Una notizia da leccarsi i baffi. Il 14 novembre scorso la BEI – Banca Europea per gli Investimenti – ha annunciato che dal 2021 non elargirà più finanziamenti per i progetti legati ai combustibili fossili. Una decisione storica che si aggiunge a quella già presa da diverso di tempo di escludere dalle proprie sovvenzione qualsivoglia progetto connesso al carbone.

I dettagli della decisione della BEI sui combustibili fossili
Dopo le ultime elezione del maggio 2018 il Parlamento Europeo si è tinto di verde. Già vi avevamo raccontato dell’exploit storico dei Verdi che hanno raggiunto il 10% dei consensi, con un picco del 20% in Germania. Anche la nuova composizione dell’organigramma, con l’elezione di Ursula Von der Leyen come Presidente della Commissione, faceva presagire qualcosa di buono. Tuttavia, analizzando i fatti, fino ad oggi non si era mosso granché, lasciando l’amaro in bocca a chi sperava in una svolta epocale nelle politiche dell’Unione Europea. Pochi giorni prima di questa importante notizia proprio la BEI, su pressione di diversi Paesi tra cui, purtroppo, anche l’Italia, aveva bocciato la stessa proposta che voleva implementare lo stop ai finanziamenti nel settore fossile a partire dal 2020, lasciando interdetto chi, invece, auspicava in una sua approvazione.
Ed invece, anche se con colpevole ritardo, poco tempo dopo, la stessa proposta, i cui effetti sono stati ritardati di un anno, è stata approvata. Un avvenimento che sottolinea come anche le istituzioni, a livello europeo, abbiano compreso a pieno tanto la volontà dei cittadini quanto la necessità di iniziare a prendere una posizione decisa e irreprensibile sul tema dei cambiamenti climatici. Unica nota negativa riguarda il mancato ritiro dei finanziamenti già concessi per opere che sono già state approvate come la TAP e Poseidon. Una piccola macchia su cui, per una volta, ci sentiamo di chiudere un occhio.
Chi ha votato a favore e chi contro
Ed ecco giunto il momento di fare nomi e cognomi. Se da una parte c’è chi ha lottato per l’approvazione di tale decisione già a partire dal 2020 – come Francia, Olanda e Regno Unito – c’è anche chi invece ha votato a sfavore sempre e comunque. Si tratta di Polonia, schiava e prigioniera del carbone, Romania e Ungheria. La cosa più buffa è che chi beneficerà maggiormente dei finanziamenti che verranno dirottati verso investimenti utili alla transizione energetica sono proprio paesi come la Polonia che oggi faticano a mettere in atto politiche efficaci per attuare una transizione energetica.
Parliamo di 1.000 miiardi di euro che la BEI investirà dal 2021 al 2030 in 10 paesi dell’UE. Non proprio spiccioli. Ad ognuno le sue conclusioni. Noi un’idea su chi, verosimilmente, finanzia il partito del premier polacco Mateusz Morawiecki ce la siamo fatta. Hanno invece cambiato idea sul provvedimento, una volta che la data è posticipata di un anno, Germania ed Italia.
Cosa può comportare il disinvestimento della BEI dai combustibili fossili
Per ben comprendere l’impatto che una decisione di questo tipo potrà avere sulla sopravvivenza delle aziende operanti nel settore del fossile vi invitiamo, come già fatto via social la scorsa settimana, a leggere l’articolo di Bill McKibben, giornalista del NewYorker, pubblicata, oltre che sul giornale statunitense, nel numero 1333 dell’Internazionale oppure consultabile in lingua inglese sul sito della testata. In questo lavoro McKibben va ad analizzare il ruolo, fondamentale, che banche, assicurazioni e gestori di patrimoni potrebbero avere nella lotta ai cambiamenti climatici. Uno degli esempi che vengono riportati riguarda il fallimento della Peabody Energy. La più grande compagnia carbonifera statunitense è stata costretta a dichiarare fallimento nel 2016 anche a causa del disinvestimento da parte di diversi fondi monetari.
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Anche le istituzioni religiose, sotto la pressione di Papa Francesco, hanno disinvestito dal settore petrolifero e da quello del gas. Stesso discorso per diversi istituti bancari europei ed asiatici anche se c’è ancora qualche pecora nera come la Barclays, Unicredit ed altre. Al contrario buona parte dei più grandi colossi del settore finanziario americano, come Morgan Chase o Blackrock, e canadese non vogliono mollare l’osso. Ma lo faranno. I rischi legati ai cambiamenti climatici, anche e soprattutto in termini di costi che andranno sostenuti per far fronte ai disastri ambientali cui potremmo andare incontro, rendono di fatto la transizione energetica verso un sistema basato sulle energie rinnovabili l’unico futuro possibile. Anche per il sistema finanziario.
