Una notizia inaspettata che ha colto di sorpresa gli addetti ai lavori. Xi Jinping, durante l’Assemblea Generale dell’ONU di qualche giorno fa, ha annunciato che la la Cina vuole fare la sua parte contro l’inquinamento e raggiungerà “emissioni zero” entro il 2060. Una data che si distanzia di qualche anno rispetto a quella definita degli accordi di Parigi che, però, potrebbe comunque costituire un cambio epocale nella lotta climatica, visto e considerato che il Paese è il maggior emettitore di gas serra al mondo, con circa il 28% delle emissioni del pianeta riconducibili alle sue attività.

Una svolta epocale nella lotta della Cina all’inquinamento
Una tale presa di posizione da parte di una delle maggiori economie mondiali è sicuramente una buona notizia. Seppur con tutte le riserve del caso, che analizzeremo nei paragrafi successivi, si tratta della promessa più ambiziosa mai fatta dalla Cina sul tema dell’inquinamento. Durante le passate conferenze sul clima il dibattito sulle emissioni cinesi è stato uno dei più accesi, soprattutto relativamente alle accise da pagare per le quote di carbonio. Se infatti i paesi industrializzati spingevano per l’adozione di una politica incentrata sulla logica del “chi inquina paga”, Pechino, dal canto suo, si è sempre opposta a questo provvedimento in quanto paese non ancora completamente sviluppato. Inoltre va considerato che gran parte delle emissioni cinesi sono conseguenza della produzioni di beni di consumo che vanno a finire nel mercato occidentale, rendendo dunque l’inquinamento necessario alla loro produzione attribuibile ai paesi di destinazione. Delle posizioni che possono essere condivisibili o meno, ma che, sotto alcuni punti di vista, hanno una loro giustificazione logica.
L’annuncio è stato accolto in maniera decisamente positiva da diverse personalità eccellenti del panorama internazionale. La Presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen, per citarne una, ha espresso la sua soddisfazione con un tweet: “Accolgo con favore l’obiettivo della Cina di tagliare le emissioni e arrivare alla neutralità carbonica entro il 2060. Lavoreremo insieme a loro per questo, ma c’è tanto da fare ancora”.
Secondo una stima di Carbon Brief, qualora la Cina raggiungesse effettivamente l’obiettivo prefissato e gli altri paesi non facessero nulla, il riscaldamento globale raggiungerebbe +2,35 °C intorno al 2060, ovvero circa 0,25 gradi in meno rispetto alle previsioni attuali. Se a questa diminuzione aggiungiamo quella auspicabile anche per le altre grandi economie globali, lo scenario relativo agli effetti dei cambiamenti climatici inizierebbe ad assumere sembianze molto meno nefaste. Se infatti la quota di +1,5°C è quella dichiarata come obiettivo comune negli Accordi di Parigi, ad oggi risulta molto difficile immaginare di restare al di sotto di quella soglia. Per come stanno le cose attualmente, riuscire a raggiungere un’innalzamento della temperatura media di solo +2°C sarebbe un ottimo risultato. Non si eviterebbero totalmente le conseguenze della crisi climatica, ma verrebbero scongiurati gli scenari peggiori che, di fatto, metterebbero a rischio la sopravvivenza di un’ampia fetta della popolazione mondiale.
Il piano della Cina per diminuire l’inquinamento
“L’umanità non può permettersi di ignorare i ripetuti avvertimenti della natura e di seguire il sentiero finora battuto dell’estrazione di risorse senza investire nella tutela dell’ambiente, di cercare lo sviluppo a discapito della salvaguardia e di sfruttare le risorse come se fossero inesauribili”. Dietro a queste parole di Xi Jinping c’è un piano già delineato ed in parte esposto durante la Conferenza. Il picco delle emissioni verrà raggiunto nel 2029, permettendo così alla propria economia di proliferare e raggiungere i livelli delle grandi potenze mondiali. A partire dal 2030 inizierà invece un processo di decarbonizzazione dell’economia, con l’obiettivo di raggiungere la neutralità climatica nel 2060.
Ciò ovviamente non significa che nel frattempo non verranno messe in campo le prime contromisure per abbattere le emissioni del Paese. La Cina è infatti il maggiore produttore mondiale di automobili e bus elettrici ed è già oggi uno dei paesi che investe maggiormente nelle fonti rinnovabili. Secondo una stima effettuata da Bloomberg lo scorso anno Pechino produceva già 213 gigawatt di energia da pannelli fotovoltaici e 231 da turbine eoliche. Quantità non trascurabili che dimostrano i progressi fatti negli ultimi anni. Il problema principale giace però nell’enorme quantità di energia necessaria ad alimentare il Paese che, nel frattempo, verrà generata dai combustibili fossili. Sono infatti tantissimi i permessi concessi dal governo per la costruzione di centrali a carbone negli ultimi anni. Inoltre la Repubblica Popolare Cinese è uno dei maggiori produttori mondiali di acciaio, cemento ed altri prodotti il cui processo produttivo è altamente inquinante.
Tutti questi fattori inducono a pensare che difficilmente la Cina non inquinerà più nel 2060. Tuttavia il governo ha in mente una serie di contromisure atte a compensare queste emissioni. Tra queste c’è la volontà di riforestare ampie zone del paese e di rigenerare altre aree naturali che attualmente sono trascurate. Inoltre si punta anche a migliorare alcune tecnologie legate all’assorbimento di carbonio dall’atmosfera, ma al momento si tratta solo di ipotesi. Fondamentali in questo senso saranno anche gli investimenti nel campo dell’ “idrogeno verde”, una fonte di energia che potrebbe costituire il futuro del settore.
D’altronde, come ben sa Xi Jinping, la Cina è uno dei paesi maggiormente esposti all’avanzamento dei cambiamenti climatici. Già oggi la vasta area territoriale del paese è una delle zone che ha sperimentato il maggiore aumento delle temperature medie. Inoltre la presenza di enormi centri abitati a ridosso delle coste oceaniche rende necessaria, eccome, l’attuazione di politiche di mitigazione ed adattamento al riscaldamento globale.
Gli USA restano soli?
Un’altra chiave di lettura della sorprendente presa di posizione della Cina riguarda i potenziali risvolti politici. Con le elezioni americane alle porte, dall’esito sempre più incerto, non è infatti facile predire quale sarà il futuro della lotta economica tra le due forze. Vista la momentanea incertezza del risultato delle presidenziali statunitensi, da cui dipenderà la politica energetica dei prossimi anni, questo passo in avanti di Pechino pone la Cina momentaneamente in vantaggio sul diretto concorrente per quando riguarda una questione che è inevitabilmente comuni a tutte le nazioni del mondo, come lo sono i cambiamenti climatici. L’esito della tornata elettorale di inizio Novembre ci dirà se Washington seguirà o meno la dichiarazione d’intenti di Xi Jinping. Qualora Biden dovesse aggiudicarsi la Casa Bianca, visto anche l’impegno che l’Unione Europea ha preso con il Green New Deal, la lotta climatica potrebbe subire una svolta inaspettata e, soprattutto, decisamente positiva. Un’ulteriore riprova dell’importanza dei prossimi anni, che ci diranno se la battaglia ambientale sarà vinta o meno.
