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Troppo costosa, troppo inquinante. Questo il giudizio rilasciato dalla Corte dei Conti Europea la scorsa settimana per quanto riguarda la TAV, il collegamento ferroviario ad alta velocità che dovrebbe collegare Torino e Lione. In un documento che esamina 18 grandi infrastrutture europee, la Corte dei Conti ha ritenuto che il progetto abbia dei costi superiori al previsto. Ma soprattutto, che il presunto beneficio ambientale verrebbe raggiunto solo nell’arco di trenta o cinquanta anni, a seconda del traffico effettivo sulla tratta. A seguito di ciò, alcuni attivisti NO tav e di Fridays For Future hanno fatto riesplodere la protesta.

Tav Torino Lione: Il giudizio della Corte dei Conti Europea

Riportiamo i principali punti del giudizio rilasciato dalla Corte dei Conti Europea. L’analisi degli otto progetti di grandi infrastrutture cofinanziati dall’UE è disponibile integralmente in lingua inglese sul sito ufficiale.

“Abbiamo rilevato che la pianificazione di elementi chiave per gli otto megaprogetti analizzati necessita di miglioramenti e che ci sia il rischio che le previsioni di traffico siano troppo ottimistiche. Metà delle previsioni non sono state ben coordinate. Per la Lione-Torino e il collegamento Seine-Scheldt, le precedenti stime di traffico merci sono molto più alte dei livelli attuali di traffico. Per il tunnel del Brennero, i tre Stati Membri interessati non hanno ancora realizzato uno studio di traffico uniforme, e hanno messo in discussione i reciproci metodi e grafici. Tutto ciò mentre la Commissione non ha eseguito la sua analisi indipendente”.

Di fatto, i problemi principali rilevati dalla Corte dei Conti riguardano la sovrastima del traffico e dei benefici ambientali: “la costruzione di grandi infrastrutture di trasporto è una fonte rilevante di emissione di CO2 e vi è un forte rischio che gli effetti positivi siano sovrastimati. Inoltre, anche a livello economico il progetto tav risulterebbe non redditizio: “nel tempo, i costi degli otto megaprogetti sono aumentati di più di 17 miliardi di euro (47 %), spesso a causa di modifiche della concezione e portata dei progetti, nonché a causa di un’attuazione inefficiente. (…) La Corte ha inoltre individuato debolezze nelle analisi costi-benefici effettuate dagli Stati membri su questi investimenti per svariati miliardi di euro: le previsioni di traffico potrebbero rivelarsi oltremodo ottimistiche e alcuni progetti potrebbero non essere economicamente sostenibili”.

Leggi anche: “Stati Generali 2020. La protesta dei movimenti ambientalisti”

La replica di Telt: la relazione si riferisce a studi superati

Non sono mancate le repliche. Prima fra tutte quella del Telt, il promotore pubblico incaricato di costruire e gestire l’infrastruttura, riportata da La Repubblica Torino: “L’aumento dei costi (+ 85%) cui fa riferimento la relazione della Corte dei conti Ue si riferisce a uno studio preliminare effettuato da Alpetunnel negli anni ’90, che riguardava una galleria di base con una sola canna, anziché le due attuali diventate obbligatorie per le normative di sicurezza. Il costo finale è stato certificato da un soggetto terzo a 8,3 miliardi di euro in valore 2012, convalidato e ratificato dagli Stati e ad oggi pienamente confermato”.

Luca Mercalli: “una cura peggiore del male”

Eppure sono tantissimi gli esperti che da tempo denunciano l’insostenibilità economica e ambientale dell’opera. Fra questi c’è sicuramente Luca Mercalli, climatologo e cittadino torinese. Egli ha commentato il nuovo studio con queste parole per Il Fatto Quotidiano: “Il documento finalmente recepisce l’inconsistenza dei vantaggi ambientali promessi dai promotori (…). Nel 2012 il gestore dell’infrastruttura francese ha stimato che la costruzione del collegamento Lione-Torino avrebbe generato 10 milioni di tonnellate di emissioni di CO2. Gli esperti consultati dalla Corte hanno concluso che le emissioni di CO2 verranno compensate solo 25 anni dopo l’entrata in servizio dell’infrastruttura, quindi dopo il 2055.

Ma se i livelli di traffico raggiungono solo la metà del previsto occorreranno 50 anni dall’entrata in servizio prima che le emissioni prodotte dalla CO2 per la costruzione siano compensate. E andiamo cioè al 2080, il che è del tutto incompatibile con il Green Deal europeo e l’esigenza di azzerare le emissioni al massimo entro il 2050. Come volevasi dimostrare, sarebbe una cura peggiore del male”. Riportiamo di seguito un estratto della trasmissione Scala Mercalli del 2016, in cui si approfondiva la questione TAV nel dettaglio.

Attivisti NO tav e FFF riaccendono la protesta

La sentenza della Corte dei Conti ha risvegliato il movimento NOTAV – in verità mai sopito – che da domenica sera ha attivato un presidio permanente in via Clarea, nella zona del cantiere della Torino-Lione. Alcuni attivisti si sono legati ai cancelli, mentre altri sono saliti sugli alberi. SkyTG24 riporta alcune dichiarazioni rilasciate dal movimento NOTAV: “Proprio perché sappiamo che fermare il Tav è possibile e oggi come ieri tocca a noi abbiamo lanciato un appello per un’estate che ci vedrà mobilitati sul territorio valsusino in un’attenta opera di monitoraggio e Resistenza ad ogni tentativo da parte del sistema Tav di distruggere ed attaccare il nostro territorio”. 

no tav

Anche Fridays For Future Valsusa ha aderito alla protesta. L’invito per gli attivisti è quello di unirsi al sit-in permanente con il seguente slogan: “DAL SALENTO ALLA VALSUSA LA TERRA È NOSTRA E NON SI ABUSA”. Si potrebbe pensare che il blocco del cantiere sia un metodo estremo e non efficace. Eppure ricordiamo che imprese simili nel passato hanno portato a risultati straordinari. Nel nostro blog avevamo raccontato la storia di Julia Hill, l’americana che ha vissuto per due anni su un albero per salvare la foresta di Humboldt County. Una storia che ricorda Il barone rampante di Calvino. Già nel 1957, Calvino denunciava il passaggio da un mondo in cui la natura dettava le regole e l’uomo le assecondava, ad un mondo in cui “gli uomini sono stati presi dalla furia della scure”.

Leggi il nostro articolo: “Julia Hill, la ragazza che visse 2 anni su un albero per salvarlo”

Tav Val di Susa: un’estate di mobilitazioni

La questione non finisce sicuramente qui. Gli interessi in ballo, soprattutto di matrice economica, sono tanti. Non sarà il giudizio della Corte dei Conti Europea a fermare definitivamente i cantieri della Tav. Possiamo però certamente affermare quanto segue: mentre qualche anno fa il dibattito era polarizzato a favore della costruzione del collegamento Torino-Lione, ora crescono le voci di dissenso, anche da fonti istituzionali. Gli attivisti hanno appena riacceso il fuoco della protesta e dichiarano di voler continuare per tutta l’estate. Monitoreremo le evoluzioni del dibattito e le azioni sul campo. Nel frattempo, ricordiamo che gli scenari attuali indicano una soglia di otto anni per rimanere sotto l’innalzamento di 1.5 gradi centigradi. Qualsiasi valutazione dovrebbe essere tarata su questo lasso temporale.

Leggi il nostro articolo: “Vaia: dalla strage di alberi alla cassa che rigenera la foresta”

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