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Qualità ed effetti dell’acqua del rubinetto rispetto a quella in bottiglia

Tempo di lettura 5 minuti

Scegliere di bere l’acqua del rubinetto anziché consumare quella in bottiglia permette di ridurre il proprio impatto ambientale, soprattutto a causa dello smaltimento della plastica e del trasporto delle bottiglie dal luogo di confezionamento al punto vendita. Infatti, dopo l’imbottigliamento, le acque minerali macinano chilometri in autostrada. Ciò implica bruciare combustibili fossili, che emettono gas serra. Quella del rubinetto, spesso ed erroneamente etichettata come non potabile, arriva a casa senza aver fatto un metro di strada!

Per produrre un litro d’acqua in bottiglia, ne sono necessari circa tre, legati alla produzione della plastica e ad altri fattori non trascurabili. Non bisogna scordare che l’acqua è una risorsa limitata; anche se copre il 71% della superficie terrestre, il 97% è salata e solo il restante 3% è dolce. Di quest’ultima percentuale, circa il 68% è sotto forma di ghiaccio. Perciò, possiamo attingere al restante 32%, ossia quasi a un terzo dell’acqua dolce disponibile in natura, ovvero meno dell’1% di tutta quella della superficie terrestre.

Acqua del rubinetto

Secondo la “Piccola guida al consumo critico dell’acqua” di Altreconomia, dai rubinetti del 96% degli italiani esce acqua potabile. Infatti, normalmente, l’acqua pubblica in Italia è sicura. Nei casi eccezionali in cui questa non lo sia, è segnalato. Di questo se ne occupano le società di gestione degli acquedotti e le Aziende Sanitarie Locali (ASL). I responsabili dei servizi idrici devono controllarne la qualità e dichiararla alle autorità sanitarie. Inoltre, come prescritto dal DL 31 del 2001, «le acque destinate al consumo umano non devono contenere microrganismi e parassiti, né altre sostanze, in quantità o concentrazioni tali da rappresentare un potenziale pericolo per la salute umana».

Eppure, gli italiani sono tra i più grandi consumatori di acqua in bottiglia del mondo. Dal sito di Culligan Italiana si legge quanto segue:

«Il nostro Paese risulta infatti essere oggi il maggior consumatore europeo di acqua in bottiglia e terzo al mondo dopo Emirati Arabi e Messico. Un mercato, quello italiano, che ha visto nel 2015 il confezionamento di oltre 13,5 miliardi di litri di acqua […]».

Acqua del rubinetto
Fonte: Beverage Marketing Corporation 2016

Non di meno, l’ISTAT, secondo un rapporto di marzo 2020, riporta che l’estrazione di acque minerali in Italia continua a crescere.

«La tipicità della morfologia del territorio italiano rende il patrimonio delle acque minerali nazionale fra i più importanti sia per numerosità di sorgenti che per qualità e diversità oligominerali di tali risorse. Nel 2017, sono 173 i Comuni nei quali si rileva la presenza di almeno un sito estrattivo di acque minerali naturali; complessivamente in tali siti operano 185 imprese autorizzate […]»

Nonostante le controindicazioni ambientali dovute alla produzione, allo smaltimento delle bottiglie di plastica e al trasporto dell’acqua confezionata, il mercato si evolve senza sosta. In più, sebbene la maggioranza delle acque in bottiglia sia qualitativamente indistinguibile da quella del rubinetto, perché la si continua a consumare?

Acqua del rubinetto: controllo qualità

L’acqua del rubinetto è sicura e possiede vari elementi chimici, tra cui il calcio, il magnesio, il sodio, il potassio e il fluoro. Per renderla potabile vengono attivati dei processi come, ad esempio, l’aggiunta di cloro come disinfettante, che non nuoce alla salute e la rende più resistente ai batteri, variandone però il sapore e rendendolo poco piacevole al gusto di molti. Rimuoverlo, però, è facile; basta riempire una caraffa e poi lasciarla riposare per almeno mezz’ora in frigorifero. Più o meno come quando si fa decantare il vino.

Altri dubbi rispetto alla qualità dell’acqua del rubinetto possono essere una conseguenza, almeno in parte, del marketing e della pubblicità di aziende che commerciano quella in bottiglia. Altresì, queste perplessità possono essere alla base di un mercato di apparecchi per il trattamento dell’acqua potabile, i quali ne modificano le caratteristiche. Ad esempio, il processo di “addolcimento”, come quello di alcune caraffe filtranti, elimina il calcio e lo sostituisce con il sodio.

