi, che detiene la maggior parte della ricchezza e del potere decisionale a livello mondiale, impaurita da un movimento creato da una ragazzina di 17 anni. Se non è vigliaccheria questa, difficile immaginare cosa possa esserlo.

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È verosimile ipotizzare che quanto accaduto non avrà grosse conseguenze per la X-Site Energy. Sebbene infatti al parlamento canadese sia stata presentata una mozione di condanna, nella migliore delle ipotesi questa scaturirà in una sanzione economica che finirà per farle il solletico.

Un déjà vu?

Ciò che resta è l’immagine di due mondi tra loro contrapposti. Da una parte quello di un settore che, dopo anni di dominio incontrastato del pianeta tanto a livello economico quanto decisionale, ha perso ogni qualsivoglia forma di buon senso e che allo stesso tempo vede il proprio potere minacciato da un esercito di ragazzi meritevoli, a dir loro, delle più spregevoli sorti, stupri inclusi. Dall’altra proprio questa generazione che, in maniera del tutto spontanea e volontaria, si è aggregata in uno dei movimenti più grandi della recente storia dell’umanità, fondando la propria unione su valori come la giustizia sociale ed ecologica.

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Questa è la battaglia che si sta andando a creare, riassumibile nel più classico scontro che siamo abituati a vedere nei maxi schermi cinematografici ma che, di fatto, è più comune di quanto si pensi anche nella realtà, quello tra il bene ed il male. E mentre le aziende del fossile continueranno ad inquinare, a sfruttare lavoratori e a distruggere la natura che ci circonda, Greta, che settimana scorsa era a Bristol alla manifestazione per il clima locale, si sta spostando a Bruxelles dove venerdì prossimo sciopererà con i giovani belgi. Siete proprio sicuri che quelli da demonizzare siamo noi?

Il riassunto della prima giornata del World Economic Forum

Non capita spesso di vedere Greta Thunberg e Donald Trump nello stesso posto. Ieri, durante la prima giornata del meeting annuale del World Economic Forum, i due volti della crisi climatica hanno parlato di fronte ad una platea colma di personalità eccellenti. Inutile precisare che i due discorsi fatti dai rispettivi leader non avessero proprio lo stesso messaggio.

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Cos’è il World Economic Forum?

“Il Forum impegna i più importanti leader politici, culturali ed economici a dare forma all’agenda globale, regionale e industriale”. Questa è la definizione che dà di sé la fondazione no profit con sede a Ginevra, Svizzera. In altre parole si tratta di un’organizzazione che ha l’ambizione di riunire sotto di sé le personalità più influenti del mondo affinché queste possano stabilire strategie di sviluppo che rispettino i principi di giustizia sociale, economica e ambientale. Fondato nel 1971 il World Economic Forum organizza ogni anno un incontro nella città di Davos (Svizzera) in cui i rappresentanti delle realtà coinvolte possono incontrarsi per parlare, faccia a faccia, dei problemi da risolvere.

Negli ultimi due anni questo “annual meeting” ha avuto come tema centrale quello dei cambiamenti climatici. Si è discusso quindi delle possibili soluzioni che le imprese e i governi possono adottare per implementare la tanto necessaria svolta ecologica dell’economia su scala globale. Se gli esiti dell’evento dello scorso anno hanno lasciato interdetto il mondo ambientalista – il Forum si è infatti concluso con un nulla di fatto – quest’anno siamo di nuovo lì, ad aspettare che arrivi qualche buona notizia dal piccolo borgo situato nelle Alpi Svizzere. Difficile sapere già da ora se arriveranno o meno.

Il ritorno di Greta, un anno dopo la prima volta

Uno dei primi ospiti che ha preso parola durante la prima giornata del Forum è stata proprio Greta Thunberg. Un anno fa, sempre a Davos, Greta ha tenuto uno dei suoi primi discorsi. Da quel leggio ha pronunciato per la prima volta la celebre frase: “Our house is on fire”. Quest’anno, in un discorso di 8 minuti circa, la giovane attivista svedese ha ribadito, di fronte alle più influenti personalità dell’economia mondiale, la stringente necessità di iniziare ad agire ora se si vuole limitare l’innalzamento della temperatura media globale a 1,5/2 °C, come specificato nel Paris Agreement.

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La Thunberg ha poi ricordato come il nostro budget di carbonio, al ritmo di immissione di CO2 in atmosfera odierno e senza una svolta incisiva, verrà esaurito entro 8 anni. Questo dato è semplicemente uno dei tanti specificati nel report dell’IPCC pubblicato nel 2018 che, ad oggi, rappresenta “la migliore scienza disponibile”.

La traduzione del discorso di Greta Thunberg: “Cosa direte ai vostri figli?”

“La transizione non sarà affatto semplice. Se non iniziamo ad affrontarla ora, insieme e con tutte le carte scoperte in tavola, non saremo in grado di risolverla in tempo. Sono giunta qui con un gruppo di attivisti e la nostra richiesta è piuttosto semplice. Vogliamo che voi, i più potenti ed influenti leader economici e politici, iniziate ad attuare le misure necessarie. Chiediamo che i partecipanti del WEF – investitori, banche, aziende e istituzioni – blocchino immediatamente ogni tipo di investimento rivolto al settore dell’estrazione e dello sfruttamento dei combustibili fossili con un parallelo spostamento degli sforzi economici verso settori non inquinanti. Non vi chiediamo di farlo entro il 2050 o entro il 2040. E neanche entro il 2021. Vi chiediamo di farlo ora“.

“Ciò che stiamo chiedendo è solamente una minima parte dello sforzo necessario affinché questa battaglia possa essere vinta. Se non lo farete dovrete spiegare ai vostri figli perché vi siete arresi di fronte agli obiettivi degli Accordi di Parigi. Oltretutto senza neanche provare a raggiungerli. Sono qua per dirvi che, a differenza della vostra generazione, la mia non è disposta ad arrendersi senza lottare. Voi cercate di schivare il problema, pensando che le persone si stancheranno di parlarne perché è troppo deprimente. Ma non lo faranno. Siete voi che vi state arrendendo”.

