Prima o poi questo momento doveva arrivare. Durante il quarto giorno della COP25 di Madrid, la lobby dei negazionisti ha iniziato a giocare le sue carte. Nella giornata di ieri sono stati svariati gli attacchi fatti alla scienza del clima da parte di diversi esponenti del settore dei combustibili fossili. La Shell, invece, in un incontro organizzato insieme a BP e Chevron, ha provato a fare quello che le riesce meglio oltre ad inquinare: del greenwashing.

Heartland: la schiera di negazionisti in prima fila della COP25
Rimane oscuro il motivo per cui personaggi di questo tipo siano stati ammessi all’interno della COP25. Ed invece siamo ancora qua a dover fare i conti con uomini bugiardi e corrotti. L’Heartland Institute è un’associazione che è stata più volte collegata ai fratelli Koch, proprietari della seconda più grande azienda privata degli Stati Uniti. Il fatturato del gruppo è di circa 98 miliardi di dollari. Tutti derivanti dai settori più inquinanti: chimica, raffinazione, fertilizzanti, minerario, trading di materie prime, allevamento di bestiame e, ovviamente, energia fossile. Heartland ha organizzato un evento durato 5 ore e mezza, in cui si sono succeduti una serie di interventi raccapriccianti.
Su tutti, lo stesso Istituto, si è detto onorato di poter ospitare il dr. William Happer il cui intervento è durato circa 30 minuti. Il Dr. Happer, braccio destro di Donald Trump, ha più volte paragonato il cambiamento climatico ad una “religione” che ormai si basa sulla fede e non su fatti reali. Addirittura è arrivato anche ad affermare che un aumento di CO2 nell’atmosfera può solamente fare del bene agli ecosistemi. Sebbene siano state tante altre le castronerie pronunciate durante questo incontro, ci sembra sufficiente fermarci qua. Puntualizziamo solo come, la maggior parte dei partecipanti all’incontro, sia tra coloro che hanno firmato una triste lettera negazionista, inviata all’ONU, di cui abbiamo parlato in questo articolo.
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Arabia Saudita e Australia: gli altri negazionisti che complicano la COP25
Come se non bastasse l’esercito di negazionisti schierato da Donald Trump,i lavori della COP25 saranno ulteriormente complicati dalla presenza dei delegati di alcuni stati restii alla conversione ecologica, ovviamente spinti da interessi economici privati neanche troppo ben nascosti. Tra questi troviamo l’Australia, paese ricco di carbone, e l’Arabia Saudita, a sua volta ricca di petrolio.
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Il primo ministro australiano, durante un suo intervento, si è rifiutato di attribuire la colpa dell’aumento nell’intensità degli incendi che hanno devastato tutto il Nord Est del proprio continente poche settimana fa, al cambiamento climatico. Si è limitato a dire che “è stata una stagione degli incendi particolarmente violenta e stancante”. I delegati dell’Arabia Saudita hanno invece chiesto all’IPCC, autore dei più autorevoli studi sui cambiamenti climatici su scala mondiale, di effettuare nuove rilevazioni atte alla finalizzazione di un nuovo documento sul reale impatto dei cambiamenti climatici. Richieste ed affermazioni quanto meno singolari e che, francamente, lasciano il tempo che trovano.
Shell, BP e Chevron: a scuola di Greenwashing
Per chiudere il cerchio non potevano mancare altri tre grandi attori del settore dei combustibili fossili: Shell, BP e Chevron. I rappresentanti delle 3 compagnie petrolifere hanno organizzato un incontro per inaugurare la loro adesione ad un piano denominato “Nature Climate Solution”. Nell’ambito di questo programma le tre aziende si sarebbero impegnate ad investire, ognuna, circa 300 milioni di dollari in 3 anni per progetti legati alla riforestazione e all’agricoltura sostenibile. Dei tagli alle emissioni legate alla propria attività neanche l’ombra. Con questi investimenti la Shell, per dirne una, compenserebbe circa il 3% delle emissioni derivanti dalla propria attività.
Di fronte a questi dati anche un bambino capirebbe come, quella messa in atto dalle suddette compagnie petrolifere, non sia altro che una strategia di greenwashing. Senza una diminuzione delle emissioni, raggiungibile da queste compagnie solo attraverso una totale riconversione delle proprie attività verso una politica aziendale ad impatto zero, queste aziende rimarranno inequivocabilmente nella lista nera dei grandi inquinatori. Ed il fatto che, durante un evento di tale importanza organizzato dall’ONU, gli venga permesso di fare tutto ciò è, francamente, preoccupante.
Prevista alle ore 18 la Marcia per il Clima con Greta Thunberg
A fare da contrappeso a questo lato oscuro della COP, oltre alla buona volontà di alcuni dei paesi partecipanti come l’Unione Europea e una lunga sfilza di paesi in via di sviluppo, si terrà oggi nella capitale una grande Marcia per il Clima a cui prenderà parte anche Greta Thunberg, giunta a Madrid questa mattina. Oltre ai ragazzi di Fridays For Future prenderanno parte all’evento anche diversi attivisti di XR provenienti da tutta Europa.
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Sembra di assistere al più classico scontro tra bene e male. E, come accade nelle migliori sceneggiature, i secondi sono ricchi, potenti, bugiardi e particolarmente subdoli. Sarà una battaglia lunga ed estenuante ma vale la pena combatterla. In gioco c’è il futuro di tutti.