Acqua del rubinetto

L’acqua minerale è sorgiva (acqua sotterranea che fuoriesce da una sorgente in modo naturale). In Italia può essere venduta con tale dicitura solo quella che risponde ai criteri di legge stabiliti dal DL 176 del 2011. «Sono considerate acque minerali naturali le acque che, avendo origine da una falda o giacimento sotterraneo, provengono da una o più sorgenti naturali o perforate e che hanno caratteristiche igieniche particolari e, eventualmente, proprietà favorevoli alla salute». Per le acque potabili, le ultime due specificazioni (caratteristiche igieniche e proprietà salutari) non sono richieste.

Un altro fattore che può determinare la scelta dell’acqua del rubinetto rispetto a quella in bottiglia risponde alla sua durezza, cioè il parametro che rappresenta il contenuto di sali di calcio e magnesio disciolti. Questa proprietà condiziona il sapore dell’acqua e, contemporaneamente, è ciò che genera il calcare negli elettrodomestici. Tuttavia, tale percezione potrebbe trascurare il residuo fisso come fonte di calcio e magnesio per l’organismo. Il tema può essere approfondito su di uno dei portali dedicati all’acqua del rubinetto, questo gestito dal gruppo CAP (Consorzio per l’Acqua Potabile).

Inoltre, per conoscere la qualità della propria acqua del rubinetto, generalmente si può consultare il sito dell’azienda per i servizi idrici di proprio interesse. Ad esempio, gli abitanti di Bologna potranno informarsi sul portale del gruppo HERA alla voce “qualità dell’acqua” e via dicendo.

Acqua del rubinetto
Screenshot esplicativo (30/12/2020)

Acqua tra proprietà privata e plastica monouso

Un altro problema da non sottovalutare è la privatizzazione dell’acqua. Le aziende produttrici ottengono profitti attingendo dalle fonti pubbliche, mettendola in contenitori di plastica e rivendendola ad almeno cento volte il prezzo del normale rubinetto. Non solo. Come approfondito nel nostro blog a fine dicembre, recentemente l’acqua è diventata una merce e si quota in borsa. Il suo prezzo oscilla a Wall Street, così come accade con l’oro.

Trasversalmente, un altro problema si rapporta con la siccità. Con un altro articolo dell’EcoPost si viene a conoscenza che, in alcune regioni italiane, la metà dei volumi immessi in rete non raggiunge gli utenti a causa della dispersione nelle tubature. Uno spreco insostenibile che, dietro ad un maggiore interesse del cittadino verso le reti idriche del paese, ad oggi totalmente ignorate da qualsivoglia politica, potrebbe invece riportare in auge la questione.

Acqua del rubinetto

Infine, anche se le multinazionali continuano a proporre soluzioni alternative, poco si fa per ridurre la produzione dell’imballaggio usa e getta. Ne è la prova il rapporto pubblicato di recente dalla Ellen MacArthur Foundation. Il documento mostra come hanno agito, nel 2019, le aziende che rappresentano oltre il 20% degli imballaggi in plastica nel mondo. Da Coca Cola a Nestlé, Danone, PepsiCo e Unilever, i progressi sono stati davvero scarsi. Per ben capire la gravità del problema legato alla plastica, basti dire che più del 90% della plastica prodotta dagli anni ’50 non è mai stata riciclata, mentre i tassi di riciclaggio in Europa si aggirano intorno al 30%.

È necessario abbandonare il vero nemico, la cultura dell’usa e getta, a favore di quella dello sfuso e della ricarica.

Acqua del rubinetto o in bottiglia?

Indicazioni mediche a parte, come per chi soffre di patologie renali, normalmente è bene scegliere l’acqua del rubinetto. Inoltre, oggettivamente, ci può essere un’alterazione dovuta dal rilascio di sostanze metalliche nelle tubazioni o dalla proliferazione batterica in serbatoi non puliti. Tuttavia, anche la plastica può rilasciare sostanze tossiche, soprattutto se esposta a temperature elevate.

Acqua del rubinetto

Dai rubinetti degli italiani esce acqua potabile. Nei casi eccezionali in cui questa non lo sia, i responsabili dei servizi idrici lo segnalano alle ASL. Ciò è regolamentato dallo Stato come bene pubblico. Il tipo di acqua del rubinetto è praticamente lo stesso di quella in commercio e offre un apporto salutare di sali minerali. Dal punto di vista ambientale, non macina un metro di strada, non danneggia i bacini idrici e non implica un ulteriore sfruttamento della risorsa medesima. Soprattutto, non si fa uso di plastica usa e getta. Come se non bastasse, l’acqua in bottiglia costa cento volte tanto. Scegliere di bere l’acqua del rubinetto anziché consumare quella in bottiglia denota un grande beneficio per l’ambiente, oltre che per il portafogli.

di Carlo Piccillo
Gen 8, 2021

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