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Mi chiedo quale sarà la giustificazione che darete ai vostri figli per il vostro fallimento che li avrà lasciati soli nell’affrontare il caos climatico che avrete consapevolmente portato sopra di loro. Gli direte che sembrava essere una cosa troppo negativa per l’economia? E che è questo il motivo per cui avete abbandonato l’idea di assicurare condizioni vivibili sulla terra alle future generazioni? Oltretutto senza neanche provarci? La nostra casa è ancora in fiamme e la vostra inazione le sta alimentando di ora in ora. Ciò che vi chiediamo è semplicemente di agire come se amaste i vostri figli sopra ogni cosa”.

La risposta di Trump

Poche ore dopo il discorso di Greta Thunberg ha preso parola, di fronte al Forum, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump. Il volto più celebre su scala mondiale del negazionismo climatico ha subito puntato il dito contro il pessimismo dei giovani attivisti aggiungendo che “vogliono vederci fare brutte figure ma non glielo permetteremo”. Dopo queste prime corrotte parole Trump ha lasciato spazio ad una serie di affermazioni palesemente ipocrite: “Io sono un grande sostenitore dell’ambiente. É molto importante per me. Quello che desidero sono aria e acqua pulita”. Delle dichiarazioni che sono decisamente in controtendenza rispetto alle politiche attuate dal tycoon americano.

L’ attuale inquilino della Casa Bianca ha poi portato all’attenzione dei presenti i dati sullo sviluppo dell’economia americana, affermando che l’American Dream, sotto la sua amministrazione, sta rinascendo “più forte e più grande di prima”. Peccato che, poco dopo, abbia preso la parola Joseph Stiglitz, professore di economia alla Columbia University, che ha di fatto smentito quanto sostenuto da Trump: “Una ricerca dimostra che il Presidente Trump dice in media 5/6 bugie al giorno. Ma oggi ha decisamente sforato. I dati ci dicono che la crescita economica degli Stati Uniti è stata ben maggiore sotto l’amministrazione Obama ed allo stesso tempo l’aspettativa di vita media dei cittadini americani è calata”.

Il programma “1 Trillion trees” del World Economic Forum

Una delle novità del meeting di quest’anno riguarda l’iniziativa “1 Trillion Trees”. Con questo programma il World Economic Forum ed i suoi sostenitori puntano a piantare 1.000 miliardi di alberi in tutto il mondo. E ben vengano iniziative di questo tipo. Peccato che permettano a chiunque ne faccia parte di portare avanti azioni comunicative di greenwashing, come fatto proprio da Trump che ha annunciato la volontà da parte della sua amministrazione di piantare 1 miliardo di alberi su suolo statunitense, come se bastasse questo a fermare la crisi climatica. I progetti di riforestazione sono volti a compensare le emissioni di anidride carbonica e in tal senso vanno sicuramente sostenuti.

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Greta Thunberg ha però voluto precisare come questi progetti, da soli, siano molto lontani dal risolvere il problema senza una parallela drastica riduzione delle emissioni di gas serra in atmosfera. Se inoltre si considera come contrappeso la quantità di alberi che ancora oggi vengono abbattuti ogni anno, si nota subito come questa misura sia totalmente insufficiente. Piantare alberi, insomma, aiuta ma non sarà mai abbastanza. Così come non lo sarà il meeting annuale del World Economic Forum se, a far da padrone, saranno gli ennesimi slogan pieni di buone intenzioni senza che questi si tramutino poi in fatti. Mancano ancora 3 giorni alla conclusione dell’incontro di Davos. Chissà se, questa volta, sarà servito a qualcosa.

Greta Thunberg domani in piazza a Torino

L’ha annunciato ieri sui suoi canali social: Greta Thunberg domani sarà in piazza a Torino. “Non vedo l’ora di prendere parte allo sciopero per il clima questo venerdì a Torino in Italia, nel mio viaggio per tornare a casa! Ci vediamo in Piazza Castello (Torino) alle 15!”. Sono parole che hanno riempito di entusiasmo tutti gli attivisti di Fridays For Future Italia, che negli ultimi mesi hanno seguito le orme della giovane svedese ogni venerdì nelle principali piazze italiane.

Greta, una ragazza come le altre

I ragazzi degli scioperi per il clima hanno avuto pochissimo preavviso, ma come loro stessi ricordano nei canali social della pagina, Greta va considerata una semplice ragazza come tutti gli altri: “ci teniamo a sottolineare che si tratterà di un presidio normale, e che Greta è prima di un simbolo e una figura famosa, una persona”. Una ragazza che sciopera assieme ai suoi coetanei italiani, tutto qui.

Del resto, anche Greta ripete spesso che lo scopo della sua battaglia non è tanto vincere premi e finire sulle copertine dei giornali, bensì fare in modo che la scienza venga ascoltata. Quella scienza che da anni pubblica report sempre più allarmanti e con tempi sempre più ristretti. Infatti, anche nel suo recente discorso alla COP25, Greta Thunberg ha ribadito che niente di significativo è stato ancora fatto: “Stiamo scioperando da un anno ma non è successo ancora nulla. Si sta ignorando la crisi climatica e finora non c’è una soluzione sostenibile”.

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Il discorso di Greta alla COP25

Ecco un estratto della sua relazione ai leader mondiali: “Vi sto dicendo che ho visto la speranza. Ma non viene né dai governi né dalle grandi aziende. Viene dalle persone, quelle persone che erano ignoranti e che ora si stanno svegliando. E una volta che diventiamo consapevoli, cambiamo. Le persone possono cambiare. Le persone sono pronte al cambiamento. E questa è la speranza perché abbiamo la democrazia. La democrazia sta avendo luogo ogni giorno, non solo nel giorno delle elezioni, ma ogni secondo e ogni ora. È l’opinione pubblica che governa il mondo libero. Infatti, ogni grande cambiamento della storia è venuto dalla mobilitazione delle persone. Non dobbiamo aspettare. Possiamo iniziare il cambiamento proprio ora. Noi, le persone comuni”.

