Elefanti morti in Botswana, mistero risolto?

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Durante il mese di maggio, in Botswana, vennero rinvenute alcune carcasse di elefante, le quali a fine luglio raggiunsero quota 281. L’ipotesi di bracconaggio è stata smentita dal dipartimento della fauna selvatica e dei parchi nazionali; Oggi, a distanza di qualche mese, con le analisi alla mano il mistero sembrerebbe risolto. O quasi. L’unica certezza è che gli elefanti morti siano ormai 330.

I primi decessi a maggio 2020

Il Botswana è un paese dell’Africa meridionale definito dal deserto del Kalahari e dal delta dell’Okavango; e proprio lungo le rive di quest’ultimo si sta consumando, da maggio, un dramma ancora irrisolto.

Le carcasse dei primi mammiferi rinvenuti non furono denunciate immediatamente, ma si aspettò il mese di luglio, quando le morti avevano sfiorato il picco dei 280 casi. Il Botswana ospita circa 13.000 esemplari di pachidermi, più di qualunque altro Paese africano ed ancora stupisce la poca prontezza nell’intervento.

Le morti degli elefanti in Botswana potrebbero essere (indirettamente) legate all’uomo.
Crediti: National Park Rescue

A denunciare le morti sono stati i volontari e ricercatori di Elephants Without Borders (EWB), i quali studiano i modelli migratori, il comportamento e l’ecologia degli elefanti, della fauna selvatica e dei loro habitat.

Il recupero della popolazione di elefanti nel Botswana ha portato ad una crescente preoccupazione su come gestire questa grande popolazione. Alcune persone sono preoccupate che gli elefanti si siano ripresi in numero maggiore di quello che l’ambiente può sostenere, e c’è una notevole preoccupazione per l’aumento del conflitto uomo-elefante.

In principio, proprio quest’ultimo venne ipotizzato come causa di morte; ma si resero conto che sui corpi degli elefanti morti vi era ancora la presenza di zampe e zanne. Quegli animali non erano stati toccati dall’uomo.

Nuove ipotesi di morte: i cianobatteri

La specie è classificata come vulnerabile nella Lista Rossa della IUCN e ciò ha creato non poche pressioni al Governo da parte della comunità scientifica e da quella ambientalista. Sono stati condotti dei test e delle analisi sulle carcasse, suolo e acque limitrofe al luogo del decesso.

I test sono stati effettuati in laboratori specializzati in Sudafrica, nello Zimbabwe e in Canada. Sarebbe emerso che nelle pozze vicine ai corpi e dentro questi ultimi ci fosse la presenza di cianobatteri, i quali sono in grado di produrre tossine, dette cianotossine, che possono appartenere alla categoria delle neurotossine.

Crediti: National Park Rescue

Le autorità del Botswana sostengono che stanno indagando meticolosamente. Ma non sono state in grado di escludere né avvelenamenti né malattie. Il modo in cui gli animali muoiono  – molti cadono di muso – e gli avvistamenti di altri elefanti che camminano in cerchio indicano qualcosa che potenzialmente attacca i loro sistemi neurologici.

Le carcasse mostrano che erano caduti mentre camminavano, proprio sul loro sterno, il che è molto insolito. Finora non sembra esserci alcun segno chiaro del motivo. Quando accade qualcosa del genere è allarmante. Sono rimaste coinvolte tutte le età e sesso. Diversi elefanti vivi sembravano essere deboli, letargici ed emaciati, con alcuni che mostravano segni di disorientamento, difficoltà a camminare o zoppicare. Abbiamo osservato un elefante camminare in cerchio, incapace di cambiare direzione sebbene incoraggiato da altri membri del branco.

Afferma l’EWB.

Anche la causa antropica per ora rimane esclusa perché le popolazioni locali non hanno più accesso ai veleni convenzionali, come il cianuro e l’antrace, spiega Hervé Fritz, ricercatore del CNRS e direttore del laboratorio di ricerca internazionale Rehabs a Port-Elizabeth (Sud Africa). Questi veleni hanno anche l’effetto collaterale di avvelenare gli spazzini, come gli avvoltoi. 

Tuttavia, in Botswana, non è stato osservato alcun danno collaterale.

Forti dubbi da parte della comunità scientifica

Perchè i batteri hanno colpito solo gli elefanti?

Sappiamo che l’elefante, ad esempio, è l’unico animale che beve sotto la superficie dell’acqua. E laddove la profondità è una sfida, mostra chiaramente la possibilità che la specie sia in grado di aspirare il limo, che è proprio dove si trova la crescita dei cianobatteri. Tuttavia, abbiamo ancora molte domande a cui rispondere, come perché solo gli elefanti e perché solo quella zona. Abbiamo una serie di ipotesi su cui stiamo indagando.

Dottor Mmadi Reuben, il capo ufficiale veterinario del Dipartimento della fauna selvatica e dei parchi nazionali del Botswana.

L’unica cosa che gli elefanti fanno rispetto alle altre specie è che vanno a cercare i raccolti nei campi degli agricoltori. Se questi emettessero del veleno, gli elefanti di tutte le età accumulerebbero quella tossina e poi tornerebbero alle loro pozze d’acqua. Questo è almeno, se non più probabile, di questi cianobatteri come causa di morte.

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Spero che ciò che il governo ha detto sia vero, perché per testare i campioni di tessuto, devono essere conservati in condizioni specifiche e trasportati rapidamente a laboratori specializzati; ma ciò non è accaduto in Botswana, il che ha alimentato la speculazione sulle potenziali cause. Solo perché i cianobatteri sono presenti nell’acqua ciò non dimostra che gli elefanti siano morti per l’esposizione a quelle tossine. Senza buoni campioni di elefanti morti, tutte le ipotesi sono proprio questo: ipotesi.

Dott.Niall McCann, direttore della conservazione presso l’ente di beneficenza con sede nel Regno Unito National Park Rescue.

Le morti degli elefanti sono da additare all’uomo?

Se non si smentisse l’ipotesi del cianobatteri, l’uomo sarebbe comunque coinvolto in questo dramma.

Il cambiamento climatico sta aumentando sia l’intensità che la gravità delle fioriture algali dannose, rendendo più probabile il ripetersi di questo problema. L’aumentare sempre maggiore delle temperature dell’acqua rende favorevoli le condizioni di proliferazione.

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Il Governo farà monitorare le pozze d’acqua per le fioriture nella prossima stagione delle piogge per evitare un’altra moria.

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