Una settimana ricca di colpi di scena

Greta arriva in Italia in una settimana ricca di novità per quanto riguarda le politiche ambientali. Il parlamento italiano ha finalmente approvato lo stato di emergenza climatica alla Camera. La mozione chiede al governo di impegnarsi a fare lo stesso e ad intraprendere un coraggioso percorso di decarbonizzazione, efficienza energetica e sostenibilità. Nella stessa giornata, la presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen ha presentato il Green Deal europeo. La neo commissaria ha definito la questione ambientale una priorità assoluta e ha promesso che la sostenibilità sarà la Stella Polare di questo quinquennio.

In un articolo del Guardian scritto da lei stessa per presentare il Green Deal europeo, la von der Leyen ha dichiarato: “Il nostro obiettivo è diventare il primo continente ad impatto zero dal punto di vista ambientale, mettendo freno al riscaldamento globale e mitigando i suoi effetti. Questo è un compito per la nostra generazione e la seguente, ma il cambiamento deve iniziare proprio ora – e sappiamo di potercela fare. Questa nuova strategia di crescita permette ad ogni cittadino di fare la propria parte”.

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Merito di Greta e degli scioperi per il clima?

La dichiarazione di Emergenza Climatica, il Green Deal europeo…sarebbero comunque avvenuti senza la mobilitazione di Greta e dei ragazzi di Fridays For Future? Forse sì, non possiamo saperlo. Ma dobbiamo riconoscere che solo un anno fa, l’ambiente era un tema per pochi fanatici. Ed ora è sulla bocca di tutti. I ragazzi del venerdì, pronti ad accogliere Greta a Torino, si prendono così la loro rivincita su chi li ha accusati di perdere tempo: “A chi dice che protestare è inutile: ebbene, nove mesi fa tutto questo non sarebbe stato pensabile. Questo risultato ha richiesto grande impegno e fatica da parte di tutti e tutte, e ancora siamo lontani dall’essere soddisfatti. Ma finalmente abbiamo la prova – non solo l’impressione – che i nostri scioperi stiano davvero cambiando le cose”. Per chi può, per chi vuole, ci vediamo domani in Piazza Castello a Torino. Come recita uno degli slogan gridati nelle piazze: “Con Greta, per il pianeta!”.

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Extinction Rebellion a Madrid per la COP25

Prosegue il nostro racconto della Conference of Parties dell’ONU. Oggi, però, vi portiamo fuori dall’ IFEMA exhibition centre di Madrid, ovvero il luogo che sta ospitando la conferenza. Gli attivisti di Extinction Rebellion, in occasione della COP25, si sono dati appuntamento proprio nella capitale spagnola dove stanno portando, come loro solito, delle azioni di protesta non violenta atte ad innalzare l’attenzione dell’opinione pubblica sul problema. A breve arriverà a Madrid anche Greta Thunberg, che intanto ha rilasciato le sue prime dichiarazioni dopo lo sbarco in Portogallo.

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Foto: Extinction Rebellion

Extinction Rebellion occupa Zara durante le proteste della COP25

“Green Words, Toxic Truths”. Con questo slogan gli attivisti di Extinction Rebellion – che non a caso sono a Madrid durante la COP25 – hanno deciso di occupare la sede di Zara sulla Gran Via. La celebre catena di negozi è uno dei marchi di Inditex Group, uno dei colossi del settore della fast fashion. Il target della protesta è stato scelto per una ragione ben precisa, ovvero il palese tentativo di Greenwashing del punto vendita madrileno che ha tentato di approfittare, in maniera piuttosto ipocrita, dell’impegno sociale promosso proprio dalla COP25 e del suo motto “it’s time to act” richiamandolo all’interno del negozio. Tutto ciò ha scatenato le critiche dei ribelli sfociando in un’azione di protesta che ha visto diversi attivisti occupare le vetrine che davano sulla via principale. I “rebels” di XR si sono letteralmente attaccati al vetro applicando della super colla sul palmo delle loro mani.

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Il settore della cosiddetta “fast fashion” è infatti il secondo più inquinante del pianeta, peggiore di quello navale e dell’aviazione messi insieme. É responsabile di circa il 10% delle emissioni a livello globale. Per non parlare delle ingiustizie sociali che porta avanti in paesi del terzo mondo dove hanno sede la maggior parte dei propri stabilimenti produttivi, spesso popolati da lavoratori ampiamente sottopagati e, a volte, anche minori. La protesta, che si è protratta per diverso tempo, si è poi conclusa con l’intervento della polizia che ha provveduto a “staccare”, ovviamente con la forza, i ribelli dalla vetrina.

Le parole di Greta prima di arrivare alla COP25

É atteso con ansia anche l’arrivo di Greta Thunberg in quel di Madrid. La giovane attivista svedese, che è sbarcata ormai un paio di giorni fa dopo una traversata dell’Atlantico durata venti giorni, raggiungerà presto la capitale spagnola dove troverà, ad attenderla, la solita sfilza di politici che le faranno i complimenti per il suo impegno mentre continuano a girare intorno al problema, senza in realtà, almeno per ora, prendere impegni seri e credibili per combattere la crisi climatica. Poco dopo l’attracco del catamarano su cui ha viaggiato, Greta ha rilasciato una breve dichiarazione in cui ha invitato l’opinione pubblica a “non sottovalutare la forza dei ragazzi arrabbiati”.

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https://www.youtube.com/watch?v=GMd0vjVAxyQ

“Siamo arrabbiati e frustrati” – prosegue la Thunberg – “e lo siamo per un buon motivo. Se vogliono che smettiamo di esserlo, dovrebbero smetterla loro di renderci tali. Quello che chiediamo è che, specialmente le persone al potere, ascoltino la scienza. Certo è che dovrebbero ascoltare anche noi ma noi non siamo gli esperti. Gli scienziati sono quelli che devono essere ascoltati. Quello che vorremmo da loro è che si uniscano intorno alla scienza. Non dovrebbe essere un fardello di noi bambini e giovani presentare piani. Siamo di fronte ad un’emergenza climatica e dobbiamo vederla da un punto di vista olistico e fare tutto ciò che possiamo per fermarla. Dobbiamo lavorare insieme per fare in modo di assicurare le future condizioni di vita e combattere non solo per noi stessi ma anche per i nostri figli, i nostri nipoti e qualsiasi essere vivente sulla Terra. Ognuno deve fare il massimo affinché ciò possa accadere per assicurarsi di essere dal lato giusto della storia”. Un discorso conciso ma, come al solito, potente. Ora Greta è attesa nella capitale spagnola dove la aspetta una nuova battaglia.

Parole, parole, parole

Proseguono intanto i lavori a Madrid. La giornata di ieri è stata caratterizzata, oltre che dall’encomiabile lavoro degli scienziati dell’IPCC che proseguono nell’esposizione di report allarmanti sullo stato di salute del pianeta, da una serie di dichiarazioni, totalmente prive di concretezza, da parte di praticamente tutti quelli che hanno preso parola durante la conferenza stampa ufficiale. Il Presidente spagnolo Sanchez ha, a ragion veduta, sottolineato l’ importanza storica delle donne nelle lotte ambientali. Prima di lui ha parlato Patricia Espinosa, Segretaria Esecutiva del Dipartimento sui Cambiamenti Climatici dell’ONU: “Non siamo dove dovremmo per assicurarci che le temperature non continueranno a salire. Ma non possiamo perdere la speranza, non è un compito impossibile”.

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Hanno poi preso parola la Presidentessa della COP25 Carolina Schmidtz e la Vice Ministra degli Affari Esteri della Costa Rica, paese che ha ospitato la PreCOP. Non vale neanche la pena riportare le loro parole, tanto sono state banali. Una montagna di bei propositi, ormai alta quasi quanto l’Everest. Ma i fatti? Le proposte? I piani per uscire dai combustibili fossili? Quelli per fermare la deforestazione? E degli allevamenti intensivi, non ne parlate? Del settore della moda, di quello dell’aviazione, della mobilità elettrica, la preservazione degli ecosistemi e della biodiversità, il calo drastico della popolazione degli impollinatori su scala globale. Servono risposte concrete, a fatti che sono reali. Avete ancora 9 giorni per farlo e per dimostrare al mondo che la COP25 non sia solo l’ennesima farsa. É giunto il momento, anche per tutti loro, di scegliere da che parte stare.

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Domani in piazza per il Quarto Sciopero Globale per il Clima

15 marzo, 24 maggio, 27 settembre. Queste le date dei primi tre Climate Strike che hanno segnato una svolta nella storia della lotta ambientalista. Domani, a poco più di due mesi dall’ultimo, i giovani sono pronti a scendere nuovamente in piazza per il Quarto Sciopero Globale per il Clima. La ragione è sempre la stessa: protestare contro le istituzioni, ree di non fare abbastanza per la crisi climatica in atto. Le tre precedenti manifestazioni hanno avuto un successo a dir poco inaspettato con un picco di partecipazione di 7,6 milioni di persone di tutto il mondo. L’obiettivo è, ovviamente, superare quel numero, già di per sé mostruoso.

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Le azioni che hanno preceduto il Quarto Sciopero Globale per il Clima

Partiamo dalla scelta della data, assolutamente non casuale per due motivi. Il primo riguarda la concomitanza con il Black Friday, massima espressione della cultura consumista e capitalista che sta distruggendo il pianeta. Inoltre, a partire dal 4 Dicembre, i “potenti” del mondo si riuniranno a Madrid per prendere parte alla COP 25 – la Conferenza tra le Parti organizzata dall’ONU per discutere proprio del cambiamenti climatico. Inoltre questa volta la settimana che ha preceduto il Climate Strike è stata ben più movimentata. Sono state diverse infatti le azioni di protesta portate avanti dagli attivisti di tutto il mondo.

A Roma, diversi ragazzi si sono incatenati di fronte alla sede dell’Eni “per protestare contro i piani di espansione della multinazionale nella ricerca e nello sfruttamento di petrolio e gas. L’azione di protesta pacifica vuole inoltre accendere i riflettori sulle vaste operazioni di greenwashing su cui il Cane a sei zampe punta per dare di sé un’immagine pulita”. Eni è infatti tra le 30 aziende che hanno immesso più combustibili fossili in atmosfera nella storia dell’umanità ed è sicuramente nel podio delle più inquinanti d’Italia. Diverse sono state anche le forme di protesta di portata minore, come i die-in organizzati in svariate città d’Italia.

Il comunicato di Fridays For Future Italia per il Quarto Sciopero Globale per il Clima

 29 Novembre: tutti in piazza per il Futuro! 

I leader mondiali ci hanno tradito di nuovo.
Li avevamo avvisati.
Ci vediamo il 29 Novembre.

“Non c’è più tempo da perdere”

Sono le parole di António Guterres, Segretario Generale dell’ONU. Lo dicono gli scienziati, che, all’unanimità, chiedono un drastico cambio di rotta. Lo ripete l’ultimo rapporto dell’Intergovernmental Panel on Climate Change dell’ONU (il principale organismo internazionale per la valutazione dei cambiamenti climatici), ricordandoci che abbiamo circa 11 anni prima di superare il punto di non ritorno. Lo gridiamo noi attivisti di #FridaysForFuture, invocando il diritto a un futuro dignitoso. Per noi e per le generazioni a venire.

​Eravamo in piazza il 15 marzo in più di 2 milioni. Ci siamo tornati il 24 Maggio, raggiungendo oltre 130 paesi in tutto il mondo. E durante la Climate Action Week, tra il 20 e il 27 Settembre 2019, hanno scioperato più di 7.5 milioni di studenti in tutto il mondo, dall’Islanda all’Antartide. Tutto questo, però, non è bastato: le emissioni di CO2 del 2019 non accennano a diminuire. Ecco perché torneremo in piazza il 29 Novembre!

Leggi il nostro articolo: “Lettera ai negazionisti. Smontiamo le bufale sul clima”

​La data del 29 Novembre è stata scelta perché cade esattamente ad una settimana dalla COP25 (United Nations Climate Change Conference), la conferenza ONU sui cambiamenti climatici che si terrà dal 2 al 13 dicembre a Madrid, in Spagna. Il nostro intento a livello globale è quello di mettere pressione ai leader politici che si incontreranno in Spagna affinché prendano misure immediate ed efficaci per contrastare la crisi climatica, dopo il sostanziale fallimento degli accordi di Kyoto e di Parigi.​

Leggi il nostro articolo: “BEI: dal 2021 stop ai finanziamenti per i combustibili fossili”

Noi però non vogliamo limitarci a indicare qual è il problema. Ascoltando la voce di migliaia di scienziati che da anni ci avvertono sui rischi che corriamo, abbiamo scritto un manifesto di #FridaysForFuture per il FU.TU.RO. In questo modo risponderemo a chi vuole screditarci dicendo che “siamo solo dei ragazzini che vogliono saltare la scuola” o che “non sappiamo neanche per cosa protestiamo”. In realtà questi sono solo alibi di persone che non vogliono (o non credono) nella possibilità di cambiare le cose, di prendere in mano il nostro destino.
Per questo noi gli risponderemo con un semplice manifesto. Tre richieste chiare, brevi, ma rivoluzionarie. Eccole.

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Le manifestazioni di Fridays For Future

Solamente in Italia gli scioperi saranno 138 in altrettante città diverse. I raggruppamenti più grossi, almeno a giudicare dalle esperienze passate, saranno a Roma, Torino, Milano, Bologna, Firenze e Napoli. A livello mondiali gli eventi saranno invece 3.406 sparsi per 157 paesi e 2432 città. Dall’Alaska alla Nuova Zelanda, passando per Sud America, Asia e l’Europa tutta. Sono previste manifestazioni anche in Antartide, proprio come in occasione del terzo sciopero globale per il clima.

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Greta Thunberg non potrà prendere parte a nessuna delle manifestazioni a causa della concomitanza con il suo viaggio di ritorno dagli Stati Uniti in catamarano. La giovane attivista svedese ha nel mirino la COP25 che si svolgerà a Madrid a partire dal 4 dicembre e, per questa volta, dovrà fare a meno di scioperare con i suoi coetanei. Ma se i presupposti sono questi domani ci sarà da divertirsi. Riempiamo le strade, facciamo sentire la nostra voce. La portata che ha assunto questa movimentazione mondiale ha dell’incredibile e non è questo il momento di fermarsi. Il recente annuncio da parte della BEI di interrompere, a partire dal 2021, ogni finanziamento per progetti legati al fossile dimostra che la strada intrapresa è quella giusta. D’altronde, come ha più volte detto Greta, “il cambiamento sta arrivando, che vi piaccia o meno”.

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Italia
Estero

Greta rifiuta premio da 47mila euro: “Al clima non serve”

“Al clima non servono premi”, ha scritto Greta Thunberg su Instagram dopo aver vinto il premio ambientale di Stoccolma. L’attivista svedese era stata infatti nominata per questo riconoscimento sia dalla Svezia che dalla Norvegia. Martedi 29 ottobre il Nordic Council, ente regionale per la cooperazione interparlamentare, ha annunciato la sua vittoria.

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L’importanza di ascoltare la scienza

Un rappresentante della sedicenne fondatrice del movimento Fridays for Future ha pero’ riferito al consiglio che la giovane Greta avrebbe rifiutato il premio. L’ingente somma di 46.800 euro non ha influenzato la sua decisione. Secondo Greta, infatti, l’ambiente non ha bisogno di premi. “L’unica cosa di cui ha bisogno – si legge nel suo post di Instagram – è che i nostri politici e le persone al potere inizino ad ascoltare la migliore e piu’ recente scienza disponibile.” Rimanendo fedele al suo stile ribelle, ai limiti del rivoluzionario, dopo aver ringraziato il Nordic Council per il premio, Greta ha criticato gli stessi Paesi Nordici per non essere all’altezza della loro grande reputazione sulle questioni climatiche

Nello stesso post di Instagram ha affermato, appunto, che questi paesi “non lesinano su vanti e belle parole . Ma quando si considerano le emissioni e l’impronta ecologica per capita, inclusi i nosti consumi, le nostre importazioni, i voli e le spedizioni, allora e’ tutta un’altra storia.” In Norvegia, ad esempio, il governo ha recentemente rilasciato un numero record di permessi per la ricerca di petrolio e gas. Secondo il WWF, in Svezia le persone conducono uno stile di vita che richiederebbe quattro interi pianeti Terra e lo stesso vale per gli altri Paesi del Nord Europa.

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Continuiamo a non fare nulla

“L’accordo di Parigi, che tutti i Paesi nordici hanno firmato – continua Greta – si basa pero’ sull’equità, il che significa che i paesi più ricchi dovrebbero aprire la strada a tutti gli altri. Apparteniamo ai paesi che hanno la possibilità di fare di più, eppure continuiamo a non fare praticamente nulla. Quindi, fino a quando non inizieremo ad agire in conformità con ciò che la scienza dice, il che è necessario per limitare l’aumento della temperatura globale al di sotto di 1,5 gradi o addirittura 2 gradi centigradi, I Fridays for Future svedesi scelgono di non accettare il premio ambientale del Nordic Council.“

L’onda verde globale. Oggi milioni di giovani in piazza

L’onda verde non si arresta. Anzi, qualcuno direbbe che è appena cominciata. Milioni di giovani in tutto il mondo stanno riempendo le piazze nel nome della giustizia climatica. Ha iniziato la Nuova Zelanda quando in Italia era ancora notte, seguita da Hong Kong, Korea e via via spostandosi lungo i fusi orari verso sinistra. Un salto di qualità notevole se si pensa che il movimento è partito con una sola ragazzina seduta in piazza un anno e un mese fa. Sempre più giovani, sempre più studenti, sempre più cittadini, decidono di unirsi per lanciare un messaggio chiaro e preciso: il cambiamento climatico è qui ed ora, non possiamo più rimandare.

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L’onda verde italiana

I numeri italiani sono ancora da stimare con precisione, si parla di più di un milione. Si può intanto notare una notevole crescita del movimento, sia nei grandi capoluoghi che nelle città più piccole. Ho personalmente partecipato allo sciopero di questa mattina a Fano, nelle Marche. Un corteo di cartelli colorati ha sfilato dall’Arco d’Augusto alla piazza principale, intervallati dai cori resi famosi a livello nazionale e internazionale. Numerose voci hanno poi animato il presidio in piazza, a partire dal professor Taffetani dell’Università Politecnica delle Marche. Il professore ha fatto presente ai ragazzi che è giusto richiamare le immagini degli orsi polari morenti o dell’Amazzonia in fiamme, ma che allo stesso tempo bisogna puntare i riflettori sui problemi e le soluzioni intorno a noi.

Problemi e soluzioni a portata di mano

Ad esempio, il professore ha menzionato lo scempio ambientale che sta avvenendo sul Monte Catria, dove migliaia di faggi secolari sono stati tagliati per far posto ad un nuovo impianto sciistico. L’associazione ambientalista Lupus In Fabula ha tentato più di una volta di bloccare i lavori, richiamando la follia di questo progetto: “Estirpare due ettari di bosco maturo, quando l’evidenza dei cambiamenti climatici dovrebbe indurre ogni amministratore pubblico a piantare nuovi alberi, rappresenta un attentato alle future generazioni”.

Taffetani ha allo stesso modo ricordato che non bisogna solamente aspettare che la politica faccia qualcosa dall’alto, perché i cittadini hanno in mano una vasta varietà di scelte con cui migliorare la propria impronta ecologica. Cambiare le proprie abitudine alimentari, ha detto il professore, è un’azione concreta che tutti noi possiamo fare nell’immediato. Soprattutto nelle Marche, culla del cibo biologico grazie alla sfida culturale lanciata da Gino Girolomoni più di quarant’anni fa.

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L’onda verde contagia i più piccoli

Il microfono è poi passato in mano ai piccoli della scuola elementare Luigi Rossi, accompagnati dalle loro maestre. Sono solo bambini, cosa ne capiscono? Invece, con grande stupore, le parole più incisive sono state pronunciate proprio da uno di loro: “Sarò forse l’unico a dire questa cosa. La terra non sopravviverà. È vero, siamo molto più bravi di ieri e del giorno prima, ma secondo me, poi posso sbagliare e tutto, siamo troppo abituati a questa realtà. Grazie per avermi fatto esprimere questa opinione”. Parole forti, che ci testimoniano come le nuove generazioni stiano acquisendo una consapevolezza enorme della crisi climatica, con tutta la paura che questo comporta. Sicuramente un grande lavoro di sensibilizzazione è stato svolto dalle maestre e dai professori nelle attività scolastiche di tutti i giorni.

Un professore del Liceo Artistico Apolloni ha infatti voluto ricordare che la lotta al cambiamento climatico deve intersecarsi con tutte le piccole lotte che vivono nel quotidiano fra i banchi. Greta Thunberg, simbolo di questo movimento, non ha mai nascosto che la Sindrome di Asperger è per lei un superpotere, anziché un limite. La diversità, in tutte le forme che esistono – ambientale, sociale, culturale – va difesa e condivisa per arricchire questo mondo oggi così impaurito e bloccato in una guerra identitaria fra Noi e Loro. La crisi climatica ci ricorda invece che siamo tutti sulla stessa barca, e che per fermare il cambiamento climatico serve il contributo di tutti, ognuno con le proprie qualità.

Leggi il nostro articolo: I giovani al Summit Onu: “viviamo con la paura del futuro”

Fridays For Future: la voce dei giovani

I ragazzi di Fridays For Future Fano hanno concluso gli interventi. Margherita, una delle coordinatrici, ha rivolto un messaggio chiaro e preciso ai suoi coetanei: “I più grandi problemi della nostra società sono l’ignoranza e la disinformazione e questi problemi fanno parte della mia generazione così come di tutte le altre. Anche di chi con una certa maturità ed esperienza dovrebbe avere imparato ad indagare, informarsi, porsi dei dubbi, mettere in discussione le proprie conoscenze. Eppure è dovuta intervenire una sedicenne per aprirci gli occhi e tutto il movimento che ha creato non è nemmeno bastato.

E intendo la parola ignoranza nel suo significato etimologico di “non sapere, non conoscere, non informarsi”, appunto: non possiamo credere che un problema non sia tale quando effettivamente non lo conosciamo; non possiamo dire che è inutile manifestare per il clima se non si conoscono effettivamente i motivi della manifestazione. (…) Non so voi ma io, comunque, sono stanca: sono stanca di dover ancora spiegare ai miei coetanei i motivi della protesta: dove sono gli insegnanti che ne parlano? Ci sono certamente pratiche avviate e sono sempre di più, ma non basta! E rivolgendomi ai miei coetanei, perché non ascoltate?”.

L’onda verde continuerà a crescere

Perché non ascoltate? Certamente alcuni di questi ragazzi saranno scesi in piazza solo per saltare la scuola. Altri saranno stati trascinati dai loro compagni più convinti. Resta il fatto che il movimento ambientalista si è risvegliato, con parole e gesti nuovi. Migliaia di giovani saranno ancora “ignoranti”, nel senso inteso da Margherita, ma tantissimi altri sono pronti a contagiare, condividere, sensibilizzare, fino a che tutti non potranno fare a meno di parlarne, di sentirsi coinvolti e di scendere in piazza. L’onda verde non si arresta, l’onda verde è appena cominciata.

Leggi il nostro articolo: “Il problema della dialettica attorno al cambiamento climatico”

Il discorso di Greta all’ONU e i numeri della politica

Summit ONU sul clima, Greta Thunberg
Un’accigliata Greta Thunberg all’inizio del proprio discorso tenuto presso la sede delle Nazioni Unite.

Emotivo; così si potrebbe definire il discorso odierno di Greta Thunberg al summit ONU sul clima. Vedere una ragazzina ferita, con gli occhi lucidi e la voce sul punto di spezzarsi, smuoverebbe coscienza a chiunque ne disponga (e forse è proprio questo il problema). Ieri Greta si è infatti rivolta alla schiera dei potenti delle Nazioni Unite con parole di sfida, di rimprovero, dando l’ultimatum definitivo.

Il discorso pronunciato denuncia l’azzardo con il quale i politici si stanno giocando il futuro di Greta, e con il suo il nostro. Non ci è dato sapere quale sia il pensiero reale dei politicanti al sentire pronunciate queste accuse. Nessuno d’altronde gli pone questo genere di domande e nessuno in ogni caso si aspetterebbe in risposta la verità. Ma questo è un altro discorso, che meriterebbe approfondimento. Poco male, tanto l’unica risposta che conta davvero sono i fatti, tutto il resto è… declino planetario.

Il discorso di Greta tradotto in italiano

Il video del discorso originale di Greta Thunberg.
Fonte: canale YouTube di The National.

Il mio messaggio è che vi terremo d’occhio.

Questo è tutto completamente sbagliato. Io non dovrei essere qui sul palco ma a scuola dall’altra parte dell’oceano. Ma voi vi rivolgete a noi giovani come speranza per il futuro. Ma con che coraggio? Voi avete rubato i miei sogni e la mia gioventù con le vostre parole vuote, e io sono una delle più fortunate. La gente sta soffrendo. La gente sta morendo. Interi ecosistemi stanno collassando. Siamo all’inizio di un’estinzione di massa e tutto quello di cui siete capaci di parlare sono denaro e favole riguardo a una crescita economica eterna. Come osate?

Per oltre trent’anni la scienza è stata chiarissima. Con che coraggio continuate a fare finta di niente e venire qui affermando di fare abbastanza, quando le politiche e le soluzioni necessarie non sono neanche all’orizzonte? Dite ascoltarci e di capire l’urgenza, ma per quanto triste e arrabbiata io possa essere, non ho alcuna intenzione di crederci. Perché se veramente capiste la situazione e ciononostante continuaste a fallire a reagire, significherebbe che siete malvagi, e io questo mi rifiuto di crederlo.

La popolare idea di dimezzare le nostre emissioni in dieci anni ci dà solamente il 50% di possibilità di rimanere sotto il grado e mezzo di riscaldamento globale e di prevenire il rischio di avviare una serie reazioni a catena al di fuori del controllo umano. 50% potrebbe essere accettabile per voi. Ma quei numeri non includono punti critici, la gran parte dei cicli di retroazione, e il riscaldamento aggiuntivo nascosto dell’inquinamento dei trasporti aerei o gli aspetti dell’equità e della giustizia climatica. Inoltre, fanno affidamento sul fatto che la mia generazione risucchi miliardi di tonnellate della vostra CO2 dall’atmosfera, con tecnologie che quasi non esistono ancora. Per questo una chance di successo del 50% non è accettabile per noi che dovremmo convivere con le conseguenze.

Per avere una possibilità del 67% di rimanere al disotto di un’innalzamento delle temperature di un grado e mezzo celsius, la quota più ottimistica data dal Gruppo Intergovernativo sul Cambiamento Climatico, il mondo aveva 420 gigatonnellate di CO2 ancora emittibili in data primo gennaio 2018. Oggi, quella stima è già scesa a meno di 350 gigatonnellate. Con che coraggio fate finta che questo vostro piano possa essere attuato come una qualsiasi altra politica e grazie a qualche soluzione tecnologica? Con i livelli di emissioni odierni questo tetto di CO2 sarà superato in meno di 8 anni e mezzo.

Quest’oggi non sarà presentato alcun piano né soluzione adeguato. Perché questi numeri sono troppo scomodi e voi non siete ancora sufficientemente maturi per dire le cose come stanno. Ci state deludendo. Ma i giovani stanno iniziando a rendersi conto del vostro tradimento. Gli occhi di tutte le generazioni future sono posati su di voi e se decidete di deluderci, beh allora io dico: non vi perdoneremo mai. Non la farete franca. Qui, oggi, è dove tracciamo il confine. Il mondo si sta svegliando e il cambiamento avverrà che vi piaccia o meno.

Il discorso di Greta Thunberg tenuto oggi al summit ONU sul clima, tradotto per voi da L’EcoPost.

Greta Thunberg e l’arte del cazziatone

Personalmente io a Greta Thunberg riconosco un merito principale: quello di non rinunciare mai a fare il cazziatone. L’arte del cazziatone sembra facile, ma non lo è. Infatti, chi fa le pulci agli altri, personaggi pubblici e non, corre solitamente il rischio di risultare pedante e ripetitivo. La tendenza è quindi quella di compromettersi in base al contesto e al pubblico e di optare per toni più pacati così da non finire nel dimenticatoio o di essere etichettato come un personaggio scomodo o per questo indesiderato. Questo Greta Thunberg non lo fa.

Lei cazzia (soprattutto politici, presenti e non) costantemente da oltre un anno. La sua intransigenza, e l’auspicabile concretizzazione delle sue aspettative, sono effettivamente l’unica speranza di salvezza. Non che lei sia la salvezza in sé, per quanto bene e ammirazione si possa avere per lei. Bensì lo è l’accettazione progressiva di lei come personaggio pubblico nella narrativa mediatica mondiale, che ha l’effetto di introiettare negli individui la sua narrativa perentoria e di conseguenza il rigore necessario senza il quale l’equilibrio con la natura è impossibile.

Sul tema della narrativa del cambiamento climatico, leggi anche il nostro articolo: Il problema della dialettica attorno al cambiamento climatico

Solo la politica sotto la lente d’ingrandimento?

Greta Thunberg è quindi un’icona, capace di ritagliarsi questo ruolo con continuità, intransigenza e una scelta delle parole sempre adeguata. Lei si è sobbarcata il compito di responsabilizzare la politica mondiale, non proprio quello che ci si aspetterebbe da una sedicenne, per quanto svedese. Ma c’è un dettaglio che non va e non può essere trascurato, che se tutti gli attivisti per lo sviluppo sociale e contro il cambiamento climatico del mondo, con Greta Thunberg in testa, riuscissero a convincere la politica ad agire, questo avrebbe ripercussioni sulla vita di noi tutti.

Il cambiamento politico non rimarrebbe puramente politico, ma si stratificherebbe lungo tutto il tessuto sociale. Cosa succederebbe se la politica agisse concretamente ma buona parte della popolazione si opponesse alle tasse, ai divieti, alle limitazioni, o più semplicemente ai cambiamenti imposti dall’alto? Se è vero che senza la politica la forte volontà di molti non basta, altrettanto vero è che la politica non ha vita facile nel convincere i cittadini di tutto il mondo che per garantire un futuro alle attuali e alle future generazioni, loro, nel loro piccolo, dovranno fare tante rinunce.

Dunque non lasciamo Greta Thunberg da sola, ma non lasciamo neanche la politica da sola. La prima è molto matura, ma è solo una ragazza, la seconda (proprio come ha detto Greta) non è ancora sufficientemente matura per prendere decisioni da sola.

Il video del WWF pubblicato in data 22 settembre 2019, dal titolo “Il Panda all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite”. Fonte: il canale YouTube di WWF Italia

Sul tema dei giovanni come ultima salvezza, leggi anche il nostro articolo: I giovani al summit ONU “Viviamo con la paura del futuro”

I giovani al Summit Onu: “Viviamo con la paura del futuro”

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Diciamo spesso che la transizione verso un futuro green deve essere promossa anche e soprattutto da parte dei leader mondiali. Forse la speranza non sara´vana, grazie al Summit ONU sul cambiamento climatico. Si tratta di un evento di tre giorni in cui i leader di tutto il mondo condividono idee e soluzioni per fermare il cambiamento climatico. Il Summit, ospitato dal Palazzo di Vetro a New York, si e’ aperto sabato 21 settembre con il Youth Summit, durante il quale giovani leader e attivisti sono intervenuti per chiedere ai “grandi” un cambiamento radicale.

L’intervento di Greta

Come ha riportato “La Voce di New York“, Greta Thunberg e’ stata la grande protagonista della giornata e ha aperto il Summit con queste parole: “Ieri milioni di persone di tutto il pianeta hanno marciato e richiesto una concreta azione sul clima e soprattutto lo hanno fatto i giovani. Abbiamo dimostrato al mondo che siamo uniti, e che noi giovani non potremo più essere fermati”.

Leggi il nostro articolo “Lo sciopero per il clima? non e’ solo una scusa per saltare la scuola”.

Il Summit non sembra essere stato un susseguirsi sterile di interventi gia’ preparati, bensi’ una vivace discussione in cui tutti hanno potutto dare il loro contributo.

Il video completo della sezione mattutina dello Youth Summit ONU 2019

La mia generazione vive nella paura

Sulla Voce di New York si possono leggere le parole dell’ attivista Komal Kumar, la quale vive in una delle zone maggiormente minacciate dai cambiamenti climatici: le isole Fiji. “La mia generazione vive nella paura costante e con l’ansia del clima… abbiamo paura del futuro… noi non siamo delle polizze d’assicurazione, ma siamo degli esseri umani. E’ forse troppo chiedervi di far seguire i fatti alle parole, o forse stiamo veramente sperando in qualche cosa ormai di compromesso? ” Conclude poi con la richiesta di includere i giovani nel disegnare nuovi piani d’adattamento. Come lei altri giovani provenienti da zone a forte rischio ambientale come il Kenya e l’Argentina hanno chiesto a gran voce di lasciare spazio ai giovani e di ascoltare le loro richieste.

La risposta dei “grandi”

Antonio Guterres, segretario generale dell‘Onu, ha accolto questi appassionati interventi con entusiasmo e ha dato loro fiducia con queste parole: “Vi incoraggio a continuare… a continuare nella mobilitazione. La mia generazione ha fortemente fallito fino ad ora nel preservare sia la giustizia nel mondo e il pianeta. La mia generazione ha una grande responsabilità. E’ la vostra generazione che ci deve far sentire responsabili per essere sicuri che non tradiremo il futuro dell’umanità”. Al Summit era presente anche Sergio Costa, che e’ intervenuto riconoscendo le istanze portate avanti dal movimento giovanile.

Sergio Costa interviene allo Youth Summit 2019 al Palazzo di Vetro di New York

Leggi il nostro articolo “Governo Conte-Bis. Arriva la promessa del Green New Deal”.

Oggi, 23 settembre, e’ il grande giorno. AL Palazzo di Vetro si riuniranno in leader politici mondiali per prendere, si spera, importanti decisioni per fermare o quantomento attenuare gli effetti del cambiamento climatico. Grande assente al Summit sara’ Donald Trump, presidente di una delle Nazioni maggiormente responsabili del pianeta inquinato in cui i giovani d’oggi sono e saranno cosretti a vivere.